Serie A

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Serie A
Logo della competizione
Altri nomi Serie A TIM
Sport Football pictogram.svg Calcio
Tipo Club
Federazione FIGC
Paese Italia Italia
Organizzatore Lega Serie A
Titolo Campione d'Italia
Cadenza annuale
Apertura fine agosto
Chiusura maggio
Partecipanti 20 squadre
Formula Girone all'italiana A/R
Retrocessione in Serie B
Sito Internet legaseriea.it
Storia
Fondazione 1929-1930[1]
Detentore Juventus
Record vittorie Juventus (32)
Edizione in corso Serie A 2016-2017
Scudetto.svg
Trofeo o riconoscimento

La Serie A, ufficialmente denominata Serie A TIM per motivi di sponsorizzazione,[2] è la massima divisione professionistica del campionato italiano di calcio. A partire dalla stagione 2010-11, viene gestita dalla Lega Nazionale Professionisti Serie A.[3]

Per la stagione 2016-17, la Serie A occupa la quarta posizione nel ranking UEFA delle competizioni per club.[4][5]

Formula[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale formato della Serie A, detto «a girone unico», nasce con la stagione 1929-30.[6] Sospeso durante gli anni della guerra, e sostituito per l'annata 1945-46 da un girone finale con 8 squadre recante il nome di Divisione Nazionale, riprende nel 1946-47 conservando la continuità sino a oggi.[7] La formula consiste in un girone all'italiana tra le squadre partecipanti (oggi 20, in passato 16 o 18) con gare di andata e ritorno, assegnando: 3 punti per la vittoria (2 fino alla stagione 1993-94), 1 punto a testa per il pareggio e nessun punto per la sconfitta.[8]

Il primo posto in classifica finale, oltre alla vittoria del Campionato, garantisce la qualificazione diretta alla Champions League. L'accesso diretto è riservato anche alla seconda classificata, mentre la terza si qualifica per il turno di play-off.[9] Le squadre classificate al quarto e quinto posto ottengono il diritto di partecipazione all'Europa League, unitamente alla vincitrice della Coppa Italia: la compagine che ha terminato il torneo in quinta posizione parte dal terzo turno preliminare, con le altre due ammesse direttamente ai gironi.[9] Se la detentrice della coppa nazionale è, a sua volta, già qualificata per la Champions League tramite piazzamento viene liberato un posto per la sesta classificata.[10] Retrocedono in B le ultime tre classificate.

Per eventuali situazioni di parità nel punteggio, la formulazione della classifica finale verte sui seguenti criteri: punti conseguiti nei confronti diretti, differenza reti degli scontri diretti, differenza reti generale, maggior numero di reti segnate, sorteggio.[11]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Coppa Campioni d'Italia, Scudetto (sport) e Stella (calcio).
Il calciatore Giacinto Facchetti, nella stagione 1966-1967, mostra sulla maglia lo scudetto e la stella.

Nella stagione successiva alla vittoria del Campionato, la squadra campione d'Italia può sfoggiare sulla propria divisa lo scudetto (simboleggiante l'affermazione nel precedente torneo). Il suddetto distintivo richiama i colori della bandiera nazionale e ha la forma di uno scudo: la sua introduzione è avvenuta nel 1924-25, quando venne indossato dal Genoa. Dalla stagione 1960-61 il club vincitore viene inoltre premiato con la Coppa Campioni d'Italia, il trofeo ufficiale della Serie A.

Nel 1958, da un'idea di Umberto Agnelli, fu deciso di assegnare una speciale stella ai club che avessero raggiunto il traguardo dei dieci successi nella massima serie italiana. Tale simbolo è composto da una stella dorata a 5 punte, cucita sulle divise dei club e solitamente accompagnata allo stemma societario. La Juventus, dopo la conquista del suo decimo scudetto nella stagione 1957-1958, fu la prima squadra italiana ed europea[12] a fregiarsi sulla maglia di un distintivo commemorativo per una vittoria sul campo, seguita nei decenni seguenti dall'Inter e dal Milan; i bianconeri, fin qui unici nel calcio italiano, conquistarono poi il diritto a fregiarsi ulteriormente di una seconda e terza stella, rispettivamente, in occasione del conseguimento del ventesimo e trentesimo scudetto.

Le attuali società assegnatarie delle stelle in Serie A sono:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Serie A.
Un'immagine del primo campionato italiano, svoltosi in un'unica giornata a Torino l'8 maggio 1898.

Nato nel 1898, i primi due decenni del campionato italiano – ancora caratterizzato da un'organizzazione amatoriale nonché da uno scarso interesse del pubblico[13] – furono segnati dai frequenti successi di Genoa – prima squadra a fregiarsi del titolo di campione d'Italia – e Pro Vercelli,[14] le quali si spartirono gran parte dei titoli. La FIGC ha organizzato sin dalla prima edizione il campionato in piena autonomia, eccezion fatta per la stagione 1921-1922: allorché le società non raggiunsero un accordo con l'appena lanciato progetto Pozzo si arrivò alla disputa di due diversi tornei, uno dei quali organizzato dalla CCI. Già dalla stagione successiva, il compromesso Colombo sanò la frattura e permise di riunificare i tornei.[15]

Sino alla fine degli anni 1920 il titolo italiano – che dal 1925, cioè dall'introduzione della patch dello scudetto, viene usualmente definito tale – veniva assegnato attraverso gironi plurimi su base territoriale, e successive fasi a eliminazione diretta; dall'edizione del 1929-1930 il torneo si svolge invece secondo la formula del girone unico, prendendo al contempo la denominazione di Serie A che mantiene sino a oggi. L'entrata negli anni 1930 fu uno spartiacque nella storia del calcio tricolore, sia sul piano sportivo sportivo sia soprattutto sociale: all'inizio di un'epoca segnata dalle affermazioni pressoché costanti delle «tre grandi»,[16] ovvero la Juventus – la squadra più titolata d'Italia –, il Milan e l'Inter, si aggiunse infatti un sempre maggiore seguito da parte di tifosi e mass media, facendo definitivamente del calcio lo sport nazionale italiano soppiantando il ciclismo.[13]

A contrastare non episodicamente il dominio dell'asse milanese-torinese sono state, limitatamente al periodo interbellico e al secondo dopoguerra, Bologna e Torino. Nei decenni seguenti altre squadre come Fiorentina, Lazio, Roma e Napoli hanno ciclicamente iscritto i propri nomi nell'albo d'oro della massima divisione, senza tuttavia dare continuità alle loro vittorie;[17] ancor più rari sono stati gli exploit di club tradizionalmente lontani dal calcio di vertice, come Casale e Novese (questo ultimo, nella controversa stagione del sopracitato «scisma» tra FIGC e CCI) agli inizi del XX secolo, e Cagliari, Verona e Sampdoria tra gli anni 1960 e 1990.

La Juventus è il club più titolato d'Italia, con 32 scudetti dal 1905 (sopra) a oggi.

Sul piano della competitività, la scelta della Lega Nazionale Professionisti di bandire l'ingaggio di giocatori e tecnici dai campionati esteri dopo la disfatta della Nazionale al campionato del mondo 1966 in Inghilterra, di fatto portò a una prima crisi della Serie A (ulteriormente aggravata, quattordici anni più tardi, dal primo scandalo del calcioscommesse) che si protrasse fino ai primi anni 1980,[18] quando il massimo campionato italiano scivolò, nella stagione 1981-1982, al dodicesimo posto nel ranking europeo, dietro a tornei generalmente considerati di secondo piano come quelli di Belgio, Unione Sovietica, Germania Est e Cecoslovacchia.[19]

Inversamente la Serie A toccò il suo apice in termini di lustro e visibilità a cavallo degli anni 1980 e 1990:[20] l'elevato tasso tecnico delle formazioni, arricchite peraltro qualitativamente dalla cosiddetta «riapertura delle frontiere» agli stranieri,[21] e la regolarità di buoni risultati (finali e vittorie) nelle coppe europee[22] portò la Serie A a occupare per varie stagioni il primo posto del ranking continentale;[23] ciò consentì al campionato italiano, nell'edizione 1997-1998, di qualificare un record di 8 squadre alle competizioni dell'UEFA. A partire dalla seconda metà degli anni 2000 il campionato italiano è invece vittima di un secondo periodo di crisi,[24] minato tra gli altri da ciclici scandali relativi all'ambito delle scommesse, disaffezione da parte dei tifosi,[25] la precaria situazione finanziaria dei club[24][26][27] e lo scadimento del livello tecnico.[24][28]

Le squadre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Classifica perpetua della Serie A dal 1929.

Sono 66 le squadre ad aver preso parte agli 85 campionati di Serie A a girone unico che sono stati disputati a partire dal 1929-1930 fino alla stagione 2016-2017 (della quale si riportano in grassetto le squadre militanti):

Albo d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Albo d'oro del campionato italiano di calcio.

Ecco l'albo d'oro del campionato italiano di calcio. Dal 1898 a oggi il campionato è stato vinto, almeno una volta, da sedici squadre diverse, ma solo dodici di queste sono diventate "campioni d'italia" dall'introduzione del girone unico nel 1929-1930.

Primati della Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Statistiche della Serie A.

Media spettatori[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito un diagramma a barre che indica le medie spettatori negli stadi dalla stagione 1990-91 al 2012-13.

Spettatori Serie A 91-13.svg

Diritti TV e orari di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diritti televisivi del calcio in Italia.
Le telecamere della RAI inquadrano Giovanni Trapattoni, in un'immagine risalente alla fine degli anni 1970.

Soltanto in tempi recenti, il campionato italiano ha risentito dell'influenza televisiva.[40] L'ingresso della TV a pagamento nello scenario nazionale ha portato, nel corso degli anni, ad una programmazione sempre più differita delle gare: l'attuale calendario prevede sfide infrasettimanali[41], anticipi al sabato, posticipi alla domenica (in ragione degli impegni nelle coppe europee), incontri all'ora di pranzo.[41][40] Un'altra caratteristica è rappresentata dalla partenza del torneo a fine agosto, quando in passato era invece fissata per l'autunno (fine settembre-inizio ottobre).[42]

Un ulteriore effetto delle influenze televisive e mediatiche è stato quello di "minare" la tradizione di contemporaneità delle partite, caposaldo della A per vari decenni[43]: era consuetudine che le partite cominciassero la domenica pomeriggio alla medesima ora (oscillante tra le 14:30 e le 16:30)[43], con la copertura radiofonica assicurata da Tutto il calcio minuto per minuto.[43]

Loghi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Con il formato del girone unico. La prima edizione assoluta risale al 1898, con la denominazione di "Campionato Nazionale di Football 1898".
  2. ^ Serie A, B e Coppa Tim sponsor unico, in La Gazzetta dello Sport, 26 maggio 1998.
  3. ^ Statuto-regolamento della Serie A (in PDF) 1º luglio 2010
  4. ^ Ranking UEFA competizioni per club, su uefa.com.
  5. ^ C'era una volta la Serie A: chi ha ucciso il campionato più bello del mondo? L'analisi di Gianni Mura, su calciomercato.com, 11 marzo 2014.
  6. ^ Massimo Ciuchi, Buon compleanno, serie A, in La Gazzetta dello Sport, 21 novembre 2009.
  7. ^ Serie A 1946-47 su Enciclopedia del calcio.it
  8. ^ Istruzioni per l'uso, in la Repubblica, 13 giugno 1994.
  9. ^ a b Dalla stagione 2015-16, per effetto delle riforme compiute dalla UEFA, il terzo posto potrebbe valere la qualificazione all'ultimo turno preliminare: ciò avverebbe se le detentrici delle due coppe europee manchino la qualificazione tramite il campionato nazionale. Per quanto concerne l'Europa League, la squadra giunta al quinto posto dovrà sostenere due turni preliminari per entrare nella fase a gironi.
  10. ^ Ciò avverrà sempre a partire dal 2015-16. Viene così abrogata la precedente norma, secondo cui se la vincente della coppa fosse già qualificata alla Champions League al suo posto avrebbe partecipato la finalista perdente (avendo il torneo europeo una maggiore importanza rispetto al campionato italiano). La logica della norma deriva dall'origine storica della stessa, ereditata dal regolamento della Coppa delle Coppe UEFA (soppressa nel 1999). Nelle classiche coppe europee infatti, la qualificazione europea delle finaliste perdenti delle coppe nazionali scattava unicamente nel caso della contemporanea ammissione delle finaliste vincitrici alla Coppa dei Campioni, manifestazione superiore alla Coppa delle Coppe, che tuttavia a sua volta era superiore alla Coppa UEFA. Nei tre lustri successivi all'abolizione del torneo dei vincitori di coppa dunque, nel caso della qualificazione all'Europa League della vincitrice di una coppa nazionale, non scattava il ripescaggio della finalista perdente, come prima del 1999 non si qualificava alle coppe europee la squadra che avesse perso la finale di Coppa Italia contro una formazione piazzatasi in campionato in zona UEFA.
  11. ^ Panini, p. 46
  12. ^ (EN) Notizia su FIFA.com
  13. ^ a b Bernardini, Bisegna, Cirafici, Gorno
  14. ^ "Primi campioni d'Italia", il Genoa lancia la maglia celebrativa, su repubblica.it, 9 maggio 2015.
  15. ^ Stefano Olivari, Il compromesso Colombo, su blog.guerinsportivo.it, 19 febbraio 2011.
  16. ^ Le tre grandi vanno (bravo Carletto) Roma, solo un derby di mediocrità, su repubblica.it, 24 ottobre 2005.
  17. ^ Andrea Schianchi, Gli altri Leicester: storie di piccole che divorano gli squadroni, su gazzetta.it, 9 febbraio 2016.
  18. ^ Passerin d'Entrevès
  19. ^ Antonio Bomba, La storia (ufficiale e non) del Ranking UEFA: gli anni '80, su tifosobilanciato.it, 24 aprile 2014.
  20. ^ Sebastiano Vernazza, Serie A, ora ci piaci: è il nuovo Rinascimento italiano, su gazzetta.it, 2 dicembre 2015.
  21. ^ Andrea Sorrentino, Il boom dei calciatori stranieri. Bravi o scarsi, chi li ferma più?, su repubblica.it, 11 gennaio 2008.
  22. ^ C'era una volta la Coppa dello stivale, su uefa.com, 8 settembre 2006.
  23. ^ Un pallone sempre meno d'oro, il declino della Serie A, su wired.it, 10 gennaio 2014.
  24. ^ a b c Giancarlo Padovan, Il declino del calcio italiano, in Il Libro dell'Anno, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011.
  25. ^ Ma che tristezza quegli stadi vuoti, su repubblica.it, 5 ottobre 2015.
  26. ^ Marco Iaria, Serie A a un passo dal crac: i debiti salgono da 1,6 a 1,7 miliardi, su gazzetta.it, 5 marzo 2015.
  27. ^ Marco Iaria, Serie A, il deficit a 365 milioni: così il sistema non regge più, su gazzetta.it, 4 marzo 2016.
  28. ^ All'estero la serie A non piace più, su ilsole24ore.com, 26 maggio 2009.
  29. ^ Nella stessa stagione il Campionato Federale di Prima Categoria venne vinto dalla Juventus; tale titolo non è ufficiale, in quanto successivamente disconosciuto dalla FIGC.
  30. ^ Nella stessa stagione il Campionato Italiano di Prima Categoria venne vinto dalla Juventus; tale titolo non è ufficiale, in quanto successivamente disconosciuto dalla FIGC.
  31. ^ Nella stessa stagione il Campionato Italiano di Prima Categoria venne vinto dalla Pro Vercelli; tale titolo non è ufficiale, in quanto successivamente disconosciuto dalla FIGC.
  32. ^ Il campionato fu interrotto il 23 maggio 1915, come comunicato dalla Federazione via telegramma: «in seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara», e mai più terminato. Secondo varie fonti, alla ripresa delle attività, il 23 settembre 1919, la FIGC assegnò il titolo «al Genoa, che al momento della sospensione per la guerra guidava la classifica del girone Italia-Settentrionale». Già il 9 maggio 1919 La Stampa scriveva: «con una recente deliberazione della Federazione italiana del Gioco del Calcio venne classificato primo nelle gare di campionato 1915 il Genoa Cricket. I campionati erano stati sospesi proprio alle ultime partite per la nostra mobilitazione. Contro questa deliberazione avrebbero reclamato il Torino F.C. e l'Internazionale di Milano, allora in competizione con la società genovese». Il giornalista Carlo F. Chiesa, che cita come fonte la Fondazione Genoa, ha scritto invece che la definitiva assegnazione del titolo avvenne solamente nel 1921, a causa dei ricorsi di Torino e Inter contro la delibera federale. Inoltre non è definita la questione dell'effettiva assegnazione del 1º posto nella classifica finale, cfr. Giuoco del calcio: il Campionato 1914-15 al Genoa?, in L'illustrazione della guerra e la Stampa Sportiva, nº 22 (XIV), 30 maggio 1915, p. 5.; Giorgio Dell'Arti, Le notizie del 23 settembre 1919, su cinquantamila.corriere.it.; Il Genoa Cricket vincitore del campionato 1915, in La Stampa, nº 126 (LIII), 9 maggio 1919, p. 5.; Carlo F. Chiesa, La grande storia del calcio italiano – 1915-1920, nº 8 (C), Guerin Sportivo, agosto 2012, p. 70.
  33. ^ L'Inter fu proclamata campione d'Italia il 6 giugno 1920, al termine delle gare del girone settentrionale e prima della finalissima contro i vincitori del torneo meridionale, a quel tempo ancora in corso e risoltosi il 13 giugno con il successo del Livorno. La finalissima si svolse poi, regolarmente, il 20 giugno, e vide la vittoria dell'Inter per 3-2,la quale terminò comunque il campionato al 1º posto cfr. Carlo F. Chiesa, La grande storia del calcio italiano – 1915-1920, nº 8 (C), Guerin Sportivo, agosto 2012, p. 76.
  34. ^ Titolo conquistato sul campo dal Torino, ma successivamente revocato a causa del caso Allemandi; dalle delibere del Direttorio Federale del Calcio del 3 novembre 1927: «Prese in esame le denunzie pervenute a carico del Torino F.C. ed esperite le opportune indagini [...], al Torino F.C. viene tolto il titolo di campione assoluto d'Italia per l'anno sportivo 1926-27», cfr. La Stampa, nº 263 (LXI), 4 novembre 1927, p. 4.
  35. ^ Nella stagione 1943-1944 la Divisione Nazionale venne vinta dallo Spezia Calcio; tale titolo, seppur ufficiale, non è considerato uno scudetto, in quanto disconosciuto dalla FIGC e successivamente rivalutato come titolo onorifico. La FIGC, inoltre, ritiene lo Spezia Calcio come vincitore della competizione, nonostante il 1º posto nel torneo sia stato ottenuto dal Gruppo Sportivo 42º Corpo dei Vigili del Fuoco, club giuridicamente diverso, cfr. Andreoni, p. 161
  36. ^ Da delibera federale del 22 gennaio 2002: «Alla squadra del 42º Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia è andato uno speciale emblema calcistico da appuntare sulla divisa [...] ma ciò non può essere paragonato allo scudetto tricolore». In particolare furono deliberate le assegnazioni di: «medaglia d'oro di benemerenza al 42º Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia; [...] autorizzazione alla società Spezia Calcio 1906 S.p.A. ad apporre sulla divisa ufficiale di giuoco un segno distintivo-logo, nei limiti consentiti dai regolamenti federali, della vittoria del torneo 1943-44, consistente nella riproduzione della Coppa vinta; targa ricordo alla città di La Spezia per la partecipazione», cfr. Gianni Bondini, Lo Spezia ha il tricolore, anche se non è lo scudetto, La Gazzetta dello Sport, 23, p. 19. URL consultato il 7 maggio 2015.; Campionato 43/44, targa per vittoria dello Spezia, Legaserieb.it, 15 luglio 2013. URL consultato il 7 maggio 2015.
  37. ^ Titolo assegnato a tavolino, a torneo ancora in corso, successivamente alla tragedia di Superga e alla «richiesta avanzata da Inter e Milan, [...] le uniche a trovarsi in tale posizione di classifica da poter raggiungere il Torino [...], anche a nome delle altre società italiane». Da delibera federale del 6 maggio 1949: «Il Consiglio [...] ha deliberato che la proclamazione ufficiale del Torino a Campione d'Italia per la stagione 1949-50 abbia luogo oggi in occasione della cerimonia funebre in onore degli Scomparsi», cfr. Il titolo di campione assegnato ai granata, in La Nuova Stampa, nº 109 (V), 7 maggio 1949, p. 2.; L'Italia e il mondo presenti spiritualmente, in Corriere dello Sport, nº 109 (XXX), 7 maggio 1949, p. 3.. Il Torino terminò comunque il campionato al 1º posto.
  38. ^ a b Il titolo conquistato sul campo nel 2005 e il 1º posto conseguito nel 2006 dalla Juventus furono annullati a causa delle sentenze dello scandalo Calciopoli. Da sentenza della Corte d'Appello Federale del 15 luglio 2006: «La CAF [...] visti gli artt. 1, 2, 6, 13, comma 1, lett. b), f), g), i), l), 14, comma 1, lett. a), c), e) e comma 2, C.G.S., infligge a [...] Juventus Football Club S.p.A.: retrocessione all'ultimo posto in classifica del campionato 2005/2006 [...]; revoca dell'assegnazione del titolo di campione d'Italia 2004/2005; non assegnazione del titolo di campione d'Italia 2005/2006 [...]»; la sentenza fu confermata il 25 luglio 2006, cfr. Testo della decisione relativa al Comm. Uff. n. 1/C-Riunione del 29 giugno/3-4-5-6-7 luglio 2006 (PDF), Commissione d'Appello Federale, 14 luglio 2006.; Comunicato Ufficiale FIGC n. 1/Cf 2006-2007 (PDF), su figc.it, Federazione Italiana Giuoco Calcio, 25 luglio 2006.
  39. ^ «La FIGC ha ricevuto in data 24 luglio 2006 il parere consultivo della Commissione composta da Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi sul quesito riguardante l'assegnazione del titolo di Campione d'Italia in caso di modifica della classifica [...]. Il Commissario straordinario ha ritenuto di attenersi alle conclusioni del parere e che non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti di non assegnazione del titolo di Campione d'Italia per il Campionato 2005/2006 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi disciplinari», cfr. Comunicato Stampa FIGC del 26 luglio 2006 (PDF), su figc.it, Federazione Italiana Giuoco Calcio, 26 luglio 2006.
  40. ^ a b Mario Pagliara, Tra la storia e il dietro le quinte, il grande show dello sport in tv, su gazzetta.it, 10 gennaio 2012.
  41. ^ a b Antonello Capone, Così cambia la serie A Si gioca da venerdì a lunedì, in La Gazzetta dello Sport, 13 gennaio 2010.
  42. ^ Rino Tommasi, Juve e Inter le veterane ma quante nobili decadute, repubblica.it, 23 agosto 2001.
  43. ^ a b c Beppe Severgnini, Ma che bello tutto il calcio alla stessa ora, corriere.it, 29 marzo 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Almanacco illustrato del Calcio 2016, Modena, Franco Cosimo Panini Editore, 2015.
  • Carlo F. Chiesa, La grande storia del calcio italiano, Bologna, Guerin Sportivo, ISBN non esistente.
  • Ludovico Passerin d'Entrevès (a cura di), Il lunedì si parlava di calcio. Agnelli-Juventus: 90 anni di passione bianconera, Torino, J-Museum (Juventus Football Club S.p.A.), 15 maggio 2013.

Videografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo Bernardini, Alessandra Bisegna, Francesco Cirafici e Cristoforo Gorno et al., Il tempo e la storia: episodio 1x20, Calcio anni '30, Rai Educational, Rai 3, 9 dicembre 2013, a 42 min 23 s.
  • Umberto Zapelloni, Germano Bovolenta (a cura di), Campionato io ti amo (DVD-Video), RCS Quotidiani, RAI Trade, Lega Calcio, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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