Lodo Petrucci

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Il lodo Petrucci (dal nome del presidente del CONI che ha proposto la norma, Gianni Petrucci) è stata una particolare procedura burocratico-amministrativa, disciplinata dall'articolo 52 comma 6 delle NOIF (norme organizzative interne federali) che, nel caso dell'esclusione dai campionati professionistici di una società italiana di calcio per motivi finanziari, consentiva di non disperdere il patrimonio sportivo cittadino (in particolar modo le categorie conquistate sul campo) assegnando ad una nuova società un titolo sportivo inferiore di una sola categoria rispetto a quello in possesso della società esclusa, o di due categorie nella versione del provvedimento così come successivamente modificata nel 2008.

L'antefatto: il fallimento della Fiorentina[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 2002 il club Fiorentina 1926 Florentia, sorto per volontà dell'allora sindaco di Firenze Leonardo Domenici dopo il fallimento istituzionale della Fiorentina e quasi subito rinominato Florentia Viola, fu autorizzato dalla FIGC ad iscriversi in Serie C2 al posto della Cavese, squadra retrocessa in Serie D dalla giustizia sportiva per «illecito sportivo» accaduto nel play-out disputato contro il Nardò e vinto con punteggio globale di due reti a zero, e assolta sei anni più tardi dalla giustizia ordinaria per insussistenza dei fatti imputati.[1][2] La Florentia fu ammessa in C2 quale erede di fatto dell'Associazione Calcio Fiorentina, vantando così una maggior tradizione sportiva rispetto alla squadra del Nardò, società che chiese, senza successo, il posto nella categoria perso dalla Cavese. Le dichiarazioni del sindaco di Firenze in favore del ripescaggio della Florentia[3] occasionarono proteste nella concittadina Rondinella, retrocessa in Serie D nella stagione 2001-02 e non ripescata dopo ricorso al Tribunale d'Arbitrato Regionale (TAR).[4] Successivamente, dopo aver vinto il campionato in esame, in virtù dei meriti sportivi della tradizione viola, la Florentia fu eccezionalmente iscritta in Serie B, che permise l'iscrizione di 24 squadre in seguito al cosiddetto Caso Catania, come «ACF Fiorentina» al posto del fallito Cosenza;[5] ciò avvenne nonostante il fatto che il sodalizio gigliato si sarebbe dovuto iscrivere in Serie C1, all'epoca la categoria immediatamente superiore a quella appena disputata,[6] suscitando aspre proteste tra altre società militanti nella categoria come il Palermo, le squadre allora militanti in Serie C1 come il Pisa e il Martina Franca, che disputarono le finali del play-off per la promozione in Serie B, e tra le squadre di Serie A, le quali avevano votato congiuntamente contro l'allargamento della Serie B.[7]

La gestione discrezionale del caso della Fiorentina, e le polemiche che ne risultarono, consigliarono l'elaborazione di un oggettivo codice sportivo a riguardo dei fallimenti professionistici, anche perché all'orizzonte si profilavano altri casi di imminenti collassi di prestigiosi club.

Il lodo[modifica | modifica wikitesto]

Il lodo venne approvato dal Consiglio federale della FIGC il 14 maggio 2004. La società esclusa doveva possedere dei meriti sportivi, per poter consentire l'apertura del Lodo, ovvero una permanenza consecutiva di cinque anni nelle serie professionistiche o almeno quindici anni anche non consecutivi nel corso della sua storia, condizioni elevate nel 2008 a dieci anni consecutivi di permanenza nella Lega Calcio, o genericamente venticinque stagioni nelle categorie professionistiche. Di contro, la società che subentrava non doveva avere alcun legame dirigenziale con quella decaduta, e presentare una serie di garanzie di solidità economica. Non ereditava il marchio che poteva, in caso di successivo fallimento societario della squadra esclusa, essere comunque acquistato all'asta fallimentare, né i giocatori che venivano tutti svincolati. In caso di più domande, era l'Amministrazione Comunale che si riservava di scegliere quale era più rappresentativa o meritevole di ereditare la storia sportiva cittadina.

Originariamente aperto a tutte le società dalla Serie A alla Serie C, con la riforma del 2008 il lodo fu ristretto ai soli sodalizi appartenenti alla Serie A e alla Serie B, con l'esclusione dunque di quelli di Lega Pro. Inoltre fu stabilito che le squadre beneficiarie fossero inserite nell'organico federale attraverso la Lega Pro, cui venivano iscritti i nuovi sodalizi: in Serie C1 quelli rilevanti un titolo sportivo di Serie A, e in Serie C2 quelle giungenti dalla Serie B.

Il lodo fu oggetto di forti critiche per il fatto di aver dato vita a molte società improvvisate e create solo per sfruttare la tradizione sportiva dei precedenti club falliti, tanto che molte di esse incapparono in nuovi fallimenti solo pochi anni dopo la loro fondazione. Il 20 maggio 2011 il presidente federale aveva sospeso, per la stagione successiva, i quattro commi che regolavano l'inserimento delle squadre non iscritte ai campionati di Serie A e Serie B in Lega Pro, tra cui il comma che disciplinava l'applicazione del Lodo, a seguito del blocco dei ripescaggi.[8] Il Lodo fu poi definitivamente abrogato il 27 maggio 2014 allorquando, in vista dell'imminente riforma dei campionati di Lega Pro, la FIGC deliberò la generale ripartenza dalla Lega Nazionale Dilettanti di ogni squadra esclusa dai campionati professionistici.[9]

Le squadre[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre che hanno usufruito del Lodo Petrucci, evidenziando in grassetto quelle successivamente nuovamente fallite, sono le seguenti:

  • Iscrizione in Serie B
    • Torino (2005), con il nome di Torino Football Club in luogo della precedente Torino Calcio.
  • Iscrizione in Serie C1
    • Perugia (2005), con il nome di Perugia Calcio, in luogo della precedente Associazione Calcio Perugia;
    • Salernitana (2005), con il nome di Salernitana Calcio 1919, in luogo della precedente Salernitana Sport.[10]
  • Iscrizione in Serie C2
    • Ancona (2004), con il nome di Associazione Calcio Ancona, in luogo della precedente Ancona Calcio;
    • Viterbese (2004), con il nome di Associazione Sportiva Viterbo Calcio, luogo della precedente Unione Sportiva Viterbese Calcio;[11]
    • Benevento (2005), con il nome di Benevento Calcio, in luogo della precedente Sporting Football Club Benevento;
    • Fidelis Andria (2005), con il nome di Associazione Sportiva Andria BAT, in luogo della precedente Associazione Sportiva Fidelis Andria;[12]
    • Reggiana (2005), con il nome di Reggio Emilia Football Club, per poi riprendere la denominazione originaria di Associazione Calcio Reggiana 1919;[12]
    • SPAL (2005), con il nome di SPAL 1907, in luogo della precedente Società Polisportiva Arts et Labor;
    • Venezia (2005), con il nome di Società Sportiva Calcio Venezia, in luogo della precedente Associazione Calcio Venezia 1907;
    • Catanzaro (2006), con il nome di Catanzaro Football Club, in luogo della precedente Unione Sportiva Catanzaro;
    • Gela (2006), con il nome di Gela Calcio, in luogo della precedente Gela J.T.;
    • Torres (2006), con il nome di Sassari Torres 1903, in luogo della precedente Polisportiva Sassari Torres.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 18.07.02 Sentenza Disciplinare (PDF), cavese.it, 18 luglio 2002.
  2. ^ Vi ricordate di Cavese-Nardò? Illecito sportivo? Forse solo una gigantesca magagna (PDF), 12 aprile 2008. URL consultato il 2 novembre 2014.
  3. ^ Il sindaco: I viola meritano la B, in La Stampa, 20 agosto 2003, p. 4. URL consultato il 17 novembre 2014.
  4. ^ Gian Paolo Ormezzano, Florentia, è davvero un'altra avventura, in La Stampa, 9 settembre 2002, p. 31. URL consultato il 17 novembre 2014.
  5. ^ Figc: serie B a 24 squadre con la Fiorentina, in Corriere della Sera, 8 agosto 2003. URL consultato il 19 aprile 2009.
  6. ^ Storia - Estate 2002: La fine e l'inizio, in violachannel.tv, ACF Fiorentina S.p.A.. URL consultato il 2 novembre 2014.
  7. ^ Serie B a 24 squadre, ripescata la Fiorentina, in La Stampa, 21 agosto 2003, p. 7. URL consultato il 17 novembre 2014.
  8. ^ Comunicato 173A/2011 (PDF), figc.it, 20 maggio 2011. URL consultato il 2 giugno 2011.
  9. ^ Comunicato ufficiale FIGC n°162/2014
  10. ^ Sentenza tribunale di Napoli: Salernitana
  11. ^ Articolo del Corriere della Sera, corriere.it, 25 agosto 2004. URL consultato il 5 settembre 2011 (archiviato dall'url originale il ).
  12. ^ a b Comunicato 75A/2005 (PDF), figc.it, 18 agosto 2005. URL consultato il 5 settembre 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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