Scudetto delle pistole

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Genoa-Bologna 2-2, 7 giugno 1925: l'entrata in campo delle squadre in occasione del primo spareggio della finale di Lega Nord.

Con l'espressione giornalistica Scudetto delle pistole si fa riferimento al titolo di "campione d'Italia" conquistato dal Bologna nella Prima Divisione 1924-1925, la 25ª edizione del massimo livello del campionato italiano di calcio maschile, nonché lato sensu all'intera stagione e all'insieme dei problematici accadimenti che ne influenzarono la conclusione.[1]

La competizione, vinta dal club petroniano nella finalissima nazionale contro l'Alba Roma, fu infatti caratterizzata da una battaglia sportiva, politica e giudiziaria avvenuta durante la finale di Lega Nord (la sezione del campionato riservata alle squadre dell'Italia settentrionale) fra i bolognesi e i campioni in carica del Genoa; tale sfida, durata per cinque partite svoltesi nell'arco di undici settimane, venne segnata da una serie di scandali: problemi di ordine pubblico, controversie arbitrali, scontri istituzionali e financo atti di violenza (questi ultimi ispiratori del nome con cui lo scudetto è popolarmente conosciuto).[2]

Nel 2008 il quotidiano britannico The Guardian ha incluso la manifestazione in una lista dei maggiori misfatti regolamentari della storia calcistica.[3] La legittimità dell'esito del torneo è stata messa in discussione dal Genoa e dai propri sostenitori;[4] il Bologna e la sua tifoseria, d'altro canto, hanno sempre difeso la validità del successo da loro conseguito.[5]

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

La finale di Lega Nord 1923-1924[modifica | modifica wikitesto]

Il capitano genoano Renzo De Vecchi sovrasta di testa a Marassi il compagno di squadra Luigi Burlando e il bolognese Angelo Schiavio nella gara di andata delle finali di Lega Nord 1923-1924.

I prodromi dello scontro nel 1925 fra Genoa e Bologna che passò alla storia come lo Scudetto delle pistole si svilupparono nel corso del campionato precedente, la Prima Divisione 1923-1924. Le due squadre rossoblù si trovarono di fronte per la finale di Lega Nord il 15 giugno e il 22 giugno 1924, dopo esservi giunte in maniera rocambolesca.[6] Nel Girone A, infatti, i liguri beneficiarono indirettamente del caso Rosetta, uno scandalo legato al trasferimento del terzino Virginio Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus; dopo un lungo braccio di ferro con la FIGC, la Lega riuscì a impedire il riconoscimento ufficiale dell'avvenuto passaggio di Rosetta ai torinesi, malgrado il presidente vercellese Luigi Bozino avesse accolto le dimissioni presentate dal calciatore, e la corsa al titolo tricolore del sodalizio bianconero fu compromessa da tre partite perse a tavolino per aver schierato irregolarmente il difensore.[7] Nel Girone B, invece, gli emiliani sopravanzarono il Torino per un solo punto grazie a una sconfitta subita dai granata sul campo dello Spezia, contrassegnata da polemiche sul comportamento antisportivo del pubblico di casa; il Toro fece ricorso per ottenere la vittoria d'ufficio ma la richiesta venne respinta e il risultato del campo convalidato.[8]

La partita d'andata della finale, tenutasi sul campo genoano di Marassi, fu assai tesa, dentro il terreno di gioco e fuori da esso; sugli spalti scoppiarono diverse risse fra gli spettatori,[9] mentre il campo venne invaso da alcuni tifosi: uno di questi, l'ex giocatore genoano e allenatore in carica della Cremonese, Giovanni Battista Traverso, dopo un diverbio con il giocatore del Bologna Giuseppe Della Valle, lo colpì con un pugno.[10] La partita si risolse a favore dei padroni di casa solamente nel finale, grazie ad un gol di Ettore Neri, nonostante una netta supremazia di gioco da parte del Bologna.[11] Il Bologna in seguito sporse reclamo contro l'omologazione del risultato, che però venne respinto dal direttorio della Lega Nord in data 22 giugno; il Genoa venne multato di mille lire per l'invasione di campo, mentre l'allenatore Traverso venne squalificato per quattro mesi.[12]

Il ritorno si svolse in Emilia una settimana dopo, sul campo dello Sterlino colpito da un'inarrestabile pioggia. Il Bologna, come accadde nella partita di andata, mantenne il netto predominio della partita, ma il Genoa rispose prontamente sul campo nella prima frazione di gioco, con un gol in contropiede di Aristodemo Santamaria; il parziale inviperì il pubblico bolognese che, nell'intervallo, diede luogo a disordini e un tentativo di invasione di campo.[13] La sfida riprese e la giovane formazione emiliana riuscì a pareggiare grazie a un rigore trasformato da Alberto Pozzi concesso per atterramento di Della Valle;[14][15][16][17] gli animi si accesero e all'arbitro Aldo Panzeri sfuggì totalmente la situazione di mano. Il match fu sospeso a pochi minuti dalla conclusione: in principio il "fischietto" di Milano motivò la decisione sulla base dell'impraticabilità del campo dovuta alle cattive condizioni atmosferiche,[14] ma poi riportò di aver preso tale provvedimento per le intemperanze della tifoseria di casa.[18]

La Lega Nord mise sub iudice l'omologazione del risultato (anche in seguito al reclamo del Genoa) e si riservò di interrogare il direttore di gara:[19] il Consiglio di Lega, rilevando una differente e contraddittoria versione nel rapporto di Panzeri «sopra un punto di grave importanza tecnica», diede mandato alla sua presidenza, in unione con la commissione tecnica, di approfondire ulteriormente lo svolgimento della partita.»[20] L'arbitro, infatti, aveva scritto nel referto di aver «speciosamente concesso il calcio di rigore al Bologna per evitare incidenti in campo e sulle tribune», circostanza che però non si evince affatto dalle cronache giornalistiche dell'incontro.[21][22] La vicenda si concluse con la seduta consiliare del 16 luglio, nel quale venne applicato l'articolo 15 ai danni del Bologna, e venne data di conseguenza la vittoria a tavolino al Genoa per 0-2 a causa di «gravi intemperanze del pubblico».[23]

Il "Grifone", ottenuto così il titolo di campione di Lega Nord, a settembre affrontò nella finalissima il Savoia di Torre Annunziata, dopo una lunga attesa per il protrarsi del campionato meridionale. I campani offrirono un'ottima prestazione, divenendo la prima squadra della Lega Sud a strappare un pareggio a una formazione nordica; malgrado ciò, il Genoa prevalse nel doppio confonto (vittoria per 3-1 in casa, pari per 1-1 in trasferta) e conquistò il suo nono titolo di campione d'Italia. Agli sconfitti non restò che recriminare per l'arbitraggio nel match di ritorno di Augusto Rangone: a detta dei nunziatesi, infatti, egli avrebbe convalidato ingiustamente il gol fantasma realizzato dal ligure Daniele Moruzzi, ammettendo in un secondo momento che l'aveva concesso soltanto perché non riteneva il Savoia capace di costringere il Genoa allo spareggio.[24]

I gironi settentrionali 1924-1925[modifica | modifica wikitesto]

I giocatori del Genoa, campioni uscenti, sono stati i primi a potersi fregiare sulle maglie di un nuovo distintivo appena creato: lo scudetto tricolore.

Durante il campionato di Prima Divisione 1924-1925, il cammino del Genoa, campione uscente con lo scudetto sul petto, fu altalenante a causa dell'alta età media dei calciatori e di un mediocre rendimento in trasferta. Ad approfittarne fu il Modena, che comandò per lunghi tratti il Girone A di Lega Nord: a due turni dal termine gli emiliani sopravanzavano di due punti il Casale e di quattro il Genoa; il "Grifone", però, doveva disputare altre due partite che erano state posticipate. Due vittorie avrebbero, pertanto, garantito ai gialloblù la vittoria del girone oppure lo spareggio con i rossoblù per il primo posto in caso di pari merito. Alla penultima giornata, tuttavia, i modenesi crollarono in trasferta contro il Brescia lottante per non retrocedere, e i genovesi, i quali beneficiarono anche del rinvio dell'ultimo incontro, li scavalcarono in graduatoria per un solo punto, agguantando in extremis la qualificazione alla finale di Lega, grazie a due successi e un pari nei tre match di recupero contro squadre che non avevano più nulla da chiedere al campionato.

L'esito del girone fu accompagnato da polemiche: secondo gli emiliani, infatti, le motivazioni che concessero al Genoa di poter posticipare le tre partite sarebbero state molto discutibili. La prima sfida a essere posticipata fu quella contro il Pisa del 29 marzo, ufficialmente per allagamento del campo, ma le due squadre (che all'epoca erano appaiate in vetta a 23 punti) disputarono comunque per il pubblico pagante un incontro amichevole; la successiva del 5 aprile, contro il Torino, fu rimandata per dispensa della Lega Nord perché il Genoa potesse giocare in amichevole contro il Nacional di Montevideo; la terza contro lo Spezia, all'ultima giornata (26 aprile), fu spostata per ragioni di ordine pubblico con ordinanza prefettizia, per la supposta presenza sugli spalti del Picco di alcuni sostenitori del Modena venuti a controllare la regolarità della partita, con il conseguente pericolo di incidenti.[25]

Nel raggruppamento B i protagonisti furono gli emiliani del Bologna e le due squadre che rappresentavano il passato ed il futuro del calcio piemontese, ovvero la Pro Vercelli e la Juventus, con quest'ultima assetata di rivincite dopo essersi vista compromessa la stagione precedente per colpa del caso Rosetta. In particolare il duello fra rossoblù e bianconeri fu molto appassionante, con sorpassi reciproci in vetta alla classifica. La Juventus sembrò portarsi in vantaggio battendo i rivali a Torino, ma fu ripresa alla fine dell'andata e poi ancora scavalcata quando gli emiliani si vendicarono a Bologna. Infine, i bianconeri fallirono l'ultima occasione per il controsorpasso quando, a cinque giornate dal termine, non seppero approfittare della sconfitta rimediata dai bolognesi ad Alessandria, andando a perdere contro i terzi incomodi vercellesi.

Le "cinque finali"[modifica | modifica wikitesto]

I primi due match[modifica | modifica wikitesto]

Bologna-Genoa 1-2, 24 maggio 1925, stadio Sterlino, finale Lega Nord.

Genoa e Bologna si ritrovarono avversarie per la finale di Lega Nord a distanza di un anno, quando erano stati i liguri a prevalere. Questi ultimi erano dati come favoriti dalla stampa, anche se gli emiliani disponevano di un fortissimo attacco composto da Bernardo Perin, da Angelo Schiavio e dal capitano Giuseppe Della Valle. Comunque, il polemico epilogo della stagione passata, nella quale la vittoria del match di ritorno fu assegnata a tavolino ai genoani per le intemperanze della tifoseria bolognese, prometteva una burrasca che si concretizzò addirittura oltre ogni pessima previsione.

Le due formazioni rossoblù si affrontarono per la sfida d'andata allo Sterlino di Bologna, il 24 maggio 1925: Il pubblico bolognese, foltissimo e rumoreggiante, chiedeva ai padroni di casa la rivincita, ma non venne accontentato. Fu il Genoa a passare in vantaggio, nel secondo tempo, grazie ai gol prima dell'ex Cesare Alberti e poi di Edoardo Catto, mentre allo scadere Schiavio insaccò la rete della bandiera per i petroniani.

La settimana successiva, però, l'eccessiva sicurezza giocò al favorito "Grifone" un bruttissimo tiro. In un Marassi stracolmo, il Bologna si portò in vantaggio nella prima frazione con un gol di Giuseppe Muzzioli su assist di Schiavio; nella seguente metà di gioco Emilio Santamaria portò la gara sul pareggio ma il Genoa, anziché amministrare il risultato, continuò a gettarsi all'attacco per cercare la vittoria, e così facendo si scoprì e fu infilato da Della Valle a sette minuti dal termine. Dopo la partita si verificarono problemi di ordine pubblico e un tentativo di aggressione da parte della tifoseria genoana verso l'arbitro Achille Gama, salvato in extremis dai Carabinieri, dal commissario di campo di Marassi e da alcuni dirigenti del Genoa.[26]

Bologna
24 maggio 1925
Bologna 600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg1 – 2600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png GenoaCampo Sterlino
Arbitro:  A. Gama (Milano)

Genova
31 maggio 1925
Genoa 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png1 – 2600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg BolognaMarassi Campo Genoa
Arbitro:  A. Gama (Milano)

Lo spareggio non omologato[modifica | modifica wikitesto]

Fu quindi necessario uno spareggio, fissato per la domenica successiva, il 7 giugno, a Milano. L'attesa era febbricitante ed il flusso di sostenitori accorsi nel capoluogo lombardo con treni e pullman speciali organizzati dalle società fu così alto da rendere il pur capiente impianto di Viale Lombardia, sede delle gare del Milan, assolutamente inadatto a contenere l'enorme folla, che si accalcò così ai margini del campo. L'arbitro Giovanni Mauro, sebbene avesse espresso dubbi sulla regolarità delle condizioni di gioco, fu persuaso dal presidente di Lega, nonché massimo dirigente dell'Inter, Enrico Olivetti a dare il via alla sfida e a portarla a termine.[27][28][29][30] Secondo il giornalista e storico genovese Renzo Bidone, i responsabili dell'organizzazione dell'incontro avrebbero garantito l'arrivo imminente di duecento agenti delle forze dell'ordine e Mauro avrebbe comunicato la sua intenzione di sospendere la partita qualora non fossero giunti entro il primo quarto d'ora dal fischio d'inizio; tale presunta promessa non sarebbe stata rispettata, tuttavia egli avrebbe deciso ugualmente di proseguire la direzione del match.[31]

Giovanni Mauro, arbitro del primo spareggio.

Il Genoa si portò in doppio vantaggio con Daniele Moruzzi e Alberti e gli entusiasti tifosi liguri invasero più volte il terreno; nondimeno, la partita continuò senza incidenti fino al sedicesimo della ripresa, quando una conclusione del bolognese Muzzioli entrò nella porta difesa da Giovanni De Prà in maniera apparentemente anomala: il direttore di gara, infatti, non diede il gol al Bologna, bensì un corner, ritenendo che il pallone fosse uscito dal rettangolo di gioco, deviato dal portiere genoano. Le dichiarazioni della stampa dell'epoca e i racconti postumi dei protagonisti non chiariscono cosa sia effettivamente accaduto:[32][33] alcuni cronisti convennero che la segnatura era sembrata valida a molti spettatori e ai guardialinee e che Mauro non poteva aver seguito perfettamente la dinamica dell'evento in quanto distante dall'area di rigore,[34][35][36][37] mentre altre testate difesero la scelta del "fischietto" di Domodossola, argomentando che i tifosi radunati sulla linea di fondo avevano probabilmente compromesso la regolarità dell'azione, consentendo a Muzzioli di mantenere la sfera in campo prima del tiro e poi sospingendola nella rete attraverso uno squarcio; gli astanti, peraltro, resero più confusa la situazione sia ostacolando la visuale dei giornalisti che allontanando la palla dopo l'intervento arbitrale.[14][38][39][40]

La decisione di Mauro scatenò il caos: numerosi sostenitori felsinei entrarono in campo accerchiando il direttore di gara e reclamando minacciosamente la concessione della marcatura. L'impasse durò circa un quarto d'ora: Mauro, dopo aver cercato di interrompere definitivamente la partita dandosi alla fuga, rinunciò a tale intendimento in seguito a un tentativo di violenza da parte di uno spettatore nonché per richiesta di un imprecisato dirigente della FIGC che lo pregò di portare a termine la sfida;[38][39] infine, consultatosi con i guardalinee e ribadita la propria pregiudiziale dinanzi alla Federazione, egli stabilì di convalidare la rete, pur non reputandola valida, per placare la tifoseria emiliana e di completare la conduzione dell'incontro.[14][34][35][36][37][38][39][40] Secondo la versione dei liguri, Mauro avrebbe assicurato al capitano del Genoa Renzo De Vecchi che la sfida era da considerarsi finita sul 2-0 in favore dei campioni in carica e che il prosieguo si sarebbe svolto semplicemente pro forma;[32] questo dialogo sarebbe stato, presumibilmente, il motivo per cui i campioni in carica non protestarono per la definitiva assegnazione del gol,[34] anche se le ricostruzioni bolognesi non riportano che l'arbitro abbia comunicato tale risoluzione al leader bolognese Della Valle.[33]

L'identità del rappresentante che parlò con Mauro è un mistero. Le speculazioni di parte genoana lo individuano in Leandro Arpinati, gerarca fascista romagnolo e noto tifoso felsineo, e attribuiscono a questi la carica di vicepresidente federale,[32][41] eppure detta asserzione sull'incarico di Arpinati è erronea, giacché nel 1925 egli non ricopriva la carica in esame né tantomeno esercitava altri ruoli in FIGC;[42][43][44] le testimonianze bolognesi, inoltre, confermano la presenza di Arpinati sugli spalti, ma negano al contempo la sua discesa sul terreno di gioco.[45] Le ipotesi più plausibili sono che l'errata identificazione del dirigente in Arpinati derivi dal fatto che egli era in quell'anno vicepresidente della Federazione Italiana Sports Atletici (FISA), poi divenuta Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL),[46] e che il funzionario recatosi a colloquio con Mauro altri non fu che il summenzionato capo della Lega Olivetti, già intervenuto prima dell'inizio del match.[27] Sempre secondo i resoconti liguri, fra le persone che assediarono Mauro ci fu un gruppo di camicie nere sguinzagliato proprio da Arpinati:[47][48] anche tale affermazione è priva di fondamento, poiché non avvalorata dalle cronache; La Stampa di Torino, al contrario, sostenne che due miliziani per la Sicurezza Nazionale erano intervenuti non per aggredire l'arbitro ma per proteggerlo dalle intimidazioni del pubblico.[14]

In ogni caso, la partita riprese e, a otto minuti dalla fine, il Bologna realizzò il gol del pareggio con Pozzi: i genoani protestarono per delle presunte trattenute nel corso dell'azione,[49] non ravvisate tuttavia da alcuna cronaca della sfida.[50][51][52] La contesa proseguì, inframezzata da ulteriori invasioni di campo, e i bolognesi segnarono con Della Valle anche la rete del 3-2, la quale venne annullata per una carica del capitano felsineo su De Prà.[53] Infine, dopo ben 112 minuti di gioco dal fischio d'inizio, i tempi regolamentari si conclusero in parità.[14] A quel punto, però, Il Genoa si rifiutò di disputare i tempi supplementari: i dirigenti del "Grifone" dichiararono che ciò avvenne perché la squadra avrebbe ricevuto la garanzia di Mauro di ottenere il successo a tavolino per la forzata concessione del gol fantasma di Muzzioli. In risposta a tale atto, il Bologna chiese a sua volta la vittoria d'ufficio proprio per la mancata disputa dei supplementari da parte dei rivali.[54][55][56] Il post-gara fu macchiato anche da un episodio increscioso: presso la Stazione di Milano Centrale i tifosi emiliani aggredirono i sostenitori liguri provocando una rissa.[57][58]

Il Consiglio di Lega Nord del 20-21 giugno, tuttavia, risolse la querelle con una soluzione controversa: durante la riunione, infatti, Giovanni Mauro non tenne fede al presunto impegno assunto coi genoani e presentò nuovamente la pregiudiziale sull'ordine pubblico che aveva notificato alla Federazione prima e durante la sfida. Sebbene la normativa non prevedesse l'annullamento in toto della partita sulla base della contestazione avanzata dall'arbitro, e perciò obbligasse de facto l'organo a dare ragione a una delle due squadre,[59][60][61] la Lega decise invece di non omologare il match e respinse sia il reclamo genovese che quello bolognese, decretando la ripetizione dello spareggio.[62] Lo stesso Mauro, intervistato dal Guerin Sportivo il 26 giugno, smentì di aver fatto qualsivoglia promessa ai club e spiegò che aveva infirmato l'esito della gara (qualunque fosse stato) ab initio;[27] una giustificazione che, però, era in contrasto con i resoconti della stampa, i quali argomentarono che, malgrado fosse assodata la posizione espressa dal "fischietto" sulla previa irregolarità dell'incontro, la direzione del medesimo risultava cominciata con i crismi dell'ufficialità e, in linea teorica, esso non poteva essere invalidato retroattivamente.[59][60][61] Il Consiglio Federale del 27 giugno confermò le precedenti deliberazioni e in più multò i campioni in carica per non aver proseguito l'incontro ai supplementari.[63]

Milano
7 giugno 1925
Genoa 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png2 – 2
(annullato)
600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg BolognaViale Lombardia
Arbitro:  Mauro (Milano)

La sparatoria di Torino[modifica | modifica wikitesto]

La Stazione di Torino Porta Nuova, teatro dello scontro fra le due tifoserie rossoblù che valse a questo campionato il soprannome di Scudetto delle pistole.

Il 5 luglio si svolse a Torino, sul campo della Juventus, il secondo spareggio. Nel capoluogo del Piemonte, in uno stadio praticamente militarizzato, fu il Bologna a portarsi immediatamente in vantaggio con Schiavio, ma il Genoa riuscì a pareggiare con Catto: la sfida si chiuse sull'1-1 dopo i tempi supplementari. Avvenne, però, un grave fatto di cronaca nera alla stazione di Porta Nuova, quando s’incrociarono i due treni speciali gestiti dalle società che riportavano a casa le rispettive tifoserie: durante lo scontro che ne seguì, dal convoglio bolognese partirono una ventina di colpi di rivoltella contro i tifosi genoani, causando due feriti.

Mentre fra i due club scoppiò una bagarre a suon di insulti reciproci nei comunicati ufficiali, l'11 luglio si tenne una riunione congiunta tra Lega e Federazione: la FIGC, dopo aver espresso solidarietà nei confronti del Genoa e invitato il Bologna a individuare al più presto i colpevoli dell'attentato, stabilì di giocare l'ennesima partita il 19 luglio sempre a Torino, ma a porte chiuse.[64] La situazione, tuttavia, si complicò ulteriormente, dato che Agostino D'Adamo, prefetto della provincia torinese, non diede il consenso a ospitare la gara e il consiglio direttivo del Bologna si oppose alla presa di posizione federale, presentando un ordine del giorno con cui lamentava presunte istigazioni compiute dai genovesi in occasione del misfatto di Porta Nuova.[65][66] Di conseguenza, il 18 luglio la Federazione deliberò di rinviare la nuova partita a data da destinarsi, multò il sodalizio felsineo per la sua insubordinazione e gli impose di consegnare entro il 31 luglio i responsabili della sparatoria alle autorità, pena l’applicazione dell’art. 22 del proprio Statuto che avrebbe comportato la squalifica della squadra (nonché un'eventuale radiazione) e consegnato al Genoa l'accesso alla finalissima.[67]

Il Bologna e l'opinione pubblica a esso vicina, però, si ribellarono a questo provvedimento denunciando un ipotetico complotto ordito ai danni dei felsinei: il giornale bolognese La Voce Sportiva fece notare che dei sette rappresentanti del direttorio federale, il quale aveva minacciato l'estromissione del club dalla finale, quattro erano piemontesi, tre liguri e nessuno emiliano;[68] il segretario del Bologna Enrico Sabattini, peraltro, dichiarò che il comunicato FIGC di verbalizzazione dell'assemblea dell'11 luglio presentava un contenuto non veritiero, atto sia a occultare la discussione in merito alle provocazioni della tifoseria genoana prima della sparatoria di Torino, sia a gettare ombre sulla posizione di ferma condanna espressa dal sodalizio petroniano verso il comportamento dei suoi sostenitori.[69] Per queste ragioni, la società felsinea diede vita il 20 luglio, nel proprio capoluogo, a una rabbiosa protesta con il sostegno delle autorità politiche bolognesi, presso Piazza del Nettuno. In tale occasione, l'assemblea dei soci petroniana ribadì il suo convincimento dell'esistenza di una cospirazione per favorire il Genoa: i capi d'accusa, che il quotidiano torinese Il Paese Sportivo giudicò pretestuosi, furono la mancata squalifica dei genoani per il forfait nei tempi supplementari a Milano, la scelta del campo neutro di Torino per la ripetizione dello spareggio e i 15 giorni d'attesa per la disputa del match. Il consigliere municipale Galliano, inoltre, incolpò la FIGC di «grossolana insipienza, di evidente partigianeria e perfino di mendacio», nonché di ricorrere «all'intimidazione ed al terrore», e promise «di non desistere dall'agitazione oggi iniziata fino a che non vengano spazzati via, anche come perturbatori della quiete pubblica, i manipolatori del più gretto parlamentarismo sportivo, tutti coloro che si sono dimostrati indegni di reggere le sorti della grande e rigogliosa famiglia calcistica nazionale.»[70][71][72][73]

A questo infuocato comizio fece seguito il 21 luglio l'intervento del prefetto bolognese Arturo Bocchini, il quale, con un'informativa diretta al Ministero dell'interno, definì benevolmente le contestazioni «platoniche ed entusiaste» ma espresse il timore che la decisione federale ingenerasse «conseguenze [..] sull'ordine pubblico in altre città sulle quali la squadra del Bologna in virtù del deliberato della Federazione potrebbe essere ritenuta esclusa dalle gare sportive.»[72][73] Il 26 luglio fu allora indetta a Parma un'assemblea generale della Lega Nord, la cui dirigenza (Olivetti in testa) si era nel frattempo dimessa in blocco per via degli scandali. Durante la riunione, grazie alla mediazione del dirigente juventino Umberto Malvano, il socio del Bologna Sabattini e l'avv. Bianchi rappresentante del Genoa si accordarono nel dirimere sul campo di gara la questione della superiorità tra le due squadre. L'ordine del giorno Malvano, approvato, chiese alla Federazione di sospendere sine die le sanzioni a carico degli emiliani e di programmare, indipendentemente dall'inchiesta sull'incidente di Torino, la disputa di una terza partita di spareggio, la quinta complessiva.[74]

Sempre il 26 luglio fu eletto come presidente della Lega Nord l'avv. Giuseppe Cavazzana, una figura estranea alle passate deliberazioni, mentre divenne uno dei nuovi vicepresidenti Silvio Marengo, ex calciatore genoano nonché socio e delegato del sodalizio ligure, fino a pochi giorni prima in disputa con Sabattini sui fatti di Torino.[75] Il 20 settembre, tuttavia, Olivetti tornò alla guida dell'organo e Marengo persa la sua carica, mentre Cavazzana divenne il capo del neonato comitato delle società settentrionali di Terza e Quarta Divisione.[76] Frattanto, il 2 agosto era avvenuta la ratifica dell'accordo da parte del Consiglio Federale, il quale aveva dato mandato alla Lega di fissare data e campo della sfida, e i rappresentanti del Genoa e del Bologna, dimostrandosi ossequienti all'autorità FIGC, avevano rinnovato solennemente il patto di Parma.[77][78] La disposizione di un'inchiesta sulla sparatoria di Porta Nuova, invece, non produsse alcun risultato e gli aggressori bolognesi non furono mai identificati.

Torino
5 luglio 1925
Genoa 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png1 – 1
(d.t.s.)
600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg BolognaStadio di Corso Marsiglia
Arbitro:  A. Gama (Milano)

L'ultima sfida segreta[modifica | modifica wikitesto]

Umberto Malvano, fautore dell'accordo del 26 luglio 1925 fra Genoa e Bologna.

Nei giorni seguenti all'assemblea di Lega vennero indicate ai club la data e il luogo del match: il 9 agosto alle 7 di mattina, a Torino a porte chiuse. In seguito al reiterato divieto del prefetto del capoluogo piemontese di far svolgere l'incontro, esso fu spostato a Milano all'ultimo momento: il Bologna venerdì 7 aveva raggiunto la città sabauda ma, informato del cambiamento di programma, dovette ripartire il giorno dopo per la Lombardia; il Genoa, invece, raggiunse direttamente il comune meneghino sabato sera. Il campo di gioco prescelto, quello di Vigentino della Società Ginnastica Forza e Coraggio, fu tenuto segreto al pubblico onde evitare ulteriori incidenti.[79]

Nel frattempo, la pausa forzata del campionato aveva indotto entrambe le squadre a ridurre l'intensità degli allenamenti, sostenendo comunque delle partite amichevoli per tenersi in forma, e dunque esse ebbero poco tempo per prepararsi al meglio in vista dell'incontro.[80] Il Bologna, nelle persone del coach Hermann Felsner e del già citato Sabattini, poté tuttavia beneficiare nella mattinata precedente al match (con la complicità del custode del campo di Vigentino) di un sopralluogo preliminare sul terreno di gara, nonché della possibilità di utilizzare i propri palloni da gioco al posto di quelli in dotazione e dello spogliatoio più comodo (anche se, il giorno dopo, gli emiliani arrivarono allo stadio già in tenuta da gioco).[81][82]

L'ultima partita, giocata davanti a pochissimi presenti,[83] fu vinta agevolmente per 2-0 dai felsinei (segnature di Pozzi e Perin),[84] nonostante questi avessero concluso il match in 9 uomini per le espulsioni di Alberto Giordani al 13' del secondo tempo e di Giovanni Borgato al 44'.[85] A sottolineare come la vittoria definitiva del Bologna fu quella della squadra migliore, sia tecnicamente che fisicamente, furono le parole di Vittorio Pozzo, testimone oculare delle cinque finali, in un editoriale del 22 agosto 1925 sul settimanale sportivo genovese Il Calcio, diretto da Rino Sacheri:[86]

«Il Campionato della Lega Nord, ha avuto come quadro d'assieme e come organizzazione, un epilogo che lascia tristi e pensierosi per l'avvenire del giuoco, ma ha per lo meno avuto un risultato sportivamente giusto: ha vinto la squadra che si trovava nelle migliori condizioni fisiche e che disponeva delle migliori doti tecniche. Sia lode e gloria ad essa.»

(Vittorio Pozzo, Il Calcio n. 50-51 p.3, 22 agosto 1925)

Il quotidiano genovese Il Lavoro sostenne che il campionato fu perduto dal Genoa il 31 maggio, allorquando i bolognesi si riscattarono della sconfitta casalinga dell'andata andando a espugnare il campo genoano e pareggiando la serie; affermò che il Bologna vinse con merito l'incontro decisivo perché il suo rendimento fu di poco inferiore al consueto, a differenza del Genoa, incappato in una cattiva giornata forse a causa della levataccia alle 4 del mattino nonché per l'anormalità della gara giocata a un'ora così insolita nel silenzio più totale; aggiunse infine che, nonostante tutto, l'esito del match avrebbe potuto essere diverso se solo il tiro di Alberti in apertura di partita fosse entrato invece di rimbalzare fortunosamente sul ginocchio del portiere avversario Mario Gianni.[87]

Le retrospettive di parte genoana asseriscono che la cattiva prestazione del 9 agosto da parte dei campioni uscenti vada addebitata al fatto che la società ligure avrebbe interrotto gli allenamenti e mandato in villeggiatura gli atleti in attesa delle delibere governative, ricevendo la convocazione federale per fissare la data del match soltanto il 2 agosto, mentre il Bologna avrebbe continuato l'attività sportiva essendo stato avvisato degli sviluppi con largo anticipo; per di più ci sarebbe stata, durante l'incontro, la presenza di camerati fascisti bolognesi che avrebbe intimidito la squadra rivale dagli spalti.[88][89] Entrambe queste affermazioni, tuttavia, sono in contraddizione con i resoconti coevi della partita e delle giornate precedenti a essa, i quali non citarono nessuna vacanza dei calciatori del "Grifone",[80] non ravvisarono difformità nella tempistica delle comunicazioni istituzionali (i sodalizi si erano già accordati in merito alla finale il 26 luglio)[74] né differenze nella qualità della preparazione dei club alla sfida (non ottimale per tutte e due le compagini),[80] e non riportarono alcuna partecipazione di camicie nere all'evento.[83]

Milano
9 agosto 1925
Bologna 600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg2 – 0600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png GenoaOfficine Meccaniche
Arbitro:  A. Gama (Milano)

Il trionfo bolognese[modifica | modifica wikitesto]

Il Bologna per la prima volta campione d'Italia.

Fu così che il Bologna, al termine di una battaglia col Genoa durata undici settimane, ottenne l'agognata qualificazione alla finalissima nazionale. Gli emiliani si trovarono a fare i conti con l'Alba Roma, neocampione dell'Italia centrale e meriodionale: i biancoverdi avevano conquistato la vittoria della Lega Sud senza troppi patemi, ancorché tale successo venne viziato da una presunta combine. Gli albini, infatti, avrebbero apparentemente corrotto il portiere della Cavese Pasquarelli in occasione dello scontro diretto fra le due squadre nell'andata delle semifinali interregionali: la sfida terminò 5-0 per i romani e l'estremo difensore campano avrebbe confessato il misfatto soltanto mesi dopo la fine del campionato.[90][91]

In maniera analoga alle precedenti finalissime, i pronostici vedevano come nettamente favorito il Bologna in virtù del divario tecnico che le formazioni settentrionali vantavano quasi sempre su quelle peninsulari. Il primo incontro fra i rossoblù e l'Alba, disputato il 16 agosto allo Sterlino, confermò tale tradizione: i felsinei dominarono il match e si imposero per 4-0, approfittando anche della non perfetta condizione degli avversari, i quali non disputavano partite ufficiali da oltre un mese nella lunga attesa della conclusione della finale di Lega Nord.[92][93]

La partita di ritorno a Roma fu vinta sempre dai bolognesi per 2-0, nonostante una prestazione sottotono;[94] la stampa capitolina, tuttavia, si lamentò per due ipotetici errori arbitrali ai danni dei padroni di casa (un possibile fuorigioco nell'azione della prima rete e la mancata concessione all'Alba di un gol fantasma nel finale di gara).[95] Il Bologna vinse, quindi, il primo titolo nazionale nella sua storia, mentre il Genoa fallì la possibilità di fregiarsi del decimo scudetto. Questo campionato verrà in seguito soprannominato in ambito giornalistico come lo Scudetto delle pistole, in riferimento ai summenzionati fatti di sangue di Torino.[1]

La richiesta genoana di riassegnazione del titolo[modifica | modifica wikitesto]

Nei decenni successivi a tali eventi, vari esponenti e sostenitori del Genoa contestarono a più riprese la regolarità degli spareggi, ritenendo che la Lega Nord avesse sottratto al club ligure la vittoria a tavolino della finale e che il Bologna avesse beneficiato di favoritismi concessi dal regime fascista.[96] I genoani, in particolare, definirono questo torneo il Furto della Stella, ovvero del distintivo che dal 1958 viene attribuito alle squadre italiane ogni 10 campionati vinti.[1] Tifosi e affiliati del Bologna, al contrario, hanno sempre difeso la validità del titolo conquistato, bollando gli assunti dei rivali come frutto di una teoria del complotto e sottolineando che il "Grifone" potrebbe essere oggetto di eguali recriminazioni da parte degli stessi bolognesi (circa la discussa finale settentrionale del 1924).[97] Contestualmente si sono succedute numerose ricostruzioni storiche volte ad asseverare o a confutare, a seconda dei casi, le due tesi contrapposte.[97][96]

Nel 2016 la Fondazione Genoa manifestò la volontà di chiedere alla FIGC la revoca dello scudetto alla compagine emiliana e la riassegnazione al club genovese, intenzione contro cui reagirono le associazioni del tifo bolognese perorando la legittimità del campionato.[47][98] Il 30 ottobre 2018 lo stesso Genoa ha annunciato l'intenzione di domandare alla Federazione di valutare l'assegnazione dello scudetto 1925 ex aequo con il Bologna per le presunte irregolarità avvenute durante i match Lega Nord, dentro e fuori dal campo;[4] a sua volta, la società emiliana ha definito la petizione dei liguri fondata su episodi «non acclarati», nonché un'«aberrazione giuridica» in quanto riferita alla finale di Lega Nord e non alla finalissima nazionale.[5]

Nel corso del Consiglio Federale del 30 gennaio 2019, il presidente federale Gabriele Gravina ha proposto la creazione di una commissione ad hoc che analizzi, con approccio storico-scientifico, sia la richiesta dello scudetto 1925 del Genoa, sia le petizioni di Lazio, Bologna e Torino relative ai campionati 1915 e 1927; l'organo collegiale è stato istituito il successivo 30 maggio e Matteo Marani, il vicepresidente della Fondazione Museo del Calcio, è stato incaricato di coordinare i docenti universitari che lo compongono.[99][100]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Roberto Gotta, Dalla Lazio ai Pompieri, caccia agli scudetti perduti, su Il Giornale, 2 novembre 2018. URL consultato il 2 novembre 2018.
  2. ^ Alessandro Bassi, Lo scudetto delle pistole che il Genoa rivuole dal Bologna: ecco come andò, su calciomercato.com, 1º novembre 2018. URL consultato il 13 settembre 2019.
  3. ^ (EN) Scott Murray, The Joy of Six: shocking refereeing decisions, su The Guardian, 25 settembre 2008. URL consultato il 13 settembre 2019.
  4. ^ a b Marco Liguori, Scudetto 1925: il Genoa chiede alla Figc l’ex aequo col Bologna, su Pianeta Genoa 1893, 31 ottobre 2018. URL consultato il 1º novembre 2018.
  5. ^ a b Fenucci: “Nessuno getti ombre sulla storia del Bologna”, su bolognafc.it, 31 ottobre 2018. URL consultato il 2 novembre 2018.
  6. ^ Le Finaliste del Campionato italiano, "La Stampa", 20 maggio 1924, p. 4
  7. ^ Chiesa, 113-117.
  8. ^ "La Gazzetta dello Sport", 23 maggio 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Seduta del Direttorio del 17 maggio 1924 - Reclamo Torino F.C. (gara Spezia - Torino del 30-3-1924) «Il Direttorio, sentito l'arbitro della gara Spezia-Torino riguardo ai diversi appunti mossi dal Torino nel suo reclamo; considerato che l'arbitro stesso conferma che lo svolgimento e l'esito della gara sono da ritenersi del tutto regolari, per quanto il contegno del pubblico sia stato, in taluni momenti, deplorevole così da costringerlo a sospendere il giuoco per provvedere tre volte agli opportuni richiami ed ammonimenti; sentito anche il Commissario di Campo che conferma in ogni parte l'esposto dell'arbitro; respinge il reclamo del Torino F.C. conferma la delibera della Lega Nord; e rivolge la più severa e solenne ammonizione allo Spezia F.C. richiamandolo al preciso dovere di curare il contegno della propria squadra e del proprio pubblico. Il Pres. del Direttorio E. Pasteur; il Segr. del Direttorio Avv. L. Bianchetti.»
  9. ^ Il resoconto di Vittorio Pozzo, inviato de "La Stampa", 16 giugno 1924: «Il match di ieri fu caratterizzato, e dirò meglio guastato, dallo stato di nervosismo a cui ho alluso più sopra. Per tutta la durata dell'incontro, le tribune, il «parterre», i posti popolari ed il campo furono simili ad un accumulatore elettrico caricato ad altissima tensione; ogni tanto la pressione trovava sfogo in pugilati, schioppettava qua e là in piccoli fuochi fatui, fatui in più di un senso, di invettive, scatti nervosi, pugni, bastonate. Visi congestionati fuori del campo, gesti impulsivi sul campo, ecco il quadro dell'ambiente.»
  10. ^ Il resoconto di Bruno Roghi, da "La Gazzetta dello Sport", 16 giugno 1924: «Ma gli animi nella ripresa si accendono. Il pubblico è nervoso. [...] Dalla parte opposta del campo, Della Valle, venuto a diverbio con uno spettatore in campo, è colpito da un pugno. Il colpitore è espulso e condotto fuori dal recinto. Al quale proposito: non conosciamo i motivi dell'incidente disgustoso.»
  11. ^ Il resoconto di Vittorio Pozzo, inviato de "La Stampa", 16 giugno 1924: «Una vittoria fortunata: una vittoria ottenuta verso la fine del secondo tempo, quando tutto pareva fare pensare ad un match nullo, e quando il Bologna aveva dimostrato nell'insieme delle azioni di essere senza dubbio la migliore squadra in campo. [...] Venne il secondo tempo, ed il Bologna continuò a prevalere. Fu un dominio più netto, più costante, e più meritato; questa volta un dominio che proveniva direttamente dalla migliore qualità nel giuoco di attacco dei petroniani. Tale giuoco a questo punto era convincente ed avvincente in tutto, meno che nel tiro in goal. A metà campo e sino nelle vicinanze dell'area di rigore non c'era che una squadra: la bolognese.»
  12. ^ "La Gazzetta dello Sport", 24 giugno 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 21/22 giugno 1924. Partita Genoa - Bologna del 15 giugno 1924: «Il Consiglio visto il rapporto dell'arbitro, letto il reclamo del Bologna F. C., viste le dichiarazioni del guardialinee sig. Livraghi, del giocatore Della Valle e del sig. Traverso in merito all'incidente occorso sul campo del Genoa; ritenuto che in tale incidente non vi siano gli estremi per l'applicazione dell'art. 15 comma a) del Regolamento Organico, delibera di respingere il reclamo del Bologna F.C. omologando il risultato della gara come segue: Genoa batte Bologna 1-0. Multa di lire 1000 al Genoa per aver permesso l'entrata di estranei nel recinto del campo di gioco; squalifica di quattro mesi come trainer e come giocatore del signor G. B. Traverso, colpevole di avere percosso il giocatore bolognese Della Valle. Il Segretario Lega Nord Olivetti; il Presidente Lega Nord Baruffini.»
  13. ^ Il Genoa campione della Lega Nord, La Stampa, 23 giugno 1924
  14. ^ a b c d e f La burrascosa e controversa partita di Milano, La Stampa, 8 giugno 1925. URL consultato il 17 ottobre 2019.
  15. ^ "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1924, articolo di Bruno Roghi: «[...] Ed ecco al 12’ Della Valle piombare nell’area di De Prà e scavalcare nettamente De Vecchi. Altri due avversari si fanno incontro al bolognese per chiudergli la possibilità di piazzare il tiro. D’un tratto vediamo a terra Della Valle, vittima probabilmente di uno sgambetto. Panzeri accorda il penalty che è tramutato in goal da Pozzi [...]»
  16. ^ "Il Lavoro" di Genova, 24 giugno 1924: «[...] Nel secondo tempo, al 10. minuto, per un fallo di Leale su Della Valle, l'arbitro concede un calcio di rigore e Pozzi ha modo di pareggiare [...]»
  17. ^ "Il Calcio" di Genova, 28 giugno 1924: «[...] Il pareggio è stato merito di Pozzi che al 12° della ripresa ha tramutato in goal un penalty concesso dall'arbitro per avere due genoani nell'area di rigore gettato a terra Della Valle, mentre si apprestava a tirare in porta [...]»
  18. ^ "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1924, articolo di Bruno Roghi: «[...] Abbiamo potuto a tarda ora conferire coll’arbitro Panzeri. Richiesto della ragione per cui esso aveva creduto di sospendere il match, Panzeri ci dichiarò apertamente di aver troncato la partita dato il proprio anormale stato d’animo in seguito alle intemperanze del pubblico.»
  19. ^ "La Gazzetta dello Sport", 4 luglio 1924: F.I.G.C. Seduta consiglio Lega Nord, 2 luglio 1924. Gara finale di I Divisione Bologna - Genoa del 22 giugno 1924: «Si demanda al Consiglio di Lega ogni decisione in merito alla gara».
  20. ^ "La Gazzetta dello Sport", 15 luglio 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 12 luglio 1924. Gara Bologna - Genoa del 22 giugno 1924: «Rilevando una contraddizione nei diversi rapporti dell’Arbitro sopra un punto di grave importanza tecnica, non ritiene di poter prendere una decisione definitiva. Dà quindi mandato alla Presidenza della Lega perché in unione alla CT interroghi l’arbitro onde ottenere un preciso chiarimento, ed affida alla Presidenza stessa l’incarico di decidere poi con pieni poteri su tutto quanto riguarda la gara in oggetto seguendo le direttive all’uopo già indicate dal Consiglio. Le decisioni della Presidenza si dovranno perciò considerare come ratificate in precedenza dal Consiglio. Il Segretario L.N. Olivetti; il Presidente L.N. Baruffini.»
  21. ^ Luca Baccolini, 1001 storie e curiosità sul grande Bologna che dovresti conoscere, 89. Un naufrago in tempesta
  22. ^ Chiesa, 118.
  23. ^ "La Gazzetta dello Sport", 18 luglio 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 16 luglio 1924. Gara Bologna - Genoa del 22 giugno 1924: «La Presidenza della Lega udite, in unione alla C.T., le ulteriori dichiarazioni rese dall’arbitro a chiarimento del punto dei suoi rapporti risultato al Consiglio della Lega impreciso e contraddittorio: tenute presenti le nuove dichiarazioni rese dai guardialinee; visto che dai rapporti arbitrali emerge che la gara non ha potuto avere regolare svolgimento per gravi intemperanze del pubblico; giudica, in relazione alle direttive all’uopo fissate dal Consiglio della Lega, che, in applicazione dell’art. 15 comma a) del Regolamento Organico, sia data partiva vinta al Genoa F.C. per 2 a 0. Al Bologna F.C. è inflitta una multa di lire 500 limitando a ciò la punizione in considerazione che i dirigenti del Bologna si adoperarono ottimamente per evitare incidenti. Il Segretario L.N. Olivetti; il Presidente L.N. Baruffini.»
  24. ^ Il grande Savoia. Archiviato il 19 ottobre 2014 in Internet Archive.
  25. ^ Da "Modena F.C. 1912-2012 - Il bello di cent’anni": «La classifica quel giorno diceva: Modena 29, Casale 27, Genoa, Internazionale e Pisa 25, col Genoa con ben 3 gare da recuperare, contro Pisa, Torino e Spezia. Ai genoani bastavano 5 punti contro avversari demotivati per superare il Modena e arrivare in finale. 5 punti che arrivarono (2-1 sul Pisa, vittoria a La Spezia per 1 a 0 e 0-0 casalingo contro il Toro) e fu uno scandalo. Fu uno scandalo sin dalle motivazioni che concessero al Genoa di poter rinviare le 3 partite: la prima ad essere rinviata fu quella contro il Pisa del 29 marzo: ufficialmente fu rinviata per allagamento del campo, peccato che le due squadre (che all’epoca erano appaiate in vetta a 23 punti) disputassero comunque per il pubblico pagante una partita amichevole. La seconda, contro il Toro, del 5 aprile, fu rinviata per dispensa della Lega Nord perché il Genoa potesse giocare in amichevole contro il Nacional di Montevideo. La terza, come detto, per motivi di ordine pubblico, con ordinanza del prefetto, secondo alcuni perché sugli spalti del Picco c’erano anche alcuni modenesi venuti a controllare la regolarità della partita e quindi con conseguente pericolo di incidenti. Non c’era niente da dire, qualcuno aveva santi in paradiso, qualcuno no.»
  26. ^ Articolo tratto da "Il Lavoro” di Genova, 2 giugno 1925: «Il titolo di Campione d’Italia ancora in palio dopo la seconda finale Il Bologna vittorioso a Marassi per 2 a 1»: «Verso la fine della partita la folla che si assiepava contro la rete metallica dietro alla porta bolognese premette tanto contro la barriera da farla abbattere in avanti. Si notò così una scena curiosissima data da più di un centinaio di persone bocconi sulla griglia, che le une sopra le altre annaspavano tentando di rialzarsi. Per il pronto intervento dei carabinieri e dei dirigenti del Genoa la folla fu respinta e la griglia rialzata. [...] Alla fine della gara un gruppo di scalmanati esasperato dal contegno dell’arbitro tentarono di usargli violenze mentre si ritirava nello spogliatoio. Il pronto intervento del commissario di Marassi dott. D’Alò coadiuvato da alcuni carabinieri e dai dirigenti del Genoa valse a scongiurare il pericolo di più gravi incidenti».
  27. ^ a b c Testimonianza di Giovanni Mauro, arbitro della partita, "Guerin Sportivo" di Torino, 26 giugno 1925, pagina 2: «INTERVISTA CON MAURO [...] IL RAPPORTO ARBITRALE [...] Avevo dichiarato sin dall’inizio che ritenevo la partita impossibile a svolgersi regolarmente, e ne infirmai il risultato – qualunque esso fosse – prima dell'inizio. Fui pregato di comandare l’inizio. Rigettai le responsabilità, formalmente, su Olivetti col quale parlai, e cominciò la danza. Finito il match alle sette e mezza circa mi trovo a piedi su Viale Lombardia. Era logico che il prodigio d'organizzazione leghista facesse mancare una rotabile al povero diavolo che aveva arbitrato. Arrivo a casa alle otto e un quarto. Faccio un bagno, fumo un toscano, e redigo il rapporto. Alle nove e mezza ho finito ed attendo l’arrivo dei signori Zappa e De Martino, giornalisti, che avevo pregato di passare per quell'ora, onde prendere visione del rapporto. Avvenne precisamente così: letto il rapporto ai due colleghi, lo chiusi in busta e provvidi a farlo tenere alla Lega. Poi ho mangiato. Segue il mio riepilogo mentale: "Rapporto: redatto subito dopo la partita con la conclusione di annullamento per irregolarità generali"».
  28. ^ Il resoconto di Bruno Roghi, inviato del "Il Mondo", 9 giugno 1925: «Il match è stato nettamente rovinato dall’organizzazione. La folla si era riversata sul campo del Milan a valanghe, come accade per i match internazionali. La Lega Nord non prevedeva certo tanta marea e la sua impari organizzazione fu di colpo travolta. Non parliamo dei giornalisti, autentici e spuri, che non trovarono neppure l’ombra di un posto riservato; la concessione di entrare in campo e di arrangiarsi a tutti coloro che fossero muniti di tessera stampa creò una edificante babilonia con attacco finale alla tribuna d’onore. I nostri colleghi venuti da fuori rimasero incantati per così benigna accoglienza. In quanto agli spettatori, stufi di tirare il collo, scavalcarono gli steccati in un paio di migliaia e si collocarono in doppia siepe tutto attorno alle linee bianche del campo. Ritenevo che l’arbitro avv. Mauro non avrebbe dato inizio alla partita. Ricordavo quel che era accaduto ad Anversa per la finale Olimpionica Belgio-Cecoslovacchia e l’inopportunità di dar corso alla gara mi pareva lampante. Mauro cominciò quando ai lati e alle spalle delle reti si pigiavano decine di spettatori compromettendo la nettezza della visuale. In queste condizioni di ambiente, si verificò l’episodio che doveva dar luogo ad una lunga sospensione del match e, probabilmente, al ritiro del Genoa dopo i due tempi regolamentari del gioco.»
  29. ^ La cronaca della "Gazzetta dello Sport": «[Mauro] espresse una pregiudiziale sulla regolarità del match, se non si provvedeva a sgomberare il rettangolo posto tra le reti metalliche dalle migliaia di persone che vi si erano assiepate [...] L'arbitro si è deciso a dare inizio alla partita solo dietro le pressioni degli organizzatori ed in considerazione del danno certo che sarebbe derivato alla Federazione dal rinvio della partita, e più ancora per timore che il fatto provocasse tumultuose e gravi manifestazioni da parte del pubblico in gran parte costituito da persone provenienti da lontano.»
  30. ^ La cronaca del "Paese Sportivo": «[...] Per noi la partita è stata regolare dal momento che si è creduto opportuno iniziarla; ma l’atteggiamento dell'arbitro ed il ritiro del Genoa ci fanno sospettare che il campionato di Lega Nord non sia ancora concluso [...] Qualunque altro arbitro, Mauro stesso, se si fosse trovato in simili condizioni in qualsivoglia match di campionato non avrebbe dato vita al giuoco. Oggi invece, per la partita più importante, si è voluto essere meno rigidi, ammettendo in modo non diremmo troppo leggermente, ma certo troppo comodamente il caso di forza maggiore.»
  31. ^ La cronaca di Renzo Bidone in ""Genoa 80º: 1893-1973"": «L’avv. Mauro chiamò i capitani: a De Vecchi e Della Valle disse che si rendeva conto benissimo che le condizioni non erano regolari, ma che tuttavia avrebbe cominciato la partita, perché i dirigenti responsabili dell’organizzazione gli avevano promesso l’arrivo imminente di duecento agenti. Mauro prese impegno che dopo un quarto d’ora, se gli agenti non fossero giunti, avrebbe sospeso la partita.»
  32. ^ a b c Dichiarazione del portiere genoano Giovanni De Prà: «Fuga di Muzzioli, con tiro finale da pochi metri, che riuscii appena a deviare in corner. Fischio di Mauro che accordò al Bologna il calcio d’angolo. A questo punto l’enorme pubblico assiepato dentro il recinto di gioco, appena dietro le righe, invase il campo. Del pubblico faceva parte qualche pezzo grosso della Federazione, quale Leandro Arpinati, alla testa dei tifosi bolognesi, e Mauro, sballottato e minacciato, dopo una lunga quanto inutile discussione, concesse la rete per sedare il tumulto, non senza avere avvertito il nostro capitano De Vecchi di considerare l’incontro terminato in quel momento, e averlo esortato a condurlo a termine per evitare maggiori incidenti.»
  33. ^ a b Dichiarazione del centravanti del Bologna Angelo Schiavio, da "La Gazzetta dello Sport Illustrata", 29 settembre 1979: «Ne sono state dette tante... Sono state fatte sempre delle gran chiacchiere, hanno tirato fuori storie politiche, e persino la storia delle rivoltellate per incrinare la validità del nostro successo che invece fu del tutto legittimo e meritato. Loro vinsero la prima partita allo Sterlino (2-1) e noi la seconda a Genova (2-1). Si rese necessaria la terza partita a Milano, nel campo di viale Lombardia. Due treni speciali ci seguirono (45 lire tutto compreso) ma anche i genovesi erano tantissimi. La folla scavalcò i recinti e si mise seduta lungo le linee: l'arbitro Mauro avrebbe voluto rinviare la partita ma sarebbe successo il finimondo. Prendemmo due gol nel primo tempo e ci buttammo tutti avanti nella ripresa segnando con Muzzioli. I genoani protestarono violentemente asserendo che la palla era entrata dall'esterno, il povero De Prà fece addirittura un buco nella rete per avvalorare tale tesi.»
  34. ^ a b c Il resoconto di Bruno Roghi, inviato del "Mondo", 9 giugno 1925: «Nella ripresa il Bologna, lungi dallo sbandarsi e dal difendersi contrattaccava con estrema vivacità e, dopo un quarto d’ora, segnava il primo goal per merito di Muzzioli. I giocatori si abbracciavano deliranti di gioia e, dopo qualche secondo De Prà raccoglieva il pallone nella sua casa. Ma l’arbitro che in quel mentre si dirigeva verso la rete agitava il braccio in segno di diniego e puntava il dito verso l’angolo del corner. Goal? Corner? La palla è forse uscita dalla linea di fondo? Nell’angolo di tribuna dove io mi trovavo i pareri erano divisi. Per mio conto avevo visto il tiro di Muzzioli, deciso e potente, avevo visto De Prà chinarsi a raccogliere la palla nella rete, non avevo visto la fulminea traiettoria della palla. Il centinaio di spettatori incollati attorno alla rete di De Prà impediva esattamente di cogliere la successione delle fasi di questo episodio. Comunque è mia impressione che Mauro non abbia scolpito col suo gesto la realtà della situazione. Lunghe querimonie. La folla, nella sua immensa maggioranza, dà prova di disciplina ed aspetta gli eventi. Mauro dà qualche segno di voler piantare baracca e burattini. Passano dieci buoni minuti e, com’è naturale, i pareri, le discussioni, le previsioni si incrociano. Alla fine interrogati i guardalinee, Mauro rimette il pallone al centro e ripiglia il match. I genoani non si abbandonano a proteste.»
  35. ^ a b La cronaca di "Avanti!", 9 giugno 1925: «[...] Alla ripresa però il Bologna attaccava e dopo varie alternative al 16.o si verificava l'incidente più importante della giornata. Un pallone tirato da Muzzioli dà l'impressione che sia entrato in goal, ma il pubblico tutto serrato intorno alla rete, impedisce la giusta visione dell'azione tanto più che un piede sconosciuto caccia la palla lontano sulla linea di fondo. L'arbitro annulla il goal provocando un formidabile coro di proteste. Dopo aver interrogato i guardalinee ritorna sulla decisione presa e concede il punto.»
  36. ^ a b La cronaca di "Prealpina Sportiva": «[...] Siamo al momento spasimante del primo goal bolognese: Muzzioli il più veltro dei veltri, nel secondo tempo, con azione impetuosa passa in velocità Barbieri, serra sotto la porta di De Prà; è solo, i compagni di linea sono troppo arretrati; con intuizione fulminea stringe al centro, si porta all'estremo limite e da due metri scocca un tiro poderoso. De Prà con un balzo felino è sopra la palla, ma è inutile; il goal è segnato. La folla è in piedi in un urlo di passione che si ripercuote a lungo; è il 16. minuto. Qui si intromette una nota tragica nel dramma passionale delle anime in pena dei sostenitori. L'arbitro in un primo secco ordine annulla il goal. È la disperazione, la rabbia, il dolore che fanno suscitare un baccano indiavolato che forse si sarà udito a Bologna e a Genova. L'avv. Mauro, che non era vicino all'azione, non ha visto il goal e sembra abbia avuto impressione che la sua marcatura fosse irregolare perché provocata dalla presenza del pubblico che si assiepava sulla linea di fondo del campo. Sono 13 minuti di passione per le migliaia di bolognesi presenti; alla fine dopo consultati i due guardia linee, gli arbitri Terri e Frezzi, il goal è concesso.»
  37. ^ a b La cronaca del "Corriere dello Sport": «Della Valle passa a Muzzioli, la coraggiosa ala supera in velocità i due diretti avversari, stringe sul goal, segna. Entusiasmo, abbracci. Ma Mauro non concede il punto. Il pubblico bolognese e milanese urla. L'arbitro, che non si sa perché voleva concedere un corner, dopo vari minuti di discussione coi giocatori si decide a interpellare i segnalinee, che ambedue ritengono valido il punto. Il gioco riprende dopo 13 minuti di neutralizzazione.»
  38. ^ a b c La cronaca della "Gazzetta dello Sport": «Al 16’ Muzzioli stringe sul goal e spara da pochi passi. Vediamo un gesto di disperazione di Della Valle, mentre De Prà rimane inebetito e altri giocatori bolognesi abbracciano Muzzioli. È goal o no? Il pallone è nella rete, ma il pubblico vicino alla porta tumultua ed alcuni mostrano la rete smossa e strappata. Mauro accenna a far battere il corner, ma è stretto da tutte le parti. Giocatori e spettatori gli si affollano intorno. Dopo due tentativi di lasciare il campo, l’arbitro si decide a far mettere la palla in campo. Il gioco riprende dopo 14’ di interruzione [...] In merito al tanto discusso goal di Muzzioli, l’avv. Mauro ci ha dichiarato di non averlo visto entrare. Il pallone ha avuto dei rimbalzi inspiegabili. Comunque lui, arbitro, non lo ha visto entrare in porta, e non avrebbe concesso il goal neppure dietro il parere favorevole del guardalinee. Tenuta presente la sua pregiudiziale sull’irregolarità dell’incontro, ha concesso il punto reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e non ha sospeso la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l’ha pregato di portare a termine il match.»
  39. ^ a b c La cronaca del "Paese Sportivo": «L'arbitro in un primo tempo non ha concesso il goal. Attorno alla rete di De Prà si è formato un tumultuoso comizio al quale ad un certo punto ha partecipato la folla accalcata attorno al goal con un tentativo di evasione. A noi, naturalmente, non poterono giungere le parole scambiatesi dalle parti contendenti nell'accalorata discussione, ma esse non devono essere state troppo cortesi se ad un certo punto l’arbitro si è incamminato verso l’uscita del campo. Poiché l’incidente era scoppiato sotto il goal situato dalla parte opposta dell’uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l’atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare il cammino. Fermatosi quindi, sempre attorniato dai giocatori, si consultava coi due segnalinee e dopo nuove animate discussioni concedeva il goal. Da notare che negando il goal l’arbitro aveva accennato col gesto che la palla venisse portata nel corner e durante tutta la discussione un milite ivi la tenne in attesa che il calcio d’angolo venisse tirato [...] L’arbitro, parlando con alcuni giornalisti dopo il match, affermava che non aveva visto il goal e che l’aveva concesso solamente dopo il parere favorevole dei due segnalinee. Noi abbiamo già detto che in un primo tempo aveva negato il goal, accennando col braccio teso al corner. Egli aveva dunque visto bene.»
  40. ^ a b La cronaca del "Giornale di Genova": «Una discesa sulla sinistra del Bologna, culminata da un tiro di Baldi, è frustrata da una splendida parata di De Prà che manda il pallone sulla linea di fondo. Ma uno spettatore respinge in gioco il pallone che, raccolto da Muzzioli, viene proiettato nella rete genoana. I supporters del Bologna reclamano il goal. L'avv. Mauro dapprima si oppone alla concessione del punto con palesi segni di diniego. Crescendo sensazionale delle proteste del pubblico. La sospensione del gioco si protrae a lungo. L'avv. Mauro dopo 15' d'interruzione, convalida il goal [...] Questa cornice esplose nella ripresa alla prima occasione fornita dal diniego dell’arbitro per l'azione già descritta, con evidente nocumento sulle decisioni che Mauro doveva rendere in merito. Infatti, egli negò che il goal fosse stato segnato, e lo concesse solamente dopo un quarto d'ora di discussioni anche violente ritornando – non sappiamo se deliberatamente o no – sulla sua prima decisione. Mauro negò subito che il famoso goal fosse stato segnato. Lo negò recisamente e replicatamente.»
  41. ^ Da "La stella negata al grande Genoa" di Giancarlo Rizzoglio, De Ferrari Editore, 2018: «E chi può essere allora 'questa persona facente parte della presidenza federale?' Semplice: un vice presidente federale. Il nome? Eccolo: Leandro Arpinati, per il quale, come vedremo, è testimoniata con assoluta certezza la sua presenza sugli spalti in questa burrascosa finale.»
  42. ^ Annuario italiano giuoco del calcio Pubblicazione ufficiale della F.I.G.C. Vol. II – 1929, pagina 48: «Le assemblee delle Leghe e l’Assemblea Generale del Luglio - Agosto 1924. Le elezioni alle cariche federali diedero i seguenti risultati: Consiglio Federale: Presidente: comm. Avv. Luigi Bozino; Vice Presidente: cav. Uff. Mario Ferretti; Segretario: Vogliotti geom. Eugenio; Cassiere: Levi Salvatore; Consiglieri: Tergolina Enrico, dott. Mario Argento, Oliva prof. Luciano; Sindaco: Silvestri rag. Enrico.»
  43. ^ "La Stampa", 11 agosto 1924, pagina 2: «FOOT-BALL L’assemblea ordinaria della F.I.G.C. All’unanimità Torino viene proclamata nuova sede della Federazione. Si procede poi all’elezione del nuovo Consiglio federale il quale risulta così composto: Presidente avv. Bozino, voti 148: Vice-presidente Ferretti 88; Segretario Vogliotti 134; Cassiere Levi 141 ecc.».
  44. ^ "L’Arbitro", numero 5 maggio-giugno-luglio 1925, pagina 12: «MARIO FERRETTI. Vice-presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’Arbitro illustra uomini cui sono affidate eminenti cariche federali, intendendo svolgere, anche con questo mezzo, il programma di propaganda e di educazione calcistica da cui ha tratto le ragioni della sua stessa esistenza. Il cav. Mario Ferretti, presidente dell’Unione Sportiva Novese, e Vice presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio è in Italia, da quattro anni, l’uomo più osservato, più seguito, più discusso in questo campo sportivo».
  45. ^ Dichiarazione del dirigente del Bologna Enrico Sabattini: «Posso testimoniare che l'onorevole Arpinati non scese in campo per imporre all'arbitro Mauro di convalidare il gol di Muzzioli, per la semplice ragione che egli si trovava in tribuna centrale. Io gli ero poco distante e posso assicurare che lasciò la tribuna soltanto quando ebbe termine la partita per il rifiuto opposto dal Genoa a disputare i tempi supplementari. In nessun giornale dell'epoca e in nessun ambiente mai si scrisse o si asserì che l'On. Arpinati fosse quella domenica in mezzo al campo.»
  46. ^ Alberto Polverosi – Enciclopedia dello Sport (2002), ARPINATI, Leandro, su treccani.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  47. ^ a b Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 1: Bologna-Genoa 1925, la genesi della grande ingiustizia, su pianetagenoa1893.net, 9 agosto 2015. URL consultato l'11 dicembre 2017.
  48. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 2: Bologna-Genoa 1925, il gol fantasma di Muzzioli, su pianetagenoa1893.net, 15 agosto 2015. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  49. ^ Dichiarazione del capitano genoano Renzo De Vecchi: «Schiavio metteva in rete mentre Pozzi tratteneva per la maglia il nostro portiere [da notare che De Vecchi confonde l'autore della rete col presunto responsabile del fallo, ndr]: il gol fu concesso ed il pareggio raggiunto dal Bologna.»
  50. ^ La cronaca de "Il Lavoro" di Genova, 9 giugno 1925: «Al 32° nuovo goal bolognese. Muzioli, combinando in modo preciso con Perin e Schiavio, arriva sotto alla rete di De Prà. Spetta al piccolo Pozzi di portare a due i punti per il Bologna.»
  51. ^ La cronaca de "Il Piccolo" di Genova, 8 giugno 1925: «Per alcuni minuti la partita continuava con alterne vicende e con fasi pericolose per entrambi i goals fino al 50’ in cui il Bologna giungeva al pareggio in seguito ad una nuova fuga di Muzzioli e tiro conseguente di Della Valle che De Prà parava ma non in modo da impedire a Pozzi sopraggiunto in corsa di raccogliere e di segnare.»
  52. ^ La cronaca de "La Gazzetta dello Sport", 8 giugno 1925: «Il Genoa si difende con la consueta precisione. I suoi mediani danno segno di stanchezza pur battendosi bene. Rimane salda la barriera Bellini - De Vecchi. La quale però è battuta da una fuga di Muzzioli che centra raso terra. Pozzi raccoglie a pochi passi e segna il pareggio al 37.o minuto.»
  53. ^ Renzo Bidone, "Il Piccolo" di Genova – 8 Giugno 1925: «Per alcuni minuti la partita continuava con alterne vicende e con fasi pericolose per entrambi i goals fino al 50’ in cui il Bologna giungeva al pareggio in seguito ad una nuova fuga di Muzzioli e tiro conseguente di Della Valle che De Prà parava ma non in modo da impedire a Perin sopraggiunto in corsa di raccogliere e di segnare. Al 60’ minuto quest’azione si ripeteva e si concludeva con un nuovo goal di Della Valle ma l’arbitro annullava il punto per fallo del capitano bolognese su De Prà che giaceva a terra contuso provocando una nuova sospensione di giuoco durata cinque minuti.»
  54. ^ La cronaca del "Paese Sportivo": «Si rilevava poi che se era intendimento di Mauro di far annullare il match, egli avrebbe potuto benissimo allontanarsi dal campo al termine dei due tempi regolamentari [...] Gama [collega di Mauro] interrogato dopo il match diceva: "Ho l'impressione che il match sia terminato dopo il primo goal del Bologna". Si ricorda a questo proposito una circolare dell'Aia già a suo tempo criticata. Può darsi che Mauro visto il contegno di alcuni supporters, contegno punto rassicurante, e fiutato l'ambiente abbia concesso il goal col proposito di far annullare poi l'incontro [...] Ma i giocatori rosso-bleu [del Genoa] uscivano dal campo troppo lieti e sorridenti per poter far pensare ad una loro irrimediabile sconfitta. Davano l’impressione di essere sicuri del fatto loro. Alla stazione poi alcuni giuocatori confessavano che non si erano più presentati in campo perché tanto l’arbitro aveva loro garantito che il match sarebbe stato annullato.»
  55. ^ Da "La Gazzetta dello Sport", 9 giugno 1925: Profonda impressione a Genova - Il reclamo del Genoa F.C. «Le notizie sull'andamento e sull'esito della finalissima di campionato hanno prodotto una ben dolorosa impressione nell'ambiente genovese [...] Dopo le tante trepidazioni, i vivaci commenti della serata di domenica, i giornali di stamane sono andati a ruba tra la folla smaniosa di conoscere dal giudizio dei critici il vero andamento del match e sopra tutto i veri motivi che hanno suggerito la condotta del Genoa. La decisione di non rientrare in campo per i supplementari era stata presa dai dirigenti [del Genoa] in pieno accordo col capitano De Vecchi – del quale ognuno conosce ed ammira l’equilibrio e la serenità sportiva – e costituisce la più tranquillizzante garanzia della ponderatezza del gesto, ad ogni modo a chiarire meglio la situazione di fronte a qualche parere più o meno interessato, abbiamo voluto assumere direttamente presso la società genovese informazioni che ci permettono di esporre il punto di vista genoano in tema del disgraziato match e del ritiro della squadra. Il Genoa impugna categoricamente il primo gol bolognese, cui avrebbe partecipato qualche anonimo del pubblico assiepato dietro la rete e che avrebbe in essa introdotto la palla dopo che De Prà l’aveva deviata in corner. Il Genoa si riferisce e richiama in proposito la decisione dell’arbitro che non concesse il goal se non dopo lunghe tergiversazioni e pressioni della folla. Interrogato a partita ultimata l’arbitro dai dirigenti del Genoa, questi, sempre a detta del Genoa, avrebbe riconfermato la sua decisione, che cioè il punto non era valido: motivo per cui i dirigenti stessi, compreso il capitano della squadra, esposero chiaramente il loro punto di vista, che cioè essendo assodata la nullità di un punto essi si ritenevano vincitori, motivo per il quale si rendeva per essi inutile la disputa delle riprese supplementari. Aggiungevano inoltre che essi non intendevano rientrare in campo neppure sotto riserva per non dar luogo ad equivoche interpretazioni. Il Genoa protesta inoltre vivacemente contro il contegno del pubblico e contro il gioco dei bolognesi. Tutto ciò costituisce la base del reclamo assai diffuso inoltrato dal club ligure presso gli enti federali.»
  56. ^ Da "La Gazzetta dello Sport", 10 giugno 1925: Quel che si dice a Bologna: «Bologna ha tributato ai suoi campioni reduci da Milano le accoglienze più calorose ed entusiastiche [...] Naturalmente intorno alla partita di Milano i commenti sono vivissimi e a Bologna si può anzi dire che non si parli d'altro [...] Nell'«entourage» del Bologna si afferma che la validità del goal di Muzioli è indiscutibile: i due guardialinee e gran parte del pubblico ne sarebbero testimoni. Importanza fondamentale viene qui attribuita al «forfait» del Genoa. Una squadra ritirandosi, secondo la tesi bolognese, perde il diritto di reclamare. La notizia che il Genoa ha reclamato ha raddoppiato i commenti e intensificato le discussioni. Comunque le decisioni dei poteri federali si attendono qui con serena fiducia.»
  57. ^ Fonogramma. Milano, lì 7/6/1925 ore 24. Provenienza questura Centrale. Trasmette Claudio. Riceve Sabbatini. ILL/mo Signor Prefetto. MILANO N° 3873: «Questa sera con treni speciali sono partiti per Bologna e Genova circa 2000 sportsmen qui giunti stamane per partecipare alla gara di FOOT BALL al campo sportivo di Viale Lombardia. Alla partenza ordinaria per Genova ore 20/45, un gruppo degli sportsmen che si trovavano sul treno speciale per Bologna si è recato al suddetto treno per Genova ed in seguito a vivace discussione sulla gara odierna, alcuni di detto gruppo si sono presi a pugni con altri sportsmen del treno di Genova. Il pronto intervento di questi Agenti ed alcuni militi ferroviari ha impedito che l’incidente avesse ulteriori incidenti.»
  58. ^ "Guerin Sportivo", 11 giugno 1925, pagina 5: «Neanche se li avessero combinati a posta per far succedere qualche incidente, non avrebbero potuto far arrivare i "treni speciali" di Genova e di Bologna più contemporaneamente di quanto avvenne domenica scorsa a Milano. Al mattino, verso le undici, cotesti convogli giunsero in Stazione quasi allo stesso minuto ed alla sera "bis in idem". Avvenne che fin dall’arrivo cominciarono le prime beghe perché i supporters bolognesi avevano scritto sui vagoni dei loro due treni delle frasi di dileggio pei genovesi, e questi a loro volta (ah, la telepatia!) avevano tracciato col gesso delle grandi scritte dello stesso sapore a carico degli avversari. Gli uni accusavano gli altri, pretendendo che cancellassero le rispettive scritte, ma nessuno voleva assumersi il ruolo del provocatore tanto più che non si sapeva come sarebbe finito il match. Alla sera, dopo l’infausta giornata – infausta soprattutto per la "Lega Nord" e per l’arbitro – i due "speciali" ed il normale per Bologna, e lo "speciale" ed il normale per Genova si fiancheggiavano in Stazione, dimodoché intercorreva fra quei gabbioni di matti non più di un metro, distanza insufficiente per evitare eventuali corti circuiti. Conseguenza logica: scambio nutrito di invettive, battibecchi, pugilati, ostentazione di rivoltelle, qualche arresto... Se non avvenne nulla di veramente grave non fu certo per merito dell’autorità politica né di quella sportiva, ché l’una e l’altra non avevano neppur pensato che fra quei tremila esagitati "supporters" potesse succedere l’irrimediabile...»
  59. ^ a b L'analisi del "Paese Sportivo" (11 giugno 1925): «[...] Pare che egli [Mauro] intenda piuttosto richiamarsi alla pregiudiziale fatta ante-match, ma noi abbiamo già detto che non può essere sufficiente da sola ad annullare l'esito dell'incontro. D'altronde c'è il ritiro del Genoa che illumina la situazione. De Vecchi non avrebbe ritirato i suoi uomini se avesse dovuto fare assegnamento unicamente sulla pregiudiziale di Mauro. Egli ha potuto quindi contare su qualche dichiarazione assai più precisa, dichiarazione che non può essere se non quella della nullità del goal [...] Qui si cade sotto le precise disposizioni dell’art. 18 [...] È evidente quindi che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando allo stesso tempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla [...] indubbiamente l'atteggiamento incerto dell'arbitro ha maggiormente complicata una situazione che non era già troppo chiara. Siamo a questo, che la partita non potrebbe essere annullata per la semplice pregiudiziale dell'arbitro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'art.18 [...] E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art.18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita [...] Occorreva parlare ben chiaro, e dichiarare che l'incontro, date le condizioni di irregolarità in cui avrebbe dovuto svolgersi, avrebbe avuto carattere amichevole. Le squadre almeno avrebbero potuto regolarsi. La riserva di Mauro quindi non la comprendiamo. Non solo, ma non può avere a nostro avviso nessun valore. Iniziato senza la premessa del suo valore ufficiale, il match per quanto riguarda le condizioni di ambiente deve essere riconosciuto valido.»
  60. ^ a b Il commento della "Gazzetta dello Sport" (30 giugno 1925): «La Lega Nord quale ente disciplinatore dei campionati, non poteva non risentire le conseguenze della propria colpa d'imprevidenza, ma non è equo e legittimo lo stato d'accusa nel quale la Lega fu collocata quasi che l'organizzazione della finalissima rappresenti l'ultimo ed il più grave di una serie di malefatti ed errori [...] Ognuno avverte quanto sia pericoloso ed inaccettabile sportivamente dare inizio ad un match con una tacita pregiudiziale d'irregolarità: tacita sia pure nei riguardi delle squadre in campo. L'irregolarità, a nostro avviso, deve essere relativa e scaturisce da un fatto specifico impreveduto ed imprevedibile che si manifesti nel corso di una partita, non già da un complesso di fatti che preesistono al match.»
  61. ^ a b Il commento del "Paese Sportivo" (2 luglio 1925): «Riteniamo per esempio che per poter risolvere degnamente il non facile problema si sia un po' calpestato il regolamento. Non si poteva fare altrimenti, d'accordo, ma l'esperienza ormai avrà insegnato a tutti, quindi anche a Mauro, che a certe pregiudiziali non si dovrà più ricorrere per l’avvenire. È cosa troppo comoda e si presterebbe a convalidare soprusi ed ingiustizie [...] Dire a due squadre giunte alla fine di un match duro che la loro fatica è stata perfettamente inutile perché l'incontro non aveva alcun valore ufficiale, può essere considerato, nel migliore dei casi, una beffa bella e buona.»
  62. ^ Da "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1925: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Consiglio Lega Nord - Seduta del 20-21 giugno 1925. Gara Genoa - Bologna del 7 giugno '25. — «Il Consiglio della Lega, in base alle precise dichiarazioni rese dall'arbitro così nel suo rapporto come nelle successive delucidazioni, affermanti doversi ritenere irregolare la partita per le gravi condizioni di ambiente e di costante parziale invasione di campo in cui essa si svolse, condizioni sempre aggravatesi dall'inizio della gara; pur non potendosi astenere dal considerare che ben altro svolgimento la partita avrebbe potuto avere se l'arbitro si fosse rifiutato di iniziarla prima che il campo fosse stato completamente sgombrato anche mediante l'espresso preciso invito che avrebbe dovuto essere diretto e ai capitani delle due squadre e ai dirigenti delle due società; delibera di non omologare la gara in oggetto e ne ordina la ripetizione per il giorno 5 luglio sul campo della U.S. Livorno. Si astiene infine di prendere provvedimenti contro la squadra del Genoa Club, che si allontanò dal campo quando l'arbitro vi era ritornato per iniziare le riprese supplementari: e ciò per le speciali imprevedibili e in quel momento irrimediabili condizioni di ambiente. Il Consigl. Presidente della riunione Avv. Giorgio Campi.»
  63. ^ Da "La Gazzetta dello Sport" del 2 luglio 1925: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Seduta consiglio Federale - Torino - 27 giugno 1925. — «4. Reclami: «Bologna F.C.» e «Genoa F.C.» (gara «Bologna - Genoa» giocatasi a Milano il 7 giugno '25. Il Consiglio Federale esaminati i reclami avanzati dal «Bologna F.C.» e dal «Genoa F.C.» avverso la delibera del Consiglio Lega Nord del 20 giugno 1925; sentiti il Presidente di Lega Nord, il rappresentante del «Bologna F.C.» e l'arbitro della gara; in assenza del rappresentante del «Genoa F.C.» regolarmente invitato; considerato che dal rapporto dell'arbitro, confermato verbalmente in ogni sua parte, è risultato che la gara si svolse in modo non regolare e che anzi le irregolarità di essa andarono successivamente accentuandosi in modo che era preclusa all'arbitro, per sua formale ed esplicita dichiarazione, la possibilità di assolvere il proprio compito; Delibera: a) conferma la decisione di Lega Nord per quanto riguarda l'annullamento della gara predetta; b) infligge al «Genoa F.C.» la multa di L. 1000 (mille) da pagarsi entro il 4. Luglio p.v., per l'atto di indisciplina commesso dalla propria squadra per non essersi presentata in campo per l'inizio dei tempi supplementari; c) considerato che il campo dell'U.S. Livorno non ha capienza sufficiente per la prevedibile affluenza di pubblico; preso atto che le società gareggianti interessate hanno fatto esplicite dichiarazioni in proposito; d) dispone che la partita debba ripetersi a Torino il 6 luglio p.v. alle ore 16,30 sul campo della «Juventus F.C.». La organizzazione sarà curata dalla Presidenza di Lega Nord d'accordo col Comitato Esecutivo Federale. Di conseguenza respinge i reclami avanzati dalle società ricorrenti incamerandone le relative tasse. In considerazione poi delle speciali condizioni in cui sono venute a trovarsi le società: «Bologna F.C.» e «Genoa F.C.» per la ripetizione della gara; il consiglio federale delibera, in via eccezionale, di corrispondere ad entrambe una percentuale del 20 per cento cadauna sul provento netto dell'incasso. Il Consiglio Federale delibera inoltre di assegnare una percentuale del 20 per cento in contributi ad Enti sportivi che designerà in una prossima seduta. Il Segretario Gen. Vogliotti. Il Presidente Bozino.»
  64. ^ La Stampa, 12 luglio 1925, p. 7.
  65. ^ La Stampa, 19 luglio 1925, p. 4.
  66. ^ Racconto del dirigente bolognese Enrico Sabattini alla "Gazzetta dello Sport" in occasione del settantesimo anniversario di nascita del Bologna: «L'11 luglio la Presidenza Federale e la Presidenza della Lega Nord si riuniscono congiuntamente a Torino ed invitano alla seduta i rappresentanti delle due società. Per il Bologna mandano me, ma mai viaggio fu più inutile. Appena entro nella sala del Consiglio, unitamente al rappresentante del Genoa avv. Bianchi, ci viene letto un comunicato (già stilato e già passato alla stampa) nel quale "la Presidenza Federale esprime al Genoa il suo più profondo dolore per l'atto criminoso cui i suoi sostenitori sono stati fatto segno alla stazione di Torino ed invita il Bologna ad intensificare le indagini per la ricerca dei colpevoli". Poi inizia fra l'avv. Bozino, Presidente della F.I.G.C. l'avv. Bianchi e me, un lungo dibattito nel quale ognuno sostiene la propria tesi, ma si tratta di una discussione prettamente accademica, perché le decisioni erano già state prese al di fuori dell'intervento delle parti e senza aver svolto nemmeno una parvenza di inchiesta. La Presidenza stabilì inoltre che la finalissima si sarebbe dovuta svolgere a Torino, a porte chiuse, domenica 19 luglio. Ma intanto due fatti nuovi venivano a complicare le cose: da una parte la Questura di Torino, per motivi di ordine pubblico, proibiva l'effettuazione della partita e dall'altra il Consiglio Direttivo del Bologna faceva suo e presentava alla F.I.G.C. un ordine del giorno votato dall'Assemblea dei soci svoltasi nel frattempo, con il quale si addossava ai sostenitori del Genoa la provocazione dei noti incidenti.»
  67. ^ La delibera del Consiglio Federale del 18 luglio 1925: «Il C.F. non consente che deprecazioni qualsiasi possano essere presentate da società federate di qualunque rango avverse le decisioni delle superiori autorità federali", faceva seguire i fulmini: "ingiunge al Bologna F.C. per le trasgressioni di cui sopra di presentare entro il 31 corrente le più ampie scuse al Consiglio Federale e al Consiglio della Lega Nord per l'ordine del giorno a firma del Presidente del Bologna; di sconfessare pubblicamente l'ordine del giorno approvato nell'assemblea dei soci, mentre infligge la multa di L. 5000 da versarsi entro il 31 corrente; ordina inoltre al Bologna F.C. di rendere note entro il detto termine le risultanze delle indagini di cui all'ultimo comma del precedente comunicato e con certezza che esse siano tali da identificare i colpevoli; richiama il Bologna F.C. ad una scrupolosa e vigile osservanza di tutti quei doveri disciplinari che le norme regolamentari prescrivono e lo diffidano perentoriamente a porre fine senza indugio a queste sue manifestazioni di palese rivolta contro i deliberati federali, con la riserva di prendere nei suoi confronti, qualora le Ordinanze federali non fossero eseguite, le più gravi punizioni stabilite dall'art. 22 dello Statuto Federale; delibera infine di rimandare ogni deliberazione relativa alla effettuazione della finalissima di campionato a dopo il termine più sopra perentoriamente fissato e cioè dopo il 31 luglio.»
  68. ^ "La Voce Sportiva", 24 luglio 1925: «Chi ha giudicato Il Bologna F.C. Bozino – PIEMONTESE. Ferretti – LIGURE. Vogliotti – PIEMONTESE. Levi – PIEMONTESE. Oliva – PIEMONTESE. Tergolina – LIGURE. Silvestri – LIGURE. Se lo ricordino le Società chiamate ad eleggere le nuove cariche federali.»
  69. ^ "La Gazzetta dello Sport", 20 luglio 1925, pagina 3: «Anche in merito alle dichiarazioni che avrebbe fatto il rappresentante del Bologna in seno al Consiglio Federale nella seduta di Torino esiste una profonda divergenza fra il comunicato federale e la seguente dichiarazione che ci viene comunicata dal sig. Sabattini: "Il sottoscritto quale rappresentante del Bologna F.C. presso il Comitato esecutivo nella seduta dell’11 corr., visto l’ultimo comunicato del Consiglio federale nel quale si legge che il rappresentante suddetto non avrebbe fatto cenno di sorta alle gravi provocazioni commesse dai sostenitori genoani alla stazione di Torino, riconoscendo lealmente la entità e l’estrema gravità dell’atto deprecato da cui intese svellere soltanto l’aggravante della premeditazione, smentisce recisamente detta affermazione essendo invece rispondente a verità che di tale provocazione egli in seduta fece oggetto di particolare esposizione e discussione in contraddittorio coll’avv. Bianchi e sig. Marengo, rappresentanti del Genoa; discussione che essendosi fatta alquanto vivace venne interrotta dal comm. Bozino che senz’altro licenziava tutti e tre i disputanti."»
  70. ^ La cronaca del "Paese Sportivo" (23 luglio 1925): «Bisogna rileggere attentamente il primo comma dell'ordine del giorno, laddove il Consiglio Federale "insorge sdegnosamente contro l’inopinato tentativo esperito dal direttorio del Bologna F.C., di fare cioè apparire l’atto criminoso compiuto da alcuni suoi sostenitori quale una ritorsione a pretese provocazioni d’eguale gravità che si vorrebbero commesse dai sostenitori del Genoa [...]“ In un ordine del giorno votato da una assemblea dei soci del Bologna si lanciava il grido pieno di minaccia: "La misura è ormai colma". È il frasario di moda. Colma di che? Si parlava di ingiustizie perpetrate dalla Federazione a danno del Bologna. Si accennava, per esempio, alla scelta del campo neutro di Torino, allo scopo, si diceva, di favorire il Genoa e danneggiare il Bologna; si rammentava il forfait "scandalosamente perdonato" nella partita di Milano, ignorando, o fingendo di ignorare, che la Federazione fu costretta a deliberare in base al referto di Mauro; si faceva colpa alla Federazione dell'interruzione di 15 giorni per l’ultima finale, interruzione che avrebbe dovuto servire a rifare le forze del Genoa. Questi i tre formidabili capi d’accusa. E si terminava ammonendo solennemente Lega e Federazione per l’atto di "farisaica e mal celata partigianeria" commesso. L’ordine del giorno del direttorio del Bologna non era che la conseguenza di questa eccezionale montatura.»
  71. ^ La cronaca del "Paese Sportivo" (26 luglio 1925): «A Bologna si fanno comizi e si inveisce contro la Federazione con un frasario che tanto per intenderci possiamo definire eccessivo [...] L'ordine del giorno votato nel comizio bolognese di lunedì scorso sarà certamente deplorato da quanti hanno senso di responsabilità ed equilibrio mentale. Non è con le parole grosse e offensive che si può sperare di uscire decorosamente da una situazione difficile e delicata [...] Quali risultati dunque si sperano dai comizi e dalle parole forti? [...] La tempesta è sorta in seguito alla deliberazione presa dal Comitato Esecutivo Federale nella seduta di Sabato 12 luglio. Ripetiamola nel suo testo integrale: "Il Comitato Esecutivo, mentre esprime al Genoa Club il suo più profondo dolore cui i suoi sostenitori sono stati fatti segno alla stazione di Torino, invita il Bologna ad intensificare le certamente già iniziate indagini per la ricerca dei colpevoli, riservandosi di prendere ulteriori provvedimenti qualora a questa doverosa ricerca non si provveda con la necessaria diligenza" [...] A questa ingiunzione il Bologna si è ribellato. Tutti gli sportivi sereni possono facilmente rilevare che si è ribellato a torto. È da notare che nessun provvedimento la Federazione aveva creduto di prendere a carico del Bologna. Essa esigeva unicamente la ricerca dei colpevoli ed affidava questa ricerca allo stesso Bologna. Dov’è l’offesa? [...] Dalla capitale emiliana si rispose con un ordine del giorno che era uno squillo di tromba. Si cominciò a parlare di provocazioni avversarie e di revolverate che sarebbero partite dal treno dei genoani. È da rilevare che questa accusa lanciata contro gli avversari giungeva con almeno otto giorni di ritardo. Lo stesso rappresentante del Bologna nella riunione del Comitato Esecutivo non vi aveva fatto cenno [...] Può una Federazione lasciarsi deplorare da una società dipendente? L'errore del Bologna è tutto in questa assoluta mancanza di forma. Il Consiglio Federale avrebbe accolta e serenamente vagliata qualunque protesta purché redatta con uno stile che rivelasse deferenza e rispetto. Si è ribellato invece, e non poteva fare diversamente di fronte alle affermazioni ingiuriose ed al tono chiaramente offensivo [...] noi non vediamo come il Bologna possa sperare di trarre profitto da un atteggiamento di rivolta. Di più, non si trova giustificazione di un simile atteggiamento.»
  72. ^ a b Michele Smargiassi, Il Duce, il Genoa e la stella scippata, su la Repubblica.it, 27 novembre 2008. URL consultato il 14 giugno 2018.
  73. ^ a b Giancarlo Rizzoglio, ESCLUSIVA PG. Ecco la prova che condannò il Genoa allo spareggio farsa del 1925, su pianetagenoa1893.net, 12 aprile 2016. URL consultato il 19 ottobre 2019.
  74. ^ a b "La Gazzetta dello Sport, 28 luglio 1925 - Comunicato della assemblea Lega Nord (26 luglio 1925):«L'ordine del giorno Malvano per la questione Bologna - Federazione e finale Genoa - Bologna è del seguente tenore: «Le Società calcistiche della Lega Nord riunite in assemblea: constatando con grande rammarico le contingenze varie e dolorose che hanno conturbato le ultime competizioni del campionato italiano Lega Nord - competizioni che hanno però reso più manifeste e brillanti le magnifiche qualità tecniche e volitive delle due squadre finaliste, degnissime entrambe del titolo di campione; constatando che l'attuale situazione è tale da poter portare come conseguenza un arresto gravissimo nella vita calcistica italiana; desiderando che venga dalla solenne assemblea qui adunata il gesto che indichi a tutti la onorevole e dignitosa via di uscita nel passo difficile e pericoloso, facendo risuonare ben alta la voce sportiva che ogni altra ricopra e su tutte prevalga; formalmente e appassionatamente invita i due club finalisti a dichiarare nulli e non aventi tutti i comunicati pubblicati in merito alla finale Genoa - Bologna; rivolge vivissima preghiera alla F.I.G.C. perché al fine supremo della concordia e dello sport voglia prendere in considerazione i seguenti desiderati: a) restino sospese tutte le deliberazioni prese a carico del Bologna; b) venga eseguita una inchiesta sul doloroso incidente avvenuto per dar modo alle parti interessate di presentare quegli ulteriori chiarimenti che ritenessero opportuni; c) venga immediatamente, e indipendentemente dall'inchiesta, disposto perché si disputi la finalissima del campionato in sospeso. L'ordine del giorno è stato votato per acclamazione.»
  75. ^ L'assemblea della Lega Nord a Parma, La Stampa, 27 luglio 1925, p. 3.
  76. ^ L'assemblea della Lega Nord, La Stampa, 21 settembre 1925, p. 2.
  77. ^ Comunicato del Consiglio Federale (2 agosto 1925): «[...] preso atto con vivissimo compiacimento dell’apertura e sincera riappacificazione avvenuta tra le due nobilissime società federate entrambe degne del titolo ed entrambe benemerite dello Sport Nazionale [...] all’unanimità delibera [...] di proporre alla prossima Assemblea Federale l’abrogazione della sanzione punitiva inflitta al Bologna F.C. nella seduta del 18 luglio 1925 per l’atto di indisciplina che provocò la sanzione stessa.»
  78. ^ La Stampa, 4 agosto 1925, p. 4.
  79. ^ La Stampa, 9 agosto 1925, p. 4.
  80. ^ a b c Articolo tratto da "La Gazzetta dello Sport", 8 agosto 1925 - «Ridda di enigmi - Rotto l'equilibrio delle cautele reciproche, il match ha dunque in sè tutte le ragioni logiche per concludersi con un vincitore. Quale? Occorrerebbe saper rispondere, prima, a un'altra domanda: cosa hanno fatto le due squadre nel mese occupato dall'aspra campagna dei supporters? Hanno lavorato? E con quale intensità? I trainers hanno tenuto sottomano i giocatori? Mistero. Uscite di allenamento non sono mancate nè allo Sterlino nè a Marassi. I genoani hanno sgranchito le gambe in partite accademiche contro marinai inglesi di passaggio; i bolognesi si sono allenati con forze regionali. S'intende, svelti e leggeri galoppi senza pretese se pur con uno scopo: tener la caldaia accesa per l'eventualità della finale [...].»
  81. ^ Racconto del dirigente bolognese Enrico Sabattini alla "Gazzetta dello Sport" in occasione del settantesimo anniversario di nascita del Bologna: «Per sviare il pubblico tutti i campi da gioco a Milano erano stati messi in preallarme ed allestiti di tutto punto come fossero pronti a ricevere di lì a poche ore la visita delle due più famose squadre d'Italia. [...] Ma appena comunico a Felsner che si giocherà a Vigentino, egli vuole subito fare una ricognizione sul campo. E così, senza dir nulla a nessuno, noi due prendiamo una carrozzella e ci portiamo lentamente sotto il solleone, sbuffando e sudando, verso Vigentino, una località allora all'estrema periferia di Milano, poco discosta dalle Officine O.M. Felsner ha in testa un suo piano, evidentemente, perché reca con sè tre palloni che egli si era portato dietro da Bologna. [...] Felsner palpeggia, tasta, calpesta l'erba in varie posizioni, vuole essere ben sicuro dell'altezza dei bulloni che farà applicare alle scarpe di gioco; poi visitiamo gli spogliatoi, facciamo la conoscenza del custode, in tasca del quale facciamo scivolare 20 lire. Così otteniamo che il più spazioso spogliatoio sia a noi riservato e soprattutto che la partita venga giocata con i nostri palloni. Il custode non ha difficoltà ad accogliere le nostre richieste ed in garanzia ci dà i tre palloni che egli aveva già approntato; Felsner provvede di persona a gonfiare i palloni che serviranno per la partita. In verità io non trovo una sensibile differenza a nostro vantaggio dallo scambio di palloni, ma Felsner invece ci tiene moltissimo. Quando risaliamo in carrozzella egli è ilare e contento: evidentemente si tratterà di una sua diavoleria per propiziare la vittoria. Soltanto a pranzo ultimato comunichiamo anche ai giocatori che il campo designato è quello di Vigentino, che l'abbiamo visitato e che l'abbiamo trovato confacente sotto tutti i riguardi. Non una parola sull'affare dei palloni.»
  82. ^ Resoconto di Mario Zappa, da "La Gazzetta dello Sport" del 10 agosto 1925: «L'inizio. Una visita al terreno di gioco è doverosa. Fondo buono, erba tagliata, ma qualche ineguaglianza. La rugiada poi ha fatto due brutti scherzi: ha reso poco visibile le linee segnate la sera prima e assai sdrucciolevole l'erba. Entrano i giocatori [...] I genoani hanno approfittato dei signorili spogliatoi della Forza e Coraggio. I bolognesi sono invece giunti dall'albergo già pronti per la gara.»
  83. ^ a b Articolo di Vittorio Pozzo, tratto da "Il Calcio" n. 50-51 p. 3, del 22 agosto 1925 — La finalissima della Lega Nord. Bologna batte Genoa 2 a 0: «Alle sei del mattino eravamo in trenta sul campo delle Officine Meccaniche, fuori Porta Vigentina: la squadra del Genoa, con annessi e connessi, Cavazzana, il neo-Presidente della Lega Nord con qualche suo collega di Consiglio, l'arbitro Gama ed i due guardialinee, il guardiano del campo e del contiguo bar, e noi, ufficialmente estranei alle solenni competizioni sportive. Il Genoa guardava la situazione dall'alto. In maglia o seminudi i giuocatori della Squadra Campione consideravano dal terrazzino della palestra quegli altri eroi della "finale" che avevano interrotto il loro riposo alle cinque del mattino per venire ad assistere alla ripresa delle ostilità su un campo ignoto. Di sotto guardando in su, e di sopra guardando in giù, l'opinione che si aveva del prossimo era la medesima: "Va là, che hai un bel coraggio!". Il coraggio maggiore lo aveva Cavazzana. Era solo a quell'ora. Solo ad affrontare un'eventuale invasione del campo da parte della folla tumultuante, la quale non c'era. I due poveri cinematografari che erano nella strada, colla porta "a fuoco ed inquadrata", in agguato di qualche scena interessante, di qualche battibecco o tafferuglio, non trovavano proprio nulla che meritasse un metro di pellicola. Dovemmo improvvisare noi una piccola scena davanti alla porta, scena che per assurgere alla naturalezza del mondo del football, dovette assumere un andamento agitato e concitato. "Se non vi picchiate, se ne accorgeranno che non è vero", gridava l'operatore filosofo. Che camorra il cinematografo!»
  84. ^ Resoconto de "La Stampa", 10 agosto 1925: «Vittoria dei migliori. La partita ha rivelato che il Genoa, che maggiormente aveva bisogno di riposo dopo la partita di Torino, non ha saputo risollevarsi dalla non ottima prova da essa data un mese fa come complesso di squadra. [...] Il Bologna non è certo un undici che per doti perspicue abbia la genialità dell'improvvisazione o l'ardore del combattente. Il Bologna è una compagine che pratica il «bel giuoco». La sua partita è improntata a riflessività ed ai dogmi importati dalle nazioni dell'Europa centrale. E le belle azioni che abbiamo viste ieri mattina sul lontano campo di Vigentino avevano per protagonisti i discepoli del dott. Felsner nove volte su dieci.»
  85. ^ La cronaca del "Paese Sportivo" (10 agosto 1925): «Bellini ebbe una giornata poco felice; una nerissima ne ebbe De Vecchi [...] Barbieri giuocò bene solamente nei primi venti minuti, poi scomparve. Nelle sue numerosissime discese Muzzioli quasi non incontrò ostacoli. Burlando tenne il posto mediocremente. Non è apparso mai il grande Burlando degli incontri memorabili [...] Il Genoa non sapeva trovare quel forte spirito di riscossa che più volte l’aveva salvato in giornate difficili. Il suo gioco continuava ad apparire non diremo svogliato, ma privo di fremito. Non era assolutamente possibile vedere in quella marcia lenta e slegata della squadra un ansito di sforzi, un baleno di energia [...] Quello che però più di ogni altra cosa ha stupito, è stato il tono che il Genoa impresse alla lotta. Sembrava che giocasse costantemente con l’incubo della sconfitta. Mai quel piglio autorevole che sovente gli abbiamo riscontrato pur nelle partite più incerte [...] una mancanza di convinzione che nessuno riusciva a spiegarsi»
  86. ^ Il Calcio raccontato da Vittorio Pozzo - ASD Ponderano (PDF), asdponderano.it. URL consultato il 25-10-2018.
  87. ^ Il Lavoro, 11 agosto 1925, p. 3.
  88. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 3:Bologna-Genoa 1925, i colpi di pistola dei bolognesi contro i genoani, su pianetagenoa1893.net, 16 agosto 2015. URL consultato il 21 ottobre 2019.
  89. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 4: Bologna-Genoa 1925, va in scena la farsa dello spareggio, su pianetagenoa1893.net, 23 agosto 2015. URL consultato il 21 ottobre 2019.
  90. ^ 100x100 Cavese di Fabrizio Prisco: storia di astuzie, gol e raggiri, cavese1919.it, 31 ottobre 2018
  91. ^ Unione Sportiva Cavese, calcioantico.altervista.org, 13 agosto 2018
  92. ^ La Stampa, 17 agosto 1925, p. 2.
  93. ^ L'Impero, 23-24 agosto 1925.
  94. ^ La Stampa, 24 agosto 1925, p. 4.
  95. ^ L'Impero, 25-26 agosto 1925.
  96. ^ a b Monica Serravalle, "La Stella negata al Grande Genoa": il racconto della più grave ingiustizia di tutti i tempi, su pianetagenoa1893.net, 8 settembre 2019. URL consultato il 13 settembre 2019.
  97. ^ a b Fabio Cassanelli, Presentato il libro ‘Bologna 1925 – Fu vera gloria’. Carlo F. Chiesa: "È stato mio compito restituire dignità a quella squadra", su zerocinquantuno.it, 10 giugno 2019. URL consultato il 13 settembre 2019.
  98. ^ Manuel Minguzzi, Comunicato di Futuro Rossoblù sullo scudetto del 1925, su tuttobolognaweb.it, 15 marzo 2016. URL consultato il 22 giugno 2018.
  99. ^ Il Consiglio federale dà il via alla riforma dei campionati, dal 2019/20 la Serie B a 20 squadre
  100. ^ Dal Genoa a Torino e Lazio, ecco la commissione dei saggi per gli scudetti contesi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]