Scudetto delle pistole

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Genoa-Bologna 2-2, 7 giugno 1925: l'entrata in campo delle squadre in occasione del primo spareggio della finale di Lega Nord.

Con l'espressione giornalistica Scudetto delle pistole si fa riferimento al titolo di "campione d'Italia" conquistato dal Bologna nella Prima Divisione 1924-1925, la 25ª edizione del massimo livello del campionato italiano di calcio maschile, nonché, lato sensu, all'intera stagione e alle numerose controversie che ne determinarono l'esito.[1]

La competizione, vinta dal Bologna nella finalissima nazionale contro l'Alba Roma, fu infatti caratterizzata da una battaglia sportiva, politica e giudiziaria avvenuta durante la finale di Lega Nord (la sezione del campionato riservata alle squadre dell'Italia settentrionale) fra i bolognesi e i campioni in carica del Genoa; tale sfida, durata per cinque partite svoltesi nell'arco di undici settimane, venne segnata da querelle arbitrali, scontri istituzionali e financo atti di violenza (questi ultimi ispiratori del nome con cui lo scudetto è popolarmente conosciuto).[2]

Il Genoa ha più volte messo in discussione la legittimità del risultato del torneo, a loro sfavorevole,[3] mentre il Bologna ne ha sempre difeso la validità.[4]

Gli antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il campionato 1923-1924[modifica | modifica wikitesto]

Il capitano genoano Renzo De Vecchi sovrasta di testa a Marassi il compagno di squadra Luigi Burlando e il bolognese Angelo Schiavio nella gara di andata delle finali di Lega Nord 1923-1924.

I prodromi dello scontro nel 1925 fra Genoa e Bologna che passò alla storia come lo Scudetto delle pistole si svilupparono nel corso del campionato precedente, la Prima Divisione 1923-1924.

Le due squadre rossoblù si trovarono di fronte per la finale di Lega Nord il 15 giugno e il 22 giugno 1924, dopo esservi giunte in maniera rocambolesca.[5] Nel Girone A, infatti, il Genoa beneficiò indirettamente del caso Rosetta, uno scandalo legato al trasferimento del terzino Virginio Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus: dopo un lungo braccio di ferro con la Federazione Italiana Giuoco Calcio, la Lega riuscì a impedire il riconoscimento ufficiale dell'avvenuto passaggio di Rosetta alla corte di Edoardo Agnelli, e la corsa al titolo del sodalizio bianconero fu compromessa da tre partite perse a tavolino per aver schierato irregolarmente il difensore.[6] Nel Girone B, invece, il Bologna sopravanzò il Torino per un solo punto grazie a una sconfitta subita dai granata sul campo dello Spezia, contrassegnata da polemiche sul comportamento antisportivo del pubblico di casa; il "Toro" fece ricorso per ottenere la vittoria d'ufficio ma la richiesta venne respinta e il risultato del campo convalidato.[7]

La partita d'andata della finale, tenutasi a Genova, fu contrassegnata da diverse risse scoppiate sugli spalti;[8] alcuni spettatori invasero anche il campo di gara: fra questi Giovanni Battista Traverso, ex calciatore genoano e allenatore in carica della Cremonese, il quale diede un pugno a Giuseppe Della Valle, il capitano bolognese.[9] La partita si risolse a favore dei padroni di casa solamente nel finale, grazie ad un gol di Ettore Neri, nonostante le cronache sportive riconobbero la supremazia nel gioco da parte del Bologna.[10] Il Bologna in seguito sporse reclamo contro l'omologazione del risultato, che però venne respinto dal direttorio della Lega Nord in data 22 giugno; il Genoa venne multato di mille lire per l'invasione di campo della tifoseria, mentre Traverso venne squalificato per quattro mesi.[11]

Il ritorno si svolse in Emilia una settimana dopo, sul campo dello Sterlino colpito da un'inarrestabile pioggia. Il Bologna, come accadde nella partita di andata, mantenne il netto predominio della partita, ma il Genoa rispose prontamente sul campo nella prima frazione di gioco, con un gol in contropiede di Santamaria; il parziale inviperì il pubblico bolognese.[12] Nel primo quarto d'ora della ripresa il Bologna riuscì a pareggiare con un rigore trasformato da Pozzi,[12][13][14][15] e nei successivi trenta minuti la partita si trascinò in maniera convulsa, funestata sia dall'acquazzone che dal comportamento turbolento dei tifosi,[12] al punto che all'arbitro Panzeri di Milano sfuggì totalmente la situazione di mano (una cronaca del giorno dopo lo definirà «naufrago in tempesta»).[16][17] La gara fu sospesa a pochi minuti dalla conclusione, dopo che alcuni sostenitori felsinei ebbero tentato un'altra invasione di campo, scavalcando le reti di recinzione:[18][19] in principio il direttore di gara motivò la decisione sulla base dell'impraticabilità del campo dovuta alle cattive condizioni atmosferiche,[20] ma poi confidò ai cronisti di aver preso tale provvedimento per le intemperanze della tifoseria di casa, e di aver assegnato il rigore del pareggio solo dopo pesanti pressioni[21][22] (nel referto del match, spiegherà testualmente di aver «speciosamente concesso il calcio di rigore al Bologna per evitare incidenti in campo e sulle tribune»).[16][17]

La Lega Nord non omologò il risultato (anche in seguito al reclamo del Genoa) e si riservò la decisione dopo avere interrogato il direttore di gara.[23] Il Consiglio di Lega, rilevando una differente e contraddittoria versione nel rapporto di Panzeri, in particolare «sopra un punto di grave importanza tecnica», diede mandato alla presidenza di Lega, in unione con la commissione tecnica, di approfondire ulteriormente lo svolgimento della partita di Bologna.[24] La vicenda si concluse con la seduta del consiglio di Lega Nord del 16 luglio, nel quale Panzeri fornì i chiarimenti richiesti e venne applicato l'articolo 15 ai danni del Bologna, con la conseguente attribuzione della vittoria a tavolino al Genoa per 0-2 a causa di «gravi intemperanze del pubblico». I liguri, conquistato così il titolo di campione di Lega Nord, a settembre affrontarono nella finalissima i campani del Savoia, dopo una lunga attesa per il protrarsi del campionato meridionale.[25]

Il "Grifone", ottenuto così il titolo di campione di Lega Nord, a settembre affrontò nella finalissima il Savoia di Torre Annunziata, dopo una lunga attesa per il protrarsi del campionato meridionale. I campani offrirono un'ottima prestazione, divenendo la prima squadra della Lega Sud a strappare un pareggio a una formazione nordica; malgrado ciò, il Genoa prevalse nel doppio confronto (vittoria per 3-1 in casa, pari per 1-1 in trasferta) e conquistò il suo nono titolo di campione d'Italia. Il Savoia recriminò per un presunto gol fantasma realizzato dal ligure Daniele Moruzzi nel match di ritorno.[26][27][28][29][30]

I gironi settentrionali 1924-1925[modifica | modifica wikitesto]

I giocatori del Genoa, campioni uscenti, sono stati i primi a potersi fregiare sulle maglie di un nuovo distintivo appena creato: lo scudetto tricolore.

Durante la prima fase del campionato di Prima Divisione 1924-1925, il cammino del Genoa, campione uscente con lo scudetto sul petto, fu altalenante. Ad approfittarne fu il Modena, che comandò per lunghi tratti il Girone A di Lega Nord: a due turni dal termine gli emiliani sopravanzavano di due punti il Casale e di quattro il Genoa; il "Grifone", però, doveva disputare altre due partite che erano state posticipate. Due vittorie avrebbero, pertanto, garantito ai gialloblù la vittoria del girone oppure lo spareggio con i rossoblù per il primo posto in caso di pari merito. Alla penultima giornata, tuttavia, gli emiliani crollarono in trasferta contro il Brescia lottante per non retrocedere, e i genovesi, i quali beneficiarono anche del rinvio dell'ultimo incontro, li scavalcarono in graduatoria per un solo punto, agguantando in extremis la qualificazione alla finale di Lega, grazie a due successi e un pari nei tre match di recupero contro squadre che non avevano più nulla da chiedere al campionato (sebbene, riportano le cronache, esse si batterono con impegno).[31]

Secondo i modenesi, le motivazioni che concessero al Genoa di poter posticipare le tre partite sarebbero state molto discutibili. La sfida contro il Pisa del 29 marzo fu rinviata per decisione dell'arbitro Trezzi, motivata dall'impraticabilità del terreno dovuta alla pioggia torrenziale caduta durante la mattinata, anche se le due squadre (che in quel momento erano appaiate in vetta a 23 punti) disputarono comunque per il pubblico pagante un incontro amichevole (vinto dal Genoa per 2-1);[32] la contesa del 5 aprile contro il Torino fu rimandata per dispensa della Lega Nord perché il Genoa potesse giocare in amichevole contro il Nacional di Montevideo; la gara del 26 aprile (ultima giornata) contro lo Spezia fu spostata per ragioni di ordine pubblico con ordinanza prefettizia, per la supposta presenza sugli spalti del Picco di alcuni sostenitori del Modena venuti a controllare la regolarità della partita, con il conseguente pericolo di incidenti.[33]

Nel raggruppamento B i protagonisti furono il Bologna, la Pro Vercelli e la Juventus. In particolare il duello fra rossoblù e bianconeri fu contrassegnato da sorpassi reciproci in vetta alla classifica. La Juventus riuscì a portarsi in vantaggio battendo i rivali a Torino, ma fu ripresa alla fine dell'andata e poi ancora scavalcata quando gli emiliani si vendicarono a Bologna. Infine, i bianconeri fallirono l'ultima occasione per il controsorpasso quando, a cinque giornate dal termine, non seppero approfittare della sconfitta rimediata dai bolognesi ad Alessandria, andando a perdere contro i terzi incomodi vercellesi.

Le "cinque finali"[modifica | modifica wikitesto]

I primi due match[modifica | modifica wikitesto]

Bologna-Genoa 1-2, 24 maggio 1925, stadio Sterlino, finale Lega Nord.

Genoa e Bologna si ritrovarono avversarie per la finale di Lega Nord a distanza di un anno dal precedente confronto, segnato dalle intemperanze delle tifoserie, nel quale erano stati i liguri a prevalere, vincendo uno a zero in casa all'andata e due zero a tavolino nel match di ritorno in trasferta. Gli esperti liguri, guidati in panchina dall'inglese William Garbutt (passato alla storia per essere stato il primo allenatore professionista in Italia)[34] erano dati per favoriti dai pronostici della stampa; gli emiliani, tuttavia, disponevano di un fortissimo attacco composto da Bernardo Perin, da Angelo Schiavio e dal capitano Giuseppe Della Valle, ed erano allenati dall'austriaco Hermann Felsner, propugnatore dei dettami del "bel giuoco" teorizzati dalla scuola calcistica danubiana.[35]

Le due formazioni si affrontarono per la prima delle due sfide allo Sterlino di Bologna, il 24 maggio 1925: il Genoa passò in vantaggio, nel secondo tempo, grazie ai gol prima dell'ex Cesare Alberti e poi di Edoardo Catto, mentre allo scadere Schiavio segnò la rete della bandiera per il Bologna. La settimana successiva, nello stadio di Marassi, il Bologna si portò in vantaggio nella prima frazione con un gol di Giuseppe Muzzioli su assist di Schiavio; nella seguente metà di gioco Emilio Santamaria portò la gara sul pareggio, ma il Genoa, invece di accontentarsi del pareggio, continuò a gettarsi all'attacco per cercare la vittoria e si scoprì, subendo un gol da Della Valle a sette minuti dal termine. Dopo la partita si verificarono problemi di ordine pubblico e un tentativo di aggressione da parte della tifoseria genoana verso l'arbitro Achille Gama, salvato dai Carabinieri, dal commissario di campo e da alcuni dirigenti del "Grifone".[36]

Bologna
24 maggio 1925
Bologna 600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg1 – 2600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png GenoaCampo Sterlino
Arbitro:  A. Gama (Milano)

Genova
31 maggio 1925
Genoa 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png1 – 2600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg Bologna Campo Genoa Cricket & Football Club
Arbitro:  A. Gama (Milano)

Lo spareggio non omologato[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Mauro, arbitro del primo spareggio.

Fu quindi necessario uno spareggio, fissato per la domenica successiva, il 7 giugno, a Milano. Il flusso di sostenitori accorsi nel capoluogo lombardo con treni e pullman speciali organizzati dalle società fu così alto da riempire completamente lo stadio sede delle gare del Milan con la folla che si accalcò fino ai margini del campo. L'arbitro Giovanni Mauro comunicò a Enrico Olivetti, presidente di Lega Nord nonché dell'Inter, di non reputare regolari le condizioni di gioco, e solo l'insistenza di quest'ultimo lo persuase a dare il via alla sfida.[37][38][39][40] Secondo il giornalista genovese Renzo Bidone, Mauro avrebbe annunciato la sua intenzione di sospendere l'incontro qualora non fossero giunti entro quindici minuti dal fischio d'inizio duecento uomini delle forze dell'ordine garantitigli dai dirigenti addetti alla partita; il presunto patto fra il direttore di gara e gli organizzatori non è tuttavia menzionato da altre fonti, e il match proseguì ugualmente dopo il primo quarto d'ora nonostante l'arrivo dei succitati agenti non risulti essere avvenuto.[41] A ogni modo, Mauro rigettò formalmente le responsabilità su Olivetti per quanto sarebbe potuto accadere, anche se i due club non furono informati degli accordi presi.[37][38][39][40]

Il Genoa si portò in doppio vantaggio con Daniele Moruzzi e Alberti e gli entusiasti tifosi liguri invasero più volte il terreno; nondimeno, la partita continuò senza incidenti fino al sedicesimo della ripresa, quando una conclusione del bolognese Muzzioli entrò nello specchio difeso da Giovanni De Prà in maniera apparentemente anomala: il direttore di gara, infatti, non diede il gol al Bologna, bensì un corner, ritenendo che in realtà il pallone fosse uscito dal rettangolo di gioco, deviato dal portiere genoano. Le dichiarazioni della stampa dell'epoca e i racconti postumi dei protagonisti non chiariscono cosa sia effettivamente successo:[42][43] parte dei cronisti convenne che la segnatura era sembrata lampante a molti spettatori e che Mauro non poteva aver seguito perfettamente la dinamica dell'attacco felsineo poiché distante dall'area di rigore,[44][45][46][47] mentre altre testate difesero il provvedimento argomentando che i tifosi radunati ai lati del campo avevano probabilmente compromesso la regolarità dell'azione, consentendo a Muzzioli di mantenere la sfera in gioco mentre si trovava a tu per tu con De Prà (lo stesso Mauro spiegò di non averla vista entrare in porta e parlò di «rimbalzi inspiegabili»); gli astanti, peraltro, resero più confusa la situazione ostacolando la visuale dei giornalisti e allontanando la palla dopo l'intervento arbitrale.[20][48][49][50][51] Anche per quanto riguarda l'opinione dei guardialinee Trezzi e Ferro non vi è piena chiarezza: la maggioranza delle fonti riportò che essi erano propensi ad accordare la rete al Bologna,[44][45][46][47][48][49][50] con la sola ma rilevante eccezione dell'autorevole rivista Guerin Sportivo, la quale sostenne che erano invece favorevoli alla decisione di Mauro.[52]

Fatto sta che la scelta di Mauro scatenò il caos: numerosi sostenitori dei "Veltri" entrarono in campo accerchiando il direttore di gara e reclamando minacciosamente la concessione della marcatura. L'impasse durò circa un quarto d'ora: Mauro, dopo aver cercato di interrompere definitivamente la partita dandosi alla fuga, rinunciò al suo intendimento in seguito a un tentativo di violenza da parte di uno spettatore nonché per richiesta di un imprecisato dirigente della FIGC, al quale ribadì la propria pregiudiziale sull'irregolarità dell'incontro; infine, consultatosi con i guardalinee, egli decise di completare la conduzione del match e di assegnare la rete, pur non reputandola valida, per placare la tifoseria emiliana.[44][45][46][47][20][48][49][50][51] La partita riprese e, a otto minuti dalla fine, il Bologna raggiunse il pareggio con Pozzi: i genoani protestarono per delle presunte trattenute nel corso dell'azione,[53] non ravvisate tuttavia da alcuna cronaca della sfida.[54] La contesa proseguì, inframezzata da ulteriori invasioni di campo, e i bolognesi realizzarono con Della Valle anche il gol del 3-2, il quale venne annullato per una carica del capitano felsineo su De Prà.[55] Infine, dopo 112 minuti di gioco, i tempi regolamentari si conclusero in parità.[20]

La presunta ingerenza di Leandro Arpinati

L'identità del rappresentante FIGC che parlò con Mauro durante la sospensione del gioco, convincendolo a non interrompere lo spareggio, è un mistero.

Alcune speculazioni filogenoane lo individuano nel gerarca fascista romagnolo Leandro Arpinati, al quale attribuiscono la carica di vicepresidente federale, e accusano questi, in quanto noto tifoso felsineo, di aver esercitato un'ingerenza faziosa nelle successive decisioni dell'arbitro;[42][56] sempre secondo tali fonti di parte ligure, fra le persone che assediarono Mauro ci sarebbe stato un gruppo di camicie nere, sguinzagliato proprio da Arpinati con l'obiettivo di costringere con la forza il direttore di gara ad assegnare la rete di Muzzioli.[57][58]

Entrambe le affermazioni, comunque, sono prive di fondamento. L'asserzione sull'incarico di Arpinati è erronea, giacché nel 1925 egli non ricopriva il ruolo di vicepresidente né tantomeno svolgeva altre mansioni in FIGC;[59][60][61] le testimonianze emiliane, inoltre, confermano la presenza di Arpinati sugli spalti, ma negano al contempo la sua discesa sul terreno di gioco.[62] Anche il resoconto sull'aggressione subita da Mauro da parte di camerati filobolognesi non è avvalorato dalle cronache; La Stampa di Torino, al contrario, sostenne che due miliziani per la Sicurezza Nazionale si erano recati dall'arbitro per proteggerlo dalle intimidazioni del pubblico.[20]

Le ipotesi più plausibili, pertanto, sono che l'errata identificazione del dirigente in Arpinati derivi dal fatto che egli era in quell'anno alla vicepresidenza della Federazione Italiana Sports Atletici (FISA), poi divenuta Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL),[63] e che il funzionario andato a colloquio con Mauro altri non fu che il summenzionato capo della Lega Olivetti, già intervenuto prima dell'inizio del match.[37]

A quel punto, però, Il Genoa si rifiutò di disputare i tempi supplementari, costringendo Mauro a fischiare prematuramente la fine del match: a detta dei dirigenti del "Grifone", Mauro avrebbe confermato loro che riteneva il primo gol felsineo irregolare, e i liguri avrebbero replicato che, essendo assodata la nullità della rete, essi si consideravano vincitori, pertanto la disputa dei supplementari si rendeva inutile e passibile di «equivoche interpretazioni».[64] Secondo la testimonianza postuma di De Prà, quando fu convalidato il primo gol del Bologna Mauro avrebbe esplicitamente assicurato al capitano del Genoa Renzo De Vecchi che la sfida era da considerarsi finita in quel momento sul 2-0 in favore dei campioni in carica, e che il prosieguo si sarebbe svolto semplicemente pro forma;[42] altri calciatori genovesi fecero dichiarazioni analoghe in via ufficiosa alla stampa mentre erano in procinto di lasciare Milano,[65] eppure le comunicazioni ufficiali genoane e il resoconto scritto da De Vecchi anni dopo per il settimanale Il Calcio Illustrato escludono l'esistenza di una garanzia fornita dall'arbitro.[64][66] Dopo la gara, ci fu anche una rissa fra le due opposte tifoserie presso la Stazione di Milano Centrale.[67][68]

Nelle due settimane successive il risultato della partita rimase sub iudice, mentre sia il Genoa che il Bologna fecero ricorso per ottenere il successo a tavolino: i liguri in virtù della forzata concessione della rete di Muzzioli;[64] gli emiliani in ragione della mancata disputa dei supplementari (secondo la tesi felsinea i rivali, dando forfait, avevano perso automaticamente ogni diritto di reclamo).[69] La querelle, tuttavia, fu risolta con una soluzione controversa. Giovanni Mauro, infatti, aveva messo a referto la pregiudiziale sull'ordine pubblico notificata alla Federazione in occasione della sfida, e la ripresentò durante la riunione del Consiglio di Lega Nord tenutasi fra il 20 e il 21 giugno. Preso atto della dichiarazione fornita da Mauro, e seppur commentando negativamente l'operato dell'arbitro, la Lega decise di non omologare il match, respinse sia il reclamo genovese che quello bolognese e decretò la ripetizione dello spareggio;[70] il Consiglio Federale del 27 giugno confermò le precedenti deliberazioni e in più multò i campioni in carica per non aver proseguito la contesa ai supplementari.[71]

Intervistato dal Guerin Sportivo il 26 giugno, Mauro spiegò nuovamente che aveva infirmato qualunque esito dello spareggio ab initio,[37] ma la sentenza di annullamento e la versione dei fatti sostenuta dal "fischietto" di Domodossola furono contestate dalla stampa, sulla falsariga della critica espressa nel comunicato della Lega. In particolare, Il Paese Sportivo di Torino e La Gazzetta dello Sport di Milano argomentarono che, malgrado Mauro avesse sostenuto l'irregolarità in toto della sfida, la direzione della stessa risultava cominciata con i crismi dell'ufficialità, dato che l'arbitro non aveva comunicato alle squadre la sua intenzione di invalidare la contesa, e la legislazione sportiva vigente non prevedeva la possibilità di annullare un incontro sulla base di una pregiudiziale applicata retroattivamente; ne conseguiva che, a norma di regolamento, la partita non avrebbe dovuto essere disconosciuta e la Lega avrebbe dovuto dare ragione a una delle compagini.[72][73][74] Secondo la retrospettiva di Giancarlo Rizzoglio, storico della Fondazione Genoa, Mauro avrebbe posto l'accento sull'originaria problematica ambientale, e in definitiva sulla responsabilità organizzativa della Lega, anziché sui successivi eventi del campo, per la presumibile ragione che, come dimostrerebbe proprio un articolo del "Guerino" del 18 giugno, egli era uno dei candidati ad assumere di lì a poco la presidenza della Lega stessa; contestualmente, il presidente uscente Olivetti avrebbe sconfessato il rapporto di gara sostenendo che il primo tempo del match ebbe carattere di regolarità.[52] Bisogna, tuttavia, notare che il Guerin Sportivo in quegli anni era famoso per essere particolarmente critico nei confronti di Mauro, perciò potrebbe non essere pienamente attendibile.[75]

Milano
7 giugno 1925
Genoa 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png2 – 2
(annullato)
600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg BolognaViale Lombardia
Arbitro:  Mauro (Milano)

La sparatoria di Torino[modifica | modifica wikitesto]

La Stazione di Torino Porta Nuova, teatro dello scontro fra le due tifoserie rossoblù che valse a questo campionato il soprannome di Scudetto delle pistole.

Il 5 luglio si svolse a Torino, nello stadio di Corso Marsiglia della Juventus, il secondo spareggio (inizialmente la sede prescelta fu il Campo di Villa Chayes di Livorno, poi scartato per l'insufficiente capienza). Nel capoluogo del Piemonte, in un impianto praticamente militarizzato, fu il Bologna a portarsi immediatamente in vantaggio con Schiavio, ma il Genoa riuscì a pareggiare con Catto: la sfida si chiuse sull'1-1 dopo i tempi supplementari. Avvenne, però, un grave fatto di cronaca nera alla stazione di Porta Nuova, quando s’incrociarono i due treni speciali gestiti dalle società che riportavano a casa le rispettive tifoserie: durante lo scontro che ne seguì, dal convoglio bolognese partirono una ventina di colpi di rivoltella contro i tifosi genoani, causando due feriti.

Mentre fra i due club scoppiò una bagarre a suon di insulti reciproci nei comunicati ufficiali, l'11 luglio si tenne una riunione congiunta tra Lega e Federazione: la FIGC, dopo aver espresso solidarietà nei confronti del Genoa e invitato il Bologna a individuare al più presto i colpevoli dell'attentato, stabilì di giocare l'ennesima partita il 19 luglio sempre a Torino, ma a porte chiuse.[76] La situazione, tuttavia, si complicò ulteriormente, dato che Agostino D'Adamo, prefetto della provincia torinese, non diede il consenso a ospitare la gara e il consiglio direttivo del Bologna si oppose alla presa di posizione federale, presentando un ordine del giorno con cui lamentava presunte istigazioni compiute dai genovesi in occasione del misfatto di Porta Nuova.[77][78] Di conseguenza, il 18 luglio la Federazione deliberò di rinviare la nuova partita a data da destinarsi, multò il sodalizio felsineo per la sua insubordinazione e gli impose di consegnare entro il 31 luglio i responsabili della sparatoria alle autorità, pena l’applicazione dell’art. 22 del proprio Statuto che avrebbe comportato la squalifica della squadra (nonché un'eventuale radiazione) e consegnato al Genoa l'accesso alla finalissima.[79]

Il Bologna e l'opinione pubblica a esso vicina, però, si ribellarono a questo provvedimento denunciando un ipotetico complotto ordito ai danni dei felsinei: il periodico bolognese La Voce Sportiva fece notare che dei sette rappresentanti del direttorio federale, il quale aveva minacciato l'estromissione del club dalla finale, quattro erano piemontesi, tre liguri e nessuno emiliano;[80] il segretario del Bologna Enrico Sabattini, peraltro, dichiarò che il comunicato FIGC di verbalizzazione dell'assemblea dell'11 luglio presentava un contenuto non veritiero, atto sia a occultare la discussione in merito alle provocazioni della tifoseria genoana prima della sparatoria di Torino, sia a gettare ombre sulla posizione di ferma condanna pronunciata dalla società petroniana verso il comportamento dei suoi sostenitori.[81]

Per queste ragioni, il 20 luglio il sodalizio felsineo diede vita presso Piazza del Nettuno, nel capoluogo emiliano, a una rabbiosa protesta con il sostegno delle autorità politiche locali. In tale circostanza, l'assemblea dei soci ribadì il suo convincimento dell'esistenza di una cospirazione per favorire il Genoa: i capi d'accusa esposti furono la mancata squalifica dei genoani per il forfait nei tempi supplementari a Milano, la scelta di Torino come sede per la ripetizione dello spareggio (che consideravano non neutrale e favorevole ai genoani) e l'attesa di 15 giorni per la disputa del match (a loro dire atta a far recuperare le forze ai campioni in carica); il quotidiano torinese Il Paese Sportivo stigmatizzò nel merito e nel metodo la polemica bolognese, definendola un'«eccezionale montatura» nonché descrivendo le affermazioni proferite come «ingiuriose» e il tono utilizzato come «chiaramente offensivo».[82][83] La conclusione della seduta fu affidata al consigliere municipale Galliano, il quale lanciò un attacco durissimo ai vertici della FIGC:[84]

«La cittadinanza bolognese riunita in imponente pubblico comizio; preso atto del rivoltante sopruso che i dirigenti della Federazione Italiana del gioco del calcio vorrebbero consumare ai danni del Bologna F.C. unicamente colpevole di aver esercitato e di volere esercitare l'elementare ed insopprimibile diritto di difesa contro accuse del tutto infondate e per responsabilità assolutamente insussistenti:

  • Dichiara tutta la propria simpatia e solidarietà al Bologna F.C. nella sante [sic] battaglia cui lo hanno trascinato gli Enti Federali, i quali, dopo aver dato ripetute prove di grossolana insipienza, di evidente partigianeria e perfino di mendacio tenderebbero ora di rifarsi della perduta autorità ricorrendo all'intimidazione e al terrore e mediante il sacrificio premeditato di una fra le Società federate che più onora il calcio italiano ed è vanto e decoro della città di Bologna;

e ritenendo che l'offesa colpisca insieme col Club sportivo l'intera cittadinanza:

  • Invita il Bologna F.C. a non piegarsi al pazzesco ultimatum della Federazione promettendo di non desistere dall'agitazione oggi iniziata fino a che non vengano spazzati via "anche come perturbatori della quiete pubblica" i manipolatori del più gretto parlamentarismo sportivo, tutti coloro insomma che si sono dimostrati indegni di reggere le sorti della grande e rigogliosa famiglia calcistica nazionale.»
(Avv. capitano Galliano, 20 luglio 1925, discorso trascritto nella relazione del prefetto Bocchini del 21 luglio 1925)

A questo infuocato comizio fece seguito l'intervento del prefetto bolognese Arturo Bocchini, il quale, con un'informativa diretta al Ministero dell'interno, definì benevolmente le contestazioni «platoniche ed entusiaste» ma espresse il timore che la decisione federale ingenerasse «conseguenze [..] sull'ordine pubblico in altre città sulle quali la squadra del Bologna in virtù del deliberato della Federazione potrebbe essere ritenuta esclusa dalle gare sportive.»[84]

Umberto Malvano, fautore dell'accordo del 26 luglio 1925 fra Genoa e Bologna.

Il 26 luglio fu allora indetta a Parma un'assemblea generale della Lega Nord, la cui dirigenza (Olivetti in testa) si era nel frattempo dimessa in blocco per via degli scandali. Durante la riunione, grazie alla mediazione del dirigente juventino Umberto Malvano, il socio del Bologna Sabattini e l'avv. Bianchi rappresentante del Genoa si accordarono nel dirimere sul campo di gara la questione della superiorità tra le due squadre. L'ordine del giorno Malvano, approvato, chiese alla Federazione di sospendere sine die le sanzioni a carico degli emiliani e di programmare, indipendentemente dall'inchiesta sull'incidente di Torino, la disputa di una terza partita di spareggio, la quinta complessiva.[85] Nella stessa giornata fu eletto come presidente della Lega Nord l'avv. Giuseppe Cavazzana, una figura estranea alle passate deliberazioni, mentre divenne uno dei nuovi vicepresidenti Silvio Marengo, ex calciatore genoano nonché socio e delegato del sodalizio ligure, fino a pochi giorni prima in disputa con Sabattini sui fatti di Torino.[86] Il 20 settembre, tuttavia, Olivetti tornò alla guida dell'organo e Marengo persa la sua carica, mentre Cavazzana divenne il capo del neonato comitato delle società settentrionali di Terza e Quarta Divisione.[87]

Frattanto, il 2 agosto era avvenuta la ratifica dell'accordo da parte del Consiglio Federale, il quale aveva dato mandato alla Lega di fissare data e campo della sfida, e i rappresentanti del Genoa e del Bologna, dimostrandosi ossequenti all'autorità FIGC, avevano rinnovato solennemente il patto di Parma.[88][89] La disposizione di un'inchiesta sulla sparatoria di Porta Nuova, invece, non produsse alcun risultato e gli aggressori bolognesi non furono mai identificati.

Torino
5 luglio 1925
Genoa 600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png1 – 1
(d.t.s.)
600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg BolognaStadio di Corso Marsiglia
Arbitro:  A. Gama (Milano)

L'ultima sfida segreta[modifica | modifica wikitesto]

Hermann Felsner, allenatore del Bologna e protagonista del controverso «affare dei palloni».

Nei giorni seguenti all'assemblea di Lega vennero indicate ai club la data e il luogo del match: il 9 agosto alle 7 di mattina, a Torino a porte chiuse. In seguito al reiterato divieto del prefetto del capoluogo piemontese di far svolgere l'incontro, esso fu spostato a Milano all'ultimo momento: il Bologna venerdì 7 aveva raggiunto la città sabauda ma, informato del cambiamento di programma, dovette ripartire il giorno dopo per la Lombardia; il Genoa, invece, raggiunse direttamente il comune meneghino sabato sera. Il campo di gioco prescelto, quello di Vigentino della Società Ginnastica Forza e Coraggio, fu tenuto segreto al pubblico onde evitare ulteriori incidenti.[90]

Nelle settimane precedenti, l'interruzione del campionato aveva indotto entrambi i sodalizi a ridurre l'intensità degli allenamenti, sostenendo comunque delle partite amichevoli per tenersi in forma, e dunque esse ebbero poco tempo per prepararsi al meglio in vista dell'incontro.[91] Fu il Genoa, però, ad aver apparentemente risentito in misura maggiore della lunga sosta agonistica: l'ultima partita, giocata davanti a pochissimi presenti,[92] fu vinta agevolmente per 2-0 dai felsinei (segnature di Pozzi e Perin), nonostante questi avessero concluso il match in 9 uomini per le espulsioni di Alberto Giordani al 13' del secondo tempo e di Giovanni Borgato al 44'.[93]

Il quotidiano bolognese Il Resto del Carlino illustrò la partita come peggiore in bellezza ma più emotiva rispetto a quella di Torino, a causa rispettivamente dell'anomala assenza della folla e della pesante posta in palio, e individuò i meriti del Bologna nel «freddo calcolo» col quale aveva disputato l'incontro e nell'«organicità» del suo gioco di squadra; il reportage concittadino della Voce Sportiva esaltò la superiorità messa in luce dai vincitori, sebbene la pausa della competizione durata un mese potesse teoricamente agevolare la rosa genoana, più bisognosa di recuperare le energie perse nel corso del campionato avendo un'età media maggiore in confronto a quella del Bologna. Tutte e due le pubblicazioni resero, comunque, gli onori delle armi al Genoa, il quale, pur dimostratosi meno efficace e mobile del solito, aveva cercato fino alla fine di ribaltare la situazione di gara sfavorevole.[94][95]

Per quanto concerne la stampa di Genova, a sottolineare come il successo definitivo del Bologna fu quella della squadra migliore, sia tecnicamente che fisicamente, furono le parole di Vittorio Pozzo, testimone oculare delle cinque finali, in un editoriale del 22 agosto 1925 su Il Calcio, un settimanale sportivo diretto da Rino Sacheri:[96]

«Il Campionato della Lega Nord, ha avuto come quadro d'assieme e come organizzazione, un epilogo che lascia tristi e pensierosi per l'avvenire del giuoco, ma ha per lo meno avuto un risultato sportivamente giusto: ha vinto la squadra che si trovava nelle migliori condizioni fisiche e che disponeva delle migliori doti tecniche. Sia lode e gloria ad essa.»

(Vittorio Pozzo, Il Calcio n. 50-51 p.3, 22 agosto 1925)

La testata genovese Il Lavoro affermò, inoltre, che il torneo fu perduto dal Genoa il 31 maggio, allorché i bolognesi si riscattarono dalla sconfitta casalinga nella finale d'andata espugnando il Marassi e obbligando i campioni in carica a disputare gli spareggi; commentò che il Bologna vinse meritatamente l'incontro perché la sua prestazione fu di poco inferiore al consueto, a differenza dei genoani, incappati in una pessima giornata forse a causa della levataccia nonché per l'anormalità della sfida giocata a un'ora insolita e in un ambiente silenzioso; aggiunse infine che, nonostante tutto, l'esito del match avrebbe potuto essere diverso se il tiro di Alberti in apertura di partita fosse entrato nella porta felsinea invece di rimbalzare fortunosamente sul ginocchio dell'estremo difensore Mario Gianni.[97]

La presunta longa manus del Fascismo

Varie retrospettive filogenoane asseriscono che il cattivo rendimento del 9 agosto da parte dei campioni uscenti vada addebitato, oltre che al già menzionato «affare dei palloni», ad altre due circostanze:

1) Il fatto che la società ligure avrebbe interrotto gli allenamenti e mandato in villeggiatura gli atleti in attesa delle delibere governative, ricevendo la convocazione federale per lo spareggio tardivamente, mentre il Bologna, avvisato degli sviluppi con largo anticipo, avrebbe continuato l'attività sportiva.[98]

2) La presenza, durante l'incontro, di camerati fascisti emiliani che avrebbero intimidito la squadra rivale dagli spalti.[99]

Tali assunti, il cui principale sostenitore fu Giovanni De Prà,[100] in realtà sono in contraddizione con i resoconti coevi della partita e delle giornate precedenti a essa, i quali non citarono nessuna vacanza dei calciatori del "Grifone",[91] non ravvisarono difformità nelle tempistiche delle comunicazioni istituzionali (i sodalizi si erano già accordati in merito alla finale il 26 luglio)[85] né differenze nella qualità della preparazione dei club alla sfida (non ottimale per tutte e due le compagini),[91] e non riportarono alcuna partecipazione di camicie nere all'evento (perlomeno non all'interno dello stadio).[92][93]

Molti anni dopo, tuttavia, emerse un retroscena che provocò nuove polemiche in relazione all'epilogo della finale di Lega Nord. Il succitato dirigente bolognese Sabattini dichiarò, infatti, di essersi recato segretamente a Vigentino, in compagnia del coach Felsner, nella mattinata antecedente l'ultimo spareggio: lì, con la complicità del custode (pagato 20 lire per il "disturbo"), la coppia poté beneficiare di un sopralluogo sul terreno dell'imminente sfida, ricevette la garanzia che i calciatori felsinei avrebbero usufruito del comodo spogliatoio riservato alla squadra di casa anziché di quello più angusto per le compagini in trasferta (anche se, il giorno dopo, gli emiliani arrivarono allo stadio già in tenuta da gara, mentre i liguri approfittarono delle stanze della Forza e Coraggio),[93] ma soprattutto si assicurò il vantaggio di utilizzare le proprie sfere di gioco, gonfiate personalmente da Felsner in maniera da «propiziare la vittoria» del Bologna, al posto di quelle in dotazione al campo. Non è chiaro se quest'ultimo espediente fosse semplicemente un gesto scaramantico o un vero e proprio trucco, dato che, secondo Sabattini, lo scambio escogitato dall'allenatore austriaco non aveva apportato una «sensibile differenza» in favore dei petroniani; fatto sta che l'escamotage passò alla storia come «l'affare dei palloni».[101]

Tra gli anni 1960 e 1970, in un confronto televisivo fra Sabattini e il portiere genoano De Prà, l'estremo difensore raccontò che il centrocampista emiliano Pietro Genovesi gli aveva confidato l'accaduto, spiegando all'ex rivale che le sfere di gioco preparate da Felsner erano più leggere rispetto alla norma;[102] il socio del club petroniano replicò all'accusa affermando che i famigerati palloni erano stati sempre impiegati nelle sfide disputate dalla compagine felsinea nel corso del torneo[103] (anche se le testimonianze visive dimostrerebbero che le sfere usate nella partita erano a 12 sezioni, e non quelle a 18 di cui solitamente si serviva il Bologna).[104] In ogni caso, per quanto la condotta di Sabattini e Felsner possa essere stata sportivamente discutibile, non è mai stato accertato che gli stratagemmi da loro attuati abbiano inciso irregolarmente sul risultato del quinto match e che ci fossero i presupposti giuridici per una squalifica dei felsinei o per l'ennesima ripetizione dello spareggio; per giunta, le decisioni relative all'uso dei palloni ricadevano sotto la responsabilità dell'arbitro Gama, il quale non riscontrò anomalie.[105]

Milano
9 agosto 1925
Bologna 600px bisection vertical HEX-C7101A cross on white background HEX-C7101A HEX-2C0B79 vertical stripes first half.svg2 – 0600px Rosso e Blu con striscia Bianco e croce Rossa su sfondo Bianco.png GenoaOfficine Meccaniche
Arbitro:  A. Gama (Milano)

Le conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il trionfo bolognese[modifica | modifica wikitesto]

Il Bologna per la prima volta campione d'Italia.

Fu così che il Bologna, al termine di una battaglia col Genoa durata undici settimane, ottenne l'agognata qualificazione alla finalissima nazionale. Gli emiliani si trovarono a fare i conti con l'Alba Roma, neocampione dell'Italia centrale e meridionale: i biancoverdi avevano conquistato la vittoria della Lega Sud senza troppi patemi, ancorché tale successo venne viziato da una presunta combine. Sugli albini, infatti, gravò il sospetto di aver corrotto il portiere della Cavese Pasquarelli in occasione dello scontro diretto fra le due squadre nell'andata delle semifinali interregionali: la sfida in questione era terminata 5-0 per i romani.[106][107]

In maniera analoga alle precedenti finalissime, i pronostici vedevano come nettamente favorito il Bologna in virtù del divario tecnico che le formazioni settentrionali vantavano quasi sempre su quelle peninsulari. Il primo incontro fra i rossoblù e l'Alba, disputato il 16 agosto allo Sterlino, confermò tale tradizione: i felsinei dominarono il match e si imposero per 4-0, approfittando anche della non perfetta condizione degli avversari, i quali non disputavano partite ufficiali da oltre un mese nella lunga attesa della conclusione della finale di Lega Nord.[108][109]

La partita di ritorno a Roma fu vinta sempre dai bolognesi per 2-0, nonostante una prestazione sottotono;[110] la stampa capitolina, tuttavia, si lamentò per due ipotetici errori arbitrali ai danni dei padroni di casa (un possibile fuorigioco nell'azione della prima rete e la mancata concessione all'Alba di un gol fantasma nel finale di gara).[111] Il Bologna vinse, quindi, il primo titolo nazionale nella sua storia, mentre il Genoa fallì la possibilità di fregiarsi del decimo scudetto. Questo campionato verrà in seguito soprannominato in ambito giornalistico come lo Scudetto delle pistole, in riferimento ai summenzionati fatti di sangue di Torino.[1]

La richiesta genoana di riassegnazione del titolo[modifica | modifica wikitesto]

Nei decenni successivi a tali accadimenti, vari esponenti e sostenitori del Genoa contestarono a più riprese la regolarità degli spareggi, ritenendo che la Lega Nord avesse sottratto al club ligure la vittoria a tavolino della finale e che il Bologna avesse beneficiato di favoritismi concessi dal regime fascista.[52] I genoani, in particolare, definirono questo torneo il Furto della Stella, ovvero del distintivo che dal 1958 viene attribuito alle squadre italiane ogni 10 campionati vinti.[1] Tifosi e affiliati del Bologna, al contrario, hanno sempre difeso la validità del titolo conquistato, bollando gli assunti dei rivali come frutto di una teoria del complotto e sottolineando che il "Grifone" potrebbe essere oggetto di eguali recriminazioni da parte degli stessi bolognesi, circa i discussi eventi sia del 1925 che del 1924.[105] Contestualmente si sono succedute numerose ricostruzioni storiche volte ad asseverare o a confutare, a seconda dei casi, le due tesi contrapposte.[52][105]

Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, l'ex sindaco di Genova Fulvio Cerofolini presentò all'allora ministro del turismo e dello spettacolo Franco Carraro un'interpellanza parlamentare in merito allo Scudetto delle Pistole. La promessa di apertura di un fascicolo d'indagine sulle circostanze che portarono il Bologna a vincere il campionato cadde tuttavia nel dimenticatoio a causa dello scoppio dello scandalo di Tangentopoli.[112] Nel 2008 il quotidiano britannico The Guardian ha incluso la terza finale tra Bologna e Genoa in una lista dei maggiori misfatti regolamentari della storia calcistica.[113]

Nel 2016 la Fondazione Genoa manifestò la volontà di chiedere alla FIGC la revoca dello scudetto alla compagine emiliana e la riassegnazione al club genovese,[112] intenzione contro cui reagirono le associazioni del tifo bolognese perorando la legittimità del campionato.[114] Il 30 ottobre 2018 lo stesso Genoa ha annunciato l'intenzione di domandare alla Federazione di valutare l'assegnazione dello scudetto 1925 ex aequo con il Bologna per le presunte irregolarità avvenute durante i match Lega Nord, dentro e fuori dal campo;[3][115] a sua volta, la società emiliana ha definito la petizione dei liguri fondata su episodi «non acclarati», nonché un'«aberrazione giuridica» in quanto riferita alla finale di Lega Nord e non alla finalissima nazionale.[4][115]

Nel corso del Consiglio Federale del 30 gennaio 2019, il presidente federale Gabriele Gravina ha proposto la creazione di una commissione ad hoc che analizzi, con approccio storico-scientifico, sia la richiesta dello scudetto 1925 del Genoa, sia le petizioni di Lazio, Bologna e Torino relative ai campionati 1915 e 1927;[116] l'organo collegiale è stato istituito il successivo 30 maggio e Matteo Marani, il vicepresidente della Fondazione Museo del Calcio, è stato incaricato di coordinare i docenti universitari che lo compongono.[117]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Roberto Gotta, Dalla Lazio ai Pompieri, caccia agli scudetti perduti, su Il Giornale, 2 novembre 2018. URL consultato il 2 novembre 2018.
  2. ^ Alessandro Bassi, Lo scudetto delle pistole che il Genoa rivuole dal Bologna: ecco come andò, su calciomercato.com, 1º novembre 2018. URL consultato il 13 settembre 2019.
  3. ^ a b Marco Liguori, Scudetto 1925: il Genoa chiede alla Figc l’ex aequo col Bologna, su Pianeta Genoa 1893, 31 ottobre 2018. URL consultato il 1º novembre 2018.
  4. ^ a b Fenucci: “Nessuno getti ombre sulla storia del Bologna”, su bolognafc.it, 31 ottobre 2018. URL consultato il 2 novembre 2018.
  5. ^ Le Finaliste del Campionato italiano, "La Stampa", 20 maggio 1924, p. 4
  6. ^ Chiesa, 113-117.
  7. ^ "La Gazzetta dello Sport", 23 maggio 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Seduta del Direttorio del 17 maggio 1924 - Reclamo Torino F.C. (gara Spezia - Torino del 30-3-1924) «Il Direttorio, sentito l'arbitro della gara Spezia-Torino riguardo ai diversi appunti mossi dal Torino nel suo reclamo; considerato che l'arbitro stesso conferma che lo svolgimento e l'esito della gara sono da ritenersi del tutto regolari, per quanto il contegno del pubblico sia stato, in taluni momenti, deplorevole così da costringerlo a sospendere il giuoco per provvedere tre volte agli opportuni richiami ed ammonimenti; sentito anche il Commissario di Campo che conferma in ogni parte l'esposto dell'arbitro; respinge il reclamo del Torino F.C. conferma la delibera della Lega Nord; e rivolge la più severa e solenne ammonizione allo Spezia F.C. richiamandolo al preciso dovere di curare il contegno della propria squadra e del proprio pubblico. Il Pres. del Direttorio E. Pasteur; il Segr. del Direttorio Avv. L. Bianchetti.»
  8. ^ Il resoconto di Vittorio Pozzo, inviato de "La Stampa", 16 giugno 1924: «Il match di ieri fu caratterizzato, e dirò meglio guastato, dallo stato di nervosismo a cui ho alluso più sopra. Per tutta la durata dell'incontro, le tribune, il «parterre», i posti popolari ed il campo furono simili ad un accumulatore elettrico caricato ad altissima tensione; ogni tanto la pressione trovava sfogo in pugilati, schioppettava qua e là in piccoli fuochi fatui, fatui in più di un senso, di invettive, scatti nervosi, pugni, bastonate. Visi congestionati fuori del campo, gesti impulsivi sul campo, ecco il quadro dell'ambiente.»
  9. ^ Il resoconto di Bruno Roghi, da "La Gazzetta dello Sport", 16 giugno 1924: «Ma gli animi nella ripresa si accendono. Il pubblico è nervoso. [...] Dalla parte opposta del campo, Della Valle, venuto a diverbio con uno spettatore in campo, è colpito da un pugno. Il colpitore è espulso e condotto fuori dal recinto. Al quale proposito: non conosciamo i motivi dell'incidente disgustoso.»
  10. ^ Il resoconto di Vittorio Pozzo, inviato de "La Stampa", 16 giugno 1924: «Una vittoria fortunata: una vittoria ottenuta verso la fine del secondo tempo, quando tutto pareva fare pensare ad un match nullo, e quando il Bologna aveva dimostrato nell'insieme delle azioni di essere senza dubbio la migliore squadra in campo. [...] Venne il secondo tempo, ed il Bologna continuò a prevalere. Fu un dominio più netto, più costante, e più meritato; questa volta un dominio che proveniva direttamente dalla migliore qualità nel giuoco di attacco dei petroniani. Tale giuoco a questo punto era convincente ed avvincente in tutto, meno che nel tiro in goal. A metà campo e sino nelle vicinanze dell'area di rigore non c'era che una squadra: la bolognese.»
  11. ^ "La Gazzetta dello Sport", 24 giugno 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 21/22 giugno 1924. Partita Genoa - Bologna del 15 giugno 1924: «Il Consiglio visto il rapporto dell'arbitro, letto il reclamo del Bologna F. C., viste le dichiarazioni del guardialinee sig. Livraghi, del giocatore Della Valle e del sig. Traverso in merito all'incidente occorso sul campo del Genoa; ritenuto che in tale incidente non vi siano gli estremi per l'applicazione dell'art. 15 comma a) del Regolamento Organico, delibera di respingere il reclamo del Bologna F.C. omologando il risultato della gara come segue: Genoa batte Bologna 1-0. Multa di lire 1000 al Genoa per aver permesso l'entrata di estranei nel recinto del campo di gioco; squalifica di quattro mesi come trainer e come giocatore del signor G. B. Traverso, colpevole di avere percosso il giocatore bolognese Della Valle. Il Segretario Lega Nord Olivetti; il Presidente Lega Nord Baruffini.»
  12. ^ a b c Il Genoa campione della Lega Nord, La Stampa, 23 giugno 1924
  13. ^ "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1924, articolo di Bruno Roghi: [...] «Ed ecco al 12’ Della Valle piombare nell’area di De Prà e scavalcare nettamente De Vecchi. Altri due avversari si fanno incontro al bolognese per chiudergli la possibilità di piazzare il tiro. D’un tratto vediamo a terra Della Valle, vittima probabilmente di uno sgambetto. Panzeri accorda il penalty che è tramutato in goal da Pozzi». [...]
  14. ^ "Il Lavoro" di Genova, 24 giugno 1924: [...] «Nel secondo tempo, al 10. minuto, per un fallo di Leale su Della Valle, l'arbitro concede un calcio di rigore e Pozzi ha modo di pareggiare». [...]
  15. ^ "Il Calcio" di Genova, 28 giugno 1924: [...] «Il pareggio è stato merito di Pozzi che al 12° della ripresa ha tramutato in goal un penalty concesso dall'arbitro per avere due genoani nell'area di rigore gettato a terra Della Valle, mentre si apprestava a tirare in porta». [...]
  16. ^ a b Luca Baccolini, 1001 storie e curiosità sul grande Bologna che dovresti conoscere, 89. Un naufrago in tempesta
  17. ^ a b Chiesa, 118.
  18. ^ "Il Piccolo di Genova" del 23 giugno 1924, articolo di Renzo Bidone: [...] «Un fatto di particolare importanza era intervenuto proprio pochi istanti prima che Panzeri prendesse la tanto discussa risoluzione: alcuni dei più eccitati bolognesi avevano scavalcato la rete che separa il pubblico dai giocatori, tentando di invadere il campo.».
  19. ^ "Corriere della Sera" del 23 giugno 1924, [...] «Abbiamo però motivo di credere che questa non sia la versione ufficiale adottata onde evitare incidenti, e che effettivamente l'arbitro abbia sospeso la partita per lo stato d'animo del pubblico, dove si contavano numerosi elementi eccitati, alcuni dei quali erano riusciti ad introdursi anche nel rettangolo di gioco.».
  20. ^ a b c d e La burrascosa e controversa partita di Milano, La Stampa, 8 giugno 1925. URL consultato il 17 ottobre 2019.
  21. ^ "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1924, articolo di Bruno Roghi: [...] «Abbiamo potuto a tarda ora conferire coll’arbitro Panzeri. Richiesto della ragione per cui esso aveva creduto di sospendere il match, Panzeri ci dichiarò apertamente di aver troncato la partita dato il proprio anormale stato d’animo in seguito alle intemperanze del pubblico».
  22. ^ "Il Piccolo di Genova" del 23 giugno 1924, articolo di Renzo Bidone: [...] «Abbiamo saputo da fonte sicura che l’arbitro Panzeri nel rapporto che presenterà alla Lega Nord, circa la partita disputatasi ieri allo Sterlino, dichiarerà di aver dovuto concedere il calcio di rigore contro il Genoa sotto pressioni di persone estranee e di aver condotto a termine la partita, che da quel momento considerava virtualmente finita, soltanto per evitare possibili incidenti.».
  23. ^ "La Gazzetta dello Sport", 4 luglio 1924: F.I.G.C. Seduta consiglio Lega Nord, 2 luglio 1924. Gara finale di I Divisione Bologna - Genoa del 22 giugno 1924. – «Si demanda al Consiglio di Lega ogni decisione in merito alla gara».
  24. ^ "La Gazzetta dello Sport", 15 luglio 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 12 luglio 1924. Gara Bologna - Genoa del 22 giugno 1924. – «Rilevando una contraddizione nei diversi rapporti dell’Arbitro sopra un punto di grave importanza tecnica, non ritiene di poter prendere una decisione definitiva. Dà quindi mandato alla Presidenza della Lega perché in unione alla CT interroghi l’arbitro onde ottenere un preciso chiarimento, ed affida alla Presidenza stessa l’incarico di decidere poi con pieni poteri su tutto quanto riguarda la gara in oggetto seguendo le direttive all’uopo già indicate dal Consiglio. Le decisioni della Presidenza si dovranno perciò considerare come ratificate in precedenza dal Consiglio. Il Segretario L.N. Olivetti; il Presidente L.N. Baruffini».
  25. ^ "La Gazzetta dello Sport", 18 luglio 1924: F.I.G.C. Comunicato ufficiale – Seduta consiglio Lega Nord, 16 luglio 1924. Gara Bologna - Genoa del 22 giugno 1924. – «La Presidenza della Lega udite, in unione alla C.T., le ulteriori dichiarazioni rese dall’arbitro a chiarimento del punto dei suoi rapporti risultato al Consiglio della Lega impreciso e contraddittorio: tenute presenti le nuove dichiarazioni rese dai guardialinee; visto che dai rapporti arbitrali emerge che la gara non ha potuto avere regolare svolgimento per gravi intemperanze del pubblico; giudica, in relazione alle direttive all’uopo fissate dal Consiglio della Lega, che, in applicazione dell’art. 15 comma a) del Regolamento Organico, sia data partiva vinta al Genoa F.C. per 2 a 0. Al Bologna F.C. è inflitta una multa di lire 500 limitando a ciò la punizione in considerazione che i dirigenti del Bologna si adoperarono ottimamente per evitare incidenti. Il Segretario L.N. Olivetti; il Presidente L.N. Baruffini».
  26. ^ "La Gazzetta dello Sport" dell'8 settembre 1924: «Al 26.o minuto il Genoa segna il primo goal su tiro alto di Moruzzi. Il pallone rimbalza sotto la traversa. Visciano raccoglie con le mani il pallone, gli sfugge e tocca terra pochi centimetri dentro la rete.».
  27. ^ "Corriere della Sera" dell'8 settembre 1924: «Il portiere napoletano era messo a ben dura prova, ma non poteva impedire che Catto al 33º minuto segnasse con un forte tiro il punto per i rosso-bleu».
  28. ^ "Il Lavoro" del 9 settembre 1924: «In un successivo attacco genoano al 26' Moruzzi riprende una debole parata di Visciano e getta il pallone nella rete».
  29. ^ "La Basilicata" del 9 settembre 1924: «De Vecchi incita e corregge i suoi giuocatori ed il giuoco continua serrato finché Catto tira un fulmineo shoot: il pallone è fermato da Visciano sotto la traversa, ma l'arbitro concede il punto, noncurante dei clamori del pubblico: sono le 18,26».
  30. ^ ll piccolo Savoia che contende lo scudetto ai campioni del Genoa, su ilnobilecalcio.it, 7 settembre 2021. URL consultato il 3 dicembre 2021.
  31. ^ La Gazzetta dello Sport del 4 maggio 1925 (Genoa b. Pisa 2-1): «Il Pisa è caduto da forte dopo un'epica battaglia. Per metà del primo tempo e durante quasi tutta la ripresa i nero-azzurri, oggi in felicissima giornata, benché privi di Scotti e Moscardini, hanno imposto il loro gioco preciso e veloce». Per quanto riguarda la partita contro lo Spezia (vinta per 1-0) vedasi Il Lavoro del 12 maggio 1925 che scrive che gli spezzini, con un gioco attivo e vivace, ottennero in certi momenti una relativa superiorità colpendo anche due pali. Per quanto riguarda il pareggio a reti inviolate con il Torino, la cronaca de La Stampa del 18 maggio 1925 da un lato descrive il Torino come una squadra scesa in campo senza alcun concreto interesse di classifica da difendere, dall'altro loda i granata, che lasciarono una favorevolissima impressione, per la resistenza per niente passiva affermando che portiere, terzini e mediani giocarono ottimamente mentre il quintetto attaccante difettò nel concretizzare le occasioni create.
  32. ^ La Gazzetta dello Sport del 30 marzo 1925.
  33. ^ Da "Modena F.C. 1912-2012 - Il bello di cent’anni": «La classifica quel giorno diceva: Modena 29, Casale 27, Genoa, Internazionale e Pisa 25, col Genoa con ben 3 gare da recuperare, contro Pisa, Torino e Spezia. Ai genoani bastavano 5 punti contro avversari demotivati per superare il Modena e arrivare in finale. 5 punti che arrivarono (2-1 sul Pisa, vittoria a La Spezia per 1 a 0 e 0-0 casalingo contro il Toro) e fu uno scandalo. Fu uno scandalo sin dalle motivazioni che concessero al Genoa di poter rinviare le 3 partite: la prima ad essere rinviata fu quella contro il Pisa del 29 marzo: ufficialmente fu rinviata per allagamento del campo, peccato che le due squadre (che all’epoca erano appaiate in vetta a 23 punti) disputassero comunque per il pubblico pagante una partita amichevole. La seconda, contro il Toro, del 5 aprile, fu rinviata per dispensa della Lega Nord perché il Genoa potesse giocare in amichevole contro il Nacional di Montevideo. La terza, come detto, per motivi di ordine pubblico, con ordinanza del prefetto, secondo alcuni perché sugli spalti del Picco c’erano anche alcuni modenesi venuti a controllare la regolarità della partita e quindi con conseguente pericolo di incidenti. Non c’era niente da dire, qualcuno aveva santi in paradiso, qualcuno no.»
  34. ^ Lorenzo Damiani, William Garbutt, il primo di tutti i mister, su contropiede.ilgiornale.it. URL consultato il 13 giugno 2020.
  35. ^ Sergio Rizzo, FELSNER, Hermann, su treccani.it. URL consultato il 13 giugno 2020.
  36. ^ Articolo tratto da "Il Lavoro" di Genova, 2 giugno 1925: «Il titolo di Campione d’Italia ancora in palio dopo la seconda finale Il Bologna vittorioso a Marassi per 2 a 1»: «Verso la fine della partita la folla che si assiepava contro la rete metallica dietro alla porta bolognese premette tanto contro la barriera da farla abbattere in avanti. Si notò così una scena curiosissima data da più di un centinaio di persone bocconi sulla griglia, che le une sopra le altre annaspavano tentando di rialzarsi. Per il pronto intervento dei carabinieri e dei dirigenti del Genoa la folla fu respinta e la griglia rialzata. [...] Alla fine della gara un gruppo di scalmanati esasperato dal contegno dell’arbitro tentarono di usargli violenze mentre si ritirava nello spogliatoio. Il pronto intervento del commissario di Marassi dott. D’Alò coadiuvato da alcuni carabinieri e dai dirigenti del Genoa valse a scongiurare il pericolo di più gravi incidenti».
  37. ^ a b c d Testimonianza di Giovanni Mauro, arbitro della partita, "Guerin Sportivo" di Torino, 26 giugno 1925, pagina 2: «INTERVISTA CON MAURO [...] IL RAPPORTO ARBITRALE [...] Avevo dichiarato sin dall'inizio che ritenevo la partita impossibile a svolgersi regolarmente, e ne infirmai il risultato – qualunque esso fosse – prima dell'inizio. Fui pregato di comandare l’inizio. Rigettai le responsabilità, formalmente, su Olivetti col quale parlai, e cominciò la danza. Finito il match alle sette e mezza circa mi trovo a piedi su Viale Lombardia. Era logico che il prodigio d'organizzazione leghista facesse mancare una rotabile al povero diavolo che aveva arbitrato. Arrivo a casa alle otto e un quarto. Faccio un bagno, fumo un toscano, e redigo il rapporto. Alle nove e mezza ho finito ed attendo l’arrivo dei signori Zappa e De Martino, giornalisti, che avevo pregato di passare per quell'ora, onde prendere visione del rapporto. Avvenne precisamente così: letto il rapporto ai due colleghi, lo chiusi in busta e provvidi a farlo tenere alla Lega. Poi ho mangiato. Segue il mio riepilogo mentale: "Rapporto: redatto subito dopo la partita con la conclusione di annullamento per irregolarità generali"».
  38. ^ a b Il resoconto di Bruno Roghi, inviato di "Il Mondo", 9 giugno 1925: «Il match è stato nettamente rovinato dall'organizzazione. La folla si era riversata sul campo del Milan a valanghe, come accade per i match internazionali. La Lega Nord non prevedeva certo tanta marea e la sua impari organizzazione fu di colpo travolta. Non parliamo dei giornalisti, autentici e spuri, che non trovarono neppure l’ombra di un posto riservato; la concessione di entrare in campo e di arrangiarsi a tutti coloro che fossero muniti di tessera stampa creò una edificante babilonia con attacco finale alla tribuna d’onore. I nostri colleghi venuti da fuori rimasero incantati per così benigna accoglienza. In quanto agli spettatori, stufi di tirare il collo, scavalcarono gli steccati in un paio di migliaia e si collocarono in doppia siepe tutto attorno alle linee bianche del campo. Ritenevo che l’arbitro avv. Mauro non avrebbe dato inizio alla partita. Ricordavo quel che era accaduto ad Anversa per la finale Olimpionica Belgio-Cecoslovacchia e l’inopportunità di dar corso alla gara mi pareva lampante. Mauro cominciò quando ai lati e alle spalle delle reti si pigiavano decine di spettatori compromettendo la nettezza della visuale. In queste condizioni di ambiente, si verificò l’episodio che doveva dar luogo ad una lunga sospensione del match e, probabilmente, al ritiro del Genoa dopo i due tempi regolamentari del gioco.»
  39. ^ a b La cronaca della "Gazzetta dello Sport": «[Mauro] espresse una pregiudiziale sulla regolarità del match, se non si provvedeva a sgomberare il rettangolo posto tra le reti metalliche dalle migliaia di persone che vi si erano assiepate [...] L'arbitro si è deciso a dare inizio alla partita solo dietro le pressioni degli organizzatori ed in considerazione del danno certo che sarebbe derivato alla Federazione dal rinvio della partita, e più ancora per timore che il fatto provocasse tumultuose e gravi manifestazioni da parte del pubblico in gran parte costituito da persone provenienti da lontano.»
  40. ^ a b La cronaca del "Paese Sportivo": «[...] Per noi la partita è stata regolare dal momento che si è creduto opportuno iniziarla; ma l’atteggiamento dell'arbitro ed il ritiro del Genoa ci fanno sospettare che il campionato di Lega Nord non sia ancora concluso [...] Qualunque altro arbitro, Mauro stesso, se si fosse trovato in simili condizioni in qualsivoglia match di campionato non avrebbe dato vita al giuoco. Oggi invece, per la partita più importante, si è voluto essere meno rigidi, ammettendo in modo non diremmo troppo leggermente, ma certo troppo comodamente il caso di forza maggiore.»
  41. ^ La cronaca di Renzo Bidone in ""Genoa 80º: 1893-1973"": «L’avv. Mauro chiamò i capitani: a De Vecchi e Della Valle disse che si rendeva conto benissimo che le condizioni non erano regolari, ma che tuttavia avrebbe cominciato la partita, perché i dirigenti responsabili dell’organizzazione gli avevano promesso l’arrivo imminente di duecento agenti. Mauro prese impegno che dopo un quarto d’ora, se gli agenti non fossero giunti, avrebbe sospeso la partita.»
  42. ^ a b c Dichiarazione del portiere genoano Giovanni De Prà: «Fuga di Muzzioli, con tiro finale da pochi metri, che riuscii appena a deviare in corner. Fischio di Mauro che accordò al Bologna il calcio d’angolo. A questo punto l’enorme pubblico assiepato dentro il recinto di gioco, appena dietro le righe, invase il campo. Del pubblico faceva parte qualche pezzo grosso della Federazione, quale Leandro Arpinati, alla testa dei tifosi bolognesi, e Mauro, sballottato e minacciato, dopo una lunga quanto inutile discussione, concesse la rete per sedare il tumulto, non senza avere avvertito il nostro capitano De Vecchi di considerare l’incontro terminato in quel momento, e averlo esortato a condurlo a termine per evitare maggiori incidenti.»
  43. ^ Dichiarazione del centravanti del Bologna Angelo Schiavio, da "La Gazzetta dello Sport Illustrata", 29 settembre 1979: «Ne sono state dette tante... Sono state fatte sempre delle gran chiacchiere, hanno tirato fuori storie politiche, e persino la storia delle rivoltellate per incrinare la validità del nostro successo che invece fu del tutto legittimo e meritato. Loro vinsero la prima partita allo Sterlino (2-1) e noi la seconda a Genova (2-1). Si rese necessaria la terza partita a Milano, nel campo di viale Lombardia. Due treni speciali ci seguirono (45 lire tutto compreso) ma anche i genovesi erano tantissimi. La folla scavalcò i recinti e si mise seduta lungo le linee: l'arbitro Mauro avrebbe voluto rinviare la partita ma sarebbe successo il finimondo. Prendemmo due gol nel primo tempo e ci buttammo tutti avanti nella ripresa segnando con Muzzioli. I genoani protestarono violentemente asserendo che la palla era entrata dall'esterno, il povero De Prà fece addirittura un buco nella rete per avvalorare tale tesi.»
  44. ^ a b c Il resoconto di Bruno Roghi, inviato del "Mondo", 9 giugno 1925: «Nella ripresa il Bologna, lungi dallo sbandarsi e dal difendersi contrattaccava con estrema vivacità e, dopo un quarto d’ora, segnava il primo goal per merito di Muzzioli. I giocatori si abbracciavano deliranti di gioia e, dopo qualche secondo De Prà raccoglieva il pallone nella sua casa. Ma l’arbitro che in quel mentre si dirigeva verso la rete agitava il braccio in segno di diniego e puntava il dito verso l’angolo del corner. Goal? Corner? La palla è forse uscita dalla linea di fondo? Nell’angolo di tribuna dove io mi trovavo i pareri erano divisi. Per mio conto avevo visto il tiro di Muzzioli, deciso e potente, avevo visto De Prà chinarsi a raccogliere la palla nella rete, non avevo visto la fulminea traiettoria della palla. Il centinaio di spettatori incollati attorno alla rete di De Prà impediva esattamente di cogliere la successione delle fasi di questo episodio. Comunque è mia impressione che Mauro non abbia scolpito col suo gesto la realtà della situazione. Lunghe querimonie. La folla, nella sua immensa maggioranza, dà prova di disciplina ed aspetta gli eventi. Mauro dà qualche segno di voler piantare baracca e burattini. Passano dieci buoni minuti e, com’è naturale, i pareri, le discussioni, le previsioni si incrociano. Alla fine interrogati i guardalinee, Mauro rimette il pallone al centro e ripiglia il match. I genoani non si abbandonano a proteste.»
  45. ^ a b c La cronaca del "Piccolo" di Trieste, 8 giugno 1925 (edizione della sera): «Giunge il primo punto del Bologna, quello che doveva dare luogo all'incidente. Dalla sua posizione normale l'ala sinistra del Bologna tagliava in dentro, lasciando indietro Bellini e si portava fino a pochi metri dalla porta e qui tirava forte e basso. De Prà toccava ma non giungeva a trattenere la palla che penetrava nella rete per mezzo metro. Urlo di gioia, fischio dell'arbitro che con gesto energico addita al calcio d'angolo. Proteste bolognesi. I giuocatori attorniano l'arbitro discutendo concitatamente. Numeroso pubblico invade il campo. L'arbitro volge loro le spalle e si avvia come se intendesse ritirarsi. Intervengono i guardalinee e sulle loro dichiarazioni concede il punto. Tutto ciò due esattamente un quarto d'ora.»
  46. ^ a b c La cronaca di "Prealpina Sportiva": «[...] Siamo al momento spasimante del primo goal bolognese: Muzzioli il più veltro dei veltri, nel secondo tempo, con azione impetuosa passa in velocità Barbieri, serra sotto la porta di De Prà; è solo, i compagni di linea sono troppo arretrati; con intuizione fulminea stringe al centro, si porta all'estremo limite e da due metri scocca un tiro poderoso. De Prà con un balzo felino è sopra la palla, ma è inutile; il goal è segnato. La folla è in piedi in un urlo di passione che si ripercuote a lungo; è il 16. minuto. Qui si intromette una nota tragica nel dramma passionale delle anime in pena dei sostenitori. L'arbitro in un primo secco ordine annulla il goal. È la disperazione, la rabbia, il dolore che fanno suscitare un baccano indiavolato che forse si sarà udito a Bologna e a Genova. L'avv. Mauro, che non era vicino all'azione, non ha visto il goal e sembra abbia avuto impressione che la sua marcatura fosse irregolare perché provocata dalla presenza del pubblico che si assiepava sulla linea di fondo del campo. Sono 13 minuti di passione per le migliaia di bolognesi presenti; alla fine dopo consultati i due guardia linee, gli arbitri Terri e Frezzi, il goal è concesso.»
  47. ^ a b c La cronaca del "Corriere dello Sport": «Della Valle passa a Muzzioli, la coraggiosa ala supera in velocità i due diretti avversari, stringe sul goal, segna. Entusiasmo, abbracci. Ma Mauro non concede il punto. Il pubblico bolognese e milanese urla. L'arbitro, che non si sa perché voleva concedere un corner, dopo vari minuti di discussione coi giocatori si decide a interpellare i segnalinee, che ambedue ritengono valido il punto. Il gioco riprende dopo 13 minuti di neutralizzazione.»
  48. ^ a b c La cronaca di "Avanti!", 9 giugno 1925: «[...] Alla ripresa però il Bologna attaccava e dopo varie alternative al 16.o si verificava l'incidente più importante della giornata. Un pallone tirato da Muzzioli dà l'impressione che sia entrato in goal, ma il pubblico tutto serrato intorno alla rete, impedisce la giusta visione dell'azione tanto più che un piede sconosciuto caccia la palla lontano sulla linea di fondo. L'arbitro annulla il goal provocando un formidabile coro di proteste. Dopo aver interrogato i guardalinee ritorna sulla decisione presa e concede il punto.»
  49. ^ a b c La cronaca della "Gazzetta dello Sport": «Al 16’ Muzzioli stringe sul goal e spara da pochi passi. Vediamo un gesto di disperazione di Della Valle, mentre De Prà rimane inebetito e altri giocatori bolognesi abbracciano Muzzioli. È goal o no? Il pallone è nella rete, ma il pubblico vicino alla porta tumultua ed alcuni mostrano la rete smossa e strappata. Mauro accenna a far battere il corner, ma è stretto da tutte le parti. Giocatori e spettatori gli si affollano intorno. Dopo due tentativi di lasciare il campo, l’arbitro si decide a far mettere la palla in campo. Il gioco riprende dopo 14’ di interruzione [...] In merito al tanto discusso goal di Muzzioli, l’avv. Mauro ci ha dichiarato di non averlo visto entrare. Il pallone ha avuto dei rimbalzi inspiegabili. Comunque lui, arbitro, non lo ha visto entrare in porta, e non avrebbe concesso il goal neppure dietro il parere favorevole del guardalinee. Tenuta presente la sua pregiudiziale sull’irregolarità dell’incontro, ha concesso il punto reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e non ha sospeso la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l’ha pregato di portare a termine il match.»
  50. ^ a b c La cronaca del "Paese Sportivo": «L'arbitro in un primo tempo non ha concesso il goal. Attorno alla rete di De Prà si è formato un tumultuoso comizio al quale ad un certo punto ha partecipato la folla accalcata attorno al goal con un tentativo di evasione. A noi, naturalmente, non poterono giungere le parole scambiatesi dalle parti contendenti nell'accalorata discussione, ma esse non devono essere state troppo cortesi se ad un certo punto l’arbitro si è incamminato verso l’uscita del campo. Poiché l’incidente era scoppiato sotto il goal situato dalla parte opposta dell’uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l’atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare il cammino. Fermatosi quindi, sempre attorniato dai giocatori, si consultava coi due segnalinee e dopo nuove animate discussioni concedeva il goal. Da notare che negando il goal l’arbitro aveva accennato col gesto che la palla venisse portata nel corner e durante tutta la discussione un milite ivi la tenne in attesa che il calcio d’angolo venisse tirato [...] L’arbitro, parlando con alcuni giornalisti dopo il match, affermava che non aveva visto il goal e che l’aveva concesso solamente dopo il parere favorevole dei due segnalinee. Noi abbiamo già detto che in un primo tempo aveva negato il goal, accennando col braccio teso al corner. Egli aveva dunque visto bene.»
  51. ^ a b La cronaca del "Giornale di Genova": «Una discesa sulla sinistra del Bologna, culminata da un tiro di Baldi, è frustrata da una splendida parata di De Prà che manda il pallone sulla linea di fondo. Ma uno spettatore respinge in gioco il pallone che, raccolto da Muzzioli, viene proiettato nella rete genoana. I supporters del Bologna reclamano il goal. L'avv. Mauro dapprima si oppone alla concessione del punto con palesi segni di diniego. Crescendo sensazionale delle proteste del pubblico. La sospensione del gioco si protrae a lungo. L'avv. Mauro dopo 15' d'interruzione, convalida il goal [...] Questa cornice esplose nella ripresa alla prima occasione fornita dal diniego dell’arbitro per l'azione già descritta, con evidente nocumento sulle decisioni che Mauro doveva rendere in merito. Infatti, egli negò che il goal fosse stato segnato, e lo concesse solamente dopo un quarto d'ora di discussioni anche violente ritornando – non sappiamo se deliberatamente o no – sulla sua prima decisione. Mauro negò subito che il famoso goal fosse stato segnato. Lo negò recisamente e replicatamente.»
  52. ^ a b c d Rizzoglio, op. cit.
  53. ^ Dichiarazione del capitano genoano Renzo De Vecchi: «Schiavio metteva in rete mentre Pozzi tratteneva per la maglia il nostro portiere [da notare che De Vecchi confonde l'autore della rete col presunto responsabile del fallo, ndr]: il gol fu concesso ed il pareggio raggiunto dal Bologna.»
  54. ^ La cronaca de "La Gazzetta dello Sport", 8 giugno 1925: «Il Genoa si difende con la consueta precisione. I suoi mediani danno segno di stanchezza pur battendosi bene. Rimane salda la barriera Bellini - De Vecchi. La quale però è battuta da una fuga di Muzzioli che centra raso terra. Pozzi raccoglie a pochi passi e segna il pareggio al 37.o minuto.»
  55. ^ Renzo Bidone, "Il Piccolo" di Genova – 8 Giugno 1925: «Per alcuni minuti la partita continuava con alterne vicende e con fasi pericolose per entrambi i goals fino al 50’ in cui il Bologna giungeva al pareggio in seguito ad una nuova fuga di Muzzioli e tiro conseguente di Della Valle che De Prà parava ma non in modo da impedire a Perin sopraggiunto in corsa di raccogliere e di segnare. Al 60’ minuto quest’azione si ripeteva e si concludeva con un nuovo goal di Della Valle ma l’arbitro annullava il punto per fallo del capitano bolognese su De Prà che giaceva a terra contuso provocando una nuova sospensione di giuoco durata cinque minuti.»
  56. ^ Rizzoglio«E chi può essere allora 'questa persona facente parte della presidenza federale?' Semplice: un vice presidente federale. Il nome? Eccolo: Leandro Arpinati, per il quale, come vedremo, è testimoniata con assoluta certezza la sua presenza sugli spalti in questa burrascosa finale.».
  57. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 1: Bologna-Genoa 1925, la genesi della grande ingiustizia, su pianetagenoa1893.net, 9 agosto 2015. URL consultato l'11 dicembre 2017.
  58. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 2: Bologna-Genoa 1925, il gol fantasma di Muzzioli, su pianetagenoa1893.net, 15 agosto 2015. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  59. ^ Annuario italiano giuoco del calcio Pubblicazione ufficiale della F.I.G.C. Vol. II – 1929, pagina 48: «Le assemblee delle Leghe e l’Assemblea Generale del Luglio - Agosto 1924. Le elezioni alle cariche federali diedero i seguenti risultati: Consiglio Federale: Presidente: comm. Avv. Luigi Bozino; Vice Presidente: cav. Uff. Mario Ferretti; Segretario: Vogliotti geom. Eugenio; Cassiere: Levi Salvatore; Consiglieri: Tergolina Enrico, dott. Mario Argento, Oliva prof. Luciano; Sindaco: Silvestri rag. Enrico.»
  60. ^ "La Stampa", 11 agosto 1924, pagina 2: «FOOT-BALL L’assemblea ordinaria della F.I.G.C. All’unanimità Torino viene proclamata nuova sede della Federazione. Si procede poi all’elezione del nuovo Consiglio federale il quale risulta così composto: Presidente avv. Bozino, voti 148: Vice-presidente Ferretti 88; Segretario Vogliotti 134; Cassiere Levi 141 ecc.».
  61. ^ "L’Arbitro", numero 5 maggio-giugno-luglio 1925, pagina 12: «MARIO FERRETTI. Vice-presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L’Arbitro illustra uomini cui sono affidate eminenti cariche federali, intendendo svolgere, anche con questo mezzo, il programma di propaganda e di educazione calcistica da cui ha tratto le ragioni della sua stessa esistenza. Il cav. Mario Ferretti, presidente dell’Unione Sportiva Novese, e Vice presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio è in Italia, da quattro anni, l’uomo più osservato, più seguito, più discusso in questo campo sportivo».
  62. ^ Dichiarazione del dirigente del Bologna Enrico Sabattini: «Posso testimoniare che l'onorevole Arpinati non scese in campo per imporre all'arbitro Mauro di convalidare il gol di Muzzioli, per la semplice ragione che egli si trovava in tribuna centrale. Io gli ero poco distante e posso assicurare che lasciò la tribuna soltanto quando ebbe termine la partita per il rifiuto opposto dal Genoa a disputare i tempi supplementari. In nessun giornale dell'epoca e in nessun ambiente mai si scrisse o si asserì che l'On. Arpinati fosse quella domenica in mezzo al campo.»
  63. ^ Alberto Polverosi – Enciclopedia dello Sport (2002), ARPINATI, Leandr o, su treccani.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  64. ^ a b c Da "La Gazzetta dello Sport", 9 giugno 1925: Profonda impressione a Genova - Il reclamo del Genoa F.C. «Le notizie sull'andamento e sull'esito della finalissima di campionato hanno prodotto una ben dolorosa impressione nell'ambiente genovese [...] Dopo le tante trepidazioni, i vivaci commenti della serata di domenica, i giornali di stamane sono andati a ruba tra la folla smaniosa di conoscere dal giudizio dei critici il vero andamento del match e sopra tutto i veri motivi che hanno suggerito la condotta del Genoa. La decisione di non rientrare in campo per i supplementari era stata presa dai dirigenti [del Genoa] in pieno accordo col capitano De Vecchi – del quale ognuno conosce ed ammira l’equilibrio e la serenità sportiva – e costituisce la più tranquillizzante garanzia della ponderatezza del gesto, ad ogni modo a chiarire meglio la situazione di fronte a qualche parere più o meno interessato, abbiamo voluto assumere direttamente presso la società genovese informazioni che ci permettono di esporre il punto di vista genoano in tema del disgraziato match e del ritiro della squadra. Il Genoa impugna categoricamente il primo gol bolognese, cui avrebbe partecipato qualche anonimo del pubblico assiepato dietro la rete e che avrebbe in essa introdotto la palla dopo che De Prà l’aveva deviata in corner. Il Genoa si riferisce e richiama in proposito la decisione dell’arbitro che non concesse il goal se non dopo lunghe tergiversazioni e pressioni della folla. Interrogato a partita ultimata l’arbitro dai dirigenti del Genoa, questi, sempre a detta del Genoa, avrebbe riconfermato la sua decisione, che cioè il punto non era valido: motivo per cui i dirigenti stessi, compreso il capitano della squadra, esposero chiaramente il loro punto di vista, che cioè essendo assodata la nullità di un punto essi si ritenevano vincitori, motivo per il quale si rendeva per essi inutile la disputa delle riprese supplementari. Aggiungevano inoltre che essi non intendevano rientrare in campo neppure sotto riserva per non dar luogo ad equivoche interpretazioni. Il Genoa protesta inoltre vivacemente contro il contegno del pubblico e contro il gioco dei bolognesi. Tutto ciò costituisce la base del reclamo assai diffuso inoltrato dal club ligure presso gli enti federali.»
  65. ^ La cronaca del "Paese Sportivo": «Si rilevava poi che se era intendimento di Mauro di far annullare il match, egli avrebbe potuto benissimo allontanarsi dal campo al termine dei due tempi regolamentari [...] Gama [collega di Mauro] interrogato dopo il match diceva: "Ho l'impressione che il match sia terminato dopo il primo goal del Bologna". Si ricorda a questo proposito una circolare dell'Aia già a suo tempo criticata. Può darsi che Mauro visto il contegno di alcuni supporters, contegno punto rassicurante, e fiutato l'ambiente abbia concesso il goal col proposito di far annullare poi l'incontro [...] Ma i giocatori rosso-bleu [del Genoa] uscivano dal campo troppo lieti e sorridenti per poter far pensare ad una loro irrimediabile sconfitta. Davano l’impressione di essere sicuri del fatto loro. Alla stazione poi alcuni giuocatori confessavano che non si erano più presentati in campo perché tanto l’arbitro aveva loro garantito che il match sarebbe stato annullato.»
  66. ^ Resoconto del capitano genoano Renzo De Vecchi sulla rivista "Il Calcio Illustrato": «Esaurito il tempo normale, l'arbitro ci richiamò, dopo averci rimandato agli spogliatoi, per la disputa dei tempi supplementari, alla quale, però, il Genoa si rifiutò. Ricordo d'essere stato criticato per tale decisione, che d'accordo col dirigente in campo ritenni doveroso seguire, ma ancora oggi ritengo di avere agito giustamente e con serietà verso la mia squadra, perché non poteva essere considerata assolutamente regolare, e quindi meritevole di essere proseguita, una partita disputata in tali condizioni e viziata da un episodio così singolare. Questa fu, naturalmente, la tesi del Genoa, esposta nel reclamo presentato alla Federazione; e noi richiedemmo anche che ci fosse stata data vinta la partita, poiché la famosa decisione aveva influito sulla nostra condotta; il Bologna, invece, reclamò sostenendo che il nostro rifiuto a disputare i tempi supplementari equivalesse ad un ritiro, con conseguente aggiudicazione del titolo al Bologna. Ma Lega Nord e Consiglio Federale, come vedremo in seguito, non diedero partita vinta a nessuno dei due.»
  67. ^ Fonogramma. Milano, lì 7/6/1925 ore 24. Provenienza questura Centrale. Trasmette Claudio. Riceve Sabattini. ILL/mo Signor Prefetto. MILANO N° 3873: «Questa sera con treni speciali sono partiti per Bologna e Genova circa 2000 sportsmen qui giunti stamane per partecipare alla gara di FOOT BALL al campo sportivo di Viale Lombardia. Alla partenza ordinaria per Genova ore 20/45, un gruppo degli sportsmen che si trovavano sul treno speciale per Bologna si è recato al suddetto treno per Genova ed in seguito a vivace discussione sulla gara odierna, alcuni di detto gruppo si sono presi a pugni con altri sportsmen del treno di Genova. Il pronto intervento di questi Agenti ed alcuni militi ferroviari ha impedito che l’incidente avesse ulteriori incidenti.»
  68. ^ "Guerin Sportivo", 11 giugno 1925, pagina 5: «Neanche se li avessero combinati a posta per far succedere qualche incidente, non avrebbero potuto far arrivare i "treni speciali" di Genova e di Bologna più contemporaneamente di quanto avvenne domenica scorsa a Milano. Al mattino, verso le undici, cotesti convogli giunsero in Stazione quasi allo stesso minuto ed alla sera "bis in idem". Avvenne che fin dall’arrivo cominciarono le prime beghe perché i supporters bolognesi avevano scritto sui vagoni dei loro due treni delle frasi di dileggio pei genovesi, e questi a loro volta (ah, la telepatia!) avevano tracciato col gesso delle grandi scritte dello stesso sapore a carico degli avversari. Gli uni accusavano gli altri, pretendendo che cancellassero le rispettive scritte, ma nessuno voleva assumersi il ruolo del provocatore tanto più che non si sapeva come sarebbe finito il match. Alla sera, dopo l’infausta giornata – infausta soprattutto per la "Lega Nord" e per l’arbitro – i due "speciali" ed il normale per Bologna, e lo "speciale" ed il normale per Genova si fiancheggiavano in Stazione, dimodoché intercorreva fra quei gabbioni di matti non più di un metro, distanza insufficiente per evitare eventuali corti circuiti. Conseguenza logica: scambio nutrito di invettive, battibecchi, pugilati, ostentazione di rivoltelle, qualche arresto... Se non avvenne nulla di veramente grave non fu certo per merito dell’autorità politica né di quella sportiva, ché l’una e l’altra non avevano neppur pensato che fra quei tremila esagitati "supporters" potesse succedere l’irrimediabile...»
  69. ^ Da "La Gazzetta dello Sport", 10 giugno 1925: Quel che si dice a Bologna: «Bologna ha tributato ai suoi campioni reduci da Milano le accoglienze più calorose ed entusiastiche [...] Naturalmente intorno alla partita di Milano i commenti sono vivissimi e a Bologna si può anzi dire che non si parli d'altro [...] Nell'«entourage» del Bologna si afferma che la validità del goal di Muzioli è indiscutibile: i due guardialinee e gran parte del pubblico ne sarebbero testimoni. Importanza fondamentale viene qui attribuita al «forfait» del Genoa. Una squadra ritirandosi, secondo la tesi bolognese, perde il diritto di reclamare. La notizia che il Genoa ha reclamato ha raddoppiato i commenti e intensificato le discussioni. Comunque le decisioni dei poteri federali si attendono qui con serena fiducia.»
  70. ^ Da "La Gazzetta dello Sport" del 23 giugno 1925: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Consiglio Lega Nord - Seduta del 20-21 giugno 1925. Gara Genoa - Bologna del 7 giugno '25. — «Il Consiglio della Lega, in base alle precise dichiarazioni rese dall'arbitro così nel suo rapporto come nelle successive delucidazioni, affermanti doversi ritenere irregolare la partita per le gravi condizioni di ambiente e di costante parziale invasione di campo in cui essa si svolse, condizioni sempre aggravatesi dall'inizio della gara; pur non potendosi astenere dal considerare che ben altro svolgimento la partita avrebbe potuto avere se l'arbitro si fosse rifiutato di iniziarla prima che il campo fosse stato completamente sgombrato anche mediante l'espresso preciso invito che avrebbe dovuto essere diretto e ai capitani delle due squadre e ai dirigenti delle due società; delibera di non omologare la gara in oggetto e ne ordina la ripetizione per il giorno 5 luglio sul campo della U.S. Livorno. Si astiene infine di prendere provvedimenti contro la squadra del Genoa Club, che si allontanò dal campo quando l'arbitro vi era ritornato per iniziare le riprese supplementari: e ciò per le speciali imprevedibili e in quel momento irrimediabili condizioni di ambiente. Il Consigl. Presidente della riunione Avv. Giorgio Campi.»
  71. ^ Da "La Gazzetta dello Sport" del 2 luglio 1925: F.I.G.C. Comunicato ufficiale - Seduta consiglio Federale - Torino - 27 giugno 1925. — «4. Reclami: «Bologna F.C.» e «Genoa F.C.» (gara «Bologna - Genoa» giocatasi a Milano il 7 giugno '25. Il Consiglio Federale esaminati i reclami avanzati dal «Bologna F.C.» e dal «Genoa F.C.» avverso la delibera del Consiglio Lega Nord del 20 giugno 1925; sentiti il Presidente di Lega Nord, il rappresentante del «Bologna F.C.» e l'arbitro della gara; in assenza del rappresentante del «Genoa F.C.» regolarmente invitato; considerato che dal rapporto dell'arbitro, confermato verbalmente in ogni sua parte, è risultato che la gara si svolse in modo non regolare e che anzi le irregolarità di essa andarono successivamente accentuandosi in modo che era preclusa all'arbitro, per sua formale ed esplicita dichiarazione, la possibilità di assolvere il proprio compito; Delibera: a) conferma la decisione di Lega Nord per quanto riguarda l'annullamento della gara predetta; b) infligge al «Genoa F.C.» la multa di L. 1000 (mille) da pagarsi entro il 4. Luglio p.v., per l'atto di indisciplina commesso dalla propria squadra per non essersi presentata in campo per l'inizio dei tempi supplementari; c) considerato che il campo dell'U.S. Livorno non ha capienza sufficiente per la prevedibile affluenza di pubblico; preso atto che le società gareggianti interessate hanno fatto esplicite dichiarazioni in proposito; d) dispone che la partita debba ripetersi a Torino il 6 luglio p.v. alle ore 16,30 sul campo della «Juventus F.C.». La organizzazione sarà curata dalla Presidenza di Lega Nord d'accordo col Comitato Esecutivo Federale. Di conseguenza respinge i reclami avanzati dalle società ricorrenti incamerandone le relative tasse. In considerazione poi delle speciali condizioni in cui sono venute a trovarsi le società: «Bologna F.C.» e «Genoa F.C.» per la ripetizione della gara; il consiglio federale delibera, in via eccezionale, di corrispondere ad entrambe una percentuale del 20 per cento cadauna sul provento netto dell'incasso. Il Consiglio Federale delibera inoltre di assegnare una percentuale del 20 per cento in contributi ad Enti sportivi che designerà in una prossima seduta. Il Segretario Gen. Vogliotti. Il Presidente Bozino.»
  72. ^ L'analisi del "Paese Sportivo" (11 giugno 1925): «[...] Pare che egli [Mauro] intenda piuttosto richiamarsi alla pregiudiziale fatta ante-match, ma noi abbiamo già detto che non può essere sufficiente da sola ad annullare l'esito dell'incontro. D'altronde c'è il ritiro del Genoa che illumina la situazione. De Vecchi non avrebbe ritirato i suoi uomini se avesse dovuto fare assegnamento unicamente sulla pregiudiziale di Mauro. Egli ha potuto quindi contare su qualche dichiarazione assai più precisa, dichiarazione che non può essere se non quella della nullità del goal [...] Qui si cade sotto le precise disposizioni dell’art. 18 [...] È evidente quindi che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando allo stesso tempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla [...] indubbiamente l'atteggiamento incerto dell'arbitro ha maggiormente complicata una situazione che non era già troppo chiara. Siamo a questo, che la partita non potrebbe essere annullata per la semplice pregiudiziale dell'arbitro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'art.18 [...] E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art.18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita [...] Occorreva parlare ben chiaro, e dichiarare che l'incontro, date le condizioni di irregolarità in cui avrebbe dovuto svolgersi, avrebbe avuto carattere amichevole. Le squadre almeno avrebbero potuto regolarsi. La riserva di Mauro quindi non la comprendiamo. Non solo, ma non può avere a nostro avviso nessun valore. Iniziato senza la premessa del suo valore ufficiale, il match per quanto riguarda le condizioni di ambiente deve essere riconosciuto valido.»
  73. ^ Il commento della "Gazzetta dello Sport" (30 giugno 1925): «La Lega Nord quale ente disciplinatore dei campionati, non poteva non risentire le conseguenze della propria colpa d'imprevidenza, ma non è equo e legittimo lo stato d'accusa nel quale la Lega fu collocata quasi che l'organizzazione della finalissima rappresenti l'ultimo ed il più grave di una serie di malefatti ed errori [...] Ognuno avverte quanto sia pericoloso ed inaccettabile sportivamente dare inizio ad un match con una tacita pregiudiziale d'irregolarità: tacita sia pure nei riguardi delle squadre in campo. L'irregolarità, a nostro avviso, deve essere relativa e scaturisce da un fatto specifico impreveduto ed imprevedibile che si manifesti nel corso di una partita, non già da un complesso di fatti che preesistono al match.»
  74. ^ Il commento del "Paese Sportivo" (2 luglio 1925): «Riteniamo per esempio che per poter risolvere degnamente il non facile problema si sia un po' calpestato il regolamento. Non si poteva fare altrimenti, d'accordo, ma l'esperienza ormai avrà insegnato a tutti, quindi anche a Mauro, che a certe pregiudiziali non si dovrà più ricorrere per l’avvenire. È cosa troppo comoda e si presterebbe a convalidare soprusi ed ingiustizie [...] Dire a due squadre giunte alla fine di un match duro che la loro fatica è stata perfettamente inutile perché l'incontro non aveva alcun valore ufficiale, può essere considerato, nel migliore dei casi, una beffa bella e buona.»
  75. ^ Racconto di Vittorio Pozzo, tratto da "Il Calcio Illustrato" n. 38, 1949, pag. 15: «Per lungo tempo il Guerino, che attaccava tutti e diceva male di tutti, fu uno dei più letti e più seguiti giornali sportivi d'Italia. Era satirico, mordace, indagatore, intuitivo. Nel calcio, fece dell'«anti-maurismo» una delle sue bandiere predilette.»
  76. ^ La Stampa, 12 luglio 1925, p. 7.
  77. ^ La Stampa, 19 luglio 1925, p. 4.
  78. ^ Racconto del dirigente bolognese Enrico Sabattini alla "Gazzetta dello Sport" in occasione del settantesimo anniversario di nascita del Bologna: «L'11 luglio la Presidenza Federale e la Presidenza della Lega Nord si riuniscono congiuntamente a Torino ed invitano alla seduta i rappresentanti delle due società. Per il Bologna mandano me, ma mai viaggio fu più inutile. Appena entro nella sala del Consiglio, unitamente al rappresentante del Genoa avv. Bianchi, ci viene letto un comunicato (già stilato e già passato alla stampa) nel quale "la Presidenza Federale esprime al Genoa il suo più profondo dolore per l'atto criminoso cui i suoi sostenitori sono stati fatto segno alla stazione di Torino ed invita il Bologna ad intensificare le indagini per la ricerca dei colpevoli". Poi inizia fra l'avv. Bozino, Presidente della F.I.G.C. l'avv. Bianchi e me, un lungo dibattito nel quale ognuno sostiene la propria tesi, ma si tratta di una discussione prettamente accademica, perché le decisioni erano già state prese al di fuori dell'intervento delle parti e senza aver svolto nemmeno una parvenza di inchiesta. La Presidenza stabilì inoltre che la finalissima si sarebbe dovuta svolgere a Torino, a porte chiuse, domenica 19 luglio. Ma intanto due fatti nuovi venivano a complicare le cose: da una parte la Questura di Torino, per motivi di ordine pubblico, proibiva l'effettuazione della partita e dall'altra il Consiglio Direttivo del Bologna faceva suo e presentava alla F.I.G.C. un ordine del giorno votato dall'Assemblea dei soci svoltasi nel frattempo, con il quale si addossava ai sostenitori del Genoa la provocazione dei noti incidenti.»
  79. ^ La delibera del Consiglio Federale del 18 luglio 1925: «Il C.F. non consente che deprecazioni qualsiasi possano essere presentate da società federate di qualunque rango avverse le decisioni delle superiori autorità federali", faceva seguire i fulmini: "ingiunge al Bologna F.C. per le trasgressioni di cui sopra di presentare entro il 31 corrente le più ampie scuse al Consiglio Federale e al Consiglio della Lega Nord per l'ordine del giorno a firma del Presidente del Bologna; di sconfessare pubblicamente l'ordine del giorno approvato nell'assemblea dei soci, mentre infligge la multa di L. 5000 da versarsi entro il 31 corrente; ordina inoltre al Bologna F.C. di rendere note entro il detto termine le risultanze delle indagini di cui all'ultimo comma del precedente comunicato e con certezza che esse siano tali da identificare i colpevoli; richiama il Bologna F.C. ad una scrupolosa e vigile osservanza di tutti quei doveri disciplinari che le norme regolamentari prescrivono e lo diffidano perentoriamente a porre fine senza indugio a queste sue manifestazioni di palese rivolta contro i deliberati federali, con la riserva di prendere nei suoi confronti, qualora le Ordinanze federali non fossero eseguite, le più gravi punizioni stabilite dall'art. 22 dello Statuto Federale; delibera infine di rimandare ogni deliberazione relativa alla effettuazione della finalissima di campionato a dopo il termine più sopra perentoriamente fissato e cioè dopo il 31 luglio.»
  80. ^ "La Voce Sportiva", 24 luglio 1925: «Chi ha giudicato Il Bologna F.C. Bozino – PIEMONTESE. Ferretti – LIGURE. Vogliotti – PIEMONTESE. Levi – PIEMONTESE. Oliva – PIEMONTESE. Tergolina – LIGURE. Silvestri – LIGURE. Se lo ricordino le Società chiamate ad eleggere le nuove cariche federali.»
  81. ^ "La Gazzetta dello Sport", 20 luglio 1925, pagina 3: «Anche in merito alle dichiarazioni che avrebbe fatto il rappresentante del Bologna in seno al Consiglio Federale nella seduta di Torino esiste una profonda divergenza fra il comunicato federale e la seguente dichiarazione che ci viene comunicata dal sig. Sabattini: "Il sottoscritto quale rappresentante del Bologna F.C. presso il Comitato esecutivo nella seduta dell’11 corr., visto l’ultimo comunicato del Consiglio federale nel quale si legge che il rappresentante suddetto non avrebbe fatto cenno di sorta alle gravi provocazioni commesse dai sostenitori genoani alla stazione di Torino, riconoscendo lealmente la entità e l’estrema gravità dell’atto deprecato da cui intese svellere soltanto l’aggravante della premeditazione, smentisce recisamente detta affermazione essendo invece rispondente a verità che di tale provocazione egli in seduta fece oggetto di particolare esposizione e discussione in contraddittorio coll’avv. Bianchi e sig. Marengo, rappresentanti del Genoa; discussione che essendosi fatta alquanto vivace venne interrotta dal comm. Bozino che senz’altro licenziava tutti e tre i disputanti."»
  82. ^ La cronaca del "Paese Sportivo" (23 luglio 1925): «Bisogna rileggere attentamente il primo comma dell'ordine del giorno, laddove il Consiglio Federale "insorge sdegnosamente contro l’inopinato tentativo esperito dal direttorio del Bologna F.C., di fare cioè apparire l’atto criminoso compiuto da alcuni suoi sostenitori quale una ritorsione a pretese provocazioni d’eguale gravità che si vorrebbero commesse dai sostenitori del Genoa [...]“ In un ordine del giorno votato da una assemblea dei soci del Bologna si lanciava il grido pieno di minaccia: "La misura è ormai colma". È il frasario di moda. Colma di che? Si parlava di ingiustizie perpetrate dalla Federazione a danno del Bologna. Si accennava, per esempio, alla scelta del campo neutro di Torino, allo scopo, si diceva, di favorire il Genoa e danneggiare il Bologna; si rammentava il forfait "scandalosamente perdonato" nella partita di Milano, ignorando, o fingendo di ignorare, che la Federazione fu costretta a deliberare in base al referto di Mauro; si faceva colpa alla Federazione dell'interruzione di 15 giorni per l’ultima finale, interruzione che avrebbe dovuto servire a rifare le forze del Genoa. Questi i tre formidabili capi d’accusa. E si terminava ammonendo solennemente Lega e Federazione per l’atto di "farisaica e mal celata partigianeria" commesso. L’ordine del giorno del direttorio del Bologna non era che la conseguenza di questa eccezionale montatura.»
  83. ^ La cronaca del "Paese Sportivo" (26 luglio 1925): «A Bologna si fanno comizi e si inveisce contro la Federazione con un frasario che tanto per intenderci possiamo definire eccessivo [...] L'ordine del giorno votato nel comizio bolognese di lunedì scorso sarà certamente deplorato da quanti hanno senso di responsabilità ed equilibrio mentale. Non è con le parole grosse e offensive che si può sperare di uscire decorosamente da una situazione difficile e delicata [...] Quali risultati dunque si sperano dai comizi e dalle parole forti? [...] La tempesta è sorta in seguito alla deliberazione presa dal Comitato Esecutivo Federale nella seduta di Sabato 12 luglio. Ripetiamola nel suo testo integrale: "Il Comitato Esecutivo, mentre esprime al Genoa Club il suo più profondo dolore cui i suoi sostenitori sono stati fatti segno alla stazione di Torino, invita il Bologna ad intensificare le certamente già iniziate indagini per la ricerca dei colpevoli, riservandosi di prendere ulteriori provvedimenti qualora a questa doverosa ricerca non si provveda con la necessaria diligenza" [...] A questa ingiunzione il Bologna si è ribellato. Tutti gli sportivi sereni possono facilmente rilevare che si è ribellato a torto. È da notare che nessun provvedimento la Federazione aveva creduto di prendere a carico del Bologna. Essa esigeva unicamente la ricerca dei colpevoli ed affidava questa ricerca allo stesso Bologna. Dov’è l’offesa? [...] Dalla capitale emiliana si rispose con un ordine del giorno che era uno squillo di tromba. Si cominciò a parlare di provocazioni avversarie e di revolverate che sarebbero partite dal treno dei genoani. È da rilevare che questa accusa lanciata contro gli avversari giungeva con almeno otto giorni di ritardo. Lo stesso rappresentante del Bologna nella riunione del Comitato Esecutivo non vi aveva fatto cenno [...] Può una Federazione lasciarsi deplorare da una società dipendente? L'errore del Bologna è tutto in questa assoluta mancanza di forma. Il Consiglio Federale avrebbe accolta e serenamente vagliata qualunque protesta purché redatta con uno stile che rivelasse deferenza e rispetto. Si è ribellato invece, e non poteva fare diversamente di fronte alle affermazioni ingiuriose ed al tono chiaramente offensivo [...] noi non vediamo come il Bologna possa sperare di trarre profitto da un atteggiamento di rivolta. Di più, non si trova giustificazione di un simile atteggiamento.»
  84. ^ a b Giancarlo Rizzoglio, ESCLUSIVA PG. Ecco la prova che condannò il Genoa allo spareggio farsa del 1925, su pianetagenoa1893.net, 12 aprile 2016. URL consultato il 19 ottobre 2019.
  85. ^ a b "La Gazzetta dello Sport, 28 luglio 1925 - Comunicato della assemblea Lega Nord (26 luglio 1925):«L'ordine del giorno Malvano per la questione Bologna - Federazione e finale Genoa - Bologna è del seguente tenore: «Le Società calcistiche della Lega Nord riunite in assemblea: constatando con grande rammarico le contingenze varie e dolorose che hanno conturbato le ultime competizioni del campionato italiano Lega Nord - competizioni che hanno però reso più manifeste e brillanti le magnifiche qualità tecniche e volitive delle due squadre finaliste, degnissime entrambe del titolo di campione; constatando che l'attuale situazione è tale da poter portare come conseguenza un arresto gravissimo nella vita calcistica italiana; desiderando che venga dalla solenne assemblea qui adunata il gesto che indichi a tutti la onorevole e dignitosa via di uscita nel passo difficile e pericoloso, facendo risuonare ben alta la voce sportiva che ogni altra ricopra e su tutte prevalga; formalmente e appassionatamente invita i due club finalisti a dichiarare nulli e non aventi tutti i comunicati pubblicati in merito alla finale Genoa - Bologna; rivolge vivissima preghiera alla F.I.G.C. perché al fine supremo della concordia e dello sport voglia prendere in considerazione i seguenti desiderati: a) restino sospese tutte le deliberazioni prese a carico del Bologna; b) venga eseguita una inchiesta sul doloroso incidente avvenuto per dar modo alle parti interessate di presentare quegli ulteriori chiarimenti che ritenessero opportuni; c) venga immediatamente, e indipendentemente dall'inchiesta, disposto perché si disputi la finalissima del campionato in sospeso. L'ordine del giorno è stato votato per acclamazione.»
  86. ^ L'assemblea della Lega Nord a Parma, La Stampa, 27 luglio 1925, p. 3.
  87. ^ L'assemblea della Lega Nord, La Stampa, 21 settembre 1925, p. 2.
  88. ^ Comunicato del Consiglio Federale (2 agosto 1925): «[...] preso atto con vivissimo compiacimento dell’apertura e sincera riappacificazione avvenuta tra le due nobilissime società federate entrambe degne del titolo ed entrambe benemerite dello Sport Nazionale [...] all’unanimità delibera [...] di proporre alla prossima Assemblea Federale l’abrogazione della sanzione punitiva inflitta al Bologna F.C. nella seduta del 18 luglio 1925 per l’atto di indisciplina che provocò la sanzione stessa.»
  89. ^ La Stampa, 4 agosto 1925, p. 4.
  90. ^ La Stampa, 9 agosto 1925, p. 4.
  91. ^ a b c Articolo tratto da "La Gazzetta dello Sport", 8 agosto 1925 - «Ridda di enigmi - Rotto l'equilibrio delle cautele reciproche, il match ha dunque in sé tutte le ragioni logiche per concludersi con un vincitore. Quale? Occorrerebbe saper rispondere, prima, a un'altra domanda: cosa hanno fatto le due squadre nel mese occupato dall'aspra campagna dei supporters? Hanno lavorato? E con quale intensità? I trainers hanno tenuto sottomano i giocatori? Mistero. Uscite di allenamento non sono mancate né allo Sterlino né a Marassi. I genoani hanno sgranchito le gambe in partite accademiche contro marinai inglesi di passaggio; i bolognesi si sono allenati con forze regionali. S'intende, svelti e leggeri galoppi senza pretese se pur con uno scopo: tener la caldaia accesa per l'eventualità della finale [...].»
  92. ^ a b Articolo di Vittorio Pozzo, tratto da "Il Calcio" n. 50-51 p. 3, del 22 agosto 1925 — La finalissima della Lega Nord. Bologna batte Genoa 2 a 0: «Alle sei del mattino eravamo in trenta sul campo delle Officine Meccaniche, fuori Porta Vigentina: la squadra del Genoa, con annessi e connessi, Cavazzana, il neo-Presidente della Lega Nord con qualche suo collega di Consiglio, l'arbitro Gama ed i due guardialinee, il guardiano del campo e del contiguo bar, e noi, ufficialmente estranei alle solenni competizioni sportive. Il Genoa guardava la situazione dall'alto. In maglia o seminudi i giuocatori della Squadra Campione consideravano dal terrazzino della palestra quegli altri eroi della "finale" che avevano interrotto il loro riposo alle cinque del mattino per venire ad assistere alla ripresa delle ostilità su un campo ignoto. Di sotto guardando in su, e di sopra guardando in giù, l'opinione che si aveva del prossimo era la medesima: "Va là, che hai un bel coraggio!". Il coraggio maggiore lo aveva Cavazzana. Era solo a quell'ora. Solo ad affrontare un'eventuale invasione del campo da parte della folla tumultuante, la quale non c'era. I due poveri cinematografari che erano nella strada, colla porta "a fuoco ed inquadrata", in agguato di qualche scena interessante, di qualche battibecco o tafferuglio, non trovavano proprio nulla che meritasse un metro di pellicola. Dovemmo improvvisare noi una piccola scena davanti alla porta, scena che per assurgere alla naturalezza del mondo del football, dovette assumere un andamento agitato e concitato. "Se non vi picchiate, se ne accorgeranno che non è vero", gridava l'operatore filosofo. Che camorra il cinematografo!»
  93. ^ a b c Filmato audio Bologna FC 1909, Un documento straordinario: il filmato di Bologna-Genoa 1925, su YouTube, 17 marzo 2020. URL consultato il 28 marzo 2020.
  94. ^ La cronaca del "Resto del Carlino", 9 agosto 1925 - «[...] La partita, senza la cornice e il caldo incitamento della folla, perdette molto della sua bellezza; tecnicamente fu anche inferiore a quella di Torino; ma la superò in emotività e raggiunse, specie sul finire, toni drammatici, ché tutti sentivano quale grande posta si decideva [...] La squadra del Genoa, privata oggi del titolo che deteneva da due anni con una netta sconfitta, è caduta con tutti gli onori. Né poteva essere diversamente. Per chi non ha visto la partita d'oggi basterebbe la considerazione del ruolo che han giocato gli ex campioni d’Italia nel loro girone e l'esame delle 4 precedenti partite disputate col Bologna. Il Genoa ha perduto la posta, perché la sua mirabile difesa oggi è stata meno efficace; diremo meglio: è stata meno precisa [...] Il Bologna ha meritato di vincere per il freddo calcolo col quale ha giocato la partita per l’organicità dimostrata dalla squadra.»
  95. ^ La cronaca della "Voce Sportiva", 10 agosto 1925 - «[...] Non è il caso di intraprendere qui una ennesima analisi del giuoco bolognese e genovese. [...] Ma una cosa però permaneva e permane: la superiorità tecnica bolognese. Ciò che poteva variare era il rendimento sul terreno. Ed anche in ciò i bolognesi hanno saputo per lo meno essere allo stesso livello dei genovesi. Quindi eguale rendimento e superiorità tecnica non possono che dare una superiorità assoluta. E questa superiorità è semplicemente fotografata da risultato di ieri. Le condizioni di ambiente e particolari del momento, pure nella loro veste di assoluta imparzialità, erano decisamente in favore del Genoa. Lo stesso non indifferente periodo di riposo si risolveva in definitiva assai più in vantaggio dei più tardi genovesi che non dei guizzanti bolognesi. Ciononostante il Genoa è stato battuto. Non si è arreso, non è stato mai alla mercé dell'avversario, ha resistito con tutte le sue forze, con ogni sua volontà ma ha dovuto cedere. La impalcatura genoana benché solidamente costrutta e poggiata su salde basi non ha trovato quella mobilità sufficiente per parare gli attacchi bolognesi e si è scardinata. Non si è infranta, ma ha ceduto.»
  96. ^ Il Calcio raccontato da Vittorio Pozzo - ASD Ponderano (PDF), su asdponderano.it. URL consultato il 25-10-2018.
  97. ^ Il Lavoro, 11 agosto 1925, p. 3.
  98. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 3:Bologna-Genoa 1925, i colpi di pistola dei bolognesi contro i genoani, su pianetagenoa1893.net, 16 agosto 2015. URL consultato il 21 ottobre 2019.
  99. ^ Giancarlo Rizzoglio, Il furto della stella 4: Bologna-Genoa 1925, va in scena la farsa dello spareggio, su pianetagenoa1893.net, 23 agosto 2015. URL consultato il 21 ottobre 2019.
  100. ^ Cfr. la già citata intervista doppia a De Prà e Sabattini.
  101. ^ Racconto del dirigente bolognese Enrico Sabattini alla "Gazzetta dello Sport" in occasione del settantesimo anniversario di nascita del Bologna: «Per sviare il pubblico tutti i campi da gioco a Milano erano stati messi in preallarme ed allestiti di tutto punto come fossero pronti a ricevere di lì a poche ore la visita delle due più famose squadre d'Italia. [...] Ma appena comunico a Felsner che si giocherà a Vigentino, egli vuole subito fare una ricognizione sul campo. E così, senza dir nulla a nessuno, noi due prendiamo una carrozzella e ci portiamo lentamente sotto il solleone, sbuffando e sudando, verso Vigentino, una località allora all'estrema periferia di Milano, poco discosta dalle Officine O.M. Felsner ha in testa un suo piano, evidentemente, perché reca con sé tre palloni che egli si era portato dietro da Bologna. [...] Felsner palpeggia, tasta, calpesta l'erba in varie posizioni, vuole essere ben sicuro dell'altezza dei bulloni che farà applicare alle scarpe di gioco; poi visitiamo gli spogliatoi, facciamo la conoscenza del custode, in tasca del quale facciamo scivolare 20 lire. Così otteniamo che il più spazioso spogliatoio sia a noi riservato e soprattutto che la partita venga giocata con i nostri palloni. Il custode non ha difficoltà ad accogliere le nostre richieste ed in garanzia ci dà i tre palloni che egli aveva già approntato; Felsner provvede di persona a gonfiare i palloni che serviranno per la partita. In verità io non trovo una sensibile differenza a nostro vantaggio dallo scambio di palloni, ma Felsner invece ci tiene moltissimo. Quando risaliamo in carrozzella egli è ilare e contento: evidentemente si tratterà di una sua diavoleria per propiziare la vittoria. Soltanto a pranzo ultimato comunichiamo anche ai giocatori che il campo designato è quello di Vigentino, che l'abbiamo visitato e che l'abbiamo trovato confacente sotto tutti i riguardi. Non una parola sull'affare dei palloni.»
  102. ^ Estratto delle dichiarazioni del portiere genoano Giovanni De Prà in un confronto televisivo con Enrico Sabattini: «[...] Mentre, invece, Genovesi [Pietro, centrocampista del Bologna, ndr] mi disse, in un'ultima riunione che abbiamo avuto quando ci siamo incontrati [...]: "Guarda, noi siamo andati il giorno prima a portare i palloni più leggeri sul campo insieme all'allenatore." Questo ve lo posso confermare davanti a Genovesi.»
  103. ^ Estratto delle dichiarazioni del dirigente bolognese Enrico Sabattini in un confronto televisivo con Giovanni De Prà: «[...] Erano i palloni che usavamo in tutte le partite di campionato, quindi...»
  104. ^ Cfr. ad esempio le rassegne fotografiche della rivista genovese Il Calcio durante la stagione 1924-1925.
  105. ^ a b c Chiesa, Brizzi, op. cit.
  106. ^ 100x100 Cavese di Fabrizio Prisco: storia di astuzie, gol e raggiri, cavese1919.it, 31 ottobre 2018, su cavese1919.it. URL consultato il 16 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 3 giugno 2019).
  107. ^ Unione Sportiva Cavese, calcioantico.altervista.org, 13 agosto 2018, su calcioantico.altervista.org. URL consultato il 16 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2019).
  108. ^ La Stampa, 17 agosto 1925, p. 2.
  109. ^ L'Impero, 23-24 agosto 1925.
  110. ^ La Stampa, 24 agosto 1925, p. 4.
  111. ^ L'Impero, 25-26 agosto 1925.
  112. ^ a b Gessi Adamoli, Una squadra di storici e avvocati al lavoro per ridare al Genoa lo scudetto scippato nel '25, su genova.repubblica.it, 11 febbraio 2016. URL consultato il 17 agosto 2020.
  113. ^ (EN) Scott Murray, The Joy of Six: shocking refereeing decisions, su The Guardian, 25 settembre 2008. URL consultato il 13 settembre 2019.
  114. ^ Manuel Minguzzi, Comunicato di Futuro Rossoblù sullo scudetto del 1925, su tuttobolognaweb.it, 15 marzo 2016. URL consultato il 22 giugno 2018.
  115. ^ a b Maurizio Crosetti, Dal Genoa alla Lazio: la battaglia degli scudetti contesi, su repubblica.it, 1º novembre. URL consultato il 17 novembre 2020.
  116. ^ Il Consiglio federale dà il via alla riforma dei campionati, dal 2019/20 la Serie B a 20 squadre
  117. ^ Dal Genoa a Torino e Lazio, ecco la commissione dei saggi per gli scudetti contesi, su ilsecoloxix.it. URL consultato il 13 settembre 2019 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2019).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Felice Chiesa, La Grande storia del calcio italiano (pubblicata a puntate da Guerin Sportivo), Bologna, Conti Editore, 2012.
  • Carlo Felice Chiesa e Riccardo Brizzi, Bologna 1925. Fu vera gloria, Bologna, Minerva Edizioni, 2019, ISBN 9788833241821.
  • Giancarlo Rizzoglio, La stella negata al grande Genoa, Genova, De Ferrari Editore, 2018, ISBN 9788864059914.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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