Brescia Calcio

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Brescia Calcio
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Brescia Calcio - Logo 2017.svg
Biancazzurri, Leonessa, Rondinelle
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
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Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
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Maglietta
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Calzettoni
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Trasferta
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Maglietta
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Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Blu e Bianco (V sul petto).svg Bianco, azzurro
Simboli Leone
Inno Brescia di ferro
Jonathan Silva
Dati societari
Città Brescia
Nazione Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie B
Fondazione 1911
Presidente Italia Massimo Cellino[1]
Allenatore Spagna Josep Clotet Ruiz
Stadio Mario Rigamonti
(19 550 posti)
Sito web www.bresciacalcio.it
Palmarès
Coppa Ali della Vittoria
Titoli nazionali 4 Campionati di Serie B
Trofei internazionali 1 Coppa dell'Amicizia
1 Coppa Anglo-Italiana
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Brescia Calcio S.p.A., più semplicemente noto come Brescia, è una società calcistica italiana avente sede legale nell'omonima città lombarda, dove è stata fondata nel 1911. Milita in Serie B, la seconda divisione del campionato italiano di calcio.

Il club risulta essere al quindicesimo posto nella graduatoria della tradizione sportiva italiana secondo i criteri della FIGC, detenendo inoltre i record assoluti di partecipazioni totali[2] e di partecipazioni consecutive[3] ai campionati cadetti. Tra i ventitré campionati di Serie A disputati, il miglior risultato del Brescia è stato l'ottavo posto ottenuto al termine della stagione 2000-2001.

In ambito internazionale ha vinto una Coppa dell'Amicizia nel 1967, una Coppa Anglo-Italiana nel 1994 e ha partecipato a due edizioni della Coppa Intertoto, disputandone una finale nel 2001.

Tra i calciatori che hanno vestito la maglia del Brescia si ricordano Roberto Baggio (vincitore del Pallone d'oro 1993), Josep Guardiola, Gheorghe Hagi e i campioni del mondo Alessandro Altobelli, Andrea Pirlo e Luca Toni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Brescia Calcio.

Le prime squadre cittadine[modifica | modifica wikitesto]

La Società Ginnastica Victoria, formazione precedente alla nascita del Foot Ball Club Brescia (1911).

Secondo la tradizione, il calcio arrivò e iniziò a diffondersi a Brescia nella primavera del 1905, quando alcuni operai, durante il loro tempo libero, andavano al Campo Fiera a giocare con un pallone di cuoio, attirando l'attenzione dei ragazzi dei diversi quartieri, che poco dopo presero iniziativa propria.

Così, nel giro di alcuni anni, nacque la prima società calcistica cittadina, la Forti e Liberi, fondata dai fratelli Giuseppe, Battista e Luigi "Bigio" Vielmi (anche se la prima associazione a formare una squadra di calcio, in realtà, fu la Ginnastica Forza e Costanza) e ammessa al campionato lombardo di Terza Categoria nel 1908, con Ettore Bacchelli in veste di allenatore.[4]

Grazie all'entusiasmo sorto in città, essa venne presto seguita a ruota da altre nuove formazioni, compresa la Gymnasium Brescia Unione Sportiva Brescia: nel frattempo, la Forti e Liberi acquisì fama a livello regionale e, nel 1910, si unì al Club Sportivo Brixia per fondare la Victoria, che vinse il suo girone di Terza Categoria al primo colpo.[4]

I primi anni del Football Club Brescia[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione del 1912-1913, la prima a disputare un campionato riconosciuto dalla Federazione

Il 17 luglio 1911, la Victoria, l'Unione Sportiva Bresciana e la Gimnasium, guidate da Franco Apollonio, si fusero dando vita a un nuovo club: il Foot Ball Club Brescia, subito affidato alla guida tecnica del sopracitato Bacchelli. I colori sociali erano l'arancione e il blu.

Per far conoscere la squadra, oltre che per permetterle di giocare, fu costruito il suo primo campo da gioco, situato in via Milano, e vennero disputate alcune amichevoli con compagini più quotate del calcio nazionale. Giunse, così, anche il primo riconoscimento ufficiale al Brescia, ossia la Medaglia d'oro della Regina Madre, ottenuta battendo il Bologna per 2-1 in una partita disputata a Colorno.[4]

Giuseppe Trivellini, portiere e colonna del Brescia a cavallo degli anni 1910 e 1920

La neonata formazione partecipò al campionato di Terza Categoria nella stagione 1911-1912: superato il turno eliminatorio contro la Trevigliese per la rinuncia della formazione orobica, la neonata squadra superò il Savoia Milano nella finale (vittoria per 3-2 a Milano e pareggio per 1-1 a Brescia). Grazie a questo risultato, le "rondinelle" furono iscritte al campionato di Promozione lombarda 1912-1913, in cui riuscirono a centrare un'ulteriore promozione

Infatti, per scelta della Federazione, che riteneva la squadra all'altezza di disputare il campionato nazionale, il Brescia fu iscritto nella stagione 1913-1914 alla massima serie nazionale, nel girone veneto-emiliano. La squadra, allenata dallo svizzero Fritz Ruchti, ottenne sedici punti e non riuscì a passare alla fase finale. Durante l'annata successiva la formazione cidnea, sempre guidata dal tecnico elvetico, giocò invece nel girone lombardo-emiliano, dove si classificò a tavolino al quinto posto a causa del tesseramento irregolare del difensore Alessandro Bollani.

La prima guerra mondiale interruppe non solo il campionato, ma anche l'attività agonistica di tutte le squadre italiane, compreso il Brescia, che non poté partecipare nemmeno alla Coppa Federale del 1916, poiché la vicinanza al fronte dell'Adamello era ritenuta troppo pericolosa per l'incolumità dei giocatori.

In questi anni emerse il talento precoce del portiere Giuseppe Trivellini, che oltre a essere il capitano e la prima icona dei lombardi (giocò a Brescia per tutta la sua carriera, fino al 1930), vestì la maglia della Nazionale per sette volte.

Anni 1920[modifica | modifica wikitesto]

Una volta terminato il conflitto, si riprese l'attività nel 1918, grazie all'interessamento di diversi funzionari della zona e, in particolare, del conte Camillo Martinoni, al quale venne affidata la carica di presidente: la società, però, dovette aspettare il campionato 1919-1920 per poter tornare a giocare, guidata questa volta dalla commissione tecnica di Guido Mori e Vittorio Castelli. In quell'anno, arrivò anche il primo risultato di rilievo: classificandosi secondo nel girone A della Lombardia, il Brescia centrò la qualificazione alle semifinali nazionali, dove arrivò quinto nel girone B.

La formazione che nel 1919-1920 arrivò per la prima volta nel girone nazionale

In quegli anni, Alberto Genna succedette a Franco Apollonio nella carica di presidente, mentre sulla panchina si avvicendarono Antonín Fivebr e Imre Schoffer.

In prossimità della stagione 1921-1922, la squadra si schierò nel fronte delle società secessioniste che volevano adottare il Progetto Pozzo, pensato per favorire il passaggio a un campionato nazionale a girone unico: alla fine, il Brescia fu iscritto al campionato C.C.I., cui partecipavano solo le squadre più importanti. Tuttavia, l'anno fu difficile sia per la Società, sia sul campo; nonostante Genna avesse riconfermato il tecnico ungherese, la squadra si piazzò penultima nel suo girone, precedendo soltanto una fallimentare Inter.

Tuttavia, nell'ambito dell'attuazione del compromesso Colombo (attuato per avere una graduale riduzione delle partecipanti alla massima serie), pur essendo salve le Rondinelle dovettero giocare due spareggi di ammissione al campionato successivo contro una delle squadre del campionato F.I.G.C., la Sestrese: dopo due rocambolesche partite e un aiuto dal regolamento, che prevedeva di tenere in considerazione solo i punti ottenuti e non i gol fatti, nel terzo spareggio, giocato a Brescia, le "rondinelle" ottennero la vittoria e la permanenza nella massima serie.

Negli anni appena successivi, nonostante l'alternarsi di numerosi commissari tecnici e le frequenti modifiche al campionato da una stagione all'altra, il copione non cambiò per i bianco-azzurri, che si ritrovavano costantemente impegnati nella lotta per la salvezza, sempre portata a termine con successo.

La formazione che centrò nel 1928-1929, considerando i punti ottenuti nei due gironi, il quarto posto alla pari con la Juventus

Nel 1926 fu emanata la Carta di Viareggio, che istituì la nuova Divisione Nazionale, formata da due gironi (non seguenti criteri geografici) di dieci squadre ciascuno, con due retrocessioni. Il Brescia del nuovo presidente Franco Mazzotti, che scelse come allenatore l'inglese James Bellamy, riuscì a salvarsi senza problemi, anche a causa di un divario ancora troppo alto tra le squadre settentrionali e le "consorelle" meridionali (precedentemente gestite dalla Lega Sud): alla fine, i lombardi arrivarono settimi a pari punti con il Verona.

In corrispondenza della stagione 1927-1928, iniziarono invece gli "anni d'oro" del Brescia, che diventò finalmente in grado di impensierire anche formazioni storicamente più quotate. I primi risultati giunsero già in quello stesso anno: inserito nel Girone A, la compagine bianco-azzurra riuscì a classificarsi quinta, con cinque punti di distacco dal Milan (ultima delle squadre ammesse alla finale) e tre punti sulla Pro Vercelli. Bellamy fu sostituito al termine della stagione da uno dei "padri" del calcio bresciano: Bigio Vielmi.

Nell'estate del 1928, dal 23 luglio al 13 settembre, la squadra ebbe anche l'opportunità di imbarcarsi per una tournée negli Stati Uniti d'America, accompagnata, fra gli altri, da Vielmi stesso, dalla "bandiera" Trivellini e da alcuni rinforzi provenienti da altre squadre. In totale, i bresciani disputarono sul suolo americano dieci partite con squadre del luogo, ottenendo sei vittorie e quattro sconfitte, e la tournée fruttò alle casse della società circa 30000 dollari[4].

Il campionato 1928-1929 fu il migliore del Brescia, guidato nuovamente da Imre Schoffer: con le nuove regole, si formarono due gironi di sedici squadre, con sette retrocessioni nella neonata Serie B e nove promozioni nella Serie A; le due prime avrebbero disputato una finale nazionale.
I lombardi riuscirono a piazzarsi secondi nel Girone B del campionato nazionale, arrivando otto punti dietro al Bologna campione in carica. Grazie a questo risultato, le Rondinelle furono ammesse di diritto a partecipare, l'anno successivo, al primo campionato di Serie A.

Anni 1930[modifica | modifica wikitesto]

La formazione del 1929-1930, la prima a giocare in Serie A

Negli anni '30 il Brescia divenne noto soprattutto per avere lanciato un altro grande portiere dopo Trivellini: Giuseppe Peruchetti, che disputò 196 partite con i bianco-azzurri e alcune in Nazionale prima di essere acquistato dall'Inter.

Il primo campionato disputato in Serie A, quello della stagione 1929-1930, si concluse con il nono posto, a trentatré punti come la Pro Vercelli, con sette punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Allenata sempre da Imre Schoffer, la squadra disputò un campionato simile anche nell'annata 1930-31; stavolta il Brescia si classificò al nono posto, con un vantaggio sulla zona retrocessione di ben quattordici punti[5].

Nel 1931, la presidenza della squadra passò da Franco Mazzotti a Federico Palazzoli, un noto industriale locale. Ciò nonostante, nel campionato del 1931-1932 la squadra si classificò penultima, con venticinque punti, tre in più del Modena fanalino di coda e alla pari con il Bari; si rese necessario lo spareggio che fu disputato a Bologna e vide imporsi i pugliesi per 3-1: le Rondinelle andarono così incontro alla loro prima retrocessione in assoluto.

Per risalire nella massima serie, fu scelto in panchina Gyorgy Hlaway, tecnico ungherese proveniente dall'Udinese. la risalita fu immediata: i lombardi arrivarono secondi in Serie B, gestendo la stagione 1932-1933 con discreta facilità, così come il Livorno capolista.

Negli anni immediatamente successivi, una considerevole instabilità a livello dirigenziale si riflesse sui risultati sportivi, dato che il Brescia si ritrovò di nuovo in una lotta costante per la permanenza in Serie A, spesso conquistata con difficoltà.

In particolare, il campionato del 1935-1936 fu disastroso: con Alfredo Rocchi come presidente, Hlaway andò ad allenare la SPAL e arrivò a Brescia Umberto Caligaris. Nel corso dell'anno, la squadra ottenne solamente sedici punti e retrocedette assieme al Palermo, con ben nove punti di distacco dalla zona salvezza, rappresentata dal Bari[6].

A fine stagione il Foot Ball Club Brescia dovette italianizzare il proprio nome nell'ambito delle leggi volute dallo stato fascista in Associazione Calcio Brescia, nome che manterrà fino al 1976.

La formazione del 1937-1938

Dopo un discreto campionato di Serie B, per la stagione 1937-1938 fu scelto di affidare il Brescia a Innocente Dugnani come presidente e Mariano Tansini come allenatore. I cambi in società (inclusa l'arrivo sulla panchina di Evaristo Frisoni a campionato ancora in corso) furono però tutt'altro che positivi e, per la prima volta nella loro storia, le "rondinelle" retrocedettero in Serie C.

A questo punto, l'imprenditore locale Piercarlo Beretta rilevò la società, dandole finalmente una stabilità amministrativa che sarebbe durata per diversi anni a venire: nella stagione 1938-1939 con la squadra iscritta nel Girone C di Serie C, il dirigente bresciano decise di confermare la panchina lo stesso Frisoni. Una scelta vincente, visto che il Brescia concluse la prima parte del torneo vincendo il girone grazie ad un quoziente-reti migliore di quello del Varese (entrambe erano giunte prime con trentotto punti). Inserito nel girone finale con Udinese, Reggiana e Savona, lo superò senza problemi, vincendo quattro partite su sei e ritornando così in Serie B.

Anni 1940[modifica | modifica wikitesto]

La formazione che disputò il campionato di Serie B 1940-1941

Dopo alcuni anni di buoni risultati nella seconda serie, con le Rondinelle guidate da Frisoni rispettivamente al sesto, al terzo e al quinto posto, e nonostante l'ombra della Seconda guerra mondiale si allungasse sempre di più sull'Italia, la squadra ritrovò la Serie A nella stagione 1942-1943 con il nuovo allenatore József Bánás, piazzandosi al secondo posto, distaccata di due soli punti dai vincitori del Modena. In seguito agli eventi del 25 luglio e dell'8 settembre 1943 e al conseguente scoppio della guerra civile, i lombardi riuscirono comunque a disputare il campionato Alta Italia 1944, arrivando secondi dietro all'Ambrosiana-Inter, a pari merito con il Varese; lo spareggio fu però favorevole ai bianco-rossi, che si imposero per 1-0.

Al termine del conflitto bellico, la squadra bresciana ottenne subito un buon risultato nel campionato 1945-1946, quando giunse quinta nella Serie A Alta Italia, mancando l'accesso al girone nazionale solo dopo i due spareggi giocati contro il Milan.

Tuttavia, il diciottesimo posto della stagione successiva costò al Brescia la retrocessione in Serie B: le rondinelle si piazzarono terzultime con 31 punti e retrocedettero con il Venezia (penultimo con 27 punti); la Triestina, ultima con 18 punti, fu invece riammessa in Serie A per ragioni politiche. L'anno seguente, i bianco-azzurri arrivarono secondi nel Girone A della cadetteria, alle spalle del Novara, ma non vennero ammessi alla massima serie per via delle riforme della FIGC, atte a riunire la B sotto un unico girone.

La stagione 1949-1950 portò alla presidenza Alberto Cucchi (anche se Beretta conservò un ruolo direttivo nelle gerarchie della società) e in panchina Imre Senkey, con la squadra capace di ottenere un onorevole sesto posto in un campionato dominato da Napoli e Udinese.

Anni 1950[modifica | modifica wikitesto]

La formazione del 1952-1953

Per il campionato 1950-1951, venne scelto come allenatore Luigi Bonizzoni, detto "Cina" per il taglio degli occhi all'orientale: sotto la sua guida, il Brescia si piazzò nona in campionato, ma creò le premesse per sfiorare la promozione l'anno seguente. Infatti, nel 1952 la squadra bresciana arrivò seconda in campionato, giocandosi la promozione nello spareggio di Valdagno contro la Triestina (arrivata diciassettesima in Serie A): tuttavia, le Rondinelle mancarono la promozione dopo aver perso per 1-0 contro gli alabardati.

Dopo un'altra promozione sfiorata e ulteriori tre anni senza prestazioni clamorose, nel 1956-1957 il Brescia (allenato stavolta da Osvaldo Fattori) dovette subire ancora una delusione, dopo essere stato sconfitto nello spareggio decisivo dall'Alessandria, arrivata seconda con gli stessi punti dei lombardi, per 2-1 sul campo neutro di Milano.

La stagione 1957-1958 vide la squadra giungere ottava in campionato, con un evento tragico a funestare l'ambiente bianco-azzurro: il 3 ottobre 1957, dopo aver giocato solo due partite, il centromediano Pietro Grosso, appena acquistato dal Torino, morì a soli 33 anni per le ferite riportate in un incidente stradale, accaduto nei pressi di Verona.[7]

Anche le stagioni successive non furono positive per la compagine lombarda: nel 1958-1959, la squadra disputò un anonimo campionato, piazzandosi tredicesima, mentre l'anno seguente, guidata da Carlo Alberto Quario, raggiunse il settimo posto.

Anni 1960[modifica | modifica wikitesto]

Virginio De Paoli, bomber degli anni 1960

La grande crisi del Brescia si accentuò e venne resa evidente dal pericolo corso nel campionato 1960-1961, quando si rischiò la retrocessione in Serie C. Al termine della stagione, Carlo Beretta e l'intero consiglio direttivo si dimisero.

Fu a questo punto che il sindaco di Brescia, Bruno Boni, istituì un Comitato di salute pubblica, con l'intenzione di rilanciare la squadra della città. Il 7 giugno 1961 venne promossa l'assemblea dei soci, che provvide alla nomina di Nico Ranzanici quale presidente e di Mario Negretti e Mario Cavellini come vice-presidenti. A lungo termine, il piano funzionò: dopo una stagione di rodaggio, nel campionato 1962-1963 la squadra si piazzò al quarto posto, sfiorando la promozione in Serie A.

Fu ottenuto un risultato simile l'anno successivo, anche se i sette punti di penalizzazione inflitti alle Rondinelle per irregolarità amministrative infransero ancora una volta le speranze del Brescia, che sul campo aveva ottenuto un punto in più del Foggia, promossa in Serie A con Varese e Cagliari. Finalmente, nella stagione 1964-1965, sotto la giurisdizione di Giacomo Ghidini e la guida tecnica di Renato Gei (ex-giocatore della squadra lombarda, con cui aveva trascorso buona parte della sua carriera), il Brescia vinse il campionato di Serie B davanti al Napoli e alla SPAL e ritrovò, dopo ben diciotto anni, la Serie A.

La posizione in massima serie venne mantenuta per tre stagioni di seguito, con prestazioni discrete, l'avvento di talenti come Ottavio Bianchi ed Egidio Salvi (destinato a diventare una "bandiera" del Brescia) e l'apporto fornito da giocatori più affermati come Azeglio Vicini e Virginio De Paoli, cannoniere bianco-azzurro che passò poco dopo alla Juventus.

Tuttavia, l'avventura finì già nel 1967-1968: con un quattordicesimo posto finale, la squadra retrocedette in Serie B. Dopo un immediato ritorno in Serie A, grazie al secondo posto alle spalle della Lazio nel campionato 1968-1969, nel 1969-1970 la società assaggiò soltanto la massima serie e, finendo quattordicesima, cadde ancora in B. Durante la stessa stagione, però, il Brescia ebbe l'opportunità di partecipare alla Coppa Mitropa, pur venendo subito eliminato agli ottavi di finale dagli jugoslavi dell'Hajduk Split.[8]

Anni 1970[modifica | modifica wikitesto]

Nel campionato 1970-1971, con Andrea Bassi come allenatore, il Brescia disputò un buon torneo, totalizzando 46 punti, ma essendo stato sconfitto nell'ultima giornata a Catanzaro, per un solo punto non poté partecipare agli spareggi per la promozione in Serie A, che invece premiarono il Catanzaro e l'Atalanta, assieme al Mantova capolista.

Una formazione della stagione 1971-1972

Incominciò allora uno dei periodi più neri nella storia del Brescia Calcio: per alcuni anni, la squadra fece fatica ad arrivare nelle prime dieci posizioni della cadetteria e per tre volte, spesso graziata da alcune statistiche favorevoli, sfiorò la retrocessione in Serie C. Unica annata positiva per le Rondinelle in questo caso fu il 1975-1976: guidata dall'argentino Antonio Valentín Angelillo in panchina e da "senatori" del calibro di Egidio Salvi e Luigi Cagni sul campo, nonché ispirata dai giovani talenti Evaristo Beccalossi e Alessandro Altobelli (quest'ultimo capocannoniere della squadra con 11 reti), il Brescia conquistò un buon quinto posto, a soli due punti dal Foggia promosso con Genoa e Catanzaro.

Dal 1976 al 1981 fu presidente del Brescia l'imprenditore industriale Sergio Saleri; con lui e con Luigi Simoni in panchina, il Brescia riuscì a completare di nuovo la risalita in Serie A, grazie al terzo posto del 1979-1980, dietro solo al Como e alla Pistoiese. Questa sembrò la fine delle difficoltà, ma la permanenza nella massima serie fu ancora una volta di una sola stagione.

Anni 1980[modifica | modifica wikitesto]

La formazione bresciana che ottenne il ritorno in Serie A nell'annata 1985-1986

Quattordicesimo in Serie A nel 1980-1981 (con conseguente retrocessione in Serie B, risultando ultima in una classifica avulsa a cinque squadre), nel campionato successivo il Brescia subì un'altra beffa, classificandosi diciottesimo e retrocedendo per la seconda volta consecutiva, stavolta nella neonata Serie C1. Le difficoltà sul campo coincidevano nuovamente con quelle amministrative, con un doppio cambio che vide coinvolti a capo della società prima Mario Cervati, e poi Franco Baribbi. Dopo due campionati di C1 in cui le Rondinelle lasciarono intravedere potenzialità promettenti, ma resero al di sotto delle aspettative, nel 1984 arrivò un'altra svolta positiva. Infatti, sotto la guida di Antonio Pasinato, l'intelaiatura della squadra venne confermata e le rondinelle, trascinate dai gol di Tullio Gritti e dalle invenzioni del fantasista Tiziano Ascagni, vinsero il campionato di Serie C1 1984-1985, precedendo il Vicenza e ritrovando la Serie B.

La risalita non si fermò in cadetteria; ancora diretta Pasinato e rinforzata dagli arrivi di Renzo Gobbo, Augusto Gentilini e Sergio Paolinelli, la squadra biancazzurra stupì tutti, conquistando il secondo posto nella Serie B 1985-1986, e con esso il ritorno in Serie A. Ancora una volta, però, la permanenza nella massima serie durò solo un anno: la sostituzione di Pasinato con Bruno Giorgi comportò una profonda revisione dell'organico e dell'assetto tattico della squadra, con l'arrivo del brasiliano Claudio Branco e il ritorno del talentuoso trequartista bresciano Evaristo Beccalossi. Il rendimento altalenante costrinse le rondinelle a giocarsi tutto all'ultima partita in casa della Juventus: la sconfitta per 3-2 condannò il Brescia al quattordicesimo posto in Serie A, e di conseguenza ad una nuova retrocessione in B.

Il regista bresciano Evaristo Beccalossi, prodotto del vivaio, qui con le rondinelle nella seconda metà degli anni 1980

Nei due anni successivi, i bianco-azzurri fecero fatica a riorganizzarsi e si trovarono una volta a metà classifica, un'altra salvati solo da uno spareggio.

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Per la stagione 1989-1990, il comando della società fu ottenuto da Luciano Ravelli, mentre la gestione tecnica venne affidata a Franco Varrella (direttore tecnico) e Sergio Cozzi (allenatore). La squadra, che accolse di nuovo Altobelli per la sua stagione d'addio al calcio giocato e vide l'affermazione dei giovani Luca Luzardi ed Eugenio Corini, condusse un campionato di media classifica in Serie B e concluse al decimo posto.

Nella primavera del 1990 vi fu un radicale e decisivo cambio d'assetto societario, con l'imprenditore bresciano Luigi Corioni che acquisì l'intero pacchetto azionario del club[9], dovendone però cedere la presidenza all'architetto Claudio Cremonesi a causa del proprio contemporaneo impegno nel capitale sociale del Bologna[10]. Nella stagione 1990-1991 il presidente Cremonesi decise di esonerare Varrella e Cozzi e ingaggiò Bruno Mazzia, destinato a essere sostituito da Bruno Bolchi poco dopo. Dopo un inizio in sordina, il campionato terminò con un nono posto.

Il Maradona dei Carpazi, il rumeno Gheorghe Hagi, fantasista delle rondinelle nei primi anni 1990

Il campionato decisivo per la promozione fu quello del 1991-1992, con l'arrivo in panchina del tecnico rumeno Mircea Lucescu (che scelse Adelio Moro come vice), reduce dalla sua prima esperienza in Italia con il Pisa. La squadra, trascinata dai gol di Maurizio Ganz e Giampaolo Saurini, vinse in scioltezza il campionato di Serie B, ottenendo così la promozione in Serie A.

Con l'inizio della stagione 1992-1993, Luigi Corioni poté finalmente insediarsi alla presidenza del Brescia. Confermato Mircea Lucescu alla guida tecnica, la squadra lombarda puntò su un blocco rumeno formato da Gheorge Hagi, Florin Raducioiu, Ioan Sabau e Dorin Mateut. Però, nonostante le ottime qualità dimostrate dal primo e dal terzo e i 13 gol del secondo, la squadra retrocedette in Serie B, dopo una dura lotta per la salvezza e la sconfitta per 3-1 nello spareggio decisivo contro l'Udinese.

Mircea Lucescu, allenatore del Brescia dal 1991 al 1996 e grande amico di Luigi Corioni

Fortunatamente, già la stagione successiva fu l'anno della "riscossa" bresciana: la squadra riuscì infatti a ben figurare sia in Italia, sia in Europa. In Serie B la squadra ritrovò subito la risalita nella massima serie, grazie al terzo posto conseguito in campionato. Nella stessa stagione, inoltre, la squadra disputò la Coppa Anglo-Italiana, strutturata in un girone eliminatorio con classifica, seguito da semifinali e finale: nel girone, il Brescia superò il Charlton per 2-0, pareggiò col Bolton per 3-3 e vinse col Notts County 3-1 e col Middlesbrough per 1-0. La semifinale fu giocata contro il Pescara e vide i lombardi vincere 1-0 a Brescia e perdere 3-2 a Pescara, avanzando però per la regola dei gol in trasferta. La finale fu disputata nel prestigioso stadio di Wembley, ancora contro il Notts County: terminato 0-0 il primo tempo, la partita si decise nel secondo quando, al 20', Gabriele Ambrosetti superò il portiere avversario Steve Cherry con un tiro dal limite dell'area e diede ai bresciani il trofeo.

Di contro, il campionato 1994-1995 fu uno dei peggiori nella storia del club lombardo: anche se venne confermata la maggior parte dell'organico, con la convinzione di poter ripetere i risultati dell'anno precedente, il Brescia fu paradossalmente la prima squadra a retrocedere in Serie B, ottenendo solamente dodici punti in campionato e avendo sperimentato due cambi di allenatore a torneo in corsa: da Lucescu a Luigi Maifredi, e da questi ad Adelio Moro.

BresciaCalcioStemma (2012-2017).png
Coppa Anglo-Italiana 1993-1994

Londra, 20 marzo 1994, Wembley Stadium
Finale
Blu e Bianco (V sul petto).svg Brescia – Notts County Black and White Striped.png
1 – 0




  • Arbitro: - Ahmet Murat Çakar (Turchia)
  • Marcatori: Gol 65’ Ambrosetti
  • Spettatori: - 17.185

Nella stagione successiva, nemmeno il ritorno in panchina di Lucescu risultò del tutto decisivo, tanto che il tecnico rumeno venne esonerato di nuovo alla ventiquattresima giornata, sostituito da Edoardo Reja. Alla fine, i lombardi riuscirono a salvarsi solo all'ultima giornata, in seguito alla vittoria contro il Cesena (2-1).

La Serie A fu ritrovata con la stagione 1996-1997, in cui il Brescia riuscì a vincere il campionato di B senza troppi problemi. Presentatasi all'inizio del campionato con la riconferma di Reja, la squadra azzurra poteva contare tra l'altro sulla regia difensiva di Daniele Adani e del tedesco Manfred Binz, sulla grinta a centrocampo di Luciano De Paola e dei gemelli Filippini e sulla verve offensiva di Maurizio Neri: inoltre, nello stesso campionato debuttò e fece le sue prime presenze in prima squadra un giovanissimo Andrea Pirlo.

Andrea Pirlo, bresciano e cresciuto nelle Rondinelle, esordì in prima squadra nel 1995, a soli 16 anni

Ancora una volta, però, il Brescia non riuscì a conservare la permanenza in massima serie: prima dell'inizio del campionato 1997-1998, a causa di dissidi col presidente, fu esonerato Reja, sostituito da Giuseppe Materazzi. Questo fu solo il primo di una serie di cambi in panchina, e nessuno di essi fu in grado di risollevare completamente le sorti delle Rondinelle, che mancarono la salvezza per un solo punto (a favore del Vicenza).

Dopo il settimo posto nella stagione seguente sotto la guida di Silvio Baldini, nel 1999 cominciò la fortunata collaborazione con il direttore sportivo Gianluca Nani, che porterà la squadra bresciana sia ad importanti risultati sportivi, sia ad ingaggiare numerosi giocatori affermati e amati dalla tifoseria. L'era del dirigente romano iniziò nel migliore dei modi, con i lombardi capaci di guadagnare un'altra promozione in A con un secondo posto nel campionato 1999-2000, gestito quasi interamente da Nedo Sonetti.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Mazzone, allenatore del Brescia nei primi anni 2000

In preparazione al campionato 2000-2001, il presidente Corioni decise di puntare su un allenatore di grande esperienza nella massima serie come Carlo Mazzone. Anche grazie alla sua presenza in panchina, Corioni riuscì a compiere quello che si può considerare come il più grande colpo di mercato nella storia del Brescia, ingaggiando Roberto Baggio (vincitore anche di un premio FIFA World Player e del Pallone d'oro nel 1993). Inoltre, dato che il Brescia aveva ripreso dall'Inter, in prestito per sei mesi, Andrea Pirlo, Mazzone decise di schierarlo davanti alla difesa, alle spalle di Baggio: in quella posizione, il centrocampista costruì le sue fortune, ponendo le basi per una carriera straordinaria.

La stagione si rivelò una delle migliori nella storia delle Rondinelle: l'esordio coincise con la sconfitta per 4-2 con l'Udinese. Dopo tre sconfitte (Lazio, Roma e Atalanta) e tre pareggi (Parma, Fiorentina e Juventus), arrivò la prima vittoria all'ottava giornata, grazie al 3-0 di Reggio Calabria contro la Reggina. La squadra collezionò ancora due successi con Perugia e Bari, due stop con Verona e Bologna e cinque pari con Napoli, Inter, Lecce, Vicenza e Milan. Nel corso della partita con il Lecce, Baggio si procurò uno stiramento calciando una punizione e dovette fermarsi per circa due mesi. Nella partita del rientro, a Firenze contro la Fiorentina, segnò due gol, permettendo al Brescia di raggiungere un insperato pareggio. Il Brescia inanellò una lunga serie positiva che consentì alle rondinelle di finire il campionato all'ottavo posto, suo miglior piazzamento di sempre.

Nell'estate del 2001, il Brescia disputò la Coppa Intertoto, arrivando a giocare la doppia finale del torneo, che vide il club lombardo opposto al Paris Saint-Germain. A uscire vittoriosi furono i francesi, dopo lo 0-0 dell'andata in Francia e l'1-1 del ritorno al Rigamonti. Il Brescia disputò nuovamente la competizione due anni dopo, stavolta venendo eliminato dagli spagnoli del Villarreal.

Josep Guardiola, molto legato alla squadra e alla città bresciana, tanto da dichiarare: «al Brescia allenerei anche gratis»[11]

La stagione 2001-2002 incominciò con il clamoroso ingaggio di Josep Guardiola e con lo strepitoso inizio di Baggio, capocannoniere con otto reti dopo nove giornate. Tuttavia, nella partita con il Venezia, Baggio ebbe un primo infortunio al ginocchio sinistro. Come se non bastasse, il 23 gennaio, mentre la squadra si trovava a Parma per una partita di Coppa Italia, il difensore Vittorio Mero (che non prendeva parte alla trasferta in quanto squalificato) morì, vittima di un incidente stradale. La partita non venne disputata e, nel recupero della stessa, Baggio fu vittima della rottura del legamento crociato anteriore con lesione del menisco interno del ginocchio sinistro. Il giocatore venne operato in Francia e, con grande determinazione, riuscì a rientrare in campo a soli 77 giorni dall'infortunio, quando mancavano tre giornate alla fine del campionato. Anche stavolta, il rientro avvenne contro la Fiorentina, e ancora una volta Baggio realizzò una doppietta: segnò un gol dopo appena due minuti dal suo ingresso in campo e raddoppiò poco dopo, tra gli applausi anche dei tifosi viola. La carica di Baggio consentì al Brescia di raggiungere la salvezza, grazie alla vittoria per 3-0 contro il Bologna nell'ultima giornata[12]. Il prodigioso recupero non convinse tuttavia il commissario tecnico della Nazionale, Giovanni Trapattoni, a portare Roberto Baggio ai mondiali del 2002, nonostante i tifosi di tutta Italia chiedessero a gran voce la sua convocazione[13][14].

Nei quattro anni di Baggio il Brescia ottenne altrettante salvezze, riuscendo nell'impresa anche dopo la partenza di "Carletto" Mazzone che, nel campionato 2003-2004, venne sostituito da Gianni De Biasi. Dopo il ritiro del suo capitano, il Brescia conobbe una stagione tribolata: nonostante la sostituzione di De Biasi con Alberto Cavasin e la lotta tenace per la salvezza, le Rondinelle dovettero arrendersi all'ultima giornata, in cui il Brescia incappò in una sconfitta contro la Fiorentina a Firenze, retrocedendo nuovamente in Serie B.

Il Divin Codino Roberto Baggio, trascinatore del Brescia nei primi anni 2000

Dopo due campionati sfortunati e altri due in cui le speranze di promozione dei bianco-azzurri si infransero contro lo scoglio dei play-off, arrivò una nuova svolta con la stagione 2009-2010: in seguito al cambio da Cavasin a Giuseppe Iachini, dpo un inizio altalenante il Brescia, infilando una serie di risultati positivi, riuscì a inserirsi nella lotta per la promozione diretta con il Lecce e il Cesena, ma sciupò l'occasione di essere promossa direttamente, perdendo all'ultima giornata (2-1 in casa del Padova) e giungendo terzo. Ciò nonostante, nei play-off, dopo aver eliminato il Cittadella in semi-finale, il Brescia batté il Torino nella finale, ritornando così in Serie A dopo cinque stagioni.

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Andrea Caracciolo, a Brescia a periodi alterni dal 2001 al 2018, detiene il record di gol nella storia del club (179)

Con l'obiettivo di inaugurare un nuovo ciclo di permanenza in serie A, il presidente Gino Corioni e il suo uomo mercato Gianluca Nani diedero luogo a una campagna acquisti molto più dispendiosa rispetto alle abitudini. Dopo aver confermato l'allenatore e i giocatori principali della rosa che aveva ottenuto la promozione, perfezionarono l'ingaggio, fra gli altri, degli esperti Jonathan Zebina, Alessandro Diamanti, Matteo Sereni e Antonio Filippini (quest'ultimo al ritorno a Brescia dopo tanti anni) e dei più giovani Panagiōtīs Kone e Éder. Dopo un ottimo inizio la squadra, pur mantenendo una certa qualità nel gioco, incominciò un lento, ma costante declino di risultati: l'alternarsi di Iachini e Mario Beretta in panchina aiutò solo in parte, e alla fine le Rondinelle subirono l'ennesima retrocessione, piazzandosi in penultima posizione.

La caduta in B ebbe una pesante ricaduta sulla situazione economica della società e, di conseguenza, sulle ambizioni della squadra: si decise dunque di mettere sul mercato i giocatori di maggior nome, come Diamanti, Kone, Hetemaj e Andrea Caracciolo, e di puntare sui giocatori provenienti dal settore giovanile e reduci dall'esperienza nelle serie minori. La conduzione tecnica della squadra fu affidata all'emergente Giuseppe Scienza, che tuttavia venne esonerato dopo che la squadra si ritrovò impantanata nelle parti basse della classifica. L'arrivo di Alessandro Calori ispirò invece una serie di risultati positivi, anche grazie ai gol del centravanti brasiliano Jonathas, e il Brescia giunse a sfiorare i play-off.

Dopo un altro campionato, illuminato inizialmente dal ritorno dell'Airone Caracciolo ma guastato dall'eliminazione ai play-off, nel 2014 il Brescia visse una grande crisi da diversi punti di vista: sportivo, tecnico e, in particolar modo, finanziario. Al termine della stagione, infatti, una grave crisi di liquidità mise a rischio l'iscrizione della squadra al campionato di Serie B: lo sponsor principale, UBI Banca, al fine di concedere il prestito di quattro milioni di euro necessario per saldare gli stipendi arretrati e coprire l'iscrizione stessa, chiese come garanzia le dimissioni di Luigi Corioni, che venne così sostituito nella gestione del club dal traghettatore Luigi Ragazzoni, già presidente del collegio sindacale del Brescia Calcio.

Nel febbraio del 2015, sotto la regia della stessa banca cittadina e del presidente degli industriali bresciani Marco Bonometti, la proprietà passò nelle mani della fiduciaria milanese Profida[15] e venne affidata alla gestione di Rinaldo Sagramola, in qualità di amministratore delegato e direttore generale[16]. Nel maggio dello stesso anno la società nominò Alessandro Triboldi nuovo presidente[17]. Dal punto di vista sportivo, la situazione non migliorò e, malgrado ben quattro cambi di allenatore (Ivo Iaconi, Ivan Javorčić, Salvatore Giunta e ancora Alessandro Calori), il 16 maggio 2015 il Brescia concluse la difficile stagione retrocedendo con due giornate di anticipo, ancor prima di disputare il posticipo serale della penultima giornata contro il Bari,[18] anche a causa dei sei punti di penalizzazione inflitti per i ritardi nei pagamenti degli stipendi. La squadra venne tuttavia ripescata il 3 agosto dello stesso anno e riammessa fra i cadetti al posto del Parma non iscritto[19].

Per la stagione 2015-2016 venne scelto come nuovo tecnico Roberto Boscaglia che, dopo un ottimo girone di andata, ottenne la salvezza nonostante un girone di ritorno in calando. Rilevanti i contributi di Stefano Minelli, Tomasz Kupisz, Antonio Caracciolo, Carlos Embalo, Alexandre Geijo e Andrea Caracciolo. Nel campionato seguente, dopo un rendimento scostante sotto Cristian Brocchi, a marzo, con la squadra terzultima in classifica, arrivò sulla panchina il bresciano (ed ex-bandiera della squadra) Luigi Cagni: a fine campionato le Rondinelle ottennero la salvezza diretta, sconfiggendo con il risultato di 2-1 il Trapani di Alessandro Calori (grazie alle reti di Ernesto Torregrossa e Andrea Caracciolo) nell'ultima, decisiva partita della stagione.

Il 10 agosto 2017 il Brescia venne rilevato dall'imprenditore Massimo Cellino, in passato a capo del Cagliari e del Leeds United, per 6,5 milioni di euro. In seguito ad altri due campionati molto faticosi per le Rondinelle, per la stagione 2018-2019 Cellino decise una profonda revisione dell'organico, rinunciando tra l'altro al rinnovo del contratto dell'idolo dei tifosi Andrea Caracciolo, per puntare sul centravanti Alfredo Donnarumma, e affidando la panchina all'esordiente David Suazo. Altri arrivi importanti quali Enrico Alfonso, Stefano Sabelli, Ales Mateju, Simone Romagnoli e Luca Tremolada e il ritorno di Leonardo Morosini contribuirono a rinnovare la squadra. L'inizio fu altalenante e portò all'esonero dell'allenatore honduregno, sostituito dal bresciano Eugenio Corini. In breve la squadra si assestò e recuperò posizioni, raggiungendo la vetta della classifica e ottenendo, con due giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato, la promozione in Serie A dopo otto anni dall'ultima volta.

Anni 2020[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2019-2020 in massima serie si rivela complicata per il club, malgrado una campagna acquisti interessante con l'arrivo, tra gli altri, di Jesse Joronen, Jhon Chancellor e Mario Balotelli. Dopo un buon inizio con due vittorie nelle prime quattro giornate, la squadra inanella una serie di risultati negativi che portano all'esonero di Corini, sostituito da Fabio Grosso, a sua volta licenziato dopo sole tre partite. Con il ritorno di Corini, la squadra nel mese di dicembre si riprende. Il 4 febbraio 2020, dopo un netto calo, a seguito della sconfitta contro il Bologna e con la squadra penultima a 4 punti dalla zona salvezza, Cellino esonera nuovamente Corini, affidando la conduzione tecnica a Diego López. I cambi tecnici non sortiscono l'effetto sperato e il Brescia retrocede in cadetteria con quattro turni d'anticipo rispetto alla fine del campionato, in seguito alla sconfitta esterna contro il Lecce.

Per il campionato di Serie B 2020-2021 le Rondinelle vengono inizialmente affidate a Luigi Delneri, che viene però esonerato dopo sole due partite di campionato e sostituito dal rientrante López. A causa dei risultati negativi, anche l'uruguaiano, dopo la decima giornata, viene sollevato dall'incarico e temporaneamente rimpiazzato da Daniele Gastaldello, che guida la squadra biancazzurra per una sola giornata prima della nomina di Davide Dionigi. Anche questi vive una gestione breve, conclusasi dopo 10 giornate con l'esonero, cui segue l'ingaggio di Pep Clotet.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria del Brescia Calcio
  • 1911 - Dalla fusione del Club Forti e Liberi Brescia, fondato nel 1907 e già affiliato alla FIGC, e del Club Sportivo Brixia fondato nel 1908, nasce la Società Ginnastica La Victoria Brescia che prende parte da seconda classificata alla III Categoria Lombarda, e il 17 luglio si fonde nel Foot Ball Club Brescia con la Unione Sportiva Bresciana e il Gymnasium Brescia fondate nel 1908.
  • 1911-1912 - 1º nella Terza Categoria Lombarda. Si iscrive al nuovo campionato di Promozione.
  • 1912-1913 - 7º nella Promozione Lombarda. Ammesso d'ufficio in Prima Categoria.
  • 1913-1914 - 5º nel girone veneto di Prima Categoria.
  • 1914-1915 - 4º nel girone lombardo E di Prima Categoria. Ripescato.
  • 1915–1919 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1919-1920 - 5º nel girone semifinale nazionale B di Prima Categoria.

Secondo turno di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1936 - La società assume la nuova denominazione di Associazione Calcio Brescia.
  • 1936-1937 - 8º in Serie B.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Quarti di finale in Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Turno di qualificazione in Coppa Italia.

Fase a gironi di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Vince la Coppa delle Alpi in rappresentanza dell'Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Fase a gironi della Coppa Piano Karl Rappan.
Primo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale della Coppa Mitropa.

Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1976 - La società assume la nuova denominazione di Brescia Calcio.
  • 1976-1977 - 16º in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1992-1993 - 15º in Serie A. Perde lo spareggio salvezza. Retrocesso in Serie B.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Finalista di Intertoto.
Semifinalista di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Intertoto.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.

Quarto turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
  • 2014-2015 - 20º in Serie B per il combinato disposto della propria penalizzazione e della retrocessione del Catania per illecito sportivo. Ripescato a completamento degli organici a causa del fallimento del Parma.
Quarto turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.

Quarto turno di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1911, anno di fondazione, la maglia fu a strisce verticali arancione-blu, poi dal 1914-15 assunse i colori della Città di Brescia bianco azzurro. Al termine della prima guerra mondiale le divise divennero azzurro Savoia (era anche il colore della nazionale) e furono lasciate bianche solamente nel colletto.

Il motivo a V bianco (o scaglione rovesciato) venne introdotto nel 1927 per poter utilizzare il nuovo campo di calcio della Voluntas (lo Stadium), per essere usato fino al 1940, quando si ritornò alla casacca completamente azzurra.

Nel 1948, anche a causa dell'avvento della repubblica sulla monarchia, la società propose una maglia completamente bianca, con l'azzurro (simbolo della casata dei Savoia) ridotto a colore dei pantaloncini e delle calze.

L'azzurro ritornò presto colore principale e il motivo bianco a V venne reintrodotto nel 1961 in veste augurale dal nuovo presidente Ranzanici. Un'altra modifica arrivò nel 1969 quando la V bianca venne sostituita da una striscia dello stesso colore in diagonale.

La divisa ritornò completamente blu nel 1974 (per due anni con una piccola V bianca sul cuore) e rimase così, con l'esclusione del 1985, fino al 1991 quando divenne come quella attuale.

Nel 2011 venne utilizzata, in occasione dei festeggiamenti per il centenario della società, una maglia azzurra con banda verticale centrale bianca, in omaggio a una delle divise utilizzate nelle prime gare agli inizi del '900. Su questa maglia speciale venne riportato anche uno stemma celebrativo, simile al precedente ma con il leone rampante più particolareggiato e due rami d'alloro dorati ai lati dello scudo.

Per la stagione 2012-2013 la società ha indetto un sondaggio online[20] per far scegliere ai tifosi la seconda maglia, tra due proposte. La stessa cosa è avvenuta pure per scegliere la terza maglia, con ben 8 proposte tra cui poter scegliere.

Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La prima divisa del 1911
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
L'altra divisa del 1912
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa del 1930-31
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa del Centenario (2010-11)
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa azzurra, utilizzata in varie stagioni
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa del 1948
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa del 1969-1970

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Fino agli anni 1960 il Brescia non ha avuto un proprio emblema societario[21].

Il primo stemma apparve nel 1965, consistente in un semplice scudetto blu, nel quale la figura del leone rampante aureo (simbolo araldico della città) si sovrapponeva al disegno dello scaglione rovesciato bianco (particolare iconico delle maglie bresciane). Da tale primo disegno si articolarono gran parte dei simboli successivamente adottati dalle rondinelle[21].

Nel 1970 la forma dello scudetto venne modificata, assumendo un profilo più affusolato, il leone fu ridisegnato, lo scaglione venne compresso orizzontalmente e centrato rispetto all'insieme. In capo a tutto fu inserita una fascia ricurva dorata contenente la denominazione sociale A.C. Brescia a lettere azzurre. Sei anni dopo l'emblema assunse la foggia di scudo svizzero, leone e scaglione furono nuovamente ridisegnati, mentre la fascia col nome (modificato in Brescia S.p.A.) venne incurvata nel senso opposto, colorata di bianco e separata dalla cuspide dello scudo[21].

Una novità significativa fu introdotta nel 1980, allorché venne introdotto un nuovo logotipo sotto forma di cerchio azzurro contenente a tutto campo il disegno della testa di un leone di colore bianco (la quale, a differenza dei loghi precedenti, guardava a destra anziché a sinistra), senza scritte o finiture di corredo. Già due anni dopo, tuttavia, tale identificativo fu accantonato in favore di quello del 1970, leggermente rivisto nella foggia e nei colori[21].

Effimero fu anche il rebranding del 1990, allorché la combinazione leone rampante-scaglione fu ridisegnata nel solo colore bianco (con sottili finiture dorate) e collocata in un cerchio azzurro avente in capo la nuova denominazione Brescia Calcio e inferiormente l'anno di fondazione, il tutto a caratteri candidi. Già nel 1991 venne infatti ripristinato il vecchio scudetto del 1970, modificato al fine di renderne le forme più essenziali e moderne, nonché aggiornato nelle parti testuali, ai sensi del nuovo assetto societario[21].

Tale simbolo venne ulteriormente ammodernato nel 2011, sempre e comunque mantenendone inalterato il disegno di base: la modifica riguardò unicamente le parti testuali (ricollocati, a lettere bianche, entro lo scudo), l'eliminazione del bordo aureo attorno allo scaglione e il redesign della figura del leone rampante. Nel corso delle celebrazioni per il centenario di fondazione a tale logo vennero aggiunti un bordo aureo più spesso, una corona di rami d'alloro di cintura e la dicitura Brescia Century 1911-2011[21].

Nel 2017 l'emblema uscì tuttavia dalla disponibilità delle "rondinelle": nel 2006 infatti Brescia Service - il soggetto giuridico che all'epoca controllava il club sotto l'egida del gruppo Corioni - l'aveva conferito alla Selmabipiemme Leasing, società del gruppo Mediobanca, nel quadro di una complessa operazione finanziaria volta a garantire liquidità alle finanze sociali, salvo poi non riuscire a far fronte al ripianamento del leasing e non poter più dunque usufruire di tale scudetto[22]. Dopo aver utilizzato per qualche tempo del solo disegno del leone, senza altri segni grafici, nel novembre 2017 il club si dotò di un nuovo logo, che consiste nella testa del leone stilizzata e colorata di bianco e blu, tagliata solo dallo scaglione rovesciato. Sopra la testa del leone campeggia la sigla BSFC, abbreviazione di Brescia Football Club[23], di colore oro.

BresciaCalcioStemma (1991-2011).png BresciaCalcioStemma (2012-2017).png
1991 - 2011 2012 - 2017 dal 2017

Inno[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 fu introdotto l'attuale inno del club, cantato da Silvia Fusè e intitolato Cuore bianco azzurro.

Negli anni precedenti vennero utilizzati Brescia di ferro, cantata da Jonathan Silva, e Nel Biancoblù di Omar Pedrini[24].

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stadium di viale Piave e Stadio Mario Rigamonti.
Lo Stadio Rigamonti, durante una partita del 2015

Prima della fondazione del Football Club Brescia, avvenuta nel 1911, le società sportive bresciane che giocavano anche a calcio, come il Club Forti e Liberi (che svolgeva fin dal 1907 una discreta attività agonistica), la Gymnasium dei Padri della Pace, l'Unione Sportiva Bresciana, e il Club Sportivo Brixia, si esibivano in partite sul Campo Marte, dalle parti di Porta Trento, e sul campo sportivo dei Mitraglieri Fiat, in via Mantova.

Nel 1911, sulle ali dell'entusiasmo per la fondazione della nuova società calcistica, si pensò alla costruzione di un primo campo ufficiale e comune all'intera città: la scelta cadde sul "Campo Fiera", situato fra il cimitero Vantiniano e il ponte di San Giacomo, in quella che sarebbe poi diventata la via Francesco Nullo. Considerato il cuore della Brescia sportiva, il nuovo campo misurava 90x50 metri, con tribune, spogliatoi, docce, garage per carrozze, biciclette e automobili, ed era circondato da una spalliera di legno. Venne inaugurato il 19 maggio 1912, quando il Brescia giocò la sua seconda partita ufficiale contro il Savoia Milano, valida per la finale di ritorno del girone lombardo del campionato di Terza Categoria: le due squadre pareggiarono 1-1, ma dato che le Rondinelle avevano vinto la partita di andata per 3-2, per somma di reti vinsero il titolo di campioni regionali e l'accesso al campionato successivo di Promozione.

Nell'agosto del 1919 si giunse alla inaugurazione del nuovo campo sociale in via Cesare Lombroso (oggi via Cadorna), accanto agli stabilimenti Breda, cui più tardi successe l'Editrice La Scuola. Era cintato, con annessi spogliatoi, chalet, recinto per automobili e un'ampia tribuna coperta; venne utilizzato dalla squadra bresciana per alcuni anni, fino al 1923. Dal 1924, la squadra si trasferì nel più esteso impianto situato dalle parti di Porta Venezia (all'epoca si chiamava via Naviglio), costruito in origine per la Gymnasium e detto Stadium di viale Piave. Progettato nel 1921 dal Cav. Giuseppe Freschi, oltre al campo di calcio, era provvisto di una pista podistica, una pedana per salti e lanci, una tribuna coperta in legno per assistere comodamente alle manifestazioni, spogliatoi, docce e bagni. Questo impianto è stato il campo di gioco del Brescia per trentacinque anni, fino al 1959.

Tuttavia, già nel 1956 il Comune ebbe l'idea di trasferire la società in uno stadio più moderno e più adatto a ospitare le partite della nuova Serie B: incominciarono così i lavori di ristrutturazione e costruzione delle tribune al campo che già esisteva in via Giovanni Novogani. Questi furono completati appunto nel 1959 e le Rondinelle poterono incominciare a disputare le proprie partite casalinghe nel nuovo stadio Mario Rigamonti (intitolato all'omonimo giocatore del Grande Torino, originario della zona di Brescia e scomparso nella tragedia di Superga).

Nel corso degli anni, lo stadio ha subito numerosi interventi di ristrutturazione, il più significativo dei quali nel 2007, con l'adeguamento delle norme di sicurezza. Nel 2012 è stata ristrutturata la curva Nord, con la costruzione di una nuova struttura in tubolari, avvicinata per una migliore visuale; per lo stesso motivo, sono state eliminate le reti di protezione. La nuova curva è stata inaugurata in occasione della partita contro la Pro Vercelli, disputata il 28 ottobre di quello stesso anno[25][26]. L'11 agosto 2013, la curva viene intitolata ad Andrea Toninelli, ragazzo morto tornando dalla trasferta della semifinale play-off di due mesi prima.

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Centro Sportivo San Filippo.

La squadra, fino all'estate 2018, si allenava presso il Centro Sportivo San Filippo, dove si trovava anche la sede della società (ora sita in via Solferino 32)[27]. Dal 2019, la squadra si allena presso un nuovo centro sportivo realizzato su volontà del presidente Massimo Cellino situato nel comune di Torbole Casaglia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Dal sito Internet ufficiale della società.[28]

Organigramma societario
  • Italia Massimo Cellino[1] - Proprietario, Presidente
  • Italia Edoardo Cellino[1] - Consigliere, Responsabile marketing
  • Italia Giampiero Rampinelli Rota[1] - Consigliere
  • Italia Aldo Ghirardi[1] - Consigliere
  • Italia Nicolò Pio Barattieri Di San Pietro[1] - Consigliere
  • Italia Daniel Arty[1] - Consigliere
  • Italia Luigi Micheli[1] - Direttore generale, Consigliere
  • Italia Andrea Mastropasqua[1] - Affari generali
  • Italia Giorgio Perinetti[1] - Direttore sportivo
  • Italia Christian Botturi[1] - Responsabile settore giovanile
  • Italia Alessandra Galliani[1] - Segretaria settore giovanile
  • Italia Alberto Bonometti[1] - Segretario settore giovanile
  • Italia Stefania Arca[1] - Segreteria di presidenza
  • Italia Enrica Bianchi[1] - Segreteria sportiva
  • Italia Maurizio De Gasperi[1] - Responsabile area medica
  • Italia Filippo Migheli[1] - Responsabile comunicazione

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Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'organigramma attuale,[28] il settore giovanile del Brescia, diretto da Christian Botturi, comprende, oltre alla Scuola calcio, un totale di undici formazioni: Primavera, Under 17, Under 16, Under 15, Giovanissimi (che includono le squadre Under 13 e Under 14), Under 12, Under 11 e Pulcini (con le squadre Under 8, Under 9 e Under 10).

Nella sua storia, la Primavera delle Rondinelle ha conquistato l'ultima edizione del campionato di categoria della Serie B (1968-1969) e, pochi anni dopo, il suo primo e finora unico Campionato Primavera (1974-1975). In quest'ultima occasione, i bresciani sconfissero in finale i pari età del Napoli.[31] Fra i membri di quella squadra figuravano il terzino destro Gabriele Podavini (futuro caposaldo sia della prima squadra bresciana, sia della Lazio) e il fantasista Evaristo Beccalossi, che poi conobbe il periodo più fortunato della sua carriera con le stesse Rondinelle e con l'Inter. L'allenatore, invece, era Mauro Bicicli, che proprio nel Brescia aveva chiuso la carriera da giocatore: in seguito, fu chiamato alla guida della prima squadra in due diverse occasioni. I bianco-azzurri si sono aggiudicati anche il Torneo di Viareggio del 1996, presentando una squadra che comprendeva i centrocampisti Roberto Baronio e Andrea Pirlo e l'attaccante Marcello Campolonghi, risultato alla fine capocannoniere del torneo.[32]

Fra le altre cose, il Brescia deve la sua fama in tutta Italia anche alla generosità del suo vivaio, da cui lungo gli anni sono emersi numerosi talenti capaci di affermarsi a livello nazionale e, in alcuni casi, anche internazionale. Il portiere Giuseppe Trivellini, che esordì ad appena sedici anni nelle prime partite ufficiali della squadra, è solo il primo di una serie di giocatori che, una volta emersi in giovane età, decisero di legare la maggior parte della loro carriera, se non tutta, alla maglia bianco-azzurra: fra questi, Carlo Albini, Giovanni Azzini, Egidio Salvi, Stefano Bonometti (tutt'ora primatista assoluto di presenze con i lombardi) e Marco Zambelli.

Invece, fra i giocatori che hanno continuato il loro fortunato percorso in altre squadre si possono segnalare Renato Gei, Danilo Martelli (scomparso prematuramente a Superga), Ottavio Bianchi, Giuseppe Tomasini, Evaristo Beccalossi, Eugenio Corini, Paolo Negro, Roberto Baronio, Daniele Bonera, Federico Agliardi, Marek Hamšík, Alessio Cragno e, forse il più importante di tutti, Andrea Pirlo, destinato anche a fregiarsi del titolo di Campione del mondo nel 2006. Infine, nel periodo più recente, nelle fila delle Rondinelle si sono messi in luce nuovi prospetti come Andrea Cistana, Sandro Tonali e Andrea Papetti.

Investimenti nel calcio femminile[modifica | modifica wikitesto]

Anche se le due società sono, fondamentalmente, indipendenti una dall'altra, il Brescia e l'ACF Brescia Femminile (che ha sede nel comune di Capriolo) condividono lo stesso simbolo, cioè il leone rampante, gli stessi colori bianco-azzurri e lo stesso motivo di maglia, corrispondente allo scaglione rovesciato.

Inoltre, in base ad un accordo stipulato e ratificato dai presidenti Massimo Cellino e Giuseppe Cesari, a partire dal settembre del 2020 le due squadre hanno avviato un sodalizio mirato allo sviluppo e alla crescita dei loro rispettivi settori giovanili.[33]

Fondata nel 1985, nella sua storia l'AFC Brescia Femminile ha vinto due campionati italiani, tre Coppe Italia e quattro Supercoppe Italiane.

Presidenti e allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Allenatori del Brescia Calcio e Categoria:Presidenti del Brescia Calcio
I presidenti del Brescia
Gli allenatori del Brescia

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori del Brescia Calcio

Sono stati ritirati i seguenti numeri di maglia:

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1964-1965, 1991-1992, 1996-1997, 2018-2019

Competizioni interregionali[modifica | modifica wikitesto]

1938-1939 (finali Nord)
1984-1985 (girone A)

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

1967
1993-1994

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

1974-1975
1968-1969
1996
1960-1961, 1968-1969
  • Campionato Riserve: 1
1946-1947[34]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

MeritoSportivo1.png

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Finalista: 2001
Semifinalista: 2001-2002
Secondo posto: 1932-1933, 1942-1943, 1947-1948, 1951-1952, 1968-1969, 1985-1986

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record del Brescia Calcio.

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 1 1919-1920 33
Prima Divisione 5 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 4 1926-1927 1945-1946
Serie A 23 1929-1930 2019-2020
Serie B 62 1932-1933 2020-2021 62
Serie C 1 1938-1939 4
Serie C1 3 1982-1983 1984-1985

Partecipazione alle coppe nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Competizione Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Coppa Italia 73 1926-1927 2020-2021 77
Coppa Alta Italia 1 1945-1946
Coppa Italia Serie C 3 1982-1983 1984-1985

Partecipazione alle competizioni UEFA[modifica | modifica wikitesto]

Competizione UEFA Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Coppa Intertoto 2 2001 2003 2

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Serie A
Serie B

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Recordmen di presenze e reti nei maggiori campionati, coppe escluse.

In grassetto i giocatori ancora in attività.

Aggiornato al 20 dicembre 2020.

BresciaCalcioStemma (2012-2017).png
Classifica presenze
260 Italia Virginio De Paoli (1961-1966, 1968-1972)
BresciaCalcioStemma (2012-2017).png
Classifica marcatori
48 Italia Renato Gei (1938-1941, 1944, 1953-1955)

Per altre statistiche, vedere le statistiche e record del Brescia Calcio.

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo gruppo organizzato nacque agli inizi degli anni 1960 col nome 21+ (questo nome derivò dal numero dei soci fondatori, tutti ragazzi della città, che erano appunto 21). Nel 1979 furono invece fondati gli Ultras Brescia (conosciuti anche come "U*BS"), settore della tifoseria che negli anni ha guidato la Curva Nord del Rigamonti e si è fatto apprezzare per calore e attaccamento alla maglia, ma si è anche reso famoso per essere stato un gruppo intransigente e molto turbolento, facile a scontrarsi con le tifoserie rivali e con le forze dell'ordine, allo stadio Rigamonti come in trasferta.

Ad esempio, nella gara del 1992 disputata a Piacenza, i tifosi bresciani sfondarono la cancellata del settore ospiti invadendo il terreno di gioco con la conseguente sospensione della partita. L'anno seguente, nel derby lombardo con l'Atalanta, dopo il furto dello striscione ai "rivali" bergamaschi, seguirono violenti scontri in campo e per tutto l'arco della giornata, con numerosi feriti tra le due tifoserie e le forze dell'ordine.

A causa delle continue pressioni dei media e della polizia, dopo la partita Brescia-Roma del campionato 1994-1995, famosa per l'accoltellamento del vice questore Selmin da parte dei tifosi giallo-rossi, si sciolsero gli Ultras Brescia. Da allora si è creata una divisione nella tifoseria organizzata: in curva Nord si posizionarono i Brescia 1911 e il gruppo dei Brixia; in curva Sud presero invece posto i Brescia Curva Sud e il gruppo Sezione.

Nel 2011, i gruppi Brigata Sballata, Brescia Curva Sud, Brixia, Castel Brigata Leonessa e Sezione, capendo che le continue scaramucce tra tifosi bresciani erano oramai diventate insostenibili, si riunirono, dando vita al gruppo Curva Nord Brescia e cercando di soffocare le diatribe interne, mentre i Brescia 1911 si trasferirono in gradinata bassa.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Derby calcistici in Lombardia.

Tra i gemellaggi della tifoseria bresciana, spicca quello con il Milan, nato negli anni '80 e tra i più duraturi del panorama calcistico italiano[35][36].

Di contro, tra le numerose rivalità dei bresciani si segnalano in particolar modo quelle coi tifosi dell'Atalanta e del Verona[37][38].

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Brescia Calcio 2020-2021.

Rosa 2020-2021[modifica | modifica wikitesto]

Rosa aggiornata all'1º febbraio 2021[39].

N. Ruolo Giocatore
1 Finlandia P Jesse Joronen
2 Australia D Fran Karačić
3 Rep. Ceca D Aleš Matějů
4 Venezuela D Jhon Chancellor
5 Paesi Bassi C Tom van de Looi
6 Albania C Emanuele Ndoj
7 Slovacchia C Nikolas Špalek
9 Italia A Alfredo Donnarumma
12 Slovenia P Matic Kotnik
14 Italia D Massimiliano Mangraviti
15 Italia D Andrea Cistana
16 Italia C Andrea Ghezzi
18 Finlandia C Simon Skrabb
19 Italia D Alessandro Semprini
N. Ruolo Giocatore
20 Francia A Florian Ayé
21 Polonia C Jakub Łabojko
23 Italia A Antonino Ragusa
24 Polonia C Filip Jagiełło
25 Italia C Dimitri Bisoli (capitano)
26 Italia D Bruno Martella
28 Italia D Nicolò Verzeni
29 Croazia C Marko Pajač
30 Islanda A Hólmbert Aron Friðjónsson
31 Islanda C Birkir Bjarnason
32 Italia D Andrea Papetti
33 Italia P Lorenzo Andrenacci
Serbia A Nikola Ninković
Italia A Luca Pandolfi

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Aggiornato al 5 febbraio 2021[40]

Brescia Calcio - Logo 2017.svg
Staff dell'area tecnica
  • Spagna Josep Clotet Ruiz - Allenatore
  • non conosciuta - Vice allenatore
  • Italia Daniele Gastaldello - Collaboratore tecnico
  • Giappone Hiroshi Komatsuzaki - Match analyst
  • Italia Paolo Artico - Preparatore atletico
  • Italia Alessandro Vitrani - Preparatore dei portieri
  • Italia Christian Botturi - Responsabile settore giovanile
  • Italia Maurizio De Gasperi - Responsabile sanitario
  • Italia Michele Buffoli - Fisioterapista
  • Italia Alex Maggi - Fisioterapista
  • Italia Riccardo Raccagni - Fisioterapista

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Organigramma societario | Brescia Calcio - Sito Ufficiale
  2. ^ 62 campionati a girone unico.
  3. ^ 18 edizioni consecutive dal 1947 al 1965
  4. ^ a b c d Giuseppe Valgoglio, Il volo delle rondinelle, Edizione del Moretto.
  5. ^ Oggi, col campionato a tre punti, sarebbero 21.
  6. ^ Oggi sarebbe equivalente ad un distacco di undici punti.
  7. ^ Roncade.it - Piero Grosso, su www.roncade.it. URL consultato il 9 marzo 2021.
  8. ^ Mitropa Cup 1969-70, su rsssf.com. URL consultato il 2 maggio 2019.
  9. ^ tuttomercatoweb.com, https://web.archive.org/web/20131022014245/http://www.tuttomercatoweb.com/serie-b/?action=read&idnet=dHV0dG9iLmNvbS00NTY0Mg. URL consultato il 22 ottobre 2013 (archiviato dall'url originale il 22 ottobre 2013).
  10. ^ ricerca.repubblica.it, http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/12/15/sette-mesi-corioni-presidente-due-volte.html. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  11. ^ Matteo Politanò, Pep Guardiola in visita al Brescia: 'Qui allenerei anche gratis', in Panorama (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2017).
  12. ^ Brescia-Bologna 3-0 Legaseriea.it
  13. ^ Baggio scrive al Trap: "Portami ai Mondiali", in La Repubblica, 6 maggio 2002. URL consultato il 19 maggio 2015.
  14. ^ Trapattoni: "Basta con Baggio, ora pensiamo al Mondiale", in La Repubblica, 13 maggio 2002. URL consultato il 19 maggio 2015.
  15. ^ Ora è ufficiale: Brescia Calcio, proprietà cambiata Profida ha sottoscritto l?aumento di capitale del club, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 26 gennaio 2016.
  16. ^ Passaggio di proprietà-febbraio 2015, archiviostorico.corriere.it, Articolo del 26 febbraio 2015.
  17. ^ Alessandro Triboldi nuovo Presidente del Brescia Calcio, bresciacalcio.it, Comunicato ufficiale, 11 maggio 2015.
  18. ^ Ora è ufficiale: Brescia Calcio, proprietà cambiata Profida ha sottoscritto l?aumento di capitale del club, su archiviostorico.corriere.it, archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 26 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2016).
  19. ^ Il Brescia è ripescato in Serie B: prende il posto del Parma, gazzetta.it. URL consultato il 4 agosto 2015.
  20. ^ Sondaggio: vota le maglie 2012/13 Archiviato il 7 luglio 2012 in Internet Archive. sul sito di Brescia Calcio
  21. ^ a b c d e f Brescia - scudettitalia.altervista.org
  22. ^ Brescia in campo senza la prima maglia. Ecco perché - Giornale di Brescia, 7 nov 2016
  23. ^ Il Brescia cambia veste, ecco il nuovo logo con il leone - passionemaglie.it, 17 nov 2017
  24. ^ Brescia Calcio: vota il tuo inno delle rondinelle, su giornaledibrescia.it. URL consultato il 7 dicembre 2012.
  25. ^ Pronta una super festa ma c'è l'incognita pioggia, su bresciaingol.com. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  26. ^ Via le reti protettive ma restano i pali: dovesse servire una retromarcia..., su bresciaingol.com. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  27. ^ - Contatti | Brescia Calcio - Sito Ufficiale
  28. ^ a b Organigramma - Brescia Calcio, su www.bresciacalcio.it. URL consultato il 7 marzo 2021.
  29. ^ Sponsor tecnico: sei anni di contratto con Kappa (JPG), in Giornale di Brescia, 3 luglio 2019. URL consultato il 19 luglio 2019. Ospitato su media.basicpress.com.
  30. ^ Nuova partnership per il Brescia Calcio, su bresciacalcio.it, 2 luglio 2019. URL consultato il 19 luglio 2019.
  31. ^ Brescia campionissimo con la Primavera d’oro, su Bresciaoggi.it, 22 giugno 2020. URL consultato il 7 marzo 2021.
  32. ^ Tutti i bomber, su www.viareggiocup.com. URL consultato il 7 marzo 2021.
  33. ^ Accordo tra Brescia Calcio BSFC e Brescia Calcio Femminile, su www.bresciacalcio.it, 30 settembre 2020. URL consultato il 7 marzo 2021.
  34. ^ [1]
  35. ^ Curve di Brescia e Milan: storia di un gemellaggio lungo oltre 20 anni, milannews.it. URL consultato il 18 maggio 2015.
  36. ^ Brescia e Milan, un'amicizia lunga quasi 40 anni tra orgoglio e comuni rivalità, su video.gazzetta.it. URL consultato il 23 gennaio 2020.
  37. ^ Gemellaggi del Brescia, bresciafans.blogspot.com. URL consultato il 26 luglio 2011.
  38. ^ Amici e nemici degli ultrà bresciani, corriere della sera. URL consultato il 1º ottobre 2014.
  39. ^ Rosa Stagione | Brescia Calcio - Sito Ufficiale
  40. ^ bresciacalcio.it, 7 dicembre 2020, https://www.bresciacalcio.it/news/ultime-news/13092/prima-squadra-affidata-a-daniele-gastaldello.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Valgoglio, Il volo delle rondinelle, Edizione del Moretto.
  • Marco Bencivenga, Ciro Corradini; Carlo Fontanelli, Tutto il Brescia (1911-2007 tremila volte in campo), Empoli (FI), Geo Edizioni S.r.l., 2007.
  • Ubaldo Mutti, Brescia A: il calcio azzurro dalle origini al 1965, a cura di Giuseppe Valgoglio, Brescia, Industrie grafiche bresciane, 1965.
  • Mauro Agretti, Massimiliano Bragaglio, Ciro Corradini, Guido Franchi, Andrea Ronchi: Il Brescia Addosso (Le maglie che hanno fatto la storia del Brescia calcio), Marco Serra Tarantola 2014

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]