Calcio Padova

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Calcio Padova
Calcio Football pictogram.svg
Biancoscudati, Patavini
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali Bianco e Rosso (Croce) e Rosso.png bianco-rosso
Inno Ma quando torno a Padova
Mannaz[1]
Dati societari
Città Padova
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Lega Pro
Fondazione 1910
Rifondazione 1912
Rifondazione 2014
Proprietario Italia Giuseppe Bergamin e
Italia Roberto Bonetto
Presidente Italia Giuseppe Bergamin
Allenatore Italia Carmine Parlato
Stadio Euganeo
(32 336: 19 740 omologati per il calcio posti)
Sito web www.biancoscudatipadova.com
Palmarès
Titoli nazionali 1 Campionato di Serie B
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Calcio Padova,[2] meglio conosciuto come Padova, è una società calcistica italiana con sede nella città di Padova. Il sodalizio è nato il 24 luglio 2014 come Biancoscudati Padova, dopo la non iscrizione ai campionati del precedente club cittadino fondato nel 1910, e di cui la nuova realtà si fa portatrice della tradizione calcistica patavina. Milita in Lega Pro.

Fra i migliori risultati della formazione veneta ci sono il terzo posto nel campionato di Serie A 1957-1958, la finale di Coppa Italia 1966-1967, la vittoria della Coppa Italia Semiprofessionisti 1979-1980, le finali di Coppa Rappan 1962-1963 e della Coppa Anglo-Italiana 1983 e, in ambito giovanile, il successo nel Campionato Primavera 1965-1966 riservato ai cadetti. Occupa il 23º posto nella classifica perpetua della Serie A dal 1929, vantando 16 presenze nella massima serie italiana da quando esiste il girone unico, l'ultima nel 1996.

La classica maglia della formazione padovana è bianca con dettagli rossi; sul petto reca lo scudo cittadino, una croce rossa su sfondo bianco, da cui il soprannome di "biancoscudati" ai suoi giocatori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dagli albori agli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

« È costituita col nome di Associazione del Calcio Padova una società avente lo scopo di incrementare la pratica e la diffusione del Gioco del Calcio in particolare e degli altri sport atletici in genere col fine della educazione fisica della gioventù. »
(Primo articolo dell'atto costitutivo del Padova, approvato il 29 gennaio 1910 dall'Assemblea dei soci tenutasi nella sede della Rari Nantes Patavium in Piazzetta del Teatro Garibaldi, 3)
Formazione del Padova annata 1910-1911. Con il numero 8, il fondatore e presidente della squadra Giorgio Treves de'Bonfili.

L'Associazione Calcio Padova viene fondata il 29 gennaio 1910 nella sede della Rari Nantes Patavium, in piazzetta delle Garzerie, e sceglie subito il bianco e il rosso come propri colori sociali. Dopo l'approvazione dello Statuto, i cinquanta soci eleggono il direttivo. Presidente è nominato il barone Giorgio Treves de'Bonfili, vicepresidente il marchese Giuseppe Corradi. Il 20 febbraio la formazione biancoscudati esordisce in amichevole contro l'Hellas Verona e pareggia a reti bianche al campo “Giovan Battista Belzoni”, l'odierno Walter Petron.

Nella stagione 1913-1914 il Padova vince il campionato veneto-emiliano di promozione e passa al campionato di Prima Categoria dell'Italia Settentrionale, la massima serie dell'epoca; la stagione di esordio in massima serie si risolve con il quarto posto nel girone eliminatorio alle spalle di Vicenza, Hellas Verona e Venezia[3]. Silvio Appiani, non ancora ventenne, mette a segno 17 reti in 14 partite. Il 20 ottobre 1915 il giovane soldato volontario Appiani muore sul Carso. Il 19 ottobre 1924 viene inaugurato lo stadio di via Carducci che ancora porta il suo nome.

Il Padova vincitore del girone C della Lega Nord nel campionato di Prima Divisione 1921-1922

Nei primi anni del primo dopoguerra, il Padova si confermò tra le migliori squadre del Veneto, qualificandosi regolarmente alle semifinali dell'Alta Italia, nelle quali non brillò mai particolarmente, concludendo sempre nelle ultime posizioni. Nel 1921-22 fu tra le secessioniste che si staccarono dalla FIGC fondando una federazione e un campionato indipendenti (CCI): il Padova concluse al 5º posto nel girone B di Prima Divisione CCI, qualificandosi senza problemi al torneo successivo di massima serie nonostante la riconciliazione tra FIGC e secessioniste e conseguente riduzione dei quadri. Nella stagione 1922-23 il Padova riuscì nell'impresa di vincere il girone C di Prima Divisione qualificandosi al girone a tre di semifinale per lo scudetto con Genoa e Pro Vercelli, nel quale terminò però solo terza. Nella stagione 1923-24 disputò un altro ottimo torneo sfiorando l'accesso alla finale con un 2º posto nel girone A[4]. Negli anni successivi il Padova riuscì sempre a salvarsi rimanendo in massima serie (che da Prima Divisione cambiò prima denominazione in Divisione Nazionale nel 1926 e poi nel 1929 in Serie A). Nel 1928-29, con un 8º posto nel girone A di Divisione Nazionale, riuscì a qualificarsi, seppur in extremis, al primo campionato di Serie A a girone unico. La stagione del debutto in A fu tuttavia infausta per i padovani: terminando il torneo al penultimo posto[5], precipitò per la prima volta in Serie B.

Nell'estate del 1931, con il Padova in Serie B, diventa presidente l'ingegner Ferruccio Hellmann, che contribuisce all'acquisto di importanti calciatori. Il bomber Gastone Prendato va alla Fiorentina ma arrivano alcuni giovani di grande avvenire fra i quali Annibale Frossi o Alfredo Foni, che diventerà terzino nella Juventus nonché uno dei grandi del calcio del quinquennio (campione olimpico 1936 e del mondo nel 1938). Il posto di Prendato viene preso da Mario Perazzolo che con le sue 17 reti porta la squadra verso il secondo posto che vale la promozione in Serie A, dove la squadra rimarrà per due campionati prima di tornare in Serie B. Dopo una breve parentesi in Serie C, nel 1937 il Padova riconquista la serie cadetta contemporaneamente all'arrivo alla presidenza di Bruno Pollazzi. Diventa presidente nell'estate del 1937 e la squadra ottiene un ottimo quarto posto a soli 3 punti dalla vetta.

Nell'estate successiva giunge in biancoscudato Gino Cappello, attaccante diciottenne poi al Bologna, che si presenta alla prima stagione segnando dieci gol mentre al suo secondo campionato con i biancoscudati metterà in rete 29 gol in 28 partite. Nel campionato 1940-1941, concluso col quinto posto, viene ingaggiato Nereo Rocco, mezz'ala ventottenne che ha già vestito la maglia della nazionale e quella di club importanti come Triestina e Napoli e in seguito allenatore sempre del Padova. Adcock e Giancarlo Vitali sono i due centravanti (rispettivamente 17 e 18 centri) alla guida di un attacco che chiude con un bottino di 71 reti.

Gli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate del 1951 la dirigenza si sforza di modificare profondamente i connotati di questo Padova e a novembre, sotto la spinta di una classifica preoccupante, si corre ancora ai ripari ingaggiando il norvegese Knut Andersen. Ciononostante, la squadra alla fine retrocede.

Nel campionato 1953-1954 la squadra stenta e il presidente Pollazzi decide di sostituire il tecnico Rava con un allenatore che è appena stato esonerato dalla Triestina e sta meditando di lasciare il calcio per dedicarsi all'azienda di famiglia[6]. È Nereo Rocco, che traghetta i biancoscudati verso la salvezza. Il paròn viene riconfermato anche per la stagione successiva, che vede il dominio del Lanerossi Vicenza, ma il Padova lotta alla grande e nell'ultimo turno supera il Legnano e conquista col secondo posto un'insperata promozione. La città è in festa; Rocco ha ottenuto il meglio dai suoi e ha riportato il Padova in Serie A.

L'era del paròn[modifica | modifica wikitesto]

Charles Adcock con la maglia del Padova.

Nel 1955-1956, dopo un avvio disastroso (1-2 dalla Lazio all'Appiani, 0-1 dalla Fiorentina in trasferta e un pesante 1-5 dal Milan ancora in casa), il Padova si afferma come la sorpresa del torneo. È iniziata la cosiddetta "era Rocco". La squadra punta le proprie possibilità su un dispositivo difensivo potenziato: una casa solida, ama dire il tecnico triestino, comincia dalle fondamenta. Il suo catenaccio diventa una vera filosofia calcistica, capace di influenzare tutto il calcio italiano, e la piccola provinciale biancoscudata si piazza addirittura ottava. Nel campionato 1956-1957 la squadra ottiene la salvezza, terminando il torneo all'undicesimo posto, ma il vero exploit è quello del torneo 1957-1958, chiuso dai patavini al terzo posto della graduatoria – miglior risultato di sempre in massima divisione – grazie a una formazione composta da Pin, Blason, Scagnellato, Pison, Azzini, Moro, Hamrin, Rosa, Brighenti, Mari (talvolta sostituito da Chiumento) e Boscolo. Nel corso della stagione lo stadio Appiani è un fortino quasi inespugnabile: cadono, tra le altre, Fiorentina, Milan, Napoli, Roma, Lazio, Torino e Bologna, per un totale di 13 vittorie a fronte di una sola sconfitta[7]. .

Il 1958-59 vede il Padova privato di Hamrin, che prende la via di Firenze, ma Rocco costruisce un altro capolavoro guidando la squadra al settimo posto in campionato e portando la coppia d'attacco Brighenti-Mariani in Nazionale per un'amichevole a Wembley con l'Inghilterra (2-2 proprio con gol della coppia patavina[8]). Il Padova è ormai acquartierato nelle zone nobili della classifica e l'Appiani (violato solo da Milan e Juventus) è un campo che fa paura a tutti. Ma il sogno termina l'estate del 1961 quando, dopo aver resistito più di una volta, il paròn cede alle sirene di un grande club: lo chiama il Milan di Gipo Viani e l'appuntamento con gli obiettivi di vertice, nazionali e internazionali, non può più essere rimandato. Rocco se ne va e con lui il pezzo più glorioso della storia della società biancoscudata.

Gli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni sessanta e settanta si rivelano avari di soddisfazioni calcistiche. Nel 1961 il Padova prende parte alla terza edizione della "Coppa dell'Amicizia" italo-francese nella selezione rapprestentante l'Italia composta anche da SPAL, Lanerossi Vicenza, Atalanta, Milan, Venezia, Prato, Ozo Mantova, Como e Genoa. Gli italiani batterono la selezione francese per 22 punti a 18[9]. Nel 1961-62, orfano di Rocco e alle prese con una rosa da rinnovare, il Padova retrocede in B dopo sei anni nella massima Serie.

Gastone Zanon, 255 presenze e 2 gol in maglia biancoscudata.

L'anno seguente la squadra partecipa alla Coppa Piano Karl Rappan, torneo ufficiale tra le Nazioni della Mitteleuropa[10]. In questa edizione i biancoscudati vincono il loro girone battendo il Dorogi Bányász SE, l'FC La Chaux-de-Fonds e lo Spartak Plzen. Ai quarti di finale superano 7-1 gli jugoslavi dell'OFK Belgrado con un 7-1 all'andata e una sconfitta per 4-3 al ritorno; vincono anche in semifinale con gli ungheresi del Pécsi Dózsa FC con un 3-4 e una vittoria per al ritorno per 3-0. La finale del 3 aprile 1963 in casa a Padova viene però persa con lo Slovnaft Bratislava della Cecoslovacchia per 1-0.

È nell'anno 1967, invece, una delle migliori prestazioni di sempre nella storia del club biancoscudato, all'epoca relegato in Serie B, che gioca la finale di Coppa Italia contro il Milan di Trapattoni e Rivera, perdendola per 1-0[11].

Gli anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Per tutti gli anni settanta la squadra naviga in terza serie, senza risultati di rilievo, concludendo il decennio con la retrocessione in serie C2 nella stagione 1978-79 durante la presidenza Pastorello: si tratta del punto più basso della storia del club. La prima stagione in C2 si conclude con l'amaro epilogo della sconfitta ai calci di rigore con il Trento nello spareggio promozione di Verona, davanti a ben ventimila tifosi biancoscudati. L'anno seguente la squadra centra il ritorno in serie C1 dominando il proprio girone[12] e si aggiudica la Coppa Italia Semiprofessionisti. Al termine della stagione 1982-83, alla guida di Bruno Giorgi, il Padova riesce infine a fare ritorno in serie B[13], categoria lasciata nel 1969.

Claudio Valigi, 33 presenze e 8 reti nell'anno della promozione in Serie B del 1986-1987.

Nel 1983 il Padova perde la finale della Coppa Anglo-Italiana col Cosenza. In una tre giorni disputata tra il 23 e il 25 aprile a Cosenza, i biancoscudati si imposero in semifinale per 4-2 contro il Chelmsford. Nella finale del 25 aprile i padroni di casa si assicurarono il titolo battendo il Padova di Bruno Giorgi per 2-0. Il Padova partecipò alla competizione anche nel 1993-94 affrontando Portsmouth, West Bromwich Albion, Stoke City e Southend United.

Una vicenda di illecito sportivo (Caso Padova) fa precipitare nuovamente la squadra in terza serie. Questa volta, però, il purgatorio ha breve durata: a una stagione anonima chiusa al settimo posto, il Padova guidato da mister Adriano Buffoni torna in Serie B al termine del campionato 1986-87, concluso al secondo posto dietro al Piacenza. Seguono tre stagioni tra i cadetti che si concludono in posizioni di metà classifica.

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della stagione 1990-91, alla guida di Mario Colautti, il Padova sfiora il ritorno in prima divisione, concludendo al quinto posto a un punto dall'Ascoli: fatale, per una squadra che vede protagonisti futuri punti fermi della Nazionale italiana quali Angelo Di Livio, Antonio Benarrivo e un giovanissimo Demetrio Albertini, è la sconfitta per 2-1 contro la Lucchese all'ultima giornata[14]. La stagione successiva riesce, sempre all'ultima giornata, a conquistare il punto decisivo che consente di ottenere la salvezza (1-1 a Pescara), senza rientrare nel gruppo di squadre con 35 punti coinvolte nella classifica avulsa.

Anche nella stagione 1992-93, con in panchina Mauro Sandreani, la promozione svanisce di un soffio. Durante il girone di ritorno i veneti compiono una rincorsa che riesce a far raggiungere alla terzultima giornata il quarto posto, dopo aver battuto 2-0 il già retrocesso Taranto, e agganciando il Lecce (fermato in casa sul pari dalla SPAL) e l'Ascoli (1-1 ad Andria), mentre il Piacenza allunga; la domenica successiva avviene la beffa: i biancoscudati pareggiano 1-1 a Lucca, mentre i salentini espugnano per 3-2 il Dall'Ara (spedendo il Bologna in C1) e si riportano a un punto di vantaggio insieme all'Ascoli, che supera agevolmente il Cesena (3-0). Unico spiraglio viene dal pareggio casalingo degli emiliani, fermati 0-0 in casa dalla Fidelis Andria. All'ultima giornata, nello scontro diretto dell'Appiani, i marchigiani vengono sconfitti per 3-2, ma le contemporanee vittorie del Lecce sulla Lucchese (2-1) e del Piacenza a Cosenza (1-0), vanificano tutto[15].

Alessandro Del Piero e Angelo Di Livio coi biancoscudati nei primi anni novanta

Per il ritorno dei biancoscudati in serie A occorre attendere il campionato 1993-94. Al termine della stagione, sotto la presidenza del commendator Marino Puggina, uno spareggio vinto 2-1 contro il Cesena il 15 giugno sul neutro di Cremona[16] permette alla squadra veneta di risalire in massima serie dopo 32 anni.

Il Padova resiste due stagioni tra le grandi della Serie A, guidato dal nuovo presidente Sergio Giordani e dal tecnico Mauro Sandreani. Le gare in casa si disputano nel nuovo stadio Euganeo, inaugurato nel settembre 1994. Dopo un campionato caratterizzato da risultati importanti contro le "grandi" (vittorie in casa con Milan, Inter e un clamoroso 1-0 al Delle Alpi ai danni della Juventus[17]) ma modesti contro le piccole, il Padova si salva grazie allo spareggio con il Genoa, giocato a Firenze e deciso ai calci di rigore. Tra i giocatori di quell'anno c'è il difensore Alexi Lalas, primo statunitense ad approdare nel calcio italiano: anche grazie alla sua altezza (191 cm) la difesa subisce pochissimi goal di testa. Nel 1996 la squadra non riesce a bissare l'impresa, nonostante la prolifica coppia gol Goran Vlaović-Nicola Amoruso, e retrocede in serie B.

La società passa in mano all'imprenditore brianzolo Cesare Viganò che affida la panchina a Giuseppe Materazzi, ma nonostante una ricca campagna acquisti (arrivano, tra gli altri, Walter Zenga, Massimiliano Allegri e Cristiano Lucarelli), la squadra chiude ad un deludente 11º posto in serie B. L'anno seguente si conclude ancora peggio, quando il Padova termina la stagione al 19º posto ed è retrocesso in serie C1.

Per i biancoscudati la discesa sembra inarrestabile: alla prima stagione in serie C1 la squadra allenata da Adriano Fedele perde lo spareggio play-out contro il Lecco e retrocede in quarta serie[18]. In soli quattro anni di presidenza Viganò il Padova è riuscito a precipitare dalla serie A alla serie C2.

Gli anni duemila[modifica | modifica wikitesto]

Alexi Lalas con la maglia del Padova stagione 1994-1995.

Nel gennaio 2000 la società viene ceduta ad Alberto Mazzocco, e nel 2001 la squadra, guidata da Franco Varrella e trascinata da Felice Centofanti, vince il campionato e risale in C1. Nella stagione 2002-2003, guidata da Pierluigi Frosio, sfiora invece la promozione in Serie B perdendo con l'Albinoleffe in semifinale di play-off. Il 18 ottobre del 2004 il cavalier Marcello Cestaro diventa ufficialmente presidente della Società. I biancoscudati sfiorano i play-off con Renzo Ulivieri nel 2004-05, ma al termine della stagione il tecnico toscano si dimette e la squadra passa sotto la direzione di Maurizio Pellegrino. Nella stagione 2006-07 i patavini non partono benissimo per poi riprendersi nel girone di ritorno con l'arrivo alla guida di Andrea Mandorlini, subentrato a Maurizio Pellegrino. La squadra, però, conclude la stagione al settimo posto, ancora una volta fuori dalla zona play-off.

Il 18 marzo 2008 Ezio Rossi viene esonerato a causa degli scarsi risultati. Viene chiamato il tecnico della Berretti, Carlo Sabatini. A fine stagione 2007-08 il Padova si classifica sesto a un solo punto dal Foggia e dai play-off pur avendo il miglior attacco di tutta la Serie C1 con 57 gol realizzati.

Nella stagione 2008-09 il Padova gioca il suo undicesimo campionato di Lega Pro (ex Serie C) – di cui 9 in Prima Divisione (l'ottavo consecutivo in Prima Divisione dalla stagione 2001-2002) e 2 in Seconda Divisione – e prende parte insieme ad altre squadre di Lega Pro e Serie D alla Coppa Italia con le squadre di Serie A e B (come nell'edizione 2005-06).

Il 12 gennaio 2009, dopo il pareggio per 0-0 contro il Legnano seguito da una contestazione dei tifosi nel fine partita, la società decide per l'esonero del direttore sportivo Mauro Meluso e dell'allenatore Carlo Sabatini. Al loro posto vengo chiamati Doriano Tosi (nuovo direttore sportivo) e Attilio Tesser (nuovo allenatore). Tuttavia il 22 febbraio dopo aver raccolto solo 4 punti in 5 partite, Tesser viene esonerato. Al suo posto viene richiamato Carlo Sabatini[19]. Il ritorno di Sabatini sembra risvegliare la squadra, che da quel momento ricomincia a risalire la china. Un filotto di cinque vittorie consecutive permette ai biancoscudati di raggiungere i play-off di Prima Divisione al quarto posto in classifica finale.

Filippo Maniero, bomber del Padova di metà anni novanta.

Il 17 maggio il Padova affronta nella semifinale play-off il Ravenna, pareggiando 1-1 all'Euganeo e vincendo per 2-1 fuori casa con i gol di Pătraşcu e Falsini. Nella finale d'andata arriva il pareggio interno per 0-0 contro la Pro Patria, dove i veneti sbagliano anche un rigore con Rabito. Alla fine della gara di ritorno, grazie alla vittoria per 2-1 con doppietta di Antonio Di Nardo, il Padova torna in Serie B dopo undici anni di assenza[20].

La squadra inizia bene la sua avventura nel campionato cadetto, rimanendo imbattuta fino all'ottava giornata, quando perde per 1-2 a Crotone, e dopo nove giornate è al 2º posto, in zona play-off, insieme al Cesena, altra rivelazione del torneo. In seguito arrivano le prime sconfitte, che progressivamente fanno scivolare il Padova in zona play-out. L'8 febbraio 2010, in seguito alla sconfitta con il Piacenza per 1-0 (undicesima sconfitta), viene esonerato il tecnico Carlo Sabatini[21]. Il 9 febbraio il suo posto viene preso da Nello Di Costanzo[22]. Dopo due mesi Sabatini torna alla guida della squadra. Il 30 maggio 2010 dopo la vittoria per 2-1 in casa contro il Brescia il Padova si trova a disputare i play-out contro la Triestina in due sfide che si tengono il 4 giugno e il 12 giugno. La gara di andata giocata in casa termina senza reti e dunque occorre una vittoria per salvarsi: il 12 giugno i biancoscudati restano in Serie B grazie a un secco 3-0, con le reti di Vantaggiato, Cuffa e Bonaventura[23].

Gli anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 2010-2011 dopo il cambio di allenatore e con un nuovo direttore sportivo, il Padova parte bene trascinato dalla coppia d'attacco Succi-Vantaggiato e dal trequartista Davide Di Gennaro che, grazie ai punti ottenuti soprattutto in casa, portano la squadra a ridosso della zona play-off. Tuttavia i numerosi infortuni occorsi durante la stagione fanno ripiombare la squadra nella zona di centro classifica. Il 15 marzo 2011 dopo la sconfitta nel derby contro il Cittadella l'allenatore Alessandro Calori viene esonerato. Lo stesso giorno la guida della squadra viene affidata al tecnico della Primavera, Alessandro Dal Canto, che al suo debutto in panchina il 19 marzo vince per (2-0) contro il Pescara. Nell'ultimo turno di campionato del 29 maggio la squadra di Dal Canto, trascinata nella fase finale del torneo da Stephan El Shaarawy, batte il Torino 2-0 in trasferta e conquista così un posto nei play-off. Dal 15 marzo al 29 maggio la squadra non ha mai perso. Alle semifinali dei play-off, il Padova supera il Varese con una vittoria in casa per 1-0 seguita da un pareggio per 3-3 fuori casa. La finale per la serie A vede il Padova affrontare il Novara. Dopo un pareggio per 0-0 in casa, il 12 giugno la squadra veneta perde la finale di ritorno per 2-0, vedendo così svanire il sogno di un ritorno in massima serie.

Vincenzo Italiano, capitano del Padova nel triennio 2009-2012.

La stagione inizia con la conferma del duo Foschi-Dal Canto, che dopo l'ottima stagione appena conclusa, rinforzano la squadra portando all'ombra del Santo giocatori come Omar Milanetto, Ivan Pelizzoli, Michele Marcolini, Daniele Cacia e il giovane portiere Mattia Perin. Dopo un buon inizio dove nelle prime sette giornate la squadra totalizza 17 punti su 21, senza mai perdere, i biancoscudati iniziano a inanellare una serie di risultati insoddisfacenti (4 vittorie, 4 sconfitte e 2 pareggi tra l'8ª giornata e la 17ª giornata) che culmineranno nella famigerata partita della 18ª giornata contro il Torino sospesa al 76' per un guasto all'impianto di illuminazione sul risultato di 1-0 in favore dei biancoscudati. Dopo il recupero del 14 dicembre che sancisce il risultato di 1-0, si susseguiranno una serie di ricorsi e controricorsi, che determinano dapprima un 3-0 in favore del Torino, poi nell'1-0 in favore del Padova. Successivamente, dopo un mercato invernale sterile in cui l'unico rinforzo è Simone Bentivoglio e dove viene assunto Luca Baraldi come collaboratore del presidente, la stagione del Padova è un continuo calare, che conosce il suo punto più basso nella sconfitta in casa per 0-6 contro il Pescara di Zeman. I biancoscudati dicono addio al sogno della Serie A il 20 maggio 2012 dopo aver perso 3-0 fuori casa contro la Nocerina e concludono la stagione al settimo posto.

Stephan El Shaarawy, alla stagione d'esordio tra i professionisti col Padova, viene eletto miglior giocatore della Serie B 2010-2011 al Gran Galà del calcio.

Il quarto campionato di fila in serie cadetta inizia con Fabrizio Salvatori come direttore sportivo[24] e Fulvio Pea in panchina[25]. Anche la squadra è fortemente rinnovata, con l'innesto di diversi giovani e la riduzione complessiva del budget di mercato. Con il coinvolgimento nello scandalo scommesse del 2011 della società, riconosciuta colpevole di responsabilità oggettiva per le violazioni di un suo tesserato, la squadra deve iniziare la stagione con 2 punti di penalità,[26] provvedimento revocato durante la stagione. Il 17 dicembre, a seguito della sconfitta casalinga per 1-3 contro la capolista Sassuolo, Fulvio Pea viene esonerato e al suo posto subentra Franco Colomba. Il 20 marzo 2013, dopo la sconfitta per 3-0 subita in trasferta contro il Bari, Franco Colomba viene sollevato dall'incarico e rientra Fulvio Pea[27], che traghetta la formazione biancoscudata a una tranquilla salvezza.

La stagione 2013-2014 inizia con la vendita del club da parte di Marcello Cestaro a Diego Penocchio, proprietario del gruppo Ormis. Il nuovo presidente conferisce un nuovo assetto alla società nominando Andrea Valentini come amministratore delegato, Alessio Secco come direttore sportivo (ex direttore sportivo di Juventus e Modena) e Dario Marcolin come allenatore. Dopo un avvio di campionato in cui i biancoscudati hanno collezionato un solo punto in sei partite, il 28 settembre l'allenatore Dario Marcolin è sollevato dall'incarico.[28] Al suo posto subentra Bortolo Mutti. Il 29 dicembre, il Padova chiude il girone di andata terzultimo con quattro vittorie, sei pareggi, dieci sconfitte, 16 gol segnati e 27 subiti all'attivo. Il 2014 si apre con la cessione del restante 52% del pacchetto azionario da parte di Marcello Cestaro a Diego Penocchio, che diventa così proprietario unico della S.p.A. biancoscudata.[29][30] Il 2 febbraio, dopo aver collezionato un solo punto nelle ultime cinque partite, l'allenatore Bortolo Mutti è sollevato dall'incarico.[31] Al suo posto subentra Michele Serena.[32] Il 25 maggio 2014, la sconfitta per 2-0 a Siena sancisce, con una giornata di anticipo, la matematica retrocessione del Padova in Lega Pro, dopo cinque consecutivi campionati in Serie B.[33]

Dalla scomparsa alla rinascita[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2014-2015 del Padova si apre con la presentazione della domanda di iscrizione al campionato di Lega Pro, incompleta.[34] Il 15 luglio 2014, a causa della mancata presentazione del ricorso alla Covisoc, il Padova non viene iscritto al campionato di Lega Pro. Successivamente la proprietà comunica in un primo momento che il Calcio Padova proseguirà l'attività sportiva concentrandosi sul settore giovanile[35] e in un secondo momento che la squadra ha ufficialmente e formalmente richiesto l'ammissione al campionato di Serie D.[36] Nei giorni successivi la domanda non viene accolta in seguito alle indicazione ricevute dalla FIGC da parte del sindaco di Padova Massimo Bitonci su quale debba essere la squadra autorizzata a chiedere l'ammissione in Serie D.[37]

A seguito dell'esclusione del Calcio Padova dai campionati nazionali, il 24 luglio 2014 viene iscritta al girone C della Serie D la nuova Società Sportiva Dilettantistica Biancoscudati Padova, nata per dare continuità sportiva alla storica società cittadina. Il sodalizio, fondato dagli imprenditori padovani Giuseppe Bergamin e Roberto Bonetto, debutta ufficialmente, sotto la guida tecnica di Carmine Parlato, il 24 agosto nella sfida di Coppa Italia Serie D contro la Castellana, vinta 2-0. Il 19 aprile 2015, in virtù del successo 2-1 sul campo del Legnago, la squadra veneta raggiunge la matematica promozione in Lega Pro. Chiude il campionato a 85 punti e 27 vittorie andando a battere il record precedente di successi (21 vittorie nella stagione 1947-1948). Il 1º luglio 2015 la società assume nuovamente la denominazione "Calcio Padova".[2]

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria del Calcio Padova

Sediscesimi di finale di Coppa Italia.

Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Qualificazioni squadre di Serie B di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Finalista della Coppa Piano Karl Rappan.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1966-1967 - 6º in Serie B.
  • 1967 - Assume la denominazione di Associazione Calcio Padova S.p.a..[38]
Finalista di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Fase eliminatoria a gironi della Coppa Italia Semiprofessionisti.
Ottavi di finale della Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase a gironi della Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1975-1976 - 11º nel girone A di Serie C.
  • 1976-1977 - 11º nel girone A di Serie C.
  • 1977 - Assume la denominazione di Calcio Padova S.p.a..[39]
  • 1977-1978 - 11º nel girone A di Serie C.
Sedicesimi di finale della Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase eliminatoria della Coppa Italia Semiprofessionisti.
Coccarda Italia.svg Vince la Coppa Italia Semiprofessionisti (1º titolo).

Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Finalista della Coppa Anglo-Italiana.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
... di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Fase eliminatoria a gironi della Coppa Anglo-Italiana.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Quarti di finale di Coppa Italia Serie C.

Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
Semifinale di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Secondo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Quarto turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno di Coppa Italia.

Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
  • 2014 - Non iscritto in Lega Pro e successivamente non ammesso in Serie D[40]. Viene costituita una nuova società denominata Società Sportiva Dilettantistica Biancoscudati Padova. Red Arrow Down.svg Ammesso alla Serie D in soprannumero sulla base della tradizione sportiva cittadina.
  • 2014-2015 - 1° nel girone C di Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie D.
  • 5 giugno 2015 - Assume la denominazione Biancoscudati Padova S.p.a..[41]
  • 1º luglio 2015 - Assume la denominazione Calcio Padova S.p.a..[2]
  • 2015-2016 - nel girone A di Lega Pro.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Nella storia della società padovana, due sono state le colorazioni principali della maglia del club: il nero e il bianco, utilizzato nelle prime partite, ed il rosso e bianco con lo scudo, tuttora in uso.

Anni Colori Denominazione
1910-1930 Bianco e Rosso (Croce) e Rosso.png Associazione Calcio Padova
1930-1940 Associazione Fascista Calcio Padova
1940-1967 Associazione Calcio Padova
1967-2014 Calcio Padova
2014-2015 Società Sportiva Dilettantistica Biancoscudati Padova
giugno 2015 Biancoscudati Padova
2015- Calcio Padova

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione dello stemma
Stemma della presidenza Puggina (anni ottanta e novanta)
Stemma degli anni duemila
Stemma del centenario (2009-2010)
Stemma della stagione 2010-2011
Stemma dal 2011 al 2014

Lo stemma storico della società padovana rappresenta uno scudo diviso in due parti. Il lato sinistro è occupato da una croce rossa su sfondo bianco, mentre nel lato destro trova posto la scritta rossa "Calcio Padova 1910", o l'acronimo "A.C.P.", all'interno di un piccolo rettangolo bianco a sua volta su uno sfondo rosso.

Per un certo periodo, dalla fine degli anni ottanta all'inizio degli anni duemila, il vecchio scudo fece posto ad uno più moderno, di forma squadrettata, sempre con la croce nel lato sinistro, ma nel destro fece la sua comparsa una variante del monumento equestre al Gattamelata, con una palla sotto uno zoccolo del cavallo.

Con l'arrivo di Alberto Mazzocco alla presidenza il Padova indisse, tramite le pagine del Mattino di Padova, un sondaggio d'opinione tra tutti i tifosi: tornare al vecchio stemma o tenere quello in uso da ormai più di 10 anni? I tifosi biancoscudati espressero la loro preferenza, decretando il ritorno sul petto del vecchio, storico scudo che aveva fatto la storia del Padova nel secolo precedente.

Nella stagione 2009-2010, anno del centenario, allo storico scudo viene aggiunto un cerchio rosso celebrativo riportante nella parte alta le date "1910-2010" e nella parte bassa la scritta "Calcio Padova", in corsivo. Nella stagione 2010-2011 il Padova ha deciso di adottarlo anche per le stagioni a venire, modificandolo parzialmente togliendo il riferimento al centenario[42]. La decisione ha sollevato le proteste di molti tifosi, che hanno rifiutato questa soluzione[43]. Dalla stagione 2011-2012 è così ritornato lo storico scudo sulle maglie della squadra[44].

Mascotte[modifica | modifica wikitesto]

La mascotte del Padova è invece la famosa gallina padovana, che proprio come la Biancoscudati Padova ha i colori bianco e rosso.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Walter Petron, Velodromo Giovanni Monti, Stadio Silvio Appiani e Stadio Euganeo.

Il Padova, durante la sua storia, ha giocato le partite interne di campionato su quattro diversi campi. Il primo fu il "Campo di Via Belzoni" (oggi "Walter Petron") dove il 29 gennaio 1910 il Padova giocò la sua prima partita in assoluto contro il Verona.

Il secondo fu il "Campo Giovanni Monti" (ex stadio comunale) intitolato al giocatore Giovanni Monti e costruito al interno dell'omonimo velodromo inaugurato il 12 febbraio 1916 con la partita Padova-Verona finita (4-0). Il Padova vi giocherà fino al campionato 1922-1923.

Il 19 ottobre 1924 adiacente al vecchio campo da gioco venne inaugurato il terzo stadio del Padova, l'Appiani, dedicato al ex giocatore del Padova Silvio Appiani. In questo stadio, una sorta di "catino" nel centro città[45], la squadra giocherà dal 1924 al 24 maggio 1994.

Nel 1994 infine viene inaugurato il quarto e, al momento, ultimo stadio di Padova, l'Euganeo, costruito per il ritorno in Serie A, che nei suoi primi anni di utilizzo era privo della curva Sud riservata ai tifosi locali (fu terminata nel 1999). In questo stadio si è consumata, fra le altre, la retrocessione nell'arco di cinque anni dalla Serie A alla Serie C2.

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Centro Sportivo Memo Geremia.

Dal 1991 al 2014 il Padova e le squadre giovanili si sono allenate al "Centro Sportivo Euganeo" situato a Teolo ai piedi dei Colli Euganei in frazione Bresseo. Dal 2014 si allena al Centro Sportivo Memo Geremia di Padova, struttura di proprietà del Petrarca Rugby, e allo Stadio Silvio Appiani.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma del Padova.[46]

Staff dell'area amministrativa
  • Italia Giuseppe Bergamin - Presidente
  • Italia Edoardo Bonetto - Vice Presidente
  • Italia Roberto Bonetto - Consigliere e Amministratore Delegato

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Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali


Impegno nel sociale[modifica | modifica wikitesto]

Il Padova in collaborazione con lo sponsor della Scuola Calcio Bernardinello Engeneering, sostiene il progetto "Stanza dei Sogni", promosso dalla Fondazione Salus Pueri che sostiene la Pediatria di Padova.

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

De Franceschi, Del Piero e Boscolo nelle giovanili biancoscudate nei primi anni novanta.

Il settore giovanile del Padova è formato da squadre che giocano nei campionati Juniores Nazionali, Allievi Regionali Elite, Giovanissimi Regionali Elite e 2002, Esordienti e Pulcini.

Nel 1965-1966 la squadra Primavera, il cui campionato all'epoca si disputava diviso tra squadre di Serie A e squadre di Serie B, vince il massimo trofeo nazionale.

Il Padova nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il Padova, assieme al Monza, è stato protagonista del primo anticipo televisivo in assoluto nella storia del calcio italiano, disputato il 28 agosto 1993 alle 20:30 e valevole per la prima giornata del campionato di Serie B.[47]

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Categoria:Allenatori del Calcio Padova e Categoria:Presidenti del Calcio Padova.
Allenatori
Presidenti


Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Categoria:Calciatori del Calcio Padova e Calciatori del Calcio Padova.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

La Coppa Italia Semiprofessionisti vinta dal Padova nella stagione 1979-1980.
La formazione juniores del Padova Campione d'Italia.
La formazione giovanissimi del Padova Campione d'Italia nel 1989-1990.

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia Semiprofessionisti: 1

1979-1980

Serie B: 1

1947-1948

Serie C: 1

1936-1937

Serie C2: 2

1980-1981, 2000-2001

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

Scudetto.svg Campionato Primavera: 1

1965-1966

Campionato nazionale Dante Berretti: 2

1972-1973, 1974-1975

Campionato De Martino: 1

1965-1966

Campionato Juniores Nazionali: 1

1960-1961

Campionato Giovanissimi Nazionali: 1

1989-1990

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Terzo posto: 1922-1923
Terzo posto: 1957-1958
Finale: 1966-1967
Finale: 1963
Finale: 1983

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie A 16 1929-1930 1995-1996 27
Prima Categoria 3 1914-1915 1920-1921
Prima Divisione 5 1920-1921 1925-1926
Divisione Nazionale 3 1926-1927 1928-1929
Serie B 37 1930-1931 2013-2014 37
Serie C 11 1935-1936 1977-1978 26
Serie C1 13 1978-1979 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 1 2008-2009
Lega Pro 1 2015-2016
Serie C2 4 1979-1980 2000-2001 5
Serie D 1 2014-2015

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Aurelio Scagnellato, 364 presenze complessive in maglia biancoscudata.
  • In Serie A:
    • Vittoria interna più larga: Padova-Pro Patria 7-0 (1929-1930)
    • Vittoria esterna più larga: Venezia-Padova 0-8 (1949-1950)
    • Sconfitta interna più pesante: Padova-Juventus 0-5 (1995-1996)
    • Sconfitta esterna più pesante: Genoa-Padova 8-0, Roma-Padova 8-0 (1929-1930), Triestina-Padova 9-1 (1948-1949)
    • Maggior numero di vittorie in un Campionato: 16 (1957-1958, 18 sq)
    • Maggior numero di vittorie consecutive: 4 (1929-1930, 1957-1958, 1959-1960)
    • Maggior numero di gare utili consecutive: 11 (1957-1958)
    • Minor numero di sconfitte: 8 (1957-1958, 18 sq)
    • Maggior numero di pareggi: 16 (1957-1957, 18 sq)
    • Minor numero di vittorie: 7 (1961-1962, 1995-1996, entrambi 18 sq)
    • Maggior numero di sconfitte: 24 (1995-1996, 18 sq)
    • Maggior numero di sconfitte consecutive: 11 (1995-1996)
    • Minor numero di gol segnati: 29 (1961-1962, 18 sq)
    • Maggior numero di gol subiti: 78 (1929-1930, 18 sq)
    • Minor numero di gol subiti: 39 (1956-1957, 18 sq)
    • Il Padova detiene il record della vittoria in trasferta più larga in Serie A, appunto in Venezia-Padova 0-8

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Record di presenze
Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo gruppo organizzato di tifosi al seguito del Padova nacque nel 1970 nacque per opera di Francesco Zambolin (a tutti i tifosi padovani noto come "Sivori"), il club "Magico Padova".[49] Successivamente venne costituito il primo gruppo ultras, i "Leoni della Nord".[49] In seguito vennero fondati gli "ACP 1910 - Ultras Padova", la "Juventude PD" ed il "Fronte Opposto", questi ultimi schierati politicamente ad estrema destra.

In passato sono esistiti molti altri gruppi, tra i quali lo storico gruppo degli "HAG - Hell's Angels Ghetto", che per vari motivi oggi non esistono più o si sono fusi dando vita ad altri gruppi.

Il Padova ha potuto vantare al seguito un gruppo composto esclusivamente da militanti donne, le "Galline Padovane".[50]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo ultras Hell's Angels Ghetto.

I primi esempi di amicizia si hanno tra il 1977 e 1979 con il Vicenza quando militava in Serie A.[49] I tifosi del Padova (non ancora però effettivamente legati a qualche gruppo organizzato) si recavano allo Stadio Menti per assistere alle partite della massima serie in compagnia dei tifosi del Lanerossi Vicenza, con i quali avevano instaurato un buon rapporto d'amicizia.[49] Il 6 maggio 1979 però, in occasione di Vicenza-Juventus, alcuni tifosi del Padova, si unirono in curva ospiti, ai tifosi della Juventus.[49] I tifosi del Vicenza, per ripicca, la stagione successiva si presentarono all'Appiani a fianco dei tifosi del Venezia.[49]

Il 17 gennaio 1982 nacque il sodalizio tra i "Leoni della Nord" e i tifosi del Modena.[49] Questo rapporto, tuttavia, non resistette a lungo, poiché nel 1984 il Padova si gemellò con il Bologna, acerrimo rivale dei canarini. In risposta i modenesi si schierarono con i veneziani.[49]

In quegli stessi anni poi, alcuni ultras biancoscudati si recarono varie volte allo Stadio Bentegodi di Verona per assistere alle partite di Serie A dell'Hellas.[49] Ne nacque presto un'amicizia (tuttavia mai trasformatasi in gemellaggio ufficiale) favorita dall'odio sportivo verso il Vicenza e anche dal comune sentire politico di molti esponenti delle due curve, vicino a posizioni di estrema destra.[49] Il 31 dicembre 1984 tuttavia, in seguito ad un'amichevole giocatasi all'Appiani che vide i biancoscudati prevalere sugli scaligeri per 5-0, scoppiò una grossa rissa tra le due tifoserie, originata dai cori di scherno rivolti dai supporters biancoscudati ai tifosi veronesi.[49]

Ultras del Calcio Padova allo Stadio Silvio Appiani.

Nel 1984 in nome della comune rivalità con il Vicenza, i tifosi del Padova si gemellarono con il gruppo "Costa" del Bologna.[49] Sul finire degli anni '80 però, in entrambe le curve avvenne un notevole cambio generazionale.[49] Per questi motivi l'amicizia iniziò a scricchiolare sempre di più sino alla stagione 1991-1992, quando il sodalizio di comune accordo non venne più rinnovato.[49]

I tifosi del Palermo, sono gli unici gemellati con quelli del Padova; questo gemellaggio nasce nella stagione 1983-1984 ed ha resistito a tutti i ricambi generazionali delle due tifoserie.[51]

Tutto nacque nei primi anni '80, quando cinque tifosi della curva nord dell'Appiani si recarono in vacanza al mare, in Sicilia, dove conobbero alcuni ultras della squadra rosanero, membri dei "Commandos Aquile".[49] Memori di questo incontro estivo, in occasione di Padova-Palermo il 20 novembre 1983, le due tifoserie strinsero amicizia, un'amicizia che venne “ripescata” dai giovani di Piazza Cavour nella stagione 1991-1992, quando le due squadre tornarono ad affrontarsi dopo sette stagioni, durante le quali il rapporto si era un po' affievolito.[49] In quell'anno però, complice il ritorno del Palermo in Serie B, i tifosi del Padova ricominciarono a coltivare l'amicizia con i siciliani, accomunati dalle medesime posizioni politiche. L'8 dicembre 1991 nasce dunque ufficialmente, il secondo, vero gemellaggio della storia del Calcio Padova.[49]

Altri rapporti di amicizia non ufficiali ci sono poi con le tifoserie della Torres e del Varese. In passato ha avuto rapporti di amicizia con le tifoserie della Civitanovese (negli anni '70) e del Campobasso (negli anni '80).[51]

Gemellaggi
Rivalità
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Derby di Padova e Derby calcistici in Veneto.

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Calcio Padova 2015-2016.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Rosa e numerazione, tratte dal sito ufficiale del Padova,[55] sono aggiornate al 6 luglio 2015.

N. Ruolo Giocatore
Serbia P Lazar Petkovic
Italia P Marco Vanzato
Italia D Fabio Busetto
Italia D Matteo Dionisi
Italia D Daniel Niccolini
Italia C Marco Cunico (capitano)
N. Ruolo Giocatore Bianco e Rosso (Croce) e Rosso.png
Italia C Davide Mazzocco
Italia A Salvatore Amirante
Italia A Sebastiano Aperi
Italia A Marco Ilari
Italia A Nicola Petrilli
Italia A Filippo Pittarello

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Dal sito web ufficiale della società.[56]

Staff dell'area tecnica


Attività polisportiva[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Associazione Fascista Calcio Padova Rugby.
Logo della polisportiva Associazione Fascista Calcio Padova.

Nel 1930 Ferruccio Hellmann, presidente dell'Associazione Calcio Padova, cambia denominazione sociale in Associazione Fascista Calcio Padova. Proprio in questo periodo, il Padova divenne una società polisportiva, con squadre iscritte ai campionati nazionali di calcio, rugby a 15 e atletica. Allenatore della sezione rugby fu Renzo Maffioli mentre il responsabile della sezione fu Alessandro Pacchioni. La formazione di rugby vince la Coppa Federale nel 1933. Nella stagione 1933-1934 milita in massima serie. Con l'abbandono di Hellmann, la sezione rugby del Calcio Padova tramonta definitivamente nel 1935 dopo una seconda stagione in massima serie chiusa mestamente a 0 punti.[57]

Il 3 giugno 2015 dalla collaborazione tra Biancoscudati Padova e S.S.D. Vertigo, nasce l'S.S.D. Calcio Padova C5.[58]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scritta da Licia Oliosi e interpretata da Umberto Marcato, l'attuale versione che viene trasmessa allo Stadio Euganeo è una cover del gruppo punk padovano dei Mannaz.
  2. ^ a b c Ufficiale: è di nuovo Calcio Padova. URL consultato il 2 luglio 2015.
  3. ^ 1914 e 1915: i primi successi biancoscudati in Padovasport.tv, 9 dicembre 2013. URL consultato il 22 marzo 2015.
  4. ^ 1922-1923: il Padova contende lo scudetto alle corazzate Genoa e Pro Vercelli in Padovasport.tv, 27 gennaio 2014. URL consultato il 22 marzo 2015.
  5. ^ 1929-1930: il Padova retrocede nel primo campionato di Serie A a girone unico della storia del calcio italiano in Padovasport.tv, 6 ottobre 2014. URL consultato il 22 marzo 2015.
  6. ^ Il Padova di Nereo Rocco: la leggenda del santo catenaccio, storiedicalcio.it
  7. ^ 1957-1958: la stagione dei record. Cronaca di un sogno tricolore tutto biancoscudato in Padovasport.tv, 22 dicembre 2014. URL consultato il 22 marzo 2015.
  8. ^ 6 maggio 1959: Inghilterra-Italia 2-2. I biancoscudati Brighenti e Mariani scrivono la storia della Nazionale in Padovasport.tv, 26 maggio 2014. URL consultato il 22 marzo 2015.
  9. ^ La Coppa dell'Amicizia 1961: unico successo internazionale biancoscudato in Padovasport.tv, 9 febbraio 2015. URL consultato il 3 luglio 2015.
  10. ^ Coppa Rappan 1963, quando il Padova sfiorò il trionfo internazionale in Padovasport.tv, 11 novembre 2013. URL consultato il 22 marzo 2015.
  11. ^ Il Milan conquista la Coppa Italia superando in finale il Padova: 1 a 0 in La Stampa, 15 giugno 1967, p. 8. URL consultato il 10 aprile 2011.
  12. ^ "Il cuore dei tifosi conta più della categoria": la promozione in Serie C1 della stagione '80-'81 in padovasport.tv, 27 ottobre 2014. URL consultato il 22 marzo 2015.
  13. ^ 1982-1983: il Padova di Bruno Giorgi torna in Serie B in padovasport.tv, 29 dicembre 2014. URL consultato il 22 marzo 2015.
  14. ^ L'emozionante epilogo della stagione '90-'91, quando il Padova sfiorò la Serie A in padovasport.tv, 7 aprile 2014. URL consultato il 7 aprile 2014.
  15. ^ Padova e Ascoli tutti scontenti in L'Unità, 11 giugno 1993, p. 22. URL consultato il 17 maggio 2014.
  16. ^ Enzo Sasso, Il Padova sale sull'ultimo treno: i veneti rimontano e battono il Cesena in Corriere della Sera, 16 giugno 1994, p. 42. URL consultato il 10 aprile 2011.
  17. ^ Fabio Vergnano, La Juve si dimentica di essere Juve in La Stampa, 24 aprile 1995, p. 31. URL consultato il 10 aprile 2011.
  18. ^ 1998-1999: quella fatale sostituzione che fece precipitare il Padova in Serie C2 in padovasport.tv, 23 febbraio 2015. URL consultato il 21 maggio 2015.
  19. ^ Carlo Sabatini torna a sedere sulla panchina del Padova in padovacalcio.it, 22 febbraio 2009. URL consultato il 10 aprile 2011.
  20. ^ Un'impresa leggendaria, fuori casa e in dieci Totò schianta i bustocchi in Il Mattino di Padova, 22 giugno 2009. URL consultato il 6 settembre 2012.
  21. ^ Carlo Sabatini non è più l'allenatore del Calcio Padova in padovacalcio.it, 8 febbraio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  22. ^ Di Costanzo è il nuovo allenatore del Calcio Padova in padovacalcio.it, 9 febbraio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  23. ^ Triestina-Padova 0-3: incubo alabardato, i patavini restano in Serie B! in goal.com, 12 giugno 2010.
  24. ^ Padova calcio via al nuovo corso: addio Foschi, arriva Salvatori in PadovaOggi, 7 giugno 2012.
  25. ^ Nuovo corso a Padova: è ufficialmente Fulvio Pea, ex-Sassuolo, il nuovo allenatore in goal.com, 10 giugno 2012.
  26. ^ Provvedimenti della Corte di Giustizia Federale del 6 luglio 2012, a pag. 9 del documento PDF sul sito della FIGC
  27. ^ Sollevato dall'incarico mister Franco Colomba, da domani panchina affidata a Fulvio Pea, padovacalcio.it, 20 marzo 2013.
  28. ^ "Comunicato Ufficiale: sollevato dall'incarico Dario Marcolin, guida tecnica affidata a Bortolo Mutti", padovacalcio.it, 28 agosto 2013. URL consultato il 28 agosto 2013.
  29. ^ "Comunicato Ufficiale", padovacalcio.it, 15 gennaio 2014. URL consultato il 15 gennaio 2014.
  30. ^ "Cestaro esce di scena: 'Un abbraccio ai tifosi'", tgbiancoscudato.it, 31 dicembre 2013. URL consultato il 2 gennaio 2014.
  31. ^ Interrotto il rapporto di collaborazione con mister Mutti, padovacalcio.it, 2 febbraio 2014. URL consultato il 2 febbraio 2014.
  32. ^ Michele Serena è il nuovo allenatore del Calcio Padova, padovacalcio.it, 2 febbraio 2014. URL consultato il 2 febbraio 2014.
  33. ^ Padova in Lega Pro, mattinopadova.gelocal.it, 25 maggio 2014. URL consultato il 26 maggio 2014.
  34. ^ Lega Pro: Consiglio direttivo, lega-pro.com, 1º luglio 2014. URL consultato il 3 luglio 2014.
  35. ^ Lega Pro: Consiglio direttivo, lega-pro.com, 15 luglio 2014. URL consultato il 15 luglio 2014.
  36. ^ COMUNICATO UFFICIALE DEL PRESIDENTE DIEGO PENOCCHIO, padovacalcio.it, 22 luglio 2014. URL consultato il 9 agosto 2014.
  37. ^ Avv. Chiacchio: "Non solo l'ACP1910 ha fatto richiesta di ammissione alla D, ma è arrivata anche la risposta. Padova caso clamoroso, poteva essere in B", padovasport.tv, 6 agosto 2014. URL consultato il 9 agosto 2014.
  38. ^ Almanacco illustrato del calcio 1968 pag. 217.
  39. ^ Almanacco illustrato del calcio 1978 pag. 291.
  40. ^ Avv. Chiacchio: "Non solo l'ACP1910 ha fatto richiesta di ammissione alla D, ma è arrivata anche la risposta. Padova caso clamoroso, poteva essere in B", padovasport.tv, 6 agosto 2014. URL consultato il 9 agosto 2014.
  41. ^ Definito il cambio di ragione sociale in Biancoscudati Padova Spa, biancoscudatipadova.com, 5 giugno 2015. URL consultato il 2 luglio 2015.
  42. ^ È finito l'anno del Centenario, ecco il logo rinnovato in padovacalcio.it, 1º luglio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  43. ^ Nuovo logo, tifosi divisi: vota il nostro sondaggio in tgpadova.it, 6 luglio 2010. URL consultato il 10 aprile 2011.
  44. ^ Il Padova torna al tradizionale scudo con le nuove maglie Joma in passionemaglie.it, 1º luglio 2011. URL consultato il 2 febbraio 2012.
  45. ^ Pino Lazzaro, Nella fossa dei leoni. Lo stadio Appiani di Padova nei ricordi di tanti ex calciatori biancoscudati, Ediciclo, 2002
  46. ^ Consiglio di amministrazione, biancoscudatipadova.com. URL consultato il 5 gennaio 2015.
  47. ^ "Sport in Tv", c'è anche il Padova nel nuovo libro di Massimo De Luca in padovasport.tv, Padova Sport, 14 febbraio 2011. URL consultato il 10 aprile 2011.
  48. ^ De facto, presidente e proprietario del Calcio Padova S.p.A. dall'8 luglio 2013 ad aprile 2015. Da aprile 2015 presidente e proprietario del Football Padova S.p.A. - società in liquidazione.
  49. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Non solo Palermo: amicizie e gemellaggi nella storia del tifo biancoscudato
  50. ^ Donne manager nei club e tifose allo stadio: partite da vincere
  51. ^ a b UltrasACP1910
  52. ^ a b c d e f g h i j k l m Tifonet
  53. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x Tifoserie venete
  54. ^ a b c d e f g h i j k l Nemici
  55. ^ Rosa stagione 2014-2015, biancoscudatipadova.com. URL consultato il 25 giugno 2015.
  56. ^ Staff Tecnico stagione 2014-2015, biancoscudatipadova.com. URL consultato il 25 giugno 2015.
  57. ^ Quando il Calcio Padova (r.i.p.) provò a giocare a rugby corrieredelveneto.corriere.it
  58. ^ Nasce CALCIO PADOVA C5 dalla collaborazione tra Biancoscudati e Vertigo biancoscudatipadova.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pino Lazzaro, Nella fossa dei leoni. Lo stadio Appiani di Padova nel ricordo e nei ricordi dei tanti ex giocatori biancoscudati - Ediciclo, 2003
  • Gianni Brera, Il Calcio Veneto. Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno, Neri Pozza editore, Vicenza 1997, 180 pagg.
  • Fantino Cocco, 77 volte Padova, 1910-1987, Edizioni Pragmark, Padova 1987.
  • Lino Cascioli, Storia fotografica del calcio italiano, Edizioni Newton, 1982
  • Angelo Gardellin, Documenti storici sul gioco del calcio dalle origini all'antichità al Medio evo ai 50 anni di vita dell'A.C. Padova 1910-1960, Tipografia STEDIV, 1960
  • Gianadolfo Trivellato, Guida del calcio padovano nuovo almanacco del calcio veneto 1, 1986
  • Fantino Cocco e Paolo Donà, Quartostadio il Calcio Padova giorno dopo giorno, Eurograf, 1992
  • Calcio Padova 1910 - 2010, a cura di Toni Grossi, 2009, Finegil editoriale.
  • Biancoscudo, cent'anni di Calcio Padova, a cura di Massimo Candotti e Carlo Della Mea (contributi di Paolo Donà, Gabriele Fusar Poli, Andrea Pistore, Marco Lorenzi e Massimo Zilio), EditVallardi 2009.

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