Pordenone Calcio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Pordenone Calcio
Calcio Football pictogram.svg
Detentore della Supercoppa di Lega Pro
Logo Pordenone Calcio 2018.png
Ramarri del Noncello[1], Pienne[2], Neroverdi, Naoniani
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px vertical Black Green HEX-008736.svg Nero, verde
Simboli Ramarro
Inno Forza ramarri
Nica Band e Nicole Pellicani
Dati societari
Città Pordenone
Nazione Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie B
Fondazione 1920
Rifondazione2004
Presidente Italia Mauro Lovisa
Allenatore Italia Attilio Tesser
Stadio Guido Teghil (Lignano Sabbiadoro)
(5 000 posti)
Sito web www.pordenonecalcio.com
Palmarès
Titoli nazionali 1 Scudetto Serie D
Trofei nazionali 1 Supercoppa di Serie C
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Pordenone Calcio, meglio noto come Pordenone, è una società calcistica italiana con sede nella città di Pordenone. Milita in Serie B, la seconda divisione del campionato italiano.

Nato nel 1920 da una "costola" dell'Unione Sportiva (polisportiva cittadina sorta nel 1913 e attiva in varie discipline), è in termini di tradizione sportiva il maggior consorzio calcistico della città di Pordenone e il terzo (dopo Udinese e Triestina) della regione Friuli-Venezia Giulia. Vanta quali maggiori successi della propria storia due partecipazioni al campionato di Serie B, una Supercoppa di Serie C e uno Scudetto Serie D.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto: Pordenone all'alba del XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni del Novecento, la città di Pordenone aveva conosciuto un notevole sviluppo economico ed industriale nelle lavorazioni metalmeccaniche, siderurgiche, chimiche e del legno, andate ad affiancarsi ai già avviati settori del tessile, della ceramica e della carta, grazie anche all'avvento dell'energia idroelettrica utilizzata fin dal 1888. La città cresceva e i suoi cittadini sapevano lavorare quanto divertirsi: se gli operai preferivano al freddo delle case il tepore delle osterie, chi aveva maggiori possibilità frequentava i caffè, il teatro, le feste da ballo. Opere, operette, commedie, balli, concerti bandistici e, dal 1908, spettacoli cinematografici allietavano le serate, alle quali partecipavano spesso e volentieri anche gli abitanti dei paesi vicini.

Pordenone (che all'epoca contava quasi 17 000 abitanti) era conosciuta in tutta Italia anche per il campo di aviazione della Comina inaugurato nella primavera del 1910, dal quale si alzavano in volo i vari Francesco Baracca, Oreste Salomone, Alfredo Barbieri e il "vate" D'Annunzio, che in città trovavano alloggio e svago. In breve, la vita cittadina dei primi quattordici anni del XX secolo risentiva ancora di quella belle époque che sarà poi spazzata via dalla guerra.

A tanto fervore di iniziative, non poteva rimanere estraneo il calcio o, come si diceva allora, il "foot-ball".

In città arriva il "foot-ball"[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del Novecento il gioco del pallone col bracciale, per secoli il passatempo più popolare tra i rampolli della nobiltà e della borghesia di Pordenone, venne soppiantato dal football, diffusosi in città probabilmente a partire da Udine, dove aveva cominciato a essere praticato dai membri della Società Udinese di Ginnastica e Scherma[3].

In Italia esistevano già club che avrebbero fatto la storia del calcio nazionale, come il Genoa (fondato nel 1893), il F.C. Torinese (1894, antenato dell'attuale Torino), l'Udinese (1896), la Juventus (1897), il Milan (1899), la Sampierdarenese (la cui sezione calcio fondata nel 1899, che darà i natali alla Sampdoria), la Lazio (1900). Altri (S.S. Alba nel 1907, S.G.S. Fortitudo nel 1908, S.S. Pro-Roma nel 1911, tutte progenitrici dell'attuale A.S. Roma; Venezia nel 1907, Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas – antenata dell'attuale compagine gigliata – nel 1912, Parma nel 1913) sarebbero sorti in quegli stessi anni.

In breve tempo il numero dei praticanti crebbe notevolmente e non era raro, come riportano le cronache giornalistiche dell'epoca, incontrare «numerosi monelli» intenti a giocare a pallone anche «nella via prospiciente la chiesa di San Giorgio con grave incomodo dei passanti»[3]. I tempi erano ormai maturi perché anche a Pordenone venisse costituita una squadra ufficiale di football: nel 1913 un gruppo di appassionati decise di dar vita all'Unione Sportiva, con lo scopo di sostenere e favorire la pratica delle discipline già radicate nel territorio (ciclismo, podismo e alpinismo), alle quali si affiancò il neonato calcio. La formazione di "foot-ball" iniziò la sua attività in quello stesso anno iscrivendosi al campionato regionale di Terza Divisione con il nome di Unione Sportiva Pordenone.

Alla fine del 1914 alcuni appassionati formarono una seconda compagine, denominata Helios Football Club, che aveva a disposizione per gli allenamenti un terreno nella zona della Comina[3].

Lo scoppio del primo conflitto mondiale pose momentaneamente fine ai sogni di gloria dei pionieri del calcio pordenonese e, anche se l'entrata in guerra dell'Italia (24 maggio 1915) non fermò del tutto lo sport (si organizzavano incontri fra reparti militari ai quali partecipavano anche civili), ogni attività ufficiale, campionati di calcio compresi, venne interrotta.

Dopo Caporetto (24 ottobre 1917) e l'invasione della città da parte dell'esercito austro-tedesco (6 novembre 1917) anche Pordenone conobbe gli effetti devastanti del conflitto: furono mesi contrassegnati da fame, emergenza medica, espropri e soprusi vari. Le forze di occupazione cominciarono ad andarsene solo a fine ottobre 1918 (non prima di aver fatto saltare il ponte di Adamo ed Eva, sul Noncello), proprio mentre infuriava la pandemia influenzale conosciuta come "spagnola". Il 4 novembre arrivò la notizia tanto attesa dell'armistizio che significava la fine della guerra.

La voglia della popolazione di tornare in fretta alla normalità fece sì che la passione per il pallone riesplodesse con prepotenza: mentre l'Helios non riuscì a sopravvivere al conflitto, per parte sua nel 1919 l'Unione Sportiva iscrisse nuovamente la Sezione Calcio al campionato di Terza Divisione.

L'atto ufficiale di nascita[modifica | modifica wikitesto]

La vera svolta arrivò pochi mesi più tardi: così il numero 235 di mercoledì 6 ottobre 1920 del quotidiano La Patria del Friuli descrive nel caratteristico linguaggio dell’epoca un progetto di crescita ancora allo stadio embrionale[4][5]:

«Venerdì sera, 1 ottobre, nella sala delle Quattro Corone, si tenne la Assemblea generale dei soci dello Sport Club Unione di questa Città. Numerosi gli intervenuti; ai quali fu esposta dal Presidente rag. Tinti Frediano, la relazione finanziaria degli ultimi festeggiamenti. In seguito alle dimissioni dell'intero Consiglio Direttivo, si procedette seduta stante alle nuove elezioni, che diedero i seguenti risultati: Tinti rag. Frediano, presidente, Anversa dott. Umberto, vice-presidente, Capriolo Umberto, Taiariol Pietro, Toffoli G. Batta, Sartori Paolo e Zotti Renato consiglieri.

Si provvide alla nomina delle commissioni delle sezioni Ciclismo e Podismo, Calcio, Alpinismo, che nell'annata sportiva prossima avranno già raggiunto un ottimo sviluppo. Il nuovo Consiglio Direttivo, riconvocherà quanto prima l'assemblea per esporre il proprio programma, e tutto ciò che ha in animo di preparare perché, anche nella prossima stagione invernale, il Club Unione, mantenga sempre una simpatica attività.

La laboriosa seduta si chiude inneggiando all'avvenire del fiorente Club.»

Nel 1921 la denominazione sociale della Sezione Calcio dell'Unione venne cambiata in un più moderno Football Club Pordenone, sancendo de facto - se non un vero e proprio affrancamento (nel 1927 il sodalizio tornerà per un breve periodo alla vecchia denominazione Unione Sportiva Pordenonese) - l'inizio di un cammino via via più autonomo rispetto alle altre discipline.

La diffusione del nuovo sport tra i giovani raggiunse un livello tale che nel 1922 in città esistevano, oltre al Football Club Pordenone, altre tre formazioni calcistiche: il Club Torre, la società Avvenire di Borgomeduna (composta da giovani operai tessili e sostenuta dalla Camera del Lavoro) e l'Associazione Sportiva Pordenone, fondata e presieduta da Giuseppe Giovanetti[3].

In quel periodo, inoltre, venivano inaugurati il Teatro Licinio, nello stesso luogo in cui oggi sorge il Teatro Comunale "Giuseppe Verdi", e subito dopo il cinema teatro "Pollini" (oggi chiuso), mentre nella "campagna Cossetti" iniziò la costruzione di una nuova scuola elementare, poi intitolata ad Aristide Gabelli.

Dagli esordi alle prime esperienze in Serie C[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni 1920[modifica | modifica wikitesto]

Nei suoi primi anni di attività il Football Club Pordenone militò in Terza Divisione, Comitato Regionale Veneto; "palcoscenico" dell'epoca il campo delle Casermette di via Molinari (ove oggi sorge il Palamarmi, sede delle gare della squadra di hockey a rotelle) su un terreno di proprietà dell'Ospedale Civile che già aveva ospitato un maneggio di cavalleria.

La disdetta da parte dell'amministrazione ospedaliera comportò il provvisorio trasferimento dell'attività agonistica nel cortile interno di un'ex caserma di artiglieria, su autorizzazione del comandante del presidio militare cittadino dopo intercessione dell'allora sindaco Arturo Cattaneo (non sarà l'ultima situazione di questo tipo per il sodalizio neroverde); il tutto in attesa della realizzazione di un nuovo campo sportivo. A tale scopo, nel 1924 venne costituito un comitato provvisorio - poi trasformato in Società Anonima - che, ottenuto in affitto ventennale dal Comune un terreno situato tra la ferrovia e il cimitero, nella primavera del 1926 diede avvio ai lavori di costruzione dell'opera[3]: giusto in tempo per poter disputare le gare interne del campionato di Seconda Divisione 1926-1927 sul terreno del nuovo, seppur non ancora ultimato, stadio-velodromo, battezzato "Campo del Littorio" (siamo nei primi anni del ventennio fascista).

Il Pordenone era stato ammesso alla categoria superiore per ragioni di completamento organici, dopo aver vinto il girone C del Comitato Regionale Veneto-Trentino e giungendo terzo nel proprio girone di finale dei Comitati Lega Nord; subì esso stesso l'influsso del regime, che impose una denominazione sociale decisamente più "italiana": Terza Coorte A. Salvato, 63ª Legione Tagliamento.

Sia la categoria che il nome non ebbero vita lunga: nonostante il settimo posto finale, sufficiente a garantire la permanenza in Seconda, il sodalizio non si iscrisse al campionato successivo, e si sciolse per poi ripartire dalla Terza Divisione Venezia Giulia 1927-1928 come Unione Sportiva Pordenonese.

Nel 1929 il team si iscrisse alla Prima Categoria del campionato U.L.I.C. (una federazione autonoma inglobata dalla FIGC nel luglio 1927 con la qualifica di "Sezione Autonoma di Propaganda") con la denominazione Pordenone Liber Foot-Ball Club: giunse primo nel proprio raggruppamento, ripetendosi nel 1930-1931 come Associazione Sportiva Dante Alighieri[1]: in questa occasione perse poi in semifinale contro la S.C. Olimpia Udine.

Nel frattempo, si provvedeva al completamento dell'impianto cittadino (che già disponeva di una pista in cemento per le gare ciclistiche) con la costruzione della tribuna coperta, dei riflettori per l'illuminazione, degli spogliatoi per gli atleti e dei servizi igienici. Nel 1930, per sopravvenute difficoltà finanziarie della società anonima, il Comune acquisì la proprietà del campo sportivo, intitolato dopo la Seconda guerra mondiale al bersagliere-ciclista Ottavio Bottecchia, morto in circostanze mai del tutto chiarite il 15 giugno 1927: veneto di nascita (era nativo di Colle Umberto, in provincia di Treviso), dopo l'esordio in sella ai cicli dell’Unione Sportiva Pordenonese si trasferì in città e venne subito "adottato" dai pordenonesi. Vinse il Tour de France nel 1924 e nel 1925.

Gli anni 1930[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni Trenta la città di Pordenone vide il suo territorio ingrandirsi, con l'accorpamento del borgo di Vallenoncello (sino ad allora comune a sé stante), mentre diverse strade e piazze cittadine venivano sistemate e allargate; nonostante una forte emigrazione, la popolazione era salita a circa 23 000 residenti. Per il forte sviluppo, Antonio Zanussi dovette trasferire in zona più periferica la sua "Officina Fumisteria" per la produzione di cucine economiche: sotto la guida dei figli Guido e Lino negli anni Sessanta le Industrie Zanussi sarebbero diventate leader italiano prima, ed europeo poi, nella produzione e vendita di elettrodomestici bianchi.

Tornando alle questioni calcistiche, il sodalizio neroverde si iscrisse nuovamente ai campionati federali FIGC, venendo ammesso direttamente in Seconda Divisione: rinominato Associazione Calcio Pordenone e ormai in piena orbita dell'Opera Nazionale Dopolavoro, nel 1931-1932 arrivò terzo nel girone unico della Venezia Giulia, venendo ammesso alle finali di categoria e quindi promosso in Prima Divisione.

L'impatto con la categoria superiore non fu dei più semplici: 13º posto nel 1932-1933 (retrocessione, con successiva riammissione in Prima), 12º nel 1933-1934 e 9º nel 1934-1935.

Causa difficoltà organizzative e finanziarie, la dirigenza decise di non partecipare al torneo 1935-1936; l'anno successivo - anche su pressione del Direttorio della Venezia Giulia - il club, nel frattempo resosi indipendente dall'O.N.D., poté iscriversi al campionato, giungendo al 3º posto del proprio girone.

Nel 1937-1938, per protesta contro gli organi federali dopo la punizione per invasione di campo da parte del pubblico nella gara interna contro lo Spilimbergo (7 novembre 1937), il Pordenone si ritirò a campionato in corso e la società venne sciolta.

Già nel 1938, tuttavia, su iniziativa del segretario politico del fascio pordenonese venne ricostituita la sezione calcio dell'O.N.D., con la gestione affidata a Luigi Rallo: al termine di un campionato anonimo, la formazione si piazzò all'8º posto nel torneo di Prima Divisione 1938-1939, ma in virtù della conquista della Coppa Venezia Giulia, con decisione una tantum della F.I.G.C. il Pordenone fu ammesso a disputare la Serie C 1939-1940, prima volta nella sua storia.

La categoria si rivelò tuttavia troppo ostica per la squadra, che pagò la propria inesperienza a questi livelli e chiuse ultima, al quattordicesimo posto, retrocedendo dopo solo un anno[1].

Nel frattempo, il nuovo conflitto mondiale condizionerà pesantemente ma non interromperà le attività agonistiche.

Gli anni 1940[modifica | modifica wikitesto]

Nella Prima Divisione 1940-1941 la società decise di puntare su una formazione composta per lo più da giovani giocatori locali animati «dall'entusiasmo e dalla voglia di far ben figurare i colori cittadini»[6]. Il Pordenone concluse il campionato al secondo posto, qualificandosi al girone finale per la promozione in serie C: giunse secondo alle spalle del Valvasone, ma venne ugualmente ammesso a disputare la categoria superiore per motivi di completamento organici.

Nonostante tutte le buone intenzioni di riscattare l'umiliazione di due anni prima, ancora una volta il verdetto del campo fu l'ultimo posto in classifica (16º), e conseguente ritorno in Prima Divisione.

Chiuso il successivo torneo 1942-1943 al quarto posto, la stagione 1943-1944 fu caratterizzata da due novità: un cambio di colori sociali, con il passaggio al bianco-rosso del gonfalone cittadino; nonché, essendo la società non più soggetta alle organizzazioni del regime dopo la caduta di Mussolini, la nuova denominazione Associazione Calcio SAFOP[7], secondo la pratica dell'abbinamento (sorta di sponsorizzazione ante litteram, seppur dettata da motivazioni diverse, adottata tra le altre anche da Juventus e Torino). In quell'annata il Pordenone disputò il "Torneo del Litorale Adriatico", arrivando primo e guadagnandosi il titolo di "Campione Giuliano di Prima Divisione".

Siamo nel periodo dell'occupazione tedesca: dal 28 gennaio 1944 e fino alla fine della guerra Pordenone fu bombardata dagli alleati oltre quaranta volte, con decine di morti e danni pesantissimi al centro cittadino come pure ai quartieri periferici, con numerosi palazzi e abitazioni inagibili (municipio compreso), quando non ridotti a cumuli di macerie. In tali condizioni la disputa dei campionati divenne impossibile.

Alle ore 18 del 30 aprile 1945 in piazza XX Settembre fece la sua comparsa un reparto di autoblindo dell'8ª Armata inglese: la città era stata liberata. Il 20 maggio successivo i calciatori pordenonesi si misurarono in amichevole con la rappresentativa delle Truppe Alleate Sudafricane.

Nel dopoguerra la ripresa delle attività agonistiche fu pesantemente condizionata da ovvie difficoltà di natura logistica. Per il 1945-1946 la FIGC dovette organizzare campionati con formule del tutto eccezionali (per questo motivo la manifestazione, pur pienamente efficace nei suoi esiti, non viene usualmente ricompresa nelle statistiche storiche e non ha valore ai fini del computo della tradizione sportiva): alla neocostituita Lega Nazionale Alta Italia venne delegata la gestione dei campionati da disputare in Italia Settentrionale: il Pordenone - sempre "targato" SAFOP - fu aggregato alla Serie C e terminò secondo nel proprio girone, alle spalle della Mestrina ammessa alle finali di categoria per la promozione in Serie B.

L'anno successivo la Serie C venne ugualmente suddivisa in tre tornei organizzati su base territoriale: il Pordenone, inserito nel girone H della Lega Interregionale Nord, concluse al nono posto in classifica. Archiviata la stagione 1946-1947, cessò l'abbinamento con la SAFOP e il sodalizio (che mantenne i colori bianco-rossi) tornò Associazione Calcio Pordenone: tale sarebbe rimasto fino al 1981 quando fu trasformato in Pordenone Calcio S.p.A.

Il campionato 1947-1948 fu concluso al 15º posto e conseguente ritorno in Prima Divisione; nel 1948-1949 il Pordenone - tornato a vestirsi di nero-verde - vinse il proprio girone accedendo alle finali regionali: il quarto posto finale non fu sufficiente per il passaggio al campionato interregionale di Promozione (istituito proprio in quell'anno). L'obiettivo venne invece raggiunto la stagione successiva grazie alla vittoria del girone unico del Friuli-Venezia Giulia.

Gli anni 1950[modifica | modifica wikitesto]

Primo passo per affrontare la nuova e più impegnativa categoria fu la crescita a livello societario: entrarono nel consiglio direttivo Giulio Locatelli (nominato presidente), affiancato da Luciano Savio e Lino Zanussi, insomma il gotha dell'imprenditoria pordenonese dell'epoca. Nel 1950-1951 i neroverdi sfiorarono la promozione di un soffio, classificandosi al secondo posto del proprio girone.

L'anno successivo (1951-1952), con una formazione notevolmente ringiovanita affidata al friulano Luigi Comuzzi coadiuvato per il settore giovanile da "Toni" Bertoli, il Pordenone si fece valere chiudendo al terzo posto, risultato che valse l'accesso alla neocostituita IV Serie.

La stagione 1952-1953 fu caratterizzata da un lungo testa a testa con la Mestrina, al termine del quale i neroverdi, sotto la guida del nuovo allenatore Felice Arienti, vinsero il girone venendo ammessi alle finali per l'accesso alla Serie C insieme a Carrarese, Lecco e Magenta: al termine del girone all'italiana conclusero in testa alla classifica tre squadre per due soli posti-promozione disponibili; nell'ulteriore ciclo di spareggi il Pordenone vide svanire il sogno del ritorno in Serie C pareggiando con la Carrarese e perdendo con il Lecco.

Dopo il quarto posto del 1953-1954, il direttivo venne ulteriormente rinnovato con l'ingresso di altri pordenonesi di spicco: tra questi il conte Vincenzo Panciera di Zoppola-Gambara, nuovo presidente, Pietro Brisotto, vicepresidente, e Giulio Missinato, consigliere. Ciononostante, seguirono anni tutt'altro che esaltanti per i neroverdi: sesto posto nel 1954-1955, decimo nel 1955-1956, quinto nel 1956-1957. Al termine di quest'ultima stagione, grazie all'intervento dell'allora sindaco Gustavo Montini, la società venne acquistata da Silvio Cirielli, professore di medicina, direttore del laboratorio ricerche cliniche dell'ospedale cittadino, coadiuvato da Guido Zanussi (fratello di Lino).

Dall'era Cirielli all'era Setten[modifica | modifica wikitesto]

Nel campionato Interregionale di Prima Categoria 1957-1958 la squadra poté avvalersi delle prestazioni di Omero Tognon: già protagonista per undici stagioni con la maglia del Milan, si sdoppiò nella duplice veste di giocatore-allenatore, con Toni Bertoli in panchina. Nonostante la presenza dell'ex-centromediano rossonero, il Pordenone non andò oltre un anonimo decimo posto ma, grazie alla ristrutturazione dei campionati di Terza Divisione, allargati a due gironi, poté iscriversi alla Serie C 1958-1959[1].

L'era Cirielli è ricordata come un'epoca felice, contraddistinta non tanto da successi in campionato, quanto dal fatto che il Pordenone divenne in quegli anni società satellite della Juventus, grazie a una scuola calcio riconosciuta a livello nazionale: diversi giocatori del vivaio neroverde approdarono al calcio professionistico, sia con i bianconeri piemontesi (un nome per tutti: il fantasista Gianfranco Zigoni), sia con altri club di prestigio. Nel 1958 da Torino arrivarono in riva al Noncello l'italo-argentino Renato Cesarini, che assumerà la carica di allenatore, Giorgio Rossano, Piergiorgio Sartore, Guido Del Grosso e gli argentini Longo, Sacco e Ricaldone.

Indimenticabile la partecipazione alla Coppa Italia: eliminato al primo turno il Verona (3-2), il 14 settembre 1958 il Pordenone affrontò il Talmone Torino perdendo di misura (1-2). In campionato le cose non andarono altrettanto bene: primo successo neroverde alla decima giornata, Cesarini richiamato alla casa-madre juventina (al suo posto Carlo Scarpato) e stagione chiusa all'ultimo posto con soli 25 punti. Per fortuna dei neroverdi in quella stagione erano state abolite le retrocessioni, cosicché la squadra poté iscriversi nuovamente alla serie C.

Gli anni 1960 e 1970[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione di Serie C 1959-1960, i neroverdi allenati da Giovanni Varglien arrivarono terzi dietro Pro Patria e Bolzano. L'annata successiva, i neroverdi si piazzarono quattordicesimi e la formazione Juniores guidata da Giuseppe Romano divenne campione d'Italia della categoria semiprofessionisti.

La retrocessione in Serie D avvenne nella stagione 1963-1964, dopo sei anni terminati intorno al decimo posto. La squadra neroverde rimase in questa categoria per 15 anni fino alla stagione 1978-1979: il 20 maggio 1979, battendo il Montebelluna, ottenne la matematica promozione nella nuova Serie C2 con alla guida Silvano Flaborea prima e Adriano Buffoni poi, il tutto sotto la presidenza di Ugo Caon[1].

Gli anni 1980 e 1990[modifica | modifica wikitesto]

Il Pordenone 1984-1985.

Durante gli anni della Serie C2, la prima stagione tra i professionisti si concluse con una salvezza molto sofferta e un quartultimo posto con Enrico Burlando in panchina. Nelle stagioni successive, dopo molti problemi legati alle situazioni economiche della società che portarono all'addio della presidenza da parte di Ugo Caon, la società passò nelle mani di Giuseppe Gregoris, con cui i neroverdi raggiunsero come miglior piazzamento in Serie C2 un settimo posto nella stagione 1987-1988 con Adriano Fedele in panchina[1].

L'anno seguente la compagine neroverde concluse il campionato al penultimo posto, retrocedendo in Serie D dopo dieci anni; nei due anni successivi, con Giuseppe D'Antuono alla presidenza e nonostante la presenza in organico nella stagione 1989-1990 del fantasista ex-Inter Evaristo Beccalossi, retrocesse per tre volte fino ad arrivare in Prima Categoria nel campionato 1991-1992[1].

Solo dalla Prima Categoria 1992-1993 il Pordenone cominciò la sua lenta risalita prima con il passaggio in Promozione l'annata successiva, e poi con l'incontro del presidente Ettore Setten che porterà il Pordenone alla risalita nel campionato nazionale dilettanti al termine della stagione 1995-1996[1].

Il terzo millennio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo sei anni passati a lottare per la promozione in Serie C2, questa arrivò nella stagione 2001-2002, a tredici anni di distanza dall'ultima presenza in questa categoria, sotto la guida di Adriano Fedele (subentrato a Paolo Marin)[1].

Nella Serie C2 2002-2003 i naoniani, con il riconfermato Fedele in panchina, arrivarono ad una tranquilla salvezza ma, a causa di inadempienze finanziarie (mancata presentazione di una fideiussione), nell'estate del 2003 la FIGC escluse il sodalizio dalla C2, cancellandolo di fatto dal calcio professionistico. Ettore Setten lasciò in favore di Lino Mungari e il neo presidente riuscì a iscrivere il club nel campionato di Eccellenza Friuli Venezia Giulia, ma la stagione 2003-2004 si rivelò altamente problematica: tra difficoltà economiche e contrasti interni al club, la squadra finì per sfaldarsi a stagione in corso. Il 12 novembre 2003, in segno di protesta verso la società, giocatori e allenatore non si presentarono in campo per la partita contro il Vesna (sconfitta a tavolino 0-3 e 1 punto di penalizzazione in classifica). Uno dopo l'altro, i giocatori se ne andarono, come pure mister Fedele; il capitano Massimo Pavanel provò in tutti i modi a tenere la squadra unita, giocando e rivestendo per un periodo anche la carica di allenatore ad interim. In qualche modo si riuscì a mandare in campo undici giocatori ogni domenica, ma si trattava più che altro di una squadra amatoriale, tanto che per finire la stagione la nuova coppia di tecnici Burlando-Ferrari si affidò all'ormai ex calciatore Angelo Orlando e soprattutto a tre piloti delle Frecce Tricolori[8]: inevitabile fu la retrocessione in Promozione, ma con il rischio concreto di dover ripartire addirittura dalla Terza Categoria.

Nell'estate del 2004, però, su iniziativa di Sergio Bolzonello, all'epoca sindaco di Pordenone, la Salesiana Don Bosco (club concittadino militante in Promozione) cedette il titolo sportivo ai neroverdi, permettendone così la rinascita. Protagonisti dell'accordo di fusione, oltre a Bolzonello, furono Giampaolo Zuzzi e Vittorio Anzovino (rispettivamente presidente e direttore sportivo degli "oratoriani", i quali conservarono le cariche nella nuova società); Gian Paolo Zanotel, chiamato a gestire la nuova società; e l’avvocato Antonio Pollini, che fece da tramite tra la vecchia e la nuova gestione. Giampaolo Zuzzi è presente a tutt'oggi in qualità di socio nonché presidente onorario.

Con il nuovo tecnico Attilio Da Pieve, ex gloria neroverde degli anni '70, il Pordenone riconquistò immediatamente l'Eccellenza e vinse la Coppa Italia regionale per la prima volta nella sua storia, il 6 gennaio 2005, superando 3-0 in finale il Gonars[1].

Dopo due promozioni consecutive, i neroverdi tornarono in Serie D (sotto la guida del tecnico Giovanni Tortolo) nel 2005-2006, salvo poi retrocedere immediatamente in Eccellenza e riconquistare la massima categoria dilettantistica al termine della stagione 2007-2008, con Mauro Lovisa nuovo presidente e con Massimo Pavanel in panchina[1].

Lo scudetto di Serie D e il ritorno tra i professionisti[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 2012-2013 la squadra neroverde terminò seconda la stagione regolare, raggiungendo i play-off per l'accesso alla Lega Pro Seconda Divisione, ma uscendo in semifinale contro il Real Vicenza; in seguito il Pordenone venne comunque scelto dalla Lega Nazionale Dilettanti per disputare la Coppa Italia 2013-2014, uscendo al secondo turno. Nel 2013-2014 i neroverdi vincono il girone C della Serie D (scavalcando il Marano all'ultima giornata), tornando, dopo 11 anni dall'esclusione, in terza serie. A fine stagione la squadra riesce a vincere anche il primo Scudetto Serie D nella sua storia: 1-0 in finale alla Lupa Roma, gol di Denis Maccan[1].

Nella stagione della nuova Lega Pro (stagione 2014-2015), trascorsa costantemente nella parte bassa della classifica del girone A e con quattro cambi d'allenatore (in sequenza Lamberto Zauli, Stefano Daniel, Luciano Foschi e Fabio Rossitto), i neroverdi vengono sconfitti nello spareggio play-out di Lega Pro contro il Monza, retrocedendo in Serie D. Tuttavia il 4 agosto 2015 il Consiglio Federale della FIGC decreta il ripescaggio della società in terza serie, a completamento degli organici lasciati parzialmente liberi dalla mancata iscrizione di diversi club[1].

L'annata 2015-2016 si rivela radicalmente diversa: la squadra (sulla cui panchina torna Bruno Tedino) si propone fin da subito ai vertici del girone A, chiudendo la stagione regolare al secondo posto alle spalle del solo Cittadella e qualificandosi pertanto ai play-off promozione, persi in semifinale contro il Pisa[1].

L'anno successivo, nella stagione di Lega Pro 2016-2017, la squadra (alla cui guida c'è sempre Bruno Tedino) prosegue il buon andamento della stagione precedente, terminando al terzo posto nel girone B, preceduta da Venezia (promosso in serie B) e Parma. La posizione in classifica finale permette alla squadra neroverde di accedere, per il secondo anno consecutivo, ai play-off promozione. La squadra, dopo aver avuto la meglio contro (in sequenza temporale) Bassano, Giana Erminio e Cosenza, approda in semifinale play-off dove incontra lo stesso Parma. Quest'ultimo tuttavia riesce a vincere ai calci di rigore dopo i tempi supplementari, accedendo alla finale play-off e interrompendo la corsa della compagine friulana.

Ingaggiato Leonardo Colucci come allenatore per la stagione 2017-2018[9], i neroverdi superano ben quattro turni di Coppa Italia eliminando anche il Cagliari, squadra militante in Serie A[10]. Agli ottavi di finale incontrano così l'Inter, contro cui si arrendono soltanto ai rigori (5-4) dopo lo 0-0 dei supplementari[11]. Successivamente un'involuzione delle prestazioni della squadra porta all'esonero di Colucci e all'arrivo in panchina di Fabio Rossitto che torna così alla guida dei Ramarri per la terza volta nella sua carriera: l'avvicendamento rivitalizza la squadra, che termina il campionato in nona posizione e accede ai play-off per il terzo anno consecutivo, venendo però eliminata già al primo turno dalla Feralpisalò.

La Serie B[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2018-2019 è quella della prima storica promozione in Serie B: sotto la guida del nuovo allenatore Attilio Tesser il Pordenone resta stabilmente al comando del girone B e il 28 aprile 2019, battendo per 3-1 la Giana Erminio e staccando così la Triestina di 5 punti a una giornata dal termine, conquista l'accesso alla seconda serie. Il 25 maggio 2019 i Ramarri si aggiudicano anche la Supercoppa di Serie C, prevalendo nel triangolare con Virtus Entella e Juve Stabia.

Il 2019 è anche l'anno della storica campagna di equity crowdfunding con il portale specializzato The Best Equity: l'iniziativa, denominata Pordenone 2020 e chiusa il 19 giugno, termina con l'apporto di 2 158 502 euro grazie al contributo di 270 investitori. Per la cifra raccolta, questa prima campagna di equity crowdfunding avviata da una società sportiva, è la seconda più grande realizzata in Italia[12].

Contemporaneamente, in attesa della costruzione a Pordenone di un nuovo stadio idoneo alla categoria, la società neroverde stipula un accordo con l'Udinese per disputare le proprie gare interne nella stagione 2019-2020 allo Stadio Friuli di Udine[13]. Qui il 26 agosto i ramarri, con Tesser riconfermato in panchina, esordiscono vittoriosamente nella nuova categoria imponendosi per 3-0 sul Frosinone grazie ad una doppietta di Pobega e un gol di Barison. Il girone di andata viene chiuso al secondo posto in solitaria.

Dopo un inizio difficile del girone di ritorno, con 2 soli punti in 6 partite, arrivano tre vittorie consecutive (ultima contro il Cittadella), che valgono il quarto posto al momento della sospensione dei campionati decretata a seguito della Pandemia di COVID-19 del 2019-2020. Poco prima della ripresa delle attività agonistiche, la società raggiunge un accordo con il Comune di Trieste e l'U.S. Triestina per la disputa delle restanti gare interne della stagione allo stadio Nereo Rocco, e contestuale risoluzione anticipata della convenzione stipulata con l'Udinese per l'utilizzo della Dacia Arena. Il Pordenone, dopo un calo nell'ultimo mese, termina il campionato con un eccellente quarto posto, giungendo così alla semifinale play-off, ma perde contro il Frosinone.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria del Pordenone Calcio
  • 1913 - Fondazione dell'Unione Sportiva Pordenone, campionato regionale di Terza Divisione.
  • 1915-1918 - Prima Guerra Mondiale - attività ufficiali sospese.
  • 1919-1920 - Ripresa dell'attività - Terza Divisione regionale.

  • 1920 - 1º ottobre: Assemblea Generale dei Soci dell’Unione - nomina delle commissioni per lo sviluppo delle sezioni Ciclismo e Podismo, Calcio, Alpinismo.
  • 1920-1921 - Terza Divisione Regionale.
  • 1921 - La Sezione Calcio dell'Unione modifica la denominazione sociale in Football Club Pordenone. Colori sociali: nero - verde.
  • 1921-1922 - La società non partecipa ad alcun campionato iscrivendosi nell'estate successiva alla Terza Divisione Veneto.
  • 1922-1923 - 1º nel girone A della Terza Divisione Veneto. 4º nel girone finale Veneto.
  • 1923-1924 - 5º nel girone A della Terza Divisione Veneto.
  • 1924-1925 - 2º nel girone B della Terza Divisione Veneto. 4º nel girone finale Veneto.
  • 1925-1926 - 1º nel girone C della Terza Divisione - Comitato Regionale Veneto-Trentino. 3º nel girone C di finale Comitati Lega Nord. Ammesso in Seconda Divisione a completamento organici.
  • 1926 - La società cambia denominazione in Terza Coorte A. Salvato, 63ª Legione Tagliamento.
  • 1926-1927 - 7º nel girone C della Seconda Divisione Nord. A fine stagione non si iscrive al successivo campionato e si scioglie ripartendo dalla Terza Divisione.
  • 1927 - Il sodalizio torna alla vecchia denominazione Unione Sportiva Pordenonese dopo il cambio forzato imposto dal regime fascista.
  • 1927-1928 - 7º nel girone A della Terza Divisione Venezia Giulia.
  • 1928-1929 - 3º nel girone unico della Terza Divisione Venezia Giulia.
  • 1929 - A fine campionato rinuncia a disputare il campionato successivo iscrivendosi ai campionati U.L.I.C. con la denominazione Pordenone Liber Foot-Ball Club.
  • 1929-1930 - 1º nel campionato di Prima Categoria del Comitato U.L.I.C. Udinese.

  • 1930 - Il club cambia denominazione in Associazione Sportiva Dante Alighieri.
  • 1930-1931 - 1º nel girone eliminatorio di Prima Categoria del Comitato U.L.I.C. Udinese. Eliminato in semifinale.
  • 1931 - Il sodalizio entra nell'orbita dell'Opera Nazionale Dopolavoro e cambia denominazione in Associazione Calcio Pordenone O.N.D. Si iscrive ai campionati federali FIGC ed è ammesso direttamente in Seconda Divisione.[14]
  • 1931-1932 - 3º nel girone unico della Seconda Divisione Venezia Giulia. Ammesso al girone C delle finali di categoria. Promosso in Prima Divisione.
  • 1932-1933 - 13º nel girone C della Prima Divisione. Retrocesso in Seconda Divisione è successivamente riammesso in Prima Divisione.
  • 1933-1934 - 12º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1934-1935 - 9º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1935-1936 - Rinuncia a partecipare al torneo di Prima Divisione per difficoltà organizzative e finanziarie.
  • 1936-1937 - 3º nel girone A della Prima Divisione Venezia Giulia.
  • 1937 - Il club, resosi indipendente dall'O.N.D., cambia denominazione in Associazione Calcio Pordenone.
  • 1937-1938 - Iscritto al girone A della Prima Divisione, si ritira a campionato in corso per protesta contro gli organi federali dopo la punizione per invasione di campo nella gara Pordenone-Spilimbergo del 7 novembre 1937.
  • 1938-1939 - 8º nel girone unico della Prima Divisione. Ammesso in Serie C a completamento organici.
Vince la Coppa Venezia Giulia (1º titolo).
Qualificazioni di Coppa Italia.

  • 1940-1941 - 3º nel girone A Venezia Giulia della Prima Divisione. 2º nel girone finale. Ammesso in Serie C per ripescaggio.
  • 1941-1942 - 16º nel girone A della Prima fase di Serie C. Retrocesso in Prima Divisione.
  • 1942-1943 - 4º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1943-1944 - La società con la denominazione Associazione Calcio SAFOP Pordenone partecipa al Torneo Litorale Adriatico arrivando prima e vincendo il titolo di Campione Giuliano. Colori sociali: bianco - rosso.
  • 1944-1945 - Attività sospese per cause belliche.
  • 1945 - Il sodalizio viene ammesso in Serie C per motivi bellici.
  • 1945-1946 - 2º nel girone B della Lega Naz. Alta Italia di Serie C.
  • 1946-1947 - 12º nel girone H della Lega Interreg. Nord di Serie C.
  • 1947 - Riprende la denominazione Associazione Calcio Pordenone.
  • 1947-1948 - 15º nel girone H della Lega Interreg. Nord di Serie C. Retrocesso in Prima Divisione.
  • 1948-1949 - 1º nel girone B della Prima Divisione. 4º nella finale regionale. Colori sociali: nero - verde.
  • 1949-1950 - 1º nel girone unico della Prima Divisione. Promosso in Promozione.

  • 1950-1951 - 2º nel girone A della Lega Interreg. Nord di Promozione.
  • 1951-1952 - 3º nel girone A della Lega Interreg. Nord di Promozione. Ammesso nella nuova IV Serie.
  • 1952-1953 - 1º nel girone C della IV Serie. 3º nel girone finale Nord.
  • 1953-1954 - 4º nel girone D della IV Serie.
  • 1954-1955 - 6º nel girone D della IV Serie.
  • 1955-1956 - 10º nel girone D della IV Serie.
  • 1956-1957 - 5º nel girone D della IV Serie. Ammesso nel nuovo Campionato Interregionale - Prima Categoria.
  • 1957-1958 - 10º nel girone B del Campionato Interregionale - Prima Categoria. Ammesso in Serie C su proposta della FIGC.
  • 1958-1959 - 21º nel girone A della Serie C.
Terzo turno di Coppa Italia.


Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.

? di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1981 - Il club cambia denominazione in Pordenone Calcio.
  • 1981-1982 - 12º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
? di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1988-1989 - 17º nel girone B della Serie C2. Retrocesso nel Campionato Interregionale.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1989-1990 - 18º nel girone D del Campionato Interregionale. Retrocesso in Promozione.

  • 1990-1991 - 18º nel girone unico della Promozione Friuli-Venezia Giulia. Retrocesso in Prima Categoria.
  • 1991-1992 - 4º nel girone A della Prima Categoria Friuli-Venezia Giulia.
Vince la Coppa Regione (1º titolo).
  • 1992-1993 - 2º nel girone A della Prima Categoria Friuli-Venezia Giulia. Promosso in Promozione.
  • 1993 - Il club cambia denominazione in Associazione Sportiva Pordenone Calcio.
  • 1993-1994 - 6º nel girone A della Promozione Friuli-Venezia Giulia.
Primo turno di Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia.
  • 1994-1995 - 1º nel girone A della Promozione Friuli-Venezia Giulia. Promosso in Eccellenza.
Ottavi di finale di Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia.
  • 1995-1996 - 2º nel girone unico dell'Eccellenza Friuli-Venezia Giulia. Promosso nel Campionato Nazionale Dilettanti dopo aver vinto i play-off nazionali.
Semifinale di Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia.
  • 1996-1997 - 5º nel girone D del Campionato Nazionale Dilettanti.
Ottavi di finale di Coppa Italia Dilettanti (Fase C.N.D.).
  • 1997-1998 - 8º nel girone D del Campionato Nazionale Dilettanti.
Primo turno di Coppa Italia Dilettanti (Fase C.N.D.).
  • 1998-1999 - 5º nel girone C del Campionato Nazionale Dilettanti. Ammesso nella nuova Serie D.
Semifinale di Coppa Italia Dilettanti (Fase C.N.D.).
Primo turno di Coppa Italia Serie D.

Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie D.
Turno preliminare della Poule scudetto.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
  • 2003 - L'A.S. Pordenone Calcio S.r.l. viene esclusa dal campionato,[15] ripartendo dal campionato di Eccellenza con la denominazione di Pordenone Calcio S.r.l.
  • 2003-2004 - 15º nel girone unico dell'Eccellenza Friuli-Venezia Giulia. Retrocesso in Promozione.
  • 2004-2005 - 2º nel girone A della Promozione Friuli-Venezia Giulia. Promosso in Eccellenza dopo aver vinto i play-off.
Vince la Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia Dilettanti.
  • 2005-2006 - 1º nel girone unico dell'Eccellenza Friuli-Venezia Giulia. Promosso in Serie D.
Finale di Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia.
  • 2006 - La società cambia denominazione in Pordenone Calcio Società Sportiva Dilettantistica a r.l.[16]
  • 2006-2007 - 16º nel girone C della Serie D. Retrocesso in Eccellenza.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
  • 2007-2008 - 1º nel girone unico dell'Eccellenza Friuli-Venezia Giulia. Promosso in Serie D.
Semifinale di Coppa Italia Dilettanti Friuli-Venezia Giulia.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Semifinale di Coppa Italia Serie D.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie D.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
  • 2012-2013 - 2º nel girone C della Serie D. Perde la semifinale dei play-off.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Secondo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia Serie D.
Vince lo Scudetto Serie D (1º titolo).
  • 2014 - Il club cambia denominazione in Pordenone Calcio S.r.l.
  • 2014-2015 - 19º nel girone A della Lega Pro. Retrocesso in Serie D dopo aver perso i play-out e successivamente ripescato.
Fase a gironi di Coppa Italia Lega Pro.
Fase a gironi di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia Lega Pro.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Secondo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Vince la Supercoppa di Serie C (1º titolo).
Secondo turno di Coppa Italia.
... di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Salvo due brevi parentesi (1943-1948 e 1988-1989) in cui vennero adottate uniformi di gioco in bianco e rosso (tinte del gonfalone cittadino), da sempre i colori sociali del Pordenone sono il nero e il verde, testimonianza di un legame quanto meno affettivo con il Venezia (i lagunari vestivano stabilmente tali colori dal 1909). Secondo una suggestiva ipotesi, purtroppo priva di conferme scritte, a suggerire le tinte della divisa sociale potrebbero essere stati proprio alcuni mercanti veneziani appassionati del nuovo sport e residenti in riva al Noncello[17].

Tradizionalmente a strisce verticali, di stagione in stagione si sono alternate maglie caratterizzate da variazioni del colletto, dello spessore delle righe e della tonalità del verde, ma non sono mancate le versioni particolari[18]:

  • 1991-1992: fascia nera diagonale su sfondo verde;
  • 1993-1994: colorazione integrale verde;
  • 1994-1995: strisce verticali bianche (con inserti grigi) e verdi;
  • 1995-1996: maglia interamente verde (senza inserti neri);
  • 1996-1997: divisa a scacchi neri e verdi;
  • 1998-1999: fascia bianco-verde diagonale su sfondo nero.

Nel 2014-2015 la maglia venne "impreziosita" dallo scudetto tricolore per la vittoria nel Campionato di Serie D nell'annata precedente.

Caratteristica del 2015-2016 (rimasta poi caso unico), fu la presenza sul fianco sinistro di un ramarro (mascotte della squadra), contenente lo stemma cittadino, la scritta Portus Naonis (antico nome di Pordenone) e i nomi dei 50 comuni della provincia: scelte motivate dal rafforzamento del legame con il territorio. Concetto ripetuto nel 2017-2018, con la seconda maglia tinta del bianco e rosso della città, e il logo del Comune sul petto: con questa divisa il Pordenone affrontò l'Inter a San Siro il 12 dicembre 2017, negli ottavi di finale della Coppa Italia. Spinto da 4 mila tifosi, costrinse l’allora capolista della serie A ai rigori, cedendo solo a oltranza.

L'omaggio alla città viene in qualche modo ricalcato anche nella prima maglia 2019-2020, stagione del debutto in Serie B: le classiche strisce verticali lasciano il posto a una nuova grafica in cui il nero e il verde trovano posto nella parte frontale e sulle maniche, con righe di maggior spessore (a sfumare verso il fondo della maglia e delle maniche): le strisce verticali nere vengono stilizzate a ricordare l'immagine del municipio di Pordenone, simbolo cittadino, posizionando centralmente sul petto il logo sociale della squadra, esattamente come svetta l'orologio del palazzo comunale sulla città. Sulla schiena un ramarro con le date "1920-2020", a ricordare l'avvicinamento al Centenario della società.

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Per diversi anni il Pordenone non cucì sulle maglie dei giocatori alcuno stemma, mentre su documenti e tessere sociali possono rintracciarsi esempi di utilizzo dell’acronimo F.C.P. (Football Club Pordenone), come pure dello stemma cittadino, composto da un portale di pietra naturale, merlato alla guelfa di tre pezzi, con battenti d'oro aperti sul mare, fiancheggiato in ognuno degli angoli superiori del campo da una corona d'oro[19].

Nella stagione 1982-1983, al posto del logo societario, la divisa portava il leone simbolo dell'azienda dell'allora presidente e amministratore delegato, Giuseppe Gregoris.

Dal 1998 fino al 2004, sulla maglia comparvero varianti consistenti in un ramarro stilizzato (inizialmente su fondo libero, poi inserito in un tondo suddiviso in pannelli pentagonali ed esagonali a formare un pallone da calcio) circondato dalla dicitura "Pordenone Calcio".

A seguito della rifondazione del club (estate 2004), lo stemma ufficiale è consistito in uno scudo ovale bianco con il nome del club impresso nella parte superiore, mentre in quella centrale trovava posto lo stemma della città (nelle stesse tinte del gonfalone comunale); nella parte inferiore due "ondine" arancio-blu, colori del club concittadino Don Bosco, che aveva ceduto il titolo sportivo al Pordenone. L'annata successiva le "ondine" sono sostituite dall'anno di fondazione (1920)[18].

Nel 2006 lo scudo si riempie di pali neri e verdi, immutati gli altri elementi; nel 2014 lo stemma cittadino viene elaborato in diverse tonalità di argento.

L'attuale stemma del sodalizio, introdotto a giugno del 2018, è caratterizzato da una grafica essenziale, fusione tra il Pordenone Calcio e la sua "casa", la città di Pordenone: del club elementi forti sono una grande "P" stilizzata e i colori nero e verde; mentre, dallo stemma cittadino vengono riprese le porte (una rappresentata dalla stessa "P") e le onde del fiume Noncello.

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno ufficiale del club neroverde è Forza Ramarri, composto da Nica Band e Nicole Pellacani[20]. Il brano precede gli incontri casalinghi in occasione dell'ingresso delle squadre sul terreno di gioco.

Mascotte[modifica | modifica wikitesto]

La mascotte ufficiale del club è il ramarro: l’intuizione si deve al decano dei giornalisti locali, Gildo Marchi (detto "il maestro", scomparso nel 2004 all’età di 85 anni) che nei primi anni Sessanta soprannominò i neroverdi come i "Ramarri del Noncello". Anni dopo raccontò di essersi ispirato «alle rive del Noncello, che sono scure e verdi e non dimentichiamo neppure che i ramarri, almeno allora, nel Noncello vivevano, e vivevano bene»[1][21][22].

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stadio Ottavio Bottecchia, Stadio Friuli, Stadio Nereo Rocco e Stadio Guido Teghil.

Il Pordenone disputava le proprie gare interne presso lo stadio Ottavio Bottecchia, impianto polisportivo costruito nel 1925 e capace di ospitare circa 3 000 spettatori[23]. Originariamente denominato Stadio del Littorio e successivamente intitolato alla memoria del grande ciclista trevigiano, è altresì provvisto di un velodromo in cemento lungo 400 metri, ospitante varie competizioni di ciclismo su pista di rilevanza nazionale e internazionale[24].

Il 17 giugno 2019, vista la necessità di un impianto all'altezza degli standard della Serie B (serie in cui la squadra è stata appena promossa), viene firmata una convenzione con l'Udinese per l'utilizzo del rinnovato stadio Friuli durante la stagione 2019-2020[25]. Da giugno 2020 alla fine della stagione, le partite casalinghe vengono disputate allo stadio Nereo Rocco di Trieste. Nella stagione 2020-2021 la propria casa sarà lo stadio Guido Teghil di Lignano Sabbiadoro.

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2010 il Pordenone usufruisce del centro sportivo Bruno De Marchi, ubicato in località Villanova di Sotto a Pordenone, per accogliere le sedute d'allenamento di tutte le selezioni societarie e le gare casalinghe delle squadre giovanili. La struttura, di proprietà dell'amministrazione comunale, copre una superficie di 96000  e dispone di tre campi da gioco in erba (il principale di 110x70 metri con annessa tribuna da 260 posti più due campi accessori da 95x60 metri) e uno in erba sintetica adatto al calcio a 7[26][27].

Nelle pertinenze dei campi vi sono inoltre tre palestre occupanti 1500 , una sala attrezzi, una sala conferenze e un percorso adatto allo jogging. Il centro ospita inoltre la sede legale della società e il quartier generale della sezione cittadina dell'Associazione Italiana Arbitri[28].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'organigramma tratto dal sito Internet ufficiale della società[29]:

Staff dell'area amministrativa
  • Italia Mauro Lovisa - Presidente
  • Italia Giampaolo Zuzzi - Presidente onorario
  • Italia Maurizio Orenti - Consigliere e socio
  • Italia Giancarlo Migliorini - Direttore generale
  • Italia Matteo Lovisa - Responsabile Area Tecnica
  • Italia Emanuele Berrettoni - Club manager
  • Italia Francesco Rosanda - Segretario generale
  • Italia Loisa Cardin - Responsabile amministrazione
  • Italia Denis Fiorin - Responsabile settore giovanile
  • Italia Francesco Xausa - Segretario settore giovanile
  • Italia Alessandro Zuttion - Responsabile scuola calcio
  • Italia Sara Posocco - Responsabile commerciale
  • Italia Marco Michelin - Responsabile comunicazione e SLO
  • Italia Sebastiano Orgnacco - Ufficio stampa e Digital
  • Italia Alessia Favetta - Referente merchandising e progetti scuole
  • Italia Enrico Pitau - Referente Centro De Marchi

[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la cronologia dei fornitori tecnici e degli sponsor ufficiali:

Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Il settore giovanile del Pordenone è attualmente formato da dodici squadre maschili: Primavera 2, Under 17, Under 16, Under 15, Under 14, Under 13, due rappresentative di Esordienti, due di Pulcini, una di "Primi Calci" e una di "Piccoli Amici". Il palmarès comprende due titoli di Campione d'Italia per la formazione Juniores (1960-1961 e 1964-1965), con sette vittorie ai campionati regionali; due titoli di Campione d'Italia per la formazione Under 17 (2017-2018 e 2018-2019); due titoli di Campioni Regionali per gli Allievi (1967-1968 e 1968-1969, in entrambi i casi classificatisi poi al terzo posto in campo nazionale); un titolo di Campioni Regionali per i Giovanissimi, all'epoca allenati dall'ex-gloria neroverde Ezio Vendrame (1988-1989, con terzo posto finale a livello nazionale)[37].

A seguito del progetto FIGC che prevede l'obbligo per le società professionistiche maschili (anche di terza serie) di sviluppare gradualmente un settore giovanile femminile, prima dell'inizio della stagione 2017-2018 venne sottoscritto un accordo tra i presidenti Mauro Lovisa e Antonello Colle, per annettere al sodalizio neroverde la Graphistudio Pordenone, realtà femminile di riferimento del territorio[38]. Contemporaneamente, venne istituito anche un settore giovanile femminile, che comprende attualmente tre squadre: Under 17, Under 15 e Under 10.

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Allenatori del Pordenone Calcio

Di seguito la cronologia degli allenatori e dei presidenti[39][40]:

Allenatori
Presidenti
  • 1913-1915 Italia Frediano Tinti, Umberto Anversa, Umberto Capriolo (dirigenti)
  • 1915-1920 ...
  • 1920-1936 ...
  • 1936-1939 Italia Luigi Rallo (commissario)
  • 1939-1940 Italia Giovanni Valdevit
  • 1940-1942 Italia Ernesto Sartori
  • 1942-1947 Italia Francesco Coran
  • 1947-1948 Italia Perissinotto
  • 1948-1949 Italia Burello
  • 1949-1950 Italia Missinato
  • 1950-1952 Italia Giulio Locatelli
  • 1952-1953 Italia Orazio Raengo
  • 1953-1958 Italia Vincenzo Panciera di Zoppola-Gambara, conte
  • 1958-1972 Italia Silvio Cirielli
  • 1972-1974 Italia Brisotto
  • 1974-1980 Italia Ugo Caon
  • 1980-1986 Italia Giuseppe Gregoris
  • 1986-1987 Italia Maurizio Zamparini
  • 1987-1988 Italia Moreno Galletti (amministratore unico)
  • 1988-1989 Italia Luigi Moras
  • 1989-1991 Italia Giuseppe D'Antuono
  • 1991-1994 Italia Sante Bongiorno
  • 1994-2003 Italia Pierantonio Rigo, Italia Ettore Setten (presidente onorario)
  • 2003-2004 Italia Lino Mungari
  • 2004-2007 Italia Giampaolo Zuzzi, Italia Gian Paolo Zanotel
  • 2007- Italia Mauro Lovisa

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori del Pordenone Calcio

Protagonista in neroverde nei primi anni Trenta fu Mario Pagotto, detto "Rino": difensore arcigno classe 1911, originario della vicina Fontanafredda, nel 1937 si trasferì al Bologna, con cui vinse tre scudetti e il Torneo Internazionale dell'Expo Universale di Parigi (1937), sorta di Champions League ante litteram. L'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio, fu fatto prigioniero dalle truppe della Wehrmacht e trasportato in diversi campi di concentramento d'Europa: a Cernovizza (l'odierna Černivci, in Ucraina) insieme ad altri deportati italiani ex-calciatori riuscì a formare una squadra e a organizzare una sorta di "torneo dei lager", vincendo 18 partite consecutive e superando anche una selezione di militari dell'Armata Rossa. Dopo più di due anni di prigionia, riuscì infine a fare rientro in Italia (ottobre 1945).

A oggi Pagotto è uno dei due giocatori neroverdi (l'altro è Manuel Pasqual) ad aver indossato, seppure da ex, la maglia azzurra.

Nel 1978-1979 decisivo ai fini della promozione in Serie C si rivelò l'ingaggio a stagione in corso di Ezio Vendrame, fantasista originario di Casarsa della Delizia (a pochi chilometri da Pordenone), con trascorsi in Serie A a Ferrara, Napoli e Vicenza. Giocatore fantasioso ed estroso, nelle sette presenze messe insieme da aprile in poi a fine campionato Vendrame diede un apporto sostanziale, non tanto in termini di reti (una), quanto piuttosto per assist e giocate decisive[41].

L'anno successivo non seguì i ramarri in Serie C, preferendo continuare a giocare tra i dilettanti dell'Azzanese: tornerà anni dopo al Pordenone come allenatore delle giovanili, guidando i neroverdi (categoria giovanissimi) al titolo di campioni regionali e al terzo posto ai campionati nazionali (1988-1989) dietro Bologna e Napoli, a pari merito con il Torino.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

2019
2013-2014

Competizioni interregionali[modifica | modifica wikitesto]

2018-2019 (girone B)
1952-1953 (girone C)
1978-1979 (girone B), 2001-2002 (girone C), 2013-2014 (girone C)

Competizioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

2005-2006, 2007-2008
1994-1995 (girone A)
2004-2005
  • Coppa Regione (trofeo Giovanni Devetti): 1
1991-1992

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

  • Campionato Nazionale Juniores (Settore semi-professionisti): 2
1960-1961[1], 1964-1965[42]
2017-2018 (Serie C), 2018-2019 (Serie C)

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Secondo posto: 1945-1946 (girone B)
Secondo posto: 2015-2016 (girone A)
Terzo posto: 2016-2017 (girone B)
Terzo posto: 1940-1941 (girone A)
Secondo posto: 1968-1969 (girone C), 1969-1970 (girone C), 2000-2001 (girone C), 2012-2013 (girone C)
Terzo posto: 1967-1968 (girone C)
Terzo posto: 1953-1954 (girone D)
Terzo posto: 1931-1932 (Venezia Giulia)
Secondo posto: 1995-1996
Secondo posto: 1950-1951 (girone A), 2004-2005 (girone A)
Terzo posto: 1951-1952 (girone A)
Secondo posto: 1992-1993
Semifinalista: 2009-2010
Finalista: 2005-2006
Semifinalista: 1995-1996, 2007-2008

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Serie B

2

2019-2020 2020-2021 2
Prima Divisione 3 1932-1933 1934-1935 19
Serie C 13 1939-1940 2018-2019
Lega Pro 3 2014-2015 2016-2017
Promozione 2 1950-1951 1951-1952 33
IV Serie 5 1952-1953 1956-1957
Campionato Interregionale - 1ª Cat. 1 1957-1958
Serie D 14 1964-1965 1977-1978
Serie C2 11 1979-1980 2002-2003
Prima Divisione 2 1948-1949 1949-1950 14
Serie D 4 1978-1979 2013-2014
Campionato Interregionale 2 1989-1990 1991-1992
Campionato Nazionale Dilettanti 6 1992-1993 1998-1999

Partecipazione alle coppe[modifica | modifica wikitesto]

Competizione Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Coppa Italia 8 1939-1940 2020-2021 8
Coppa Italia Serie C 11 1981-1982 2018-2019 16
Coppa Italia Lega Pro 3 2014-2015 2016-2017
Coppa Italia Semiprofessionisti 2 1979-1980 1980-1981
Coppa Italia Serie D 10 1999-2000 2013-2014 10
Poule Scudetto 2 2001-2002 2013-2014 2
Coppa Italia Dilettanti 1 2004-2005 1

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito le top 10 di primatisti di presenze e reti in campionato[43][44]:

Record di presenze
  • 336 Italia Enrico Rigo
  • 277 Italia Riccardo Piva
  • 274 Italia Elio Bernardis
  • 256 Italia Attilio Da Pieve
  • 232 Italia Stefano Capasa
  • 222 Italia Renzo Jut
  • 218 Italia Gianni Renzulli
  • 215 Italia Fabio Campaner
  • 206 Italia Bruno Mantellato
  • 189 Italia Mauro Catto
Record di reti
  • 69 Italia Massimiliano Sessolo
  • 63 Italia Bruno Mantellato
  • 47 Italia Emil Zubin
  • 45 Italia Gianni Renzulli
  • 43 Italia Massimo Pedriali
  • 42 Italia Mauro Lovisa
  • 35 Italia Nicola Locatelli
  • 32 Italia Christian Soave
  • 28 Italia Renzo Jut
  • 28 Italia Andrea Pentore

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente, la tifoseria pordenonese si divide in due gruppi: Supporters Pordenone (nati nel 2008) e Bandoleros Pordenone (2016).

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Amicizie
Rivalità

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pordenone Calcio 2020-2021.

Rosa 2020-2021[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la rosa[45] tratta dal sito internet ufficiale della società e aggiornata al 7 ottobre 2020:

N. Ruolo Giocatore
1 Italia P Giacomo Bindi
2 Italia D Filippo Berra
4 Italia D Mirko Stefani (capitano)
5 Italia D Alessandro Vogliacco
6 Italia D Alberto Barison
7 Italia C Davide Gavazzi
8 Italia C Giacomo Calò
9 Italia A Davide Diaw
11 Polonia A Sebastian Musiolik
12 Italia P Pietro Passador
13 Italia A Patrick Ciurria
16 Italia C Luca Magnino
18 Italia A Aldo Banse
19 Italia A Federico Secli
N. Ruolo Giocatore
20 Italia C Simone Pasa
21 Italia C Gianvito Misuraca
22 Italia P Samuele Perisan
23 Italia C Luca Tremolada
25 Italia D Luca Zanon
26 Italia D Alessandro Bassoli
29 Italia C Manuel Scavone
30 Italia C Alessandro Mallamo
31 Italia D Michele Camporese
32 Croazia A Karlo Butić
33 Italia C Roberto Zammarini
44 Polonia D Adam Chrzanowski
54 Italia D Nicola Falasco
88 Italia C Matteo Rossetti

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito lo staff tecnico tratto dal sito internet ufficiale della società[45]:

Staff dell'area tecnica
  • Italia Attilio Tesser - Allenatore
  • Italia Mark Strukelj - Allenatore in seconda
  • Italia Andrea Toffolo - Collaboratore tecnico
  • Italia Leonardo Cortiula - Allenatore portieri
  • Italia Ivano Tito - Preparatore atletico
  • Italia Tommaso Zentilin - Preparatore atletico
  • Italia Alessandro Milan - Responsabile sanitario
  • Italia Stefano Bressan - Medico
  • Italia Paolo Viviani - Medico
  • Italia Alessandro Marzotto - Massofisioterapista
  • Italia Luigi Zanusso - Massofisioterapista
  • Italia Francesco Rosanda - Team manager
  • Italia Enrico Pitau - Dirigente

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Storia, www.pordenonecalcio.com. URL consultato il 19 aprile 2020.
  2. ^ PORDENONE-RAVENNA, SERIE B: IL TIFOSO NELLA SOCIETÀ DEI CONSUMI, https://www.sportpeople.net/, 14 dicembre 2018. URL consultato il 23 dicembre 2018.
  3. ^ a b c d e Matteo Gianni, Il calcio a Pordenone. Dalle origini al secondo dopoguerra, "Il Campanile", N° 1 (luglio 2019), su academia.edu. URL consultato il 31 gennaio 2020.
  4. ^ Perosa, p. 18.
  5. ^ La Patria del Friuli (PDF), su periodicifriulani.sbhu.it, 6 ottobre 1920. URL consultato il 4 febbraio 2020.
  6. ^ Perosa, p. 35.
  7. ^ La Società Anonima Fonderie Officine Pordenonesi, attiva dal 1923, produceva - e produce tuttora - macchine utensili.
  8. ^ Otto anni fa "scioperò" il Pordenone. In campo perfino i piloti delle Frecce, su Messaggero Veneto, 25 dicembre 2011. URL consultato il 13 febbraio 2020.
  9. ^ Calciomercato Pordenone, Colucci è il nuovo allenatore, su corrieredellosport.it, 26 giugno 2017.
  10. ^ Mario Frongia, Coppa Italia, Cagliari-Pordenone 1-2: i friulani negli ottavi sfideranno l'Inter, su gazzetta.it, 28 novembre 2017.
  11. ^ Matteo Brega, Inter-Pordenone 5-4 d.c.r.: decide l'ultimo rigore di Nagatomo, su gazzetta.it, 12 dicembre 2017.
  12. ^ Crowdfunding: le 10 campagne che hanno raccolto di più in Italia, su money.it, 26 agosto 2019.
  13. ^ Il Pordenone giocherà allo stadio Friuli: c’è l'accordo con l'Udinese, su Messaggero Veneto, 3 maggio 2019. URL consultato il 5 maggio 2019.
  14. ^ Per l'esiguo numero di squadre iscritte, il Direttorio per compilare i due gironi di Seconda e Terza Divisione dovette inserire anche le squadre riserve (B) e la Terza era composta da sole 3 prime squadre.
  15. ^ COMUNICATO UFFICIALE N. 42/A (PDF), http://www.figc.it/, 31 luglio 2003. URL consultato il 6 febbraio 2020.
  16. ^ CAMBIO DI DENOMINAZIONE SOCIALE (PDF), http://www.figc.it/, 2006. URL consultato il 18 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  17. ^ Sergio Bolzonello, Storia Neroverde, l'anno del centenario, su https://www.ilfriuli.it/, 13 gennaio 2020. URL consultato il 31 gennaio 2020.
  18. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Museo Neroverde, http://www.pordenonecalcio.com/. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  19. ^ > Stemma della città, Comune di Pordenone, 24 ottobre 2018. URL consultato il 26 aprile 2020.
  20. ^ Nicole Pellicani e Nica Band - L'inno del Ramarro - YouTube
  21. ^ Perosa, p. 68.
  22. ^ Mai fidarsi. Nemmeno dei ramarri, http://laprovinciapavese.gelocal.it/, 13 marzo 2015. URL consultato il 24 settembre 2015.
  23. ^ Stadio Bottecchia - informazioni generali Archiviato il 21 maggio 2016 in Internet Archive. - pordenonecalcio.com
  24. ^ Velodromo Ottavio Bottecchia - amicidellapista.com - URL consultato il 19 ago 2014
  25. ^ UFFICIALE - Il Pordenone giocherà le gare casalinghe allo Stadio Friuli nella prossima stagione, su tuttoudinese.it, 17 giugno 2019. URL consultato il 19 luglio 2019.
  26. ^ Home - centrosportivodemarchi.it
  27. ^ PROGRAMMA SETTIMANALE ALLENAMENTI - pordenonecalcio.com, 1° ott 2014
  28. ^ Struttura - centrosportivodemarchi.it
  29. ^ Organigramma, http://www.pordenonecalcio.com/. URL consultato il 21 febbraio 2020.
  30. ^ a b Maglia Pordenone 2002-2003, http://www.museodelcalcio.com/. URL consultato il 7 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2017).
  31. ^ a b c Shirt Match Worn PORDENONE 2014-2015, http://magliamatchworn.altervista.org/, 15 marzo 2015. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  32. ^ Shirt Match Worn PORDENONE 2016-2017, http://magliamatchworn.altervista.org/, 8 gennaio 2017. URL consultato il 7 febbraio 2017.
  33. ^ SÈLECO EASY LIFE SULLE MAGLIE DEL PORDENONE CALCIO, https://www.seleco.it/, 9 giugno 2017. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  34. ^ PER LA CITTÀ È QUESTA MAGLIA, LE DIVISE DEL PORDENONE 2017-2018, http://www.soccerstyle24.it/, 26 ottobre 2017. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  35. ^ LA MAGLIA DEL PORDENONE È PIÙ FRIULANA: BIRRA CASTELLO SECOND MAIN SPONSOR, http://www.pordenonecalcio.com/, 15 settembre 2018. URL consultato il 15 settembre 2018.
  36. ^ #PORDENEW: SVELATE LE MAGLIE 18/19. CLASSIC, TOTAL WHITE E TOTAL BLACK, LA NOSTRA PELLE, http://www.pordenonecalcio.com/, 22 luglio 2018. URL consultato il 22 luglio 2018.
  37. ^ Storico, www.pordenonecalcio.com. URL consultato il 18 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2008).
  38. ^ Il connubio durò una stagione soltanto, al termine della quale la Graphistudio retrocesse in Serie C, senza però iscriversene.
  39. ^ Perosa, pp. 139-149.
  40. ^ Storico, www.pordenonecalcio.com. URL consultato il 18 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 5 dicembre 2008).
  41. ^ Perosa, pp. 94-96.
  42. ^ Perosa, pp. 74-75.
  43. ^ Record Presenze All-Time, https://www.pordenonecalcio.com. URL consultato il 26 aprile 2020.
  44. ^ Record Reti All-Time, https://www.pordenonecalcio.com. URL consultato il 26 aprile 2020.
  45. ^ a b Prima squadra, http://www.pordenonecalcio.com/. URL consultato il 4 febbraio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Bertolotto, La prima B. La storica promozione del Pordenone, Meduna di Livenza (TV), Alba Edizioni, 2019, ISBN 978-88-9941-447-4.
  • Fulvio Comin, Storia di Pordenone, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2008, ISBN 978-88-8919-976-3.
  • Fulvio Comin, Storia di Pordenone. Dalle origini ai giorni nostri, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2019, ISBN 978-88-6391-301-9.
  • Giuliano Musi, Pagotto. Un calcio anche alla morte, Bologna, Minerva Edizioni, 2011, ISBN 978-88-7381-371-2.
  • Dario Perosa, 1920/1996 Pordenone Calcio – La storia dei “Ramarri”, Pordenone, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 1996, ISBN non esistente.
  • Fortunato Silvestri, Pordenone occupata 1917-1918. Cronache e memorie di guerra, a cura di Francesco Boni de Nobili, Vittorio Veneto (TV), Dario De Bastiani Editore, 2018, ISBN 978-88-8466-601-7.

Sitografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Calcio Portale Calcio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di calcio