Dirceu

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Dirceu
Dirceu - AC Hellas Verona 1982-83.png
Dirceu al Verona nella stagione 1982-1983
Nome Dirceu José Guimarães
Nazionalità Brasile Brasile
Altezza 170 cm
Peso 68 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Centrocampista
Ritirato 1995
Carriera
Squadre di club1
1968-1971 Coritiba 57 (7)
1971-1976 Botafogo 52 (9)
1976-1977 Fluminense 55 (7)[1]
1977-1978 Vasco da Gama 25 (2)
1978-1979 América 45 (2)
1979-1982 Atlético Madrid 82 (26)
1982-1983 Verona 29 (2)
1983-1984 Napoli 30 (5)
1984-1985 Ascoli 27 (5)
1985-1986 Como 25 (2)
1986-1987 Avellino 23 (6)
1987 Vasco da Gama 0 (0)[2]
1988 Miami Sharks 17 (5)
1989-1991 Ebolitana 39 (14)
1992 Benevento 11 (4)
1995 Atlético Yucatán ? (?)
Nazionale
1973-1986 Brasile Brasile 30 (7)[3]
Palmarès
Coppa mondiale.svg Mondiali di calcio
Bronzo Argentina 1978
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Calcio a 5 Futsal pictogram.svg
Carriera
Squadre di club
1991-1992 Bologna 20 (8)
1992-1994 Giampaoli Ancona 26+ (16+)
 

Dirceu José Guimarães, meglio noto solo come Dirceu (pronuncia in portoghese 'dʒiʁˈsew'; Curitiba, 15 giugno 1952Rio de Janeiro, 15 settembre 1995), è stato un calciatore brasiliano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore di talento,[4][5][6][7] è ritenuto tra i giocatori brasiliani più forti e rappresentativi della sua epoca.[6][7][8][9]

Esordisce a 16 anni nel Coritiba, poi si trasferisce nel 1971 al Botafogo, nel club in cui trascorre più tempo nei suoi 26 anni di carriera, giocando 4 stagioni per il Fogo.[10] In seguito veste anche le maglie di Fluminense e Vasco da Gama, per poi passare ai messicani dell'America. Dopo il Mondiale 1978 è giudicato dai media come uno dei tre giocatori più forti al mondo, dietro Mario Kempes e Ruud Krol.[11] Nel 1979 si trasferisce a Madrid, sponda Atlético: gioca 82 volte con i Colchoneros realizzando 26 marcature in tre stagioni, prima di arrivare anche in Italia, firmando per l'Hellas Verona all'età di 30 anni. Nei quattro anni successivi veste le divise di Napoli, Ascoli, Como e Avellino. Quasi dieci anni dopo esser partito, torna in Brasile nel 1987, accasandosi al Vasco da Gama. Nel 1988 tenta l'avventura negli States (ASL). Nel 1989 fa il suo ritorno in Italia, firmando per l'Ebolitana, club dilettantistico di quarta divisione. Dopo un paio di stagioni si trasferisce al Benevento, giocando la sua quinta stagione in Campania (una a Napoli, una ad Avellino e due ad Eboli), ancora tra i dilettanti. Dopo aver annunciato una prima volta il proprio ritiro, passa in una squadra del campionato turco nella stagione 1993-1994 e nel gennaio 1995 fa ritorno anche in Messico, accordandosi con un club di seconda categoria.

Con la Nazionale verdeoro in tredici anni gioca 44 partite, segna 7 gol, partecipa a tre Olimpiadi come fuori quota (1972, 1976 e 1980) e a tre Mondiali (1974, bronzo ad Argentina 1978 e 1982), un record. Nel 1986 dovrebbe giocare il suo quarto Mondiale,[10][12] eguagliando così Pelé, ma a causa di un infortunio occorsogli a un mese dall'inizio del Mondiale, il CT del Brasile Telê Santana non rischia e sceglie di portare in Messico il giovane Edivaldo.[4][10]

Ha tentato anche l'esperienza nel calcio a 5, senza troppo successo.[5] Negli ultimi anni si era stabilito a Eboli, dove aveva intrapreso un'attività di noleggio di auto di prestigio per cerimonie e poi ad Ancona dove aveva aperto un pub (La voce della Luna). Nel 1995, mentre è in compagnia di un amico italiano (Pasquale Sazio), ha un incidente d'auto e non sopravvive allo schianto, morendo a Rio de Janeiro all'età di 43 anni. Per commemorarlo, la città di Eboli nel 2001 gli ha intitolato il nuovo stadio comunale da 15.000 posti.

In Brasile era soprannominato la formica[10] (la formiga in portoghese),[11] per via della sua elevata resistenza, dato che durante l'incontro riusciva a coprire ogni zona del centrocampo.[10][11] Un altro soprannome che aveva ottenuto in patria era la farfalla.[10] In Italia invece venne soprannominato Lo Zingaro per le numerose squadre in cui ha militato nel corso della carriera.[13][14]

Da piccolo Dirceu giocava a calcio in casa. Il padre, José Ribero Guimaraes, era un operaio[11] che lavorava il cuoio in una conceria[11][12] e aveva incoraggiato il figlio a proseguire nel calcio,[12] essendo stato anch'egli un calciatore: giocava infatti nel ruolo di terzino.[11] Ha un fratello e due sorelle.[11] Dirceu era un bravo studente.[11] Quando la madre Diva Delfino apre un bar, Dirceu, dall'età di 10 anni, la aiuta nel lavoro per diversi anni anche dopo l'approdo alle giovanili del Curitiba.[11] Grazie all'impegno del padre, il giovane Dirceu gioca dei tornei amichevoli con la squadra del suo quartiere, per la quale il padre fa praticamente tutto, dall'organizzare le partite ad allenare i giovani, cercando anche di pubblicizzare i match.[11]

Sposatosi con Vania nel 1977,[11] aveva tre figli (uno di nome Dirceu José, nato nel 1978)[11] e al momento della sua morte, la moglie aveva in grembo il suo quarto figlio.[10]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Ala[15] o esterno sinistro mancino,[11] era spesso schierato da tornante, giocando con il numero 11.[11][12] Aveva un'ottima resistenza e un buon dribbling, giocatore dalle spiccate doti offensive.[11][16] In Italia ha giocato anche come regista[4][17][18] e nel ruolo di mezzapunta,[19] definito anche come attaccante.[4] Era un buon tiratore di calci di punizione,[13] bravo anche nel tiro da fuori.[20][21]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

« Il calcio è un grande mistero, senza nessun punto fermo. I ragazzini di Bahia hanno messo a giocare in porta Bruno Conti, per loro non era abbastanza forte. Conti, il campione del mondo.[12] »
Dirceu al Napoli nell'annata 1983-1984.

Inizia a giocare nel Curitiba già dalle giovanili, arrivandoci nel 1965.[11] Due anni più tardi vince il titolo giovanile col Curitiba.[11] Promosso in prima squadra nel 1968, per i primi due anni nel club non gli viene pagato lo stipendio:[12] il Curitiba si giustifica dicendo che non hanno i soldi per pagarlo, il centrocampista però non lo richiede nemmeno, per lui è già un onore giocare per la squadra della sua città.[12] In questa squadra è schierato spesso da ala sinistra, vestendo il numero 11.[11] Nel 1970 è costretto a fare il servizio militare: durante i campionati militari sulla distanza di mille metri, stabilisce un nuovo record.[11] Nel 1971 vince il campionato regionale e si ripete l'anno seguente, conquistando un altro torneo Paranaense. Nel 1973 si trasferisce a Rio de Janeiro, per giocare col Botafogo, un'esperienza che Dirceu non giudica positiva, poiché «per me che venivo da un piccolo centro è stato un trauma. Avevo in squadra grandi campioni come Jairzinho, quanto a prendere l'esempio lasciamo perdere... Bevevano, fumavano, si divertivano, dormivano poco, non lui in particolare, ma tutti gli altri e io sì, li prendevo come esempio, ma ripetendomi sempre che non sarei diventato come loro. Volevo salvarmi io».[12] Dirceu divide spesso la stanza con Jairzinho, giocatore che gli insegna praticamente a giocare a calcio.[11] Nel 1976 è tesserato dal Fluminense, dove ritrova i Nazionali Rivelino, Edinho e Carlos Alberto: la società vince subito il campionato Carioca.[11] L'anno seguente si trasferisce al Vasco da Gama e tra gli altri, figurano anche Roberto Dinamite e Orlando Peçanha: il Vasco ottiene il successo nel Carioca 1977, vincendo anche l'edizione 1978.[11] Nel 1978 il Vasco da Gama lo cede ai messicani dell'America in cambio di 600.000 dollari, al giocatore ritorna il 15% del prezzo d'acquisto: con questo budget, Dirceu compra il terreno di gioco in cui passava le giornate da giovane e ci costruisce attorno degli edifici, tenendone uno per se e regalandone altri quattro ai suoi familiari.[11] Dopo un paio d'anni, nel 1979 tenta l'avventura europea, accasandosi all'Atlético Madrid, club spagnolo con il quale firma un triennale, portandosi appresso anche parte della famiglia.[11] Segna 14 gol in 24 sfide di Liga nella prima stagione e nel suo secondo anno spagnolo firma 8 reti. La sua terza annata invece, è meno fortunata delle precedenti: pur giocando con molta frequenza, è costretto ad operarsi alle tonsille e subisce il suo unico infortunio muscolare in carriera, stirandosi al polpaccio.[11] Alla vigilia del Mondiale rifiuta diverse offerte da vari club e al termine di Spagna '82 è vicino a firmare per la Roma, grazie a un contatto tra lui e il procuratore di Falcão, suo connazionale: la finestra di mercato si chiude e alla fine Dirceu è comprato dall'Hellas Verona, neopromosso in Serie A.[11]

Dirceu in azione all'Ascoli nel campionato 1984-1985

Arrivato a Verona, non è un acquisto voluto dal tecnico dei gialloblu Osvaldo Bagnoli, che vorrebbe farne a meno, pensando anche alle dimissioni,[10][22][23][24] ma anche per via dei migliaia di nuovi abbonamenti ottenuti grazie all'arrivo del brasiliano,[24][25] fortemente sostenuto dai tifosi del Verona,[23] il tecnico lo tiene, restando sulla panchina veneta e pur dovendo rinunciare a Francesco Guidolin, capitano, pupillo dell'allenatore e protagonista della promozione dalla B alla A:[10][22][23] nonostante un'ottima stagione e il successo riscosso tra i sostenitori dell'Hellas, dopo 29 presenze 2 gol e l'aver contribuito alla qualificazione del club in Coppa UEFA, Bagnoli decide di metterlo in vendita l'anno seguente.[10] In Italia riesce a trovare un procuratore, Antonio Caliendo.[26] È acquistato dal Napoli, firmando un contratto triennale per un totale di 450.000 dollari[27] ed è subito accolto calorosamente dai sostenitori partenopei,[28] ma in questo trasferimento c'è una controversia con il Verona, che alla fine ha la meglio sui campani e ottiene 375 milioni di lire di risarcimento:[28] a Napoli gioca 30 incontri, realizza 5 reti in campionato e il club riesce ad ottenere la salvezza a due giornate dal termine del campionato.[10][11] Con l'arrivo degli argentini Daniel Bertoni e Diego Armando Maradona, per via della regola del numero massimo di due stranieri in campo per ogni club italiano, Dirceu è costretto controvoglia a lasciare Napoli: il club gli dà un indennizzo pari a circa 500 milioni di lire[10] ($ 462.000).[29] Passa quindi all'Ascoli durante il mercato autunnale di riparazione,[30] ma gioca una sola stagione a causa dei litigi col presidente Costantino Rozzi[10] e al termine del campionato i marchigiani retrocedono in Serie B.

Dirceu in azione all'Avellino nella stagione 1986-1987.

In seguito firma un biennale con il Como,[31] venendo subito ben accolto dai tifosi del club lombardo, essendo ritenuto come il giocatore più importante dei comaschi;[32] riesce anche ad ambientarsi subito bene con la nuova squadra,[32] tuttavia si ritrova ad aver contro l'allenatore dei lombardi Rino Marchesi,[10] arrivato a stagione in corso al posto di Roberto Clagluna, in una stagione giudicata positiva per il brasiliano.[33] Il 29 gennaio 1986 contribuisce alla vittoria riportata dal Como sulla Juventus per 1-0.[34] L'anno successivo, nel 1986, è tesserato dall'Avellino: secondo i media gioca il suo miglior anno in Italia[10] e dopo esser rimasto svincolato al termine della stagione, fino a dicembre si pensa possa rimanere in Italia, dove ha comprato pure casa,[35] invece torna al Vasco da Gama. Resta in patria un solo anno, trasferendosi negli Stati Uniti: gioca per una stagione nei Miami Sharks, squadra militante nell'American Soccer League (ASL), una sorta di seconda divisione nazionale del calcio statunitense a livello dilettantistico. Nell'estate del 1989 decide di tornare in Italia, ad Eboli, andando a rinforzare la squadra locale iscritta in quarta divisione nazionale, tra i dilettanti: il centrocampista brasiliano gioca per l'Ebolitana per via della conoscenza con il presidente della società, un imprenditore che lo fa abitare in una delle sue ville durante il suo periodo ad Eboli.[11] Veste i colori dell'Ebolitana per un paio d'anni, trasferendosi al Benevento nell'annata 1991-1992, nuovamente nel quarto livello del calcio italiano. Il 25 settembre 1991, si gioca a Napoli la partita d'addio al calcio di Dirceu.[36] Dopo aver detto di voler concludere la carriera nel 1992, ritorna al calcio giocato prima nel campionato turco poi con i messicani dell'Atlético Yucatan, esordendo nei primi di gennaio 1995[37] e chiudendo la carriera in Messico.[10]

Ebbe poi una appendice sportiva dedicata al calcio a cinque, per alcuni anni parallela a quella del calcio a undici, dato che all'epoca non vi erano norme che vietassero il doppio tesseramento, giocò una stagione nel Bologna in serie A e nelle due successive concluse la sua carriera in serie B di calcio a cinque con la Giampaoli-Gaudianello di Ancona (nella stagione 1993-1994 realizzò 16 reti in 26 partite).

Il 15 settembre 1995, all'età di 43 anni, muore nel quartiere di Barra da Tijuca, nella periferia di Rio de Janeiro, in seguito ad un incidente stradale: Dirceu guidava la sua auto mentre era in compagnia di un amico italiano, andandosi a schiantare nel tentativo di sfuggire ad una collisione frontale contro un altro veicolo, uscendo fuori strada oltre un cavalcavia.[10][11]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

« [...] ci avevano abituato a considerarci i più forti, non sapevo accettare l'idea contraria. Pensavo ai milioni di brasiliani che avevo deluso, a quelli della mia città... Poi capii. Il Brasile che avevamo in testa noi non esisteva più. Era scomparso nel '70, per sempre. Ora il calcio era diventato un'altra cosa: tantissimo agonismo, meno tecnica, meno fenomeni; era un calcio nato per distruggere, non per costruire. E per gente come noi, abituata a far correre la palla, non c'era più tanto spazio. »
(Dirceu nel 1988, quattordici anni dopo la sconfitta subita per 2-0 ai Mondiali 1974 contro i Paesi Bassi.[12])

Nel 1972 lo nota e lo inizia a convocare in Nazionale il CT del Brasile Mário Zagallo, che lo inserisce nella lista dei partecipanti per le Olimpiadi di Monaco di Baviera 1972: Dirceu segna sia contro la Danimarca (3-2 per i danesi) sia contro l'Ungheria (2-2), ma i brasiliani terminano il proprio girone all'ultimo posto, anche dietro all'Iran (sfida persa 1-0), ed escono dal torneo. Zagallo lo porta anche al Mondiale 1974 in Germania Ovest: i verdeoro passano il primo girone, comprendente Scozia, Jugoslavia e Zaire, grazie a due pareggi e il successo per 3-0 sulla Nazionale africana. Il Brasile passa il primo girone al secondo posto grazie alla differenza reti favorevole contro la Scozia, ch'era arrivata a pari punti con i sudamericani. Nella seconda fase a gruppi il Brasile batte la Germania Est (0-1), sconfigge anche i rivali dell'Argentina (1-2), ma contro i Paesi Bassi cede 2-0, dopo aver subito una durissima preparazione e aver fatto diversi test psico-fisici.[10] Il Brasile perde anche la finale per il terzo posto contro la meno quotata Polonia (0-1).

È convocato anche per il Mondiale 1978: data come favorita,[12] la Nazionale brasiliana passa la prima fase a gironi, pareggia con la Svezia, pareggia contro la Spagna e batte 2-1 l'Austria, vincendo il proprio raggruppamento. Nella seconda fase a gironi i verdeoro affrontano Perù (3-0, doppietta di Dirceu), Argentina (0-0) e Polonia (3-1), passando anche il secondo girone dietro l'Argentina a pari punti, ma a causa della differenza reti l'Argentina termina prima e arriva alla finale contro i Paesi Bassi, mentre il Brasile arrivato secondo deve affrontare l'Italia nella finale per il terzo posto, poi vinta 2-1 in rimonta con una rete proprio di Dirceu. Con questi tre gol conclude il campionato del mondo come miglior realizzatore del Brasile assieme Roberto Dinamite, andando anche a ottenere il Pallone di Bronzo come terzo miglior calciatore del torneo. Al termine del Mondiale, è elogiato dalla stampa che lo descrive come uno dei migliori al mondo dietro all'attaccante argentino Kempes e al libero olandese Krol.[11] In seguito però, i media brasiliani scrivono anche che Dirceu ha criticato l'allenatore Cláudio Coutinho, il presidente della federcalcio brasiliana e il giocatore Rivelino, che secondo la stampa nazionale Dirceu avrebbe apostrofato come «ormai così vecchio che per correre deve prendere il tassì». Il centrocampista replica che è tutto falso e i giornalisti brasiliani non lo intervisteranno più.[12]

Al suo terzo Mondiale, quello di Spagna 1982, il tecnico Santana muta il ruolo di Dirceu, schierandolo un po' più come interno di centrocampo.[11] Il centrocampista è schierato titolare contro l'URSS (2-1), ma gioca solo 45' prima di uscire per Paulo Isidoro.[38] Non scende più in campo, restando in panchina nelle successive quattro partite del Mondiale e la Nazionale verdeoro, data anche in questa edizione tra le favorite alla vittoria finale,[11] è eliminata nella seconda fase a gironi dopo la sconfitta patita contro l'Italia (3-2). Secondo lo stesso Dirceu, il Brasile ha perso il Mondiale a causa della troppa pressione per via del fatto che erano dati come Nazionale favorita al successo e anche per la scarsa motivazione.[11] Il centrocampista è convocato in Nazionale fino al 1986, totalizzando più di quaranta presenze e 7 gol con la Nazionale brasiliana. Il CT Telê Santana, che già l'aveva schierato con il contagocce nel campionato mondiale spagnolo, lo vorrebbe convocare per il Mondiale 1986 che si disputa in Messico,[39] ma intorno al 14 maggio 1986 subisce un infortunio ai legamenti del ginocchio destro[4][40] durante un allenamento con la Nazionale[40] e non riesce più a rientrare in condizione di forma, venendo rimpiazzato da Edivaldo:[4] se avesse giocato il quarto Mondiale, Dirceu avrebbe raggiunto Pelé per quanto riguarda il numero di partecipazioni ai campionati del mondo.[4][10] Escluso dalla lista dei 22 brasiliani per il Mondiale 1986, la televisione messicana decide di contattare Dirceu, già popolare nel Paese per aver giocato bene con la maglia dell'America, proponendogli di fare il telecronista.[41]

Avendo partecipato a tre Olimpiadi e a tre Mondiali in dieci anni tra il 1972 e il 1982, senza vincere alcuno di questi tornei, diviene il giocatore brasiliano più titolato, superando così Pelè e Cafu e divenendo praticamente irraggiungibile.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Coritiba: 1971, 1972
Fluminense: 1976
Vasco da Gama: 1977, 1988

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 68 (8) se si considerano le presenze nel campionato Carioca.
  2. ^ 7 (0) se si comprendono le partite disputate nel campionato Carioca.
  3. ^ 44 (7) se si considerano anche le presenze non ufficiali.
  4. ^ a b c d e f g Leonardo Coen, E tra le lacrime Dirceu e Cerezo tornano a casa, in La Repubblica, 25 maggio 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  5. ^ a b Fabio Maccheroni, La promessa di Rubei: "Bnl, ti daro' lo scudetto", in Il Corriere della Sera, 16 novembre 1999. URL consultato il 2015.
  6. ^ a b 'DIRCEU-HERNANDEZ, CAMPIONI TRISTI MA PER ME ASCOLI E' COME MADRID', in La Repubblica, 4 novembre 1984. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  7. ^ a b Verona, una lezione alle «grandi» Si sogna 28 anni dopo Bagnoli, in Corriere del Veneto, 22 ottobre 2013. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  8. ^ Andrea Masala, Il Brasile urla: «Sei forte Kakà», in La Gazzetta dello Sport, 8 dicembre 2003. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  9. ^ Fabio Maccheroni, La promessa di Rubei: "Bnl, ti daro' lo scudetto", in Il Corriere della Sera, 16 novembre 1999. URL consultato il 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Mario Gherarducci, Tragedia a Rio: Dirceu muore in auto, in Il Corriere della Sera, 16 settembre 1995. URL consultato il 10 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  11. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag Dirceu, in Storiedicalcio.altervista.org. URL consultato il 10 ottobre 2015.
  12. ^ a b c d e f g h i j k Emanuela Audisio, 'C'eravamo troppo amati senza calcio alla Pelé', in La Repubblica, 22 febbraio 1986. URL consultato il 10 ottobre 2015.
  13. ^ a b LO ZINGARO RICOMINCIA DALL'INTERREGIONALE, in La Repubblica, 29 ottobre 1988. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  14. ^ Dirceu, Josè, fiorentina.info.
  15. ^ Antonio Massari, Bitonto vuole volare alto 'il futuro è tutto gol e web', in La Repubblica, 17 febbraio 2004. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  16. ^ Oliviero Beha, Intanto col Napoli sbaglia tre rigori, in La Repubblica, 22 aprile 1994. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  17. ^ Stefano Chioffi, Keirrison, la nuova tentazione del Palermo, in Il Corriere dello Sport, 26 novembre 2008. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  18. ^ Matteo Fontana, Verona: 31 gol in 17 partite. Hellas da record e primato, in La Gazzetta dello Sport, 23 dicembre 2013. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  19. ^ Roberto Perrone, «Ero un mediocre, ho pensato al dopo», in Il Corriere della Sera, 16 febbraio 2003. URL consultato il 12 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  20. ^ Luca Argentieri, Chi vince tra Maradona e Belanov?, in La Repubblica, 14 ottobre 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  21. ^ Massimo Bucchi, Rush è soltanto la prossima consegna, in La Repubblica, 11 novembre 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  22. ^ a b Matteo Dalla Vite, Bagnoli: "Palermo, puoi farcela", in La Gazzetta dello Sport, 22 settembre 2006. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  23. ^ a b c Fabio Monti, Gli allenatori nascono a centrocampo, in Il Corriere della Sera, 3 dicembre 2004. URL consultato il 2015.
  24. ^ a b Alberto Costa, Bagnoli: «Il calcio di oggi? Brutto come la mia Milano», in Il Corriere della Sera, 11 novembre 2006. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  25. ^ Fabio Monti, Gli allenatori nascono a centrocampo, in Il Corriere della Sera, 3 dicembre 2004. URL consultato il 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  26. ^ Franco Rossi e Fabrizio Bocca, Serena alla Juve, scommettiamo?, in La Repubblica, 26 giugno 1985. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  27. ^ Franco Rossi, Anche Bertoni a Napoli Selvaggi all'Udinese, in La Repubblica, 7 luglio 1984. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  28. ^ a b NO DELLA CREMONESE DIRCEU RIMARRA' DISOCCUPATO D'ORO, in La Repubblica, 31 agosto 1984. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  29. ^ Per Dirceu liquidazione miliardaria, in La Repubblica, 15 settembre 1984. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  30. ^ Gianni Mura, Ma non si vive di solo Maradona, in La Repubblica, 14 novembre 1984. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  31. ^ Franco Rossi, Chi aiuta la Juve rimasta senza gol?, in La Repubblica, 15 giugno 1985. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  32. ^ a b SI RADUNA IL COMO 'E' DIRCEU LA GUIDA', in La Repubblica, 16 luglio 1985. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  33. ^ Massimo Moscardi, Il Cabrini venuto dalla Cina fa sognare i tifosi del Como, in Il Corriere della Sera, 15 gennaio 2002. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  34. ^ Che brutta notte per il Milan e la Juve, in La Repubblica, 30 gennaio 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  35. ^ Dirceu trova una squadra, in La Repubblica, 8 dicembre 1987. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  36. ^ OGGI A NAPOLI UN GRAN GALA PER DIRCEU, in La Repubblica, 25 settembre 1991. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  37. ^ Dirceu a 42 anni ritorna a giocare, in Il Corriere della Sera, 30 dicembre 1994. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  38. ^ (EN) Brazil 2-1 URSS, FIFA.com.
  39. ^ La forza della nostalgia, in La Repubblica, 16 febbraio 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  40. ^ a b LOBANOVSKI NUOVO CT DELL'URSS, in Repubblica, 14 maggio 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  41. ^ Licia Granello, IL MONDIALE IN STAZIONE, in La Repubblica, 29 maggio 1986. URL consultato il 12 ottobre 2015.
  42. ^ FIFA Awards, everything.explained.today.
  43. ^ FIFA Awards, Rsssf.com, 21 gennaio 2011. URL consultato il 20 ottobre 2011.
  44. ^ worldcupbrazil.net, http://www.worldcupbrazil.net/world-cup-history/world-cup-70s-90s/1978-argentina/ .

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (ENDEFRESAR) Dirceu, su FIFA.com, FIFA. Modifica su Wikidata
  • (EN) Dirceu, su National-football-teams.com, National Football Teams. Modifica su Wikidata
  • (ENESFRPT) Dirceu, su sambafoot.com, Sambafoot RCS Paris.
  • (PT) Dirceu, su Futpedia.globo.com, Globo Comunicação e Participações SA. (archiviato dall'url originale il 2008-2011).
  • (ES) Dirceu, su MedioTiempo.com, Grupo Expansión.
  • (ENRU) Statistiche, mamvs.narod.ru.
  • (ENRU) Profilo e Statistiche (PDF), once-onze.narod.ru.