Influenza spagnola

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Influenza spagnola
CausaVirus dell'influenza A sottotipo H1N1
Periodoottobre 1918 - dicembre 1920
Dati statistici globali[1]
Numero di casi500 000 000
Numero di morti50 000 000 - 100 000 000
Non sono disponibili dati dettagliati
Immagine al microscopio elettronico del virus dell'influenza A sottotipo H1N1 (ricreato in laboratorio)
29 maggio 1919, Massachusetts. Come in tutti i paesi, anche qui, in seguito al riempirsi degli ospedali, si fecero costruire ospedali da campo per sopperire alle esigenze dei malati

L'influenza spagnola, altrimenti conosciuta come la grande influenza o epidemia spagnola, fu una pandemia influenzale, insolitamente mortale, che fra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la prima delle due pandemie che coinvolgono il virus dell'influenza H1N1.[2] Essa arrivò ad infettare circa 500 milioni di persone in tutto il mondo,[3] inclusi alcuni abitanti di remote isole dell'Oceano Pacifico e del Mar Glaciale Artico, provocandone il decesso di 50-100 milioni (dal tre al cinque per cento della popolazione mondiale dell'epoca).[4] La letalità le valse la definizione di più grave forma di pandemia della storia dell'umanità: ha infatti causato più vittime della terribile peste nera del XIV secolo.[5][6][7][8]

La malattia ridusse notevolmente l'aspettativa di vita dell'inizio del XX secolo che, nel primo anno dal diffondersi della pandemia, risultava diminuita di circa 12 anni.[9][10][11] La maggior parte delle epidemie influenzali uccide in quasi esclusivamente pazienti giovani, anziani o già indeboliti; al contrario, la pandemia del 1918 uccise prevalentemente giovani adulti precedentemente sani.[12]

Sono state formulate diverse possibili spiegazioni per l'alto tasso di mortalità di questa pandemia. Alcune ricerche suggeriscono che la variante specifica del virus avesse una natura insolitamente aggressiva. Un gruppo di ricercatori, recuperando il virus dai corpi delle vittime congelate, ha scoperto che la trasfezione negli animali causava una rapida insufficienza respiratoria progressiva e la morte attraverso una tempesta di citochine (una reazione eccessiva del sistema immunitario dell'organismo). Si è quindi ritenuto che le forti reazioni immunitarie dei giovani adulti devastarono il corpo, mentre un sistema immunitario più debole, riscontrabile nei bambini e negli anziani, provocasse una minor probabilità di un esito nefasto.[13]

Studi più recenti, basati principalmente su referti medici originali del periodo della pandemia,[14][15] hanno rilevato che l'infezione virale stessa non era più aggressiva di qualsiasi altra influenza precedente, ma che le circostanze speciali (malnutrizione, campi medici e ospedali sovraffollati, scarsa igiene) contribuirono ad una superinfezione batterica che uccise la maggior parte degli ammalati, in genere dopo un periodo prolungato di degenza.[16][17] Inoltre, in Europa, il diffondersi della pandemia fu aiutato dalla concomitanza degli eventi bellici relativi alla prima guerra mondiale. Nel 1918, il conflitto durava ormai da quattro anni ed era diventato una guerra di posizione: milioni di militari vivevano quindi ammassati sui vari fronti favorendo così la diffusione del virus. I dati storici ed epidemiologici sono inadeguati per identificare l'origine geografica della pandemia.[3] Si ritiene che l'influenza spagnola abbia avuto un'implicazione la comparsa, degli anni 1920, dell'encefalite letargica.[18][19][20]

All'influenza fu dato il nome di "spagnola" poiché la sua esistenza fu riportata dapprima soltanto dai giornali spagnoli, in quanto la Spagna non era coinvolta nella prima guerra mondiale e la sua stampa non era soggetta alla censura di guerra; negli altri paesi, il violento diffondersi dell'influenza fu tenuto nascosto dai mezzi d'informazione, che tendevano a parlarne come di un'epidemia circoscritta alla Spagna (in cui venne colpito anche il re Alfonso XIII).[21][22]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi sull'origine[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Alfred W. Crosby ha sostenuto che l'influenza abbia avuto origine nello stato americano del Kansas,[23] e lo scrittore popolare John Barry gli ha fatto eco nell'indicare la contea di Haskell, come punto di partenza del focolaio,[24] sebbene già alla fine del 1917 si fosse registrata una prima ondata in almeno 14 campi militari statunitensi.[25]

Il lavoro di ricerca condotto nel 1999 da un gruppo britannico guidato dal virologo John Oxford[26] del St Bartholomew's Hospital e dal Royal London Hospital ha identificato il campo militare e ospedale di Étaples, in Francia, come il centro della pandemia influenzale del 1918. Alla fine del 1917, i patologi militari riportarono l'insorgenza di una nuova malattia, caratterizzata da un'alta mortalità, che in seguito riconobbero come influenza. Il campo e l'ospedale sovraffollati, impegnati a curare migliaia di soldati vittime di attacchi chimici e altre ferite di guerra, erano un luogo ideale per la diffusione di un virus respiratorio: ogni giorno, di qui, transitavano circa 100.000 soldati. anche un porcile e il pollame veniva regolarmente portato dai villaggi circostanti. Oxford e il suo team asserirono che un virus precursore, ospitato negli uccelli, fosse riuscito a mutare tanto da poter infettare i maiali che erano tenuti nei pressi del fronte.[27][28]

Vi sono, tuttavia, varie ipotesi precedenti sull'origine dell'epidemia. Alcuni hanno ipotizzato che l'influenza abbia avuto origine in Asia orientale.[29] Claude Hannoun, il principale esperto dell'epidemia per l'Istituto Pasteur, affermò che probabilmente fosse un virus proveniente dalla Cina e che fosse mutato negli Stati Uniti vicino a Boston per poi diffondersi a Brest, in Francia, nei campi di battaglia dell'Europa, utilizzando i soldati alleati e marinai come principali diffusori.[30] Egli, inoltre, prese in considerazione altre possibili ipotesi di origine, come la Spagna, il Kansas e Brest, ma non le ritenne verosimili.

Lo scienziato Andrew Price-Smith pubblicò i dati presi dagli archivi austriaci, suggerendo che l'influenza ebbe origini precedenti, esordendo agli inizi del 1917 in Austria.[31]

Nel 2014, lo storico Mark Humphries del Memorial University of Newfoundland in Canada, ha evidenziato che lo studio di alcuni documenti da poco rinvenuti ha confermato che uno degli eventi collaterali della guerra, la mobilitazione di 96.000 lavoratori cinesi chiamati a prestare servizio dietro le linee britanniche e francesi sul fronte occidentale della prima guerra mondiale, potrebbe essere stata la fonte della pandemia. Nel rapporto, Humphries dimostra di aver trovato prove archivistiche di una malattia respiratoria che colpì la Cina settentrionale nel novembre del 1917 e che fu identificata un anno dopo dai funzionari della sanità cinesi come identica a quella "spagnola".[32][33] Un rapporto pubblicato nel 2016 sul Journal of the Chinese Medical Association non ha, tuttavia, riscontrato prove sufficienti del fatto che il virus del 1918 sia stato trasmesso in Europa attraverso soldati e operai cinesi provenienti dal sud-est asiatico. Invece, vennero evidenziate prove che il virus circolasse negli eserciti europei già da mesi, e forse da anni, prima dello scoppio della pandemia del 1918.[34]

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Auditorium del municipio di Oakland temporaneamente adibito ad ospedale per assistere i malati di influenza spagnola.

Quando una persona infetta starnutisce o tossisce, più di mezzo milione di particelle virali possono essere diffuse nelle vicinanze.[35] Gli alloggi sovraffollati e i massicci movimenti delle truppe impegnate nella prima guerra mondiale, affrettarono la pandemia, e probabilmente entrambi contribuirono ad aumentare la trasmissione e la mutazione del virus. Alcuni ipotizzano che il sistema immunitario dei soldati fosse fortemente indebolito dalla malnutrizione, così come dallo stress dei combattimenti e dalla paura degli attacchi chimici, aumentando così la suscettibilità alla malattia.[36]

Un ulteriore importante fattore a livello globale che ha favorito l'espandersi della pandemia è stato l'aumento dei viaggi. Sistemi di trasporto più moderni, resero più facile a soldati, marinai e semplici viaggiatori civili spostarsi nel mondo e quindi diffondere la malattia.[37]

Negli Stati Uniti, la malattia è stata osservata per la prima volta nella contea di Haskell, nel Kansas, nel gennaio 1918, spingendo il medico locale Loring Miner ad avvertire il l'U.S. Public Health Service. Il 4 marzo 1918, il cuoco della Albert Gitchell si ammalò a Fort Riley, una struttura militare americana che all'epoca stava addestrando truppe statunitensi destinate a combattere nella Grande Guerra, facendo si che egli divenisse la prima vittima registrata dell'influenza.[38][39] In pochi giorni, 522 uomini del campo riferivano di essere malati.[40] Entro l'11 marzo 1918, il virus aveva raggiunto il quartiere Queens di New York.[41] La mancata adozione di misure preventive tra marzo ed aprile fu poi, aspramente, criticata.[7]

Nell'agosto 1918, un ceppo più virulento apparve simultaneamente a Brest (in Francia), a Freetown (in Sierra Leone) e negli Stati Uniti a Boston. L'influenza spagnola si diffuse anche attraverso l'Irlanda, portata lì da soldati irlandesi di ritorno. Gli alleati della prima guerra mondiale vollero chiamarla "influenza spagnola", principalmente perché la pandemia ricevette maggiore attenzione da parte della stampa solo dopo che aveva raggiunto, nel novembre 1918, la Spagna; una nazione non coinvolta nel conflitto e in cui non vi era la censura di guerra.[42]

Mortalità[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Differenza tra la mortalità influenzale secondo le varie età tra l'epidemia del 1918 e le precedenti epidemie. Decessi per 100.000 persone in ogni fascia di età, Stati Uniti, per gli anni interpandemici 1911-1917 (linea tratteggiata) e l'anno pandemico 1918 (linea continua)[43]
Tre ondate pandemiche: mortalità settimanale per influenza e polmonite, Regno Unito, 1918-1919

Il tasso di mortalità globale della pandemia di influenza spagnola non è noto, ma si stima che dal 10% al 20% di coloro che sono stati contagiati sia deceduto. Con circa un terzo della popolazione mondiale infetta si può supporre che tra il 3% e il 6% dell'intera popolazione mondiale sia morto.[3] L'influenza può aver ucciso fino a 25 milioni di persone nelle prime 25 settimane. Stime più datate dicono che ha causato tra i 40 e i 50 milioni di decessi,[6] mentre le stime più attuali stimano questo numero oscillante tra i 50 e 100 milioni.[44]

Questa pandemia è stata descritta come "il più grande olocausto medico della storia" e potrebbe aver ucciso più persone della peste nera.[45] Si dice che questa influenza abbia ucciso più persone in 24 settimane che l'AIDS in 24 anni e in un anno più di quante ne abbia uccise la peste nera in un secolo.[46] Tuttavia, un articolo del 2016 afferma che la peste nera, nel corso del decennio del 1340, uccise più del 10% della popolazione mondiale, mentre la pandemia influenzale del 1918 uccise meno della metà di questa percentuale.[47]

La malattia ha causato decessi in ogni angolo del globo. Ben 17 milioni sono morti nella sola India, circa il 5% della popolazione totale del paese.[48] Il bilancio delle vittime registrate nei distretti governativi britannici fu di 13,88 milioni.[49]

In Giappone, delle 23 milioni di persone che ne furono colpite, 390.000 decedettero.[50] Nelle Indie Orientali Olandesi (ora Indonesia), si presume che circa un milione e mezzo di persone siano morte tra i 30 milioni di abitanti del tempo.[51] A Tahiti, il ​​13% della popolazione morì in un solo un mese. Allo stesso modo, a Samoa, il 22% della popolazione è deceduto nel corso di due mesi.[52]

In Iran, l'impatto è stato enorme; secondo una stima, tra le 902.400 e le 2.431.000 di persone (pari a tra l'8.0% e il 21.7% della popolazione totale) è non è sopravvissuto.[53][54]

Negli Stati Uniti, circa il 28% della popolazione è stata infettata e, tra questi, dai 500.000 a 675.000 sono morti.[55] Le tribù native americane furono particolarmente colpite. Solo nell'area di Four Corners sono stati registrati 3.293 decessi tra i nativi.[56] Intere comunità di villaggi sono scomparse in Alaska.[57] In Canada morirono 50.000 persone.[58] In Brasile ebbero un esito infausto 300.000 persone, incluso il presidente Rodrigues Alves.[59] In Gran Bretagna i decessi furono 250.000, in Francia più di 400.000.[60] Un'epidemia influenzale diffusasi nell'Africa occidentale uccise almeno 100.000 persone in Ghana.[61] Tafari Makonnen (il futuro Haile Selassie, imperatore dell'Etiopia) fu uno dei primi etiopi a contrarre l'influenza ma riuscì a sopravvivere[62][63] sebbene molti dei membri della sua famiglia non ce la fecero. Le stime dei decessi avvenuti nella capitale Addis Abeba, variano dai 5.000 ad oltre i 10.000.[64] Nella Somalia britannica un funzionario stimò che il 7% della popolazione nativa morì.[65]

Questo enorme numero di decessi fu dovuto ad un tasso di infezione estremamente alto, che arrivava fino al 50% della popolazione, e dall'estrema severità dei sintomi, che si ritiene fossero stati causati da una tempesta di citochine.[6] I sintomi del 1918 erano talmente inusuali che inizialmente l'influenza fu diagnosticata erroneamente come dengue, colera o tifo. Un osservatore scrisse: "Una delle più sorprendenti complicanze è stata l'emorragia delle mucose, in particolare del naso, dello stomaco e dell'intestino, oltre che dal sanguinamento dalle orecchie e delle emorragie petecchiali nella pelle".[44] La maggior parte dei decessi fu dovuto alla polmonite batterica,[66][67] un'infezione secondaria opportunistica frequentemente associata all'influenza; tuttavia il virus uccise i malati anche direttamente, causando enormi emorragie ed edema nei polmoni.[67]

La malattia, insolitamente grave, uccise fino al 20% di coloro che la contrassero, a differenza del solito tasso di mortalità dell'influenza epidemica che si attesta sullo 0,1%.[6]

Casistica di mortalità[modifica | modifica wikitesto]

Seattle, 1918. Il manovratore di un tram non accetta a bordo passeggeri sprovvisti di maschera

La pandemia per lo più uccise giovani adulti. Tra il 1918 e il 1919, il 99% dei decessi per influenza pandemica negli Stati Uniti ha riguardato persone sotto i 65 anni ed in particolare, nella quasi metà dei casi, giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Nel 1920, il tasso di mortalità tra le persone sotto i 65 anni risultava diminuito di sei volte e di circa la metà nelle persone sopra i 65 anni, ma il 92% dei decessi si verificava comunque in soggetti di età inferiore ai 65 anni.[68] Ciò è inusuale, poiché normalmente l'influenza risulta più mortale per gli individui deboli, come i bambini (di età inferiore ai due anni), gli anziani (oltre i 70 anni) e gli immunocompromessi. Nel 1918, gli anziani potrebbero aver beneficiato di una parziale protezione ereditata dall'esposizione alla pandemia influenzale del 1889-1890, conosciuta come "influenza russa".[69] Secondo lo storico John M. Barry, i più vulnerabili di tutti furono le donne incinte, asserendo che secondo i dati rilevati in tredici studi su donne ospedalizzate durante la pandemia, il tasso di mortalità era compreso tra il 23% e il 71%.[70] Delle donne incinte sopravvissute al parto, oltre un quarto (26%) perse il bambino.[71]

Un'altra fatto inconsueto fu che l'epidemia si diffuse durante l'estate e l'autunno (per quello che riguarda nell'emisfero settentrionale), più frequentemente l'influenza si diffonde maggiormente in inverno.[72]

Gli studi moderni hanno dimostrato che il virus fu particolarmente letale poiché innescava una tempesta di citochine, che risulta più grave nei sistemi immunitari più forti caratteristici dei giovani adulti.[24]

Nei casi in rapida evoluzione, la mortalità fu causata principalmente da polmonite, da consolidamento parenchimale polmonare indotta da virus. I casi più lenti presentavano polmoniti batteriche secondarie opportunistiche e, in alcuni casi, vi fu un coinvolgimento neurale che portava a disturbi mentali. Alcuni decessi furono conseguenza della malnutrizione.

Seconda ondata[modifica | modifica wikitesto]

La seconda ondata della pandemia del 1918 fu molto più letale della prima. La prima ondata era assomigliata maggiormente alle tipiche epidemie influenzali; i più a rischio furono colore che erano anziani o già malati, mentre i più giovani e colore che godevano di buona salute si riprendevano facilmente. Ma ad agosto, quando iniziò la seconda ondata in Francia, Sierra Leone e Stati Uniti,[73] il virus era mutato in una forma molto più letale.

Questa maggiore severità è stata attribuita alla situazione relativa alla prima guerra mondiale.[74] Nella vita civile, la selezione naturale favorisce una leggera condizione. Quelli che si ammalano molto rimangono a casa, e coloro che sono solo lievemente malati continuano con le loro vite, diffondendo una malattia non grave. Nelle trincee, la selezione naturale risultava invertita. I soldati con una forma leggera di malattia rimasero dov'erano, mentre i malati gravi venivano inviati su treni affollati verso a ospedali da campo altrettanto affollati, diffondendo il virus più letale. La seconda ondata iniziò così e l'influenza si diffuse rapidamente in tutto il mondo. Di conseguenza, durante le moderne pandemie, i funzionari della salute prestano attenzione quando il virus raggiunge i luoghi con sconvolgimenti sociali alla ricerca di ceppi del virus più letali.[75]

Decimazione delle comunità[modifica | modifica wikitesto]

Un grafico che mostra il numero di decessi nelle principali città, con un picco tra ottobre e novembre 1918.

Persino nelle aree in cui la mortalità si rivelò bassa la vita di tutti i giorni andò incontro a grosse difficoltà. In molte città si assistette alla chiusura di molti negozi o alla richiesta ai clienti di restare all'esterno ad inoltrare gli ordini. Vi furono diversi casi in cui agli operatori sanitari non potevano visitare gli ammalati e i necrofori seppellire i morti poiché essi stessi erano ammalati. In molti luoghi vennero scavate fosse comuni con macchine a vapore in cui i corpi furono sepolti senza bara.[76]

Diversi territori delle isole del Pacifico vennero particolarmente colpiti. La pandemia li raggiunse dalla Nuova Zelanda, la quale si dimostrò troppo lenta ad attuare misure atte ad impedire alle navi che trasportavano l'influenza di lasciare i propri porti. Da qui, l'influenza, raggiunse Tonga (uccidendo l'8% della popolazione), Nauru (16%) e Fiji (5%, 9.000 persone).[77]

Ancora più grave fu la situazione che si verificò nelle Samoa tedesche, oggi lo stato indipendente di Samoa, occupate dalla Nuova Zelanda nel 1914. Qui il 90% della popolazione venne contagiato; il 30% degli uomini adulti, il 22% delle donne adulte e il 10% dei bambini rimasero uccisi. Al contrario, l'influenza fu tenuta lontana dalle Samoa Americane grazie all'intervento del Governatore John Martin Poyer che impose un blocco.[77] Nella stessa Nuova Zelanda, 8.573 morti vennero attribuiti alla pandemia influenzale del 1918, con un tasso di mortalità totale dello 0,74%.[78] Si stima che in Irlanda, l'influenza spagnola fu responsabile del 10% di tutti i decessi avvenuti nel 1918.

L'analisi dei dati ha rivelato che 6.520 morti vennero registrati nella contea di Savannah-Chatham, in Georgia (su di una popolazione di 83.252 individui) durante il triennio che va dal 1° gennaio 1917 al 31 dicembre 1919. Di questi decessi, l'influenza venne specificatamente indicata come causa in 316 casi, che rappresentano il 4,85% di tutte le cause di morte per tutto il periodo.[79]

Aree meno colpite[modifica | modifica wikitesto]

In Giappone, nel luglio 1919, vennero attribuiti 257.363 decessi all'influenza con un tasso di mortalità stimato dello 0,425%, un dato molto più basso rispetto a quasi tutti gli altri paesi asiatici per i quali sono disponibili dati. Il governo giapponese limitò radicalmente i viaggi marittimi da e verso le isole di origine della pandemia.

Nel Pacifico, anche le Samoa americane[80] e la colonia francese della Nuova Caledonia [81] riuscirono a prevenire l'arrivo dell'influenza grazie all'adozione di efficaci sistemi di quarantena arrivando a non contare alcun decesso tra i propri abitanti. In Australia, quasi 12.000 perosne morirono.[82]

Alla fine della pandemia, la remota isola di Marajó alla foce del Rio delle Amazzoni, in Brasile, non ebbe nessun riscontro dell'epidemia.[83] Anche nell'isola di Sant'Elena non si registrarono decessi.[84]

Sul fronte italiano[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, il primo allarme venne lanciato a Sossano (Vicenza) nel settembre del 1918, quando il capitano medico dirigente del Servizio sanitario del secondo gruppo reparti d'assalto invitò il sindaco a chiudere le scuole per una sospetta epidemia di tifo.

I morti dell'Impero Austro-Ungarico furono invece meno numerosi; in particolare, in Austria l'epidemia uccise 135.000 persone, in Ungheria 115.000 e in Bosnia 10.000, per un totale di 260.000 morti nell'Impero.[85]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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