Udinese Calcio

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Udinese Calcio
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Logo Udinese Calcio 2010.svg
Friulani, Bianconeri, Udin, Zebrette
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
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Maglietta
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Pantaloncini
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Calzettoni
Casa
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Trasferta
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Terza divisa
Colori sociali Flag of Udinese Calcio.svg Bianco e nero
Simboli Stemma di Savorgnan
Inno Vinci per noi
Dati societari
Città Udine
Nazione Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1896
Proprietario Italia Giampaolo Pozzo
Presidente Italia Franco Soldati
Allenatore Spagna Julio Velázquez
Stadio Friuli-Dacia Arena
(25 144 [1] posti)
Sito web www.udinese.it
Palmarès
Coppa Italia Lega Pro Coppa Intertoto
Titoli nazionali 1 campionato di Prima Divisione
2 campionati di Serie B
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
Trofei internazionali 1 Coppe Intertoto
1 Mitropa Cup
1 Coppa Anglo-Italiana
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Udinese Calcio, meglio nota come Udinese, è una società calcistica italiana con sede a Udine. Si tratta di uno dei club più antichi d'Italia, essendo nato nel 1896, anche se la sua sezione calcistica risale ufficialmente al 1911[2].

I suoi colori sociali sono il bianco e il nero, ripresi dallo stemma comunale della città; in ragione di tale accostamento cromatico, i giocatori guadagnarono il soprannome di bianconeri e di zebrette[3].

A livello interno i migliori risultati sportivi di sempre sono la finale di Coppa Italia 1922 (persa 0-1 contro il Vado) e il secondo posto in Serie A 1954-55[2]. Il club risulta vantare la sedicesima miglior tradizione sportiva in Italia secondo i parametri della FIGC. Per quel che riguarda le coppe europee il club annovera varie partecipazioni alla Champions League e alla Coppa UEFA/Europa League; i massimi risultati conseguiti in campo confederale sono la vittoria della Coppa Intertoto 2000[4] e il raggiungimento dei quarti di finale nell'edizione 2008-2009 della Coppa UEFA.

L'Udinese è anche uno dei membri dell'European Club Association (ECA), organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, composta dai principali club calcistici europei, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fondazione agli anni 1950[modifica | modifica wikitesto]

La Società Udinese di Ginnastica e Scherma viene istituita nel 1896[2], probabilmente il 30 novembre[6]. Il club era però già attivo de facto dal 1895. Il 18 settembre di quest'anno, infatti, gli atleti bianconeri partecipano a Roma alla prima partita di calcio svoltasi nella Capitale d'Italia, un'amichevole disputata contro la Società Rodigina di Ginnastica Unione e Forza[7] davanti al re Umberto I, alla regina Margherita e a circa ventimila spettatori. Un anno dopo, la compagine friulana trionfa a Treviso nel primo campionato nazionale di calcio tenutosi in Italia: tuttavia questa competizione non è riconosciuta come ufficiale dalla FIF (l'odierna FIGC, sorta due anni dopo), ma è patrocinata dalla Federazione Ginnastica Nazionale Italiana;[2][8] inoltre, il torneo non viene disputato seguendo le regole del gioco del calcio dell'IFAB, ma segue quelle della variante nostrana del calcio ginnastico,[9] (seppur al tempo considerato de iure football a tutti gli effetti).[10]

L'Udinese in maglia bianca nel 1937

Il 5 luglio 1911 alcuni ginnasti soci dell'Udinese, con a capo Luigi dal Dan, costituiscono all'interno della polisportiva l'Associazione Calcio Udinese, che viene iscritta alla FIGC[2]. Il debutto della nuova squadra avviene in un'amichevole contro la Juventus Palmanova, che gli udinesi vincono 6-0[2]. La prima partecipazione a un campionato ufficiale FIGC risale al Campionato Promozione 1912-1913: in quell'anno l'Udinese si iscrive al Campionato Veneto di Promozione a tre squadre, insieme al Padova e al Petrarca Padova. I friulani chiudono il torneo al secondo posto dietro al Petrarca e vengono promossi in Prima Categoria[2]. Nella nuova competizione l'Udinese non riesce mai a raggiungere la fase nazionale, venendo sempre eliminata nell'Eliminatoria Veneta.

Il primo risultato importante dalla fondazione del club corrisponde al raggiungimento della finale di Coppa Italia nel 1922: l'Udinese viene sconfitta 1-0 dal Vado. Questo piazzamento è dovuto anche al fatto che le maggiori compagini dell'epoca erano iscritte al concorrente campionato CCI[2].

Nel campionato 1922-23 la squadra chiude ultima nel suo girone e retrocede in Seconda Divisione. La società rischia il fallimento a causa dei debiti nell'estate del 1923 e perciò, il 24 agosto, l'"Associazione Sportiva Udinese" si separa dalla "Associazione Calcio Udinese" e quest'ultima viene costretta a istituire un bilancio e un direttivo autonomi. Tutti i debiti vengono pagati dal nuovo presidente Alessandro Del Torso grazie alla vendita di alcuni suoi quadri e l'Udinese può così iscriversi al campionato di Seconda Divisione 1923-1924, dove arriva quarta nel girone eliminatorio[2].

Giocatori dell'Udinese nel 1944

Nella stagione 1924-1925 l'Udinese vince il girone D di Seconda Divisione e conclude in testa nel girone finale, venendo promossa in Prima Divisione insieme al Parma[2]. La permenenza nella massima serie dura poco: la squadra conclude il torneo 1925-1926 in ultima posizione. Tuttavia, il club potrebbe comunque salvarsi, poiché nel 1926 viene promossa una riforma dei campionati, la cosiddetta Carta di Viareggio. Vengono dunque organizzati degli spareggi per determinare chi verrebbe ammesso alla nuova Divisione Nazionale, ma l'Udinese non si presenta alla partita contro il Legnano, perdendo il match a tavolino e lasciando così la massima serie[2].

Nel campionato 1926-1927 la squadra chiude all'ultimo posto in classifica, evitando però la retrocessione in Seconda Divisione[11] insieme alle altre retrocesse del torneo. I friulani restano in Prima Divisione fino al termine della stagione 1928-1929, quando nascono le nuove Serie A e Serie B e la Prima Divisione viene declassata a terzo livello[2]. Nel campionato 1929-1930 l'Udinese vince il proprio girone e viene promossa in Serie B[2]. La permanenza nel nuovo secondo livello dura due anni: al termine della stagione 1931-1932 la squadra è nuovamente retrocessa in Prima Divisione, che viene rinominata "Serie C" nel 1935. Nella stagione 1938-1939, raggiungendo e superando il girone finale di Serie C come seconda, i friulani tornano in Serie B[3].

Terminata la Seconda guerra mondiale, l'Udinese resta nel campionato cadetto fino alla stagione 1947-1948, quando retrocede in Serie C a causa di una nuova riforma dei campionati[12]. A questa retrocessione seguono però due promozioni consecutive, che permettono ai friulani di raggiungere una storica promozione in Serie A dopo la vittoria del campionato di Serie C 1948-1949 e il secondo posto nel campionato di Serie B 1949-1950[12]. In questi anni la società è presieduta da Giuseppe Bertoli e Raimondo Mulinaris[13], entrambi industriali friulani, mentre sulla panchina siede Aldo Olivieri, campione del mondo nel 1938.

L'Udinese del 1954-1955 che, durante l'estate, passò in poche settimane dallo storico secondo posto in Serie A alla retrocessione d'ufficio tra i cadetti.

L'Udinese rimane in Serie A per cinque anni, sfiorando anche lo scudetto nella stagione 1954-1955: in questo campionato la squadra chiude seconda in classifica, superata solo dal Milan[14]. Tuttavia, al termine della stagione, il club viene retrocesso in Serie B per illecito sportivo, commesso l'ultima giornata del torneo 1952-1953 e smascherato due anni dopo sulla base della confessione di Settembrino[14]. La squadra torna comunque in Serie A dopo una sola stagione nel campionato cadetto[14].

Anni 1960 e 1970[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni 1960 segnano un momento difficile nella storia dell'Udinese: i friulani vengono retrocessi prima in Serie B nella stagione 1961-1962 e poi in Serie C nella stagione 1963-1964[14]. Per circa un quindicennio alla squadra non riesce l'avanzamento in Serie B nonostante le varie occasioni, in particolare nel campionato 1972-1973, quando il club viene sconfitto 2-0 dal Parma nello spareggio promozione. Solamente nel campionato 1977-1978 i friulani, guidati dall'allenatore Massimo Giacomini, vengono promossi vincendo il proprio girone[2]. Nella stessa stagione, a coronamento di uno storico treble minore, la squadra conquista anche la Coppa Italia Semiprofessionisti e la Coppa Anglo-Italiana, battendo in finale rispettivamente la Reggina e il Bath City[15].

Intanto, l'8 giugno 1976 si è ufficialmente sciolta l'Associazione Calcio Udinese e formata una società per azioni, rinominata Udinese Calcio[15]. Il presidente diventa Teofilo Sanson, che idea nel 1978 un'inedita sponsorizzazione per la squadra, sulla cui divisa inizia a comparire il logo della "Sanson Gelati", azienda alimentare di proprietà dello stesso presidente. Poiché la pubblicità sulle maglie di calcio è ancora vietata dalla FIGC, Sanson 'aggira' il divieto posizionando il marchio della sua impresa sui pantaloncini dei giocatori. Il fatto suscita gran clamore: per la prima volta in Italia uno sponsor griffa una squadra di calcio. L'Udinese viene multata e costretta alla rimozione del marchio pubblicitario, ma l'iniziativa friulana apre un primo varco alla liberalizzazione delle sponsorizzazioni nel calcio italiano, che viene completata nel giro di pochi anni[16][17].

L'Udinese artefice del piccolo treble della stagione 1977-1978, con la vittoria del campionato di Serie C, della Coppa Italia Semiprofessionisti e della Coppa Anglo-Italiana.

Nella stagione 1978-1979 i friulani, confermato Giacomini in panchina, vincono il campionato di Serie B e tornano in Serie A dopo oltre vent'anni[15].

Anni 1980[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1979-1980 i friulani concludono il campionato al quindicesimo posto, retrocedendo in Serie B dopo un solo anno. Tuttavia, in conseguenza dello scandalo del Totonero, Milan e Lazio vengono retrocesse per illecito sportivo e l'Udinese ottiene perciò la permanenza nella massima serie[15]. In campo europeo, il club vince in questa stagione la sua prima Coppa Mitropa.

Durante il campionato 1980-1981 siede sulla panchina bianconera il nuovo allenatore Enzo Ferrari, che riesce a conquistare la salvezza. In questa stagione Teofilo Sanson cede la società alla Zanussi di Pordenone e il nuovo presidente del club diventa Lamberto Mazza. Nella stagione 1981-1982 l'Udinese acquista dalla Juventus Franco Causio e la squadra si salva senza particolari difficoltà. Nella stagione successiva[15], i friulani raggiungono il sesto posto in campionato.

Nell'estate del 1983 la società bianconera effettua un grande colpo di mercato: Arthur Antunes Coimbra, detto Zico, si trasferisce dopo un'estate di grattacapi giurisdizionali[18] dal Flamengo all'Udinese[19]. Per il campionato 1983-1984 la dirigenza friulana, guidata dall'amministratore delegato Franco Dal Cin, assortisce una squadra di nomi importanti, tra i quali l'attaccante Pietro Paolo Virdis e il difensore della nazionale brasiliana Edinho: i tifosi rispondono con la cifra di 26 661 abbonati[19], quota mai raggiunta dalla squadra. In campionato, la squadra di Enzo Ferrari si classifica nona, a soli due punti dalla zona UEFA, mentre Zico mette a segno 19 reti alla sua prima stagione in Italia[19].

Il fuoriclasse brasiliano Zico, fantasista friulano di metà anni 1980.

Nella stagione 1984-1985 l'Udinese cede molti giocatori importanti, ma riesce a trattenere Zico. La squadra viene affidata al tecnico brasiliano Luís Vinício. In questa stagione Zico, a causa di un infortunio e di problemi giudiziari con lo Stato italiano, lascia l'Udinese e torna al Flamengo[19]. Nella stagione successiva i friulani ottengono un tredicesimo posto in classifica[19].

Nel luglio del 1986 Giampaolo Pozzo viene a sapere casualmente che la società è in vendita; infatti la moglie Linda, durante una taglio dal parrucchiere, ha sentito la notizia proprio da Dal Cin che era seduto accanto a lei. Così il 28 luglio del 1986 subentra a Lamberto Mazza come presidente dell'Udinese, ma la sua avventura in bianconero inizia subito in salita: infatti inizialmente Pozzo doveva essere a capo di una cordata di imprenditori friulani, ma ben presto si accorse di essere lasciato solo, e trova inoltre una squadra che è appena stata retrocessa in Serie B dalla giustizia sportiva a causa dello scandalo del Totonero-bis (la pena viene rivista in appello e commutata in nove punti di penalizzazione nella Serie A 1986-1987). Nonostante la penalizzazione e la quasi certa retrocessione, Pozzo va controcorrente e acquista giocatori di spessore, sia per garantire la regolarità del campionato sia per far vedere ai tifosi di avere a cuore le sorti della squadra: arrivano a Udine, tra gli altri, Francesco Graziani e Fulvio Collovati. In questo campionato il club conclude all'ultima posizione e retrocede in Serie B; senza la penalizzazione i friulani si sarebbero salvati[20].

Negli anni successivi l'Udinese alterna promozioni in Serie A e retrocessioni in Serie B: nel campionato 1988-1989, guidati dall'allenatore Nedo Sonetti e dai gol di Totò de Vitis, i friulani sono promossi nella massima serie. La stagione successiva i bianconeri acquistano diversi giovani talenti, tra i quali Abel Balbo e Nestor Sensini, ma in campionato, guidati prima da Bruno Mazzia e poi da Rino Marchesi, la squadra retrocede all'ultima giornata dopo una lotta per il mantenimento della categoria durata tutta la stagione[20]. Nell'estate del 1990 l'Udinese è di nuovo condannata per illecito sportivo: la sanzione consiste in cinque punti di penalizzazione al club e cinque anni di deferimento al presidente Pozzo, accusato di aver contattato Gianmarco Calleri, allora presidente della Lazio, e di aver cercato di convincerlo a far perdere la sua squadra. Pozzo lascia quindi la carica di presidente dell'Udinese[20].

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1990-1991 i friulani, guidati da Marchesi prima e da Adriano Buffoni poi, potrebbero tornare subito in Serie A, ma a causa della penalizzazione di cinque punti l'Udinese si piazza ottava in classifica[20], nonostante Balbo si laurei capocannoniere del torneo. Senza la penalità, la squadra sarebbe rientrata tranquillamente tra le prime quattro, conquistando così la promozione. Tuttavia, nella stagione 1991-1992 il club esonera il tecnico Franco Scoglio e lo sostituisce con Adriano Fedele, e dopo un lungo testa a testa con il Cosenza i bianconeri ottengono il quarto posto, valevole per la promozione e conquistato grazie alle numerose marcature di Balbo. L'argentino contribuisce attivamente anche alla permanenza in Serie A la stagione successiva, durante la quale siede sulla panchina dell'Udinese l'esperto allenatore Alberto Bigon: i friulani ottengono la salvezza dopo una lunga lotta con Fiorentina e Brescia, quest'ultimo sconfitto solo dopo uno spareggio allo stadio Renato Dall'Ara di Bologna[20].

Nella stagione 1993-1994 il club cede Abel Balbo alla Roma e Francesco dell'Anno all'Inter. La squadra viene affidata ad Azeglio Vicini, il quale viene però esonerato all'indomani della sconfitta contro il Napoli, in seguito a delle incomprensioni con il patron Pozzo. Al suo posto torna Adriano Fedele: l'Udinese chiude il girone di andata al penultimo posto, mentre nel girone di ritorno i friulani tentano la rimonta, grazie anche all'exploit dell'attaccante Marco Branca (a cui venne affidato il compito di sostituire Abel Balbo), ma non riescono a salvarsi, retrocedendo in Serie B all'ultima giornata di campionato[20]. Già la stagione seguente però, con Giovanni Galeone in panchina subentrato a Fedele, la squadra ritorna nella massima serie[20], dove rimarrà stabilmente dalla stagione 1995-1996 a oggi.

Il tedesco Oliver Bierhoff, bomber friulano nella seconda metà degli anni 1990.

Da questo momento in poi l'Udinese ottiene diverse qualificazioni alla Coppa UEFA, la prima nella stagione 1996-1997, con Alberto Zaccheroni in panchina, oltre a raggiungere un clamoroso terzo posto dietro a Juventus e Inter, nel campionato 1997-1998. Al termine di questa stagione, l'attaccante tedesco dell'Udinese Oliver Bierhoff si laurea capocannoniere della Serie A mettendo a segno 27 gol[21]. Nella stagione successiva è Márcio Amoroso a diventare capocannoniere del campionato, siglando 22 reti con la maglia della squadra friulana, condotta al sesto posto da Francesco Guidolin[21].

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1999-2000 l'Udinese è inizialmente allenata da Francesco Guidolin, ma il tecnico veneto viene esonerato a stagione in corso e sostituito da Luigi de Canio: questi riesce a condurre la squadra all'ottavo piazzamento in classifica, ottenendo l'accesso alla Coppa Intertoto. Nell'estate l'Udinese giunge alla vittoria del torneo, qualificandosi così alla successiva Coppa UEFA. Il campionato 2000-2001 inizia bene per i bianconeri, che dopo cinque giornate si trovano addirittura al comando solitario della classifica. La squadra non riesce però a mantenere a lungo il primo posto e a marzo de Canio, a causa degli scarsi risultati fin lì conseguiti, viene esonerato e sostituito da Luciano Spalletti. L'allenatore toscano conduce l'Udinese al dodicesimo posto finale in campionato, mentre in Coppa UEFA il club viene eliminato al secondo turno dai greci del PAOK Salonicco[21].

Durante la stagione 2001-2002 si alternano in panchina Roy Hodgson e Gian Piero Ventura (subentrato a metà stagione): in campionato l'Udinese raggiunge la salvezza con un quattordicesimo posto ottenuto in extremis[21]. La stagione seguente vede il ritorno di Spalletti in panchina, che nelle stagioni 2002-2003 e 2003-2004 conduce il club al settimo posto per due anni consecutivi, centrando due volte la qualificazione alla Coppa UEFA[21] e venendo eliminata al primo turno in entrambe le edizioni. Nell'estate del 2004 la società acquista dall'Empoli l'attaccante Antonio Di Natale, che diventerà capitano e bandiera della squadra.

Nel campionato 2004-2005 l'Udinese riesce a raggiungere il quarto posto in classifica, ottenendo la prima qualificazione alla Champions League della sua storia[21]. Al termine di questa stagione, Spalletti rescinde il contratto che lo lega al club friulano, venendo sostituito da Serse Cosmi[21]. La stagione 2005-2006 è difficile per i friulani: Cosmi viene esonerato a stagione in corso e viene sostituito da Loris Dominissini, a sua volta esonerato e rimpiazzato da Giovanni Galeone. I bianconeri terminano il campionato all'undicesimo posto, mentre in Champions League raggiungono la fase a gironi ma si classificano terzi nel gruppo C, venendo estromessi dalla competizione; sarebbe bastato un solo punto per accedere agli ottavi di finale. La squadra ottiene comunque il diritto di partecipare alla Coppa UEFA, dove si fermano agli ottavi, eliminati dal Levski Sofia[21].

Nel campionato 2006-2007 i friulani, guidati da Alberto Malesani, raggiungono il decimo posto in classifica. L'Udinese è però l'unica squadra non battuta dai campioni d'Italia dell'Inter, pareggiando entrambi gli incontri (0-0 in casa e 1-1 in trasferta) e interrompendo la striscia di 17 vittorie consecutive dei nerazzurri[21]. Nell'estate del 2007 Pasquale Marino diventa il nuovo allenatore della squadra, mentre sul mercato il club acquista gli attaccanti Fabio Quagliarella e Antonio Floro Flores. La stagione 2007-2008 si conclude con un settimo posto, che permette all'Udinese di accedere nuovamente alla Coppa UEFA[21].

Nella stagione 2008-2009 la squadra compie un gran cammino in Coppa UEFA: i friulani raggiungono i quarti di finale della competizione, dove vengono eliminati dai tedeschi del Werder Brema. In questa stagione l'Udinese è la squadra italiana che ha raggiunto il miglior risultato nelle coppe europee[21]. Il campionato si chiude con un altro settimo posto, ma stavolta i bianconeri non sono ammessi alla Coppa UEFA, intanto rinominata "Europa League": al posto dell'Udinese viene ammessa la Lazio, vincitrice della Coppa Italia. In campionato i friulani stabiliscono comunque un record personale, vincendo 6 partite consecutive[21][22]. Al termine della stagione il direttore generale Leonardi e l'attaccante Quagliarella lasciano la squadra, per accasarsi rispettivamente al Parma e al Napoli.

Antonio Di Natale, trascinatore dell'Udinese tra il 2004 e il 2016, è il detentore dei record di presenze e reti con i friulani, sia in Serie A sia in assoluto.

Il campionato 2009-2010 non inizia bene per il club, che il 22 dicembre esonera Marino e lo sostituisce con Gianni De Biasi. La permanenza del nuovo tecnico dura appena due mesi: il 21 febbraio 2010 viene richiamato Marino e i friulani raggiungono la salvezza con due giornate di anticipo[21]. La stagione è invece memorabile per Di Natale, che si laurea capocannoniere del campionato con 29 reti segnate: per la terza volta un calciatore dell'Udinese è il miglior marcatore della Serie A, dopo Oliver Bierhoff nel 1998 e Marcio Amoroso nel 1999[21].

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Per la stagione 2010-2011 l'Udinese ingaggia come allenatore Francesco Guidolin, mentre Fabrizio Larini va a ricoprire la carica di direttore sportivo[21]. Nel gennaio del 2011 il club lancia sul digitale terrestre del Friuli-Venezia Giulia il proprio canale tematico Udinese Channel, il primo del genere in Italia totalmente gratuito e visibile in chiaro.

Dopo un inizio di campionato disastroso, con 4 sconfitte nelle prime 4 giornate, i friulani risalgono la classifica e raggiungono il quarto posto, valevole per i preliminari di Champions League[23]. Il 27 febbraio 2011 l'Udinese vince 7-0 in casa del Palermo: mai i bianconeri avevano realizzato 7 gol in una trasferta di Serie A, e fino ad allora le più larghe vittorie esterne friulane risultavano frutto di due 5-0 inflitti al Genoa nel campionato 1983-1984 e al Perugia nel campionato 1999-2000[24]. Il 22 maggio, in seguito al pareggio per 0-0 contro il Milan, la squadra stabilisce il nuovo record di punti conquistati in Serie A (66), superando il precedente record di 64 punti stabilito da Alberto Zaccheroni nel campionato 1997-1998 (record ottenuto però in un campionato di sole 34 giornate anziché 38). Inoltre, Antonio Di Natale si riconferma capocannoniere della Serie A con 28 marcature, mentre al portiere Samir Handanovič spetta il record di rigori parati, con 6 penalty neutralizzati su 8 calciati.

La stagione 2011-2012 si apre con i play-off di Champions League contro l'Arsenal, che in doppia sfida elimina l'Udinese. I friulani ottiengono però il diritto di partecipare all'Europa League, dove vengono sorteggiati nel girone I con gli spagnoli dell'Atlético Madrid, i francesi del Rennes e gli scozzesi del Celtic. Dopo aver superato il girone ed eliminato i greci del PAOK Salonicco ai sedicesimi di finale, i friulani si fermano agli ottavi, superati dagli olandesi dell'AZ Alkmaar[21]. In campionato il rendimento segue fasi alterne: il girone di andata si chiude con ben 38 punti, a sole tre lunghezze dalla Juventus capolista, mentre nel girone di ritorno, complici la preparazione anticipata e la stanchezza per gli impegni di coppa, l'Udinese stenta e perde il vantaggio accumulato. A fine campionato però, grazie a una serie di quattro vittorie consecutive, i bianconeri conquistano con 64 punti la terza posizione, qualificandosi nuovamente ai preliminari di Champions League[21]. Il 29 novembre 2011 la società riceve dal CONI il Collare d'Oro al Merito Sportivo, massima onorificenza dello sport italiano concessa a club di calcio con più di cento anni di storia[25].

La stagione 2012-2013 vede ancora i friulani sconfitti ai play off di Champions League, stavolta per mano dei portoghesi dello Sporting Braga: dopo l'1-1 in Portogallo, allo Stadio Friuli la gara termina ai calci di rigore dopo l'1-1 dei tempi regolamentari. I bianconeri sbagliano però il tiro di rigore decisivo (cucchiaio del neo acquisto Maicosuel parato dal portiere), ma accedono comunque all'Europa League[21]. L'Udinese viene sorteggiata in un duro girone comprendente gli inglesi del Liverpool, gli svizzeri dello Young Boys e i russi dell'Anzhi, conquistando una storica vittoria per 3-2 ad Anfield contro il Liverpool, ma chiudendo il girone all'ultimo posto, uscendo dalla competizione. Il campionato non inizia bene e la squadra naviga a metà classifica, ma una serie di 8 vittorie consecutive nelle ultime 8 giornate proietta i friulani al quinto posto finale e ai preliminari di Europa League[21]. Nella stagione successiva il club non supera i play-off di Europa League, venendo eliminato dai cechi dello Slovan Liberec, perdendo 3-1 in casa e pareggiando 1-1 in Repubblica Ceca. Nel prosieguo dell'annata i bianconeri raggiungono, come quattro anni prima, le semifinali di Coppa Italia, perdendo però contro la Fiorentina. Il campionato non porta grandi soddisfazioni all'Udinese, che staziona a metà classifica per gran parte della stagione e chiude la stagione al tredicesimo posto con 44 punti in classifica[21].

Dopo quattro anni Guidolin lascia l'Udinese, che viene affidata ad Andrea Stramaccioni. Nella stagione 2014-2015 i friulani vengono eliminati agli ottavi di finale di Coppa Italia dal Napoli, mentre in campionato, dopo una discreta partenza, l'Udinese si salva ma non va oltre il sedicesimo piazzamento in classifica con 41 punti conquistati. Terminato il contratto annuale di Stramaccioni, il club sceglie come nuovo allenatore Stefano Colantuono. Nel corso del campionato 2015-2016, a seguito delle prestazioni altalenanti della squadra, Colantuono viene esonerato: al suo posto, il 14 marzo 2016, approda alla guida dell'Udinese Luigi de Canio. I friulani si salvano alla penultima giornata, concludendo la stagione al diciassettesimo posto in classifica con il record negativo di punti conquistati (39) da quando la Serie A è a 20 squadre. Al termine della stagione l'attaccante bandiera della squadra Antonio di Natale lascia l'Udinese, congedandosi con un bottino di 191 gol fatti in maglia bianconera dal 2004 al 2016.

Per la stagione 2016-2017 viene scelto come nuovo tecnico della squadra Giuseppe Iachini. La stagione si apre con l'eliminazione dalla Coppa Italia il 13 agosto 2016: allo Stadio Friuli completamente ristrutturato l'Udinese viene battuta 2-3 dallo Spezia. A seguito dei deludenti risultati in campionato, già alla settima giornata Iachini viene esonerato, per essere sostituito da Luigi Delneri[26]. Sotto la guida del tecnico friulano, la squadra raggiunge il tredicesimo posto in classifica. La stagione seguente l'allenatore Delneri viene riconfermato, salvo poi essere esonerato dopo 13 giornate, nelle quali l'Udinese aveva raccolto 12 punti in 12 partite. La squadra viene affidata a Massimo Oddo che, dopo la prima sconfitta in casa con il Napoli, vince cinque partite consecutive portando l'Udinese al settimo posto in classifica. Tuttavia, dopo undici sconfitte consecutive (record storico negativo per i friulani), Oddo viene esonerato a quattro giornate dal termine del campionato e la squadra viene affidata a Igor Tudor: il tecnico croato pareggia 3-3 a Benevento, perde 0-4 in casa con l'Inter ma vince 1-0 contro l'Hellas Verona già retrocesso e il Bologna ormai salvo. I friulani raggiungono la salvezza all'ultima giornata e chiudono il campionato al quattordicesimo posto.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dell'Udinese Calcio
  • 30 novembre 1896 - Fondazione della Società Udinese di Ginnastica e Scherma.[27]


Finalista di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1938-39 - 1ª nel girone A della Prima fase di Serie C. 2ª nel girone finale B. Promossa in Serie B.
Turno di qualificazione di Coppa Italia.
Turno di qualificazione di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Turno di qualificazione di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Gironi eliminatori di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Mitropa.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Quarti di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase eliminatoria a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Quarti di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Vince la Coppa Semiprofessionisti (1º titolo).
Vince la Coppa Anglo-Italiana (1º titolo).
  • 1978 - Cambia denominazione in Udinese Calcio SpA.[30]
  • 1978-79 - 1ª in Serie B. Promossa in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.
Mitropa Cup.svg Vince la Coppa Mitropa (1º titolo).
Primo turno di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.

Semifinalista di Coppa Italia.
Intertoto.svg Vince la Coppa Intertoto (1º titolo).
Secondo turno di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
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Fase a gironi di Champions League.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
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Quarti di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
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Play-off di Champions League.
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Play-off di Champions League.
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Ottavi di finale di Coppa Italia
Terzo turno di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

La maglia sbarrata di metà anni 1980, qui indossata da Fulvio Collovati

I colori sociali dell'Udinese sono il bianco e il nero, gli stessi delle insegne comunali, presenti nella divisa della squadra fin dagli esordi pur se il loro utilizzo è spesso variato tra differenti partiture. Sul finire del XIX secolo la neonata Società Udinese di Ginnastica e Scherma indossa una maglia completamente nera, ornata unicamente da una stella a cinque punte bianca appuntata al centro del petto.[31]

Negli anni 1910 la casacca viene ripartita verticalmente a metà tra le due tinte,[31] mentre in seguito il bianco diventa predominante, con il nero relegato alle decorazioni.[2] Dagli anni 1930 si ha pressoché stabilmente la tipica maglia a strisce bianconere, spesso corredata da pantaloncini e calzettoni neri,[3] oppure da calzoncini bianchi e calzettoni neri.[12]

Le uniche innovazioni di rilievo si hanno durante gli anni 1980, quando l'abbigliamento dei friulani si discosta dalla tradizione e presenta le soluzioni più fantasiose: spiccano soprattutto le casacche bianche con palo centrale nero usate nella prima parte del decennio, cui seguono quelle nere attraversate da una massiccia sbarra bianca.[19][31] Dagli anni 1990 si assiste a un graduale ritorno alla sobrietà, pur se non mancano sperimentazioni come le strisce "incurvate" lungo l'estremità superiore,[4] viste a metà degli anni 2000.

Per quanto concerne invece le uniformi da trasferta, queste non hanno degli schemi fissi al di fuori della tinta unita, tanto che il club attinge di anno in anno a diverse colorazioni quali il blu, il giallo, l'arancione, il celeste e il rosa, nonché agli stessi bianco e nero già propri della divisa casalinga.[31]

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua storia l'Udinese ha utilizzato numerosi pittogrammi accomunati dal richiamare le tinte e l'araldica della città friulana. Il primo risale a inizio anni 1970, raffigurante uno scudo riempito da pali bianconeri, e il trigramma "ACU" (Associazione Calcistica Udinese). Verso la fine del decennio subentrò uno stemma raffigurante una zebra inscritta in un cerchio verde. Il secondo pittogramma fu adottato nei primi anni 1980 sotto la presidenza Mazza, e raffigurava uno scudo bianco che circoscrive uno scaglione nero — lo stesso che identifica il comune di Udine — su cui fu inserito il logotipo "Z" della Zanussi (società all'epoca proprietaria del club) e, al di sopra, la scritta in minuscolo "udinese calcio"[32].

Il terzo stemma fu una variante del secondo: uscita di scena la Zanussi, con l'acquisizione della società da parte di Giampaolo Pozzo scomparve la "Z" e rimase solo lo scudo con lo stemma cittadino. Il quarto stemma apparve sulle maglie dei bianconeri nella stagione 1995-96: lo scudo apparve circondato da un cerchio prima grigio e poi nero e poi, dalla stagione 2010-11, nuovamente grigio, avvolto con due rami d'alloro[4].

Più volte viene chiesto dalla tifoseria di far comparire anche l'aquila del Friuli sulle maglie bianconere, richiesta mai recepita dalla società anche a causa delle norme in vigore[33]. Nel 2008 fu inoltre fortemente contestata dai tifosi la scelta della società di far comparire sulle maglie lo stemma del Friuli-Venezia Giulia, in quanto percepito come emblema della rivale Trieste e non rappresentante il solo Friuli[34].

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L'inno ufficiale del club si intitola Vinci per noi ed è interpretato dalla cantante Nicole Pellicani. Il brano è eseguito prima dell'inizio di ogni incontro interno al Friuli[35].

In precedenza l'inno fu è Alè Udin, interpretato da Dario Zampa: il ritornello divenne coro distintivo del tifo friulano[36].

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stadio Moretti e Stadio Friuli.
Il vecchio Campo Polisportivo Moretti, utilizzato dalla squadra dal 1920 al 1976

Dal 1976 il campo di gioco dell'Udinese è lo stadio Friuli di Udine, inaugurato in sostituzione dello stadio Moretti, demolito e soppiantato da un parco urbano. Il nome è scelto per commemorare la regione, colpita nel maggio di quell'anno dal terremoto del Friuli.[37] Progettato dall'ingegnere udinese Giuliano Parmegiani, è considerato come uno dei più riusciti impianti dal punto di vista estetico. Lo stadio è situato a nord-ovest della città nel quartiere Rizzi, in una posizione abbastanza periferica. Particolarità del Friuli e simbolo di questo impianto è il maestoso arco che con i suoi 33 metri di altezza alla sommità fa da tetto alla tribuna.[38]

Lo stadio Friuli ristrutturato nel 2016

Il 5 giugno 2013 sono iniziati i lavori di ristrutturazione dello Stadio Friuli, secondo la volontà dell'azionista di riferimento dell'Udinese Giampaolo Pozzo. I lavori sono terminati ed hanno visto la totale demolizione e ricostruzione di curve e distinti, con l'installazione di nuovi sedili e la scomparsa della pista d'atletica. Il nuovo impianto è stato inaugurato il 17 gennaio 2016, in occasione del match tra Udinese e Juventus. Da allora, in occasione delle sole attività ufficiali dell'Udinese, lo stadio ha assunto il nome di Dacia Arena (dal nome della casa automobilistica partner ufficiale della squadra), ferma restando l'intitolazione originaria.

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Il "Centro Sportivo Dino Bruseschi" è l'insieme di strutture e campi d'allenamento che vengono utilizzate dalla prima squadra dell'udinese e dalle giovanili. Intitolato a uno dei più importanti presidenti della storia bianconera, sorge a pochi metri dallo Stadio Friuli.

Si estende per circa 64943 m² ed è composto da:

  • campo regolamentare (105 x 68 m) in erba naturale, con impianto d'illuminazione;
  • campo regolamentare (105 x 68 m) in erba naturale, privo d'illuminazione;
  • campo non regolamentare (100 x 55 m) in erba naturale;
  • campo regolamentare (105 x 68 m) in erba sintetica, con impianto d'illuminazione;
  • campo regolamentare (105 x 68 m) in erba sintetica, privo d'illuminazione;
  • gabbia in erba sintetica, con impianto d'illuminazione;
  • area dall'allenamento in erba sintetica (150 x 50 m);
  • tensostruttura coperta e riscaldata con area d'allenamento in erba sintetica (80 x 50 m) e con impianto d'illuminazione;
  • 4 spogliatoi a disposizione degli atleti. La prima squadra utilizza lo spogliatoio presente all'interno dello stadio Friuli;
  • spogliatoio per lo staff tecnico;
  • 2 magazzini per materiale tecnico.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il patron Giampaolo Pozzo nella seconda metà degli anni 1980 davanti all'allora sede del club.

La società friulana nel 2011 fa parte dei membri dell'European Club Association (ECA), organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, e composta dai principali club calcistici riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.[39]

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Dirigenti dell'Udinese Calcio

Organigramma aggiornato al 14 giugno 2018.[40]

Staff dell'area amministrativa
Consiglio di amministrazione
  • Italia Franco Soldati - Presidente
  • Italia Stefano Campoccia - Vicepresidente
  • Italia Gino Pozzo - Consigliere
  • Italia Giuliana Linda Pozzo - Consigliere
  • Italia Franco Collavino - Consigliere e direttore generale
  • Italia Daniele Pradè - Direttore area tecnica-sportiva
  • Italia Stefano Fattori - Osservatore giocatori in prestito
  • Italia Gianfranco Cinello - Responsabile settore giovanile
  • Italia Alberto Rigotto - Responsabile amministrazione, finanza, controllo
  • Italia Andrea Carnevale - Responsabile scouting
  • Italia Marco Colautti - Stadium Facilities Responsible
  • Italia Luigi Infurna - Team manager
  • Italia Daniela Baracetti - Segreteria
  • Italia Maurizio Ferrari - Ufficio stampa e comunicazione
  • Italia Ennio Iannone - Supporter Liaison Officer (SLO)


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Di seguito la cronologia di fornitori tecnici e sponsor dell'Udinese.

Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali


Impegno nel sociale[modifica | modifica wikitesto]

L'Udinese è una delle prime squadre in Italia ad avere creato un'associazione Onlus, infatti sono state devoluti numerosi macchinari ospedalieri e creato nuovi reparti negli ospedali della regione.[41] L'associazione "Udinese per la Vita", nata nel 2004 da un'iniziativa di Giuliana Pozzo, moglie del patron Giampaolo, ha devoluto circa 600 000 euro alla ricerca scientifica e alla sanità.[41]

Nel 2009 sono organizzate alcune iniziative volte a raccogliere fondi per la ricerca sulla SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, che ha colpito anche l'ex-bianconero Stefano Borgonovo.[42] La più importante, una Cena di Gala e Asta Benefica organizzata da "Udinese per la Vita", si è svolta il 16 marzo al "Là di Moret" di Viale Tricesimo: l'evento ha risalto in tutta Italia, trasmesso in diretta su Rai Tre con la conduzione dagli studi di Roma di Marco Civoli e con Ivan Zazzaroni inviato sul campo.[42]

Alla serata, presentata da Piero Chiambretti e da Bruno Pizzul, partecipano tra gli altri l'intera squadra bianconera, la sua dirigenza e la proprietà, ex compagni di squadra di Borgonovo quando vestiva la maglia bianconera e personaggi di spicco del mondo del calcio, nonché gli sponsor istituzionali dell'Udinese Calcio.[42] Il programma della manifestazione è caratterizzato da un'asta in cui giocatori di oggi e di ieri hanno donato maglie, scarpe da gioco e oggetti personali per la raccolta di fondi da destinare al progetto, inoltre si è svolta una lotteria con in palio ricchi premi offerti dalle ditte e aziende del Friuli che hanno voluto dare il loro contributo alla riuscita dell'iniziativa.[42] In totale sono raccolti oltre 80 000 euro, da utilizzare per l'acquisto di attrezzature tecnologicamente avanzate destinate al Dipartimento di Medicina Riabilitativa dell'istituto "Gervasutta" di Udine, con le quali è possibile migliorare la vita di coloro che sono stati colpiti dalla SLA.[42]

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Il settore giovanile dell'Udinese è formato da 4 squadre maschili partecipanti ai campionati nazionali (Primavera, Allievi Nazionali, Allievi Nazionali Lega Pro e Giovanissimi Nazionali), una partecipante a livello regionale (Allievi Regionali), oltre a una rappresentativa di Esordienti a 11 e una di Pulcini a 6.[43] La squadra Primavera conquista nel 1963-64 e nel 1980-81 l'omonimo campionato,[44] mentre nel 1992-93 la Coppa Italia Primavera.[45]

L'Udinese Calcio nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'Udinese è spesso presente in varie opere della cultura italiana. In ambito cinematografico è da ricordare Al bar dello sport (1983) di Francesco Massaro, nel quale Lino Banfi segue Fiorentina-Udinese, che termina 2-2,[46] mentre ne L'allenatore nel pallone (1984) Oronzo Canà (interpretato da Banfi), allenatore della Longobarda, viene sconfitto 0-4 proprio dai bianconeri.[47]. Appare anche un gagliardetto nel film La ragazza del lago, nell'ufficio del Questore, e nella pellicola Tifosi, nella quale una hostess chiede il risultato della squadra per la quale tifa, appunto l'Udinese.

Inoltre dal 2011 la società bianconera dispone di un canale televisivo ufficiale, Udinese TV, visibile gratuitamente sul digitale terrestre in Veneto e Friuli Venezia Giulia, ma in grado di trasmettere anche via satellite grazie ai dispositivi presenti su una speciale vettura FlyCar, e visibile inoltre in streaming nel web. Gli studi dell'emittente si trovano a Udine, in via di trasferimento presso lo stadio Friuli.[48] La programmazione è incentrata sulle attività della squadra e dei club di tifosi e include, oltre agli approfondimenti di attualità, anche interviste ai giocatori del passato. È previsto anche l'ampliamento della programmazione agli altri sport cittadini e alla politica ed economia locale.[48]

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco degli allenatori.

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Allenatori dell'Udinese Calcio
Allenatori

Di seguito l'elenco dei presidenti.

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Presidenti dell'Udinese Calcio
Presidenti
  • 1896-1919 Italia Antonio Dal Dan
  • 1919-1923 Italia Alessandro Del Torso
  • 1923-1925 Italia Francesco Dormisch
  • 1926-1927 Italia Gino Rojatti[50]
  • 1927-1929 Italia Achille Villoresi
  • 1929-1933 Italia Gino Rojatti
  • 1933-1934 Italia Lao Menazzi Moretti
  • 1934-1937 Italia Gino Rojatti
  • 1937-1940 Italia Enea Caine
  • 1940-1943 Italia Marcello Valentinis
  • 1943-1945 Italia Gino Rojatti
  • 1945-1947 Italia Guido Cappelletto
  • 1947-1952 Italia Giuseppe Bertoli
  • 1952-1968 Italia Dino Bruseschi
  • 1968-1976 Italia Pietro Brunello
  • 1976-1981 Italia Teofilo Sanson
  • 1981-1986 Italia Lamberto Mazza
  • 1986-1990 Italia Giampaolo Pozzo
  • 1990-1999 Italia Giovanni Caratozzolo (Amm.re unico)
  • 1999-2000 Italia Gianfranco Mossetto (Pres. del CdA)
  • 2000- Italia Franco Soldati (Pres. del CdA)

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le singole voci sono elencate nella Categoria:Calciatori dell'Udinese Calcio

Vincitori di titoli[modifica | modifica wikitesto]

Campioni del mondo

L'Udinese Calcio e le Nazionali di calcio[modifica | modifica wikitesto]

Il primo calciatore dell'Udinese a vincere un titolo con la propria Nazionale è Franco Causio che con l'Italia vince il campionato mondiale di calcio 1982;[51] segue, nel 1996, la vittoria da parte del tedesco Oliver Bierhoff dell'Europeo[52] e, nel 2006, quella di Vincenzo Iaquinta del Mondiale.[53]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

1978
1979-80
2000

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1929-30
1955-56, 1978-79
1977-78

Competizioni interregionali[modifica | modifica wikitesto]

1924-25 (girone finale Nord)
1929-30 (girone C)
1948-49 (girone B), 1977-78 (girone A)

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

1963-64
1980-81
1992-93

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Secondo posto: 1954-55
Terzo posto: 1997-98, 2011-12
Secondo posto: 1921-22
Finalista: 1922
Semifinalista: 2000-01, 2004-05, 2005-06, 2009-10, 2013-14
Secondo posto: 1912-13
Secondo posto: 1933-34
Terzo posto: 1928-29, 1934-35
Secondo posto: 1949-50, 1994-95
Terzo posto: 1988-89
Secondo posto: 1938-39, 1965-66, 1972-73, 1973-74, 1976-77
Terzo posto: 1935-36, 1971-72, 1974-75
Semifinalista: 2000-2001, 2004-2005, 2005-2006, 2013-2014
Semifinalista: 1961

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record dell'Udinese Calcio.

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 5 1913-14 1921-22 53
Prima Divisione 2 1922-23 1925-26
Serie A 46 1950-51 2018-19
Seconda Divisione 2 1923-24 1924-25 23
Prima Divisione 2 1926-27 1927-28
Serie B-C Alta Italia 1 1945-46
Serie B 18 1930-1931 1994-95
Prima Divisione 5 1928-29 1934-35 24
Serie C 19 1935-36 1977-78

Partecipazione alle competizioni UEFA[modifica | modifica wikitesto]

Competizione UEFA Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
UEFA Champions League 3 2005-2006 2012-2013 15
Coppa UEFA / UEFA Europa League 11 1997-1998 2013-2014
UEFA Intertoto Cup 1 2000

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Udinese Calcio nelle competizioni internazionali.

Il miglior piazzamento della storia dell'Udinese è il secondo posto nel campionato di Serie A 1954-1955, mentre il peggiore è il diciottesimo posto della Serie A 1961-1962.[2] Il record di punti in Serie A è 66, ottenuto nel 2010-2011 (annata caratterizzata anche dal maggior numero di vittorie, 20, e dal numero massimo di reti segnate in A, 65) e nel 2012-2013 (in cui bianconeri ottengono anche il record di 8 vittorie consecutive in Serie A).[4] La stagione 1982-1983 è caratterizzata dal massimo numero di pareggi nel massimo campionato italiano (20), dal minor numero di sconfitte (4) e di reti subite (23).[19] Nel 1984-1985 e nel 2000-2001 si ha il minor numero di pareggi in A (5),[4][19] nel 1954-1955 e nel 2011-2012 il maggior numero di vittorie casalinghe consecutive (7),[2][4] sempre nel 1954-1955 la miglior sequenza di partite utili (23), nel 1942-1943 la vittoria più larga in assoluto (Udinese-MATER 9-0), mentre quella più larga relativa alla sola Serie A si ha nel 1957-58 (Udinese-Napoli 7-0)[2] e nel 2010-11 (Palermo-Udinese 0-7).[4] Per quanto riguarda le sconfitte più pesanti, queste sono Udinese-Bari 0-7 nel 1930-31, Atalanta Bergamasca Calcio-Udinese 7-0 nel 1931-1932, Milan-Udinese 7-0 e Fiorentina-Udinese 7-0 nel 1958-1959.[2] Il maggior numero di stagioni consecutive in Serie A è 23, ottenuto dalla squadra dal 1995 a oggi, inoltre l'Udinese è la Coppa Italia. In ambito europeo è da segnalare la prima partecipazione in Champions League nel 2005-2006, mentre il massimo risultato in Coppa UEFA sono i quarti di finale nel 2008-09.[4] In totale l'Udinese ha ottenuto 472 vittorie in Serie A, 425 pareggi e 528 sconfitte, ha segnato 1824 reti e subite 1992.[55]

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Il giocatore bianconero più prolifico in una sola stagione è Antonio Di Natale, con 29 reti (2009-10), il quale è anche il miglior rigorista in Serie A con 17 gol.[56] Di Natale detiene anche il record di presenze nel campionato di massima serie italiano con 359 gettoni,[56] seguito da Valerio Bertotto con 336[57] e Giampiero Pinzi con 296.[58] Il giocatore napoletano è anche il miglior marcatore dell'Udinese in Serie A, con 187 reti,[56] seguito da Lorenzo Bettini a 67[59] e Abel Balbo a 65.[60] Il record di reti in assoluto è ancora di Totò (221),[56] idem per quanto riguarda le presenze in assoluto (418).

Record di presenze
Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I tifosi dell'Udinese gremiscono il Friuli nel 2005, durante la sfida di Champions League con il Barcellona.

Il gruppo portante del movimento ultras di Udine è l'Hooligans Teddy Boys, acronimato in HTB, fondato nel 1980, che fece la sua prima apparizione allo stadio dietro lo striscione "Hooligans". La maggior parte dei membri attivi del gruppo provengono dal capoluogo e dalla sua provincia.[61] Nel 1994 nacquero i Friulani al seguito, che concentrarono le loro attività al fine del miglioramento estetico e corale della curva bianconera. Il gruppo dette alla stampa nel 2001 anche la prima fanzine della tifoseria, titolata "One Step Beyond, dall'omonimo album del gruppo britannico Madness.[61] Nel 2011 i Friulani al seguito comunicarono ufficialmente la loro autosospensione, per poi riprendere posto in curva. Negli anni 1990 nascono anche gli HTB sez. Pordenone (1990), successivamente diventati Brigata Pordenone, e Nord Kaos sez. Destra Tagliamento (1994), che nel 1995 decisero di fondersi in un'unica fazione denominata Ultras 1995.[61]

Altro importante gruppo organizzato è il Collettivo IncUdine, nato in onore di Leonardo Cecon, giovane tifoso deceduto prematuramente in un incidente stradale nel 2003, di ritorno da una delle riunioni del nascente gruppo.[61] In lotta contro provvedimenti penalizzanti quali tessera del tifoso, fidelity card e articolo 9, si è caratterizzato nel corso degli anni per uno spiccato impegno nel sociale, tramutatosi in raccolte di fondi a sostegno degli alluvionati del vicentino, dei terremotati dell'Aquila e dell'Emilia, oltre che al sostegno attivo alla Fondazione Gabriele Sandri.[61]

Altri gruppi di più recente costituzione sono i Briganti Baldassa (Udine Baldassa fino al 2015), i Suisse Torzeons, formato da ragazzi provenienti dalla Svizzera, Settore Tarvisio Udine, Tarcento '89, Diffidati al seguito, e Gente strana.[61] Gli ultras hanno sempre preso posto nel settore Curva nord dello stadio Friuli, eccezion fatta per due brevi periodi: nella stagione 2013-2014 nella quale si sistemarono nei Distinti, e a cavallo tra il 2014 e il 2015 nel quale si sistemarono in Tribuna laterale Nord, a causa dei lavori che interessarono l'impianto di Piazzale Repubblica Argentina.[61]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Il fiulano Zico e il giuliano De Falco nel derby regionale di Coppa Italia dell'8 febbraio 1984: la rivalità con la Triestina è la più antica nonché tra le più sentite da parte del tifo bianconero.

La curva dell'Udinese è gemellata con i supporter veneti del Vicenza, storico e saldo rapporto sentito dalla maggior parte della tifoseria bianconera, mentre l'AUC (Associazione Udinese Club) sono legati ai toscani del Siena.[62] Fuori dai confini nazionali, vi era inoltre un'amicizia coi tedeschi del Werder, legame nato durante gl'incontri in campo europeo.[63]

Le rivalità storiche sono invece con la Triestina – dovuta alla vicinanza fra le città di Udine e Trieste, rispettivamente capitale storica del Friuli e capoluogo della regione Friuli-Venezia Giulia – e con il Verona – risalente agli anni 1980, ai tempi di Zico e dello scudetto degli scaligeri, poi cementata dall'opposto gemellaggio Hellas-Triestina.[64]

Le altre principali rivalità sono con la Juventus, con il Napoli (sfociata negli ultimi anni in gravi incidenti), con il Bologna (una ex amicizia tra tifoserie, tramutata in rivalità dopo la rottura del precedente gemellaggio) e con il Venezia (dualismo nato, similmente a quello con la Triestina, dalla vicinanza tra le due città).[62] Esistono inoltre altre rivalità meno sentite con Cremonese, Fiorentina e Lazio.[64]

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Udinese Calcio 2018-2019.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Rosa e numerazione sono aggiornati al 31 agosto 2018.[65]

N. Ruolo Giocatore
1 Argentina P Juan Musso
2 Mali D Molla Wague
3 Brasile D Samir
4 Ghana D Nicholas Opoku
5 Nigeria D William Troost-Ekong
6 Francia C Seko Fofana
7 Italia D Giuseppe Pezzella
8 Ghana C Emmanuel Agyemang-Badu
9 Brasile A Felipe Vizeu
10 Argentina C Rodrigo de Paul
11 Svizzera C Valon Behrami (capitano)
13 Svezia C Svante Ingelsson
14 Serbia C Petar Mićin
15 Italia A Kevin Lasagna (vice capitano)
16 Venezuela A Darwin Machís
N. Ruolo Giocatore
17 Paesi Bassi D Bram Nuytinck
18 Paesi Bassi D Hidde ter Avest
19 Danimarca C Jens Stryger Larsen
21 Italia C Simone Pontisso
22 Italia P Simone Scuffet
23 Argentina A Ignacio Pussetto
38 Italia C Rolando Mandragora
40 Italia P Manuel Gasparini
41 Italia P Semuel Pizzignacco
72 Rep. Ceca C Antonín Barák
77 Italia C Marco D'Alessandro
88 Brasile P Nicolas
91 Polonia A Łukasz Teodorczyk
98 Senegal C Mamadou Coulibaly
99 Croazia C Andrija Balić

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Staff aggiornato al 28 agosto 2018.[66]

Staff dell'area tecnica
Staff tecnico
  • Spagna Julio Velázquez - Allenatore
  • Spagna Julian Jimenez - Allenatore in seconda
  • Italia Alex Brunner- Preparatore portieri
  • Italia Fabrizio Tafani - Preparatore atletico
  • Italia Federico Pannoncini - Preparatore atletico
  • Italia Paolo Artico - Preparatore atletico
  • Italia Andrea D'Urso - Preparatore atletico
  • Italia Alessandro De Guidi - Preparatore atletico
  • Italia Daniele Pradé - Direttore Sportivo
  • Italia Luciano Zauri - Collaboratore tecnico
  • Italia Vincenzo Sasso - Match analyst
Staff sanitario
  • Italia Aldo Passelli - Responsabile sanitario
  • Italia Fabio Tenore - Medico sociale
  • Italia Marco Patat - Fisioterapista
  • Italia Giovanni Piani - Fisioterapista
  • Italia Michele Turloni - Fisioterapista
  • Italia Alessio Lovisetto - Fisioterapista
  • Italia Mauro Favret - Fisioterapista
  • Spagna Carlos Pedrosa Moreno - Fisioterapista
  • Italia Mauro Gatti - Psicologo


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo stadio, su udinese.it (archiviato dall'url originale il 14 febbraio 2013).
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s La nascita dell'Acciù, su udinese.it. URL consultato il 22 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2013).
  3. ^ a b c Gli anni trenta e quaranta, su udinese.it. URL consultato il 26 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2015).
  4. ^ a b c d e f g h Il modello ispiratore, su udinese.it. URL consultato il 19 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2014).
  5. ^ ECA Members, su ecaeurope.com. URL consultato il 23 agosto 2018.
  6. ^ Tanti auguri Udinese!
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  16. ^ Sappino p. 1732, Sponsor.
  17. ^ Massimiliano Castellani, Soldi in campo - Sponsor e sport più forti della crisi, in Avvenire, 27 luglio 2009.
  18. ^ Infatti il 9 giugno 1983 la FIGC, presieduta dall'avvocato Sordillo, impone il blocco immediato dei trasferimenti per i giocatori stranieri; chi dice per motivi economici (il costo del giocatore vicino ai 6 miliardi di lire, che potrebbe mandare in rovina il club friulano), chi addirittura per motivi politici rischiando che la figura del presidente dell'Udinese, Lamberto Mazza, patron della Zanussi, diventi eccessivamente ingombrante. I cittadini del capoluogo friulano manifestano in piazza XX Settembre la loro rabbia verso la FIGC al coro di "O Zico o Austria!"; sulla questione si pronuncia a favore anche il Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini che afferma che gli piacerebbe veder giocare Zico in Italia. Il Coni decide quindi di nominare tre giuristi di fama che in pochi giorni concedono il nulla osta per portare il giocatore brasiliano in Italia.
  19. ^ a b c d e f g h Arriva sua maestà Zico, su udinese.it. URL consultato il 26 settembre 2015 (archiviato dall'url originale il 25 settembre 2015).
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  22. ^ Le partite, in ordine, sono: Reggina-Udinese 0-2 (12 aprile 2009), Udinese-Fiorentina 3-1 (19 aprile), Udinese-Atalanta 3-0 (26 aprile), Chievo-Udinese 1-2 (3 maggio), Lazio-Udinese 1-3 (10 maggio), Udinese-Milan 2-1 (16 maggio)
  23. ^ C'è l'Arsenal per l'Udinese, su it.uefa.com, 5 agosto 2011.
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  27. ^ Anche già a settembre 1896 risulta vincitrice del Torneo della Federazione di Ginnastica Nazionale Italiana
  28. ^ Su "Il Calcio" Bollettino ufficiale della FIGC n. 1 del 15 ottobre 1914 (elenco società affiliate - Veneto) a p. 7 è ancora trascritta con denominazione "AC Udine" (conservato dall Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nel repertorio digitalizzato.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Almanacco illustrato del calcio 1978, Modena, Panini, 1977.
  • Marco Sappino (a cura di), Dizionario del calcio italiano, 1ª edizione, Milano, Baldini & Castoldi, 2000.
  • Stefano Pozzoni, Dove sono gli ultrà?, Zelig, 2005.
  • Giorgio Welter, Le maglie della Serie A, Milano, Codice Atlantico, 2013, ISBN 978-88-905512-9-1.

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