Diadora

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Diadora Sport
Logo
Stato Italia Italia
Forma societaria Società a responsabilità limitata
Fondazione 1948 a Caerano di San Marco
Fondata da Marcello Danieli
Sede principale Caerano di San Marco
Gruppo Geox
Persone chiave Enrico Moretti Polegato presidente e amministratore delegato
Settore Abbigliamento
Prodotti
  • Scarpe
  • Abbigliamento sportivo
Fatturato 152 milioni di [1] (2016)
Dipendenti 200 (2016)
Sito web

La Diadora è una società di abbigliamento italiana, con sede a Caerano di San Marco in Veneto, che produce calzature, magliette e altri articoli quali zaini e borse. Sponsor tecnico nonché creatore delle divise per l'Associazione Italiana Arbitri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Guida Danieli[modifica | modifica wikitesto]

La zona pedemontana veneta era nota per la produzione di calzature, una tradizione iniziata durante il periodo della grande guerra, quando nel Trevigiano, ritrovatosi sul fronte, si diffuse la produzione di calzature militari per supportare i soldati. L'industria continuò anche nei decenni successivi, sviluppandosi e specializzandosi ulteriormente.

È in questo contesto che nasce l'azienda Diadora (a Caerano di San Marco, nel 1948[2]), come ditta specializzata in scarponi da montagna: il fondatore Marcello Danieli, chiamato anche Ottavio perché ultimo di otto fratelli,[3] aiutato dalla moglie e da un socio, Rinaldo Menegon, inizia una produzione artigianale aiutato dalla moglie Rina e da un socio, Rinaldo Menegon. All'inizio scarpe da lavoro nei campi e da boscaiolo. Non c'è ancora il marchio, la pelle è comprata in Toscana, Danieli va in giro a vendere il prodotto, nel giro di pochi anni il calzaturificio sarà noto per la sua qualità, prima nel Veneto e quindi in tutta Italia.

Nel gennaio 1967 i due soci si separano e nasce il Calzaturificio Diadora. Con gli anni sessanta e il più diffuso benessere che investe l'Italia, Diadora, grazie all'acquisto di nuovi macchinari e brevetti americani di produzione (come ad esempio la pressofusione), si evolve in una vera e propria fabbrica, con produzione dalle dimensioni e dai processi industriali, ma riuscendo a mantenere un'ottima qualità e con essa la fama a livello nazionale. Ma gli anni sessanta portano anche ad una maggiore attenzione degli italiani al mondo sportivo, e ciò spinge Diadora ad aggiungere alle pedule e agli scarponi la produzione di scarponi da sci e di doposci.

Negli anni settanta, e in particolare con Montreal 1976, il marchio (all'inizio i cerchi olimpici, dal 1973 assume la forma della freccia alata) si impone nel mondo dello sport, attraverso la sponsorizzazione di alcuni celebri campioni del tennis e del calcio, fra i quali Björn Borg, Roberto Bettega, Marco Tardelli, Walter Zenga e Giuseppe Gentile, seguiti dall'atletica leggera, da Gabriella Dorio sino a Ben Johnson. Questa campagna di sponsorizzazione traina Diadora in ambito internazionale: la produzione supera i tre milioni di paia, che vengono distribuiti da oltre 3.500 punti di vendita in 45 paesi di tutto il mondo. Grazie a Diadora (in cui già da tempo lavorano i tre figli di Marcello Danieli, Roberto, Pierluigi, Diego) nasce anche la moda della scarpa da tennis al di fuori del contesto sportivo, usata dai ragazzi come accessorio casual.

Diadora Mythos Axeler, un modello della gamma 2009

Negli anni ottanta è attuata una diversificazione della gamma di sport sponsorizzati, come pallacanestro, pallavolo, pugilato, scherma, automobilismo, motociclismo, ciclismo e pentathlon, ma soprattutto la collaborazione con il Centro di Bioingegneria di Milano, che porta a Diadora grandi innovazioni tecniche e materiali d'avanguardia.

Ad oggi Diadora è uno dei maggiori marchi nel mondo dello sport, con sponsorizzazione in tutti i campi e una fitta rete di distribuzione a livello internazionale. Diadora è nota anche attraverso il marchio Utility Diadora con cui è leader nella produzione di scarpe antinfortunistiche ad alta tecnologia.

Guida Moretti Polegato[modifica | modifica wikitesto]

L'intenso sviluppo (nel 1997 la società ha ricavi per 550 miliardi delle vecchie lire e 650 dipendenti) produce qualche affanno. Il 30 giugno 1998 l'Invicta, storica azienda torinese specializzata in zaini, acquista l'azienda di Caerano fondendosi successivamente con essa e spostando nel trevigiano la propria sede principale. Il sodalizio è però destinato a durare poco: la pessima situazione economica del gruppo costringe nel 2006 alla vendita dell'Invicta alla Seven, mentre tre anni dopo sarà lo stesso brand Diadora a essere ceduto dal curatore fallimentare alla finanziaria della famiglia Moretti Polegato, azionista di riferimento del gruppo montebellunese Geox. La proprietà sarà così controllata al 100% dalla Lir, la cassaforte della famiglia Moretti Polegato (85% di Mario Moretti Polegato, 15% del figlio Enrico Moretti Polegato).[4] La guida dell'azienda sarà affidata al figlio del fondatore della Geox. L'azienda viene ristrutturata con una diminuzione del numero dei dipendenti e nel 2016 Enrico Moretti Polegato, trentacinquenne e avvocato, dichiara che il risanamento è stato completato.[5] Nel 2016 più del 60% del fatturato (arrivato a quota 152 milioni di euro con un aumento del 18,4%) è ottenuto in Italia.[1]

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome venne suggerito a Danieli da un suo rappresentante: Diadora era il nome antico di Zara, la città dalmata in cui era nato e da dove era dovuto fuggire profugo in Italia.[3] C'è anche chi sostiene che prese spunto da uno storico sodalizio sportivo che ebbe luogo al Lido di Venezia, la società sportiva Diadora. Etimologicamente di derivazione greca, Diadora ha comunque un doppio significato: il primo si lega alla zona dalmata di Zara e più precisamente con Diadora veniva indicato lo zaratino. Il secondo significato deriva dall'unione dei termini Dia e Dora, che in italiano si può tradurre con "condivisione di doni o onori".

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Il logo creato nel 1972, chiamato "cinque palle", era composto da cinque cerchi formati dalle lettere in minuscolo d a do a a somiglianza del simbolo delle Olimpiadi. Nel 1973 alla scritta, più spessa e con le lettere più distanziate e piene, si aggiunge un fregio che diverrà il logo dell'azienda disegnato dall'ex dipendente Sergio Gallina.

Sponsorizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ciclisti[modifica | modifica wikitesto]

Atletica leggera[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Sponsorizzazioni attuali[modifica | modifica wikitesto]
Unione delle associazioni calcistiche europee[modifica | modifica wikitesto]
  • Andorra Andorra
  • Cipro Cipro
  • Croazia Croazia
  • Georgia Georgia
  • Grecia Grecia
  • Israele Israele
  • Italia Italia
  • Kazakistan Kazakistan
  • Lituania Lituania
  • Malta Malta
  • Scozia Scozia
Confederazione asiatica di calcio[modifica | modifica wikitesto]
  • Bahrein Bahrein
  • Kirghizistan Kirghizistan
  • Libano Libano
  • Palestina Palestina
  • Siria Siria

Club[modifica | modifica wikitesto]

Africa[modifica | modifica wikitesto]
America[modifica | modifica wikitesto]
Asia[modifica | modifica wikitesto]
Europa[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Beach Soccer[modifica | modifica wikitesto]

Motor Sports[modifica | modifica wikitesto]

TV ed Eventi[modifica | modifica wikitesto]

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Diadora è diventata famosa soprattutto grazie alla campagna di sponsorizzazione di squadre ed atleti nazionali ed internazionali cominciata negli anni '70 e proseguita fino ad oggi. La Diadora è sponsor e fornitore ufficiale di molti atleti in vari sport, dal tennis al ciclismo fino al calcio. È stata fornitrice ufficiale della nazionale italiana di calcio dal 1986 al 1994 vestendola nei campionati mondiali Messico 86, Italia 90 e di USA 94, oltre a Euro 88 in Germania Ovest. Famosi tennisti come Gastón Gaudio, David Sánchez, Boris Becker, utilizzano prodotti Diadora. Alcuni calciatori famosi hanno scelto Diadora per il loro abbigliamento tecnico e non solo, come Francesco Totti, Antonio Cassano, Filippo Inzaghi, Felipe Melo, Giuseppe Signori, Christian Panucci, Kakhaber Kaladze, Christian Vieri, Martin Jorgensen e specialmente ha avuto come suo maggior testimonial Roberto Baggio. Nel ciclismo la presenza di Diadora è sempre stata molto importante, supportando diversi atleti tra cui Cadel Evans, Francesco Moser, Cameron Wurf, Gianni Bugno, Laurent Fignon, Danilo Di Luca e Damiano Cunego.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Guida al vestire critico[6]: "Diadora ottiene parte dei suoi prodotti da terzisti localizzati in Cina, Birmania e Vietnam, paesi che vietano ogni libertà sindacale". La stessa fonte afferma che "nel 2001, nella fabbrica indonesiana PT Istana Garmindo Jaya che produceva per diverse imprese europee, fra cui [...] Diadora, un sindacalista è stato licenziato.[7] [...] vi sono state proteste dei lavoratori per chiedere il reintegro del sindacalista, ma la dirigenza ha rifiutato. Per giunta ha impedito agli scioperanti il rientro in fabbrica".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2017.
  2. ^ Storia dell'azienda sul sito web ufficiale
  3. ^ a b Business shoes, novembre-dicembre 2012.
  4. ^ OggiTreviso.it, 12 luglio 2017.
  5. ^ NordEst Economia, 22 luglio 2016
  6. ^ Centro nuovo modello di sviluppo, Guida al vestire critico, Bologna, EMI Editrice Missionaria Italiana, 2006, ISBN 978-88-307-1514-1. (poi pubblicato in Spagna da Editorial Popular nel 2007 col titolo Guía ética de las marcas)
  7. ^ Help needed for fired union activist in Indonesia sul sito web della Clean Clothes Campaign

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gian Paolo Ormezzano, Scarpe Diem. Cinquant'anni della Diadora dei Danieli, Montebelluna, Edizioni Zanetti, 2012. ISBN 88-9789-117-9

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]