Friuli-Venezia Giulia

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Friuli Venezia Giulia
regione autonoma a statuto speciale
(IT) Friuli Venezia Giulia
(FUR) Friûl Vignesie Julie
(SL) Furlanija Julijska Krajina
(DE) Friaul Julisch Venetien
Friuli Venezia Giulia – Stemma Friuli Venezia Giulia – Bandiera
In senso orario vedute di Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste
In senso orario vedute di Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste
Localizzazione
Stato Italia Italia
Amministrazione
Capoluogo Trieste
Presidente Debora Serracchiani (PD) dal 22/04/2013
Data di istituzione 31 gennaio 1963
Territorio
Coordinate
del capoluogo
45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Friuli Venezia Giulia)Coordinate: 45°38′10″N 13°48′15″E / 45.636111°N 13.804167°E45.636111; 13.804167 (Friuli Venezia Giulia)
Superficie 7 862,3 km²
Abitanti 1 227 625[1] (30-11-2014)
Densità 156,14 ab./km²
Province Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine
Comuni 216
Regioni confinanti Alta Carniola (SI-052), Carinzia (AT-2), Goriziano (SI-023), Litorale-Carso (SI-024), Veneto
Altre informazioni
Lingue Italiano, friulano, sloveno, tedesco
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 IT-36
Codice ISTAT 06
Nome abitanti friulani e giuliani
PIL (PPA) 27.358,2 mln
PIL procapite (PPA) 29.292
Cartografia

Friuli Venezia Giulia – Localizzazione

Mappa della regione con le sue province
Mappa della regione con le sue province
Sito istituzionale

Il Friuli Venezia Giulia[2] (Friûl Vignesie Julie in friulano, Furlanija Julijska krajina in sloveno, Friaul-Julisch Venetien in tedesco) è una regione italiana autonoma a statuto speciale dell'Italia nord-orientale di 1.227.495 abitanti[3], con capoluogo Trieste. È composta da due regioni storico-geografiche con caratteristiche culturali diverse: il Friuli e la Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia è un caso del tutto singolare tra le regioni italiane: la geografia lo ha posto al confine delle tre principali realtà etnico-linguistiche del continente europeo: latina, slava e germanica, che qui hanno dialogo e si sono armonizzate, ma che si sono anche scontrate, creando nei secoli molteplici diversità.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Friuli Venezia Giulia si trova nell'Italia nord-orientale e si estende su una superficie di 7.858 km². È composto da territorio appartenente alla regione storico-geografica del Friuli, che costituisce la larghissima maggioranza della sua superficie, e dalla parte di Venezia Giulia rimasta all'Italia dopo la seconda guerra mondiale. La demarcazione tra le due regioni storico-geografiche non è tuttavia univoca, in quanto costituita per alcuni autori dal fiume Isonzo, per altri dalla foce del fiume Timavo, presso San Giovanni di Duino.

I confini sono:

Geomorfologia[modifica | modifica wikitesto]

Morfologicamente la regione può essere suddivisa in 4 regioni naturali.

Montagne[modifica | modifica wikitesto]

Tutta la parte settentrionale del Friuli è costituita da territorio montano, solcato da vallate in corrispondenza di corsi d'acqua come il Tagliamento e il Fella. La parte ad ovest del Fella, che comprende le Alpi e le Prealpi Carniche, separate dall'alto corso del Tagliamento, viene chiamata Carnia. I rilievi più importanti, da occidente ad oriente, sono: tra le Dolomiti friulane (appartenenti alle Prealpi Carniche) la Cima dei Preti (2703 m), il Duranno (2652 m) e la Cridola (2580 m); tra le Alpi carniche il monte Coglians (che con i suoi 2780 m è la quota massima della regione), la Creta delle Chianevate (2679 m) e il monte Peralba (2691 m); tra le Alpi Giulie italiane, lo Jôf di Montasio (2754 m), il Mangart (2677 m), lo Jôf Fuârt (2666 m) e il monte Canin (2587 m), che domina la pianura.

Colline[modifica | modifica wikitesto]

L'area collinare è situata a sud di quella montana e lungo la parte centrale del confine con la Slovenia. Il principale prodotto del settore agricolo in questa zona è il vino, la cui qualità, soprattutto la qualità bianca, è conosciuta in tutto il mondo (verduzzo, ramandolo, picolit, terano, vitowska). La parte più orientale della zona collinare è anche conosciuta come Slavia friulana, il cui nome ricorda le terre in cui dal VII secolo d.C. si erano insediate genti di origini slave.

Pianure centrali[modifica | modifica wikitesto]

L'area è formata da un'alta pianura, situata a nord, con suoli formati da depositi fluviali grossolani e permeabili, e da una bassa pianura, a sud, con suoli formati da depositi fluviali fini e impermeabili. Tra le due si allunga, da nord/ovest a sud/est, la fascia delle risorgive, dove le falde acquifere sotterranee, provenienti da monte, affiorano in superficie dando vita a numerosi corsi d'acqua, detti per l'appunto "di risorgiva". Nella bassa pianura il paesaggio è quello delle pianure irrigue, mentre nell'alta pianura il paesaggio è quello delle praterie aride ("magredi". o grebanos in lingua friulana), anche se negli ultimi decenni queste terre sono state messe a coltura ricorrendo a moderni ed efficaci sistemi di irrigazione. L'alta pianura friulana ha caratteristiche diverse nelle sue sezioni orientale e occidentale, separate dal corso del fiume Tagliamento. La seconda, percorsa dagli ampi greti ghiaiosi dei torrenti Cellina e Meduna, è spiccatamente più arida della prima. Le diverse caratteristiche dell'alta e della bassa pianura ne condizionano il popolamento: mentre nella prima gli insediamenti umani sono discontinui, nella seconda essi sono diffusi nel territorio e danno vita a conurbazioni. La maggior parte delle attività agricole della regione sono concentrate in questa zona.

Coste[modifica | modifica wikitesto]

Area che può essere ulteriormente suddivisa in due sottoaree, l'occidentale e quella orientale, separate dalla foce del fiume Isonzo (Riserva naturale della Foce dell'Isonzo). A ovest di questa la costa è bassa e sabbiosa con ampie lagune (laguna di Grado, Marano Lagunare) oltre a famose località balneari quali Grado e Lignano Sabbiadoro. A est la costa è rocciosa dove l'altopiano carsico incontra l'Adriatico, fino al confine con la Slovenia. Le province di Gorizia e Trieste comprendono infatti una porzione del Carso, caratterizzato da notevoli fenomeni geologici quali doline, numerose grotte (tra cui la Grotta Gigante) e fiumi sotterranei come il Timavo. I modesti rilievi del Carso italiano raggiungono la massima quota nei 672 m s.l.m. del Monte Cocusso, che segna il confine nazionale.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del Friuli Venezia Giulia va dal clima submediterraneo delle zone costiere, a un clima temperato più umido nelle pianure e nelle zone collinari, fino al clima alpino delle montagne. La temperatura annuale media di Trieste (dati 2000-2008) è di 15,7 °C, mentre quella della pianura va dai 13,5 ai 14,5 °C. La zona della regione più mite è quella litoranea presso Trieste, sia per l'influenza del mare più profondo, sia per la parziale protezione dell'altopiano carsico. Questo tratto di costa gode di un clima tra i più secchi d'Italia e, specie nelle minime, risulta quasi sempre sensibilmente più mite del resto della regione, contando in media solo nove minime sottozero (in genere di pochi decimi o di -1 o -2 °C) all'anno contro le 60 e oltre minime (che possono arrivare fino ai -10 °C e oltre) di alcune zone della pianura. Sulla costa i venti principali sono la Bora da E-NE e lo Scirocco da Sud, che si alternano nel corso dell'inverno, mentre il Maestrale da O e le brezze predominano in estate. La zona della costiera triestina tra Sistiana e Miramare è riparata dal vento di Bora grazie al ciglione carsico sovrastante, mentre vi risultano esposte Trieste, il resto della costa, la bassa pianura, il cividalese e parzialmente la pianura da Palmanova a Gemona, zone sulle quali il vento nordorientale penetra sfruttando varie valli laterali delle Alpi Giulie. La montagna friulana ha un clima più rigido e piovoso e i livelli altimetrici delle nevicate e della vegetazione sono più bassi che nel resto delle Alpi.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Zone Altimetriche d'Italia.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Tipica vegetazione lagunare

Il manto vegetale del Friuli risulta ampiamente modificato, rispetto alla sua conformazione originaria, dall'intervento umano. Determinante, a questo proposito, fu il disboscamento radicale cui la Regione fu soggetta in età moderna (XV-XVIII secolo) e che alterò profondamente, sotto il profilo naturalistico, quasi tutta la fascia pianeggiante meridionale e, in parte, anche quella collinare centrale e pedemontana. Le zone litoranee (soprattutto lagunari) ed alpine sono quelle maggiormente incontaminate, nonostante alcune di esse siano meta di consistenti flussi turistici (Grado e Lignano Sabbiadoro sulla costa, Tarvisio e il Tarvisiano, Forni di Sopra, Ravascletto e Arta Terme nelle Alpi). Il territorio friulano presenta una gran varietà di specie vegetali (oltre 3.000) molte delle quali proprie della zona, e si suddivide, sotto il profilo naturalistico, in cinque grandi sub-regioni.

  • La zona lagunare adriatica, particolarmente suggestiva e caratterizzata da bacini salmastri, paludi e aggregati insulari. La vegetazione predominante è di tipo arbustivo o erbaceo (cespugli, cespi, giunchi ecc.), anche se non sono rare le pinete, talvolta anche di dimensioni considerevoli. In questa microregione è presente anche una rarissima specie vegetale: l'apocino veneto.
  • La zona pianeggiante litoranea (o Bassa friulana) e sub-litoranea coltivata intensivamente (a mais in particolare) e poco alberata (pioppi, carpini e frassini le specie più diffuse) perché soggetta in età moderna a un disboscamento di ampie proporzioni. Lungo la fascia delle risorgive vegeta la famosa Erucastrum palustre, pianta endemica e a forte rischio di estinzione. Anche alcune specie di tipo mediterraneo sono presenti, in numero limitato, sul territorio, fra cui il leccio.
  • La zona dei magredi nell'alta pianura del Friuli occidentale, caratterizzata da vaste praterie aride e cespugliose. In questi luoghi cresce la Brassica glabrescens che a livello mondiale è esclusiva di queste zone. Troviamo anche la Crambe tataria diffusa nelle steppe dell'Europa orientale e dell'Asia centrale, ma in Italia presente solamente nei magredi friulani.
  • La zona collinare e prealpina centrale, dalla gran varietà di fiori e di specie vegetali tipiche sia dell'area padana che europea centro-orientale. La superficie boschiva, non molto estesa, è ricca di querceti e di betullacee (carpini in particolare), ma anche di tigli, di olmi e di aceri.
  • La zona alpina, contraddistinta, alle quote più basse, da boschi di larici e da abetaie. A partire da una certa altezza (1.700 - 1.800 metri circa) si impongono invece gli ontani e le boscaglie di montagna. Fra le specie vegetali tipiche di tali boscaglie vanno segnalati i rododendri, originari delle Alpi Orientali, e i mirtilli. Nel Tarvisiano è presente anche la rarissima Wulfenia.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Ursus arctos

Dal punto di vista faunistico il Friuli può essere diviso in tre zone.

  • L'area della collina e della pianura, fortemente antropizzata, nella quale spicca la presenza di lepri, volpi, fagiani e cinghiali. Fra le specie ittiche di pianura sono numerose, oltre alle specie che popolano i ruscelli e i bacini lacustri di montagna, anche le carpe (rare sui rilievi più alti) e la trota marmorata.


Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Friuli, Venezia Giulia e Storia di Trieste.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Giulio Cesare a Cividale (Forum Iulii)

Roma intervenne nell’Istria con tre spedizioni militari (221, 178-177 e 129 a.C.), interessata al controllo delle regioni subalpine orientali. Nel 181 a.C. nasce la colonia di Aquileia e da qui si irradiò la potenza romana, vanamente contrastata dalle popolazioni indigene: nel 177 a.C. vennero debellati gli Istri e distrutta Nesazio la loro capitale. Nel 129 a.C. furono battuti i Giapidi e nel 115 a.C. i Galli Carni. Una raggiera di strade collegò Aquileia ai passi alpini e, a guardia di questi furono fondati altri centri, Iulium Carnicum (Zuglio) sulla strada di Monte Croce, Forum Iulii (Cividale) su quella di Piedicolle, ed ancora Tergeste (Trieste) e Pietas Iulia (Pola). Nel 42 a.C. tutta la regione fino al Formione (Risano) entrò a far parte dell’Italia il cui confine fu portato all’Arsa in età augustea, probabilmente tra il 18 e il 12 a.C. Le Alpi orientali ebbero allora il nome di Giulie.

Questi territori fecero parte della Regio X Venetia et Histria, decima regione d’Italia, e la maggior parte delle loro città vennero ascritta a diverse tribù: Aquileia e Pola alla Velina, Iulium Carnicum alla Claudia, Forum Iuilii alla Scapita, Trieste alla Pupinia, Parenzo alla Lemonia. Nell’età di Marco Aurelio, il confine orientale dell’Italia supera le Giulie e comprende Emona (Lubiana), Albona e Tarsatica. La regione subì un processo di romanizzazione analogo a quelle della altre parti dell’Impero, e le popolazioni sottomesse si limitarono a conservare memoria delle loro origini preistoriche nei toponimi (la desinenza "acco" dei nomi di molte località friulane si deve ai contadini gallo-romani). A lungo rimase vivo il culto di divinità locali, illiriche nell’Istria orientale, galliche (Beleno) in Friuli. Furono secoli di prosperità, affluiva in Aquileia gente da tutto il mondo romano, ospitava i comandi dell’esercito danubiano, della flotta delLe vicende che portarono alla dissoluzione dell’Impero Romano furono tumultuose e drammatiche nella regione, esposta ai barbari e punto d’incrocio fra oriente e occidente. Nel 239 vi fu il "bellum aquileiense" fra le forze del senato e l’imperatore Massimino, che fu sconfitto e ucciso. Le opere di fortificazione lungo l’arco delle Alpi Giulie, iniziate già alla fine del II sec. vennero a formare col tempo un complesso sistema difensivo imperniato sul Castellum di Castra (Aidussina) e si diffusero pure le cinte murate; ma il Limes Italicus Orientalis non impedì a Teodosio, vittorioso sul Frigido (Vipacco) nella Battaglia del Frigido contro Eugenio di saccheggiare Aquileia nel 394 d.C.

Infine nel 452 la città fu assediata e predata da Attila, con questo episodio si può far terminare il periodo romano della storia della parte nord-orientale d’Italia.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

La costituzione del Regno d'Italia rafforzò l'irredentismo, non solo nell'Istria ma pure a Trieste e a Gorizia. Questa affermazione era favorita dal sistema elettorale austriaco. Il processo di industrializzazione di Trieste, di Monfalcone e Pola diventata dopo il 1866 una grande base navale, inserì nella lotta politica una consistente e ben organizzata forza politica: il partito socialista, mentre la situazione internazionale, causata dalla Triplice Alleanza rendeva spesso difficile l'azione dell'irredentismo che ebbe le sue principali manifestazioni a Trieste e in genere nelle città. Il movimento politico dei cattolici ebbe le sue maggiori affermazioni nel goriziano fortemente caratterizzato dal nazionalismo cattolico slavo. Queste lotte favorirono un notevole processo culturale e sociale, come pure della coscienza nazionale tra gli italiani a cui l'Impero Austriaco cercò di contrapporsi favorendo l'austroslavismo nei territori interessati.

La guerra italo-austriaca del 1915 ebbe tra i suoi obbiettivi fondamentali l'annessione della Venezia Giulia all'Italia. Essa fu combattuta per la maggior parte nel territorio della regione che risentì duramente delle operazioni belliche. A oriente e occidente del fiume Isonzo la regione fu retrovia del conflitto per tre anni e patì gravissimi danni nei porti e nelle valli dell'Isonzo dove Gorizia fu quasi totalmente rasa al suolo. Sugli italiani gravò l'oppressione poliziesca dell'Austria e dopo la rotta di Caporetto nel 1917 il Friuli subì la dura prova dell'invasione e dell'esodo di parte della popolazione e delle conseguenti spoliazioni.

Il Friuli Venezia Giulia raggiunge l'attuale conformazione dopo la seconda guerra mondiale. Il 10 febbraio 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia, sconfitta, aveva firmato a Parigi il Trattato di Pace con le potenze alleate (e associate) vincitrici, perdendo gran parte della Venezia Giulia.

La scelta di Trieste come capoluogo regionale fu fatta per dare alla città giuliana, privata dei propri tradizionali mercati di sbocco e della propria zona di influenza fin dalla fine della prima guerra mondiale e del proprio immediato entroterra subito dopo la seconda, un ruolo amministrativo importante. Trieste, dalla storia recente importante e travagliata, fu nel XIX secolo il principale porto dell'Impero Austro-Ungarico ed uno dei maggiori empori del Mediterraneo, nonché polo culturale di indiscussa importanza. La città che, dalla fine dell'Ottocento, era divenuta anche uno dei simboli del nazionalismo italiano, risultava però al momento del congiungimento essere estranea alla regione storica e geografica del Friuli.

Udine, da parte sua, fin dal XIII secolo diviene una delle città in cui risiedeva il Patriarca di Aquileia, in età medievale una degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale. Il patriarcato di Aquileia si dotò, molto precocemente, di una Università istituita a Cividale del Friuli nel 1353 per concessione diretta dell'imperatore Carlo IV. La città di Udine continua ancora oggi con i suoi centri culturali a mantenere viva la storia e le tradizioni delle terre di cui storicamente fa capo.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Friuli è di origine romana e deriva dalla città di Forum Iulii (ora Cividale del Friuli) fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo a.C. e divenuta dopo la distruzione di Aquileia ad opera degli Unni nel (452 d.C.), il capoluogo della regione Venetia et Histria, in posizione pedemontana più appartata, ma più sicura. Con le invasioni barbariche il nome, contrattosi nella forma attuale fu esteso a tutta la regione circostante sulla quale la città esercitava la sua giurisdizione, che divenne prima ducato, poi la marca ed infine la contea del Friuli. Anche il nome Venezia Giulia si richiama alla tradizione romana della Venetia et Histria e delle Alpes Iuliae, ricordando il substrato dei venetici e le imprese di Giulio Cesare e di Cesare Ottaviano Augusto, entrambi della Gens Iulia. Esso fu proposto nel 1863 dal glottologo goriziano Graziadio Ascoli.

Bandiera[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera del Friuli Venezia Giulia è un'aquila dorata su campo blu. Il simbolo è stato ripreso da un paramento sacro conservato nel Museo del Duomo di Udine e appartenuto al patriarca Bertrando di Aquileia, considerato uno dei padri civili del Friuli.

Amministrazione e politica[modifica | modifica wikitesto]

Con legge Costituzionale n.1 del 31 gennaio 1963, ed entrata in vigore il 16 febbraio 1963 il Friuli Venezia Giulia è costituito in Regione autonoma, fornita di personalità giuridica, entro l'unità della Repubblica Italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione, secondo tale Statuto. La Regione comprende i territori delle attuali province di Pordenone, Udine, di Gorizia e dei 6 comuni di Trieste. Nella Regione è riconosciuta parità di diritti e di trattamento tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali.

Il Consiglio regionale della XI legislatura è stato eletto con le elezioni del 2013.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenti del Friuli-Venezia Giulia, Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e Elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone delle regione

La regione autonoma Friuli Venezia Giulia è suddivisa in 4 province e 216 comuni.

Stemma Province Mappa Comuni Popolazione (ab)[5] Superficie Sito Istituzionale
Provincia di Gorizia-Stemma.png GO Map of comune of Gorizia (province of Gorizia, region Friuli-Venezia Giulia, Italy).svg 25 (elenco) 140 924 (30-11-2014) 467,14 Gorizia
Provincia di Pordenone-Stemma.png PN Map of comune of Pordenone (province of Pordenone, region Friuli-Venezia Giulia, Italy).svg 50 (elenco) 313 977 (30-11-2014) 2 275,42 Pordenone
Provincia di Trieste-Stemma.png TS Map of comune of Trieste (province of Trieste, region Friuli-Venezia Giulia, Italy).svg 6 (elenco) 236 231 (30-11-2014) 212,51 Trieste
Provincia di Udine-Stemma.png UD Map of comune of Udine (province of Udine, region Friuli-Venezia Giulia, Italy).svg 135 (elenco) 536.493 (30-11-2014) 4 907,24 Udine
Flag of Friuli-Venezia Giulia.jpg Friuli-Venezia Giulia Map of region of Friuli-Venezia Giulia, Italy, with provinces-it.svg 216 1' 227' 625 7862.3 Friuli-Venezia Giulia

Sul territorio regionale operano 4 comunità montane, le province di Gorizia e Trieste ricoprono anche le funzioni delle comunità montane.

Comunità montana Sedi Comuni Provincia Sito web
Comunità montana della Carnia Tolmezzo 28 UD Comunità montana della Carnia
Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale Pontebba, Gemona del Friuli 15 UD Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale
Comunità montana del Torre, Natisone e Collio San Pietro al Natisone, Cormons, Tarcento 25 UD-GO Comunità montana del Torre, Natisone e Collio
Comunità montana del Friuli Occidentale Barcis, Meduno, Polcenigo 27 PN Comunità montana del Friuli Occidentale

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«In occasione di un disastroso terremoto, l’intera popolazione del Friuli Venezia Giulia dava prova collettiva di spirito civico e di forza morale, offrendo determinante contributo ed incondizionato impegno alla rapida ricostruzione morale e materiale dei paesi distrutti. Splendido esempio di grande solidarietà sociale e nobile spirito di abnegazione, meritevole dell’amministrazione e della gratitudine della Nazione tutta.»
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Fedele alle tradizioni dei padri, il Friuli, dopo l’8 settembre 1943, sorgeva compatto contro il tedesco oppressore, sostenendo per diciannove mesi una lotta che sa di leggenda. A domarne la resistenza il nemico guidava e lanciava, in disperati sforzi, orde fameliche di mercenari stranieri animati da furore barbarico, ma l’indomito valore e la fede ardente delle genti friulane vincevano sulle rappresaglie, sulla fame, sul terrore. Nelle giornate radiose dell’insurrezione i suoi ventimila partigiani, schierati dai monti al mare, scattavano con epico eroismo per ridonare a vita e a libertà la loro terra, su cui, per la seconda volta nella storia dell’Italia unita, era passata la furia devastatrice del barbaro nemico. Tremilasettecento morti e feriti, settemila deportati, ventimila perseguitati che sentono ancora nello spirito le ansie e i patemi e nelle carni il bruciore delle ferite e delle torture, testimoniano il cruento e glorioso sacrificio offerto dal popolo alla Madre comune, e dai roghi ardenti dei paesi distrutti si alza al cielo, purificatrice oltre ogni orrore, la sacra fiamma dell’amore per l’Italia. Settembre 1943 - maggio 1945.»

Conferita il 11/10/2010:

Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia al merito di I classe della Protezione Civile
«Per la partecipazione all'evento sismico del 6 aprile 2009 in Abruzzo, in ragione dello straordinario contributo reso con l'impiego di risorse umane e strumentali per il superamento dell'emergenza.»
— D.P.C.M. 11 ottobre 2010, ai sensi del ai sensi dell'art. 5, comma 5, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 dicembre 2008,

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Friuli Venezia Giulia è formato da molteplici tradizioni culturali, storiche e produttive. Le provincie di Udine e Pordenone, zone un tempo agricole depresse, hanno visto negli anni un grande sviluppo industriale e la popolazione possiede un elevato tenore di vita, condizioni similari si sono create nella provincia di Gorizia. La città di Trieste e la sua provincia sono prevalentemente dedite al terziario e godono di un reddito pro capite fra i più alti d'Italia[6], mentre a livello di singoli comuni capoluogo è Udine a presentare il reddito pro-capite più alto[7][8]. Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione sul territorio, un terzo della popolazione è concentrata nelle aree urbane di Udine (l'agglomerato conta circa 175.000 abitanti in 312 km², e comprende il capoluogo friulano e gli 11 comuni che lo circondano) e di Trieste (considerando come area metropolitana triestina l'intera provincia di Trieste, che conta circa 231.000 abitanti in 212 km²), mentre per i restanti due terzi la popolazione regionale principalmente vive ancora in piccoli e medi comuni e la montagna è poco popolata.
La regione è stata una delle zone che più ha risentito dei fenomeni migratori, causati da fattori quali l'economia depressa, le varie vicende belliche, i cambiamenti territoriali e il terremoto del 1976. Tra la fine dell'Ottocento e la fine della seconda guerra mondiale, salvo la breve parentesi della Grande Guerra, i flussi si sono diretti soprattutto verso l'Argentina e gli Stati Uniti. Con il secondo dopoguerra il fenomeno si invertì momentaneamente visto l'afflusso di migliaia di profughi dall'Istria e da Zara, per poi riprendere quasi contemporaneamente verso l'Europa centrale (Svizzera, Germania, Francia, Belgio), oltreoceano (Stati Uniti, Canada, Australia) e verso la zona del triangolo industriale (Piemonte, Lombardia, Liguria). Solo con gli anni settanta il Friuli Venezia Giulia si trasformò da terra di emigrati in regione ricettrice di flussi migratori provenienti sia dal resto d'Italia, sia, soprattutto, dall'estero. Fra le cause di tale inversione di tendenza vanno segnalate lo sviluppo industriale, profilatosi in forma netta e inequivocabile proprio in quegli anni, e la ricostruzione di parte della regione a seguito del terremoto del 1976, che richiamò in patria anche numerosi friulani.

Alpi Carniche, Monte Coglians
Laguna di Grado
Gran Monte, Monteaperta
Comune di Ovaro in Carnia
Trieste, Canal Grande
Udine, Piazza della Libertà


A partire dagli anni ottanta del XX secolo la forte flessione del tasso di natalità che ha colpito con particolare forza il Friuli Venezia Giulia e, più in generale, tutta l'Italia centro-settentrionale è stata così compensata da un vigoroso flusso di immigrati. Tale flusso ha consentito alla regione una dinamica demografica positiva che, seppur molto modesta, non solo non si sarebbe prodotta in assenza degli immigrati, ma sarebbe stata sicuramente di segno negativo.
Nel 2006[9] i nati sono stati 10.355 (8,6‰), i morti 13.676 (11,3‰) con un incremento naturale di -3.321 unità rispetto al 2005 (-2,7%). Le famiglie contano in media 2,2 componenti. Il 31 dicembre 2011 su una popolazione di 1.235.808 si contavano 105.286 stranieri (9‰ della popolazione totale), di cui quasi la metà (45% circa) provenienti dai vicini balcani ed in particolare dai paesi della ex-Jugoslavia.[10]

Provincia Popolazione (31-12-2011) Superficie (km²) Densità (ab/km²) Incidenza %
Gorizia 140.350 466 305 11,486
Pordenone 312.911 2.178 145 25,609
Trieste 239.972 212 1.115 18,961
Udine 536.622 4.905 110 43,918
Friuli Venezia Giulia 1.221.860 7.845 158 100,00

I primi 23 comuni (> 10.000 abitanti) del Friuli Venezia Giulia al 30 novembre 2014[11]

Pos. Stemma Comune di Popolazione
(ab)
Provincia
Trieste-Stemma.png Trieste 205.483 TS
Udine-Stemma.png Udine 99.536 UD
Pordenone-Stemma.png Pordenone 51.666 PN
Gorizia-Stemma.png Gorizia 35.142 GO
Monfalcone-Stemma.png Monfalcone 28.109 GO
Sacile-Stemma.png Sacile 19.972 PN
Cordenons-Stemma.png Cordenons 18.306 PN
Codroipo-Stemma.png Codroipo 16.011 UD
Azzano Decimo-Stemma.png Azzano Decimo 15.712 PN
10° Porcia-Stemma.png Porcia 15.340 PN
11° San Vito al Tagliamento-Stemma.png San Vito al Tagliamento 15.094 PN
12° Tavagnacco-Stemma.jpg Tavagnacco 14.880 UD
13° Cervignano del Friuli-Stemma.png Cervignano del Friuli 13.865 UD
14° Latisana-Stemma.png Latisana 13.724 UD
15° Muggia-Stemma.gif Muggia 13.368 TS
16° Fontanafredda-Stemma.png Fontanafredda 12.102 PN
17° Spilimbergo-Stemma.png Spilimbergo 12.029 PN
18° Ronchi dei Legionari-Stemma.png Ronchi dei Legionari 11.961 GO
19° Maniago-Stemma.png Maniago 11.790 PN
20° Fiume Veneto-Stemma.svg Fiume Veneto 11.643 PN
21° Cividale del Friuli-Stemma.png Cividale del Friuli 11.373 UD
22° Gemona del Friuli-Stemma.svg Gemona del Friuli 11.095 UD
23° Tolmezzo-Stemma.png Tolmezzo 10.495 UD

Cittadini stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2013 i cittadini stranieri residenti in regione sono 107.917. I 10 gruppi più numerosi sono quelli di:

Fonte: Istat

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Trieste e Venezia-Giulia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trieste § Economia.
La gru "Ursus" montata su pontone a Trieste

Le attività commerciali e industriali della città sono ancora legate, anche se in misura minore rispetto al passato, al porto. Nonostante l'incidenza negativa di quest'ultimo sul piano economico e occupazionale, la popolazione triestina gode di un alto tenore di vita (nel 2008 la Provincia di Trieste era seconda in Italia dopo quella di Milano[12]) e di elevati livelli di reddito[13].

Grazie allo sviluppo dell'industria meccanica favorito dai numerosi cantieri navali, a partire dai primi anni del XX secolo vennero fondate anche società per la produzione di velivoli e autoveicoli, raggiungendo il massimo sviluppo a partire dal 1922[14], con l'insediamento di uno stabilimento della Ford e della sede legale della filiale italiana[15], per poi vedere chiudere le attività produttive dal 1931 in poi a causa delle pressioni della Fiat al regime fascista.[16]

Friuli[modifica | modifica wikitesto]

Fino alla metà del novecento, soprattutto a causa delle distruzioni prodotte dagli eventi bellici, il Friuli si presentava come una terra rurale e povera, al pari di gran parte d'Italia. Le scarse possibilità economiche furono all'origine di un consistente flusso migratorio diretto non solo verso i paesi europei, ma anche verso gli Stati Uniti, il Canada, l'Argentina e l'Australia. La provincia di Udine è ai primi posti in Italia per qualità di vita, classificandosi nel 2007 al 10º posto (Il Sole 24 Ore), mentre quelle di Gorizia e di Pordenone si trovano rispettivamente al 22º e 35º.

Negli anni novanta si è verificata la grande apertura dell'economia regionale[[[Aiuto:Chiarezza|questa sezione è stata spostata dalla voce Friuli, il testo necessita di essere revisionato con cura]]] verso l'estero, favorita sia da fattori politici (come la fine della contrapposizione ideologica tra blocchi all'interno dell'Europa), sia da fattori monetari (la forte svalutazione della lira tra il 1993 ed il 1995). In questi anni l'export delle aziende friulane ha conosciuto una vera e propria esplosione, raddoppiando tra il 1992 ed il 1995. La parte del leone la facevano le province di Udine e Pordenone, seguite da quella di Gorizia. Le industrie meccaniche concentrano tuttora la maggiore quota di export a livello regionale, seguite da quelle del mobile. Le esportazioni agli inizi degli anni novanta erano dirette soprattutto verso alcuni paesi dell'allora CEE. In seguito esse sono state canalizzate sia verso altri mercati occidentali che verso le vicine Slovenia e Croazia. Queste ultime, ormai, considerate globalmente, occupano il secondo posto, dopo la Germania, nella classifica dei destinatari dei prodotti del Friuli. L'export, tuttavia, è solo una delle forme di internazionalizzazione, la meno sofisticata e la più a rischio. Ciò costituisce una debolezza del sistema produttivo regionale, le cui imprese non gestiscono direttamente i canali di scambio ma si affidano il più delle volte ad intermediari.
Il mercato del lavoro in Friuli è, dal punto di vista sociale, molto vicino all'optimum, ma la scarsità di manodopera rappresenta un cruccio per gli imprenditori. Con un tasso di disoccupazione bassissimo, molto vicino a quello strutturale, le aziende hanno fatto ricorso dapprima alla manodopera femminile (non completamente mobilitata fino agli anni novanta) ed in seguito a quella immigrata.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Zona di vino doc/docg Superficie in ha
Friuli Grave 6.047,85
Colli Orientali del Friuli 2.071,18
Collio 1.390,93
Friuli Isonzo 1.281,82
Friuli Aquileia 763,29
Friuli Latisana 264,92
Friuli Annia 81,04
Ramandolo 60,41

Produzione di vino doc/docg friulano
(fonte: Camere di commercio di Udine,
Pordenone e Gorizia, 2003)

L'agricoltura, arretrata quando costituiva quasi l'unica attività della Regione, non ha più l'importanza di un tempo, ma pur nelle sue ridotte dimensioni, è un settore di punta, ad alto contenuto tecnologico. Grande sviluppo ha avuto la viticoltura, con una produzione di qualità, e vini che competono con i più nobili del catalogo nazionale. A questo proposito va ricordato che il Friuli è sempre stato celebre, fin dall'epoca romana, per i suoi vini. Se i rossi friulani sono squisiti, i suoi eccezionali vini bianchi non sono da meno e da sempre sono apprezzati in tutto il mondo e considerati all'unanimità fra i migliori in Italia. Altra produzione di qualità è quella casearia, con formaggi di grande rinomanza, e quella ortofrutticola. Negli ultimi decenni si è diffusa la coltivazione del mais con rese unitarie da assoluto primato internazionale[17].

Nella tabella a destra si espongono i dati, prodotti a cura delle Camere di commercio di Udine, Pordenone e Gorizia, relativi agli ettari di produzione, nell'anno 2003, di vino friulano a denominazione di origine controllata (doc) ed a denominazione di origine controllata e garantita (docg).

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Già XVIII secolo ebbe inizio una sensibile industrializzazione del Friuli. In particolare l'industria tessile conobbe, grazie al carnico Jacopo Linussio, una forte espansione in tutta la regione friulana. Nel secolo successivo si andò affermando l'industria della seta. L'industria friulana, uscita completamente distrutta da due guerre mondiali, riprese la sua espansione intorno agli anni sessanta con la creazione di quel forte tessuto di piccole industrie e imprese artigianali che costituiscono la base dello sviluppo del Nordest italiano; grande impulso allo sviluppo delle attività secondarie fu dato dalla nascita dei distretti industriali, tra cui ricordiamo il "triangolo della sedia", nella parte sud-orientale della provincia di Udine (Manzano, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo), i famosi prosciuttifici di San Daniele del Friuli, il distretto del mobile nella provincia di Pordenone (Brugnera).

I gelsi del Friuli

Proprio a causa dell'importanza dell'industria serica, il paesaggio friulano è caratterizzato dalla presenza di filari di gelsi, delle cui foglie si nutrono i bachi da seta. Con la crisi dell'industria della seta del XX secolo, la coltivazione dei gelsi ha perso la sua funzione economica e, pertanto, è in rapida diminuzione il loro numero. A causa della diffusione e dell'importanza di questo tipo di albero, in alcuni dialetti lingua friulana (per esempio nella zona di Udine) la parola morâr, che originariamente indicava solo il gelso, è passata a significare "albero" in senso generico.

A Pordenone è presente anche la produzione di elettrodomestici con la ex Zanussi ora acquisita dalla svedese Electrolux. Nella zona di Udine all'industria siderurgica (Safau, Bertoli) ed alimentare (Birra Moretti) di un tempo si è sostituita una fitta rete di distribuzione commerciale di dimensioni medio-grandi concentrata specialmente a nord della città, mentre le industrie pesanti (acciaierie ABS, Danieli) si sono trasferite nell'hinterland udinese oppure lontano dal capoluogo (Pittini di Osoppo). Grande sviluppo ha avuto negli ultimi anni il distretto industriale dell'Aussa-Corno, incentrato sul porto fluviale di San Giorgio di Nogaro mentre a Cervignano del Friuli negli anni novanta è stato realizzato un importante interporto ferroviario per lo smistamento delle merci nelle direttrici nord-sud (Udine-Pontebbana) ed est-ovest verso la Slovenia e l'est europeo.

Terziario[modifica | modifica wikitesto]

In provincia di Udine, al 2005, circa due terzi della forza lavoro è ormai impegnata nel settore terziario. Fino ai primi anni novanta erano dislocati sul territorio friulano decine di migliaia di militari di leva, dal momento che il fronte orientale veniva considerato il più a rischio in caso di guerra. Ciò ha contribuito allo sviluppo del settore della ristorazione e del terziario in genere, anche se oggigiorno sono numerose le caserme inutilizzate. A Udine la scomparsa dei militari è stata compensata dalla presenza sempre maggiore di studenti universitari, grazie allo sviluppo costante dell'Università di Udine/Universitât dal Friûl considerata una delle più vivaci e attive tra le nuove Università italiane.

Dal 2006 la banca austriaca Hypo Group Alpe Adria ha istituito la sua sede principale per l'Italia a Udine (Feletto Umberto), mentre a Cividale del Friuli ha sede la Banca di Cividale, unico istituto bancario della regione ancora autonomo.

Udine ed il suo hinterland sono inoltre sede di alcuni grandi centri commerciali, posizionati in posizione strategica lungo le tangenziali est e sud ed in prossimità delle uscite dell'autostrada A23. Il Città Fiera che sorge a Torreano di Martignacco accanto alla Fiera di Udine è il più grande della regione ed uno dei più grandi dell'Italia del nord-est[18]. In comune di Tavagnacco sorge il Centro Commerciale Friuli, il primo inaugurato in regione nel 1992, mentre a Udine nord si trova il Terminal Nord, costruito assieme ad altri complessi direzionali e residenziali in occasione del recupero dell'area un tempo occupata dalle acciaierie Bertoli.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Comune di Ovaro in Carnia

Una voce importante dell'economia friulana è costituita dal turismo, con le località balneari di Lignano Sabbiadoro e Grado (tra le maggiori mete dell'alto Adriatico), con il centro storico di Udine e con i numerosi agriturismi sparsi un po' in tutta la Regione. Nella stagione invernale le località alpine (il Monte Zoncolan, Forni di Sopra, Forni Avoltri, Ravascletto e Sauris in Carnia, Sappada Tarvisio, Sella Nevea, Piancavallo e Claut) sono frequentate mete sciistiche. Sono inoltre mete turistiche la longobarda Cividale del Friuli, il cui sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO[19], il centro medioevale di Venzone ed il sito archeologico di epoca romana di Aquileia, i centri storici di Gorizia e di Pordenone. Dal punto di vista ambientale e naturalistico assume sempre maggiore importanza tutta la regione alpina della Carnia, il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, il Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie e l'oasi faunistica della Laguna di Marano. Altre località turistiche: in provincia di Udine San Daniele del Friuli, Gemona del Friuli, Palmanova, Villa Manin, Villanova di Lusevera, Sauris, in provincia di Gorizia Cormons e Gradisca d'Isonzo, in provincia di Pordenone Spilimbergo, Sacile, Valvasone, San Vito al Tagliamento e Sesto al Réghena.

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[20] prodotto nel Friuli Venezia Giulia dal 2000 al 2006:

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Prodotto Interno Lordo
(Milioni di Euro)
27.255,0 28.908,9 29.938,7 30.384,4 31.411,3 32.739,2 34.306,3
PIL ai prezzi di mercato per abitante
(Euro)
23.101,4 24.449,3 25.209,4 25.428,4 26.143,4 27.135,7 28.342,9

Di seguito la classifica dei quattro comuni capoluogo di provincia per reddito imponibile medio ai fini Irpef (dati 2010, valori in euro)[7][8] e la relativa posizione a livello nazionale:

Comune capoluogo Reddito pro-capite Posizione nazionale
Udine € 27,241 22
Pordenone € 25,985 33
Trieste € 24,962 47
Gorizia € 23,529 79

Nel 2004 la regione Friuli Venezia Giulia si è collocata al quindicesimo posto nella classifica del reddito pro capite di tutte le regioni dell'Unione europea[21].

Di seguito la tabella che riporta il PIL[22], prodotto in Friuli Venezia Giulia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

Macro-attività economica PIL prodotto % settore su PIL regionale % settore su PIL italiano
Agricoltura, silvicoltura, pesca € 487,6 1,42% 1,84%
Industria in senso stretto € 6.638,2 19,35% 18,30%
Costruzioni € 1.355,7 3,95% 5,41%
Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 6.882,1 20,06% 20,54%
Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 8.496,2 24,77% 24,17%
Altre attività di servizi € 6.861,4 20,00% 18,97%
Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 3.585,0 10,45% 10,76%
PIL Friuli Venezia Giulia ai prezzi di mercato € 34.306,3

Gli arrivi turistici nel 2007 sono stati di 1.126.493 italiani e 792.526 stranieri[23].

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'industrializzazione del Friuli Venezia Giulia iniziò con lo sviluppo del settore dell'industria di base, con pochi grandi impianti, concentrata sulla costa. L'industria pesante è oggi in fase di assestamento con punte di rilievo nel settore metallurgico e navale. Notevole è stato lo sviluppo dell'azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare, derivante dall'esperienza dell'artigianato e diffusa in ogni parte della regione. È fiorente ormai in molti settori, come quello meccanico, soprattutto a Pordenone, quello tessile e quello dell'arredamento. In provincia di Udine, soprattutto nell'hinterland udinese, ha grande peso il settore terziario che rappresenta circa due terzi dell'occupazione totale. Presenti numerosi centri commerciali e centri di distribuzione, concentrati soprattutto a nord di Udine e nel Monfalconese. Le industrie pesanti, un tempo presenti nel capoluogo friulano (acciaierie Bertoli, SAFAU) si sono trasferite nell'hinterland udinese (ABS di Cargnacco) oppure lontano dal capoluogo (Danieli di Buttrio e Pittini di Osoppo). Particolare impulso all'industria manifatturiera è stato dato dall'istituzione dei distretti industriali (distretto della sedia a Manzano, distretto del mobile a Brugnera, i prosciuttifici di San Daniele di Friuli

Cultura e turismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Musei del Friuli-Venezia Giulia.

Dalle piste di sci di Piancavallo, del Tarvisiano, di Ravascletto e di Forni di Sopra alle spiagge di Lignano Sabbiadoro e Grado. Oltre le località sopracitate vi sono zone di interesse meno note ma forse per questo ancora più importanti, come la ricchezza della natura nelle aree tutelate dai parchi regionali, le testimonianze della storia nei piccoli paesi di campagna e nei castelli delle colline e della pianura, di molte ville e città d’arte.

Città d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Tarcento, villa Moretti

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trasporti del Friuli-Venezia Giulia.

Il sistema infrastrutturale del Friuli Venezia Giulia consiste di linee ferroviarie, aeroportuali, autostradali, stradali e marittime. La rete ferroviaria si compone di 466 km di linee; 17 sono le principali stazioni, classificate come platinum, gold e silver. La regione è percorsa da due importanti direttrici internazionali: la direttrice Adriatica (AustriaItalia Meridionale) e la direttrice est-ovest (BarcellonaPianura PadanaTriesteLubianaBudapestKiev)[24]. La principale stazione ferroviaria è la stazione di Udine, da cui si diramano 5 linee ferroviarie, per Venezia, Trieste, Tarvisio, Cervignano del Friuli e Cividale del Friuli.
Il servizio aeroportuale conta due aeroporti civili e due militari. Gli aeroporti civili sono quelli di Trieste e di Udine-Campoformido.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il Friuli Venezia Giulia è una terra di confine e di incontro di popoli.

Nel Friuli Venezia Giulia l'italiano, lingua ufficiale dello Stato, lingua di cultura e principale lingua d'uso, è parlato dalla quasi totalità degli abitanti. La Regione autonoma ha anche riconosciuto ufficialmente come lingue regionali il friulano, lo sloveno ed il tedesco. Sono molto utilizzati come lingua dialettale altri idiomi sia neolatini che di altre famiglie linguistiche. Accanto all'Italiano sono in regime di co-ufficialità le lingue regionali:

Lingue e dialetti nel Nord-est d'Italia
Segnaletica multilingue presso Trieste
  • Il friulano, un idioma retoromanzo conosciuto da circa 600.000 persone e tutelato in 15 comuni su 25 della Provincia di Gorizia, in 36 comuni su 51 della Provincia di Pordenone e in 125 comuni su 136 della Provincia di Udine (nonché, fuori dal Friuli Venezia Giulia, in 3 comuni del Veneto Orientale). Dal 1996 il friulano gode in regione di un livello minimo di tutela con la legge reg. 15/96. Dal 1999 con la legge statale 482/99 lo Stato italiano ha riconosciuto ai friulanofoni lo status di "minoranza linguistica storica" ai sensi dell'art. 6 della Costituzione italiana. La L.482/99 prevede la tutela della lingua friulana, e in particolare il suo insegnamento a scuola anche come lingua veicolare.
  • Lo sloveno è diffuso nella parte orientale della regione a ridosso del confine con la Slovenia (circa 61.000 parlanti[25]) e possiede il riconoscimento del suo uso in sede amministrativa ufficiale nei 6 comuni della provincia di Trieste e in 8 comuni su 25 della Provincia di Gorizia, nei quali vi sono scuole statali di ogni ordine e grado in lingua slovena (l'italiano viene studiato a parte, ma alla pari[26]) e viene fornita la Carta d'identità bilingue. È inoltre riconosciuta in 18 comuni su 136 della Provincia di Udine (Slavia friulana, Val Canale e Val Resia, nella quale secondo alcune teorie ed alcuni suoi stessi parlanti la particolare parlata, il resiano, viene considerata come una lingua a sé stante, distinta dalla lingua slovena).
  • Il tedesco, insediato in Val Canale (dove convive con il gruppo linguistico friulano e con quello sloveno) e in due piccole "isole" linguistiche in provincia di Udine, cioè il comune di Sauris e la frazione di Timau appartenente quest'ultima al comune di Paluzza. Mentre in Val Canale e a Timau si parlano dialetti di tipo carinziano, il tedesco parlato a Sauris è imparentato con le parlate tirolesi. Non esistono statistiche ufficiali sul numero dei parlanti. Dal 1999 il tedesco gode in regione di un livello minimo di tutela.

Sia la lingua slovena che le parlate germanofone sono tutelate dalla legge statale 482/99 al pari della lingua friulana. La lingua slovena è ulteriormente tutelata dalla L. 38/01 del 23 febbraio 2001 (Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia) e dalla Legge regionale n. 26 del 16.11.2007 (Norme regionali per la tutela della minoranza linguistica slovena).

Accanto alle lingue sopra citate, in regione si parlano dei dialetti veneti, riconosciuti e tutelati dalla L.R. 17 febbraio 2010, n. 5 come "patrimonio tradizionale della comunità regionale"[27][28], come il triestino, il bisiaco, il dialetto gradese, il maranese, il muggesano, il liventino, il veneto dell'Istria e della Dalmazia, il dialetto udinese e il dialetto pordenonese[27]. Dialetti di tipo veneto si erano anche diffusi presso la borghesia urbana delle città di Gorizia e Palmanova, ma a partire dal secondo dopoguerra sono praticamente scomparsi a Palmanova, mentre presentano ancora una certa vitalità a Gorizia[senza fonte]. Va segnalato che la diglossia costituisce praticamente la norma presso i friulanofoni e i venetofoni (friulano/italiano, veneto/italiano). Gli sloveni sono spesso bilingui e trilingui (sloveno/friulano/italiano in provincia di Udine - e in buona parte di quella di Gorizia - e sloveno/veneto/italiano in quella di Trieste e in alcune zone del goriziano) e lo stesso si può dire per i tedeschi di Sauris e a Timau (tedesco/friulano/italiano). Nella Val Canale non è raro trovare persone che possono esprimersi correttamente in ben quattro idiomi: tedesco, italiano, friulano e sloveno.

La targa in tutte le lingue della regione al Consiglio Regionale, Trieste
Lingua[29] Percentuale
italiano 53,5%
friulano 43%
sloveno 4,7%
tedesco 0,4%


Divisi per provincia:

Provincia Italiano Friulano Sloveno
Pordenone 53,8% 37% 2,5%
Udine 21,7% 74,9% 3,3%
Gorizia 70,3% 24,6% 7,4%
Trieste 91% 1,7% 7,1%
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lingua friulana, Diffusione dello sloveno in Italia, Lingua Saurana, Dialetto resiano, Dialetto veneto-udinese, Dialetto triestino, Dialetto bisiaco, Dialetto pordenonese, Timau, Lingua veneta e [[]].

Enogastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Prodotti agroalimentari tradizionali friulani e giuliani.

Il panorama gastronomico riflette le diverse componenti del Friuli Venezia Giulia, riuscendo anche a operare sintesi originalissime come nel Goriziano o a Trieste, dove la cucina fonde in tre uniche culture Italiana, Slava e Germanica ed in certi casi anche greche ed ebraiche. Il fatto importante, in ogni caso è che si dà spazio sempre più grande e con sempre maggior convinzione ai sapori della regione, ai prodotti del territorio: dalla farina di granoturco di alcune varietà locali della pianura friulana, agli ortaggi quali l'asparagi di Sant'Andrea, raddicchi goriziani ecc. e alle erbe aromatiche, dai formaggi delle malghe carniche al pesce delle lagune di Grado e Marano. Una menzione particolare ai salumi fra i quali spicca il prosciutto di san Daniele, celeberrimo nel mondo, ma di qualità altissima sono anche lo speck e il prosciutto di Sauris, affumicati con le profumate essenze di boschi carnici e i salumi d'oca che provengono dai dintorni di Palmanova. Tra i prodotti tipici della regione troviamo:

  • Aglio di Resia
  • Asino
  • Asparagi bianchi e verdi
  • Birra di Resiutta
  • Birra di Sauris
  • Bisgnje
  • Blecs o Biechi
  • Minestra di Bobici
  • Brovada o Brovade
  • Buiadnik
  • Cevapcici
  • Cjar fumada
  • Confetture di piccoli frutti della Carnia
  • Cotto di Trieste
  • Cotto di Gorizia
  • Crafut ou Crafus
  • Craut garp
  • Cjarsons o Cjalçons o Cjalsons o Scjarsons
  • Crofins della Carnia
  • Crostui friulani
  • Cueste
  • Esse biscotti
  • Fagioli di Andreis
  • Fagioli di Chiusaforte
  • Fasûi cjargnei
  • Filon
  • Formadi di mont
  • Formaggio di grotta
  • Frico
  • Frant
  • Gnocchi
  • Goulash o Gulasch triestino
  • Grappa friulana
  • Gubana friulana e goriziana
  • Jota triestina
  • Kaiserfleisch
  • Kenederli
  • Klotzen
  • Klotznudl di Sauris
  • Cren o Kren
  • Cuincir
  • Latteria
  • Lidric cul Poc
  • Linguâl
  • Liptauer
  • Lujagne
  • Malga
  • Mele carniche
  • Mele Seuka
  • Miele di Carnia
  • Miele del Carso
  • Miele del Collio
  • Miele del Natisone
  • Miele del Tarvisiano
  • Miele delle Valli Pordenonesi
  • Musetto o Muset
  • Montasio friulano
  • Most
  • Oca di Morsano e derivati
  • Olio oliva Tergeste
  • Pecorino friulano
  • Pestât o Pestadice
  • Pevarins
  • Pindulis
  • Pistum
  • Pitina o Peta o Petuccia o Pistiç
  • Polenta friulana
  • Pordenone biscotti
  • Porzina o Porcina
  • Presnitz triestino
  • Prosciutto crudo o affumicato di Sauris
  • Prosciutto crudo di San Daniele
  • Prosciutto crudo o affumicato di Cormons
  • Prosciutto crudo o affumicato del Carso
  • Pinza
  • Putizza
  • Radic di Mont o Lidric di Mont della Carnia
  • Radicchio Rosa e Canarino di Gorizia
  • Radnijci
  • Ricotta affumicata
  • Rusclin
  • Salàt o Salato
  • Salame asino friulano
  • Salame del Carso
  • Salame friulano
  • Sassaka o Sasaka friulana del Tarvisiano
  • sardoni in Savors
  • Sauc o Bondiola di Pordenone
  • Sciroppi di fiori e di piccoli frutti della Carnia
  • Sliwovitz friulana
  • Schulta fumât della Carnia
  • Strucchi o Struki
  • Strudel
  • Succo e sidro di mele carniche
  • Tabor
  • Trota affumicata di San Daniele
  • Trota affumicata della Carnia

Vini[modifica | modifica wikitesto]

Plinio il vecchio narra che l'imperatrice Giulia Augusta "mise in conto al vino Pucino ( “Nasce nel seno del mare Adriatico non lontano dalla sorgente del Timavo, su un colle sassoso; il soffio del mare ne cuoce poche anfore, medicamento che è superiore ad ogni altro. […] La vite del Pucino è di colore nerissimo. I vini de Pucino cuociono nel sasso” ) gli 86 anni di vita raggiunti, non bevendone altro". Erede del Pucinum, vino rosso e denso che Aquileia esportava in tutto l'impero, sarebbe il refosco dal pedun.colo rosso, un rosso robusto e ricchissimo di sali minerali. La cività della vita e del vino è una costante nel tempo in Friuli Venezia Giulia che oggi si esprime in una produzione qualitivamente altissima suddivisa in 10 zone Doc e 3 zone DOCG, sostenuta da iniziative che mirano a diffondere la conoscenza e a sottolineare il valore, non solo economico.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sport in Friuli-Venezia Giulia.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Pordenone[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Trieste[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Udine[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://demo.istat.it/bilmens2014gen/index.html.
  2. ^ Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia
  3. ^ Bilancio demografico mensile aggiornato al 31-12-2012 (DATI ISTAT)
  4. ^ Per ulteriori approfondimenti vedi: Autori vari: Conoscere l'Italia, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia, pag. 164 e seguenti (la parte oggetto del rif. è stata interamente scritta da Giorgio Valussi), Istituto Geografico de Agostini, Novara 1979
  5. ^ Statistiche demografiche ISTAT
  6. ^ , sotto il profilo della ricchezza prodotta la sua provincia continua a presentare redditi molto elevati ed in alcuni anni (1991 e 2005) primi in assoluto non solo in ambito regionale, ma anche nazionale. Per quanto riguarda i redditi provinciali degli anni 1991 e 2005 cfr. Sito del Corriere della Sera e Sito del Comune di Bologna/Articolo de Il Sole 24 Ore
  7. ^ a b Maurizio Caprino, Francesca Milano,Marco Mobili,Giovanni Parente, Milano prima, calano i redditi alti in Il Sole 24 Ore, 16 maggio 2012, p. 24.
  8. ^ a b Maurizio Cescon, Redditi, Udine è la prima in regione in Messaggero Veneto - Giornale del Friuli (Udine), 17 maggio 2012.
  9. ^ Fonte dal sito: demo.istat.it
  10. ^ Cittadini Stranieri in Friuli-Venezia Giulia
  11. ^ Cfr. il sito ufficiale dell'ISTAT
  12. ^ Qui di seguito si elencano i 6 parametri utilizzati da Il Sole 24 Ore per la determinazione del tenore di vita: 1) Pil pro capite; 2) depositi bancari pro capite; 3) importo medio delle pensioni; 4) consumi delle famiglie (per auto, mobili ed elettrodomestici); 5) indice Foi sul costo della vita; 6) costo delle abitazioni (Elaborazione de Il Sole 24 Ore su dati dell'Istituto Tagliacarne, ABI-Bankitalia, Istat, Inps, Findomestic, Centro Studi Sintesi ed Orizzonti Immobiliari). Cfr. Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: Dossier del Lunedì pag. 4)
  13. ^ La Provincia di Trieste, corrispondente sotto il profilo demografico in massima parte alla città di Trieste, aveva, secondo le ultime rilevazioni del 2007 (Il Sole 24 Ore / Istituto Tagliacarne) un Pil di Euro 28.941,25 pro capite (del 17,2% superiore alla media nazionale). Cfr. Il Sole 24 Ore del 29 dicembre 2008 (Inserto: Dossier del Lunedì pag. 4)
  14. ^ Between Agnelli and Mussolini: Ford’s unsuccessful attempt to penetrate the Italian automobile market in the interwar period, Università di MIlano-Bicocca, pag.6
  15. ^ media.ford.com Ford Timeline
  16. ^ Between Agnelli and Mussolini: Ford’s unsuccessful attempt to penetrate the Italian automobile market in the interwar period, Università di MIlano-Bicocca, pag.8, 12
  17. ^ Antonio Saltini, Eugenio Segalla, Dieci secoli di agricoltura, 50 anni di Coldiretti, Udine 1995.
  18. ^ http://www.cittafiera.it/wp-content/uploads/2011/02/CittaFiera_brochure_web_v1a.pdf
  19. ^ CIVIDALE LONGOBARDA PATRIMONIO dell'UNESCO
  20. ^ Dati Istat - Tavole regionali
  21. ^ Elaborazione della Camera di commercio di Milano, attraverso il Lab MiM, su dati Eurostat tratti dal rapporto "Regions: Statistical yearbook 2006. Data 1999-2004" (ottobre 2006) e relativi a 167 regioni europee (UE12, comprese le regioni dei paesi neo-ammessi dell'Est Europa: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria e Romania; tra le regioni italiane non ci sono i dati per il Trentino-Alto Adige)
  22. ^ Fonte Istat
  23. ^ Dati Istat 2007
  24. ^ Fonte:www.itccarli.it URL consultato il 08/07/2010
  25. ^ Non c'è accordo sulla reale consistenza della comunità slovena in regione. La cifra di 61.000 unità è fornita dal Ministero dell'Interno. Notizia tratta da: Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio, Milano, serie Rizzoli storica, RCS ed., 2005, pag. 304
  26. ^ Legge n. 1012 del 19 luglio 1961: Disciplina delle istituzioni scolastiche nella provincia di Gorizia e nel Territorio di Trieste
  27. ^ a b L.R. 17 febbraio 2010 n.5.
  28. ^ L.R. 17 febbraio 2010 n.5.
  29. ^ Fonte: L'Aménagement Linguistique dans le Monde

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