Ultras

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Ultrà" rimanda qui. Se stai cercando il film, vedi Ultrà (film).
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Ultras (disambigua).

L'ultras o ultrà è un tifoso organizzato di una società sportiva. Il fenomeno interessa gli sport di squadra come il calcio, la pallacanestro, la pallavolo, la pallanuoto e l'hockey.

Il termine[1] deriva dal francese ultra-royaliste, cioè “ultra realista”, che stava a indicare la forza politica monarchica preponderante ai tempi della seconda restaurazione (1815-1830).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I prodromi del fenomeno del tifo calcistico in Italia si hanno nel 1932 quando la tifoseria della Lazio va ad annoverare per prima la nascita di un'associazione organizzata, e con struttura gerarchica, di tifosi. Il 23 ottobre di quell'anno, in occasione del derby, un gruppo organizzato denominato "Paranza Aquilotti" inscenò infatti una scenografia allo Stadio del Partito Nazionale Fascista.[2] Successivamente negli anni cinquanta quando i primi tifosi di squadre di calcio iniziano a riunirsi in gruppo, a Roma, con l'Associazione Tifosi Giallorossi "Attilio Ferraris", i Circoli Biancocelesti 1951 e a Torino, con i Fedelissimi Granata 1951, il fenomeno esplode, mentre in Gran Bretagna sono attivi gruppi i cui appartenenti vengono chiamati hooligans. Vi sono tuttavia differenze basilari tra i due modi di essere: in Gran Bretagna gli hooligan lasciano molto più spazio alle azioni spontanee, mentre il modello ultrà italiano tende a coordinare i vari elementi in un'unica voce. Anche le forme estetiche del tifo risentono di questa differenza: in Gran Bretagna si predilige l'impatto vocale a quello visivo e non si usano i tamburi invece presenti nelle curve italiane.

I primi tre gruppi ultras nati in Italia sono i Commandos Tigre Milan nel 1967 e la Fossa dei Leoni nel 1968, stesso anno degli Ultras Tito Cucchiaroni[3] della Sampdoria. Nel 1969 è la volta dei Boys - Furie Nerazzurre dell'Internazionale. Lo stesso anno i tifosi della Casertana, non ancora definibili come ultras, danno vita ad un'insurrezione denominata dai mass media la rivolta del pallone.

Queste nuove strutture aggregative iniziano dunque a svilupparsi intorno alle grandi squadre dell'epoca: coinvolti sono per lo più adolescenti che prendono posto nei settori popolari degli stadi alla ricerca di una visibilità ed un protagonismo collettivi, espressi attraverso ampi striscioni recanti il nome del gruppo, grandi bandiere, insistente incitamento corale, ed individuali, manifestati attraverso un abbigliamento militante ricco di gadget con i colori della squadra come sciarpe e altri distintivi; si noteranno a breve i primi accenni coreografici[4]. Parallelamente nasce anche la competizione con i gruppi ultras di altre squadre.

Gli anni 70[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1971 vengono fondati gli Ultras Granata del Torino[5] e le Brigate Gialloblù dell'Hellas Verona, mentre l'anno successivo il fenomeno si estende alle metropoli dell'Italia centro-meridionale con la nascita di Boys e Fedayn della Roma e del Commando Ultrà del Napoli. Dopodiché si propaga nel resto d'Italia[6], anche nelle città di medie e piccole dimensioni[4], travalicando l'ambito calcistico. In particolare, inizia ad affermarsi nella pallacanestro: nel 1970 viene costituita la Fossa Dei Leoni della Fortitudo Bologna, mentre nel 1975 l'Inferno Biancorosso della Victoria Libertas Pesaro.

Lo sviluppo del movimento ultras negli anni settanta coincide con gli anni di piombo, un periodo della storia italiana caratterizzato da lotta armata, violenza di piazza e terrorismo. Cosicché i ragazzi, risentendo del clima di generale violenza e partecipandovi, si abbandonano a veri e propri atti di guerriglia urbana prima, durante e dopo le partite, specie in occasione degli incontri "più caldi". Gli effetti e l'influenza della violenza della società dell'epoca sono riscontrabili nei cori da stadio, nell'abbigliamento, nella simbologia riproposta dagli striscioni e dagli stessi nomi dei gruppi, spesso presi in prestito dalle manifestazioni e dai cortei politici[7][8]. Questo perché parecchi frequentatori delle curve sono soliti partecipare attivamente anche alle manifestazioni politiche: si tratta prevalentemente di esponenti della sinistra extraparlamentare, ed in particolare di Lotta Continua, che portano sulle gradinate degli stadi una visione antagonista del tifo[9]. Dai movimenti politici giovanili dell'epoca vengono mutuati l'abitudine della riunione settimanale[10], diversi aspetti organizzativi e controculturali e l'abbigliamento da "guerrigliero metropolitano" in uso tra le formazioni di strada[11]. L'utilizzo di tamburi, sciarpe, striscioni, trombe, fumogeni colorati e torce di segnalazione, già adottati precedentemente sugli spalti, si intensifica e diventa un elemento caratterizzante le tifoserie organizzate, costituite da giovani e giovanissimi[12]. Compaiono, come elemento scenico, finte bare e croci per la simulazione dei funerali degli avversari sportivi[13]. A contraddistinguere gli ultras dagli altri sostenitori d'ora in poi sarà l'accostamento di tifo coreografico e violenza sistematica[14], indotta da chi già l'aveva sperimentata in ambito politico (sia a sinistra che a destra) e nei conflitti tra bande di quartiere[11]. Muta però la forma di violenza negli stadi rispetto al passato: se prima i tifosi si accanivano contro gli arbitri o i pullman delle squadre avversarie ed erano soliti invadere il campo, negli anni settanta esplodono le rivalità geografiche e campanilistiche con un ricorso sempre maggiore all'offesa verbale e allo scontro fisico[15]. A metà anni settanta l'influenza del tifo britannico inizia ad ispirare esteticamente il neonato fenomeno ultras, complici le immagini televisive e soprattutto i primi viaggi in Inghilterra dei giovani italiani[16][11]. Nel corso del decennio, anche nelle curve degli stadi italiani, come in tutti i luoghi di aggregazione giovanile, si radicano la vendita e il consumo di eroina[8].

Nel 1979 scuote l'opinione pubblica la morte del tifoso della Lazio Vincenzo Paparelli, colpito da un razzo antigrandine autoesplodente lanciato dalla curva della Roma prima del derby capitolino[17]. Non si tratta tuttavia della prima vittima di una partita di calcio in Italia: nel 1963 Giuseppe Plaitano, tifoso della Salernitana, morì colpito da un proiettile[18]. Le pistole erano già state utilizzate dai tifosi almeno nel 1925 in occasione di una controversa finale di campionato tra Bologna e Genoa conosciuta come scudetto delle pistole[19], mezzo secolo prima della comparsa del fenomeno ultras.

Gli anni 80[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni ottanta gli ultras si segnalano anche nelle serie calcistiche inferiori e prendono piede sempre di più nella pallacanestro[4]: il fenomeno esplode e diventa di massa, con i gruppi che registrano una grande quantità di tesserati[20]. Aumenta di conseguenza la presenza in trasferta e per animare le partite vengono realizzate vere e proprie scenografie sempre più spettacolari, abitualmente dette coreografie[21]. Il miglioramente estetico è possibile grazie all'autofinanziamento dei gruppi, numericamente forti[4]. Si moltiplicano anche i gruppi e di conseguenza gli striscioni che danno loro visibilità, mentre alcune delle formazioni più longeve iniziano a frammentarsi per opera di una nuova generazione attratta dall'estetica e dalla violenza più che dall'esperienza collettiva caratterizzante il movimento nel decennio precedente; in conseguenza di ciò le tifoserie diventano meno controllabili, salta il preesistente autocontrollo interno alle curve ed aumenta la frequenza degli scontri[22]. Nei tafferugli si diffonde l'uso delle armi da taglio, soprattutto tra gli ultras di alcune squadre metropolitane[21]. Il decennio si caratterizza per diversi gravi episodi di violenza[4], spesso luttuosi. Nel 1982 Andrea Vitone, quattordicenne tifoso della Roma, al ritorno da una trasferta, soffoca sul treno dove era scoppiato un incendio causato da un petardo[23]. Sorte analoga tocca ad un altro romanista, Paolo Caroli, quattro anni più tardi[24]. Stefano Furlan, estraneo ai tafferugli del derby di Coppa Italia tra Triestina e Udinese del 1984, muore per le manganellate della polizia[25]. Lo stesso anno muore anche Marco Fonghessi, tifoso di Milan e Cremonese, accoltellato da un milanista che lo aveva scambiato per un ultras cremonese poiché indossava i colori di entrambe le squadre[26][27]. Nel 1988 l'ascolano Nazzareno Filippini perde la vita dopo l'aggressione di alcuni interisti[28]. Nel 1989 Antonio De Falchi, romanista diciottenne, muore d'infarto dopo l'agguato di un gruppo di milanisti[29][30]. Due domeniche dopo, il quattordicenne Ivan Dall'Olio, sostenitore del Bologna, viene sfigurato da una molotov lanciata da un ultras della Fiorentina, anch'egli minorenne, contro il treno sul quale viaggiava parte della tifoseria emiliana[31]. Lo stesso anno il governo italiano introduce il Daspo (acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive)[32] per contrastare la violenza intorno gli incontri sportivi.

Contemporaneamente, il modello del tifo organizzato italiano si espande decisamente in tutto il resto d'Europa, soprattutto tra i paesi latini (Spagna, Portogallo, Francia), Svizzera e tra le repubbliche dell'ex-Jugoslavia (Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Serbia).

Gli anni 90[modifica | modifica wikitesto]

In Jugoslavia, dove il fenomeno ultras si era diffuso negli anni 80, gli episodi di violenza verificatisi in occasione di una partita di calcio disputata a maggio del 1990 sono considerati prodromici della guerra civile scoppiata l’anno successivo[33]. Si tratta degli scontri tra le tifoserie di Dinamo Zagabria e Stella Rossa di Belgrado allo stadio Maksimir di Zagabria[34]. Tra i croati Bad Blue Boys della Dinamo e i serbi Delije della Stella Rossa si sfogano le tensioni nazionalistiche che stavano minando la federazione jugoslava[35][36]. Non a caso, a sostenere i Bad Blue Boys accorrono la Torcida dell’Hajduk Spalato e gli ultras dell’HNK Fiume[37], che seppur acerrimi rivali della Dinamo[38], intendevano opporsi alla presenza serba nella capitale della Repubblica Socialista di Croazia.

Successivamente, nel corso del decennio, all’interno delle tifoserie ultras delle principali squadre jugoslave vengono reclutati combattentii per le unità paramilitari, in particolare quella delle Tigri serbe[39] costituita da Željko Ražnatović, noto come Arkan, autore di numerosi crimini di guerra, che attingeva ai Delije della Stella Rossa[40]. Tra i primi ad arruolarsi nelle milizie croate vi sono invece gli ultras spalatini[41].

Negli anni 90 la popolarità del movimento ultras italiano è al suo apice: le scenografie sempre più spettacolari e complesse vengono spesso immortalate dai media[21] e questa forma di tifo diventa fonte d’ispirazione tra i sostenitori calcistici di Irlanda (ultras non violento o politico, tutto per il club), Scozia, Paesi Bassi e Germania. Con l'aumento dell'interesse verso il calcio in Canada, Stati Uniti e Australia sorgono i primi gruppi di tifosi organizzatisi secondo criteri, almeno esteticamente, ispirati agli ultras italiani ed europei. Lo stile coreografico italiano diventa così un punto di riferimento a livello mondiale [42]. Negli stadi di tutta Europa gli ultras diventano sempre più i veri protagonisti.

Nonostante ciò, inizia in Italia una crisi del movimento che porta a radicali cambiamenti nelle forme di aggregazione e nella tipologia di incidenti. Il Daspo introdotto nel 1989 non limita le violenze e nei cinque anni successivi aumentano i tafferugli, così ad ogni delitto da stadio il governo italiano reagisce emanando nuove leggi sempre più restrittive nei confronti degli ultras: sarà una costante per tutto il decennio[43]. Nel 1991 la repressione poliziesca convince i leader delle Brigate Gialloblù dell’Hellas Verona a decretare lo scioglimento del gruppo , seguito dai restanti della curva scaligera[44]. I veronesi cambiano modo di tifare, adottando per primi[45] lo stile cosiddetto all’inglese[46], che si contraddistingue per un maggiore spontaneismo, per un sostegno prevalentemente vocale e per l’assenza di tamburi, scenografie pianificate e striscioni, sostituiti da stendardi. Non più in grado di riconoscersi nel mutato clima degli stadi, anche i membri della Fossa dei Grifoni del Genoa sciolgono il gruppo. Le dissoluzioni di varie affermate compagini ampliano il novero delle tifoserie che da quel momento aderiscono allo stile inglese, come quella cosentina[47] e padovana[48]. Si afferma anche un tifo “misto”[21] che ad un’organizzazione tipica del modello ultras italiano, ancora visibile sotto il profilo scenografico, unisce gli stendardi e i cori incessanti di stampo britannico, come nel caso degli Irriducibili della Lazio[49][50][51].

L’aggregazione veicolata dai gruppi di massa viene meno in particolare per sfuggire all’intenso controllo poliziesco e dunque nascono gruppi numericamente contenuti i cui membri rinsaldano i propri legami in base ad una serie di valori ed idee, anche politiche, che li accomunano[43]. Questa frantumazione delle curve poco alla volta favorirà il fenomeno casual[43]. Al contempo si nota un aumento di episodi razzisti e si mettono in luce nuove formazioni schierate politicamente all’estrema destra[43].

Nel 1993 Celestino Colombi, un passante che transita nei pressi dello stadio di Bergamo, muore d’infarto al termine di Atalanta-Roma[52]: ad essergli fatale è una carica della polizia nella quale è accidentalmente coinvolto seppur estraneo all’evento sportivo[53]. L’accaduto porta ad una presa di coscienza di molte tifoserie, che reagiscono esponendo lo stesso striscione di protesta[54]. Una vera collaborazione tra gruppi, divisi tra rivalità geografiche, sportive e politiche è ancora difficile da concretizzarsi[21] ma un importante tentativo di autoregolamentezione del movimento si avrà con il raduno nazionale al quale partecipano circa tremila persone in rappresentanza di 38 tifoserie[55], organizzato a Genova, dopo l’omicidio di Vincenzo Spagnolo, genoano ucciso a coltellate da un milanista il 29 gennaio 1995[56]. Da un documento conclusivo emerge una condanna all'utilizzo di armi da taglio durante gli scontri e alle aggressioni di molti a danni di pochi, auspicando un ritorno ai vecchi codici di comportamento ultras.

Tuttavia, con l’inasprimento delle misure repressive da parte dello Stato italiano aumentano parallelamente gli scontri tra tifoserie e forze dell’ordine[43].

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Negli Anni 2000 i gruppi di ultras hanno continuato a rappresentare ancora una delle componenti più importanti del mondo del calcio, avendo a loro disposizione sedi e diffondendo le loro comunicazioni attraverso siti web, libri, riviste autoprodotte (fanzine) e con i social network. In risposta alla radicale trasfigurazione commerciale del mondo del calcio iniziata nei primi anni '90 e che ha portato allo stravolgimento degli abituali orari delle partite in base alle esigenze delle pay-tv ed al forte aumento del costo dei biglietti dello stadio, gran parte del movimento ultras italiano ha dato vita a una serie di iniziative di protesta. In Italia il comportamento a volte violento di alcuni ultras è stato posto costantemente sotto accusa da parte delle forze dell'ordine e dei media, portando ad un inasprimento ulteriore delle norme anti-violenza, come i provvedimenti del D.A.SPO..

Dopo la morte dell'ispettore Filippo Raciti, durante gli scontri tra catanesi e polizia avvenuti in Catania-Palermo del 2 febbraio 2007, vi è stato un ulteriore inasprimento delle misure di controllo e repressione del tifo organizzato. La nuova legge "anti-ultras" ha stravolto ancora una volta il mondo delle curve italiane. È stata vietata, in realtà con una semplice direttiva dell'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, l'introduzione di striscioni, di qualsiasi tipo e dimensione, senza autorizzazione; sono state inasprite le pene per tutti i reati da stadio, comprese quelle per l'utilizzo di fumogeni e petardi (con possibilità di arresto per gli utilizzatori). Da allora, inoltre, il Daspo può essere anche preventivo (cioè un soggetto che ha tenuto un comportamento pericoloso per la sicurezza pubblica, ancorché non costituente reato, può comunque essere sottoposto a Daspo) e molte altre norme repressive.

Gli Ultras Italia[modifica | modifica wikitesto]

Sul modello di quanto avviene già dagli anni ottanta in altre nazioni (quali Inghilterra, Germania, Paesi Bassi) anche in Italia si è creato un gruppo di ultras che segue attivamente la nazionale di calcio, i cosiddetti Ultras Italia.[57] Il movimento al seguito della Nazionale non ha mai voluto identificarsi con un nome, né ha mai costituito un gruppo vero e proprio, quindi l'appellativo "Ultras Italia" è utilizzato quasi solo da fonti giornalistiche, più per comodità che per l'effettiva esistenza di un gruppo.

La nascita ufficiale avviene in occasione dell'Europeo 2004 in Portogallo. Lo "zoccolo duro" del gruppo è formato da appartenenti a tifoserie del Nordest ma anche di Lazio, Campania, Puglia ed altre regioni. Quasi tutti gli appartenenti sono ideologicamente vicini all'estrema destra, anche se i rapporti della Digos dicono che non c'è un'identificazione diretta con gruppi politici.[58] L'organizzazione prevede l'esposizione allo stadio di stendardi tricolori riportanti il nome della città di provenienza e l'assenza di una leadership ben definita, a differenza di quanto avviene nei gruppi di club[59].

Il gruppo ha cominciato ad assurgere alle cronache in occasione della trasferta in Bulgaria del 2008 dove si verificano scontri con gli hooligan bulgari prima e durante la partita, al termine della quale vengono arrestati 5 italiani[60]. Gli ultras vengono accusati anche di aver esposto vessilli e intonato cori fascisti durante la partita[61]. Nel 2010 gli Ultras Italia si rendono autori di altri episodi di violenza e discriminazione come nelle amichevoli in Austria, dove rivolgono cori razzisti all'indirizzo del calciatore italiano di origini africane Mario Balotelli[62], e Germania, dove vengono espulsi dallo stadio per il loro comportamento aggressivo[63].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'ultras è caratterizzato da un forte senso di appartenenza al proprio gruppo e dall'impegno quotidiano nel sostenere la propria squadra, che trova il suo culmine durante le competizioni sportive, spesso in maniera violenta.

Altre caratteristiche peculiari degli ultras sono le coreografie. Per realizzare imponenti scenografie in occasione delle partite, si mette in movimento l'intero gruppo: dalla macchina decisionale del direttivo agli attivisti e ai ragazzi più giovani impegnati nella realizzazione. Per reperire i fondi necessari ad allestire le coreografie i gruppi ultras fanno leva sull'autofinanziamento, sulle collette fra tifosi, sulla vendita di sciarpe e altro merchandising (berretti, bandiere, spille, t-shirt e così via) ufficiale del gruppo. Diversi gruppi ultras hanno usufruito, nel corso degli anni, anche di finanziamenti e aiuti di vario tipo dalle società calcistiche e da imprese private. In Italia il finanziamento ai tifosi da parte di una società sportiva è ora vietato da una legge entrata in vigore nel 2007. Nel Regno Unito, non esistendo alcun tipo di organizzazione ufficiale del gruppo hooligan, questo aspetto non è presente.

Nelle curve ultras esiste anche un "capo" che coordina i cori, il cosiddetto "lanciacori". Questa figura, che si colloca al centro del settore, è spesso coadiuvata da altre persone munite di megafono (situate in punti più periferici della curva). Tutta la strumentazione è ora vietata in Italia dal decreto anti-violenza.

Differenze con gli hooligan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Hooligan.

I termini ultras e hooligan sono talvolta impropriamente utilizzati come sinonimi[64]. Eppure, il fenomeno degli ultras dell'Europa meridionale dimostra molte differenze con quello degli hooligan britannici e olandesi. Prima fra tutte è l'organizzazione dei gruppi ultras contrapposta allo spontaneismo dei nuclei di tifosi britannici. Le cosiddette crew (dette anche mob o firm) inglesi e scozzesi riconoscono leader e figure di riferimento, ma non hanno una organizzazione che contempli la ripartizione di compiti e incarichi di varia natura né una struttura gerarchica, come invece accade con gli ultras.[65]

Il fenomeno degli hooligan, inoltre, è esclusivamente maschile, contrariamente ai gruppi ultras che, seppur sono in larghissima maggioranza maschile, non escludono la presenza di donne sia come semplici componenti del gruppo stesso sia con ruoli attivi. Addirittura negli anni si sono venuti a formare - seppur sono stati casi rarissimi- gruppi ultras totalmente femminili (da non confondere con i fan club di tifose), che però hanno avuto sempre numeri bassi di appartenenti, attività sporadica e durata estremamente breve, il più delle volte le superstiti di questi gruppi o lasciavano l'attività ultras o, come spesso accadeva, entravano a far parte di gruppi maschili. Dopo il 2000 alcune tifoserie hanno ripresentato gruppi ultras femminili, con risultati migliori rispetto ai precedenti tentativi avviati a partire dagli anni novanta.

La sottocultura ultrà[modifica | modifica wikitesto]

Il fenomeno ha dato origine anche ad una interpretazione specifica. I gruppi ultra' sono considerati come subcultura giovanile da una parte della sociologia. Con questo termine si identifica un gruppo di individui accomunati da un determinato stile di vita, da alcuni vocaboli gergali, dalla diffusione di certi capi d'abbigliamento. Essi hanno dimostrato di avere un proprio sistema di valori e una propria ritualità, oltre ad un peculiare modo di vivere lo stadio che non è lo stesso del tifoso comune. In tal senso possono essere intesi l'utilizzo della violenza contro le tifoserie rivali e l'accettazione di essa secondo codici di comportamento condivisi.

La Curva Fiesole del Franchi, cuore del tifo viola.

Rivalità e amicizie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Derby (calcio).

Ogni tifoseria o gruppo ultras considera come rivali un certo numero di altre tifoserie di altre squadre. Le rivalità, oltre all'astio e ai tafferugli che ne conseguono, possono avere diversa origine.

Il primo fattore è campanilistico, specialmente in paesi quali Italia e Spagna in cui vi è un forte orgoglio regionalistico o municipalistico. Oltre a tifoserie di squadre della stessa città, è molto comune il confronto fra i tifosi di formazioni provenienti da città vicine o province e regioni confinanti (ad esempio la forte rivalità tra tifoserie del Brescia e dell'Atalanta). Vi sono anche storiche rivalità di natura sportiva, sorte come conseguenza ad ingiustizie sportive subite o dopo che due squadre hanno condiviso una sorte simile all'inseguimento dello stesso obiettivo. Forti attriti si possono creare anche fra le tifoserie che sono ispirate da ideologie politiche contrapposte.

Oltre alle rivalità esistono però anche gemellaggi ed amicizie. Il primo gemellaggio tra due tifoserie ultras risale al 6 maggio 1973, quando nacque tra gli ultras della Sampdoria e quelli dell'Hellas Verona[66]. Il gemellaggio è tuttora molto sentito da ambo le tifoserie.

Il rapporto con la politica[modifica | modifica wikitesto]

I primi gruppi ultras sono sorti tra la fine degli anni '60 e l'inizio del decennio successivo, quando i giovani partecipavano attivamente alla vita politica, spesso in forme apertamente contestatarie e molto violente. Da allora molte curve e gruppi ultras hanno assunto una precisa connotazione ideologica, quasi sempre votata all'estremismo (sia di sinistra che di destra). Diversi sono anche i gruppi e le intere curve che si dichiarano apolitiche. Se all'inizio del movimento erano le manifestazioni politiche ad avere avuto un forte impatto sulla creatività degli ultras, tanto che questi portavano allo stadio gli slogan dei cortei, ora avviene un fenomeno inverso. Grazie ad una certa esposizione mediatica e ad un notevole afflusso negli stadi, capita frequentemente che diversi cori scanditi nei cortei politici vengano intonati sulle note di celebri inni da stadio. L'estremismo politico presente in molte curve, di destra quanto di sinistra, ha portato alla comparsa di striscioni condannati dall'opinione pubblica, dai mezzi di comunicazione e dalle istituzioni poiché riconducibili all'antisemitismo[67][68], all'elogio di figure dittatoriali quali Adolf Hitler[69] e Benito Mussolini[70] o persino festeggiamenti intorno a Stalin[71], all'apologia del nazismo e alla derisione delle vittime dei massacri delle foibe[72]. In Italia le autorità hanno reagito vietando i messaggi politici sugli striscioni e impedendo la riproduzione di qualsiasi simbolo politico su ogni tipo di vessillo, onde evitare lo scontro fisico tra due tifoserie ideologicamente contrapposte.

Visto il carattere popolare, le curve sono talvolta state viste e strumentalizzate come bacino elettorale.[73].

La reazione delle istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla fine degli anni '90 in Italia, ma non solo, lo Stato ha introdotto misure volte a reprimere il fenomeno della violenza negli stadi. Ciò nonostante, si sono verificati scontri violenti tra polizia e ultras. In alcuni casi gli ultras di squadre da decenni rivali si sono federate in manifestazioni contro la Polizia. Un esempio è il corteo comune tra milanisti, interisti, atalantini e bresciani dopo la morte di Gabriele Sandri, tifoso laziale ucciso in autostrada da un poliziotto con un colpo di pistola.

Strumenti di controllo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tessera del tifoso e Daspo.

Una netta accelerazione al processo di contrasto del “fenomeno ultras” è stata data attraverso l'introduzione del Daspo, della cosiddetta Tessera del tifoso e del divieto di trasferta per molte delle partite ritenute a rischio scontri[74][75][76][77][78].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ultra2 in Vocabolario - Treccani, su treccani.it. URL consultato il 9 giugno 2012.
  2. ^ Ricerca a cura del Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento - 23 ottobre 1932: la nascita del tifo organizzato biancoceleste
  3. ^ Ultras Tito Cucchiaroni | Sampdoria Story, in Sampdoria Story. URL consultato il 2 dicembre 2018.
  4. ^ a b c d e Carlo Balestri, Gabriele Viganò, Gli ultrà: origini, storia e sviluppi recenti di un mondo ribelle, su journals.openedition.org, Quaderni di Sociologia. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  5. ^ Stefano Budicin, LaBreve guida al tifo granata, su toronews.net, Toro News. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  6. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pagg. 29-30
  7. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pag. 19
  8. ^ a b Domenico Rocca, La sciarpa, il tamburo e la siringa, su rivistacontrasti.it, Contrasti. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  9. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pagg. 17-18
  10. ^ Alberto Fabbri, Ultras d'Italia ep. III, su rivistacontrasti.it, Contrasti. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  11. ^ a b c Carlo Balestri e Carlo Podaliri, Tifo e Razzismo in Italia (cenni storici), su cestim.it. URL consultato il 26 febbraio 2021.
  12. ^ Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio, Valerio Marchi, DeriveApprodi, Roma, 2005, pagg. 133-134
  13. ^ Contro il calcio moderno, Pierluigi spagnolo, Odoya, Città di Castello, 2020
  14. ^ Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio, Valerio Marchi, DeriveApprodi, Roma, 2005, pagg. 133-134
  15. ^ Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio, Valerio Marchi, DeriveApprodi, Roma, 2005, pagg. 133-134
  16. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pagg. 74-75
  17. ^ Pietro Cabrio, L’omicidio di Vincenzo Paparelli allo Stadio Olimpico, su ilpost.it, Il Post. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  18. ^ "Sono arrivati proiettili in tribuna": 57 anni fa morì il tifoso Plaitano, su salernotoday.it. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  19. ^ Gessi Adamoli, Lo scudetto rubato al Genoa: la madre di tutte le porcate, su repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  20. ^ Alberto Fabbri, Ultras d'Italia, ep. III, su rivistacontrasti.it, Contrasti. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  21. ^ a b c d e Storia degli ultras in Italia, su tuttocurve.com, Tuttocurve. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  22. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pagg. 50-54
  23. ^ Bologna-Roma 1982, Andrea Vitone, su asromaultras.org, AS Roma Ultras. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  24. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pag. 54
  25. ^ Pierpaolo Pitich, La ricorrenza: una manganellata 30 anni fa spense la vita di Stefano, su ilpiccolo.gelocal.it, Il Piccolo. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  26. ^ Morto a Milano tifoso accoltellato dopo la partita, su ricerca.repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  27. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pag. 54
  28. ^ Ascoli, Filippini 30 anni dopo Il fratello: "Non c'è giustizia", su corriereadriatico.it, Corriere Adriatico. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  29. ^ Condannato per l’omicidio De Falchi, gambizza un amico e torna in carcere, su ilgiorno.it, Il Giorno. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  30. ^ Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Giovanni Francesio, Sperling & Kupfer, Milano, 2008, pag. 54
  31. ^ Luca Bortolotti, Bepper Persichella, "Noi, Ivan e le fiamme quel giorno a Rifredi che ci cambiò la vita", su ricerca.repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  32. ^ Significato di Daspo, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 5 maggio 2021.
  33. ^ Pietro Cabrio, La partita che preannunciò la guerra in Jugoslavia, su ilpost.it, Il Post. URL consultato il 2 maggio 2021.
  34. ^ (ES) Vladimir Stankovic, Graves incidentes en Zagreb, su elpais.com, El Mundo Deportivo. URL consultato il 2 maggio 2021.
  35. ^ Violenti scontri tra i nazionalisti serbi e croati, su ricerca.repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 2 maggio 2021.
  36. ^ (ES) Mirjana Tomic, 138 heridos, 79 de ellos policías, en el 'día más negro del fútbol yugoslavo', su elpais.com, El País. URL consultato il 2 maggio 2021.
  37. ^ (EN) Vanja Deželić, Day when Maksimir stadium went up in flames, su http:, Dalje.com. URL consultato il 2 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2014).
  38. ^ Zoran Filicic, Il mito dell’Hajduk Spalato, il club che disse no alla FGIC, a Tito e ai soldi dei mecenati esteri, su eurosport.it, Eurosport. URL consultato il 2 maggio 2021.
  39. ^ Aleksandar Manasiev, Political football: the Balkans’ belligerent ultras avoid penalties, su balkaninsight.com, Balkan Insight. URL consultato il 2 maggio 2021.
  40. ^ (ES) Un partido que reproduce una guerra étnica, su http:, CNN México. URL consultato il 2 maggio 2021 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2015).
  41. ^ (HBS) Početak domovinskog rata, su torcida.hr. URL consultato il 2 maggio 2021.
  42. ^ Pasquale Coccia, Gli Ultras italiani dettano la linea, su ilmanifesto.it, Il Manifesto. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  43. ^ a b c d e Furiosi, ultras e casual, su storieinmovimento.org, Zapruder news. URL consultato il 28 aprile 2021.
  44. ^ Le Brigate Gialoblù e la Curva Sud dal 1982 al 1991, su hellastory.net, Hellas Story. URL consultato il 28 aprile 2021.
  45. ^ Fabrizio Pastore, I "butei" dell'Hellas Verona, orgogliosi di essere soli contro tutti, su ilromanista.eu, Il Romanista. URL consultato il 28 aprile 2021.
  46. ^ Italia e Inghilterra modelli a confronto, su asromaultras.org, AS Roma Ultras. URL consultato il 28 aprile 2021.
  47. ^ Ultrà Cosenza, corsi e ricorsi storici: un filo rosso di tensione lungo 24 anni, su iacchite.blog, Iacchité. URL consultato il 28 aprile 2021.
  48. ^ Hell's Angels Ghetto, su passionebiancoscudata.it, Passione Biancoscudata. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  49. ^ Gabriele La Spina, Ultras della Lazio: antisistema ma sempre il dodicesimo uomo in campo, su metropolitanmagazine.it, Metropolitan Magazine. URL consultato il 28 aprile 2021.
  50. ^ La storia e le foto, su ultraslazio.it. URL consultato il 28 aprile 2021.
  51. ^ Damiano Vulpiani, Le origini del tifo organizzato della Lazio, su omniafootball.it, Omnia Football. URL consultato il 28 aprile 2021.
  52. ^ Celestino Colombi, il ricordo 26 anni dopo, su calcioatalanta.it. URL consultato il 28 aprile 2021.
  53. ^ Cuori tiosi, Maurizio Martucci, Sperling & Kupfer, Milano, 2010, pagg. 195-211
  54. ^ Cuori tiosi, Maurizio Martucci, Sperling & Kupfer, Milano, 2010, pag. 208
  55. ^ Cuori tiosi, Maurizio Martucci, Sperling & Kupfer, Milano, 2010, pagg. 253-255
  56. ^ Cuori tiosi, Maurizio Martucci, Sperling & Kupfer, Milano, 2010, pagg. 227-252
  57. ^ Ultras Italia, tifosi a destra da anni in lotta "per la Nazione" da panorama. it, 13 ottobre 2008, su blog.panorama.it. URL consultato il 28 marzo 2011 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2010).
  58. ^ la Repubblica/sport: Attenzione agli Ultras Italia sono gli hooligans azzurri
  59. ^ Ultrà Italia, ecco quelli che non vogliono Balotelli azzurro - Sport - Sky.it, su sport.sky.it. URL consultato il 28 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2014).
  60. ^ Sofia, arrestati 5 ultrà italiani. La Russa: "Vergogna" - Calcio - Virgilio Sport Archiviato il 1º maggio 2014 in Internet Archive.
  61. ^ Il leader-avvocato: «Le braccia tese? Non si possono abbassare con la forza» - Corriere della Sera
  62. ^ La vergogna - Il razzismo degli Ultras Italia: cori e «buu» contro Balotelli | Sport| Il SecoloXIX
  63. ^ Gruppo 'Ultra'Italia' espulso da stadio Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  64. ^ Qual è l’origine del termine “ultras”?, su focus.it, Focus. URL consultato il 24 febbraio 2021.
  65. ^ Roberto Pelucchi, Il fenomeno ultrà raccontato dall'interno, su gazzetta.it, 3 febbraio 2008.
  66. ^ Sampdoria-Verona: le origini di un gemellaggio storico | YSport, su www.ysport.eu. URL consultato il 2 dicembre 2018.
  67. ^ Perdonate Malgioglio, su ricerca.repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  68. ^ Fabrizio Caccia, Svastiche in curva, i nazi-ultrà della Roma, su corriere.it, Corriere della Sera. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  69. ^ E.S., Un «logo» di Hitler sui berretti dei tifosi dell’Hellas, su larena.it, L'Arena. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  70. ^ Ultrà Lazio, striscione shock a Milano: "Onore a Benito Mussolini", su gazzetta.it, La Gazzetta dello Sport. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  71. ^ Calcio, tifosi Livorno festeggiano l'anniversario di Stalin, su sport.repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  72. ^ Emilio Marrese, Da Stalin all'apologia delle foibe così sbanda la curva più rossa d'Italia, su ricerca.repubblica.it, La Repubblica. URL consultato il 19 febbraio 2021.
  73. ^ L'infiltrazione neofascista delle curve, in "Fascisteria. I protagonisti, i movimenti e i misteri dell'eversione nera in Italia (1945-2000)" di Ugo Maria Tassinari, ed. Castelvecchi, 2001 Archiviato il 27 giugno 2007 in Internet Archive.
  74. ^ Maroni contro ultras: la partita più attesa dell'anno
  75. ^ Ultras contro la Tessera del Tifoso chi non ce l'ha non va in trasferta - Risultati e ultime notizie calcio e calciomercato - La Gazzetta dello Sport
  76. ^ Tessera del tifoso, dodici mesi dopo la rivoluzione - Sport - Sky.it, su sport.sky.it. URL consultato il 10 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2011).
  77. ^ Trasferte vietate per quindici tifoserie Stop a ultrà di Roma, Atalanta, Milan - cronaca - Repubblica.it
  78. ^ » CASMS: in due giornate ben 10 trasferte vietate[collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele Segre, Ragazzi di stadio, Milano, Mazzotta, 1979, ISBN 88-202-0420-7.
  • Oliviero Beha, Franco Ferrarotti, All'ultimo stadio. Una Repubblica fondata sul calcio, Milano, Rusconi Libri, 1983, ISBN 88-18-27873-8.
  • Alessandro Dal Lago, Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio, Bologna, il Mulino, 1990, ISBN 88-15-02876-5.
  • Fabio Bruno, Vita da ultrà. Dentro le curve d'Europa, Bologna, Conti, 1992.
  • Alessandro Dal Lago, Roberto Moscati, Regalateci un sogno. Miti e realtà del tifo calcistico in Italia, Milano, Bompiani, 1992, ISBN 88-452-1959-3.
  • Balestrini Nanni, I furiosi, Milano, Bompiani, 1994, ISBN 88-452-2185-7.
  • Valerio Marchi, Ultrà. Le sottoculture giovanili negli stadi d'Europa, Roma, Koinè, 1994, ISBN 88-8106-001-9.
  • Daniele De Luca, Dario Colombo, Fanatics. Voci, documenti e materiali dal movimento ultrà, Roma, Castelvecchi, 1996, ISBN 88-86232-93-4.
  • Maurizio Martucci, Nobiltà ultras dal 1900. Un secolo di storia, documenti e immagini della tifoseria laziale, De Marco-Piscitelli, 1996, ISBN.
  • Maurizio Marinelli, Ultimo stadio, Bergamo, Centro Studi Polizia, 1996.
  • Rocco De Biasi, You'll never walk alone. Mito e realtà del tifo inglese, Milano, ShaKe, 1998.
  • Andrea Arena, Io, ultras padrone del pallone, 2001, ISBN 978-88-09-03056-5.
  • Domenico Mungo, Sensomutanti. L'amore ai tempi del DA.SPO, Torino, Tirrenia-Stampatori, 2003, ISBN 88-7763-549-5.
  • Ivan Luraschi, La violenza negli stadi. Quello che i media non vogliono far sapere, 2003.
  • Rinella Cere, ‘Witches of our age’: women ultras, football and the media in Sport, Media, Culture: Global and Local Dimensions, Bernstein, A. and Blain, N. eds., London, Frank Cass, 2003, ISBN 0-7146-5299-7.
  • Cass Pennant, Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F. (West Ham United), Milano, Baldini & Castoldi, 2004, ISBN 88-8490-471-4.
  • Valerio Marchi, Il derby del bambino morto. Violenza e ordine pubblico nel calcio, Roma, DeriveApprodi, 2005, ISBN 88-88738-67-3.
  • Stefano Faccendini, Tifosi e ribelli, Edizioni Clandestine, 2005.
  • Vicenzo Abbatantuono, Un calcio in faccia. Storie di adolescenti ultras, Molfetta, La Meridiana, 2006, ISBN 88-89197-81-1.
  • Maurizio Martucci, 11 novembre 2007. L'uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica, Sovera edizioni, 2008, ISBN 978-88-8124-787-5.
  • Domenico Mungo, Cani sciolti, Rovereto, Boogaloo Publishing, 2008, ISBN 88-97257-52-6.
  • Giovanni Francesio, Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Sperling & Kupfer, 2008, ISBN 88-200-4505-2.
  • Elisa Davoglio, Onore ai diffidati, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 88-04-57968-4.
  • Maurizio Martucci, Cuore Tifoso. Roma-Lazio 1979. "Un razzo ha distrutto la mia famiglia". Gabriele Paparelli racconta, Sovera edizioni, 2009, ISBN 978-88-8124-862-9.
  • Andrea Ferreri, Ultras. I ribelli del calcio. Quarant'anni di antagonismo e passione, Lecce, Edizioni Bepress, 2009, ISBN 978-88-96130-02-5.
  • Stefano Faccendini, La trasferta, Edizioni Clandestine, 2009.
  • Maurizio Martucci, Cuori tifosi. Quando il calcio uccide: i morti dimenticati degli stadi italiani, Milano, Sperling & Kupfer, 2010, ISBN 88-200-4910-4.
  • Silvano Cacciari, Lorenzo Giudici, Stadio Italia. I conflitti del calcio moderno, Firenze, La casa Usher, 2010, ISBN 978-88-95065-42-7.
  • Vincenzo Abbatantuono, Domenico Mungo; Gabriele Viganò, Noi odiamo tutti. Il movimento ultras italiano attraverso gli striscioni politicamente scorretti, Napoli, La Città del Sole, 2010, ISBN 88-8292-461-0.
  • Nicola Guerra, Valentina Imperi, Claudia Vardanega, I poeti della curva. Un’analisi sociolinguistica degli striscioni allo stadio., Aracne, 2010.
  • Stefano Pozzoni, Dove sono gli ultrà, Milano. Baldini Castoldi Dalai Collana ZELIG 2005. ISBN 88 -6018 - 083 -X, 9788860180834
  • Giovanni Francesio, Tifare contro. Una storia degli ultras italiani, Sperling & Kupfer, 2008, p. 206, ISBN 978-8820045050.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]