Emilia

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Emilia
StatiItalia Italia
RegioniEmilia-Romagna Emilia-Romagna
Territorio  Piacenza,   Parma,   Reggio Emilia,   Modena,   Ferrara,   Bologna (solo i comuni situati nella sinistra orografica del Sillaro),   Ravenna (la sola località di Podere Patrignani, nel comune di Ravenna)
Superficie17 354 km²
Abitanti3 130 000
Lingueemiliano, ligure, italiano
Coordinate: 44°30′N 11°18′E / 44.5°N 11.3°E44.5; 11.3

L'Emilia (Emeja, Emélia, Emégglia[1] o Emilia[2] in emiliano) è una regione storica dell'Italia settentrionale, che insieme alla Romagna forma la regione amministrativa dell'Emilia-Romagna. Prende il nome dalla Via Emilia[3], strada fatta costruire dal console romano Emilio Lepido per collegare tra loro le città di Rimini e Piacenza[4].

Sin dall'891 i territori emiliani di Piacenza, Parma, Reggio e Modena furono però ricompresi nella Marca di Lombardia[5]; da allora e fino all'epoca moderna l'Emilia fu pertanto considerata parte della Lombardia (con tale coronimo si intendeva, a quel tempo, una vasta area dell'Italia settentrionale)[6], e precisamente denominata "Lombardia al di qua del Po". Tuttavia il nome "Emilia" continuò a restare in uso fino al XIX secolo[7][8] assieme alle definizioni, talvolta sovrapponibili su alcuni territori, di Lombardia (nella sua accezione storica) e Romagna, nonché quelle dei cosiddetti Ducati emiliani per definire le medesime aree (di Modena, Reggio, Parma e Piacenza), accanto proprio all’uso di "Lombardia" e "Romagna", o "Romagne" ogniqualvolta[9] si volesse indicare la Romagna con Bologna e, non di rado, Ferrara.

Nel 1871, tale denominazione fu resa ufficiale per includere l'intero territorio storico compreso tra Piacenza e Rimini (inclusa quindi la Romagna)[10] nel nuovo compartimento statistico dell’Emilia, composto dai precedenti Parma-Piacenza, Modena-Reggio-Massa e Romagne[11][12]. Per la denominazione regionale amministrativa "Emilia-Romagna" (che ha infine delineato il senso moderno di Emilia, ovvero del tutto corrispondente a quello ormai obsoleto di "Bassa Lombardia", in contrapposizione all’Emilia che rievoca la storica regione romana antica, grossomodo congruente con l’attuale Emilia-Romagna), bisognerà aspettare invece l’Italia repubblicana[11].

Confini[modifica | modifica wikitesto]

il Sillaro, tradizionalmente considerato il confine tra Emilia e Romagna
Appennino reggiano. Sullo sfondo la Pietra di Bismantova e il Monte Cusna.

Pur considerata regione storica, l’Emilia ha costituito un’entità unitaria soltanto a partire dall'istituzione della Regio VIII Aemilia[13], una delle regioni augustee[14] dell’Impero romano. Pertanto, i suoi confini più antichi possono essere riconducibili all’incirca a quelli di detta ripartizione romana:

  • a est il mare Adriatico, in quanto la regio VIII includeva anche la Romagna (situata a est del torrente Sillaro e del basso corso del Reno);
  • a nord il fiume Po, che la divide nella parte occidentale dalla Lombardia (corrispondente alle antiche regiones X-XI), comprendendo entro i confini emiliani l'Oltrepò mantovano, e, in parte, dal Veneto (eccetto la Transpadana ferrarese);
  • a sud lo spartiacque dell'Appennino Ligure e Tosco-emiliano, che fa da confine con la Liguria e la Toscana (l'antica Regio VII Etruria);
  • a ovest i confini sono stati meno definiti e più mobili. Si ritiene che in epoca romana la delimitazione tra Regio VIII Aemilia e Regio IX Liguria corresse lungo la Staffora[15]. Nel 275 d.C. una porzione orientale della Regio VIII Aemilia fu disgiunta dal resto del territorio e annessa alla Regio IX Liguria[16]. Inoltre, fino al 1164 il Piacentino raggiungeva la Staffora, accorpando quasi interamente l’attuale Oltrepò Pavese, che fu attribuito al Ducato di Pavia dall’imperatore Federico Barbarossa. Fu un successivo arbitrato del 1188 ad individuare il torrente Bardonezza come confine naturale tra Piacentino e Pavese. È però nella seconda metà del XVI secolo, con la creazione del Ducato di Parma e Piacenza, che quella delimitazione si consolida. Nel 1743, con il trattato di Worms il confine tra il Ducato di Parma e Piacenza e il Regno di Sardegna venne fatto scorrere dall’Aveto alla sua confluenza nella Trebbia, per spingersi di qualche chilometro ad est della riva destra della Trebbia fino a monte Barberino e da lì ricongiungersi alla Bardonezza e poi al Po a Pampanese di Arena Po (PV), escludendo gli attuali comuni piacentini di Bobbio (tranne la frazione Mezzano Scotti), Corte Brugnatella (tranne le frazioni Ozzola e Metteglia), Cerignale, Zerba e Ottone ed alcune località del comune di Alta Val Tidone, costituito nel 2018 (Trebecco e l’ex comune di Caminata). La Diocesi di Piacenza, però, mantenne la giurisdizione di buona parte dell’Oltrepò pavese fino al 1818; in seguito, grazie alla fusione con la Diocesi di Bobbio, avvenuta nel 1989, si è assicurata la competenza sulle parrocchie pavesi nei comuni di Romagnese, Valverde, Ruino (eccetto la frazione Torre degli Alberi) e Menconico (eccetto Torremartino), già dipendenti dalla circoscrizione bobbiese. Quest’ultima, fino al 1818 si estendeva anche sui comuni pavesi di Zavattarello e Val di Nizza. Tuttavia, i comuni di Corte Brugnatella, Bobbio, Ottone, Zerba e Cerignale furono annessi al Piacentino negli anni venti del XX secolo, insieme a Trebecco. In quel decennio, per tre anni, anche Brallo di Pregola, Romagnese, Valverde, Ruino (Valverde e Ruino si sono fusi nel comune di Colli Verdi nel 2019), Zavattarello e Menconico furono accorpati alla provincia di Piacenza, per poi essere riaggregati a quella di Pavia[17].

All'interno dell'attuale regione amministrativa Emilia-Romagna, l'Emilia comprende l'integrità delle province di Piacenza, Parma, Reggio nell'Emilia, Modena, Ferrara e larga parte di quella di Bologna (esclusi i comuni di Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Dozza, Fontanelice, Imola e Mordano).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Emilia.
Scavi della Via Emilia presso Reggio Emilia.

L'età antica[modifica | modifica wikitesto]

In epoca pre-romana, le terre a sud del fiume Po sono state nel corso dei secoli occupate da popolazioni diverse: abitanti delle terremare, Liguri, Etruschi e Galli. Se il V secolo a.C. segna l'apogeo della presenza etrusca, dall'inizio del IV secolo i Galli, che scendono da Nord, si irradiano in tutta l'area: i Boi al centro della regione emiliana, i Lingoni nell'area a sud del delta del Po.

Questa sovrapposizione diede luogo a forme di cultura composite, di cui un esempio significativo danno le scoperte archeologiche effettuate al monte Bibele, presso Monterenzio (BO) tra il 1972 e il 2010[18]: mentre vari reperti metallici richiamano alle genti galliche, le iscrizioni su vasi offrono la testimonianza della presenza etrusca. Poi, l'arrivo dei Romani ha imposto alla zona una nuova configurazione. La conquista romana però non ha estirpato il substrato gallico ma si è fuso con esso dando origine alla lingua emiliana tuttora parlata, le cui varietà locali sono una sovrapposizione del latino sulle antiche lingue celtiche continentali.

In epoca romana l'Emilia fece parte dapprima della provincia della Gallia Cisalpina, e, dopo la riforma Augustea che estese la cittadinanza romana a tutta la penisola italica, della Regio VIII Aemilia, che prendeva il nome dalla Via Aemilia, l'arteria stradale fatta costruire nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido[19].

L’unità del distretto, che comprendeva le terre tra il Po, gli Appennini e il mare Adriatico, fu però spezzata già una prima volta nel 215 d.C., quando la porzione orientale da Ferrara a Rimini fu accorpata alla Flaminia et Picenum (derivante dalla fusione dell'Ager Gallicus, cioè la sezione orientale della Regio VI Umbria, con la Regio V Picenum)[16]. A porre le basi per la provincia Flaminia et Picenum (poi ufficializzata con Diocleziano) fu il dislocamento della Flotta Imperiale per l'Oriente a Ravenna da parte di Augusto, evento che cominciò a dare luogo alla formazione di una specifica identità del territorio annonario di diretto supporto alla flotta imperiale. Più tardi il Picenum fu però separato dalla Flaminia, e quest'ultima fu assegnata nuovamente all'Aemilia[20].

Una seconda frattura dell'Aemilia si ebbe nel 275 d.C. con l’accorpamento delle sue aree occidentali alla Regio IX Liguria, che comprendeva anche territori delle attuali Piemonte e Lombardia[16].

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'arrivo dei Longobardi nella Pianura Padana e negli Appennini, tutto il settore occidentale dell'ex-Regio VIII venne a costituire parte integrante della Longobardia, mentre il nome "Aemilia" finì per indicare soltanto il settore orientale (grosso modo a est di Nonantola)[21] controllato dell'Esarcato Bizantino, che aveva sede a Ravenna; buona parte di tali territori prenderà poi il nome di Romagna. I confini tra le due entità politiche tuttavia furono per lungo tempo indefiniti, a causa del continuo stato di guerra tra Longobardi e Bizantini, ma i confini etno-linguistico-culturali rimasero ben definiti come testimonia Dante Alighieri.
I Longobardi si espansero nell'ex-Regio VIII subito dopo la conquista di Pavia[22], avvenuta nel 572[23]: lì istituiranno i ducati di Piacenza, di Parma e di Reggio. Tale insieme di territori è noto, in epoca contemporanea, come Emilia lombarda (inteso appunto con l’accezione antica di longobarda) o dei Ducati[24], suddivisioni amministrative che frammenteranno il territorio anche nei secoli a seguire fino all’unità d’Italia.

Sotto il Regno italico dell'Impero carolingio, alla fine del IX secolo, le città passarono gradualmente dai conti ai vescovi-conti, processo che si concluderà nel X secolo: l’autorità vescovile sarà più forte a Piacenza e Parma rispetto alla parte centro-orientale della regione[25]. Tuttavia, un polo amministrativo si costituì tra il X e il XII secolo nella parte centro-occidentale della regione intorno all'egemonia della famiglia di origine longobarda dei Canossa, che diedero forma a un organismo territoriale incentrato sull’originaria corte di Vilinianum, nel Parmense (poi a Canossa sull’Appennino reggiano), e i cui possedimenti si estendevano anche nel Reggiano e nel Modenese[26]. La casata non assogettò appunto Piacenza, sede di una propria contea, e Parma in quanto ambiva piuttosto ad estendere i propri domini su Ferrara, Mantova e Brescia[25]. Dunque neppure l'unificazione di buona parte d'Italia operata dai Franchi ricompose la spaccatura tra Emilia e Romagna[27] e le divisioni rimanevano anche all'interno dello stesso territorio emiliano.

Dopo l'epoca comunale, che vide molte città emiliane partecipare alla Lega Lombarda per contrastare il potere imperiale sulla penisola italica, in Emilia sorsero importanti signorie, tra cui gli Estensi, che affermarono il loro dominio su Ferrara, Modena e Reggio Emilia, i Bentivoglio a Bologna e, anche se solo dal 1545, i Farnese a Parma e Piacenza. La divisione politica dell'Emilia si mantenne, con l'eccezione delle repubbliche Cispadana, Cisalpina e Italiana e del successivo Regno d'Italia, di epoca napoleonica, fino al Risorgimento.

L'età moderna[modifica | modifica wikitesto]

I principali stati stanziati nella regione sono stati il Ducato di Modena e Reggio, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Ferrara; Bologna è stata a lungo città di confine tra Longobardia e Romagna, ma tra vicende alterne lo Stato della Chiesa ne ha quasi sempre avuto il dominio completo, fino al Risorgimento. Il Ducato di Modena e Reggio ed il Ducato di Parma e Piacenza erano definiti Ducati Centrali, nome che per estensione si è certe volte usato per citare l'Emilia[senza fonte], anche se quest'ultima geograficamente è più ampia.

L'età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Lingue locali[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio emiliano sono diffuse due lingue regionali appartenenti alla famiglia gallo-italica: l'emiliano[28][29] e il ligure[30][31], presente solo in alcuni comuni dell'Appennino piacentino[32][33][34] e parmense[35]. Analogamente al romagnolo, esse non godono di alcuno status di ufficialità da parte della Regione Emilia-Romagna, che però le tutela e valorizza tramite apposita legge del 2014[36].

La diffusione delle varietà emiliane tuttavia non coincide con i confini geografici d'Emilia. Esse sono parlate anche in alcuni territori contigui, o quanto meno ne influenzano i dialetti creando zone di transizione tra l'emiliano e altre lingue regionali[37]: i loro tratti si rintracciano infatti in alcune zone delle province di Massa-Carrara, Lucca, Pistoia, Rovigo, Pavia, Mantova e Alessandria.

Folclore[modifica | modifica wikitesto]

Rievocazione storica del passaggio del Barbarossa a Medicina.

In varie località appenniniche si svolge ancora il Calendimaggio per celebrare l’arrivo della primavera[38].

Una tradizione comune a varie province dell’attuale Emilia è la ricorrenza di san Giovanni Battista, che si celebra la notte fra il 23 e il 24 giugno e la cui origine è legata al solstizio d’estate[39]. Rituali legati all’evento riguardano l’impiego della rugiada, alla quale la tradizione attribuirebbe poteri miracolosi, come quelli di prevenire le malattie legate alla vista o all’udito, di aiutare le madri in difficoltà nell’allattamento (nel Piacentino)[40] e di curare altri malanni (nel Parmense)[39][41]. Inoltre, assicurerebbe maggiori facoltà o addirittura poteri magici alle erbe officinali, da raccogliere la notte stessa, analogamente alle noci da impiegare per la produzione del nocino, tipico liquore emiliano[39][40][41][42]. La tradizione reggiana prevede che le noci siano raccolte da donne a piedi nudi[42]. Nel Piacentino la sera del 23 si riempie per tre quarti un vaso o una bottiglia di vetro, aggiungendovi l’albume di un uovo: la forma che si manifesterà nel recipiente predirebbe un fortunato evento: un viaggio, una ricchezza o l’amore[40] (l'operazione è replicata nella notte tra il 28 e il 29 dello stesso mese, per la festività dei santi Pietro e Paolo, ed è nota come barca di San Pietro)[40]. Nel Bolognese è credenza che nella notte le streghe raggiungano in volo un grande noce situato presso l’eremo di Tizzano, a Casalecchio di Reno, per celebrarvi un sabba[43]. Nelle province di Parma e Reggio Emilia è consuetudine organizzare grandi tavolate all’aperto per consumare in compagnia i tortelli (detti tortelli verdi nel Reggiano e tortelli d’erbette nel Parmense)[39][41][42].

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

L'Emilia, dai tempi dell'Impero Romano, non è mai stata un'entità politica unitaria, e pertanto non ha mai avuto un simbolo o una bandiera che la identificasse come identità autonoma. L'unica parziale eccezione storica è costituita dalla Repubblica Cispadana, che fu costituita nel 1796 dalle città di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, comprendendo un territorio corrispondente alla parte centrale dell'attuale Emilia-Romagna. La regione di appartenenza dell'Emilia ha pertanto una bandiera ed uno stemma unico per tutto il territorio adottato in seguito alla nascita dell'istituzione stessa.[44].

Negli anni '90 del XX secolo, il partito autonomista Lega Nord ha invece elaborato una bandiera specifica per l'Emilia, combinando le bandiere dei due maggiori comuni della regione, Bologna e Parma.

Ad inizio anni 2000 la rivista Quaderni Padani ha presentato una bandiera inquartata con croce di San Giorgio in campo argento al primo e al quarto quarto, con aquila estense in campo azzurro. Nell'intento dei proponenti la croce rappresenterebbe la devozione a San Giorgio, patrono di Ferrara, l'adesione di alcuni comuni emiliani alla Lega Lombarda (che frequentemente impiegava questo vessillo e l'aquila guelfa) e Bobbio (PC); la croce rossa in campo argenteo riprenderebbe gli stemmi di Bologna e Reggio Emilia, la bandiera impiegata da Parma nelle battaglie contro il Sacro Romano Impero, i colori dello stemma di Piacenza e lo stemma dei Gonzaga, in quanto un suo ramo governò il Ducato di Guastalla; l'aquila estense rievocherebbe i territori governati dalla dinastia d'Este (Ferrarese, Modenese, Reggiano, Polesine emiliano, Frignano, alta Garfagnana, Lunigiana e Carrara), oltre a suggerire l'area appenninica[45].

Un'ulteriore proposta[senza fonte] combina l'aquila estense con i simboli del Ducato di Parma, ovvero la croce azzurra in campo dorato e i gigli della dinastia Farnese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al Dizionèri Bulgnaiṡ, su play.google.com.
  2. ^ Guido Tammi, Vocabolario Piacentino-Italiano, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998
  3. ^ Emìlia-Romagna, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 21 aprile 2022.
  4. ^ Emìlia, via-, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 21 aprile 2022.
  5. ^ William Dello Russo, Denis Falconieri, Luigi Farrauto, Andrea Formenti, Anita Franzon, Matteo Mangili, Lombardia, Lonely Planet, p. 683, ISBN 9788859254225.
  6. ^ La Lombardia medievale (sec. VI - XII), su lombardiabeniculturali.it.
  7. ^ F. Leandro Alberti Bolognese, Descrittione di Tutta Italia, Venezia, 1561, p. 353.
  8. ^ Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre, diplomatiche, cronologiche, critiche della Chiesa Vescovile di Parma, Parma, Stamperia Carmignani, 1835, p. 292.
  9. ^ Ogniqualvòlta, su treccani.it.
  10. ^ Emilio Rosetti, La Romagna: geografia e storia, vol. 1, Capriolo e Massimino, 1893, p. 261.
  11. ^ a b (ITEN) ISTAT, Struttura e dinamica delle unità amministrative, 2018, pp. 51-.
  12. ^ ISTAT (PDF), su istat.it.
  13. ^ Manlio Lilli, L'Italia romana delle Regiones. Regio VIII Aemilia, su treccani.it. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  14. ^ Manlio Lilli, L'Italia romana delle Regiones. Introduzione, su treccani.it. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  15. ^ Alessio Anceschi, Il Lombardo-Veneto. Storia dei confini d'Italia, Torino, Edizioni del Capricorno, 20211, p. 50.
  16. ^ a b c Marzio Dell’Acqua, Ducati di Emilia, signorie di Romagna, Milano, Touring Club Italiano, 2001, p. 17.
  17. ^ Alessio Anceschi, L’Emilia, la Romagna e l’Alta Toscana, Torino, Edizioni del Capricorno, 2021, pp. 24-31.
  18. ^ 1 gennaio 1972. Scavi archeologici a Monte Bibele, su Bibliotecasalaborsa.it, Bologna Online. URL consultato il 30 dicembre 2021.
  19. ^ Via Emilia, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  20. ^ Flaminia, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  21. ^ (FR) Charles Diehl, Ëtudes sur l'administration byzantine dans l'exarchat de Ravenne (568-751), pp. 52-53.
  22. ^ Elena Percivaldi, Sulle tracce dei Longobardi, Torino, Edizioni del Capricorno, 2021, p. 117.
  23. ^ Longobardi o Langobardi, su Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 23 dicembre 2021.
  24. ^ AAVV, Emilia Romagna. Vol. I, Bologna, Touring Club Italiano, 1985, p. 9.
    «Di lì inizia, con caratteristiche sue proprie dal punto di vista geografico (e, chissà, anche da quello della storia e della cultura) l'Emilia dei Ducati, l'Emilia lombarda»
  25. ^ a b Mario Longhena, Raffaele Corso, Giulio Bertoni, Francesco Balilla Pratella, Pericle Ducati, Luigi Simeoni, Adolfo Venturi, Emilia, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 22 dicembre 2021.
  26. ^ Marzio Dell’Acqua, Ducati di Emilia, signorie di Romagna, Milano, Touring Club Italiano, 2001, p. 20.
  27. ^ Giorgio Baruffini, Emilia, su treccani.it, Treccani. URL consultato il 23 dicembre 2021.
  28. ^ (EN) Documentation for ISO 639 identifier: EGL, su iso639-3.sil.org, SIL. URL consultato il 24 dicembre 2019 (archiviato il 12 dicembre 2019).
    «Identifier: EGL - Name: Emilian - Status: Active - Code set: 639-3 - Scope: Individual - Type: Living»
  29. ^ (EN) Emilian, su ethnologue.com, Ethnologue. URL consultato il 24 dicembre 2019 (archiviato il 3 luglio 2019).
  30. ^ (EN) Documentation for ISO 639 identifier: LIJ, su iso639-3.sil.org, SIL. URL consultato il 19 dicembre 2021.
  31. ^ Ligurian, in Ethnologue. URL consultato il 19 dicembre 2021.
  32. ^ Lotte Zörner, L'ottonese: un dialetto ligure, in: Studi linguistici sull'anfizona ligure-padana, Alessandria, 1992, pagg. 79-175
  33. ^ Dialetto piacentino, su parlummpiasintein.it, Comune di Piacenza. URL consultato il 19 dicembre 2021.
  34. ^ Daniele Vitali, I dialetti liguri da Genova alla montagna di Parma e Piacenza, in Dialetti emiliani e dialetti toscani. Volume II, Bologna, Pendragon, 2020, pp. 121-143.
  35. ^ Daniele Vitali, I dialetti liguri da Genova alla montagna di Parma e Piacenza, in Dialetti emiliani e dialetti toscani. Volume II, Bologna, Pendragon, 2020, pp. 63-121.
  36. ^ Legge regionale 18 luglio 2014 - Salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell'Emilia-Romagna, su demetra.regione.emilia-romagna.it, Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 21 dicembre 2021.
  37. ^ Fabio Foresti, Emiliano-romagnoli, dialetti, su Enciclopedia dell'Italiano, Treccani. URL consultato il 19 aprile 2022.
  38. ^ Giuseppe Pittano, Nadia Zerbinati, Ieri in Emilia-Romagna. Dialetti, tradizioni, curiosità, Bologna, Aniballi Edizioni, 1984, p. 65.
  39. ^ a b c d Rugiada di San Giovanni, su Parma City of Gastronomy, Comune di Parma. URL consultato il 22 aprile 2022.
  40. ^ a b c d Carmen Artocchini, Tradizioni popolari piacentine, I, La ruota del tempo, Piacenza, Tep, p. 95.
  41. ^ a b c La notte di San Giovanni fra tortellate e antichi riti, in Gazzetta di Reggio, Reggio Emilia, 22 giugno 2019. URL consultato il 22 aprile 2022.
  42. ^ a b c La notte di San Giovanni, su Visit Reggio Emilia, Ufficio Iat Reggio Emilia. URL consultato il 22 aprile 2022.
  43. ^ Notte delle streghe. Leggende della Festa di San Giovanni, su Turismo in pianura, Regione Emilia-Romagna, Sistema di Informazione al Turista. URL consultato il 22 aprile 2022.
  44. ^ I simboli dell'Emilia-Romagna, su lanostrastoria.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 29 luglio 2010 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2013).
  45. ^ Alberto Filippi, La Grande Madre Emilia - Identità e simboli della nazione emiliana (PDF), in Quaderni Padani, Novara, La Libera Compagnia Padana, marzo- aprile 2003, pp. 28-32. URL consultato il 21 ottobre 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AAVV, Emilia Romagna. Vol. I, Touring Club Italiano, Bologna, 1985.
  • Alessio Anceschi, L’Emilia, la Romagna e l’alta Toscana. Storia dei confini d’Italia, Edizioni del Capricorno, Torino, 2021.
  • Alessio Anceschi, Il Lombardo-Veneto. Storia dei confini d’Italia, Edizioni del Capricorno, Torino, 2021.
  • Carmen Artocchini, Tradizioni popolari piacentine - Vol. I - La ruota del tempo, Tep, Piacenza, 1999.
  • Marzio Dall'Acqua, Ducati di Emilia, signorie di Romagna, Touring Club Italiano, Milano, 2001.
  • Luigi Lepri, Daniele Vitali Dizionario Italiano-Bolognese. Dizionèri Bulgnaiṡ-Italian, Pendragon, Bologna, 2009.
  • Massimo Montanari, Maurizio Ridolfi, Renato Zangheri, Storia dell'Emilia Romagna. Dalle origini al Seicento, vol. I, Editori Laterza, Bari, 2004
  • Elena Percivaldi, Sulle tracce dei Longobardi, Edizioni del Capricorno, Torino, 2021.
  • Giuseppe Pittano, Nadia Zerbinati, Ieri in Emilia-Romagna. Dialetti, tradizioni, curiosità, Aniballi Edizioni, Bologna, 1984
  • Guido Tammi, Vocabolario Piacentino - Italiano, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998.
  • Daniele Vitali, I dialetti liguri da Genova alla montagna di Parma e Piacenza, in Dialetti emiliani e dialetti toscani. Volume II, Pendragon, Bologna, 2020.

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