Bobbio

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Bobbio
comune
Bobbio – Stemma Bobbio – Bandiera
Bobbio – Veduta
Panorama di Bobbio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
Amministrazione
SindacoRoberto Pasquali (lista civica di centro Bobbio 2000 - Città d'Europa) dal 25-5-2014 (2º mandato dal 26-5-2019)
Data di istituzione14 febbraio 1014
Territorio
Coordinate44°46′17.4″N 9°23′11.04″E / 44.7715°N 9.3864°E44.7715; 9.3864 (Bobbio)Coordinate: 44°46′17.4″N 9°23′11.04″E / 44.7715°N 9.3864°E44.7715; 9.3864 (Bobbio)
Altitudine272 m s.l.m.
Superficie106,53 km²
Abitanti3 546[2] (30-4-2019)
Densità33,29 ab./km²
FrazioniVedi elenco
Comuni confinantiAlta Val Tidone, Brallo di Pregola (PV), Coli, Corte Brugnatella, Menconico (PV), Piozzano, Romagnese (PV), Santa Margherita di Staffora (PV), Travo
Altre informazioni
Cod. postale29022
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT033005
Cod. catastaleA909
TargaPC
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 802 GG[3]
Nome abitantibobbiesi
Patronosan Colombano,
Madonna dell'Aiuto,
santa Maria Assunta,
sant'Antonio Gianelli
Giorno festivo23 novembre, 15 agosto
SoprannomeMontecassino del Nord[1]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bobbio
Bobbio
Bobbio – Mappa
Posizione del comune di Bobbio nella Provincia di Piacenza
Sito istituzionale

Bobbio (AFI: [ˈbɔbbjo][4] (Bòbi in dialetto bobbiese e piacentino, Bêubbi in ligure, Bobium in latino) è un comune italiano di 3 546 abitanti[2] della provincia di Piacenza, in val Trebbia, in Emilia-Romagna.

Il territorio, abitato fin dal neolitico e con insediamenti celto-liguri, divenne romano nel 14 a.C. e nel IV secolo sorse il primo nucleo del borgo fortificato del Castrum Bobium. La sua storia si identifica soprattutto con quella dell'Abbazia di San Colombano fondata nel 614. Nell'alto medioevo l'abbazia ebbe un ruolo politico, religioso e culturale importante, i suoi possedimenti feudali, fin dall'età longobarda e carolingia, spaziavano in vaste zone del centro-nord d'Italia. Il 14 febbraio 1014 ebbe il titolo di Città, divenendo Diocesi, Contea vescovile, Comune e cingendosi di mura; prima indipendente come Feudo imperiale, una breve parentesi come Signoria dei Malaspina, poi sotto il Ducato di Milano come Contea imperiale autonoma dei Dal Verme, e infine nel Regno di Sardegna sotto i Savoia. Libero comune dall'inizio del XII secolo, combatté con la Lega Lombarda contro il Barbarossa a Legnano. Provincia genovese fino all'unità d'Italia, fino al 1923 fu parte della provincia di Pavia, poi passò alla provincia di Piacenza. Fu sede vescovile fino al 1986.

La città è sede della nuova Unione di comuni: Unione Montana Valli Trebbia e Luretta. È una meta turistica nota per il suo passato di arte e cultura.

Il centro storico ha mantenuto intatte le caratteristiche del borgo medievale. Simbolo della cittadina il Ponte Gobbo[5] (o Ponte del Diavolo), un ponte in pietra di origine romana, che attraversa il fiume Trebbia con 11 arcate irregolari. Domina il Santuario di Santa Maria in Monte Penice, che si trova sulla cima del monte omonimo.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Bobbio

Bobbio è un comune montano, il cui capoluogo è situato sulla sponda sinistra del fiume Trebbia, tra i torrenti Bobbio e Dorbida, ai piedi del monte Penice (1.460 m s.l.m.). Il centro storico cittadino e la sede comunale sono situate ad una quota di 272 m s.l.m. Vi sono poi quartieri (S. Martino, Auxilia, Valgrana, Canneto, Rio Foino, Borgo, Candia, Corgnate, La Spessa, S. Ambrogio, Cognolo) al di fuori del centro adiacenti il Trebbia a quote meno elevate e quartieri nella parte alta (Buffalora, Bargo, Monte Santo, l'Erta, Maiolo, Brada, Squera, Bosco, Sciola, Dorbida, Balzago), mediamente la quota è compresa fra i 250 e 400 m s.l.m.

Il territorio comunale confina a sud con il comune di Corte Brugnatella, ad ovest con la provincia di Pavia in Lombardia (Brallo di Pregola, Santa Margherita di Staffora, Menconico, Romagnese), a nord con i comuni di Alta Val Tidone, Piozzano e Travo ad est con il comune di Coli.

Il paesaggio presenta un'alternanza di campi coltivati e boschi cedui.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Bobbio dalla vetta del Penice

L'area bobbiese è circondata da ovest a nord dalle cime del monte Penice (1.460 m s.l.m.), Sassi Neri (1.034 m s.l.m.), Pan Perduto (1.008 m s.l.m.) e Pietra Corva (1.078 m s.l.m.) con il vicino Colle della Crocetta, il Groppo (1.000 m s.l.m.), monte Pradegna (960 m s.l.m.). Da nord a est e sud vi sono le cime del monte Barberino (481 m s.l.m.) con il vicino passo Barberino, del monte del Lago (537 m s.l.m.), Tre Sorelle (976 m s.l.m.), il Castello (943 m s.l.m.), e dei Tre Abati (1.072 m s.l.m.), fino a scendere a sud lungo la Costa della Croce (727 m s.l.m.) fino alla piana di Telecchio e fino al Trebbia.

Da sud a ovest vi sono le cime del Bricco di Carana (805 m s.l.m.), della Costa Ferrata (1.036 m s.l.m.) con il vicino bosco del comune e il monte Gazzolo (498 m s.l.m.), continuando verso ovest lungo il confine pavese vi sono le cime delle Rocche del Casone (o di Colleri) (1.200 m s.l.m.), monte Lago (1.125 m s.l.m.) con il passo omonimo, Cima di Valle Scura (1.229 m s.l.m.), monte Scaparina (1.157 m s.l.m.) con il vicino passo Scaparina, fino a tornare al Penice. Verso nord dopo Barberino, nell'area di Mezzano Scotti, si trovano le cime di monte Mosso (1.006 m s.l.m.), monte Crigno (807 m s.l.m.), monte Lazzaro (987 m s.l.m.) con il vicino passo della Caldarola, della Pietra Parcellara (836 m s.l.m.) e della Pietra Marcia (722 m s.l.m.).

Il monte Penice da Bobbio

Il territorio, dopo la Pietra Parcellara e la Perduca e dove si diparte l'angusta Val Perino famosa per il castello d'Erbia, subito dopo l'abitato di Perino di Coli si apre agli abitati bobbiesi di Cassolo e Mezzano Scotti. Comprende la "conca di Bobbio", parte della val Trebbia, che qui si allarga

La Trebbia a monte di Bobbio

dopo l'orrido di Barberino sul fiume verso nord, per restringersi nuovamente verso sud, in corrispondenza del Bricco di Carana; in questo punto il corso del fiume diventa tortuoso, con i meandri di San Salvatore dominati dall'alto dall'antico borgo di Brugnello con il paese e la chiesetta a picco sul fiume; ancora qualche chilometro e si arriva a Marsaglia di Corte Brugnatella. Le cime degradano dolcemente, ma nei pressi della conca bobbiese vi sono molti calanchi che circondano tutta l'area cittadina.

Nella val Trebbia si immettono le valli del Carlone, con la cascata termale San Cristoforo del Carlone, e dei torrenti Bobbio e Dorbida. La valle del Bobbio da una parte l'abitato di Dezza e in alto l'abitato di Ceci, termina con il passo della Scaparina. Verso Mezzano Scotti a nord si ha l'affluente Dorba, mentre a sud a San Salvatore il torrente Curiasca. In questa zona le acque del fiume Trebbia scorrono fresche e limpide in un percorso tortuoso fra rocce e sassi aprendosi in numerose spiaggette popolate nel periodo estivo da numerosi bagnanti.

Presso il Penice si trova il passo omonimo e i vicini: passo delle Tre strade e passo del Brallo.

Panorama di Bobbio dal Ponte Vecchio

Clima[modifica | modifica wikitesto]

La Stazione meteorologica di Bobbio inserisce l'area comunale in una zona climatica corrisponde al microclima ligure appenninico temperato. Il paesaggio è caratterizzato da montagne appenniniche che influenzano il clima in modo tale che nel periodo estivo rimanga abbastanza fresco, mentre nel periodo invernale non sia interessato da fenomeni legati a vento intenso e nebbia.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome della città viene dal saltus Boielis (monte Penice), toponimo di origine celto-ligure e dall'omonimo torrente alle cui sponde sorse il primitivo abitato dopo la conquista romana del territorio dal 14 a.C.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia di Bobbio.
Il Castrum di Bobbio nella Regio IX Liguria Augustea

Nascita della città (dal IV al VII secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area dove sorge Bobbio i primi insediamenti umani risalgono all'età del bronzo ed in seguito vi si stabilirono i Liguri, i Celti, i Boi e nel IV secolo arrivarono i romani.[6]

Il nucleo romano di Bobium risale probabilmente al periodo della romanizzazione antecedente il IV secolo durante la prima dominazione del territorio di Velleia, nel pagus denominato Bagiennus.[7]

Quando nella seconda metà del VI secolo i Longobardi scesero in Italia e conquistarono Pavia, loro capitale dal 572, il presidio romano di Bobium venne assegnato al duca Sundrarit, che prese in concessione anche le saline.

La costruzione dell'abbazia di San Colombano nel 614 rappresentò un momento fondamentale, per alcuni una seconda fondazione di Bobbio, e da quel momento il complesso del convento diventò il nucleo centrale urbano.[8]

Il primo nucleo monastico era di quattro miglia intorno al monastero e contava su metà della produzione delle saline, mentre l'altra metà continuava a spettare al duca longobardo. Successivamente il territorio crebbe e l'uso delle saline sarà totale.

Durante l'Alto Medioevo Bobbio, al pari di Montecassino, fu un importante centro culturale,[5] riferimento per la sua biblioteca dello Scriptorium di Bobbio, collegata con i vari monasteri sparsi in Italia e all'estero.

Dal VII all'VIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

I Franchi di Carlo Magno nel 774 conquistarono Pavia e questo contribuì alla caduta del Regno longobardo. Con il nuovo dominio il monastero ottenne privilegi imperiali e fu sede di un feudo di importanza enorme, che aveva possedimenti in molte parti dell'Italia settentrionale.[9] Nell'834 venne nominato abate Wala, cugino dell'imperatore Carlo e suo consigliere.

Il feudo monastico di Bobbio raggiunse la sua massima estensione comprendendo la zona della Val Trebbia, dell'Oltrepò Pavese, della Val Curone, della Val Staffora, della Val Tidone e della Val d'Aveto. I territori controllati arrivano sino alla Liguria e alla Toscana, al Monferrato e alle Langhe per spingersi fino a Torino e comprendendo anche altri piccoli feudi sparsi per tutta l'Italia settentrionale. Il feudo dell'abbazia arrivava alle coste del Mar Ligure al Piemonte e al lago di Como, al lago di Garda, le zone del Ticino e del Po, fino al Mare Adriatico, con una flotta di imbarcazioni che collegavano Pavia con la Svizzera e per il Po i possedimenti sul Mincio, di Mantova, Comacchio, Ferrara, Ravenna, Venezia ed Ascoli Piceno, ma anche sul mare con i porti liguri di Moneglia e Porto Venere. Vi furono possedimenti nel Lodigiano (San Colombano al Lambro), nella Val Pellice (Bobbio Pellice), in Valsassina (Piani di Bobbio), in Liguria (San Colombano Certenoli), lungo la zona appenninica per la Via degli Abati (antica Via Francigena) da Bobbio passando per Bedonia, Bardi, Borgo Val di Taro, Berceto, il passo della Cisa e Pontremoli, in Lunigiana, nella Val Fontanabuona, nella Val di Vara e Val di Magra e in Garfagnana, ecc.

L'Italia suddivisa fra longobardi e bizantini

Il feudo ebbe la protezione imperiale e papale e l'abate era nullius dioeceseos (Abbazia territoriale) e dal 643 vi era anche la carica di Abate mitrato, ed era difeso anche dagli Obertenghi, in esso i monaci vi avevano costruito numerosissimi monasteri sia secondo la regola colombaniana che benedettina e vi coltivavano le terre in modo intensivo, specie impiantando anche vigneti, oliveti e castagneti e costruendo mulini; inoltre vi erano numerosi allevamenti specie di pecore per l'utilizzo della pergamena per lo scriptorium, sia di Bobbio che nei vari monasteri. Inoltre si trovavano monasteri sparsi all'estero dalla Spagna fino alla Germania, in Irlanda e in Inghilterra, collegati da numerose strade percorse da pellegrini e da monaci.

Dal IX all'XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Vi furono edificati numerosi castelli e fortificazioni sul territorio a protezione anche religiosa, specie nel periodo delle invasioni musulmane.

Nell'883 l'abate Agilulfo iniziò la costruzione del nuovo monastero dove si trova nel ventunesimo secolo; nel X secolo iniziò la prima decadenza anche per l'affievolirsi della protezione imperiale e papale e molti feudi passarono direttamente agli Obertenghi e poi ai vari rami famigliari. Una ripresa la si deve attorno al 983 all'abate Gerberto di Aurillac, futuro papa Silvestro II.

Il Duomo di Bobbio, dall'XI secolo nuovo centro del potere cittadino

Il 14 febbraio del 1014, grazie all'interessamento dell'imperatore Enrico II, Bobbio divenne sede vescovile e ottiene il titolo di città e si forma il comune. Primo vescovo fu l'abate Pietroaldo, che assommò le due cariche (divenendo quindi abate-vescovo con diocesi esente, ossia soggetta alla Santa Sede). L'unione delle due cariche venne scissa immediatamente dopo Pietroaldo. Nel 1046 il vescovo Luisone ricevette il titolo di conte. Il vescovo-conte Guarnerio (1073 - 1095) iniziò a costruire la nuova cattedrale, ma la sua politica, favorevole a Enrico IV, lo fece cadere in disgrazia. Scomunicato nel 1081, nel 1095 abbandonò la cattedra vescovile e la contea.

Dal XII all XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1133 la diocesi di Bobbio, fino ad allora abbazia territoriale, diventò diocesi suffraganea alla nuova sede metropolitana di Genova.

La Contea di Bobbio (dalla Carta del Borgonio, secolo XVII)

La Contea di Bobbio fu ridotta alla Val Trebbia fino a Torriglia, alla Val d'Aveto fino a Santo Stefano d'Aveto (Ge), all'Oltrepò, alla Val Tidone (Pecorara, Pianello Val Tidone) e alla Val Curone; gli altri feudi sono persi e dati agli Obertenghi e ciò verrà confermato anche dall'imperatore Federico il Barbarossa nel 1164, che toglierà altri territori alla Contea a vantaggio dei Malaspina discendenti dagli Obertenghi.

Il Duomo romanico risale all'XI secolo, il monastero di San Francesco (visibile vicino all'omonima piazza) è del 1230.

Il castello Malaspina-Dal Verme sede del potere dal '300

Il primo comune esistente dal 1014 diventò di tipo consolare agli inizi del XII secolo e nel 1176 entrò a far parte della Lega Lombarda partecipando con il suo esercito alla battaglia di Legnano fatto che non venne perdonato nella successiva pace di Costanza del 1183. Nel 1216 il comune di Bobbio si trasforma con i nuovi statuti in comune podestarile. Nel 1304 diviene Signoria sotto Corradino Malaspina che vi costruì il castello sopra l'antico monastero protoromanico. Verso la fine del XII secolo la città venne cinta da mura, ancora visibili in alcuni punti, con cinque porte: Frangula, Alcarina, Agazza, Legleria e Nova. Il tessuto urbano crebbe attorno al complesso monastico del IX secolo; durante il XIV secolo venne diviso in terzieri: del Castello, del Duomo, di Porta Nova.

Nel 1341 passò ai Visconti e poi dal 1387 ai conti feudatari Dal Verme (infeudati dal 1436), assieme alla contea di Voghera con l'Oltrepò ed ai feudi vermeschi, ed alle signorie di Zavattarello, Romagnese di Pecorara e la sua valle, Pianello Val Tidone, Borgonovo Val Tidone, Castel San Giovanni (perso nel 1485) Sarmato e della val Tidone e della Valsassina (perso nel 1647), fino all'abolizione dei feudi in epoca napoleonica nel 1805.

Dal XVI al XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo varie vicessitudini nel 1516 Bobbio diviene Marchesato e comprende varie contee [Bobbio e Voghera, Tortona (con il Vescovado) e le signorie dei Malaspina], nel 1593 Voghera diventa autonomo sotto un'altra signoria ma sempre sotto il Marchesato.

Nel 1743 Bobbio passa ai Savoia e l'antica Contea è trasformata in Provincia di Bobbio, fino al 1861; nel 1770 il Marchesato rimasto solo come titolo onorifico, ed ormai superato, è abolito. Nel 1797 con l'abolizione dei feudi imperiali da parte di Napoleone e il riordinamento dei territori Bobbio diviene Arrondissement francese (le province erano state abolite).

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1801 la città ed il territorio, assieme al Regno di Sardegna, vengono annessi alla Francia.

Il Monumento ai caduti nei giardini di piazza S. Francesco

Nel 1815, caduto l'Impero Napoleonico, Bobbio torna nel Regno di Sardegna e sempre come capoluogo dell'omonima provincia, compresa ora nella Divisione di Genova. Con l'emanazione del Decreto Rattazzi (1859), operativo dal 1861 la provincia venne sostituita dall'omonimo circondario, senza modifiche territoriali, ma nell'ambito della nuova Provincia di Pavia. Nel 1923 il circondario fu soppresso (il suo territorio venne suddiviso fra le province di Pavia, Genova e Piacenza) e la città aggregata alla Provincia di Piacenza[10]. In quell'anno venne anche soppresso il Tribunale mandamentale.

Dopo il passaggio della frazione di Dezza e del suo territorio, fino al 1746 sotto Brallo di Pregola e poi sotto Bobbio, nel 1766 si hanno i passaggi di Castellina, Cà di Malosso, Boschini, Casa Uccellone, Casa Costa, Colorazze per la ridefinizione dei confini con il Ducato di Parma e Piacenza, mentre nel 1923 il comune di Bobbio incorporerà le frazioni di Bertuzzi e Callegari, prima sotto il comune di Coli, nel 1927 la frazione Mezzano Scotti viene scorporata dal comune di Travo e viene aggregata al comune di Bobbio.

Cartello a ricordo della storica Repubblica di Bobbio

XX e XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Seconda guerra mondiale, venne liberata dal movimento resistenziale nell'estate del 1944, comandato dal Ten. Fausto Cossu[11], ufficiale dei carabinieri che fra la fine del 1943 e il gennaio del 1944 formò dapprima la Banda La Senese, poi Compagnia Carabinieri Patrioti e divenne comandante dell'intera divisione GL piacentina. Si formò quindi la Repubblica di Bobbio[12] estesa per circa 90 km. da Rivergaro a Torriglia con propaggini in Oltrepò e Val Tidone e Val d'Aveto. Radio Londra annunciò «Bobbio, la prima città del Nord Italia è liberata». La "Repubblica" fu operativa dal 7 luglio fino al 27 agosto del 1944, quando venne nuovamente occupata da truppe della R.S.I..
La città ebbe un'amministrazione partigiana e fu uno dei primi esempi di "Città libere" del nord Italia.

Il 17 luglio del 1908[13] si verificò un violento nubifragio con una piena straordinaria del Trebbia che devastò case e campagne, ma le distruzioni più imponenti si verificarono con l'alluvione della val Trebbia del 19 settembre 1953[14].

Nella notte fra il 14 e il 15 settembre 2015 una parte della provincia di Piacenza fu devastata dalle esondazioni improvvise del Nure dell'Aveto e del Trebbia, dovute al maltempo e ad ammassi di detriti, che causarono danni ingenti, il crollo del Ponte di Barberino sul Trebbia e la morte di tre persone. Le località più colpite furono Roncaglia, Ponte dell'Olio, Bettola, Farini, Ferriere, Rivergaro, Bobbio, Corte Brugnatella e Ottone.

Bobbio è inoltre sede di un'ampia circoscrizione elettorale della media Val Trebbia e del Comando compagnia Carabinieri. Vi è inoltre un distretto giudiziario con il Giudice di pace e una sede distaccata di ricerca universitaria.

Panorama del centro storico di Bobbio, dal castello al ponte Gobbo

La città diventò nel medioevo un centro cosmopolita di arte, cultura e scienza.

In una delle dichiarazioni di Colombano è facile intuire la sua visione: "Siamo membra di uno stesso corpo, sia che siamo Galli, Britanni o Iberi o di qualsiasi altra popolazione". Fu il primo a citare l'Europa (tutus Europae) in una delle lettere al papa Gregorio Magno auspicandone l'unione delle nazioni in un solo popolo cristiano.

Considerata la presenza delle spoglie mortali del santo, la città è stata spesso meta di alte personalità straniere, tra cui capi di Stato irlandesi, presidenti del Parlamento europeo e membri del corpo diplomatico.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Comune
Gonfalone della Città di Bobbio

«D'argento alla croce di rosso, accantonata nella parte superiore da due colombi al naturale, posati sui bracci laterali della croce. Corona di città.»

(Descrizione araldica dello stemma del Comune di Bobbio)

Lo stemma della Città di Bobbio[15] è costituito da uno scudo sannitico di color argento o bianco su cui è sovrapposta una croce rossa, accantonata nella parte superiore da due colombe bianche al naturale, posati sui bracci laterali della croce, una a destra e l'altra a sinistra nella parte alta e che si guardano tra loro, simbolo di San Colombano. Lo scudo è timbrato da una corona da città nera o oro. Il tutto è racchiuso ai lati da un ramo di alloro e uno di quercia, legati insieme da un nastro tricolore.

La corona di città risale alla concessione imperiale e papale con decreto del 14 febbraio 1014 dell'Imperatore Enrico II di Sassonia con ratifica di Papa Benedetto VIII sempre a fine febbraio 1014.

Lo stemma è stato approvato con Decreto CG dell'8 novembre 1929.

Lo stemma riprende le insegne storiche del Comune di Milano, infatti nel 1167, col giuramento di Pontida, si costituì tra le principali città del nord Italia tra cui aderì anche Bobbio assieme a Piacenza, la Lega Lombarda, con lo scopo di combattere l'Imperatore e conquistare l'indipendenza. La Lega adottò come simbolo l'emblema di Milano. Nel 1176, nella trionfale battaglia di Legnano, l'emblema sventolò issato sul "carroccio". Da quel momento l'emblema milanese diventò simbolo di autorità e autonomia, e Bobbio assieme a molte città del Nord Italia lo adottarono.

Lo stemma è riprodotto anche sull'antico sepolcro del Santo nella cripta dell'Abbazia.

Il profilo araldico del gonfalone della città di Bobbio è costituito da un drappo azzurro, merlato all'estremità inferiore e recante nel mezzo lo stemma cittadino, sormontato dalla dicitura in oro "CITTA' DI BOBBIO".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Concessione dell'Imperatore Enrico II di Sassonia con ratifica di papa Benedetto VIII[16]»
— 14 febbraio 1014

Confermato poi con D.C.G. (Decreto del Capo del Governo) 8 novembre 1929[17]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Policarpo di Ceci
Piazza Santa Fara con l'Abbazia
La chiesa di S. Pietro di Dezza
Il Santuario dell'Aiuto
Statua del santo abate patrono irlandese alle porte della città di Bobbio
La statua del santo vescovo alle porte della città di Bobbio

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Antiche Carceri di Bobbio e Mulino del Monastero (struttura monastica IX secolo)
  • Antico quartiere alto medievale Castellaro con il porticato (IX secolo)
  • Piazza del Duomo, gli antichi portici e gli storici Palazzi Bobiensi
  • Palazzo Brugnatelli (portici e capitello cubico con testa apotropaica XIII secolo)
La chiesa di San Lorenzo
  • Palazzo della Farmacia (XV secolo)
  • Mulino del Vescovado (mulino medioevale del vicolo Pertusello, edificio privato, del XII secolo)
Panorama di Bobbio e l'Abbazia dal castello
  • Palazzo Castelli (XVII secolo)
  • Palazzo Agazzi di Porta Nova con i portici (XV secolo)
  • Palazzo Alcarini e della regina longobarda Teodolinda (XIV secolo)[22]
Piazza San Francesco con la fontana
  • Piazza San Francesco (fontana, giardini, monumento ai caduti)
  • Foro Boario (ex mercato della fiera medioevale del bestiame, successivamente diventato parcheggio pubblico)
  • Vecchio Ospedale (XVIII secolo)
Palazzo Alcarini o di Teodolinda
  • Palazzo Comunale (sala Auditorium S. Chiara, archivio storico, centro culturale e biblioteca)
  • Antica locanda alla Paolina (edificio medioevale, in seguito privato, ristrutturato con l'insegna postale)
  • Palazzo Calvi (XV secolo)
  • Palazzo dei Donati con il vicolo della Stretta (XV secolo)
Il Municipio ex monastero di S. Chiara
  • Palazzo Buelli (XVI secolo)
  • Palazzo Olmi (XVII secolo)[23]
  • Palazzo Malaspina (XII secolo)
  • Piazza di Porta Fringuella (portici del XII secolo)
  • Mulino del Comune (XII secolo rimaneggiato)
  • Antica contrada di S. Giuseppe (edifici in pietra del XII secolo)
  • Mulino contrada S. Giuseppe (XII secolo)
  • Palazzo Tamburelli e ostello comunale (XVIII secolo)
  • Ponte Vecchio o Gobbo (simbolo della città - epoca romana e successiva)
Il Ponte Vecchio o Gobbo, dall'antichità il simbolo della città
  • Il Borgo le antiche mura e il Mulino Ocelli (XII secolo)
  • Torretta di Valgrana (XIII secolo)
  • Ponte di San Martino
  • Villa Renati (edificio privato sorto sui resti del monastero di S. Martino del VII secolo)
  • Terme di Bobbio
  • Terme di rio Foino (300 m. dopo il Ponte Gobbo, sorgente e vasche ad accesso libero)

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Architetture storiche, religiose e civili dei dintorni[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di S. Paolo di Mezzano
La chiesa di San Cristoforo
La chiesa di Santa Maria
La chiesa di S. Eustachio di Vaccarezza
Il Santuario della vetta del Penice
  • Cappelletta dei militari del presidio e operatori RAI, situata sul passo del Penice poco prima del Santuario.
  • Monumento a San Colombano, patrono e protettore dei motociclisti. Situato al passo del Penice venne inaugurato il 23 novembre del 2002 dal primate d'Irlanda Seán Baptist Brady, da Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclistica Italiana e dall'Associazione Amici di San Colombano.
  • Oratorio di San Carlo Borromeo (privato), nella frazione di Poggio d'Areglia, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano. Sorto nel 1610 come cappella del Castello degli Scotti.
  • Oratorio Cuore Immacolato di Maria, nella frazione di Arelli. La chiesetta sorse come cappella della cella monastica del X secolo[31] dipendente dalla chiesa di S. Ambrogio in seguito scomparsa, l'edificio rimaneggiato più volte è alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio dello Sposalizio della Vergine (privato), nella frazione di Cadonica. La cappella sorse nel XVII secolo come cappella del centro monastico sorto nel 1460 dopo l'abbandono e la distruzione del Monastero di S. Paolo di Mezzano. L'edificio rimaneggiato nel XIX secolo è alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Cappella di San Lorenzo, nella frazione Case S. Lorenzo di Fosseri, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Chiesa di Sant'Andrea[32], nella frazione di Cassolo, sorto nel XVI secolo, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Oratorio della Beata Vergine di Caravaggio, nella frazione di Castighino o Casteghino. Sorta su di un'antica cappella[33] preesistente nel 1835, alle dipendenze della parrocchia di S. Maria.
  • Oratorio di San Carlo (privato), nella frazione di Degara. Sorse come cappella di S. Gaudino della cella monastica nel X secolo per opera del monaco di Bobbio Auderado, nel 1631 venne riedificato e dedicato a S. Carlo; alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio di San Martino (privato), nella frazione di Fognano. Sorse nel XIX secolo come luogo di culto e di preghiera di Sant'Antonio Gianelli nelle vicinanze della villa del vescovado, alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio della Madonna del Rosario,[34] nella frazione di Freddezza, sorto nel XIII secolo come cappella di San Cristoforo, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Oratorio di San Giovanni Battista e Sant'Enrico II Imperatore (privato), nella frazione di Gorra, alle dipendenze della parrocchia di S. Maria. Edificato nel 1877 da Clara Fossa Della Cella, per sua volontà venne dedicato anche a S. Enrico II Imperatore del S.R.I., che diede nel 1014 a Bobbio il titolo di città e sede vescovile.[35]
  • Chiesa della Beata Vergine di Caravaggio, nella frazione di Lagobisione, venne edificata nel 1970, in sostituzione della cappella sorta nel 1841 poi restaurata, è alle dipendenze della parrocchia del Duomo.[36]
  • Oratorio della Beata Vergine di Caravaggio, nella frazione di Lagobisione. Cappella sorta nel 1841 nel paese, un tempo dipendenza della chiesa di San Carlo di Degara. Restaurata, è stata ricuperata al culto.[37]
  • Chiesa di San Rocco, nella frazione di Piancasale. La chiesa di origine medioevale, sorse come dipendenza della chiesa di S. Ambrogio successivamente scomparsa, venne riedificata nel 1855[38] dopo lo sviluppo urbano della frazione, è alle dipendenze della parrocchia del Duomo.
  • Oratorio della Madonna di Caravaggio, antico luogo di culto nei pressi della Pietra Parcellara e della frazione di Brodo, alle dipendenze della parrocchia di Mezzano.
  • Oratorio di San Salvatore, nell'antico borgo della frazione omonima. Sorse nel 975[39], con modifiche successive, come oratorio della cella monastica documentata nel IX secolo, alle dipendenze della parrocchia di S. Colombano.
L'ingresso del Museo etnografico di Cassolo
Il castello del Dego di fronte monte Barberino
  • Castello del Dego (o di Barberino) (di proprietà privata), fortilizio edificato nel XIII secolo dei Malaspina.
  • Ruderi del Castello di Ajguera, fortilizio sorto nel XIV secolo da parte degli Scotti, distrutto nel 1516 dal conte Federico Dal Verme e ricostruito sempre dagli Scotti, ne rimangono le rovine.
  • Castello di Poggio Area, della famiglia Scotti, fortilizio edificato nel 1488 nella località Poggio della frazione Areglia (o Area) da parte di Bartolomeo Scotti, distrutto dai Dal Verme nel 1516, venne riedificato dopo poco, ristrutturato.
  • Mulino di Areglia, antico mulino del borgo, macina ancora cereali per l'alimentazione animale.
  • L'antico Mulino Erbagrassa di Ceci, visitabile come mulino didattico.
  • Resti del Castello di Mezzano Scotti (proprietà privata).
  • Torre di Cadonica, sorto come nuova sede monastica nel 1460 assieme al nuovo monastero, dopo l'abbandono e la distruzione del Monastero di S. Paolo di Mezzano, nei pressi l'Oratorio il Mulino.
  • Mulino di Cadonica (privato), edificato dai monaci di Cadonica, nei pressi un antico e ampio cunicolo sotterraneo in pietra ancora visibile, era percorribile anche a dorso di mulo per i traffici del monastero.
  • Antica fornace di Canneto, resti dell'antica fornace sorta in epoca romana e rimasta in attività fino al 1950.
  • Colonia elioterapica Carenzi, rimangono i resti della colonia del 1937, sorta sulle Terme di S. Ambrogio e che sfruttava anche le sorgenti termali saline di S. Ambrogio.
  • Casa rifugio di Villa Gorra (privata), edificata nel XVII secolo per i viandanti e pellegrini che valicavano il Penice.
La Casa Fortificata nel nucleo storico del borgo di San Cristoforo
  • Borgo di San Cristoforo, con la Casa Fortificata, edificio del IX secolo sorto come cella monastica e rimaneggiato assieme alle case adiacenti, nei pressi i resti della cappella di S. Giacomo (privata) trasformata in cascina e cantina. A qualche km. sul torrente Carlone, il Mulino Peveri (ora casa privata), sorto nel XIX dopo l'abbandono del vicino e antico Mulino della Cavanna, di cui rimangono i pochi ruderi.
  • Casa Fortificata di Moglia (privata), antico convento documentato nell'862, della locale cella monastica sorta nel VII secolo. L'edificio, rimaneggiato, aveva un refettorio centrale con volta ad arco a cui si affacciavano a cerchio le celle dei monaci e la cucina senza camino era collocata al centro del pavimento. Uno dei pochi esempi architettonici antichi rimasti.[40]
  • Mulino di Piancasale
  • Ruderi del Castello dei Monticelli (o Castel Pero), nella località Poggiolo di Vaccarezza, il castello della nobile famiglia dei Monticelli è documentato nel XIV secolo, abbandonato dopo il passaggio ai Malaspina, ne restano poche tracce.
  • Villa Costanza (di proprietà privata), antico palazzo dei Malaspina nella frazione di Vaccarezza.

Via degli Abati[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia di Bobbio gestiva inoltre la Via degli Abati o Via Francigena di montagna, un cammino che fin dall'epoca longobarda metteva in comunicazione la città di Bobbio con Pavia, capitale del Regno longobardo e Pontremoli, passando per Bardi e Borgo Val di Taro verso Lucca e Roma. Veniva percorsa dagli abati e monaci dell'abbazia di Bobbio per recarsi in visita Ad limina Apostolorum al Papa, in visita alla corte reale di Pavia, e per il controllo e gli scambi con i vasti possedimenti del grande feudo monastico reale ed imperiale che si estendevano dall'Oltrepò pavese fino in Toscana; era percorsa inoltre dai sovrani longobardi ed imperatori del Sacro Romano Impero, religiosi e da numerosi pellegrini, che lasciavano testimonianza di passaggio al monastero bobbiese ed alla rete di altri monasteri e xenodochia che li ospitavano.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Monte Penice
  • Passo Penice e gli impianti sciistici
  • Ceci e il centro sportivo di sci di fondo Le Vallette
  • Barberino e l'Orrido, il monte è situato alla sponda destra del Trebbia, antico confine romano del pagus di Bobbio, documentato sempre come confine della Contea di Bobbio nel 972, rimase confine del Ducato di Parma e Piacenza e dell'Emilia fino al 1923, quando Bobbio divenne emiliana e piacentina.
  • Mezzano Scotti
  • Il Borgo di San Salvatore e i meandri sul Trebbia[41]
  • Le spiagge sul Trebbia del Lido di San Martino e della Berlina
  • Santa Maria
  • Sassi Neri
  • Antico villaggio del Monte Groppo (ruderi e ritrovamenti neolitici e liguri)
  • Pian Perduto
  • Pietra Corva
  • Monte Pradegna
  • La Pietra Parcellara e l'oratorio di Brodo, monte raggiungibile da Mezzano Scotti verso le località di Freddezza, Parcellara, Brodo o dal Passo della Caldarola
  • Piccolo borgo di Embrisi, località ormai abbandonata di Embrici sopra Mezzano, vi è la presenza di antichi edifici in pietra locale e manufatti e sculture in arenaria scolpite, di notevole interesse le facce e le testine apotropaiche.[42]
  • Cascata termale del Carlone e l'antico villaggio di San Cristoforo[43]
  • Valle del Carlone
  • Mogliazze, frazione con tipiche case in pietra e tetti in lastre di arenaria.
  • Samboceto, piccolo borgo fantasma sopra Mezzano ormai disabitato con tipiche case in pietra e tetti di arenaria.
  • Telecchio, piccolo borgo con origini celtico-ligure divenuto cella monastica nel X secolo, circondato dal comune di Coli, legato alla chiesa di S. Michele della Spelonca.
  • Bosco del Comune (sulla strada di Dezza ed il passo da Cernaglia di sopra)
  • Fontana dei Ramari di Bobbio
  • Sentiero medioevale per il Santuario del Monte Penice
  • Via degli Abati (Via Romea e derivazione della Via Francigena)
  • Passeggiate da Bobbio - Passeggiata dei due ponti: Via Piancasale-Ponte Gobbo-Canneto-Ponte di Coli-Terme di Bobbio, Passeggiata vecchia statale: Bobbio-vecchia statale 45-Cognolo-Barberino-Pradella-Cassolo-Mezzano, Passeggiata del torrente Bobbio: Bobbio-Via Poggio San Desiderio-Campo sportivo-zona Candia-Cerignale-Ca' Bassa-Mulino Erbagrassa-Mulino Omoforte - Vie panoramiche: Bobbio-Strada degli Arelli-Erta-Fognano, Bobbio-Canneto-strada Coli-strada dei Bellocchi-Gambado, Bobbio-Borgo Auxilia-S.Martino-Carana-Pietranera, Bobbio-Via del Bargo-San Cristoforo-Castate Carlone-Moglia-San Martino-Bobbio[44], Bobbio-Dezza-Brallo, Bobbio-strada Balzago-Lagobisione-Degara-Centomerli-Mezzano (escursioni a piedi, bicicletta e cavallo)

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[45]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo dati ISTAT i cittadini stranieri a Bobbio al 1º gennaio 2019 sono risultati 390 (10,9% tra tutti i residenti)[46]. Le prime comunità per popolazione sopra le 20 unità sono risultate quelle provenienti da:

  1. Macedonia del Nord, 98
  2. Romania, 96
  3. Ucraina, 58
  4. Nigeria, 42

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto bobbiese, tra quelli della provincia di Piacenza, ha alcune peculiarità fonetiche, morfologiche e lessicali. Si differenzia dal più diffuso dialetto piacentino e questo è dovuto alla particolare posizione geografica ed alle sue vicende storiche. Bobbio si trova lungo la via di collegamento tra la pianura Padana e la provincia di Genova ed è limitrofo al Piemonte. Il suo territorio nel corso dei secoli ha subito le dominazioni di liguri, celti, romani, feudo monastico reale ed imperiale sotto i longobardi ed i franchi, contea vescovile e diocesi del Regno d'Italia, contea e marchesato sotto i Visconti, Sforza, Spagna, Austria, nel Ducato di Milano e nel Principato di Pavia, capoluogo della Provincia di Bobbio nel Regno di Sardegna, Repubblica Ligure (periodo napoleonico), Liguria, Piemonte, Lombardia per diventare infine comune della provincia di Piacenza nel 1923, conservando sempre un certo grado di autonomia come feudo imperiale. Il dialetto locale quindi ha subito modifiche ed influenze ma ha mantenuto caratteristiche uniche.

Del dialetto di Bobbio esiste un dizionario, numerosi testi sono scritti in questo dialetto e sono tipici il calendario e il lunario bobbiesi. Le feste locali, folcloristiche e teatrali curate dalla Ra familia Bubièiza ne mantengono ancora più vitale l'uso.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione si professa cattolica ma non ci sono dati aggiornati sulle percentuali dei fedeli praticanti. Bobbio appartiene alla diocesi di Piacenza-Bobbio. Le piccole comunità straniere sono legate alle loro religioni di origine, come la ortodossa macedone, la cattolica ucraina e la musulmana.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Giubileo di San Colombano[modifica | modifica wikitesto]

Come antica tradizione ogni 50 anni si celebra il giubileo di San Colombano a ricordo della fondazione dell'abbazia e della morte del santo patrono irlandese Colombano. Durante tutto l'anno giubilare hanno luogo numerose attività culturali, sportive, folcloristiche, musicali e gastronomiche. Ogni anno, inoltre, per la festività patronale del 23 novembre (San Colombano), si tiene la Festa di San Colombano[47], con celebrazione eucaristica e la distribuzione del Pane di San Colombano, una forma di pane gigante riproducente la statua del santo patrono, tagliata poi a pezzi dopo la benedizione del vescovo. La sera precedente viene effettuato il Transito di San Colombano[48], con l'accensione di migliaia di lumini, la processione del busto reliquiario nella chiesa abbaziale e la celebrazione della vita del santo. Nel porticato dell'abbazia si distribuiscono prodotti tipici locali.

Carnevale Bobbiese[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno per l'antico Carnevale Bobbiese[49] si tengono le tradizionali sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati per le vie e piazze del borgo provenienti sia da Bobbio che dai comuni limitrofi della valle e dei dintorni. Non mancano le tipicità gastronomiche legate a questa festa tradizionale, come le gustose chiacchiere e le frittelle. Appuntamento l'ultima domenica di carnevale e come antica tradizione la sfilata si ripeterà per il rito ambrosiano concludendo in piazza Duomo con la Pentolaccia con i tradizionali cestini appesi fatti di mandorle tritate e caramellate e riempiti di dolciumi, che dovranno essere rotti con un bastone dai bimbi bendati, una festa divertente sia per ragazzi e grandi mascherati, che per famiglie e bambini.

Falò di San Giuseppe – Fuiè ad San Giusèp[modifica | modifica wikitesto]

La Festa di San Giuseppe[50] a Bobbio ha una tradizione millenaria. Come è usanza, il 19 marzo, giorno in cui la chiesa ricorda San Giuseppe, sul greto del torrente Bobbio, in località Candia, viene accesso intorno alle 20.30, un grande Falò, un rito che segna il passaggio dall'inverno alla primavera, la fuje, con fogliame, cassette, carta, cartone, tralci di vite, potature, scarti del lavoro dei campi, al suono di un antico ritornello che invoca San Giuseppe affinché faccia tornare la primavera e la bella stagione: un tipico esempio di come ci sia stata un'antichissima commistione tra riti pagani e cristiani (la luce che sconfigge le tenebre), infatti il rito del falò risale all'antico popolo dei Liguri, in occasione del particolare momento astronomico dell'equinozio, poi la tradizione pagana si fuse con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci di San Colombano, giunti in epoca longobardacon il santo patrono irlandese fondatore nel 614 della celebre Abbazia di Bobbio. Tant'è che, sul falò, viene fatto bruciare un fantoccio, la vecchia, simbolo dell'inverno che si sta concludendo. A seconda di come la vecchia brucia vengono tratti gli auspici per la prossima stagione; secondo credenza popolare, se il fantoccio brucia velocemente sarà una bella annata. Attorno al falò, un tempo il più grande tra tutti quelli che ricoprivano la vallata, nei campi e vicino ai cascinali, è offerto un ricco banchetto preparato dalle donne del paese: a tutti bevande calde, vin brulè, salumi, formaggi, vino, frittelle, croccanti e altri dolci tipici della festa.

Irlanda in musica[modifica | modifica wikitesto]

Lo scenario di Irlanda in Musica di fronte l'Abbazia di San Colombano

Rassegna di concerti serali di musica celtica e irlandese con stand gastronomici, con cui Bobbio celebra il legame tra la Val Trebbia e l'Irlanda nel nome del santo patrono irlandese, fondatore dell'abbazia nel 614. La manifestazione[51], organizzata dal comune di Bobbio e il supporto della provincia di Piacenza, prevede in luglio tre giorni di musica dal vivo.

Palio delle contrade[modifica | modifica wikitesto]

Il palio è una manifestazione di origine medioevale che si tiene l'ultima domenica di giugno è organizzata dalla Pro Loco. Il torneo prevede la sfida dei contradaioli in varie gare di abilità per la conquista del drappo che diventerà trofeo per la contrada vincente. Le cinque storiche contrade di Bobbio[52] prendono il nome dalle altrettante porte d'accesso alla città medioevale già esistenti nel XII secolo: Alcarina, Fringuella, Agazza, Legleria e Nova. Il corteo storico del palio si svolge il sabato sera precedente il torneo, snodandosi dal ponte gobbo lungo le vie del centro fino a piazza Duomo con il lancio della sfida.

Festa del Pinolo[modifica | modifica wikitesto]

Sagra tradizionale serale[53] con stand gastronomici e musica dal vivo organizzata nel week-end fra la fine di luglio e l'inizio di agosto dalla Pro Loco Quelli che Pontano.

Altre manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Altre manifestazioni si hanno a maggio per Ascensione: Benedizione delle ciambelline[54], antica processione dal castello con benedizione colombaniana della natura, della terra e dei suoi frutti; benedizione dei buslanin, ciambelline salate e dolci tradizionali ed il 31 maggio per la fine del mese mariano: Processione con la Madonna dell'Aiuto[55], dal Santuario inizia la pressione con la grande statua della Madonna dell'Aiuto per le vie cittadine del centro storico, ai lati delle contrade i lumini accesi e in mezza la strada le composizioni floreali in omaggio alla patrona della città, le chiese e il comune sono aperti e illuminati per l'occasione, ad accompagnare la processione le musiche della banda. Sosta in piazza Duomo con il panegirico tradizionale e ritorno al santuario per la benedizione finale dei bambini.

Leggenda del Ponte Gobbo o Ponte del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

Il "Ponte del Diavolo"

La costruzione di un ponte è sempre stata considerata un'opera di grande ingegno, quasi prodigiosa. La nascita di alcuni ponti ha dato quindi origine ad alcune leggende, e non di rado queste avevano come protagonista il diavolo: unire due luoghi che la natura (e Dio) aveva voluto separati era vista da molti come un'opera diabolica. Si aggiunga, in questo caso, che ogni osservatore viene colpito dall'assoluta assenza di ogni simmetria o logica nella disposizione delle arcate del ponte.[56] La leggenda che riguarda il ponte Gobbo, detto anche ponte Vecchio o ponte del Diavolo narra che San Colombano volesse costruire unire le due sponde del fiume Trebbia.

Il Ponte Vecchio o Ponte Gobbo sul fiume Trebbia

Il Diavolo si offrì di aiutarlo costruendo un ponte in una sola notte, a patto di avere in cambio l'anima del primo che lo avesse attraversato. San Colombano accettò e il demonio costruì il ponte con l'aiuto di un gruppo diavoli di altezza e corporatura diversa, ognuno dei quali eresse la sua parte in modo personale e difforme dagli altri ottenendo la caratteristica gibbosità ed irregolarità del ponte.

Al mattino il santo monaco tenne fede alla parola data, ma giustificandosi con l'osservazione che il ponte non era stato costruito secondo le regole ingannò il demonio facendovi passare per primo un cane (un'antica tradizione vuole che il primo animale a passare su quegli archi sia stato l'amico orso).

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ospedale di Bobbio

Qualità della vita[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2006 è stata insignita della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano, come centro alto-medioevale di interesse turistico, che si distingue per eccellenza e accoglienza. Dal 2008 fa inoltre parte del club I borghi più belli d'Italia.

La cittadina è inoltre inserita nell'Organizzazione Mondiale del Turismo.

Dall'agosto 2015 Apple ha aggiunto la località tra quelle che è possibile visitare virtualmente in 3D tramite la funzione "Flyover" del programma Mappe, disponibile per iOS e Mac OS X.

Inoltre è stata proclamato "Borgo dei borghi 2019"[57][58][59][60][61].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Editoria[modifica | modifica wikitesto]

Dal 9 luglio 1903 a Bobbio si pubblica un settimanale cattolico, chiamato La Trebbia[62], distribuito nei comuni di Bobbio, Coli, Corte Brugnatella, Ottone, oltre che su abbonamento in Italia, specie nell'area di Genova, Chiavari, Piacenza, Pavia e Milano, e all'estero. Oltre alle informazioni di interesse religioso, il settimanale s'interessa degli eventi culturali e della cronaca locale del Bobbiese e dei comuni dell'Alta Val Trebbia, della Val d'Aveto e dell'Oltrepenice (territorio dell'Oltrepò al di là del monte Penice un tempo sotto Bobbio e dei comuni un tempo sotto l'antica contea e poi provincia di Bobbio, ancora oggi nella diocesi di Piacenza-Bobbio e nel vicariato di Bobbio), oltre che della storia e delle tradizioni locali.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il regista Marco Bellocchio, la cui famiglia è originaria di Bobbio, ha girato in città e nelle immediate vicinanze il suo primo film di successo, I pugni in tasca. Molti bobbiesi recitarono nel film come comparse. Marco Bellocchio cura ogni anno attività culturali legate al cinema, in particolare dirigendo il Laboratorio Fare cinema e il Festival cinematografico Bobbio Film Festival (con rappresentazioni nel periodo estivo). Nel 2010, nel suo film Sorelle mai, Bobbio è di nuovo set cinematografico per raccontare la storia di una ragazzina bobbiese che preferirà vivere con le prozie pur di non lasciare il paese natìo.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Porticato di piazza S. Fara dell'Abbazia con l'entrata ai musei

Il complesso monastico dell'Abbazia di San Colombano ospita:

  • Il Museo dell'abbazia di San Colombano, dal 1963 nei locali del monastero dove aveva anticamente sede lo Scriptorium di Bobbio con la sua biblioteca, custodisce reperti che spaziano dai primi secoli dell'era cristiana fino alla metà del XVI secolo;
  • Il Museo della città di Bobbio, situato nel chiostro interno, nei locali originali del IX secolo, è costituito dall'antico refettorio con il grande affresco della Crocefissione attribuito a Bernardino Lanzani, le cucine ed il lavamani, il cavedio interno ed i sotterranei con la grande cantina con volte a botte e ghiacciaia. Il museo si propone come percorso didattico storico multimediale dell'abbazia, di San Colombano, dello scriptorium e della storia di Bobbio.

L'allestimento museale, costituito da espositori trasparenti, in cui sono affrontate le tematiche legate alla vita e all'opera di San Colombano, la situazione geopolitica dell'Italia Longobarda e all'attività del famoso Scriptorium è stato trasferito nel corridoio del monastero.

  • Il Museo Collezione Mazzolini[63], museo d'arte moderna e pinacoteca che ospita la "Collezione Mazzolini" che ha sede nei locali superiori all'antica biblioteca del monastero e scriptorium, locali al piano superiore quindi del Museo dell'Abbazia, che anticamente ospitavano le celle monastiche dei monaci. La collezione comprende 899 opere (872 quadri e le 27 sculture) firmate da nomi di rilievo dell'arte del '900: da Giorgio De Chirico a Massimo Campigli, da Mario Sironi, a Lucio Fontana. La collezione è stata donata dalla signora domenica Rosa Mazzolini di Brugnello di Corte Brugnatella alla diocesi di Bobbio. Attualmente vi sono in esposizione un centinaio di opere, si prevede in seguito una rotazione per rendere via via visibile tutta la collezione.
  • Il Museo diocesano della Cattedrale, ospitato nel complesso del Duomo di Bobbio nelle sale dell'ala destra del piano nobile del Palazzo vescovile.
  • Il Museo etnografico val Trebbia è situato in località Callegari di Cassolo di Bobbio. Nato per volontà della famiglia Magistrati e in particolare di Dino Magistrati, raccoglie gli oggetti della collezione di famiglia, comprendente attrezzi agricoli, utensili, arredi legati alla vita contadina.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nella biblioteca dell'abazia, nel 1815, il cardinale Angelo Mai rinvenne il celebre "Palinsesto Ambrosiano"

Il cenobio di Bobbio e la sua biblioteca – tra le più ricche dei primi secoli del medioevo – vengono citati nel romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Bani il pifferaio

Bobbio, che si trova nel territorio delle Quattro Province, vanta una tradizione musicale molto antica, legata all'uso di uno strumento, il piffero, che accompagnato dalla fisarmonica, permette l'esecuzione di un vasto repertorio di brani tradizionali. Questi erano nati per scandire i vari momenti della vita della comunità. Le danze delle Quattro Province sono un'espressione tipica di ballo legato a musica popolare recuperata in tempi recenti, e tra queste è famosa la monferrina (localmente Bala Ghidon).

Vi sono brani per il cantamaggio, con la variante della festa della Santa Croce, il matrimonio, la leva (Leva levon a Santa Maria) e che ricordano luoghi e fatti legati al passato (la canzone del Draghin). Nelle feste da ballo, oltre a valzer, polca e mazurca si possono incontrare danze arcaiche come: l'alessandrina, la monferrina, la giga a due.

Il gruppo musicale de I Müsetta anima feste e celebrazioni e ha portato queste musiche anche all'estero: in Francia, Irlanda, Spagna e Paesi Bassi. Nella frazione di Degara si trova il laboratorio di Bani dove costruisce pifferi e cornamuse (tra cui la müsa appenninica); grazie al suo lavoro la tradizione della musica corale, dei balli, delle musiche e della costruzione degli strumenti non andrà persa ma anzi ha trovato nuovo vigore e diffusione anche tra i giovani. Tradizionale appuntamento in Bobbio con la rassegna "Cori d'osteria e Canti popolari".

Dal 1998 opera in città il Coro Gerberto[64], riproposizione dell'omonimo coro fondato nel 1967 e intitolato all'abate di San Colombano, Gerberto di Aurillac, poi eletto papa col nome di Silvestro II. Il repertorio del coro, comprendente trenta elementi, include oltre a canti tradizionali della montagna, anche canti del folklore internazionale e rielaborazione di pezzi di autori moderni. Il coro annovera diverse partecipazioni a concerti e manifestazioni in Italia e all'estero, l'incisione di un album e l'organizzazione delle rassegne corali "Salve o mia montagna", "Cori nel chiostro" e "Concerto di Santo Stefano". Marco Bellocchio ha girato il cortometraggio Il maestro di coro assieme al coro, e presentato nel 2001 al Torino Film Festival.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della cucina piacentina e della cucina emiliana, la cucina di Bobbio, sensibilmente influenzata da quella lombarda, ligure e piemontese (perché storicamente legata amministrativamente a quelle regioni fino al passaggio a Piacenza solo dal 1923), si distingue e occupa una posizione di rilievo potendo annoverare una serie di originali piatti tipici locali e dolci che si tramandano da molte generazioni.[65] L'Amministrazione cittadina, con delibera del Consiglio Comunale n. 37 del 31/07/2018, approvata all'unanimità, ha voluto tutelare le ricette della tradizione bobbiese, come ad esempio i maccheroni alla bobbiese, la torta di mandorle, le lumache alla bobbiese, il bragtòn tanto per citarne alcuni, regole di preparazione che le nonne e le mamme hanno sempre applicato tramandandole ai giorni nostri. Approvando quindi un regolamento attraverso il quale si potrà arrivare al riconoscimento De.Co. (denominazione comunale d'origine) nel quale sono previste le procedure per individuare i prodotti che potranno fregiarsi del marchio. Questo significa che si individuerà come dovranno essere preparati i piatti della tradizione e, ad esempio, per i maccheroni alla bobbiese si spiegherà quali sono gli ingredienti per la composizione della pasta e il procedimento per la sua realizzazione, mentre per il condimento si indicherà il tipo di carne e il taglio da utilizzare e i tempi di cottura[66].

  • Frittelle di patate - fritlìn ad patèt, composte da patate, grana, uova, noce moscata, aglio, prezzemolo tritato, pane grattato, sale;
  • torta di patate - tùrta ad patèt, torta salata tipica dell'Appennino, costituita da una base di pasta sfoglia composta di farina, acqua, olio, sale, sulla quale si pone un impasto composto da patate a pasta gialla schiacciate, cipolla, porro, uova, grana, noce moscata, lardo, olio, sale e pepe;
  • un tipo di Salsa verde - ar bagnèt, composta da prezzemolo, acciughe, aglio, tuorlo d'uovo sodo, mollica di pane raffermo, aceto, olio, sale, tipica per accompagnare i bolliti;
  • torta di riso alla bobbiese - tùrta ad rìś a ra bubièiśa, torta di riso, costituita da una base di pasta sfoglia composta di farina, burro, acqua, sale, sulla quale si pone un impasto composto da riso, uova, grana, funghi, cipolla, prezzemolo, acqua, olio, sale e pepe;
  • agnolotti o anolini alla bobbiese - anvìn a ra bubièiśa, tipica pasta all'uovo ripiena di stracotto di manzo, pane grattugiato, Grana Padano, uova, noce moscata, sale, qui nella variante bobbiese degli anolini piacentini o degli agnolotti pavesi o piemontesi, che si distingue per la forma più grossa a cappelletto e per essere tradizionalmente serviti asciutti e conditi con sugo di stracotto, di recente si aggiunge anche la variante piacentina degli anolini a forma più piccola ma sempre a cappelletto ed in brodo;
  • Maccheroni bobbiesi (De.Co)[67] - (I macaròn fàt cón l'angùcia in dialetto bobbiese, nome depositato) - (fatti con l'ago o ferro da calza e conditi con il sugo di stracotto) - (farina, uova, olio o noce di burro, acqua), massima espressione della cucina tipica bobbiese è una pasta all'uovo forata fatta a mano con un ferro da calza (o da uncinetto) di origini medievali, già descritta in un testo del XV secolo, nel Liber de Arte Coquinaria del Maestro Martino da Como, cuoco del Patriarca di Aquileia nel XV secolo. Tradizionalmente e rigorosamente condita con tipico sugo di stracotto di manzo tagliato e sfilacciato al coltello. Non mancano a tavola il 23 novembre giorno di San Colombano, patrono della città, e sono presenti nelle feste più importanti. Sono valorizzati con il marchio De.Co dall'amministrazione comunale di Bobbio;
  • pinoli bobbiesi - pìn o pini [ant. pé da lésa (piede della slitta per la forma tipica ed il colore)], panetti risultati dall'amalgama di farina, erbette o biete, burro, sale e pepe, ricotta, pane grattato, formaggio Grana o parmigiano o formaggio di pecora grattugiato, uova, noce moscata; alcune varianti prevedono anche l'uso delle patate lesse; conditi con sugo di carne o con burro e salvia o nella variante moderna con sugo di funghi o di salsa di pomodoro e basilico;
  • malfatti - melfàt, gnocchetti composti da ricotta e bietole e cotti al forno; altro piatto variante più semplice dei pinoli;
  • chicche della nonna, gnocchettini verdi composti da ricotta, bietole, grana, uova, noce moscata, sale; conditi con burro e salvia o con sugo di funghi o pomodoro;
  • tagliatelle verdi ai funghi porcini - taiadìn cón ra bàgna ad fònś, variante bobbiese della tipica tagliatella di pasta all'uovo per la presenza di verdure (spinaci o ortiche o borragine) nell'impasto della sfoglia che risente dell'influsso ligure, si accompagna solitamente con un condimento di sugo di funghi porcini in bianco senza pomodoro per esaltarne il sapore ed il profumo, in primavera spesso sono utilizzati gli spinaroli o prugnoli;
  • tortelli di magro - turtèi ad mègar, tipica pasta all'uovo ripiena di magro con ricotta, grana, noce moscata e verdure (erbette, spinaci, bietole o ortiche o carciofi), vi è la variante della sfoglia verde, il tortello qui assume la forma a medaglione o a mezzaluna, si accompagna tradizionalmente con burro e salvia ma anche con sugo di funghi;
  • polenta e cinghiale o polenta e merluzzo - ra pulénta e cinghièl o ra pulénta e marlüs, polenta tradizionale cotta a lenta cottura, versata su un tagliere e tagliata a fette e servite o con il cinghiale in umido o con il merluzzo;
  • lasagne alla bobbiese della Vigilia - laśàgn ad Nadäl o laśàgn cóʿ i fònś ad mègar, cena tipica della vigilia del Natale, come primo di magro, composta da lasagnette di forma irregolare o triangolare o a rombi usati come ritagli di pasta avanzata dalla sfoglia degli agnolotti che si preparavano per il pranzo di Natale; pasta all'uovo condite semplicemente con sugo di funghi o besciamella magra e sugo di funghi;
  • riso e latte alla bobbiese - rìś e làt a ra bubièiśa, minestra tipica composta da riso, latte, acqua, sale, condita con burro e grana, una variante "dolce" prevede al posto del burro e grana, l'aggiunta di qualche cucchiaio di zucchero e poca vanillina durante la cottura o insaporita con la cannella;
  • bomba di riso di Bobbio - bòmba ad rìś ad Bobi, pasticcio a forma di cupola di riso e di carne (originariamente di piccione con funghi, animelle o tartufi), era il piatto tradizionalmente preparato un tempo per Ferragosto. La storia racconta che fosse il piatto preferito di Elisabetta Farnese, regina di Spagna (1692 - 1766) che conobbe il piatto tipico grazie al suo primo ministro il cardinale piacentino Giulio Alberoni che da Bobbio lo portò alla corte spagnola e nelle diplomazie italiane ed europee, la regina Elisabetta ordinò che la bomba di riso fosse presente ogni giorno sulla tavola reale. Composta oggi da riso, spezzatino di vitello e di maiale, salsiccia, pancetta, funghi, concentrato di pomodoro, burro, uova, grana, pane grattato, carota, cipolla, gambo di sedano, alloro, brodo vegetale, olio, sale e pepe;
  • frittelle di riso avanzato - fritlìn ad rìś vansè, frittelle composte da riso avanzato, grana, uova, pane grattato, sale e pepe, noce moscata, olio per friggere;
  • zuppa di ceci - süpa ad sìśar, piatto tipico invernale a Bobbio nel "giorno dei morti", zuppa composta da brodo, pane inzuppato, ceci, costine di maiale o biancostato di manzo, olio, salvia, sale e pepe;
  • stracotto alla bobbiese, manzo cotto lentamente in casseruola con burro, olio, aglio piacentino, farina, cipolla, vino rosso secco, sale, pepe, noce moscata, rosmarino, alloro, salvia, carote, sedano, salsa di pomodoro;
  • agnello alla bobbiese, costine di agnello rosolate e cotte in brodo, sale, aglio e prezzemolo;
  • Brachettone di Bobbio (De.Co) (Ar bragtòn in dialetto bobbiese, nome depositato), salume da cuocere realizzato con la spalla del maiale conciata, cucita nella cotenna e fatta stagionare fra due fascette di legno[68]; viene poi cotto in umido, lessato a fuoco lento. Di tradizione medievale ormai rarissimo in Italia, è originario di Bobbio e del suo circondario, dov'è ancora preparato nelle salumerie artigianali e servito cotto in alcuni ristoranti. Un tempo tipico del Carnevale e per Pasqua (l'antica tradizione norcina bobbiese voleva le famiglie contadine preparassero un brachettone da mangiare nel giorno del Carnevale ed un altro per Pasqua), oggi si serve tutto l'anno, ma specie dall'inverno alla primavera, cotto e tagliato a fette spesse è servito caldo accompagnato con polenta o purea di patate, oppure con legumi vari cucinati in casseruola, come fagioli o lenticchie. È prodotto De.Co. a Bobbio;
  • coppa di maiale arrosto, secondo piatto tipico molto popolare con cottura al forno o alla brace, si prepara con la coppa di maiale, pancetta a fettine, spezie ed erbe aromatiche miste, rosmarino, cipolla, sale e pepe, vino bianco secco, olio; si accompagna a salse di mele e miele e con patate arrosto;
  • Lumache alla bobbiese (De.Co) (E lümas a ra bubièiśa in dialetto bobbiese, nome depositato), lumache in umido, la tradizione vuole che le lumache in umido siano il piatto tipico dei bobbiesi per la vigilia di Natale, come piatto di magro della tradizione monastica colombaniana longobarda. Le lumache vengono raccolte tassativamente con l'uso dell'apposita zappetta solo nel periodo invernale, quindi "opercolate" (chiuse nel guscio) dal 1º novembre al 28 febbraio, come da ordinanza comunale del 1987 che ne vieta la raccolta in erba per proteggerle durante il periodo di riproduzione. Preparazione: lumache pronte lessate, pulite e frollate e poi cucinate a fuoco lento aggiungendo sedano, cipolla, carote, porro, alloro, chiodi di garofano, salsa di pomodoro, brodo, olio, lardo, aglio, prezzemolo, sale e pepe. A dicembre vi è dedicata la "Sagra della lumaca", la più antica del paese, dove si possono acquistare le lumache opercolate e quelle pulite e pronte da cucinare ed anche assaggiarle già cotte offerte dal sodalizio della "Ra Familia Bubièiśa". Sono prodotto De.Co. a Bobbio;
  • zucchine e cipolle ripiene, verdure lesse svuotate con un ripieno delle stesse ed un composto di uova, pan grattato, formaggio grana grattugiato, aglio, prezzemolo tritato, sale e pepe, olio e burro (una variante prevede anche la carne di manzo tra gli ingredianti del ripieno) e poi cotte al forno e gratinate con un pezzetto di burro e pangrattato sopra ogni verdura ripiena;
  • verzolini ripieni, ossia foglie di verza lessate che avvolgono un ripieno solitamente composto da uova, pan grattato, formaggio grana grattugiato e salsiccia (alcune varianti prevedono anche la carne di manzo tra gli ingredienti del ripieno) e poi cotti al forno.
  • Torta di mandorle alla bobbiese (De.Co) (Ra tùrta d'armandul in dialetto bobbiese, nome depositato), tipica ricetta medievale bobbiese, a base di farina di mandorle e mandorle tritate, tuorli d'uovo e albumi con zucchero, nelle varianti morbida, ripiena e secca. È prodotto De.Co. a Bobbio;
  • bonet piemontese, presente fra i dolci tipici bobbiesi dopo l'entrata della contea bobbiese nel Regno di Sardegna, nel 1748 divenendo provincia, assieme a Voghera ed alla Lomellina venne introdotto nel capoluogo;
  • ciambellone - u buslàn, tradizionale torta a forma di ciambella per la prima colazione, composta da farina, fecola, zucchero, burro, uova, latte, lievito vanigliato, buccia di limone grattugiata, sale e zucchero a velo;
  • torta sabbiosa, dolce già noto in Veneto nel XVII secolo e diffusosi in tutta Italia, è ancora comunemente preparato a Bobbio, nel piacentino in alta Val Trebbia e Val Tidone. La tradizione la vuole di sola fecola di patate, senza farina, a Bobbio viene fatta con burro, zucchero, uova, fecola + un cucchiaio di farina, vanillina, lievito per dolci, pizzico di sale, zucchero a velo;
  • focaccia di Natale - a chisóra ad Nadèl, torta dolce che la tradizione rurale bobbiese e delle campagne vuole accompagnata da mostarda di pere, è composta da farina, zucchero, uova, burro, miele, lievito di birra, latte, uva sultanina, pizzico di sale;
  • i farsö, frittelle morbide e croccanti, tipiche di Bobbio e della Val Trebbia, preparate in occasione del Carnevale bobbiese e soprattutto in occasione della festa di San Giuseppe attorno ai falò serali (ra fuiè a Bobbio - ra fuià in alta val Trebbia), composti da pasta molto lievitata di forma tondeggiante e fritti in olio o strutto;
  • il croccante bobbiese (De.Co) (U crucànt in dialetto bobbiese, nome depositato), dolce delle festività natalizie a base di mandorle dolci scottate e tostate intere e a pezzi, miele e zucchero caramellato. La tradizione del croccante realizzato in forma di cestino è ancora viva. È prodotto De.Co. a Bobbio;
  • castagnaccio - patòna, dolce rustico della tradizione contadina dell'Appennino, composto da farina di castagne, zucchero, acqua, cacao, pinoli, uvetta, pizzico di sale, olio e cotto al forno;
  • canestrelli, biscotti di farina bianca tipici del Piemonte e della Liguria, che per prossimità fanno parte della tradizione gastronomica dell'Alta Val Trebbia e della Val d'Aveto.
  • Bargnolino - bargnulen, liquore dolce fatto con le bacche del prugnolo (localmente chiamato bargnö). Una volta prodotto, deve riposare almeno tre anni prima della consumazione; a seconda delle preparazioni può avere una gradazione alcolica tra i venticinque ed i trenta gradi. È un ottimo digestivo;
  • liquore di Rosa Canina - gratacül, liquore dolce fatto con le bacche della rosa canina (localmente chiamate gratacü);
  • amaro monte Penice, amaro tipico prodotto da un infuso di erbe aromatiche.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Fiera-mercato di Bobbio[modifica | modifica wikitesto]

Ogni sabato mattina dalle 8 alle 13, durante tutto l'anno si svolge l'antica e tradizionale Fiera mercato di Bobbio[69]. Da tutte le vallate della Val Trebbia e dell'Appennino giungono in città moltissime persone per il mercato. Si compone di numerose bancarelle di tutti i generi: prodotti tipici, alimentari, biologici, oggettistica, abbigliamento, fai da te, macchine ed attrezzi agricoli e giardinaggio, ecc. La fiera mercato è collocata nelle piazze principali e nelle vie cittadine del centro storico. In piazza di Porta Fringuella vi è il banco del pesce fresco.

Concorso di pittura estemporanea "Memorial Dino Cella"[modifica | modifica wikitesto]

Il Lions Club Bobbio unitamente all'assessorato alla cultura del Comune di Bobbio organizzano ogni anno per il 1º maggio il concorso di pittura estemporanea "Memorial Dino Cella"[70], che si propone come finalità lo sviluppo delle arti figurative. La manifestazione, dedicata al pittore Dino Cella, vuole invitare i partecipanti a riprodurre su tela particolari suggestivi e caratteristici della città di Bobbio e dintorni. Il concorso è aperto ad artisti professionisti e dilettanti.[71]

Bobbio Film Festival[modifica | modifica wikitesto]

Bobbio Film Festival dal porticato dell'Abbazia di San Colombano
Allestimento nel Chiostro del Bobbio Film Festival

Il Bobbio Film Festival è nato nel 1995 dal laboratorio Farecinema per iniziativa del regista Marco Bellocchio e nel corso degli anni è cresciuto sino a quando, nel 2010, è nata l'Associazione Marco Bellocchio, che da allora si occupa della direzione del festival.[72][73]

Festa patronale di San Colombano[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 novembre si festeggia il patrono della città, San Colombano. In questa occasione si incontrano l'autorità politica rappresentata dal sindaco, e quella religiosa rappresentata dal vescovo cattolico, con il tradizionale dono del cero. Le celebrazioni all'Abbazia di San Colombano con la tradizionale "Benedizione del pane di San Colombano" da parte del vescovo, che sarà poi distribuito ai fedeli, la solenne concelebrazione eucaristica nella basilica dell'abbazia presieduta dal vescovo e da autorità religiose legate al santo patrono e provenienti sia dall'Irlanda che dalle varie parti del mondo, d'europa e italiane, oltre che alla comunità dei parrocci provenienti dalle parrocchie italiane intitolate a San Colombano e dai sindaci dei comuni italiani legati al santo patrono.[74] La solennità è preceduta la sera precedente dalla processione serale del "Transito di San Colombano", con la processione dell'antico busto reliquiario e le celebrazioni in basilica del transito.[75]

Millenario della città[modifica | modifica wikitesto]

Lo stendardo affisso al campanile di sinistra della Cattedrale

Nel 2014 si e celebrato il millenario della fondazione della diocesi e dell'elevazione del borgo di Bobbio a Città imperiale, avvenuta il 14 febbraio 1014 per opera dell'imperatore Enrico II il Santo che concesse la dignità episcopale all'abate Pietroaldo. Per ricordare il millenario è stato realizzato uno stendardo alto circa cinque metri, montato su telaio e affisso al campanile di sinistra della cattedrale, che raffigura la Madonna Assunta, alla quale è dedicato il Duomo di Bobbio. Il comune di Bobbio ha anch'esso realizzato vari stendardi appesi nel centro storico a ricordo del millennio che con il titolo di città e la concessione imperiale del privilegio di un diverso ordinamento legale-amministrativo che via via diede le basi per le autonomie comunali con la redazione degli antichi statuti e la nascita effettiva fra il XI e XII secolo del Comune medievale prima di tipo consolare e poi di tipo podestarile.[76][77][78]

Concorso letterario "Ponte Gobbo - Città di Bobbio"[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2008 la locale casa editrice Pontegobbo e il quotidiano piacentino La Libertà indicano un concorso letterario aperto a giovani scrittori italiani e stranieri di narrativa e poesia. Il concorso dà modo a giovani talenti sconosciuti, partecipando, di emergere facendosi conoscere da pubblico e critica.[79][80]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune comprende diverse frazioni: Altarelli, Areglia (o Area), Aregli, Arelli, Avegni, Barberino, Bardughina, Bargo, Barostro, Bellocchi, Bertuzzi, Bocchè, Bracciocarella, Brada, Brignerato, Brodo, Bronzini, Brugnoni, Buffalora, Ca' di Sopra, Cadelmonte, Cadonica, Caldarola, Callegari, Caminata, Campi, Campore, Canneto, Casarone, Casone, Cassolo, Castighino o Casteghino, Cavarelli, Ceci, Cento Merli, Cerignale, Cernaglia inferiore, Cernaglia superiore, Cognolo, Colbara, Colombara, Costa Tamborlani, Croce, Degara, Dezza, Embrici o Embresi, Erta, Fasso, Fognano, Fontanini, Fornacioni, Fosseri, Freddezza, Gazzola, Gerbidi, Gobbi, Gorazze, Gorra, Lagobisione, La Colletta di Monte Gazzolo, La Residenza, Le Rocche, Levratti, Longarini, Mezzano Scotti, Moglia, Mogliazze, Moglia dei Larbani, Nosia, Parcellara, Passo Penice, Passo Scaparina, Piancasale, Pianella, Pianazze, Pianelli, Poggio Area (o Poggio d'Areglia), Poggio di Santa Maria, San Cristoforo, Ponte, Ravannara, San Martino, San Salvatore, Santa Maria, Sassi Neri, Schiavi, Scrocchi, Spessa, Squera, Tamborlani, Telecchio, Terme di Bobbio, Vaccarezza, Valle, Verneto, Zanacchi, Zucconi.

  • Areglia (o Area) (378 mt.): frazione sparsa costituita da più nuclei di 15 abitanti[81], dista circa 10 km. dal centro comunale sopra Mezzano Scotti, il piccolo paese sorse dopo la costruzione del vicino castello di Poggio d'Aregia[82], situato in località Poggio Area e residenza abituale della famiglia Scotti, il fortilizio medioevale già testimoniato nel XII secolo, venne ricostruito nel 1488 da Bartolomeo Scotti, distrutto dai Dal Verme nel 1516, venne riedificato dopo poco, antistante vi è l'oratorio di S. Carlo Borromeo del XVII secolo (di proprietà privata).
  • Cadelmonte (o Ca' del Monte) (236 mt.): piccolo borgo storico e località turistica di 41 abitanti[83], dista circa 9 km. dal centro comunale percorrendo la Strada del Penice e poi brevemente la Strada provinciale 34 per Pecorara, il borgo consta di antiche costruzioni in pietra locale attorniato dalle alture del Monte Pradegna, del Pan Perduto, di Pietra Corva ed ai vicini insediamenti neolitici del Monte Groppo e Pianelli, zona molto frequentata dagli amanti delle escursioni.
  • Cassolo (236 mt.): piccolo borgo storico e località turistica di 86 abitanti[84], dista circa 8 km. dal centro comunale adiacente la Strada statale 45, il borgo consta di antiche costruzioni arroccate in pietra locale appena sotto l'antica strada verso il fiume Trebbia, si trova nella zona del pagus Ambitrebio del territorio romano di Veleia, ed è già documentato come cella monastica nel Codice Diplomatico dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio nel 967 e nel 972. All'interno del nucleo storico verso il fiume si trova l'oratorio di S. Andrea del XVI secolo rimaneggiato in tempi successivi.
  • Mezzano Scotti (259 mt.): grosso borgo storico e località turistica di 175 abitanti[85], dista 6,5 km. dal centro comunale adiacente la Strada statale 45, sorse in epoca romana come borgo di Medianum[86](La terra di mezzo), sede del pagus Domizio. La zona compare in un documento del Codice Diplomatico dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio del 747 e nell'891 vi è citato il Monastero di San Paolo. Il monastero, fortificato dopo il mille con l'annesso castello, ed il territorio passano nel 1141 sotto le dipendenze della contea vescovile di Piacenza. Dopo che gli Scotti si impadroniranno del territorio di Mezzano e del monastero, nel 1460 i pochi monaci dovranno ritirarsi nella frazione vicina di Cadonica, dove fonderanno la nuova sede monastica, oggi visibile nella Torre fortificata e nel vicino oratorio. L'attuale Chiesa parrocchiale di San Paolo, venne ricostruita nel XVI secolo, l'edificio più volte rimaneggiato nel XVIII e nel XIX secolo, subì la modifica di orientamento della facciata. Il castello, restaurato nel 1506 passa dapprima ai Canonici Lateranensi della Chiesa di Santa Maria della Passione di Milano, e nel 1551 al conte Antonio Caracciolo e riadattato a residenza signorile. Verso la metà dell'Ottocento passa assieme alle proprietà di Cadonica e la Torre, ai Follini, una delle più antiche e importanti famiglie del luogo. Nel 1924 avvenne il crollo del castello durante i lavori di ammodernamento, ciò che rimane del fortilizio e del monastero è inglobato nel complesso di fabbricati ancora di proprietà dei Follini. La frazione sarà poi inglobata nel territorio del comune di Travo, fino al 1927 quando si ebbe il passaggio nel comune di Bobbio.
  • Piancasale (260 mt.): piccolo borgo storico e località turistica di 85 abitanti[87], dista circa 3 km. dal centro comunale adiacente la Strada statale 45, il borgo consta di antiche costruzioni in pietra locale attorniate da diversi nuclei sparsi, sorse in epoca antica con le saline e terme romane di Piano e Casa del sale, ed il borgo circostante compare in un documento del Codice Diplomatico dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio del X secolo. Nel 1896 venne costruito il primo centro termale, le "Terme di S. Ambrogio" di Piancasale, per volontà del marchese Obizzo Landi, in seguito venne trasformato in colonia elioterapica termale, la "Colonia Carenzi", poi abbandonata. L'oratorio di San Rocco, situato nel centro del borgo, è di origine medievale e venne rimaneggiato nel 1855.
  • Santa Maria (689 mt.): grosso borgo storico e località turistica di 125 abitanti[88], dista circa 7 km. dal centro comunale percorrendo la Strada del Penice, il primo insediamento era quello di Saltus[89], situato su una collina alla confluenza del rio Rocca con il rio Salto, che risale all'epoca preistorica assieme ai vicini insediamenti neolitici del Monte Groppo e Pianelli. Il nome della frazione è recente e deriva dalla dedicazione della parrocchia. I monaci del monastero di Bobbio vi insediano una cella monastica con l'oratorio di San Bartolomeo in Sarti, documentato nel Codice Diplomatico dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio nel 862. Nel 1207, la chiesa viene dedicata a Santa Maria del Cerreto in Sarto. Nei secoli successivi l'insediamento viene abbandonato e si ha il trasferimento progressivo nell'attuale frazione in cui nel XV secolo sorse anche l'attuale Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Carmine, l'edificio più volte rimaneggiato venne ampliato nel XVIII secolo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'agricoltura, un tempo principale mezzo di sostentamento per gli abitanti del territorio bobbiese, ha in parte perso questa sua caratteristica in conseguenza dei cambiamenti sociali avvenuti nel corso degli ultimi decenni. Rimane comunque un'attività di fondamentale importanza, anche per il mantenimento dell'equilibrio idrogeologico. Il principale fattore peggiorativo è stato lo spopolamento della campagna, a vantaggio sia delle città più vicine (Piacenza, Genova e area milanese) sia, in misura minore, del centro urbano di Bobbio. Tra le principali coltivazioni si annoverano quelle della vite, dei foraggi e dei cereali. È praticato anche l'allevamento di animali. L'attività agricola costituisce spesso un secondo lavoro, magari diretto all'autoconsumo. Non mancano, comunque, segni di vitalità, che si manifestano in una maggiore attenzione alle prospettive offerte dall'agricoltura biologica e dalla valorizzazione, anche in connessione all'offerta turistica, dei prodotti tipici, grazie ad agriturismi e cooperative agricole. Collegata all'agricoltura è anche la produzione di insaccati.

Le produzioni industriali e artigianali si concentrano nei settori elettromeccanico, informatico, della piccola automazione, carpenteria metallica, piccola editoria, caseario, falegnameria di pregio e chimica (fabbricazione del caglio).

Sono diverse le imprese operanti nel settore delle costruzioni. Sul monte Penice si trovano importanti installazioni per le telecomunicazioni, tra cui il centro di trasmissione RAI che serve gran parte della pianura Padana.

Il settore economico di gran lunga più importante è quello terziario, concentrato nel capoluogo. A Bobbio, infatti, hanno sede diversi servizi (scuole, ospedale, ambulatori dell'ASL, sportelli bancari, uffici pubblici, commercio al dettaglio), indispensabili vista la lontananza dal capoluogo di provincia, al servizio di un bacino d'utenza esteso al di là dei confini comunali e che finisce per ricomprendere gran parte della media e alta Val Trebbia.

S'inserisce nel terziario pure l'importante settore dell'accoglienza turistica, attivo tutto l'anno. La valenza artistica del centro storico e l'ambiente naturale attraggono molti turisti, soprattutto d'estate. Imprese locali hanno iniziato a fornire servizi dedicati ad alcune delle attività possibili sul territorio, sia di tipo culturale, come la visita ai musei e ai monumenti della città, che sportivo, come il trekking, il rafting, le passeggiate a cavallo. Sul monte Penice sono presenti impianti per gli sport invernali (sci da discesa a Passo Penice e fondo in località Ceci). La già buona offerta turistica potrebbe essere sfruttata maggiormente migliorando la ricettività alberghiera, in quanto gran parte del turismo è di tipo cosiddetto "mordi e fuggi", ossia composto da persone che al termine della giornata tornano a casa o si recano altrove, mentre il turismo residente si avvale soprattutto di seconde case e appartamenti in locazione.

Acque termominerali di Bobbio[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti di acque termominerali erano già conosciute dai romani. Venivano utilizzate soprattutto per la produzione di sale e per uso terapeutico. San Colombano ottenne dal re Agilulfo il diritto alla metà dei proventi delle saline, allora di proprietà del condottiero longobardo Sundrarit.

  • Piancasale: acque salso-bromo-iodiche (sorgente Roccia delle Saline).
  • Canneto: acque sulfureo-salse.
  • San Martino: acque salso-iodico-solforose. Vi è presente uno stabilimento termale, in ristrutturazione.
  • Fonte Rio Foglino: superato il ponte gobbo svoltare a destra e a circa 300 metri al primo bivio si troverà una stradina che scende, superato il ruscello vi apparirà un vecchio muro di forma circolare dal quale fuoriesce l'acqua termale.
  • Fontana Ragazzi: acqua ferruginosa (nei pressi di San Martino).
  • Fonte della Cascata del Carlone: acque salso-bromo-iodiche-solforose ricche di magnesio.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Pianta del centro storico di Bobbio
Rete stradale che interessa Bobbio

Bobbio è posta lungo la strada statale 45 di Val Trebbia che collega Piacenza a Genova, inoltre può essere raggiunta dalla ex strada statale 461 del Passo del Penice che arriva da Voghera. Non è raggiungibile direttamente dalla rete autostradale, il casello più vicino è quello di Piacenza Sud.

La stazione di Piacenza è la fermata ferroviaria più vicina.

La mobilità locale è assicurata dalla Società Emiliana Trasporti Autofiloviari inoltre, da Ottone parte il collegamento con l'alta Val Trebbia genovese fino a Genova fornito dalle autolinee ATP. Da Bobbio partono altri collegamenti locali: Bobbio-Coli, Bobbio-Marsaglia-S.Stefano d'Aveto-Rezzoaglio, Bobbio-Passo Penice.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 febbraio 1014 - Abate o vescovo-abate-conte Comune di Bobbio - Città di Bobbio Comune medievale I notabili laici (boni homines) che collaboravano all'amministrazione cittadina, con il Titolo di città che comportava privilegi ed un diverso ordinamento legale-amministrativo-fiscale, ebbero modo di rimarcare la loro indipendenza dal potere feudale dando vita al Comune. Si trattava inizialmente di un "Comune rustico" in cui l'organizzazione era sotto il controllo prima dell'abate e poi della cogestione vescovo-abate-conte. Si forma così anche un primo assetto difensivo murario.
inizio XII secolo 1216 Vescovo-conte o vescovo-abate-conte Comune consolare consoli Dopo la scomunica e la cacciata del vescovo Guarnerio, i successori riescono a malapena a mantenere il potere comitale, nel contrasto fra i due poteri l'ente comunale esistente dal 1014 sviluppò sempre più autonomia e sovranità, e all'inizio del XII secolo si formarono così i primi istituti comunali di tipo consolare. Il comune era amministrato dal consiglio cittadino che eleggeva i consoli.
1216 - Fredencio Comune podestarile Podestà Nel 1216 il Comune si trasforma da consolare in podestarile e viene nominato il primo podestà Fredencio. Gli statuti prevedono un governo del podestà assieme al gran consiglio ed al consiglio minore regolarmente eletti. La città venne cinta da un nuovo assetto murario a doppia cinta con merlature e fossati.
1342 1344 Guglielmo da Lampugnano - Podestà Nominato da Luchino Visconti, signore di Milano. La nomina del Podestà spetta sempre ai Visconti.
1344 - Attendolo da Imola - Podestà Nominato da Luchino Visconti
1402 1404 Damiano Monticelli partito ghibellino Podestà Alleato con Jacopo Dal Verme
1404 - Alghisio dei Conti di Gassino - Podestà Nominato da Giovanni Maria Visconti
1413 1414 Maffeo Anguissola di Caverzago partito ghibellino Podestà Nominato da Bernardo Anguissola, signore di Travo e Caverzago che aveva strappato Bobbio ai Visconti
1414 1415 Bassano da Modigliara - Podestà e castellano Nominato dal signore di Bobbio Bernardo Anguissola. Nel novembre del 1414 giurerà fedelta a Filippo Maria Visconti che aveva rioccupato Bobbio
1415 - Villano Mariscotti da Lodi - Podestà Nominato da Filippo Maria Visconti
1466 - Matteo Carmagnola - Podestà Nominato dal conte di Bobbio Pietro II Dal Verme
1472 - Giuliano Villani di Pontremoli - Podestà Nominato dal conte di Bobbio Pietro II Dal Verme
1480 - G. Tedaldi - Podestà Nominato dal conte di Bobbio Pietro II Dal Verme
1760 1775 Giuseppe Ronchi - Podestà Carlo Malchiodi Albedi (Vicesindaco). La nomina del Podestà spetta sempre ai conti Dal Verme.
3 luglio 1767 1775 Carlo Malchiodi Albedi - Sindaco
1775 1780 Carlo Malchiodi Albedi - Sindaco
1 gennaio 1780 1782 Luigi Ballerini - Sindaco
1782 11 luglio 1783 Paolo Oltramonti - Sindaco
1783 16 gennaio 1786 Luigi Malchiodi - Sindaco Giulio Monticelli (Vicesindaco)
16 gennaio 1786 1788 Giulio Monticelli - Sindaco
1788 dicembre 1795 Paolo Malchiodi Albedi - Sindaco
gennaio 1796 9 luglio 1796 Gian Battista Silva - Sindaco
9 luglio 1796 gennaio 1797 Francesco Malchiodi - Sindaco
gennaio 1797 luglio 1797 Giuseppe Maria Olmi - Sindaco
luglio 1797 dicembre 1797 Antonio Lazzaro Buelli - Sindaco
gennaio 1797 15 luglio 1798 Gian Agostino Oltramonti - Sindaco
15 luglio 1798 novembre 1798 Giuseppe Ghigliani - Sindaco Scoppia la Rivoluzione Francese a Torino e il Piemonte entra a far parte della Repubblica Francese. Scioglimento della vecchia amministrazione e creazione di una nuova amministrazione provvisoria che innalza l'albero della libertà simbolo della rivoluzione.
novembre 1798 16 gennaio 1799 canonico Bartolomeo Taffirelli - Presidente della municipalità provvisoria 16 gennaio scioglimento della nuova amministrazione provvisoria e nomina di quella definitiva da parte del commissario municipale Francesco Bongiovanni giunto da Voghera.
16 gennaio 1799 7 maggio 1799 padre Colombano Cavalli (monaco e cellerario del monastero di San Colombano) Il 21 febbraio (23 piovoso) Bobbio entra assieme al Piemonte nella Repubblica Francese. Presidente del Municipio 7 maggio occupazione Austro-Russa e abolizione dell'amministrazione francofila.
19 maggio 1799 26 giugno 1799 Colombano Taffirelli - Sindaco
26 giugno 1799 3 gennaio 1800 Ferdinando Buelli - Sindaco
3 gennaio 1800 12 novembre 1801 Gaetano De Monticelli - Sindaco
12 novembre 1801 10 maggio 1802 Ferdinando Buelli - Sindaco
10 maggio 1802 6 maggio 1805 Paolo Malchiodi Albedi - Maire
6 maggio 1805 15 maggio 1806 Francesco Malchiodi Albedi - Maire
15 maggio 1806 27 aprile 1811 Giuseppe Ballerini - Maire Cessazione dell'incarico dopo la nomina a giudice di pace.
27 aprile 1811 22 luglio 1813 Odoardo Butler - Maire Decaduto dopo la Restaurazione in seguito alla caduta di Napoleone.
7 maggio 1814 1818 marchese Carlo Malaspina - Sindaco Ferdinando Buelli (Vicesindaco)
1818 1820 Gaetano Altrecati - Sindaco
1820 1824 Antonio Malugani - Sindaco
1824 1826 Antonio Malugani - Sindaco
1826 28 luglio 1828 Carlo Buelli - Sindaco
28 luglio 1828 1830 Cristoforo Bacigalupi - Sindaco Siro Castagna (Vicesindaco)
1830 1832 Lorenzo Ballerini - Sindaco
1832 1834 Carlo Buelli - Sindaco
1834 1836 Samuele Valla - Sindaco
1836 1842 Carlo Buelli - Sindaco
1842 1844 Samuele Valla - Sindaco
1844 1847 Gaetano Buelli - Sindaco
1847 1849 Angelo Tamburelli - Sindaco
1849 1850 marchese Luigi Malaspina - Sindaco Nominato senatore del Regno lasciò l'incarico di sindaco.
1850 1853 Angelo Tamburelli - Sindaco
1853 18 dicembre 1853 Samuele Valla - Sindaco Scioglimento dell'amministrazione comunale e nomina del commissario prefettizio straordinario Federico Barberis.
aprile 1854 1855 Angelo Tamburelli - Sindaco
1855 1857 Pietro Antonio Fossa - Sindaco
1857 gennaio 1859 Giuseppe Giorgi - Sindaco
gennaio 1859 9 luglio 1859 Pietro Antonio Fossa - Sindaco
9 luglio 1859 1863 Angelo Tamburelli - Sindaco
1863 23 giugno 1878 Pietro Antonio Fossa - Sindaco Deceduto
1879 1883 Riccardo Della Cella - Sindaco
1883 1895 Italo Della Cella - Sindaco Dimessosi
7 luglio 1895 1896 Pietro Renati - Sindaco Scioglimento dell'amministrazione comunale per irregolarità e nomina del commissario prefettizio Nunzio Vitelli.
30 aprile 1896 29 luglio 1905 Italo Della Cella - Sindaco Eletto sindaco il 30 aprile dopo le elezioni amministrative del 26 aprile 1896.
29 luglio 1905 8 settembre 1905 Italo Della Cella - Sindaco Eletto sindaco il 29 luglio dopo le elezioni parziali amministrative del 23 luglio 1905. Dimessosi l'8 settembre del 1905.
8 settembre 1905 30 giugno 1914 Roberto Olmi - Sindaco
30 giugno 1914 30 gennaio 1917 Pietro Renati - Sindaco Eletto sindaco il 30 giugno dopo le elezioni amministrative del 14 giugno 1914. Dimissioni del sindaco e della giunta il 30 gennaio 1917
4 febbraio 1917 settembre 1920 Italo Della Cella - Sindaco
settembre 1920 20 maggio 1922 Ellenio Setti Partito Popolare Italiano Sindaco Dimessosi per trasferimento lavorativo e impossibilità di continuare il mandato. Dal 1921 al 1922 in alcuni periodi è sostituito temporaneamente dal segretario facente funzione Giuseppe Brucellaria.
20 maggio 1922 18 febbraio 1923 Carlo Cella Partito Popolare Italiano Sindaco Eletto dal consiglio comunale dopo le dimissioni del sindaco Ellenio Setti. Dimessosi il 18 febbraio 1923 assieme all'intero consiglio dopo che il P.P.I. è stato costretto all'astensione alle elezioni provinciali e mandamentali per minacce fasciste. Il comune viene retto per quasi un anno da due commissari prefettizi, Dante Pravedoni e Alessandro Provasi nominati da Pavia. Dopo il passaggio del circondario smembrato e cancellato e del comune di Bobbio sotto Piacenza il 28 luglio 1923 si ha successivamente la nomina da Piacenza del nuovo commissario prefettizio Angelo Ceriati.
20 gennaio 1924 10 aprile 1927 Italo Della Cella Lista unica Sindaco Elezioni amministrative il 6 gennaio 1924 con lista unica senza il P.P.I.
10 aprile 1927 1942 Antonio Renati Partito Nazionale Fascista poi Partito Fascista Repubblicano Podestà Dal 1942 al 1944 l'amministrazione è retta dal commissario prefettizio Vittorio Casartelli
1º agosto 1944 27 agosto 1944 Antonio Bruno Pasquali - indipendente C.L.N. - Repubblica di Bobbio Sindaco-Commissario Mario Reposi (Vicesindaco)
22 ottobre 1944 28 novembre 1944 Antonio Bruno Pasquali - indipendente C.L.N. - Repubblica di Bobbio Sindaco-Commissario Mario Reposi (Vicesindaco)
4 marzo 1945 31 marzo 1946 Mario Reposi - socialdemocratico C.L.N. - Repubblica di Bobbio Sindaco-Commissario
31 marzo 1946 22 maggio 1948 Luigi Silva - P.C.I. P.C.I. - D.C. - P.S.I. - indipendenti Sindaco Dimissione del sindaco e di 10 consiglieri il 22 maggio 1948, il comune viene retto dal commissario prefettizio Giuseppe Rainieri fino alle elezioni amministrative del 5 settembre 1948
5 settembre 1948 9 novembre 1952 Mario Mozzi - D.C. Lista civica "Ponte Vecchio" (area D.C. e indipendenti) Sindaco
9 novembre 1952 11 novembre 1956 Guido Armani - indipendente Lista civica "Ponte Vecchio" (area D.C. e indipendenti) Sindaco
11 novembre 1956 6 novembre 1960 Geo Panarone - indipendente Lista civica "Scudo Crociato" (D.C. - P.L.I. - P.S.D.I. - Monarchici e indipendenti) Sindaco
6 novembre 1960 22 novembre 1964 Geo Panarone - indipendente Lista civica "Scudo Crociato" (D.C. - P.L.I. - P.S.D.I. e indipendenti) Sindaco
22 novembre 1964 7 giugno 1970 Geo Panarone - indipendente Lista civica "Scudo Crociato" (D.C. - P.L.I. e indipendenti) Sindaco
7 giugno 1970 28 giugno 1971 Franco Maggi - P.C.I. P.C.I. - P.S.I. - gruppo Margherita Sindaco Dimessosi il 28 giugno 1971 per contrasti nella maggioranza e decadenza di un assessore
13 luglio 1971 4 settembre 1972 Pasquale Filippini - D.C. D.C. - P.S.U. - gruppo Margherita - indipendenti Sindaco Elezione da parte del Consiglio comunale dopo le dimissione del sindaco Franco Maggi, formazione di una nuova maggioranza di centro destra diversa dalla giunta di centro sinistra rimasta in carica nei 3 assessori di sinistra sui 5 eletti e sostituiti dopo dimissioni e decadenza. Nomina di un commissario prefettizio per la redazione del bilancio 1972 e approvazione del nuovo regolamento. Dimissioni del sindaco approvate il 4 settembre 1972 al consiglio e nomina nuovo sindaco.
4 settembre 1972 8 febbraio 1975 Vittorio Bianchi - D.C. D.C. - P.S.D.I.-P.S.U. - gruppo Margherita - indipendenti Sindaco Elezione da parte del Consiglio comunale dopo le dimissione del sindaco Pasquale Filippini. Dimessosi l'8 febbraio 1975 per motivi di salute assieme ai consiglieri di maggioranza. Nomina del Commissario straordinario prefettizio Luigi Giraldi fino alle elezioni.
15 giugno 1975 8 giugno 1980 Franco Maggi - P.C.I. P.C.I. - P.S.I. - indipendenti Sindaco
8 giugno 1980 12 maggio 1985 Franco Maggi - P.C.I. P.C.I. - P.S.I. - indipendenti Sindaco
12 maggio 1985 31 gennaio 1987 Franco Maggi - P.C.I. Lista civica "Tre Spighe" (P.C.I. - P.S.I. - indipendenti) Sindaco Dimessosi il 31 gennaio 1987 per contrasti nella maggioranza
31 gennaio 1987 6 maggio 1990 Luigi Guglielmetti - P.C.I. P.C.I. - P.S.I. Sindaco Elezione da parte del Consiglio comunale dopo le dimissione del sindaco Franco Maggi, formazione di una nuova maggioranza e giunta con l'uscita degli indipendenti
6 maggio 1990 23 novembre 1992 Luigi Guglielmetti - P.C.I. Lista civica "Alleanza Democratica Progressista" (P.C.I. poi PDS - P.S.I. - P.S.D.I - indipendenti) Sindaco Dimessosi il 23 novembre 1992 per accordi di maggioranza e passaggio di consegne al nuovo sindaco Vittorio Pasquali
23 novembre 1992 24 aprile 1995 Vittorio Pasquali - P.S.D.I Lista civica "Alleanza Democratica Progressista" (PDS - P.S.I. - P.S.D.I. e indipendenti) Sindaco Eletto dal consiglio comunale dopo le dimissioni del sindaco Luigi Guglielmetti per accordi di maggioranza
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Giambattista Castelli Lista civica di centro "Per Bobbio e la sua Valle" Sindaco Roberto Pasquali (Vicesindaco)
14 giugno 1999 8 giugno 2009 Roberto Pasquali Lista civica di centro-destra "Bobbio 2000 - Città d'Europa" Sindaco Michele Frassinelli (Vicesindaco)
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Marco Rossi Lista civica di centrodestra "Bobbio 2000 - Città d'Europa" Sindaco Michele Frassinelli (Vicesindaco)

Roberto Pasquali (Assessore e Presidente del consiglio provinciale della Provincia di Piacenza)

26 maggio 2014 in carica Roberto Pasquali Lista civica di centro "Bobbio 2000 - Città d'Europa" Sindaco

(Tratto dalle pubblicazioni del settimanale di Bobbio "La Trebbia" e dalla Storia di Bobbio di Giorgio Fiori)

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune opera il Canoa Club Bobbio che propone attività con l'uso della canoa, del kayak, del dragonboat e del gommone da rafting.[90] e sono presenti diverse società dilettantistiche come la Pedale Bobbiese, l'ASD Bobbio 2012 (club di calcio), lo Sci Club e la Bobbio Volley.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Centro sportivo Candia (stadio comunale, piscine, campi da tennis e campo da volley).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gaia Corrao - San Colombano: le radici cristiane dell'Europa.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2019.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Luciano Canepari - Dizionario di pronuncia italiana: il DiPI.
  5. ^ a b c Paolo Bertolin et al. (testi) - Emilia Romagna.
  6. ^ Cinzia Rando - 35 borghi, p.6.
  7. ^ Bobbio su Treccani
  8. ^ IL CAMMINO DI SAN COLOMBANO: LE TAPPE DI BOBBIO E COLI, su sulleormedisancolombano.it. URL consultato il 24 aprile 2019.
  9. ^ Cinzia Rando - 35 borghi, pp.7,8.
  10. ^ Regio Decreto 8 luglio 1923, n. 1726
  11. ^ Antifascisti e partigiani sardi - Tonino Mulas Archiviato il 29 ottobre 2013 in Internet Archive.
  12. ^ Istituto Storico Modena
  13. ^ Da "La Trebbia del 26 luglio 1908
  14. ^ Da La Trebbia del 25 settembre 1953
  15. ^ Stemma Comune di Bobbio, araldicacivica.it. URL consultato il 10 giugno 2014.
  16. ^ http://www.araldicacivica.it/comuni/comune/?id=3757
  17. ^ ACS - Ufficio araldico - Fascicoli comunali, su dati.acs.beniculturali.it.
  18. ^ CEI - Scheda Basilica di San Colombano di Bobbio
  19. ^ CEI - Scheda Chiesa Cattedrale di S.M. Assunta di Bobbio
  20. ^ CEI - Scheda Chiesa di San Lorenzo di Bobbio
  21. ^ CEI - Scheda Santuario della B.V. dell'Aiuto in Bobbio
  22. ^ Palazzo Alcarini - Comune di Bobbio
  23. ^ Palazzo Olmi - Comune di Bobbio
  24. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Policarpo di Ceci
  25. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Pietro di Dezza
  26. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Paolo di Mezzano
  27. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Cristoforo
  28. ^ CEI - Scheda Chiesa di Santa Maria di Bobbio
  29. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Eustachio di Vaccarezza
  30. ^ CEI - Scheda Santuario di Santa Maria in Monte Penice
  31. ^ CEI - Scheda Oratorio Cuore Immacolato di Maria degli Arelli
  32. ^ CEI - Scheda Chiesa S. Andrea di Cassolo
  33. ^ CEI - Scheda oratorio della B.V. di Caravaggio di Casteghino
  34. ^ CEI - Scheda Oratorio della Madonna del Rosario di Freddezza
  35. ^ A.Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011 - L'oratorio di Gorra, pag. 185
  36. ^ CEI - Scheda Chiesa della B.V. di Caravaggio di Lagobisione
  37. ^ CEI - Scheda oratorio B.V. di Caravaggio di Lagobisione
  38. ^ CEI - Scheda Chiesa di S. Rocco di Piancasale
  39. ^ CEI - Scheda oratorio di San Salvatore di Bobbio
  40. ^ A.Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011 - La frazione Moglia, pag. 178
  41. ^ Trebbia a Bobbio
  42. ^ Valentina Cinieri "Embresi. Un borgo da valorizzare" - Ed. Pontegobbo - Bobbio 2011 ISBN 978-88-96673-20-1
  43. ^ Cascata termale del Carlone
  44. ^ Escursione Bobbio-Moglia-Cascate termali del Carlone-San Cristoforo-Mogliazze-Bobbio
  45. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  46. ^ Cittadini stranieri Bobbio 2018
  47. ^ http://www.liberta.it/2015/11/23/il-vescovo-gianni-ambrosio-insignito-della-cittadinanza-onoraria-di-bobbio/
  48. ^ http://www.liberta.it/2012/11/22/festa-patronale-a-bobbio-stasera-celebrazione-per-il-transito-del-santo/
  49. ^ Carnevale Bobbiese
  50. ^ Falò di San Giuseppe - Festa di primavera
  51. ^ Irlanda in Musica
  52. ^ Palio delle Contrade, su quellichepontano.it.
  53. ^ Festa del Pinolo
  54. ^ http://www.ilpiacenza.it/cultura/bobbio-benedizione-ciambelline.html
  55. ^ http://www.eventiesagre.it/Eventi_Religiosi/21037675_Processione+della+Madonna+dell+Aiuto+in+Bobbio.html
  56. ^ Beba Marsano - Vale un viaggio, p.180.
  57. ^ Bobbio vince la finale de “Il Borgo dei Borghi” su Borghipiubelliditalia.it
  58. ^ Bobbio in Val Trebbia eletto 'borgo più bello d'Italia' su Repubblica.it
  59. ^ 'Borgo dei borghi', vince Bobbio gioiello dell'Emilia-Romagna su Ansa.it
  60. ^ [https://www.liberta.it/news/cronaca/2019/10/21/bobbio-trionfa-su-rai-tre-e-si-aspetta-linvasione-di-turisti-nei-prossimi-mesi-pasquali-dobbiamo-presentarci-con-il-vestito-bello/ Borgo dei Borghi Bobbio trionfa si aspetta l’invasione di turisti nei prossimi mesi su Libertà.it]
  61. ^ “Borgo dei borghi 2019”, trionfo per Bobbio al concorso di Rai Tre, su piacenza24.eu
  62. ^ Sito internet del settimanale La Trebbia - settimanale di Bobbio, Val Trebbia, Aveto e Oltrepenice
  63. ^ Sito Museo Collezione Marzolini
  64. ^ Sito internet del coro Gerberto.
  65. ^ Ricette bobbiesi sul Notiziario
  66. ^ AA.VV., Bobbio in cucina, Edizione a cura del Lions Club Bobbio, 2018, pag. 7-8
  67. ^ AA.VV., Bobbio in cucina, Edizione a cura del Lions Club Bobbio, 2018, pag. 61
  68. ^ Il Bractòn di Bobbio, salume della Val Trebbia, Vie del Gusto. URL consultato il 26 marzo 2015.
  69. ^ Fiera Mercato Di Bobbio
  70. ^ Estemporanea e Mostra di pittura Dino Cella, su comune.bobbio.pc.it.
  71. ^ Bobbio, Concorso di pittura estemporanea MEMORIAL DINO CELLA 2019, il Piacenza. URL consultato il 25 aprile 2019.
  72. ^ Bobbio Film Festival, Bobbio Film Festival. URL consultato il 25 aprile 2019.
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  74. ^ Festa patronale di San Colombano 2018
  75. ^ Bobbio festeggia il patrono San Colombano
  76. ^ Museo della Cattedrale, Concattedrale di Bobbio. URL consultato il 25 aprile 2019.
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  78. ^ Bobbio, Emilia-Romagna, ANSA. URL consultato il 25 aprile 2019.
  79. ^ Bobbio, torna il concorso letterario “Pontegobbo”. Pubblicato il bando, Piacenza Sera. URL consultato il 25 aprile 2019.
  80. ^ Concorso Letterario Nazionale, ecco il bando, Gazzetta di Modena. URL consultato il 25 aprile 2019.
  81. ^ Abitanti di Areglia (o Area) su Comuniecitta.it
  82. ^ Castelli dell'Emilia-Romagna - Castello di Areglia (Bobbio), su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 18 dicembre 2018 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2018).
  83. ^ Abitanti di Cadelmonte su Comuniecitta.it
  84. ^ Abitanti di Cassolo su Comuniecitta.it
  85. ^ Abitanti di Mezzano Scotti su Comuniecitta.it
  86. ^ Michele Tosi - Bobbio: guida storica, pp.121-122.
  87. ^ Abitanti di Piancasale su Comuniecitta.it
  88. ^ Abitanti di Santa Maria su Comuniecitta.it
  89. ^ Michele Tosi - Bobbio: guida storica, pp.133-134.
  90. ^ Canoa Club Bobbio, su canoaclubbobbio.it. URL consultato il 21 aprile 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Approfondimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Coletto G.L. Olmi Bobbio ritratto di una città - Edizioni La Trebbia, Bobbio I ed.1996, II ed 2002, III ed. 2015
  • Michele Tosi Bobbio Guida storica artistica e ambientale della città e dintorni - Archivi Storici Bobiensi I ed.1978, II ed.1983, III ed.2017
  • Michele Tosi La Repubblica di Bobbio. Storia della Resistenza in Val Trebbia e Val d'Aveto, Archivi Storici Bobiensi, Bobbio 1977
  • Bruna Boccaccia Bobbio Città d'Europa - Ed. Pontegobbo 2000 ISBN 88-86754-33-7
  • Leonardo Cafferini - Guida turistica “Piacenza e la sua provincia”, pag. su Bobbio
  • Carmen Artocchini Castelli piacentini - Edizioni TEP Piacenza 1967
  • Angelo Alpegiani Le otto Parrocchie e Frammenti di Bobbio, Monumenti, edifici storici, religiosi e votivi e luoghi di interesse del comune di Bobbio - Foto A. Alpegiani - Testi storia e progetto grafico G.L. Libretti - Ed. Libreria Internazionale Romagnosi (LIR) - Bobbio 2011
  • D.Bertacchi Monografia di Bobbio (La provincia di Bobbio nel 1858), Ristampa Bobbio 1991
  • Anna Segagni Malacart, Saverio Lomartire, Bobbio, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, Fondazione Treccani, Roma 1992
  • Cesare Bobbi, Storia Ecclesiastica Diocesana di Bobbio - Pievi e Parrocchie della Diocesi - Archivi Storici Bobiensi, Bobbio
  • Angiolino Bulla, La Diocesi di Bobbio, dalle origini ai giorni nostri, da Le Diocesi di Italia, volume II, pag. 195-196, Ed. S. Paolo, Cinisello B. 2008
  • AA. VV. - 1014-2014 La Cattedrale di Bobbio - Nel millenario della città e della diocesi, a cura di Piero Coletto - Edizioni La Trebbia, Bobbio novembre 2013
  • Vittorio Pasquali La Provincia di Bobbio Post napoleonica - Descrizione del territorio e dell'economia nell'anno 1814 - (Archivi di Stato di Torino: "Quadro del circondario di Bobbio", mazzo 44) - Ed. Amici di San Colombano 2004
  • G. Pasquali Cento anni di storia bobbiese 1903-2003, da La Trebbia - Ed. La Trebbia ed Amici di San Colombano 2003
  • R. Zanussi San Colombano d'Irlanda Abate d'Europa - Ed. Pontegobbo 2007
  • Mario G.Genesi,"Le 13 Laudes dei Monaci di Santa Giustina di Bobbio"; in "Archivio Storico Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi"[Estratto].
  • AA. VV. - Bobbio in cucina - Edizione a cura del Lions Club Bobbio, 2018

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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