Angelo Mai

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Angelo Mai
cardinale di Santa Romana Chiesa
Coghetti F. (1839), Ritratto del Cardinale Angelo Maj.jpg
Francesco Coghetti, Ritratto del cardinale Angelo Mai, 1839
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Incarichi ricoperti
 
Nato7 marzo 1782, Schilpario
Ordinato presbitero10 ottobre 1806 dal vescovo Giovanni Battista Lambruschini
Creato cardinale19 maggio 1837 da papa Gregorio XVI
Pubblicato cardinale12 febbraio 1838 da papa Gregorio XVI
Deceduto9 settembre 1854, Castel Gandolfo
 

Angelo Mai (Schilpario, 7 marzo 1782Castel Gandolfo, 9 settembre 1854) è stato un cardinale, teologo e filologo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1815 e il 1819 rinvenne l'epistolario dello scrittore latino Marco Cornelio Frontone, opera indispensabile per conoscere meglio la vita imperiale e privata di imperatori quali Marco Aurelio, Lucio Vero ed Antonino Pio. Scoprì, nel dicembre del 1819, ampi frammenti di una delle più importanti opere politiche di Marco Tullio Cicerone: il De re publica. La scoperta avvenne in un manoscritto palinsesto bobbiese (Vat. Lat. 5757) che riportava il Commenti ai Salmi di Sant'Agostino (scritto nel VII secolo). Mai si aiutò con reagenti chimici a base di tannini ( ad esempio l'acido gallico) che gli permisero di portare alla luce ampie parti dell'opera ciceroniana (I-V libro).

Nel 1815 scoprì la più importante delle orazioni di Iseo (Περὶ τοῦ Κλεωνύμου κλήρου, "Per l'eredità di Cleonimo").

Nel 1821, in maniera analoga, scoprì i cosiddetti Vaticana Fragmenta che contengono passi dei giuristi Paolo, Papiniano, Ulpiano e passi di costituzioni imperiali, in particolar modo di Diocleziano.

Angelo Mai è una figura fondamentale anche per lo studio degli Apocrifi dell'Antico Testamento. Attorno al 1825 acquisì per la Biblioteca Vaticana un manoscritto del testo etiopico del Libro di Enoch proveniente dalla Biblioteca del Card. Leonardo Antonelli, rendendolo per la prima volta disponibile alla ricerca internazionale.[1] Mai ignorava l'origine del manoscritto, ma è stato recentemente dimostrato che esso proveniva dall'esploratore James Bruce che lo aveva donato al papa Clemente XIV durante una sua visita a Roma nel dicembre 1773.[2] Nel 1844 Mai pubblicò anche dei frammenti greci inediti dello stesso Libro di Enoch, da lui scoperti alla Biblioteca Vaticana in una nota ai margini di un manoscritto dell'XI secolo.[3]

Nel 1837 fu creato cardinale da papa Gregorio XVI anche in virtù delle sue scoperte in campo filologico.

Venne sepolto nel transetto sinistro della Basilica di Sant'Anastasia al Palatino, in una tomba monumentale ad opera dello scultore neoclassico Giovanni Maria Benzoni.

L'ode di Leopardi[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio del 1820, appena un mese dopo che Mai ebbe scoperto alcuni frammenti del terzo, quarto e quinto libro del "De re publica" di Cicerone, Giacomo Leopardi gli dedicò una notissima canzone, intitolata «Ad Angelo Mai».

Tra i due, sin dal 1816, era in corso un dialogo epistolare, composto da lettere piene di lodi del Mai verso l'erudizione del giovane Leopardi. Durante il soggiorno di Giacomo a Roma, nell'inverno 1822-1823, i due si conobbero di persona. L'incontro, tuttavia, non fece un'impressione molto positiva in Leopardi. Il Mai infatti, che nel frattempo era stato nominato primo custode della Biblioteca Vaticana, apparve un troppo fine "politico" che, come dice Giacomo in una lettera del 9 dicembre 1822 al padre: "è gentilissimo con tutti, compiacentissimo in parole, politico in fatti; mostra di voler soddisfare a ciascuno, e fa in ultimo il suo comodo".

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La biblioteca civica di Bergamo ne porta il nome, così come quella del Seminario Vescovile di Orvieto (oggi sede succursale della diocesana di Todi) dove studiò in gioventù, mentre la casa di riposo per anziani del comune di Darfo Boario Terme in Val Camonica che ne ha il nome, facendo riferimento ad un Angelo Mai fu Fermo, benefattore di Schilpario, è dedicata non a lui ma ad un suo omonimo.
  • A Roma si trova inoltre un centro culturale che porta il nome dell'illustre letterato.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Angelo Mai, Scriptorum veterum nova collectio 5, Roma, 1831, part II, p.100.
  2. ^ Gabriele Boccaccini, "James Bruce’s 'Fourth' Manuscript: Solving the Mystery of the Provenance of the Roman Enoch Manuscript (Vat. Et. 71)," Journal for the Study of the Pseudepigrapha 27.4 (2018): 237-263.
  3. ^ Novae patrum bibliothecae, Romae, Typis sacri Consilii propagando christiano nomini, 1844. Cf. 4 Enoch: The Online Encyclopedia of Second Temple Judaism.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Angelo Mai, in Catholic Encyclopedia, New York, Encyclopedia Press, 1913.
  • Gianni Gervasoni, Angelo Mai, Milano 1924.
  • Gianni Gervasoni, introduzione alla versione del Pro Archia poeta di Cicerone, 2ª ed., Brescia 1928.
  • Gianni Gervasoni, Angelo Mai, Tito Cicconi e Bernardo De Rossi, in Scuola cattolica, agosto e settembre 1928.
  • Gianni Gervasoni, Studi e ricerche sui filologi e la filologia classica tra il ‘700 e l’800 in Italia, Bergamo 1929, pp. 37-257.
  • Gianni Gervasoni, Linee di storia della filologia classica in Italia, Firenze 1929, pp. 141, 188-93.
  • Gianni Gervasoni, Angelo Mai e la “Biblioteca italiana”, in Bergomum, 1931, fasc. 2°.
  • Gianni Gervasoni, Giacomo Leopardi filologo e poeta nei suoi rapporti con Angelo Mai, Bergamo 1934.
  • Gianni Gervasoni, L'Epistolario di Angelo Mai, in La Bibliofilía, vol. 39, nº 6, 1937, pp. 221-261, JSTOR 26209963.
  • Benedetto Riposati, Angelo Mai nella storia della cultura, in Aevum, Anno 28, Fasc. 4, 1954, pp. 350-372, JSTOR 25820590.
  • Alberto Barzanò, Convegno per il secondo centenario della nascita del cardinale Angelo Mai (Bergamo, 8-9 aprile 1983), in Aevum, vol. 57, 1983, pp. 550-551, JSTOR 20857768.
  • Giuseppe Ungaretti, L"Angelo Mai" del Leopardi, in Vita di un uomo. Saggi e interventi, Milano, Mondadori, 1974.
  • Gianna Gardenal, Angelo Mai e il Terzo Mitografo Vaticano, in Lettere Italiane, vol. 37, nº 2, 1985, pp. 220-229, JSTOR 26263445.
  • (EN) John Alcorn e Dario Del Puppo, Leopardi's Historical Poetics in the Canzone "Ad Angelo Mai", in Italica, vol. 72, 1995, pp. 21-39, DOI:10.2307/479966.
  • Francesco Lo Monaco, "In codicibus … qui bobienses inscribuntur": scoperte e studio di palinsesti bobbiesi in Ambrosiana dalla fine del Settecento ad Angelo Mai (1819), in Aevum, Anno 70, Fasc. 3, 1996, pp. 657-719, JSTOR 20860668.

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