Giuseppe Ungaretti

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Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888Milano, 1º giugno 1970) è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d'Egitto, nel quartiere periferico Moharrem Bey[1], l'8 febbraio del 1888 (ma venne denunciato all'anagrafe come nato il 10 febbraio, e festeggiò sempre il suo compleanno in quest'ultima data) da genitori italiani originari della provincia di Lucca. Il padre, Antonio Ungaretti (1842-1890), era un operaio, impiegato allo scavo del Canale di Suez, che morì due anni dopo la nascita del futuro poeta a causa di un'idropisia, malattia contratta negli anni di estenuante lavoro. La madre, Maria Lunardini (1850-1926), mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale riuscí a garantire gli studi al figlio, che si poté cosí iscrivere presso una delle più prestigiose scuole di Alessandria d'Egitto, la svizzera École Suisse Jacot.[1] Alla figura materna dedicherà la poesia La madre, scritta nel 1930, a quattro anni dalla morte della donna.[2]

L'amore per la poesia sorse in lui durante questo periodo scolastico, intensificandosi grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo; Ungaretti stesso ebbe una balia originaria del Sudan, una domestica croata ed una badante argentina.

In questi anni, attraverso la rivista Mercure de France, il giovane si avvicinò alla letteratura francese e, grazie all'abbonamento a La Voce, anche a quella italiana. Inizia così a leggere, tra gli altri, le opere di Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé, Giacomo Leopardi, Friedrich Nietzsche e Charles Baudelaire, quest'ultimo grazie all'amico Moammed Sceab.[3]

Ebbe anche uno scambio epistolare con Giuseppe Prezzolini. Nel 1906 conobbe Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivise l'esperienza della "Baracca Rossa", un deposito di marmi e legname dipinto di rosso, sede d'incontri per socialisti ed anarchici.[4]

Iniziò a lavorare come corrispondente commerciale, attività che svolse per qualche tempo, ma realizzò alcuni investimenti sbagliati; si trasferì poi a Parigi, in Francia, per intraprendere gli studi universitari.

Soggiorno in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1912, dopo un breve periodo trascorso al Cairo, lasciò dunque l'Egitto e si recò in Francia. Nel tragitto vide per la prima volta l'Italia ed il suo paesaggio montano. A Parigi, frequentò per due anni le lezioni tenute dal filosofo Henri Bergson, dal filologo Joseph Bédier e da Fortunat Strowski, presso la Sorbona ed il Collège de France.

Entrato in contatto con un ambiente artistico internazionale, conobbe Guillaume Apollinaire, con il quale strinse una solida amicizia, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Aldo Palazzeschi, Pablo Picasso, Giorgio de Chirico, Amedeo Modigliani e Georges Braque. Invitato da Papini, Soffici e Palazzeschi, iniziò ben presto a collaborare alla rivista Lacerba.

Nel 1913 morì l'amico d'infanzia Moammed Sceab, suicida nella stanza dell'albergo di rue des Carmes,[5] che condivideva con Ungaretti. Nel 1916, all'interno della raccolta di versi Il porto sepolto, verrà pubblicata la poesia a lui dedicata, In memoria.

In Francia, Ungaretti filtrò le precedenti esperienze, perfezionando le conoscenze letterarie e lo stile poetico. Dopo qualche pubblicazione su Lacerba (16 componimenti), avvenute grazie al sostegno di Papini, Soffici e Palazzeschi, decise di partire volontario per la Grande Guerra.

La Grande Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Ungaretti durante il servizio militare

Quando nel 1914 scoppiò la prima guerra mondiale, Ungaretti partecipò attivamente alla campagna interventista, arruolandosi in seguito, come volontario, nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata "Brescia", quando, il 24 maggio del 1915, l'Italia entrò in guerra. A seguito delle battaglie sul Carso, cominciò a tenere un taccuino di poesie, che furono poi raccolte dall'amico Ettore Serra (un giovane ufficiale) e stampate, in 80 copie, presso una tipografia di Udine nel 1916, con il titolo Il porto sepolto. Collaborava a quel tempo anche al giornale di trincea Sempre Avanti. Trascorse un breve periodo a Napoli, nel 1916 (testimoniato da alcune sue poesie, per esempio Natale: "Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo di strade...") [6]. Il 26 gennaio del 1917, a Santa Maria la Longa, in provincia di Udine, scrisse la nota poesia Mattina.

Nella primavera del 1918, il reggimento al quale apparteneva Ungaretti si recò a combattere in Francia, nella zona di Champagne, con il II Corpo d'armata italiano del generale Alberico Albricci. Al suo rientro a Parigi, il 9 novembre del 1918, nel suo attico parigino, trovò il corpo dell'amico Apollinaire, stroncato dalla febbre spagnola.

La raccolta poetica Allegria di naufragi è dedicata alla guerra a cui Ungaretti è scampato e sopravvissuto.

Tra le due guerre[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della guerra, il poeta restò nella capitale francese, dapprima come corrispondente del giornale Il Popolo d'Italia, all'allora quotidiano socialista diretto da Benito Mussolini, ed in seguito come impiegato all'ufficio stampa dell'ambasciata italiana. Nel 1919 venne stampata, a Parigi, la raccolta di versi in francese La guerre - Une poésie, che sarà poi inclusa nella sua seconda raccolta di versi Allegria di naufragi, pubblicata a Firenze nello stesso anno. Un'edizione anastatica per l'anniversario del 1999, presso Le Passeur a Nantes, a cura di J.-Ch. Vegliante.

Nel 1920, il poeta conobbe e sposò Jeanne Dupoix, dalla quale avrà tre figli: un figlio, nato morto nell'estate del 1921, Anna Maria (o Anna-Maria, come soleva firmare, con il trattino alla francese), detta Ninon (Roma, 17 febbraio 1925), e Antonietto (Marino, 19 febbraio 1930).[7]

Nel 1921, si trasferì con la famiglia a Marino, in provincia di Roma[8], e collaborò all'Ufficio stampa del Ministero degli Esteri. Gli anni venti segnarono un cambiamento nella vita privata e culturale del poeta. Aderì al fascismo, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925.

In quegl'anni, svolse un'intensa attività letteraria su quotidiani e riviste francesi (Commerce e Mesures) ed italiane (su La Gazzetta del Popolo), e realizzò diversi viaggi, in Italia e all'estero, per varie conferenze, ottenendo nel frattempo diversi riconoscimenti di carattere ufficiale, come il Premio del Gondoliere. Furono questi anche gli anni della maturazione dell'opera Sentimento del Tempo; le prime pubblicazioni di alcune liriche dell'opera avvennero su L'Italia letteraria e Commerce. Nel 1923 venne ristampato Il porto sepolto, presso La Spezia, con una prefazione di Benito Mussolini, che aveva conosciuto nel 1915, durante la campagna dei socialisti interventisti.[9]

L'8 agosto del 1926, nella villa di Luigi Pirandello, nei pressi di Sant'Agnese, sfidò a duello Massimo Bontempelli, a causa di una polemica nata sul quotidiano romano Il Tevere: Ungaretti fu leggermente ferito al braccio destro ed il duello finì con una riconciliazione. Nel 1928, invece, maturò la sua conversione religiosa al cattolicesimo[10], come testimoniato anche nell'opera Sentimento del Tempo.

A partire dal 1931, il poeta ebbe l'incarico di inviato speciale per La Gazzetta del Popolo e si recò, pertanto, in Egitto, in Corsica, nei Paesi Bassi e nell'Italia Meridionale, raccogliendo il frutto di quest'esperienze vissute nella raccolta Il povero nella città (che sarà pubblicato nel 1949), e nella sua rielaborazione Il deserto e dopo, che vedrà la luce solamente nel 1961. Nel 1933 il poeta aveva raggiunto il massimo della sua fama.

Nel 1936, durante un viaggio in Argentina su invito del Pen Club, gli venne offerta la cattedra di letteratura italiana presso l'Università di San Paolo del Brasile, che Ungaretti accettò; trasferitosi quindi con tutta la famiglia in Brasile, vi rimarrà fino al 1942 per sfuggire al regime fascista, di cui intanto era divenuto oppositore. A San Paolo, morirà il figlio Antonietto nel 1939, all'età di nove anni, per un'appendicite mal curata, lasciando il poeta in uno stato di acuto dolore e d'intensa prostrazione interiore, evidente in molte delle suer poesie successive, raccolte ne Il Dolore, del 1947, e in Un Grido e Paesaggi, del 1952.

La seconda guerra mondiale e il dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1942, Ungaretti ritornò in Italia, dove venne nominato Accademico d'Italia e «per chiara fama» professore di letteratura moderna e contemporanea presso l'Università "La Sapienza" di Roma, ruolo che mantenne fino al 1958 ed in seguito, come "fuori ruolo", fino al 1965. Attorno alla sua cattedra, si formarono alcuni degli intellettuali che si sarebbero, in futuro, distinti per importanti attività culturali ed accademiche, come Leone Piccioni, Luigi Silori, Mario Petrucciani, Guido Barlozzini, Raffaello Brignetti, Raffaele Talarico, Ornella Sobrero ed Elio Filippo Accrocca.

A partire dal 1942, la casa editrice Mondadori iniziò la pubblicazione dell'opera omnia di Ungaretti, intitolata Vita di un uomo. Nel secondo dopoguerra, Ungaretti pubblicò nuove raccolte poetiche, dedicandosi con entusiasmo a quei viaggi che gli davano modo di diffondere il suo messaggio, ed ottenendo significativi premi come il Premio Montefeltro nel 1960 e il Premio Etna-Taormina nel 1966.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, raggiunse una certa notorietà presso il grande pubblico nel 1968, grazie alle sue intense letture televisive di versi dell'Odissea di Omero (che precedevano la nota versione italiana del poema omerico per il piccolo schermo, a cura del regista Franco Rossi), riprese da Alighiero Noschese con bonarie caricaturali imitazioni[11].

Ungaretti nel 1968

Nel 1958 ricevette la cittadinanza onoraria di Cervia[12]. Nel 1969 fondò l'associazione Rome et son histoire.[13] Nella notte tra il 31 dicembre del 1969 ed il 1º gennaio del 1970 scrisse la sua ultima poesia, L'Impietrito e il Velluto, pubblicata in una cartella litografica il giorno dell'ottantaduesimo compleanno del poeta.

Nel 1970 durante un viaggio, il suo ultimo, a New York conseguì un prestigioso premio internazionale dall'Università dell'Oklahoma, negli Stati Uniti che debilitò definitivamente la sua pur solida fibra. Morì a Milano, nella notte tra l'1° ed il 2 giugno del 1970, per una broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il suo funerale a Roma, nella Chiesa di San Lorenzo fuori le Mura, ma non vi partecipò alcuna rappresentanza ufficiale del Governo italiano. È sepolto nel Cimitero del Verano, accanto alla moglie Jeanne.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

L'Allegria è un momento chiave della storia della letteratura italiana: Ungaretti rielabora in modo molto originale il messaggio formale dei simbolisti (in particolare dei versi spezzati e senza punteggiatura dei Calligrammes di Guillaume Apollinaire), coniugandolo con l'esperienza atroce del male e della morte nella guerra. Al desiderio di fraternità nel dolore si associa la volontà di ricercare una nuova "armonia" con il cosmo[14] che culmina nella citata poesia Mattina (1917). Questo spirito mistico-religioso si evolverà nella conversione in Sentimento del Tempo e nelle opere successive, dove l'attenzione stilistica al valore della parola (e al recupero delle radici della nostra tradizione letteraria), indica nei versi poetici l'unica possibilità dell'uomo, o una delle poche possibili, per salvarsi dall'"universale naufragio".

Il momento più drammatico del cammino di questa vita d'un uomo (così, come un "diario", definisce l'autore la sua opera complessiva) è sicuramente raccontato ne Il Dolore: la morte in Brasile del figlioletto Antonio, che segna definitivamente il pianto dentro del poeta anche nelle raccolte successive, e che non cesserà più d'accompagnarlo. Solo delle brevi parentesi di luce gli sono consentite, come la passione per la giovanissima poetessa brasiliana Bruna Bianco, o i ricordi d'infanzia ne I Taccuini del Vecchio, o quando rievoca gli sguardi d'universo di Dunja, anziana tata che la madre aveva accolto nella loro casa d'Alessandria:[15]

Ungaretti con il famoso baschetto
« Il velluto dello sguardo di Dunja
Fulmineo torna presente pietà »
(da L'Impietrito e il Velluto, 1970)

La fortuna di Ungaretti[modifica | modifica wikitesto]

La poesia di Ungaretti creò un certo disorientamento sin dalla prima apparizione del Porto Sepolto. A essa arrisero i favori sia degli intellettuali de La Voce, sia degli amici francesi, da Guillaume Apollinaire a Louis Aragon, che vi riconobbero la comune matrice simbolista. Non mancarono polemiche e vivaci ostilità da parte di molti critici tradizionali e del grande pubblico. Non la compresero, per esempio, i seguaci di Benedetto Croce, che ne condannarono il frammentismo.

A riconoscere in Ungaretti il poeta che per primo era riuscito a rinnovare formalmente e profondamente il verso della tradizione italiana, furono soprattutto i poeti dell'ermetismo, che, all'indomani della pubblicazione del Sentimento del tempo, salutarono in Ungaretti il maestro e precursore della propria scuola poetica, iniziatore della poesia «pura». Da allora la poesia ungarettiana ha conosciuto una fortuna ininterrotta. A lui, assieme a Umberto Saba e Eugenio Montale, hanno guardato, come un imprescindibile punto di partenza, molti poeti del secondo Novecento.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Poesia[modifica | modifica wikitesto]

  • Natale, Napoli, 26 dicembre 1916;
  • II Porto Sepolto, Stabilimento tipografico friulano, Udine, 1916;
  • La Guerre - Une poésie, Paris, s. e. [Etabl. Lux] 1919 - nuova ed. Nantes, Le Passeur, 1999;
  • Allegria di naufragi, Vallecchi, Firenze, 1919;
  • Il Porto Sepolto, Stamperia Apuana, La Spezia, 1923;
  • L'Allegria, Preda, Milano, 1931;
  • Sentimento del Tempo, Vallecchi, Firenze, 1933;
  • La guerra, I edizione italiana, Milano, 1947;
  • Il Dolore, Milano, 1947;
  • Derniers Jours. 1919, Milano, 1947;
  • Gridasti: Soffoco..., Milano, 1950;
  • La Terra Promessa, Milano, 1950;
  • Un grido e Paesaggi, Milano, 1952;
  • Les Cinq livres, texte français établi par l'auteur et Jean Lescure [con "Quelques réflexions de l'auteur"], Paris, Minuit, 1954;
  • Poesie disperse (1915-1927), Milano, 1959;
  • Il Taccuino del Vecchio, Milano, 1960;
  • Dialogo , Milano, 1968;
  • Vita d'un uomo. Tutte le poesie, Milano, 1969.

Prosa e saggistica[modifica | modifica wikitesto]

  • II povero nella città, Milano, 1949;
  • Il Deserto e dopo, Milano, 1961;
  • Vita di un poeta. Giuseppe Ungaretti, di Leone Piccioni, Rizzoli 1974.
  • Saggi e interventi, a cura di M. Diacono e L. Rebay, Milano, 1974;
  • La critica e Ungaretti, di G. Faso, Cappelli, Bologna, 1977;
  • Invenzione della poesia moderna, Lezioni brasiliane di letteratura (1937-1942), a cura di P. Montefoschi, Napoli, 1984;
  • "Vita di Giuseppe Ungaretti", di Walter Mauro, Anemone Purpurea editrice, Roma, 2006;

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

Epistolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Lettere a Soffici, 1917/1930, Napoli, 1983;
  • Lettere a Enrico Pea, Milano, 1984;
  • Carteggio 1931/1962, Milano, 1984;
  • Lettere a Giovanni Papini 1915-1948, Milano, 1988;
  • Correspondance J. Paulhan - G. Ungaretti 1921-1968, Paris, nrf (Gallimard), 1989;
  • Lettere dal fronte a Gherardo Marone, Collana I Meridiani.Paperback, Mondadori, Milano, 2015, ISBN 978-88-046-5352-3 (in pubblicazione).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b G. Ungaretti, Vita d'un Uomo (Tutte le poesie), Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1969, p. LVII.
  2. ^ Maria Grazia Di Filippo, Chiara Smirne, Poesia italiana del Novecento, De Agostini, 2011, p. 115.
  3. ^ Muḥammad Shihāb, di famiglia egiziana piuttosto benestante (Ungaretti lo qualificava, con enfasi poetica, come "figlio di Emiri nomadi"), era nato ad Alessandria d'Egitto il 23 gennaio del 1887 da Ibrāhīm Shihāb e da ʿĀʾisha, di cui tuttavia non ci è pervenuto il nome di famiglia. Fu grande amico del futuro poeta, in quanto entrambi frequentavano il liceo Jacot, dove si appassionarono dei testi di Baudelaire e Nietzsche. Nel 1912, appena venticinquenne, emigrò in Francia, a Parigi, dove fu ben presto raggiunto da Ungaretti. Patì la frustrante condizione dell'esule (s'era dato, nel vano tentativo d'integrazione nella società parigina, persino il nome di Marcel), mantenendosi come contabile. Morì suicida il 9 settembre del 1913, nella medesima pensione di Rue des Carmes 5 in cui viveva con Ungaretti. Moammed Sceab fu seppellito nel cimitero di Ivry-sur-Seine, come in una sua poesia ricorda il suo memore e affezionato compagno di scuola e amico di gioventù.
  4. ^ Giuseppe Ungaretti, Vita d'un uomo - Saggi e interventi, Arnoldo Mondadori Editore, Segrate, 1974, p. 681. ISBN 978-88-04-11459-8
  5. ^ Nelle immediate vicinanze dell'attuale fermata "Maubert-Mutualité" del Métro parigino
  6. ^ G.Ungaretti Tutte le poesie, cit. p.62
  7. ^ Ninon e Antonietto Ungaretti estudantes em São Paulo (testo in portoghese), su povo.it
  8. ^ Merita segnalare che la targa marmorea posta nel 1990 sul muro esterno della sede del Comune di Marino dichiara che Ungaretti visse nella cittadina laziale dal 1927 al 1934. E aggiunge: "A Marino per la prima volta gli sorrise il felice volto del figlio Antonietto".
  9. ^ Giuseppe Ungaretti/biografia, su Novecento letterario.it
  10. ^ Articolo dedicato
  11. ^ Alighiero Noschese - Storia di un ladro di anime
  12. ^ Parole in Fuga
  13. ^ L'associazione Rome et son histoire (associazione culturale al servizio dei francofoni residenti a Roma o di passaggio nella città).
  14. ^ E. Gioanola, Storia letteraria del Novecento in Italia, Torino 1976. È difficile per esempio distinguere tra il senso dell'orrore della guerra e il senso del dolore universale delle cose, come in Perché: "Ha bisogno di qualche ristoro / il mio buio cuore disperso...", Carsia Giulia 1916 (Vita d'un uomo... cit., p. 55)
  15. ^ G. Ungaretti, Vita d'un uomo (Tutte le poesie), cit., p. 326. "Dunja mi dice il nomade, da noi, significa universo. Rinnova occhi d'universo, Dunja" (Le bocche di Cattaro, da Tutte le poesie, cit., p.324)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berenice, I. Calvino, R. Alberti, L. Silori, C. Bernari, Omaggio a Ungaretti nel Suo 80º compleanno (Sciascia, 1968)
  • Giorgio Luti, Invito alla lettura di Ungaretti, (Mursia, 1974)
  • Maura Del Serra, Giuseppe Ungaretti, Firenze, La Nuova Italia ("Il Castoro", 131), 1977, pp. 127.
  • Rosario Gennaro, Le patrie della poesia. Ungaretti, Bergson e altri saggi, Firenze, Cadmo, 2004
  • A. Asor Rosa, L. De Nardis, L. Silori, L. Piccioni, Ungaretti e la cultura romana (Bulzoni, 1983)
  • Ungaretti entre les langues (con poesie inedite), a cura di J.-Ch. Vegliante, Paris, Italiques (PSN), 1987
  • Walter Mauro, Vita di Giuseppe Ungaretti (Camunia, 1990)
  • Maura Del Serra, Immagini di Ungaretti e nostre', in "L'anello che non tiene. Journal of Modern Italian Literature", vol. 7, numb. 1-2, Spring-Fall 1995, pp. 7–17 [ed. 1999].
  • Carmen Siviero, Alessandra Spada, Nautilus: alla scoperta della letteratura italiana, vol. III (Zanichelli, 2000)
  • Cesare Segre, Clelia Martignoni, Leggere il mondo, vol. VIII, (Bruno Mondadori, 2007) ISBN 88-424-5493-1
  • Antonio Carrannante, "Scrittori a Roma (sulle tracce di Giuseppe Ungaretti)", in "Strenna dei Romanisti", 21 aprile 2010, pp. 151–158.
  • Massimo Migliorati, Ungaretti lettore di Manzoni, in “Otto/Novecento”, XXXV (2011), n. 3, pp. 59–74.

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