Diocesi di Orvieto-Todi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Diocesi di Orvieto-Todi
Dioecesis Urbevetana-Tudertina
Chiesa latina
Duomo di Orvieto facciata 16 09 06.jpg
Regione ecclesiastica Umbria
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Benedetto Tuzia
Vescovi emeriti Giovanni Scanavino, O.S.A.
Sacerdoti 132 di cui 87 secolari e 45 regolari
682 battezzati per sacerdote
Religiosi 46 uomini, 258 donne
Diaconi 20 permanenti
Abitanti 93.200
Battezzati 90.100 (96,7% del totale)
Superficie 1.200 km² in Italia
Parrocchie 92 (6 vicariati)
Erezione VI secolo (Orvieto)
II secolo (Todi)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Assunzione di Maria Vergine
Concattedrali Santissima Annunziata
Santi patroni San Giuseppe
San Fortunato
Indirizzo Piazza Duomo 19, 05018 Orvieto [Terni], Italia
Sito web www.diocesiorvietotodi.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica di Santa Cristina a Bolsena.

La diocesi di Orvieto-Todi (in latino: Dioecesis Urbevetana-Tudertina) è una sede della Chiesa cattolica in Italia immediatamente soggetta alla Santa Sede e appartenente alla regione ecclesiastica Umbria. Nel 2013 contava 90.100 battezzati su 93.200 abitanti. È retta dal vescovo Benedetto Tuzia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi si estende su tre province e due regioni del centro Italia:

Sede vescovile è la città di Orvieto, dove si trova la cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. A Todi sorge la concattedrale della Santissima Annunziata. Nel territorio diocesano si trovano anche le basiliche minori dell'Amore Misericordioso a Collevalenza[5], di Santa Cristina a Bolsena[6] e di Santa Cecilia ad Acquasparta.[7]

Parrocchie e vicariati[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio si estende su 1.200 km² ed è suddiviso in 92 parrocchie, raggruppate in 6 vicariati e 21 zone pastorali:[8]

  • il vicariato di San Giuseppe comprende quattro unità pastorali e 16 parrocchie: Santa Maria della Stella in Orvieto, Sant'Andrea in Orvieto, San Domenico in Orvieto, San Giovenale in Orvieto, Sferracavallo, Ponte del Sole, Ciconia, Prodo, Orvieto Scalo, Morrano, San Faustino, Montecchio, Civitella del Lago, Tenaglie, Baschi, Corbara;
  • il vicariato di San Fortunato comprende quattro unità pastorali e 24 parrocchie: Santissima Annunziata in Todi, Santissimo Crocifisso in Todi, San Giorgio in Todi, Santa Maria in Todi, Maria Santissima Assunta a Montesanto di Todi, San Nicolò in Todi, Santa Prassede in Todi, Pontecuti, Quadro, Collevalenza, San Damiano, Pian di San Martino, Montemolino, Ponterio, Duesanti, Ilci, Fiore, Izzalini, Torregentile, Vasciano, Camerata, Massa Martana, Colpetrazzo, Villa San Faustino;
  • il vicariato di San Callisto comprende quattro unità pastorali e 12 parrocchie: Acquasparta, Casigliano, Montecastrilli, Casteltodino, Quadrelli, Avigliano Umbro, Castel dell'Aquila, Dunarobba, Melezzole, Acqualoreto, Collelungo di Baschi, Santa Restituta;
  • il vicariato di Santa Cristina comprende quattro unità pastorali e 12 parrocchie: Santi Giorgio e Cristina in Bolsena, Santissimo Salvatore in Bolsena, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Monterubiaglio, Viceno, Porano, Canale, Sugano, Torre San Severo, Allerona, Allerona Scalo;
  • il vicariato della Beata Vanna comprende due unità pastorali e 11 parrocchie: Fabro, Fabro Scalo, Ficulle, Montegabbione, Parrano, Collelungo di San Venanzo, Ospedaletto, Ripalvella, Rotecastello, San Venanzo, San Vito in Monte;
  • il vicariato di San Terenziano comprende tre unità pastorali e 17 parrocchie: Ammeto, Fratta Todina, Montecastello di Vibio, Spineta, Doglio, Collepepe, Casalalta, Collazzone, Gaglietole, Pantalla, Piedicolle, Ripabianca, San Terenziano, Grutti, Marcellano, Pozzo, Viepri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi episcopali, Orvieto e Todi, storicamente attestate nel V e VI secolo

Diocesi di Orvieto[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna Orvieto ha origini antichissime e fu un centro etrusco con il nome di Velzna, in latino Volsinii. Distrutta dai Romani nel III secolo avanti Cristo, la popolazione si spostò lungo le sponde del lago per fondare Volsinii novi, oggi Bolsena. L'antico insediamento di Velzna ricompare nei documenti nel VI secolo d. C. con il nome di Urbs vetus, ossia Orvieto.

Le prime testimonianze cristiane risalgono al IV secolo-V secolo. Il primo vescovo noto è Giovanni, episcopus de Urbe Vetere, destinatario di una lettera di Gregorio Magno nel dicembre 590, che lo invitava a soccorrere il monastero di San Giorgio e a non vietarvi la celebrazione delle messe e l'inumazione dei morti. Oltre a quello di San Giorgio, l'epistolario gregoriano ricorda anche il monastero dei Santi Severo e Martirio nei pressi della città.

Successivamente, le lettere di papa Gregorio menzionano il vescovo Candido, nel 591 e nel 596 come episcopus de Urbe Vetere, nel 595 come episcopus civitatis Bulsinensis. Secondo Louis Duchesne[9], a causa della distruzione della loro città ad opera dei Longobardi (573-575)[10], i vescovi di Bolsena trasferirono la loro sede a Orvieto, continuando per un certo periodo a portare l'antico titolo episcopale. Ancora nel 680, durante il concilio romano indetto da papa Agatone, il vescovo orvietano Agnello portava il titolo Bulsinensis.

Un'iscrizione mutila del VI o VII secolo rinvenuta presso Orvieto potrebbe, secondo Giovanni Battista de Rossi, far riferimento ad un anonimo vescovo orvietano, che visse 40 anni prima di diventare vescovo, e che mantenne questa carica per 11 anni.[11]

Pochi sono i vescovi conosciuti nel periodo altomedievale, che per lo più presero parte ai concili indetti a Roma dai pontefici. Almeno fino all'inizio del XII secolo i vescovi orvietani esercitarono anche il potere civile sulla città e il suo territorio; questa autorità ebbe fine con l'ascesa del comune e la sua alleanza con il capitolo dei canonici contro il vescovo Ildebrando (1140-1154). Lo stesso vescovo intraprese una lunga controversia, che dette luogo anche a conflitti armati, con i vescovi di Soana circa la giurisdizione su alcuni contadi al confine tra le due diocesi.

Nella lotta tra guelfi e ghibellini, che animò la città nel corso dei secoli centrali del Medioevo e che portò alla cruenta uccisione del podestà guelfo Pietro Parenzo (1199), sulla cattedra orvietana riuscì ad imporsi un vescovo ghibellino, stabilito dall'antipapa Anacleto II, e si diffusero contestualmente movimenti ereticali, tra cui i catari, contro i quali ebbe poca fortuna la dura repressione messa in atto dal vescovo Riccardo (1179-1200); papa Innocenzo III dovette comminare l'interdetto alla città e scomunicare i capi del comune.[12] «Le lotte politico-religiose con alterni esiti continuarono anche nel XIII secolo, fino a quando, successivamente al 1260, il comune non divenne definitivamente guelfo e finché, dopo l'istituzione dell'Inquisizione (1249 ai domenicani; dal 1260 ai francescani), gli eretici non furono definitivamente sconfitti (1263).»[10]

Nel corso del XIII secolo, periodo di maggior espansione politica ed economica di Orvieto, arrivarono in diocesi gli ordini mendicanti. I Francescani fondarono San Pietro, fuori le mura cittadine, nel 1227, chiesa che poi passò ai Servi di Maria, e in città costruirono San Francesco, consacrata nel 1266. I Domenicani posero la loro sede nella chiesa di Santa Pace, nel cui monastero fu attivo uno studium dove insegnò anche Tommaso d'Aquino; e nel 1268 fu consacrata la chiesa di San Domenico. In campo femminile, Orvieto accolse le clarisse (1232), le agostiniane (1286) e le benedettine. Contestualmente si diffuse anche il movimento della penitenza, che ebbe la sua maggior esponente nella beata Vanna, terziaria domenicana, morta nel 1306.[10]

La chiesa di San Domenico ad Orvieto.

Il XIII secolo è anche il secolo che vide la trasformazione edilizia della città: fu ricostruita l'antica collegiata di Sant'Andrea sulle rovine di una chiesa paleocristiana; venne ampliato il palazzo episcopale e furono costruiti il palazzo del Soliano e il palazzo papale, che ospitò la curia pontificia con papa Urbano IV (1261-1264); all'epoca del vescovo Francesco Monaldeschi (1280-1295) fu intrapresa la ricostruzione della cattedrale, arricchita in seguito dagli affreschi del Beato Angelico e soprattutto di Luca Signorelli.

Secondo la tradizione, tra il 1263 e il 1264 avvenne nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena il celebre miracolo eucaristico. Nel 1264, con la bolla Transiturus de hoc mundo, Urbano IV, che aveva fatto trasferire le specie eucaristiche da Bolsena a Orvieto, istituì la solennità del Corpus Domini stabilendo che questa venisse celebrata il giovedì dopo l'ottava di Pentecoste.[13]

Il "palazzo papale" di Orvieto, oggi sede del Museo dell'Opera del Duomo.

Nel corso del XIII secolo sono documentate anche alcune visite pastorali dei vescovi orvietani; durante il suo episcopato, il vescovo Giacomo (1258-1269) visitò Capodimonte sul lago di Bolsena, dove amministrò la cresima e riscosse le decime; altre visite effettuarono i vescovi Aldobrandino Cavalcanti nel 1274 e Francesco Monaldeschi nel 1280-81, nel 1283 e nel 1290-91; altre visite effettuarono i vescovi nella prima metà del XIV secolo.[14] Di notevole rilevanza fu anche il livello di organizzazione burocratica della curia vescovile orvietana in questo periodo.[15]

In base ad alcune ricostruzioni topografiche, la diocesi di Orvieto, tra la fine del XIII secolo e il XIV secolo, era tra le più grandi dell'Umbria, dopo quelle di Spoleto, Città di Castello e Perugia, estendendosi su un territorio di circa 1.079 km² e comprendendo un totale di 94 chiese, di cui 17 nei centri urbani e 77 nei centri rurali.[16]

Nel 1369 la diocesi orvietana cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Montefiascone.

Nella seconda metà del XV secolo Orvieto si dotò di un monte di pietà (1463), tra i primi fondati in Umbria, e di un monte frumentario (1490), istituto di beneficenza che aveva lo scopo di favorire i contadini più poveri attraverso il prestito di grano o di derrate, da restituire poi al tempo del raccolto.[17]

Nel corso del XVI secolo i vescovi si impegnarono per attuare in diocesi i decreti di riforma promossi dal concilio di Trento. Tra questi si possono ricordare «Sebastiano Vanti (1562-1570), che partecipò al concilio di Trento; Pietro Paolo Crescenzi (1621-1644), che accolse in diocesi i gesuiti (1621); il domenicano Giuseppe della Corgna (1656-1676), che tenne un sinodo nel 1660, Giuseppe dei conti di Marsciano (1734-1754) e Antonio Ripanti (1762-1780) che si adoperarono per fondare il seminario, che fu inaugurato solo nel 1778, usufruendo dei beni del soppresso collegio dei gesuiti, e affidato ai dottrinari, presenti in diocesi dal 1588[10]

Nel 1649 la diocesi orvietana cedette il territorio di Acquapendente a vantaggio dell'erezione della diocesi di Acquapendente.

Durante il periodo napoleonico, il vescovo Giovanni Battista Lambruschini, per il suo rifiuto a sottoscrivere il giuramento di fedeltà, fu deportato in Francia. Invece, durante la Repubblica Romana (1849), il vescovo Giuseppe Maria Vespignani fu incarcerato.

Dal 5 all'8 settembre 1896 Orvieto ospitò il quarto Congresso eucaristico nazionale italiano.

Nel 1973 il territorio di Torre Alfina passò dalla diocesi di Orvieto a quella di Acquapendente, mentre le frazioni orvietane di Tordimonte e di Sant'Egidio furono cedute dalla diocesi di Bagnoregio a quella di Orvieto.[18]

Diocesi di Todi[modifica | modifica wikitesto]

In epoca romana il territorio diocesano coincise con quello dell'antica Tuder, Colonia Fida Julia, già municipio. Il cristianesimo vi si diffuse presto da Roma a motivo della via Flaminia, della via Amerina, e degli altri antichi itinerari per Orvieto, Baschi e Spoleto. Oltre ad importanti ricordi etruschi e romani, sulla via Flaminia si trova un piccolo cimitero ipogeo e nel territorio un gruppo di chiese cimiteriali dedicate ai santi Terenziano, Antimo, Illuminata, Fidenzio e Terenzio, Felice, Faustino, Arnaldo. Nel IV secolo un possedimento detto Angulas, donato secondo il Liber Pontificalis dall'imperatore Costantino, pagava un tributo alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Il papa martire San Martino I (649-656) nacque in un villaggio della diocesi sulla destra del Tevere, oggi detto Piano di San Martino; a lui furono dedicate anche varie antiche cappelle.

Secondo la tradizione, la serie episcopale tuderte inizia con un elenco di santi vescovi, tra i quali san Terenziano, considerato il protovescovo della diocesi, da attribuire probabilmente al IV secolo (Lanzoni). Il primo vescovo storicamente documentato è Cresconio, episcopus ecclesiae Tudertinae, che prese parte ai concili celebrati a Roma da papa Felice III nel 487 e da papa Simmaco nel 499, nel 501 e nel 502, e che fu inviato nel 496 a Costantinopoli per incarico di papa Anastasio II. Verso la metà del VI secolo è noto il vescovo san Fortunato, menzionato nei Dialoghi di Gregorio Magno.

La cronotassi episcopale di Todi per il primo millennio si riduce a qualche nome, grazie alla presenza dei vescovi ai concili romani di questo periodo. Nel 760, tramite un legato pontificio, venne ratificato il confine tra le diocesi di Todi e di Spoleto, che ricalcava probabilmente il confine che un secolo prima divideva il ducato di Spoleto dall'esarcato bizantino di Roma.[19]

Numerosi furono i monasteri che si svilupparono a Todi e nel suo territorio. Tra i monasteri benedettini più importanti si ricordano quelli di San Leucio, fondato nel X secolo, e che nel 1133 passò ai premostratensi; e quello dei Santi Fidenzio e Terenzio, fondato tra VIII e IX secolo. Nel XIII secolo arrivarono gli ordini mendicanti: nel 1254 i francescani subentrarono ai vallombrosani nel monastero cittadino di San Fortunato; nel 1236 i domenicani sostituirono i benedettini in San Leucio e poi fondarono Santa Maria in Cammuccia; i servi di Maria fondarono San Marco a Borgo Nuovo, dove morì e fu sepolto san Filippo Benizi.[10]

Cardinale Filippo Antonio Gualterio, vescovo di Todi dal 1709 al 1714.

In base ad alcune ricostruzioni topografiche, la diocesi di Todi, tra la fine del XIII secolo e il XIV secolo, occupava un territorio di media grandezza tra le varie diocesi umbre, estendendosi per circa 797 km² e comprendendo 19 pievi (nel 1332) e un totale di 154 chiese, di cui 18 nei centri urbani e 136 nei centri rurali.[20]

Dal 1523 al 1606 la diocesi fu retta da vescovi della famiglia Cesi. Tra questi si distinse in modo particolare Angelo Cesi (1566-1606), che si impegnò per l'applicazione in diocesi dei decreti di riforma sanciti dal concilio di Trento, convocò un sinodo diocesano nel 1568, istituì le riunioni mensili per i preti della diocesi (1597), restaurò la cattedrale ed edificò il nuovo palazzo vescovile. Il suo successore, il cardinale Marcello Lante, fondò il seminario nel 1608.[10] Nella prima metà del Seicento, Giovanni Battista Altieri (1643-1654) celebrò un sinodo nel 1647 e indisse due visite pastorali nel 1648 e nel 1650.[21]

Il 24 luglio 1796 la Madonna del Campione, che da secoli si venerava presso il palazzo comunale di Todi, dove si conservavano i campioni di pesi e misure, fu vista aprire e chiudere gli occhi. Seguì un regolare processo canonico che confermò il fatto miracoloso.

Nel periodo napoleonico, anche il vescovo tuderte, Francesco Maria Gazzoli, come il suo collega di Orvieto, venne esiliato in Corsica.

Al momento dell'unione con Orvieto, la diocesi di Todi comprendeva per intero i comuni di Todi, Baschi, Montecchio, Avigliano Umbro, Montecastrilli, Massa Martana, Collazzone, Monte Castello di Vibio e Fratta Todina, e in parte i comuni di Marsciano, Deruta, Gualdo Cattaneo e Acquasparta.

Diocesi di Orvieto-Todi[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 luglio 1972 Virginio Dondeo, già vescovo di Orvieto, fu nominato anche vescovo di Todi, sede vacante da alcuni anni: le due diocesi furono così unite in persona episcopi.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, fu stabilita la plena unione delle diocesi di Todi e Orvieto e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Orvieto[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni I † (menzionato a dicembre 590)[22]
  • Candido † (prima di dicembre 591 - dopo il 596)[23]
  • Agnello Vulsiniensis † (menzionato nel 680)
  • Amanzio † (menzionato nel 743)
  • Aliperto † (menzionato nell'826)
  • Pietro I † (menzionato nell'853)
  • Leone I † (menzionato nell'861)
  • Pietro II † (menzionato nell'877)
  • Rodolfo ? † (menzionato nel 975)[24]
  • Andrea ? † (menzionato nel 1000 circa)[24]
  • Nicolò I ? † (menzionato nel 1007)[24]
  • Ilderico † (menzionato nel 1015)[25]
  • Paolo ? † (menzionato nel 1022)[24]
  • Sigifredo † (menzionato nel 1027)[25]
  • Leone II † (menzionato nel 1036)[25]
  • Nicolò II ? † (menzionato nel 1040)[24]
  • Luca ? † (menzionato nel 1051)[24]
  • Teuzone † (prima del 1054 - dopo il 1059)[25]
  • Albertino ? † (menzionato nel 1060 circa)[24][26]
  • Filippo ? † (menzionato nel 1078)[24]
  • Angelo ? † (menzionato nel 1092)[24]
  • Guglielmo I † (prima del 1103 - dopo il 1119)[27]
  • Giovanni II ? † (menzionato nel 1121)[24]
  • Guglielmo II † (prima del 1125 - dopo il 1126)[27]
  • Antonio ? † (menzionato nel 1137)[28]
  • Ildebrando † (prima del 1140 - dopo il 1154)
  • Gualfredo ? † (menzionato nel 1155)[29]
  • Guiscardo † (menzionato a luglio e ottobre 1157)[30]
  • Milone ? † (menzionato nel 1159)[31]
  • Rustico † (documentato dal 1168 al 1171)[32]
  • Riccardo † (documentato dal 1179 al 1200)[33]
  • Matteo † (circa 1201 - circa 1211 deceduto)[34]
  • Giovanni III † (1211 - dopo novembre 1212)[35]
  • Capitaneo (o Capiterio) † (23 febbraio 1213 - dopo il 1217)
  • Ranerio † (8 aprile 1228 - 1248 deceduto)[36]
  • Costantino dei Medici, O.P. † (circa 1250 - 1256 deceduto)[37]
  • Giacomo Maltraga † (prima del 26 gennaio 1258 - 1269 deceduto)

Vescovi di Todi[modifica | modifica wikitesto]

  • San Terenziano † (? - circa 138 deceduto)[40]
  • Sant'Esuperanzio † (II secolo)
  • San Ponziano † (? - 9 luglio 302 deceduto)
  • San Cassiano † (? - 15 agosto 304 deceduto)[41]
  • Agatone I † (431 o 451)[42]
  • Cresconio † (prima del 487 - dopo il 502)[43]
  • San Callisto † (? - 14 agosto 528 deceduto)[44]
  • San Fortunato † (prima del 547/549 - prima del 586/587 deceduto)[45]
  • Sabiniano † (menzionato nel 593)[46]
  • Lorenzo I † (menzionato nel 649)
  • Bonifacio I † (menzionato nel 680)
  • Nicolò I † (menzionato nel 743)
  • Teofilatto † (prima del 787 - dopo il 794)
  • Giovanni I † (menzionato nell'826)
  • Agatone II † (menzionato nell'853)
  • Ilderico † (prima dell'861 - dopo l'871)
  • Uberto o Alberto † (menzionato nell'886)
  • Ambrogio † (menzionato nel 931)
  • Gregorio I ? † (menzionato nel 963)[47]
  • Atto degli Atti ? † (menzionato nel 970)[48]
  • Giovanni II † (menzionato nel 1015)[49]
  • Teudaldo ? † (menzionato nel 1027)[50]
  • Gregorio II † (menzionato nel 1037)[49]
  • Arduino † (prima del 1050 - dopo il 1059)[49]
  • Rodolfo † (prima del 1068 - dopo il 1074)[49][51]
  • Guinardo (o Guitardo) † (menzionato nel 1093)[49]
  • Oddo † (prima del 1109 - 26 giugno 1115 deceduto)[52]
  • Lorenzo II † (1115 - 5 gennaio 1118 deceduto)[52]
  • Ottone † (5/21 gennaio 1118 - 11 ottobre 1144 deceduto)[52]
  • Graziano † (ottobre 1144 - 14 agosto 1179 deceduto)
  • Rustico † (1º settembre 1179 - 1218 deceduto)
  • Bonifacio II † (1218 o 1219 - dopo agosto 1238 deceduto)
  • Giacomo Ghezzi † (documentato nel 1239 e nel 1249)[53]
  • Giacomo degli Atti † (documentato nel 1251)[53]
  • Pietro Viatico Caetani † (28 maggio 1252 - 16 gennaio 1276 nominato vescovo di Anagni)[54]
Bentivegna dei Bentivenghi, vescovo tuderte dal 1276 al 1278.

Vescovi di Orvieto-Todi[modifica | modifica wikitesto]

Calendario liturgico proprio della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Con decreto del 26 giugno 1987, la Congregazione per il culto divino ha approvato il seguente calendario liturgico proprio della diocesi di Orvieto-Todi.[57]

Data Celebrazione Grado
8 febbraio Beata Madre Speranza di Gesù, vergine Festa
13 febbraio San Benigno, presbitero e martire Memoria facoltativa
17 febbraio Sette santi fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria, religiosi Memoria facoltativa
5 marzo Beato Ruggero, religioso Memoria facoltativa
19 marzo San Giuseppe, patrono di Orvieto e della diocesi Solennità
19 maggio San Crispino da Viterbo, religioso Memoria
21 maggio San Pietro Parenzo, martire Memoria
ultima domenica di maggio Beata Maria Vergine del Campione Memoria
9 luglio Santa Maria della Pace, religiosa e martire Memoria
23 luglio Beata Giovanna da Carnaiola, vergine Memoria facoltativa
24 luglio Santa Cristina di Bolsena, vergine e martire Festa
29 luglio San Faustino, confessore Memoria facoltativa
5 agosto San'Emidio d'Ascoli, vescovo e martire Memoria facoltativa
12 agosto Sante Romana e Degna, vergini Memoria facoltativa
13 agosto Santi Cassiano e Callisto, vescovi Memoria facoltativa
23 agosto San Filippo Benizi, religioso Memoria
1º settembre Santi Terenziano, vescovo, e Flacco, martire Festa
25 settembre Beata Angelina da Montegiove, religiosa Memoria facoltativa
ultima domenica di settembre Amore Misericordioso Festa
14 ottobre San Fortunato, patrono di Todi e della diocesi Festa in diocesi
Solennità a Todi
22 ottobre Dedicazione della Basilica Concattedrale di Todi Memoria in diocesi
Solennità nella Concattedrale
30 ottobre San Felice di Martana, vescovo e martire Memoria facoltativa
12 novembre San Martino I, papa e martire Festa
14 novembre Dedicazione della Basilica Cattedrale di Orvieto Festa
29 novembre Santa Illuminata, vergine Memoria facoltativa
1º dicembre Sant'Ansano, martire Memoria facoltativa

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 93.200 persone contava 90.100 battezzati, corrispondenti al 96,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Orvieto
1950 58.000 58.000 100,0 76 56 20 763 5 215 57
1970 53.000 53.000 100,0 59 43 16 898 20 200 57
1980 44.200 45.200 97,8 56 40 16 789 1 26 174 57
diocesi di Todi
1950 63.000 63.720 98,9 113 77 36 557 42 116 98
1970 53.000 53.000 100,0 116 71 45 456 50 225 101
1980 53.600 54.000 99,3 106 60 46 505 51 191 102
diocesi di Orvieto-Todi
1990 93.000 93.300 99,7 140 95 45 664 3 50 302 94
1999 89.650 90.600 99,0 139 95 44 644 11 56 210 94
2000 89.650 90.800 98,7 133 94 39 674 11 48 214 94
2001 89.650 90.800 98,7 132 96 36 679 12 43 236 94
2002 89.500 90.800 98,6 137 101 36 653 12 43 236 114
2003 89.500 90.800 98,6 132 98 34 678 12 41 236 95
2004 89.500 90.800 98,6 135 101 34 662 18 37 236 95
2013 90.100 93.200 96,7 132 87 45 682 20 46 258 92

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Non fanno parte della diocesi la parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo nella frazione Portaria e la parrocchia di Santa Maria in Rupis nella frazione Firenzuola, che appartengono all'arcidiocesi di Spoleto-Norcia.
  2. ^ Appartiene alla diocesi solo la parrocchia della Santissima Trinità nella frazione di Ripabianca.
  3. ^ Appartengono alla diocesi le parrocchie di Santa Maria di Agello (frazione di Grutti), dei Santi Andrea apostolo e Alfonso Maria de' Liguori (frazioni di Marcellano e Collesecco), di Santa Maria del Popolo (frazione di Pozzo) e dei Santi Terenziano, Giorgio e Pietro (frazione di San Terenziano).
  4. ^ Appartiene alla diocesi solo la parrocchia di Santa Maria Assunta nella località Ammeto; il resto del territorio comunale appartiene all'arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve.
  5. ^ AAS 74 (1982), pp. 765-766.
  6. ^ AAS 68 (1976), pp. 485-486.
  7. ^ Elenco delle basiliche minori dal sito web della diocesi.
  8. ^ Elenco dei vicariati e delle zone pastorali dal sito web della diocesi.
  9. ^ Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, in Archivio della romana società di storia patria, Volume XV, Roma 1892, p. 488.
  10. ^ a b c d e f Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  11. ^ Giovanni Battista de Rossi, Bull. di arch. crist., 6, 1881, P. 117; CIL, XI, 2899. Lanzoni, p. 544.
  12. ^ Czortek, Una presenza che fa storia…, pp. 67-68.
  13. ^ Czortek, Una presenza che fa storia…, pp. 52-53.
  14. ^ Nicola D'Acunto, Le sedi episcopali nell'Umbria del XIII secolo, in «L'Umbrianel XIII secolo», pp. 80-81.
  15. ^ L. Riccetti, Il laboratorio orvietano: i vescovi Giovanni (1211-1212) e Ranerio (1228-1248) e i loro notai, in «Quaderni di storia religiosa», 11 (2004), pp. 87-115.
  16. ^ A. Bartoli Langeli, L'organizzazione territoriale della Chiesa nell'Umbria, in Orientamenti di una regione attraverso i secoli: scambi, rapporti, influssi storici nella struttura dell'Umbria. Atti del X convegno di studi umbri (Gubbio 1976), Perugia 1978, pp. 420 e 438.
  17. ^ Czortek, Una presenza che fa storia…, pp. 81-83.
  18. ^ AAS 65 (1973), pp. 261-262.
  19. ^ D. A. Bullough, Dalla romanità all'alto medioevo: l'Umbria come crocevia, in «Orientamenti di una regione attraverso i secoli: scambi, rapporti, influssi storici nella struttura dell'Umbria. Atti del X convegno di studi umbri (Gubbio 1976)», Perugia 1978, p. 186.
  20. ^ A. Bartoli Langeli, L'organizzazione territoriale della Chiesa nell'Umbria, in Orientamenti di una regione attraverso i secoli: scambi, rapporti, influssi storici nella struttura dell'Umbria. Atti del X convegno di studi umbri (Gubbio 1976), Perugia 1978, pp. 420 e 438.
  21. ^ Czortek, Una presenza che fa storia…, p. 101.
  22. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. I, pp. 1102-1103.
  23. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. I, pp. 391-392.
  24. ^ a b c d e f g h i j Vescovo inserito da Ughelli nella sua cronotassi dei vescovi orvietani, ma senza addurre documentazione coeva della sua esistenza; escluso da Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und saliche kaisern, pp. 259-260.
  25. ^ a b c d Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und saliche kaisern, pp. 259-260.
  26. ^ Tra Albertino e Filippo Ughelli inserisce un vescovo di nome Giovanni nel 1066. Questo personaggio è in realtà frutto di un equivoco; infatti il vescovo Giovanni, che nel 1212 sottoscrisse un transunto di una bolla del 1066, fu spacciato per vescovo orvietano dell'XI secolo. Fumi, Codice diplomatico, p. 5. Schwartz, Die besetzung der bistümer…, p. 260.
  27. ^ a b Secondo Schwartz (Die besetzung der bistümer…, p. 260) è esistito un solo vescovo di nome Guglielmo, documentato dal 1103 al 1126, ed esclude dalla cronotassi orvietana quel Giovanni III che Ughelli menziona nel 1121 senza apportare prove della sua esistenza.
  28. ^ Questo vescovo è citato da Ughelli senza documentazione a sostegno della sua esistenza. Fumi (Codice dilomatico, pp. 17-18) riporta un diploma orvietano di agosto 1137 sottoscritto da Rodolfo, vescovo di Perugia. Secondo lo stesso autore, Rodolfo rappresentava in questa occasione il vescovo di Orvieto; per Cappelletti, in quell'anno il vescovo perugino reggeva anche la chiesa orvietana, e ne deduce che Antonio deve essere spostato al 1139.
  29. ^ Questo vescovo è citato da Ughelli senza documentazione a sostegno della sua esistenza. Il precedente Ildebrando era ancora in carica nel 1154 (Fumi, Codice dilomatico, pp. 20-21).
  30. ^ Fumi, Codice diplomatico, p. 25.
  31. ^ Questo vescovo è citato da Ughelli senza documentazione a sostegno della sua esistenza; dopo due anni di governo, la sede orvietana sarebbe rimasta vacante per sette anni. Gams lo esclude dalla sua cronotassi, mentre inserisce al 1161 il vescovo Lanfranco (Monumenta Germaniae Historica, Scriptores, vol. XIX, p. 269).
  32. ^ Fumi, Codice diplomatico, pp. 21, 27-29.
  33. ^ Fumi, Codice diplomatico, pp. 32-48. Secondo la Cronaca scritta dal vescovo Ranerio, riccardo governò la Chiesa orvietana per 24 anni e sarebbe morto nel 1201.
  34. ^ Secondo Cappelletti (vol. V, p. 480), Matteo è storicamente documentato in due occasioni, nel 1206 e nel 1208. Anche Sbaraglia, p. 597.
  35. ^ Giovanni III è documentato come vescovo eletto nel mese di ottobre e novembre 1211 (Cappelletti V, p. 481; Fumi p. 59). La sua ultima memoria è di novembre 1212 (Fumi, op. cit., pp. 63-64).
  36. ^ Lucio Riccetti, Ranerio di Prudenzio, Dizionario biografico degli italiani, 2016.
  37. ^ Lucio Riccetti, Costantino da Orvieto, Dizionario biografico degli italiani, vol. 30, 1984.
  38. ^ Vescovo di Grasse, venne nominato al posto di Pietro Bohier, che nel 1387 era passato all'obbedienza romana ed era stato deposto dall'antipapa Clemente VII il 31 agosto 1387.
  39. ^ Succede a Pietro Bohier, deposto da papa Urbano VI per aver aderito all'obbedienza avignonese.
  40. ^ Lanzoni lo crede piuttosto del IV secolo.
  41. ^ Secondo Lanzoni (p. 426) si tratterebbe di san Cassiano di Imola.
  42. ^ Presunto vescovo, indicato al 431 da Gams e Cappelletti, al 451 da Ughelli e Lanzoni; quest'ultimo ritiene che non ci siano prove storiche della sua esistenza.
  43. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. I, pp. 501-504.
  44. ^ Secondo Lanzoni (p. 426) si tratterebbe del papa san Callisto I.
  45. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), vol. I, p. 866.
  46. ^ Vescovo spurio, da un falso diploma di Gregorio Magno. Un vescovo Sabiniano è comunque spesso documentato nell'epistolario di papa Gregorio, ma non era vescovo Tudertinus, ma Jadertinus, ossia Zara in Dalmazia (Sbaraglia p. 649).
  47. ^ Il nome di questo vescovo appare in un diploma spurio di papa Leone VIII. Per questo motivo Schwartz lo esclude dalla cronotassi dei vescovi tuderti (Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und saliche kaisern, p. 294).
  48. ^ Il nome di questo vescovo deriverebbe da una iscrizione redatta in un'epoca molta più tarda rispetto agli avvenimenti narrati. Per questo motivo Schwartz lo esclude dalla cronotassi dei vescovi tuderti (Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und saliche kaisern, p. 294).
  49. ^ a b c d e Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und saliche kaisern, pp. 294-295.
  50. ^ Vescovo menzionato da Cappelletti, che avrebbe preso parte ad un sinodo romano nel 1027; Schwartz tuttavia esclude questo vescovo, perché negli atti del sinodo non appare nessun vescovo di Todi.
  51. ^ Il successivo vescovo Gotifredo menzionato da Cappelletti al 1074 o 1075, è in realtà lo stesso vescovo Rodolfo (Ughelli e Schwartz).
  52. ^ a b c Sulla cronologia circa i vescovi Oddo, Lorenzo II e Ottone esiste una notevole differenza tra Cappelletti e Schwartz. Oddo è documentato unicamente nel 1109; Cappelletti, secondo documenti dell'archivio tuderte, indica la sua morte al 26 giugno 1115. A lui segue Lorenzo II, già indicato da Ughelli, di cui non si sa nulla; Cappelletti, sempre in base a documenti d'archivio, segnala la sua morte al 5 gennaio 1118. Segue poi Ottone, documentato unicamente nelle lettere dell'antipapa Anacleto II nel 1130, e che Cappelletti dice morto l'11 ottobre 1144. Secondo Schwartz (Die besetzung der bistümer…, p. 295), escluso Lorenzo non attestato storicamente, esiste un solo vescovo di nome Oddo o Otto, documentato dal 1109 al 1130.
  53. ^ a b Cappelletti, Le Chiese d'Italia…, pp. 225-226.
  54. ^ Daniel Waley, Caetani, Pietro Viatico, Dizionario biografico degli italiani, vol. 16, 1973.
  55. ^ a b c Mario Pericoli, Armati, Niccolò, Dizionario biografico degli italiani, vol. 4, 1962.
  56. ^ Aderisce al partito avignonese e il 10 novembre 1382 è nominato dall'antipapa Clemente VII amministratore della chiesa tudertina.
  57. ^ Dal sito web della diocesi.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Orvieto[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Todi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN146538953 · BNF: (FRcb12521341c (data)