Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela

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Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Archidioecesis Messanensis-Liparensis-Sanctae Luciae
Chiesa latina
Messina Dome.jpg
Regione ecclesiastica Sicilia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Nicosia, Patti
Arcivescovo metropolita sede vacante
Arcivescovi emeriti Giovanni Marra,
Calogero La Piana, S.D.B.
Sacerdoti 372 di cui 232 secolari e 140 regolari
1.386 battezzati per sacerdote
Religiosi 216 uomini, 462 donne
Diaconi 80 permanenti
Abitanti 517.300
Battezzati 515.900 (99,7% del totale)
Superficie 1.521 km² in Italia
Parrocchie 245 (16 vicariati)
Erezione I secolo (Messina)
V secolo (Lipari)
1206 (Santa Lucia del Mela)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali Santissimo Salvatore
San Bartolomeo
Santa Maria Assunta
Santi patroni Madonna della Lettera
San Placido
Santa Lucia
San Bartolomeo
Indirizzo Via Garibaldi 67, 98122 Messina, Italia
Sito web www.diocesimessina.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
La facciata ed il campanile del Duomo di sera.
La statua della Madonna della Lettera, patrona dell'arcidiocesi, all'ingresso del porto di Messina. Alla base della colonna si trova la scritta: Vos et ipsam Civitatem benedicimus ("Benediciamo voi e la vostra Città"), desunta dalla presunta lettera che, secondo la tradizione, la Madonna avrebbe scritto ai cristiani messinesi.
Facciata del palazzo arcivescovile.
Il Castello di Santa Lucia del Mela, dove si trova il santuario della Madonna della Neve, ha ospitato anche il seminario della prelatura di Santa Lucia, adibito oggi a casa di spiritualità dell'arcidiocesi.
Il portale d'entrata del palazzo vescovile di Santa Lucia, fatto costruire dal prelato Simone Rao Grimaldi (1613), e che ospita oggi il Museo diocesano della Prelatura.

L'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela (in latino: Archidioecesis Messanensis-Liparensis-Sanctae Luciae) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2013 contava 515.900 battezzati su 517.300 abitanti. È attualmente sede vacante.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi è nata dall'unione dell'arcidiocesi di Messina, della diocesi di Lipari, della prelatura di Santa Lucia del Mela e dell'archimandritato del Santissimo Salvatore e comprende la parte orientale della provincia di Messina, per un totale di 66 comuni.

Suddivisione del territorio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie dell'Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela.

Il territorio si estende su 1.521 km² ed è suddiviso in 245 parrocchie, raggruppate in 4 zone pastorali e 16 vicariati.

I. Zona Pastorale Messina e villaggi

La prima zona pastorale comprende il territorio del comune di Messina suddiviso in cinque vicariati:

  • Vicariati di Messina Centro, Messina Nord, Messina Sud (Madonna della Lettera)
  • Vicariato di Galati (San Placido)
  • Vicariato di Faro (Sant'Eustochia)

II. Zona Pastorale Versante Ionico

La seconda zona pastorale è costituita da quattro vicariati:

III. Zona pastorale Versante Tirrenico

La terza zona pastorale è costituita da sei vicariati:

IV. Zona Pastorale Isole Eolie

La quarta zona pastorale comprende un solo vicariato:

Dal 1997 la parrocchia messinese di Santa Maria del Grafeo è una prelatura "ad personam" con proprio clero di rito italo-bizantino nell'ambito dell'arcidiocesi.

Cattedrale e concattedrali[modifica | modifica wikitesto]

Sede arcivescovile è la città di Messina, dove si trova la basilica cattedrale protometropolitana di Santa Maria Assunta. Nel territorio diocesano sorgono anche tre concattedrali:

Basiliche minori e santuari[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende inoltre alcune basiliche minori:[1]

Molti infine sono i santuari presenti in arcidiocesi:[2]

Provincia ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

La provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela comprende due sole suffraganee:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale arcidiocesi è frutto dell'accorpamento di quattro antiche circoscrizioni ecclesiastiche.

Diocesi di Lipari[modifica | modifica wikitesto]

L'isola di Lipari fu abitata, fin dal IV secolo, da monaci ed eremiti. La tradizione tramanda come protovescovo sant'Agatone, presente nell'isola nel 264, che avrebbe accolto le spoglie dell'apostolo Bartolomeo, miracolosamente approdate in un'urna sulle coste dell'isola [3] La Chiesa liparese è documentata per la prima volta in una epigrafe della seconda metà del V secolo, dedicata ad una giovane cristiana di nome Proba e dove si fa esplicito riferimento alla "santa e cattolica chiesa di Lipari"; un'altra iscrizione testimonierebbe invece una presenza cristiana significativa già sul finire del IV secolo.[4]

I vescovi eoliani del primo millennio sono noti grazie ai sinodi e concili dell'epoca e all'epistolario di papa Gregorio Magno. Il primo vescovo storicamente documentato è Augusto, presente a due sinodi romani del 501 e del 502 indetti da papa Simmaco. Inoltre, un sigillo episcopale ha restituito il nome del vescovo Leonzio, vissuto fra IX e X secolo. Come tutte le diocesi siciliane, anche Lipari fece parte del patriarcato di Roma fino all'VIII secolo, quando fu sottomessa al patriarcato di Costantinopoli e resa suffraganea di Siracusa, come documentato dalle Notitiae Episcopatuum del patriarcato.[5]

In seguito l'arcipelago delle Eolie fu occupato dagli arabi. La vita cristiana riprese nell'XI secolo, quando il conte normanno Ruggero, dopo aver conquistato le isole, fondò a Lipari, tra il 1072 ed il 1081, un'abbazia benedettina intitolata a san Bartolomeo apostolo, assegnandole come dote le isole Eolie (1088); la fondazione fu approvata da papa Urbano II con bolla del 3 giugno 1091. Lo stesso Ruggero aveva fondato a Patti un'altra abbazia, quella del Santissimo Salvatore (1094), che fu unita con quella di Lipari e governata da un solo abate, Ambrogio, con due distinti priori.

Il 14 settembre 1131[6] l'antipapa Anacleto II, con l'appoggio di Ruggero II, eresse in vescovato le due abbazie, nominando come vescovo l'abate Giovanni. Questi atti furono tuttavia abrogati da papa Innocenzo II nel 1139, nel corso del secondo concilio lateranense, ed il vescovo Giovanni fu deposto.

Nel 1157 papa Eugenio III eresse la diocesi di Patti e Lipari, unite aeque principaliter, e nominò il primo vescovo, Gilberto. Papa Alessandro III nel 1166 assoggettò le due diocesi alla sede metropolitana di Messina.

Nel 1206 il territorio di Santa Lucia del Mela fu staccato dalle dipendenze della diocesi di Lipari e reso autonomo dalla giurisdizione dei suoi vescovi.[7]

Nel XIV secolo Lipari e Patti entrarono a far parte di due entità politiche diverse, il regno di Napoli e il regno di Sicilia, cosa che portò inevitabilmente alla separazione delle due diocesi.[8] Infatti, l'unione rimase fino al 18 aprile 1399, quando papa Bonifacio IX, con il breve Dudum ex certis[9], separò le due diocesi e trasferì il vescovo Francesco Gattolo alla sede di Lipari, e nominò Francesco Hermemir per la sede di Patti. Con un'altra bolla, lo stesso papa dovette determinare i possedimenti di ciascuno, sui quali i due prelati avevano trovato modo di litigare.

Il 29 novembre 1627 la chiesa di Lipari fu esentata dalla metropolia di Messina e divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede con il breve Romanus Pontifex[10] di papa Urbano VIII. Questa decisione portò ad una annosa controversia con l'arcivescovo di Messina, che si vedeva leso nei suoi diritti metropolitici, che fu risolta solo al tempo di papa Benedetto XIII. Sempre a questo pontefice si deve la soluzione della cosiddetta controversia liparitana, che vide lo scontro tra regalisti e difensori dei diritti del papa; questa «vicenda ebbe gravissime conseguenze nella intera Sicilia e causò anche l'esilio di alcuni vescovi siciliani. Tra questi vi fu il vescovo di Lipari, Nicola Maria Tedeschi (1710-1722)»[11], che fu costretto a dare le dimissioni.

Nel 1844, in occasione del riordino delle diocesi siciliane, Lipari vide finire la sua indipendenza ecclesiastica e fu nuovamente sottoposta alla provincia ecclesiastica di Messina.

All'inizio del Novecento, in forza della donazione di Ruggero del 1088, il vescovo Angelo Paino fece causa al comune di Lipari per ottenere l'esclusiva proprietà dei terreni pomiciferi dell'isola. Il lungo conflitto che ne scaturì e le minacce di morte rivolte al prelato, costrinsero Paino ad abbandonare le isole e a governare la diocesi da Messina; alla fine la cassazione respinse il ricorso del prelato liparese.

Prelatura di Santa Lucia del Mela[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1206 fu eretta la parrocchia di Santa Lucia in plana Milacii[12], per interessamento dello stesso imperatore Federico II, che aveva fatto del sito un suo luogo di villeggiatura e vi aveva eretto una cappella regia; il territorio fu staccato dalla diocesi di Lipari e Patti e concesso dal sovrano al Cappellano Maggiore del Regno di Sicilia, istituzione sorta nel 1132.

Poiché i vescovi di Lipari e Patti rivendicavano i loro diritti sul territorio parrocchiale, nel 1228 prima e poi definitivamente nel 1248 il sovrano confermò l'indipendenza ecclesiastica di Santa Lucia, in virtù delle prerogative proprie che gli derivavano dal privilegio che papa Urbano II aveva concesso nel 1098 al conte Ruggero e noto come Apostolica legazia.

Nel XV secolo il re Martino confermò e stabilì che i prelati di Santa Lucia fossero sottomessi alla Cappella Regia e dunque esenti dalla giurisdizione vescovile.[11] Nel 1464 al prelato Angelo Staiti, il viceré di Sicilia confermò che la sua giurisdizione sulla "Terra di Santa Lucia della piana di Milazzo" aveva carattere episcopale, che comportava dunque il governo in spiritualibus et temporalibus sul clero del territorio, senza tuttavia l'obbligo della residenza e della consacrazione a vescovo. Queste prerogative davano diritto al titolare di Santa Lucia di sedere nel parlamento di Sicilia.[13]

Con le riforme introdotte dal concilio di Trento, ai prelati fu fatto obbligo di risiedere a Santa Lucia per occuparsi della cura animarum stabilita dal concilio. Secondo Pirri[14] Simone Rao Grimaldi (1602-1616) fu il primo parochus et prelatus ordinarius a stabilirsi a Santa Lucia; diede avvio alla costruzione del palazzo episcopale e alla ricostruzione dell'antica chiesa prelatizia che era stata voluta dal conte Ruggero nel 1094, lavori che furono portati a termine dal successore, il beato Antonio Franco (1616-1626). A Franco si deve anche la convocazione del primo sinodo nel 1618; il secondo sinodo fu celebrato dal vescovo Simone Impellizzeri nel 1679, che si adoperò inoltre per la fondazione del seminario, ospitato nei locali del castello di Santa Lucia del Mela, e l'istituzione del capitolo dei canonici.

Tra Seicento e Settecento una lunga controversia sul possesso e la giurisdizione su alcuni casali contrappose i prelati di Santa Lucia agli arcivescovi di Messina, risolta a metà Settecento a favore dei primi grazie all'intervento del regio visitatore De Ciocchis. In questa occasione furono anche stabiliti i confini della prelatura, che comprendeva un piccolo territorio composto dagli odierni comuni di Santa Lucia del Mela, San Filippo del Mela, Pace del Mela, Gualtieri Sicaminò e rispettivamente le frazioni di San Giovanni, Archi, Cattafi, Corriolo, Olivarella, Giammoro, Soccorso.

Tra Settecento e Ottocento la sede fu occupata da due tra i più illustri prelati che Santa Lucia abbia mai avuto: Carlo Santacolomba (1780-1801), simpatizzante del giansenismo e fondatore della prima scuola elementare pubblica femminile; e Alfonso Airoldi (1803-1817), favorevole alle idee regaliste e gallicane, e grande mecenate.

A partire dall'Ottocento i prelati persero il titolo di "cappellani del Regno". Tuttavia, con papa Pio IX Santa Lucia ed il suo territorio furono definitivamente configurati come prelatura nullius immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Con l'unità d'Italia, la sede di Santa Lucia ebbe molto a soffrire. Infatti dopo il trasferimento di Gaetano Blandini a Girgenti, la prelatura rimase a lungo senza pastori per la mancata concessione dell'exequatur da parte del governo italiano ai vescovi nominati dalla santa Sede, Gerbino, Fiorenza e Di Giovanni; nel 1901 fu nominato un amministratore apostolico, Francesco Certo, che, pur consacrato vescovo, continuò a fare il parroco del suo paese natale per tutto il resto della sua vita. La prelatura fu di fatto retta da vicari capitolari, fino alla nomina di Salvatore Ballo Guercio nel 1920

Archimandritato del Santissimo Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Archimandritato del Santissimo Salvatore.

Nell'XI secolo fu fondato dal gran conte Ruggero d'Altavilla, il monastero del Santissimo Salvatore "in lingua phari", nei pressi della falce del porto di Messina, conosciuta anche come penisola di San Raineri, e venne affidato a monaci basiliani di rito bizantino. Suo figlio il re Ruggero II lo elevò a monastero archimandritale (o archimandritato, cioè a capo di altri monasteri) nel maggio del 1131. Nell'ottobre dello stesso anno Ugone arcivescovo di Messina donò all'archimandrita del Santissimo Salvatore 35 tra chiese e monasteri con le loro possessioni.

La giurisdizione dell'archimandritato del Santissimo Salvatore, nel corso dei secoli, si ampliò estendendosi sino a 62 monasteri in Sicilia e in Calabria. L'archimandritato fu eretto in diocesi da papa Urbano VIII con il breve del 23 marzo 1635. In seguito non mancarono divergenze con l'arcidiocesi di Messina sorte per le difficoltà nell'individuare e delimitare il territorio proprio dell'archimandritato.

Con la morte dell'archimandrita cardinale Emmanuele De Gregorio avvenuta il 6 novembre 1839 iniziava un lunghissimo periodo di sede vacante. Le successive leggi sulla soppressione delle corporazioni religiose provocarono la chiusura dei monasteri basiliani e il loro incameramento da parte dello stato. L'archimandritato si ridusse così a poche parrocchie e papa Leone XIII con breve del 31 agosto 1883 unirà l'archimandritato del Santissimo Salvatore aeque principaliter all'arcidiocesi di Messina.

Arcidiocesi di Messina[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, la diocesi sarebbe stata eretta da san Paolo che ordinò il primo vescovo, san Bacchilo. Tuttavia, se hanno notizie storicamente documentabili solo dal V secolo e primo vescovo noto è Eucarpo I presente al sinodo romano del 502. Dalle lettere dei papi Pelagio I e Gregorio Magno si conoscono i nomi di altri vescovi: Eucarpo II, Felice e Dono. Altri vescovi messinesi sono presenti ai concili ecumenici celebrati in Oriente: Benedetto, Gaudioso e Gregorio.

Come tutte le diocesi siciliane, anche Messina fece parte del patriarcato di Roma fino all'VIII secolo, quando fu sottomessa al patriarcato di Costantinopoli e resa suffraganea di Siracusa, come documentato dalle Notitiae Episcopatuum del patriarcato.[15] Con la conquista araba della Sicilia, non si hanno più notizie delle comunità cristiane dell'isola e della loro organizzazione ecclesiastica. Sopravvissero solo alcuni monasteri greci nell'impervia Val Demone.

A partire dal 1061 i Normanni iniziano la riconquista della Sicilia proprio a partire da Messina. Il conte Ruggero I, dopo aver occupato la roccaforte di Troina la scelse come capitale del suo regno e vi istituì una diocesi (1082), nominando come vescovo Roberto, il quale trasferirà la sede a Messina (1096), dopo che la città venne conquistata definitivamente agli arabi. I suoi successori mantennero il doppio titolo di Messina e Troina fino all'epoca della regina Costanza d'Altavilla.

Gli iniziali difficili rapporti fra i sovrani normanni e la Santa Sede si acuirono quando Ruggero II aderì all'antipapa Anacleto II (1130), che eresse Messina a sede metropolitana con la bolla Piae postulatio voluntatis. Tuttavia queste iniziative di Anacleto II furono annullate alla fine dello scisma da papa Eugenio III, che con la bolla Cum universis ecclesiis del 1159 ribadì il privilegium libertatis concesso all'epoca di Ruggero I, ossia l'esenzione di Messina da ogni altra giurisdizione ecclesiastica e la sua sottomissione diretta alla Santa Sede. Tuttavia, nel 1166 papa Alessandro III, dopo aver visitato Messina l'anno precedente, eresse la sede a metropolia in forza della bolla Licet omnes discipuli con le suffraganee di Cefalù e di Patti e Lipari.

Il 22 settembre 1197 fu consacrata all'arcivescovo Bernardo la cattedrale alla presenza dell'imperatore Enrico VI di Svevia.

A causa della guerra dei Vespri siciliani la sede messinese rimase vacante per un ventennio circa. Infatti il vescovo Francesco Fontana, eletto a Napoli dal capitolo della cattedrale in esilio, rinunciò poco dopo alla sede, che rimase senza pastore fino alla nomina di Guidotto d'Abbiate nel 1304.

Nel corso del Trecento e del Quattrocento non furono rari i casi di scontro tra il capitolo della cattedrale e la Santa Sede, che in più occasioni si rifiutò di approvare le nomine degli arcivescovi, lasciando così per diversi anni la sede vacante.

Gli arcivescovi Giovanni Retana e Antonio Lombardo costruirono ed inaugurarono il seminario arcivescovile. Tra il 1621 ed il 1725 furono celebrati cinque sinodi diocesani, che seguirono a quelli celebrati nel 1392 e nel 1588.

Nel corso del Settecento l'arcidiocesi dovette molto soffrire dapprima per la peste del 1743, che causò la morte di 30.000 persone tra cui anche l'arcivescovo Tommaso Vidal; e poi per il terremoto del 1783, che causò ingenti danni e danneggiò gravemente la cattedrale.

Nella prima metà dell'Ottocento Messina cedette porzioni di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Nicosia (17 marzo 1817) e della diocesi di Acireale (27 giugno 1844); inoltre nel 1827 ventiquattro centri abitati furono ceduti alla diocesi di Patti. Nello stesso periodo anche la provincia ecclesiastica messinese fu modificata con l'acquisizione della diocesi di Nicosia (1817) e della diocesi di Lipari (1844), e la cessione della diocesi di Cefalù all'arcidiocesi di Palermo. Inoltre, nel 1883 papa Leone XIII unì aeque principaliter l'archimandritato del Santissimo Salvatore, da cinquant'anni vacante, all'arcidiocesi di Messina.

Nel primo Novecento l'arcidiocesi e la città di Messina vissero due momenti altamente drammatici: il terremoto del 1908, che distrusse il 90% degli edifici (tra cui la cattedrale e la maggior parte delle chiese e delle case religiose) e fece 80.000 morti; il bombardamento alleato del giugno 1943, che provocò nuovamente la distruzione della cattedrale, che bruciò per tre giorni consecutivi.

Le sedi unite[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 dicembre 1976 Ignazio Cannavò, coadiutore dell'arcivescovo di Messina, fu nominato prelato di Santa Lucia. Il 3 giugno successivo divenne arcivescovo messinese con il titolo di archimandrita del Santissimo Salvatore. Infine, il 10 dicembre 1977 venne nominato anche vescovo di Lipari. Da questo momento le tre sedi furono unite in persona episcopi, governate cioè da un unico vescovo.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le due sedi di Messina e di Lipari, e la prelatura di Santa Lucia del Mela sono state unite con la formula plena unione e la circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Inoltre è stato stabilito che all'arcivescovo pro tempore spetti anche il titolo di archimandrita del Santissimo Salvatore.

Ad Ignazio Cannavò, ritiratosi per raggiunti limiti di età nel 1997, è seguito Giovanni Marra fino al 18 novembre 2006 quando si ritira anche egli per raggiunti limiti di età. Lo stesso giorno è nominato arcivescovo Calogero La Piana, salesiano, che si dimette il 24 settembre 2015 per motivi di salute.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Sede di Messina[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Eleuterio †[17]
Capitone †[18]
Alessandro †
Giovanni †[19]
Giustiniano †[20]
  • Eucarpo I † (menzionato nel 502)[21]
Peregrino †[22]
  • Eucarpo II † (prima del 558 - dopo il 560)
  • Felice † (prima del 591 - dopo il 593)
  • Dono † (prima del 595 - dopo il 603)
Felice †
Guglielmo †[23]
Ippolito †[28]
  • Sede soppressa (X-XI secolo)

Sede di Lipari[modifica | modifica wikitesto]

  • Sant'Agatone I † (III secolo)
  • Augusto † (prima del 501 - dopo il 502)
  • Agatone II † (prima del 592 deposto)[36]
    • Paolino † (menzionato nel 592) (amministratore)[37]
  • Anonimo † (menzionato nel 597)
  • Pellegrino † (menzionato nel 649)
  • Anonimo † (menzionato nel 700 circa)
  • Basilio † (menzionato nel 787)
  • Samuele † (menzionato nell'879)[38]
  • Leonzio † (IX-X secolo)[39]
    • Sede soppressa (circa X-XII secolo)
    • Giovanni I, O.S.B. † (1131 - 1139 deposto) (antivescovo)
  • Gilberto † (1157 - dopo il 1166)
  • Stefano, O.S.B. † (prima del 1179 - dopo il 1201)[40]
  • Anselmo, O.S.B. † (prima di marzo 1207 - dopo il 1216)
  • P., O.S.B. † (1219) (vescovo eletto)[41]
  • Giacomo † (prima di ottobre 1221 - 25 settembre 1225 nominato arcivescovo di Capua)[42]
  • Pagano † (prima del 22 settembre 1229 - ?)[43]
  • Gregorio Mustazio di Messina † (circa 1232/1233) (vescovo eletto)
  • Pandolfo I † (prima di febbraio 1235 - dopo il 1244)[44]
  • Filippo † (prima di maggio 1247 - circa aprile-maggio 1255 deceduto)
    • Matteo Aldigerio † (28 agosto 1255 - 4 novembre 1256) (amministratore apostolico intruso)
    • Leone de Pando † (menzionato nel 1260) (amministratore apostolico intruso)
    • Bonconte di Pendenza † (3 settembre 1261 - 16 settembre 1265 dimesso) (vescovo intruso)
  • Bartolomeo Varelli di Lentini, O.P. † (5 gennaio 1254[45] - dopo il 27 settembre 1283 deceduto)[46]
    • Matteo (Aldigerio ?) † (menzionato nel 1284) (amministratore apostolico)
  • Pandolfo II † (25 febbraio 1286 - dopo il 1296 deceduto)
  • Giovanni II † (31 gennaio 1304 - 1324 deceduto)
  • Pietro I, O.P. † (prima del 1325 - ?)
    • Francesco di Pietro † (1342 - ?) (vescovo eletto)[47]
  • Vincenzo, O.F.M. † (27 novembre 1342 - 1346 deceduto)
  • Pietro II, O.F.M. † (15 febbraio 1346 - 21 gennaio 1354 deceduto)
  • San Pietro Tommaso, O.Carm. † (16 novembre 1354 - 10 maggio 1359 nominato vescovo di Corone)
  • Giovanni Graffeo, O.F.M. † (17 luglio 1360 - ? deceduto)
  • Ubertino di Corleone, O.F.M. † (28 novembre 1373 - 1386 deposto)
  • Francesco, O.P. † (30 maggio 1386 - 18 marzo 1388 nominato vescovo di Mazara del Vallo)
  • Ubertino di Corleone, O.F.M. † (16 maggio 1390 - 18 agosto 1397 nominato vescovo di Gaeta) (per la seconda volta)[48]
  • Francesco Gattolo † (18 dicembre 1397 - 1400 deceduto)[49]
  • Antonio † (11 giugno 1400 - circa 1403 deceduto)
  • Tommaso † (circa 1403 - 1419 nominato vescovo dei Marsi)
  • Antonio de Conte † (31 luglio 1419 - 31 luglio 1432 deceduto)
  • Bartolomeo de Salvo † (17 ottobre 1432 - dopo aprile 1457)
  • Francesco de Stylo, O.P. † (19 giugno 1461 - dopo il 1479 dimesso)
  • Giacomo Carduini † (9 ottobre 1489 - 1506 deceduto)
  • Luigi de Amato † (19 settembre 1506 - 26 gennaio 1515 nominato vescovo di San Marco Argentano)
  • Antonio Zeno † (26 gennaio 1515 - ? deceduto)
  • Pietro † (menzionato nel 1530)
  • Gregorio Magalotti † (23 agosto 1532 - 20 agosto 1534 nominato vescovo di Chiusi)
  • Baldo Farrattini † (20 agosto 1534 - circa 1553 dimesso)[50]
  • Annibale Spadafora † (? deceduto)
  • Filippo Lancia † (13 aprile 1554 - 1564 deceduto)
  • Antonio Giustiniani, O.P. † (12 maggio 1564 - 1571 deceduto)
  • Pietro Cancellieri † (3 ottobre 1571 - 1580 deceduto)
  • Paolo Bellardito † (17 ottobre 1580 - 1585 dimesso)
  • Martín Acuña, O.Carm. † (11 dicembre 1585 - circa 1593 deceduto)
  • Juan Pedro González de Mendoza, O.E.S.A. † (31 maggio 1593 - 1599 dimesso)
  • Alfonso Vidal, O.F.M. † (23 novembre 1599 - 17 novembre 1618 deceduto)
  • Alberto Caccano, O.P. † (2 aprile 1619 - 9 agosto 1627 deceduto)
  • Giuseppe Candido † (29 novembre 1627 - 9 dicembre 1644 deceduto)
  • Agostino Candido † (12 giugno 1645 - agosto 1650 deceduto)
  • Benedetto Geraci † (19 dicembre 1650 - 18 agosto 1660 deceduto)
  • Adamo Gentile † (15 novembre 1660 - novembre 1662 deceduto)
  • Francesco Arata † (13 agosto 1663 - 25 maggio 1690 deceduto)
  • Gaetano de Castillo † (8 gennaio 1691 - 22 marzo 1694 deceduto)
  • Gerolamo Ventimiglia, C.R. † (19 luglio 1694 - 17 dicembre 1709 deceduto)
  • Nicola Maria Tedeschi, O.S.B. † (10 marzo 1710 - 28 febbraio 1722 dimesso)
  • Pietro Vincenzo Platamone, O.P. † (23 marzo 1722 - 13 febbraio 1733 deceduto)
  • Bernardo Maria Beamonte, O.C.D. † (11 maggio 1733 - 24 luglio 1742 deceduto)
  • Francesco Maria Miceli † (11 marzo 1743 - 2 gennaio 1753 deceduto)
  • Vincenzo Maria de Francisco e Galletti, O.P. † (9 aprile 1753 - 19 luglio 1769 deceduto)
  • Bonaventura Prestandrea, O.F.M.Conv. † (20 novembre 1769 - 12 dicembre 1777 deceduto)
  • Giuseppe Coppula † (14 dicembre 1778 - 16 febbraio 1789 deceduto)
    • Sede vacante (1789-1802)
  • Domenico Spoto † (9 agosto 1802 - 28 maggio 1804 nominato vescovo di Cefalù)
  • Antonino Reggio † (29 ottobre 1804 - 14 dicembre 1806 deceduto)
  • Silvestro Todaro, O.F.M.Conv. † (18 settembre 1807 - 22 luglio 1816 nominato vescovo di Patti)
  • Carlo Maria Lenzi, Sch.P. † (25 maggio 1818 - 5 aprile 1825 deceduto)
  • Pietro Tasca † (13 marzo 1826 - 17 settembre 1827 nominato vescovo di Cefalù)
    • Sede vacante (1827-1831)
  • Giovanni Portelli † (30 settembre 1831 - 28 gennaio 1838 deceduto)
  • Giovanni Maria Visconte Proto, O.S.B. † (18 febbraio 1839 - 17 giugno 1844 nominato vescovo di Cefalù)
  • Bonaventura Atanasio, C.SS.R. † (22 luglio 1844 - ottobre 1857 dimesso)
  • Ludovico Ideo, O.P. † (25 giugno 1858 - 4 dicembre 1880 deceduto)
  • Mariano Palermo † (13 maggio 1881 - 14 marzo 1887 nominato vescovo di Piazza Armerina)
    • Sede vacante (1887-1890)
  • Giovanni Pietro Natoli † (23 giugno 1890 - 23 agosto 1898 deceduto)
  • Nicola Maria Audino † (28 novembre 1898 - 22 giugno 1903 nominato vescovo di Mazara del Vallo)
  • Francesco Maria Raiti, O.Carm. † (22 giugno 1903 - 6 dicembre 1906 nominato vescovo di Trapani)
  • Angelo Paino † (12 luglio 1909 - 10 gennaio 1921 nominato arcivescovo coadiutore di Messina)
    • Sede vacante (1921-1928)
  • Bernardino Re, O.F.M.Cap. † (11 aprile 1928 - 15 gennaio 1963 deceduto)
  • Salvatore Nicolosi † (21 marzo 1963 - 27 giugno 1970 nominato vescovo di Noto)
    • Sede vacante (1970-1977)
  • Ignazio Cannavò † (10 dicembre 1977 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)

Sede di Santa Lucia del Mela[modifica | modifica wikitesto]

  • Gregorio Mostaccio †
  • Bartolomeo Antiocheno † (? - 31 gennaio 1306 nominato arcivescovo di Palermo)
  • Damiano de Palizio † (menzionato nel 1322)
  • Pietro de Pernis, O.F.M. † (1340 - 25 febbraio 1346 nominato vescovo di Patti)
  • Orlando Brunello † (1344 - 1355 deceduto)
  • Francesco De Luca, O.E.S.A. † (1355 - 1360)
  • Dionigi De Murcia, O.E.S.A. † (1360 - 20 marzo 1363 nominato arcivescovo di Messina)
  • Filippo da Castrogiovanni, O.F.M. † (1363 - ?)
  • Ubertino da Corleone, O.F.M. † (? - 28 novembre 1373 nominato vescovo di Patti)
  • Filippo Crispo, O.E.S.A. † (? - 1º dicembre 1402 deceduto)[51]
  • Filippo De Ferrario, O.Carm. † (12 gennaio 1403 - 4 luglio 1414 nominato vescovo di Agrigento)[52]
  • Tommaso Crisafi, O.F.M. † (1416 - luglio 1426 deceduto)[51]
  • Giovanni de Stefano, O.Cist. † (1426 - ?)
  • Giacomo Porzio †
  • Giacomo Gallarat †
  • Alemanno de Sicar † (1450 - ?)
  • Puccio de Palizio † (1452 - 1455)
  • Giacomo Bonanno † (1456 - ?)
  • Giacomo Gagliardo † (1457 - ? deceduto)
  • Gabriele Enguerra † (agosto 1458 - maggio 1462 dimesso)
  • Angelo Staiti † (menzionato nel 1464)
  • Federico de Vitale † (prima del 1482 - 1483 deceduto)
  • Leonardo De Albertis † (9 ottobre 1483 - ?)
  • Gian Martino de Vitale † (1484 - 1485 dimesso)
  • Dalmazio di Tolosa † (1485 - ?)
  • Alfonso d'Aragona † (1492 - ?)
  • Giacomo Conchilles, O. de M. † (1505 - 25 febbraio 1509 nominato vescovo di Catania)
  • Juan Miguel de Mayo † (1509 - ? dimesso)
  • Diego Herrera † (1510 - ?)
  • Giovanni Rizzo † (circa 1516 - 20 agosto 1530 deceduto)
  • Girolamo Zafarana, O.S.B. † (prima del 1535 - 1576 deceduto)
  • Pedro Manríquez de Buytron † (1576 - dopo il 1580)
  • Girolamo Riggio † (1585 - 1589 deceduto)
  • Juan d'Espinar † (1590 - 1601 deceduto)
  • Simone Rao Grimaldi † (15 agosto 1602 - 12 marzo 1616 deceduto)
  • Beato Antonio Franco † (12 novembre 1616 - 2 settembre 1626 deceduto)
  • Vincenzo Firmatura † (24 marzo 1628 - 3 marzo 1648 deceduto)
  • Martino La Farina † (21 settembre 1648 - 17 settembre 1668 deceduto)
  • Simone Impellizzeri † (29 luglio 1670 - agosto 1701 deceduto)
  • Carlo Massa † (4 dicembre 1702 - 26 dicembre 1704 deceduto)
    • Sede vacante (1704-1709)
  • Pedro Solerá Montoya † (1709 - 31 marzo 1711 deceduto)
  • Francesco Barbara † (maggio 1712 - 15 gennaio 1732 deceduto)
  • Antonio Ura † (15 ottobre 1732 - 28 ottobre 1735 deceduto)
  • Marcello Moscella † (5 gennaio 1736 - 10 aprile 1760 deceduto)
    • Sede vacante (1760-1767)
  • Scipione Ardoino Alcontres, C.R. † (19 dicembre 1767 - 17 giugno 1771 nominato arcivescovo di Messina)
  • Emanuello Rao-Torres † (18 dicembre 1771 - aprile 1778 deceduto)
  • Carlo Santacolomba † (1780 - 13 luglio 1801 deceduto)
  • Alfonso Airoldi † (1803 - 19 marzo 1817 deceduto)[53]
  • Gabriele Maria Gravina, O.S.B. † (gennaio 1818 - settembre 1818 dimesso)
  • Giacomo Coccia † (15 settembre 1818 - 4 giugno 1829 deceduto)
    • Sede vacante (1829-1834)
  • Ignazio Avolio † (1834 - 22 febbraio 1844 dimesso)
    • Sede vacante (1844-1852)
  • Paolo Maria Mondìo † (15 marzo 1852[54] - 4 settembre 1857 deceduto)
  • Carlo Vittore Papardo, C.R. † (27 settembre 1858 - 27 ottobre 1871 nominato vescovo di Patti)
    • Sede vacante (1871-1880)
  • Gaetano Blandini † (12 agosto 1880 - 15 marzo 1883 nominato vescovo coadiutore di Girgenti)
    • Sede vacante (1883-1920)
    • Stefano Gerbino, O.S.B. † (3 giugno 1890 - 29 novembre 1895 nominato vescovo di Trapani) (prelato eletto)
    • Giuseppe Fiorenza † (15 dicembre 1895 - 22 giugno 1896 nominato arcivescovo di Siracusa) (prelato eletto)
    • Vincenzo Di Giovanni † (21 ottobre 1896 - 4 marzo 1901 dimesso) (prelato eletto)
    • Francesco Certo Garipoli † (16 aprile 1901 - 21 febbraio 1911 deceduto) (amministratore apostolico)
  • Salvatore Ballo Guercio † (8 marzo 1920 - 18 settembre 1933 nominato vescovo di Mazara del Vallo)
  • Antonio Mantiero † (1º giugno 1935 - 29 agosto 1936 nominato vescovo di Treviso)
  • Luciano Geraci † (6 marzo 1937 - 20 luglio 1946 deceduto)
  • Luigi Cammarata † (4 dicembre 1946 - 24 febbraio 1950 deceduto)
  • Guido Tonetti † (25 luglio 1950 - 16 febbraio 1957 nominato arcivescovo, titolo personale, di Cuneo)
  • Francesco Ricceri † (16 marzo 1957 - 15 maggio 1961 nominato vescovo di Trapani)
  • Francesco Tortora, O.M. † (19 marzo 1962 - 21 ottobre 1972 nominato vescovo di Gerace-Locri)
    • Sede vacante (1972-1976)
  • Ignazio Cannavò † (20 dicembre 1976 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela)

Sede di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela[modifica | modifica wikitesto]

Vicari generali[modifica | modifica wikitesto]

Santi[modifica | modifica wikitesto]

Santi Patroni[modifica | modifica wikitesto]

Santi della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 517.300 persone contava 515.900 battezzati, corrispondenti al 99,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Messina
1949 399.000 400.000 99,8 454 294 160 878 270 1.700 250
1970 478.000 495.500 96,5 502 274 228 952 292 1.120 214
1980 447.100 457.000 97,8 417 241 176 1.072 230 944 239
diocesi di Lipari
1949 20.000 20.000 100,0 51 48 3 392 5 16 26
1970 13.000 13.000 100,0 37 34 3 351 3 24 26
1980 13.048 13.550 96,3 24 24 - 543 - 17 26
prelatura di Santa Lucia del Mela
1950 19.940 20.550 97,0 42 21 21 474 - 20 9
1970 17.613 17.716 99,4 20 14 6 880 6 23 11
1980  ? 17.100  ? 22 16 6  ? 16 6 11
arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
1990 514.000 526.000 97,7 483 267 216 1.064 15 278 913 241
1999 503.000 518.360 97,0 435 248 187 1.156 46 237 720 243
2000 503.000 518.360 97,0 435 250 185 1.156 46 236 706 243
2001 503.000 518.360 97,0 415 235 180 1.212 53 240 690 244
2002 503.000 518.360 97,0 420 238 182 1.197 53 210 675 244
2003 486.329 487.429 99,8 343 241 102 1.417 62 165 502 244
2004 486.329 487.429 99,8 346 241 105 1.405 62 232 489 244
2013 515.900 517.300 99,7 372 232 140 1.386 80 216 462 245

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito Gcatholic.
  2. ^ Elenco nel sito ufficiale dell'arcidiocesi.
  3. ^ Rodriquez, Breve cenno storico..., pp. 273-274.
  4. ^ La nascita del Cristianesimo nelle Eolie, Archivio storico eoliano.
  5. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 3, p. 242, nº 624; Notitia 7, p. 278, nº 287.
  6. ^ Testo della bolla pontificia in: Luciano Catalioto, Il Vescovato di Lipari-Patti in età normanna (1088-1194). Politica, economia, società in una sede monastico-episcopale della Sicilia, Intilla, Messina 2007, pp. 86-88, e doc. 30 e 31.
  7. ^ Fin dal 1094 è attestata la donazione della chiesa di Santa Lucia di Milazzo, «con sette villani e rispettive famiglie», agli abati di Lipari. Mellusi, Alle origini..., p. 167.
  8. ^ Sulle complesse vicende che portarono alla separazione delle due sedi, vedasi: Frate Umbertino e la separazione della diocesi. Le mire del duca Martino. Papa Bonifacio IX divide la diocesi, Archivio Storico Eoliano.
  9. ^ Breve in Sicilia Sacra, vol. II, pp. 956-957.
  10. ^ Breve in Sicilia Sacra, vol. II, pp. 964-965.
  11. ^ a b Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  12. ^ Santa Lucia nella piana di Milazzo. L'attuale toponimo del Mela risale solo al 1862. Mellusi, Alle origini..., p. 166.
  13. ^ Mellusi, Alle origini..., p. 170.
  14. ^ Sicilia sacra, II, p. 1349.
  15. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 2, p. 222, nº 232; Notitia 3, p. 242, nº 622; Notitia 7, p. 278, nº 276.
  16. ^ Protovescovo della diocesi messinese, la prima menzione della sua memoria liturgica appare in: G. Buonfiglio e Costanzo, Messina Città Nobilissima, Venezia 1606, p. 79: «...a’ venticinque dell'istesso [gennaio] della conversione di S. Paolo, in memoria della sua predicatione, et elettione di Barchirio primo Vescovo della Città» (Mellusi, Dalla Lettera della Madonna alla Madonna della Lettera, p. 257). Alcuni storici hanno fatto di Bacchilo e Barchirio due vescovi distinti (D'Avino, Cenni storici..., p. 335).
  17. ^ L'inserimento di questo vescovo nella cronotassi messinese nasce da una errata lettura di una passio, dove fu letto Apuliam Messenam invece di Apuliam Aecanam; questo presunto vescovo è infatti il santo venerato a Eca in Puglia. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 616). Caraffa, voce Eleuterio, in Bibliotheca Sanctorum, IV, Roma 1964, coll. 1012-1016.
  18. ^ Documentato da alcuni storici (D'Avino, Cenni storici..., p. 335) come prelato messinese presente al primo concilio di Nicea (325). Tuttavia a quel concilio non prese parte alcun vescovo siciliano, e nessun vescovo con questo nome appare nelle sessioni conciliari. Gelzer, Patrum Nicaenorum nomina, Lipsia 1898.
  19. ^ I vescovi Alessandro e Giovanni sono inseriti da alcuni storici (D'Avino, Cenni storici..., p. 335) tra i prelati che presero parte rispettivamente al concilio di Sardica (343/344) e al concilio di Calcedonia (451). In realtà, questi due prelati furono vescovi di Messene in Grecia.
  20. ^ D'Avino (p. 335) menziona questo vescovo «rammentato nelle edizioni dei concili». Il suo nome è ignoto a Pirri, Cappelletti, Gams e Lanzoni.
  21. ^ Eucarpo è il primus episcopus certus di Messina, secondo Pirri (Sicilia sacra, col. 357).
  22. ^ Menzionato in alcune cronotassi tradizionali, è escluso da Pirri (Sicilia sacra, col. 357) in quanto vescovo di Miseno in Campania.
  23. ^ Felice (600) e Guglielmo (603) sono citati da D'Avino (Cenni storici..., p. 335) come discepoli di papa Gregorio Magno. I loro nomi appaiono tuttavia in alcune lettere spurie del pontefice (Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 616). Inoltre il nome Guglielmo, di origine germanica, appare improponibile nella Sicilia bizantina del VII secolo.
  24. ^ a b Vitalien Laurent, Le Corpus des sceaux de l'empire byzantin, V, 1963, pp. 706-707, nnº 899-900.
  25. ^ Presente al sinodo romano del 649. Secondo Pirri anche questo vescovo potrebbe appartenere alla diocesi di Miseno; Gams lo inserisce nella sua cronotassi, ma con due punti interrogativi; per Kehr invece è certamente vescovo di Messina.
  26. ^ Benedetto partecipò al sinodo lateranense del 679 (Wilhelm Levison, Die Akten der römischen Synode von 679, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung fur Rechtsgeschichte. Kanonistische Abteilung, 2 (1912), p. 278) e a quello del 680 in preparazione al concilio ecumenico del 680-681. Non prese parte parte al concilio ecumenico, come invece affermano Pirri e Cappelletti.
  27. ^ Kehr ammette anche il vescovo Filippo nell'879, che Lequien inserisce invece tra i vescovi di Messene.
  28. ^ Inserito da D'Avino nella cronotassi messinese al X secolo. Ignoto a tutti gli altri autori (Pirri, Cappelletti e Gams).
  29. ^ Nel dicembre 1182 Richard Palmer è ancora documentato come vescovo di Siracusa, mentre il 9 febbraio 1183 è menzionato per la prima volta come arcivescovo di Messina. Kamp, pp. 1234 e 1013; Kehr, p. 341, nº 27.
  30. ^ a b c d e f g h Norbert Kamp, Kirche und Monarchie..., pp. 1010-1042.
  31. ^ La sede messinese risulta essere vacante il 26 maggio 1231 fino ad aprile 1232; Kamp, p. 1024.
  32. ^ Secondo Kamp (p. 1037), Bartolomeo Pignatelli era già arcivescovo di Messina dal 25 marzo 1266; Eubel indica entrambe le date (II, p. XXX).
  33. ^ Non poté prendere possesso della sede, per cui Roma lo nominò nel 1289 amministratore della diocesi di Nola, fino al suo trasferimento a Milano.
  34. ^ Gams inserisce in questo periodo due vescovi, Pietro e Federico de Guercis. Tuttavia, come annota Eubel (I, p. 337, nota 7), negli atti concistoriali è espressamente detto che Raimando de Pezzolis è eletto alla chiesa di Messina rimasta vacante dopo la morte di Guidotto de Abbiate.
  35. ^ M. Moscone, «LUNA, Pietro de». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006, Vol. LXVI (on-line)
  36. ^ Vescovo deposto in epoca ignota, era ancora vivo nel 593 (Lanzoni, p. 655).
  37. ^ Vescovo di Tauriana a cui papa Gregorio Magno affida l'amministrazione della diocesi di Lipari, risiedendo sull'isola (Lanzoni, p. 655).
  38. ^ Vescovo non ammesso da tutti gli autori; escluso per es. da D'Avino e Kehr.
  39. ^ Giuseppe Falzone, The Ecclesia Dei in early christian inscriptions: bishops, presbyters and deacons in Sicily, in Proceedings of the 15th Symposium on Mediterranean Archeology, held at the University of Catania, vol. II, 2015, p. 743, fig. 1.
  40. ^ La sede risulta essere vacante nel 1206; Kamp, op. cit., p. 1081.
  41. ^ In un diploma del 1219 è menzionato un "vescovo eletto", indicato semplicemente con la lettera iniziale del suo nome. In un altro documento del medesimo anno, del 19 settembre, la sede di Patti e Lipari risulta essere vacante e gestita da un R. administrator temporalium. Kamp, op. cit., p. 1083.
  42. ^ Il trasferimento a Capua ebbe breve durata o forse non si realizzò, perché il 27 marzo 1227 Giacomo è ancora documentato come vescovo di Patti e Lipari; Kamp, op. cit., p. 1083.
  43. ^ Secondo Ughelli (Italia sacra, vol. I, col. 778), Pagano sarebbe morto il 22 marzo 1246; tuttavia il suo episcopato non durò fino a quella data, essendo documentati altri vescovi, ignoti a Ughelli e a Pirri.
  44. ^ Pirri e gli autori che ne dipendono inseriscono dopo Pagano un vescovo di nome Rinaldo (dal 1248), frutto però di una errata lettura dei manoscritti; si tratta in realtà di Rainaldo di Agrigento; Kamp, op. cit., p. 1095, nota 137.
  45. ^ Restano a tutt'oggi inspiegabili i motivi che spinsero il papa a confermare la nomina di Bartolomeo mentre era ancora in vita Filippo. Bartolomeo tuttavia riuscì a prendere possesso della propria Chiesa solo nel 1266.
  46. ^ Sulle intricate vicende che videro coinvolti i vescovi Filippo, Bonconte di Pendenza e Bartolomeo vedasi: Luciano Catalioto, La civitas Pactarum tra Svevi e Angioini: il controverso vescovato di Bartolomeo Varelli de Lentino (1252-1284), in Mediterranea-Ricerche storiche, 29 (2013), pp. 447-472.
  47. ^ Secondo Eubel (vol. I, p. 384, note 7 e 8) Pietro I e Francesco di Pietro, documentati da Gams, sarebbero lo stesso vescovo, la cui elezione, fatta dal capitolo, fu respinta dalla Santa Sede.
  48. ^ Di fatto, dal 1392, Ubertino poté esercitare la sua giurisdizione episcopale solo su Lipari, essendogli impedito di mettere piede a Patti, dove il duca Martino nominò successivamente due amministratori apostolici: Giovanni di Aragona (1392-1393) e Giovanni di Thaust (1393-1397).
  49. ^ Dal 18 aprile 1399, sciolta l'unione di Patti e Lipari, Gattolo rimane vescovo solo della sede di Lipari.
  50. ^ Il 28 novembre 1558 venne nominato vescovo di Amelia.
  51. ^ a b Contestualmente arcivescovo di Messina.
  52. ^ Contestualmente vescovo di Patti.
  53. ^ Biografia di Airoldi Alfonso nel Dizionario Biografico degli Italiani (1960).
  54. ^ Eletto nel 1850.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Messina[modifica | modifica wikitesto]

Lipari[modifica | modifica wikitesto]

Santa Lucia del Mela[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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