Diocesi di Patti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Diocesi di Patti
Dioecesis Pactensis
Chiesa latina
CattedralediPatti.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela
Regione ecclesiastica Sicilia
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Ignazio Zambito
Vicario generale Giovanni Orlando
Sacerdoti 113 di cui 113 secolari
1.428 battezzati per sacerdote
Religiosi 120 donne
Abitanti 166.400
Battezzati 161.400 (97,0% del totale)
Superficie 1.647 km² in Italia
Parrocchie 84 (6 vicariati)
Erezione 1157
Rito romano
Cattedrale San Bartolomeo
Santi patroni San Bartolomeo
Indirizzo Via Cattedrale 7, 98066 Patti [Messina], Italia
Sito web www.diocesipatti.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2014 * *
Chiesa cattolica in Italia
La statua della Madonna nera conservata nel santuario diocesano di Tindari.
Il santuario di Tindari.
La città di Patti attorno al complesso monumentale della cattedrale, del seminario e del palazzo vescovile.

La diocesi di Patti (in latino: Dioecesis Pactensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2013 contava 161.400 battezzati su 166.400 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Ignazio Zambito.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la città di Patti e altri 41 comuni della provincia di Messina: Ficarra, San Piero Patti, Sant'Angelo di Brolo, San Teodoro, Ucria, Acquedolci, Alcara Li Fusi, Brolo, Capizzi, Capo d'Orlando, Capri Leone, Caronia, Castel di Lucio, Castell'Umberto, Cesarò, Floresta, Frazzanò, Galati Mamertino, Gioiosa Marea, Librizzi, Longi, Militello Rosmarino, Mirto, Mistretta, Montagnareale, Motta d'Affermo, Naso, Oliveri, Pettineo, Piraino, Raccuja, Reitano, San Fratello, San Marco d'Alunzio, San Salvatore di Fitalia, Sant'Agata di Militello, Santo Stefano di Camastra, Sinagra, Torrenova, Tortorici e Tusa. Confini naturali della diocesi sono la fascia tirrenica che va da Oliveri a Tusa, per una lunghezza di circa 102 chilometri, e la catena montuosa dei Nebrodi.

Sede vescovile è la città di Patti, dove si trova la cattedrale di San Bartolomeo, un antico edificio ad unica navata all'interno del quale sono custodite oltre al simulacro e al reliquiario di santa Febronia, anche la tomba in stile rinascimentale della regina Adelasia del Vasto, moglie del gran conte Ruggero d'Altavilla. Sempre a Patti è presente la concattedrale dei Santi Martiri del XX secolo, consacrata nel 2012.[senza fonte] Nel territorio diocesano sorge anche l'importante santuario mariano di Tindari.

Vicariati e parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio si estende su 1.647 km² ed è suddiviso in 84 parrocchie, raggruppate in sei vicariati foranei.

  • Vicariato foraneo di Patti, che comprende le parrocchie di Patti, Montagnareale, Oliveri, Gioiosa Marea, San Piero Patti e Librizzi.
  • Vicariato foraneo di Brolo, che comprende le parrocchie di Brolo, Ficarra, Gioiosa Marea, Piraino, Raccuja, Sant'Angelo di Brolo, Sinagra e Ucria.
  • Vicariato foraneo di Capo d'Orlando, che comprende le parrocchie di Capo d'Orlando, Castell'Umberto, Naso, San Salvatore di Fitalia e Tortorici.
  • Vicariato foraneo di Rocca di Capri Leone, che comprende le parrocchie di Capri Leone, Frazzanò, Galati Mamertino, Longi, San Marco d'Alunzio e Torrenova.
  • Vicariato foraneo di Sant'Agata di Militello, che comprende le parrocchie di Sant'Agata di Militello, Acquedolci, Alcara Li Fusi, Cesarò, Militello Rosmarino, San Fratello e San Teodoro.
  • Vicariato foraneo di Santo Stefano di Camastra, che comprende le parrocchie di Santo Stefano di Camastra, Capizzi, Caronia, Castel di Lucio, Mistretta, Motta d'Affermo, Reitano e Tusa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della diocesi di Patti, erede dell'antica diocesi di Tindari, eretta all'inizio del VI secolo, risalgono alla fine dell'XI secolo, quando il conte Ruggero intraprese la riconquista della Sicilia sottraendola agli arabi. Ruggero fondò a Patti l'abbazia benedettina intitolata al Santissimo Salvatore (prima di marzo 1094)[1], che fu unita a quella che il medesimo aveva fondato sull'isola di Lipari, di modo che le due abbazie furono governate da un solo abate, Ambrogio, benché avessero distinti priori.

Nel 1131 l'antipapa Anacleto II, con l'appoggio di Ruggero II, eresse in vescovato le due abbazie, nominando come vescovo l'abate Giovanni. Questi atti furono tuttavia abrogati da papa Innocenzo II nel 1139, nel corso del secondo concilio lateranense, ed il vescovo Giovanni fu deposto.

Nel 1157 papa Eugenio III eresse le diocesi di Patti e di Lipari, unite aeque principaliter, e nominò il primo vescovo, Gilberto. Papa Alessandro III nel 1166 assoggettò le due diocesi alla sede metropolitana di Messina.

Nel XIV secolo Lipari e Patti entrarono a far parte di due entità politiche diverse, il regno di Napoli e il regno di Sicilia, cosa che portò inevitabilmente alla separazione delle due diocesi.[2] Infatti, l'unione rimase fino al 18 aprile 1399, quando papa Bonifacio IX, con il breve Dudum ex certis[3], separò le due diocesi e trasferì il vescovo Francesco Gattolo alla sede di Lipari, e nominò Francesco Hermemir per la sede di Patti. Con un'altra bolla, lo stesso papa dovette determinare i possedimenti di ciascuno, sui quali i due prelati avevano trovato modo di litigare. Con queste decisioni la diocesi di Patti comprendeva i centri di Patti, Gioiosa, Librizzi, Montagnareale e Sorrentini e parte del territorio di San Salvatore di Fitalia.

Nel 1588 il vescovo Gilberto Isfar y Corillas, assegnando una rendita stabile per l'educazione dei chierici, istituì il seminario diocesano, anche se l'atto di fondazione fu promulgato il 16 dicembre 1656 dal vescovo Ludovico Alfonso de Los Cameros. Nel 1865 due terzi dell'edificio del seminario furono incamerati dallo stato, che si appropriò anche di quattro conventi di Patti, per adibirli a scuole, caserme e cimitero. Solo nel 1924 il vescovo Ferdinando Fiandaca vinse una causa civile e riottenne parte degli edifici sequestrati.

Fino all'abolizione del feudalesimo in Sicilia i vescovi di Patti esercitavano, su larga parte del territorio della diocesi, i diritti e i doveri di signore feudale, potendosi fregiare anche dei titoli di gran castellano di Patti, barone di Gioiosa Guardia, principe o dinasta del Santissimo Salvatore e conte di Librizzi. In età normanna, sveva ed angioina, come si evince dalla ricca documentazione dell'archivio storico diocesano, la diocesi di Patti possedeva un cospicuo patrimonio immobiliare e terriero non solo nella città episcopale e nella diocesi, ma nell'intera isola.[4]

Tra i vescovi di Patti si possono ricordare: san Pietro Tommaso (1354-1359), che ebbe importanti incarichi di pacificazione tra i principi cristiani; Arnaldo Albertin (1534-1544), che indisse il primo sinodo diocesano nel 1537; Bartolomé Sebastián de Aroitia (1549-1567) e Gilberto Isfar y Corillas (157-1600), che furono tra i principali vescovi attuatori delle riforme introdotte dal concilio di Trento; Michelangelo Celesia (1860-1871), che a causa dei dissidi con il governo italiano non poté mai prendere possesso della diocesi; Antonio Mantiero, che per un breve periodo (1935-1936) assommò anche la carica di prelato di Santa Lucia del Mela.

Con bolla di papa Pio VII del 22 marzo 1822,[5] divenuta esecutiva nel 1824, la diocesi ingrandì notevolmente il proprio territorio con l'annessione di ventiquattro centri abitati sottratti all'arcidiocesi di Messina. Ulteriori annessioni furono effettuate nel 1844 con dieci abitati provenienti dalle diocesi di Cefalù (Castelluccio, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa) e di Nicosia (Capizzi, Cesarò, San Teodoro). Da allora il territorio diocesano è rimasto immutato.

Il 12 giugno 1988 la diocesi ha ricevuto la visita pastorale di papa Giovanni Paolo II.

Santi della diocesi e patroni[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 166.400 persone contava 161.400 battezzati, corrispondenti al 97,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 217.850 218.000 99,9 207 183 24 1.052 31 142 71
1970 200.000 200.000 100,0 170 147 23 1.176 28 203 82
1980 166.900 168.600 99,0 159 145 14 1.049 17 154 83
1990 169.500 171.600 98,8 142 131 11 1.193 14 123 84
1999 160.000 164.000 97,6 134 127 7 1.194 1 16 138 84
2000 160.000 164.000 97,6 134 127 7 1.194 7 130 84
2001 160.000 164.000 97,6 132 125 7 1.212 7 135 84
2002 160.000 164.000 97,6 129 125 4 1.240 4 134 84
2003 160.000 164.000 97,6 126 122 4 1.269 7 137 84
2004 160.000 164.000 97,6 120 116 4 1.333 7 136 84
2013 161.400 166.400 97,0 113 113 1.428 120 84

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diploma di fondazione in: Pirri, Sicilia sacra, vol. II, p. 770.
  2. ^ Sulle complesse vicende che portarono alla separazione delle due sedi, vedasi: Frate Umbertino e la separazione della diocesi. Le mire del duca Martino. Papa Bonifacio IX divide la diocesi, in "Archivio Storico Eoliano".
  3. ^ Breve in Sicilia sacra, vol. II, pp. 956-957.
  4. ^ Luciano Catalioto, La città e il vescovato di Lipari-Patti tra XIV e XV secolo. Politica, economia, società in una sede monastico-episcopale della Sicilia aragonese, in Ante quam essent episcopi erant civitates: i centri minori dell'Italia Tardomedievale, Messina 2010, p. 238.
  5. ^ Bolla Pro pastorali sollicitudine in: Bullarii romani continuatio, XV, Roma 1855, pp. 487-489.
  6. ^ La sede risulta essere vacante nel 1206; Kamp, op. cit., p. 1081.
  7. ^ In un diploma del 1219 è menzionato un "vescovo eletto", indicato semplicemente con la lettera iniziale del suo nome. In un altro documento del medesimo anno, del 19 settembre, la sede di Patti risulta essere vacante e gestita da un R. administrator temporalium. Kamp, op. cit., p. 1083.
  8. ^ Il trasferimento a Capua ebbe breve durata o forse non si realizzò, perché il 27 marzo 1227 Giacomo è ancora documentato come vescovo di Patti e Lipari; Kamp, op. cit., p. 1083.
  9. ^ Secondo Ughelli (Italia sacra, vol. I, col. 778), Pagano sarebbe morto il 22 marzo 1246; tuttavia il suo episcopato non durò fino a quella data, essendo documentati altri vescovi, ignoti a Ughelli e a Pirri.
  10. ^ Pirri e gli autori che ne dipendono inseriscono dopo Pagano un vescovo di nome Rinaldo (dal 1248), frutto però di una errata lettura dei manoscritti; si tratta in realtà di Rainaldo di Agrigento; Kamp, op. cit., p. 1095, nota 137.
  11. ^ Restano a tutt'oggi inspiegabili i motivi che spinsero il papa a confermare la nomina di Bartolomeo mentre era ancora in vita Filippo. Bartolomeo tuttavia riuscì a prendere possesso della propria Chiesa solo nel 1266.
  12. ^ Sulle intricate vicende che videro coinvolti i vescovi Filippo, Bonconte di Pendenza e Bartolomeo vedasi: Luciano Catalioto, La civitas Pactarum tra Svevi e Angioini: il controverso vescovato di Bartolomeo Varelli de Lentino (1252-1284), in Mediterranea-Ricerche storiche, 29 (2013), pp. 447-472.
  13. ^ Secondo Eubel (vol. I, p. 384, note 7 e 8) Pietro I e Francesco di Pietro, documentati da Gams, sarebbero lo stesso vescovo, la cui elezione, fatta dal capitolo, fu respinta dalla Santa Sede.
  14. ^ Di fatto, dal 1392, Ubertino poté esercitare la sua giurisdizione episcopale solo su Lipari, essendogli impedito di mettere piede a Patti, dove il duca Martino nominò successivamente due amministratori apostolici: Giovanni di Aragona (1392-1393) e Giovanni di Thaust (1393-1397).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità GND: (DE4486029-8