Acquedolci

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Acquedolci
comune
Acquedolci – Stemma Acquedolci – Bandiera
Acquedolci – Veduta
Panorama di Acquedolci
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Messina-Stemma.svg Messina
Amministrazione
SindacoAlvaro Riolo (lista civica) dal 12-6-2017
Territorio
Coordinate38°03′N 14°35′E / 38.05°N 14.583333°E38.05; 14.583333 (Acquedolci)Coordinate: 38°03′N 14°35′E / 38.05°N 14.583333°E38.05; 14.583333 (Acquedolci)
Altitudine16 m s.l.m.
Superficie12,93[1] km²
Abitanti5 577[2] (31-12-2019)
Densità431,32 ab./km²
Comuni confinantiCaronia, San Fratello, Sant'Agata di Militello
Altre informazioni
Cod. postale98070
Prefisso0941
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT083107
Cod. catastaleM211
TargaME
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona B, 716 GG[3]
Nome abitantiacquedolcesi
Patronosan Benedetto il Moro
Giorno festivo4 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Acquedolci
Acquedolci
Acquedolci – Mappa
Posizione del comune di Acquedolci all'interno della città metropolitana di Messina
Sito istituzionale
Acquedolci- Il Castello "Larcan-Gravina" è uno dei primi castelli italiani a pianta quadrangolare (edificato a partire dall'inizio del XIV secolo)

Acquedolci ( l'Acquaruci in siciliano, Euadauza in gallo-italico) è un comune italiano di 5 577 abitanti[2] della città metropolitana di Messina in Sicilia.

Il moderno abitato fu fondato durante il primo governo Facta con la legge n. 1045 del 9 luglio 1922[4] in seguito alla frana che distrusse l'abitato di San Fratello la notte tra il 7 e l'8 gennaio dell'anno 1922. Divenne comune autonomo con la legge regionale n. 42 del 28 novembre 1969. Il santo patrono è San Benedetto da San Fratello, il compatrono è San Giuseppe. Ad Acquedolci si parla il siciliano nella forma della eteroglossia interna del dialetto sanfratellano di tipo gallo-italico.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Acquedolci si affaccia sulla costa tirrenica settentrionale siciliana, di fronte alle Isole Eolie. Il paese si sviluppa alle falde del Monte di san Filadelfio o monte San Fratello, popolarmente chiamato dagli abitanti del posto " 'U Munti" (la Montagna). Il Monte è un massiccio calcareo (816 m) che, nella sua estrema propagine nord costituita da Pizzo castellaro, ospita la suggestiva Grotta di San Teodoro, sito paleontologico che conserva una documentazione molto ricca e importante della storia faunistica e antropologica preistorica della Sicilia. Sulla sommità della montagna, nel territorio del Comune di San Fratello, sorgono antichi insediamenti greco-romani ed il santuario normanno dedicato ai santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino.

Il territorio comunale di Acquedolci è delimitato dal torrente Furiano ad ovest e dal torrente Inganno ad est. Il Comune fa parte del Parco dei Nebrodi. Il paese che è distante 92 km da Messina e 125 km da Palermo, si sviluppa lungo la fertile pianura "Acquedolci", attraversata da sei piccoli torrenti (denominati in epoca spagnola "baranche") e conosciuti come "valloni". Sono l'Acquafredda, il Favara, l'Acquedolci, il Cruzzuluddu, il Barranca, il Corvo.

Le contrade facenti parte del territorio del Comune sono ventisette : Furiano, Badetta, Piano Telegrafo, Piano Cottone, Canneto Abate, SanPietro o Cruzzuluddu, Pilato, Catritti, Nicetta, Vetrana, Marchiseo, Scorcianebbia, Castellaro, Cartolari, Barranca, Buonriposo, Tressanti, Buffone, SanGiacomo, Marina, Pianelle, Favara, Oliveto, S. Anna, Inganno, Sugherita, Tedesca.

Il territorio di Acquedolci è caratterizzato da colture agrarie di vigneti, oliveti e agrumeti e diversi frutteti. Negli ultimi anni il territorio si è rivelato ottimale per l'introduzione di coltivazioni di Mangifera indica (mango), Carica papaya (papaya) e Kiwi (frutto) che vengono esportati verso il nord italia e l'estero. I Monumenti principali del paese sono: il Castello "Larcan-Gravina" (sec. XVII) con i ruderi della Torre Atàlia costruita dal cavaliere crociato Ugerotto Larcan De Soto nell'anno 1398; La Chiesa Madre Santa Maria Assunta edificata negli anni venti del secolo scorso e ricca di interessanti opere d'arte; Il Palazzo del Municipio edificato su progetto di Giovanni Giordano nel 1926 in stile tardorinascimentale e la Piazza Vittorio Emanuele III con la caratteristica Fontana dei Delfini (1925); Il Monumento Ai Caduti progettato dall'ing. Marotta dove si trova un Cannone senza affusto abbandonato dai tedeschi dopo i bombardamenti dell'agosto 1943 ; La Chiesa di San Giacomo lungo la Via Francigena; la chiesa di San Giuseppe alla Torre (1500);

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Acquedolci è legata alle vicende dell'antica cittadina collinare di San Fratello, posta a 675 m s.l.m. e fondata durante la conquista normanna della Sicilia da una colonia di Lombardi.

La storia della moderna Acquedolci iniziò circa un secolo fa, la notte dell'8 gennaio 1922, quando un imponente smottamento colpiva il centro abitato di San Fratello distruggendo i tre quarti delle abitazioni e oltre dieci chiese. Migliaia di sfollati in fuga cominciavano a stabilirsi in ricoveri di fortuna ad Acquedolci, all'epoca piccolo borgo con circa 800 residenti, frazione di San Fratello denominato Marina di Acquedolci. Il borgo si sviluppava nei pressi dell'antico castello Cupane, attorno alla torre medievale "Atàlia" ormai in condizione di rudere. Gli sfollati della frana che si rifugiarono ad Acquedolci furono oltre 1500 e trovarono rifugio nei pressi del Borgo della Marina, all'interno del Castello, in contrada Tressanti e in località Buonriposo. Ma in realtà la storia di questa ridente Città giardino è molto antica. Durante l'epoca romana, Acquedolci, attraversata dalla Consolare Valeria, diventa una località di sosta presso la quale è possibile cambiare muli e operare lo scambio di posta. La località diviene parte della "Tavola Peutingeriana". In epoca medievale, la via Valeria diventa anche via Francigena percorsa da pellegrini che ad Acquedolci si riposano negli Hospitalia vicini al castello e si recano in preghiera alla Chiesa di San Giacomo, meta da tempo immemorabile di pellegrinaggi giacobei. Secondo la legenda la località attorno alla chiesa di San Giacomo, conosciuta anticamente come contrada " Tre Santi" ospitò per qualche tempo alcune reliquie dei tre santi martiri Alfio, Cirino e Filadelfo.

La denominazione "Acquedolci" però è avvolta nel mistero. L'origine di questo nome non è sicuramente riconducibile agli scoli dei trappeti che lavoravano la canna da zucchero in epoca araba, che rendevano dolciastra l'acqua del mare. Mentre alla dominazione araba è riconducibile il nome della contrada Favara. La teoria dei trappeti che avrebbero dato nome alla località è tuttavia adottata per la realizzazione dello stemma comunale: "alla piantagione di canna da zucchero, fiorita, al naturale, terrazzata di verde; alla campagna di argento mareggiata di azzurro".

Tuttavia il nome del sito è ancora più antico dei trappeti stessi. Cicerone nel libro VII delle Verrine parla del porto commerciale e militare di Apollonia (l'antico nome greco di San Fratello), base per le imbarcazioni che difendevano la costa. Attraverso il "Carricatorum Aquarium Dulcium", Apollonia riforniva di viveri i romani e viveva del commercio dei prodotti locali (formaggi, olio, vino, frumento). Nell'Eneide si indica questa zona come il luogo secondo cui Enea sbarca durante il suo peregrinare attraverso il Mediterraneo. È certo che, in epoca araba, era presente un fondaco, un magazzino attorno al quale ruotava il commercio dei prodotti locali. Di questa struttura, presumibilmente affiancata da una locanda, da un ricovero per i cavalli e da una stazione di posta, si ritrovano riferimenti sia negli scritti di Tommaso Fazello che cita le "Acquae deinde cognomate Dulce cum taberna Hospitatoria", sia negli scritti di Maurolico che annota "Acquae Dulce Fundaco". In questa località, in epoca romana, si trovava una stazione per il cambio dei muli lungo la Via Valeria che attraversava questo territorio.

L'antico porto di cui parla Cicerone si trovava probabilmente in via del Caricatore nei pressi del castello, la "Taberna", di cui parla il Fazello, ed era posta nelle vicinanze dell'attuale stazione ferroviaria. La ricchezza di acqua nel territorio e la presenza di trappeti per la lavorazione dello zucchero sarebbero alla base dell'altra teoria sull'origine del nome.

Una terza teoria sull'origine del nome ha natura leggendaria. Secondo questa leggenda, sotto il territorio di Acquedolci scorrerebbero copiosi fiumi sotterranei, a causa dei frequenti smottamenti del monte San Fratello. Questi fiumi affiorerebbero a poche miglia dalla costa, rendendo l'acqua del mare dolce e potabile. La leggenda racconta inoltre, che gli antichi Romani, durante le guerre puniche, spesso attingevano acqua potabile direttamente in mare, evitando così di scendere sulla terraferma. Questa teoria dei fiumi sotterranei sembra essere confermata dalle recenti indagini effettuate nel sottosuolo dopo l'ennesima frana che ha colpito nel 2010, il paese di San Fratello. I rilevamenti indicano che la montagna rappresenta un enorme bacino idrico. Il nome Acquedolci quindi deriverebbe dalla presenza di sorgenti d'acqua dolce nel suo territorio. Ancora oggi una località della zona si chiama Favara, termine arabo che indica appunto una sorgente d'acqua. Fino a qualche decennio fa, prima di essere ricoperto, il piccolo torrente Favara faceva ruotare la macina del mulino posto a ridosso del muro di cinta del castello.

Era nota la presenza di un trappeto, risalente al 1400, per la lavorazione dello zucchero e di una torre fatta costruire all'epoca del Regno di Trinacria dai nobili Larcan nell'anno 1398 e restaurata ad inizio '500 da Antonio Giacomo Larcan in vista delle lotte di difesa della costa siciliana dai Saraceni. Intorno al 1530 la Torre ospitò Carlo V d'Asburgo in cui onore venne realizzata una campana dagli artigiani Trusso di Tortorici. Nei pressi del Castello era presente una locanda. Nei secoli successivi, attorno all'imponente torre (oggi rudere), si sviluppò un castello che venne ingrandito dalla famiglia Gravina (famiglia) e divenne nel '700 residenza del Principe di Palagonia . All'interno della struttura si trova la Chiesa di San Giuseppe (attualmente sconsacrata) che custodisce un altare barocco e l'originario pavimento maiolicato. Il castello è di proprietà del Comune. Il piccolo borgo di Marina Vecchia, si sviluppa nei pressi dell'edificio e rappresenta la parte più antica dell'abitato. Acquedolci rientra tra le località attraversate dalla via Francigena, la rinomata via del pellegrinaggio verso Santiago di Compostela. La piccola chiesa di San Giacomo, costruita tra l'VIII e il IX secolo, meta di pellegrinaggi, venne più volte distrutta dai Saraceni, ricostruita nel 1362, venne restaurata nel XVIII secolo e negli anni novanta del secolo scorso. Viene officiata il 25 luglio in occasione della ricorrenza di San Giacomo. Interessante sotto il profilo architettonico è anche il piccolo Borgo sviluppatosi in località Nicetta, attorno alla chiesa di Sant'Aniceto. Altre borgate storiche sono l'Oliveto e S. Anna nei pressi della strada statale per Cesarò.

Acquedolci- Chiesa Madre Maria SS.ma Assunta -Parrocchia San Benedetto il Moro.Sullo sfondo il Monte San Filadelfio

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale centro abitato (Marina Nuova) fu costruito a partire dal 1922, in seguito alla frana che colpì il vicino paese di San Fratello. Questo drammatico evento costrinse migliaia di abitanti a trasferirsi nel borgo denominato "Marina di Acquedolci" in ricoveri di fortuna nei pressi della località Buonriposo. Il governo, grazie all'impegno del ministro della Guerra generale Antonino Di Giorgio, varò la legge n. 1045 del 9 luglio 1922, che prevedeva la realizzazione di una imponente delocalizzazione- ricostruzione dell'abitato di San Fratello nella frazione "Acquedolci". Per l'occasione venne realizzato un progetto urbanistico per la realizzazione di una elegante città giardino, che si ispira alle cittadine in stile liberty europee, caratterizzate da un'alternanza tra architettura e spazi verdi[5]. Acquedolci rappresenta uno dei primi piani regolatori della storia italiana post-unitaria. Il "Piano Acquedolci" prevedeva la realizzazione di un insediamento con ampie strade allineate e suddivise in isolati che fanno da contorno ai principali edifici pubblici. Le ampie strade e i grandiosi giardini avrebbero garantito ai residenti facili vie di fuga in caso di calamità.

In pochi anni si costruirono alloggi popolari dignitosi ed ampi, dotati di piccoli cortiletti (i cosiddetti bagli, in dialetto "Bagghi") conosciuti come "ricoveri stabili" in via Trento, in via Gorizia, in via Trieste ed in via Fiume. Il quartiere realizzato in questa area prese il nome di "Borgo Marina Nuova". In Via Armando Diaz, vennero edificati i cosiddetti "Padiglioni", abitazioni popolari a schiera ceduti ai disastrati della frana a prezzi di favore.

Vennero anche realizzate eleganti palazzine in stile liberty come il palazzo Ricca progettato da Alessandro Giunta, il Palazzo Di Giorgio progettato da Vincenzo Perrucchetti[6] e ancora i palazzi Scaglione, Rotelli, Catania, LoCicero-Basile, Gerbano, Latteri-Manasseri, Sidoti e Mammana. Sempre in questo periodo vennero costruiti il Palazzo del Municipio (1924-1926) e la monumentale Chiesa Madre Santa Maria Assunta, conosciuta anche con il con il nome di Chiesa Madre San Benedetto il Moro, edificata tra il 1925 e il 1928 e caratterizzata da una imponente torre campanaria.

Sotto la dittatura fascista fu avviata la costruzione dell'edificio delle Poste e Telegrafi (oggi adibito a Caserma dell'Arma) e del complesso scolastico che ospita le scuole elementari. Il comune di Palermo finanziò l'"Asilo Infantile", progettato da Salvatore Roberti. L'edificio ospita oggi le Scuole Medie.

Acquedolci è inclusa tra le città di fondazione nel periodo fascista[7], anche se la sua fondazione è avvenuta precedentemente, durante il primo governo Facta.

Edificio molto importante e cuore della vita politica del paese è il Palazzo Municipale, che si ispira ai palazzi tardorinascimentali. Il palazzo è ubicato al centro della monumentale Piazza Vittorio Emanuele III che ospita la Fontana dei Delfini.

Il grande Parco Urbano separa l'edificio religioso dall'edificio politico[8].

Il cimitero comunale monumentale è opera dell'arch. Giovanni Giordano autore del progetto della Chiesa Cimiteriale che ricalca lo stile gotico lombardo con il suo caratteristico rosone traforato.

Il paese è ancora oggi servito da un'efficiente rete idrica e fognaria realizzata negli anni '20 del '900.

La veloce crescita demografica, la negazione di servizi alla frazione, il definirsi di una cultura locale, il mancato utilizzo ad Acquedolci dei contributi destinati a riparare i danni causati dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, fecero aumentare i contrasti tra la frazione di Acquedolci e il comune di San Fratello, contrasti che sin dagli anni trenta erano in atto. Una delegazione rappresentava presso il comune di San Fratello le esigenze della sempre più popolosa Acquedolci. Nei primi anni cinquanta un gruppo di cittadini, guidati dal Parroco del paese don Antonino Di Paci, diede vita ad un comitato spontaneo che cominciò a reclamare con insistenza l'autonomia da San Fratello, ottenuta il 12 novembre e diventata esecutiva il 14 dicembre 1969. Le polemiche e le rivendicazioni patrimoniali, conseguenti alla conquistata autonomia, a distanza di quasi mezzo secolo, non sono ancora terminate ed è ancora in corso la procedura per la divisione patrimoniale tra i comuni di Acquedolci e San Fratello che, colpita nell'anno 2010 da una nuova disastrosa frana, sta vivendo un gravissimo spopolamento.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Fontana dei Delfini (1924) in Piazza Municipio.

Palazzo del Municipio (1924-1926) progettato da Giovanni Giordano. Prospetto in stile Eclettismo con Cimiero l'uccello Gaipa bianco e Motto Spero simbolo dei Gravina (famiglia) che furono signori del feudo di San Fratello e Acquedolci.

Chiesa di San Benedetto il Moro, Chiesa Madre di Acquedolci , custodisce opere in cartapesta e sculture lignee, dipinti di Giorgio Pinna, la preziosa "Dormizione di Maria" e il mosaico di Marko Ivan Rupnik.

Chiesa di San Giuseppe alla Torre (1500 circa) e complesso architettonico del Castello "Larcan-Gravina".

Monumento ai Caduti di tutte le guerre.

Cimitero Monumentale Comunale dove si trovano i monumenti funebri degli economisti Giuseppe Ricca Salerno e Paolo RiccaSalerno, dello storico Benedetto Rubino, del politico Filadelfio Caroniti e del generale Cirino Rubino.

Ingresso ovest del Castello con i resti dell'antico ponte della Via Francigena

Marina vecchia, Castello e Torre Atàlia[modifica | modifica wikitesto]

Marina Vecchia rappresenta il suggestivo Borgo storico del comune di Acquedolci (cittadina costruita nell'ultimo secolo a partire dal 1922 e conosciuta come Marina Nuova). Il Borgo della Marina, è delimitato dalle vie Castello e Apollonia. Il cuore del pittoresco quartiere è la via Vecchia Marina, strada di collegamento che unisce il centro alla zona balneare del "Buffone". Particolare rilevanza architettonica rappresentano i ruderi del vecchio castello e del Maschio (architettura) della Torre Atàlia, edificata a fine Anni 1390 dal Cavaliere Ugerotto Larcan . All'interno del Castello, uno dei primi a pianta quadrata di Sicilia [1] si trova il Baglio (architettura) più antico dell'isola risalente al Regno di Trinacria e sono ancora riconoscibili le cantine, gli appartamenti privati del Principe Francesco Ferdinando di Palagonia ed i saloni. Tra le rovine si trova la sconsacrata chiesetta di San Giuseppe, recentemente recuperata, che custodisce il pregevole altare settecentesco di San Giuseppe. In questa chiesa, risalente ai primi anni del '500, i contadini e gli schiavi del signore del feudo si recavano a pregare. Ha inizio in questi luoghi la storia di Benedetto da San Fratello, nato da schiavi originari del''Africa. La madre del santo, Diana Larcan, viveva in questo castello [9] che venne edificato lungo un arco temporale compreso tra il XVII e il XVIII secolo. La Torre Atalia fece parte del complesso di torri d'avvistamento fatte rinforzare da Carlo V, nel XVI secolo, per la difesa delle coste siciliane contro i Saraceni e finì per costituire la parte importante del Castello attorno al quale si sviluppò nel XVI secolo il Borgo delle AcqueDolci. La Marina Vecchia è costituita anche da un nucleo di case settecentesche, alcune delle quali si trovano in una situazione di grave degrado. Il Borgo della Marina Vecchia comprende anche la chiesetta di San Giacomo che si trova lungo l'antica Via Francigena ed è meta di pellegrinaggi da circa mille anni.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Grotta di San Teodoro[modifica | modifica wikitesto]

Nei pressi del Pizzo Castellaro si trova la Grotta di San Teodoro. All'interno sono state ritrovate le ossa della donna più antica di Sicilia alla quale è stato attribuito il nome di Thea[10], risalente a circa 11.000 anni fa, e ossa di ippopotami, elefanti e feci di iene risalenti a 200.000 anni fa. Nella grotta si rifugiarono intorno all'anno mille i monaci Basiliani in fuga dall'oriente Iconoclasta (Iconoclastia) che diedero il nome alla grotta dedicandola a San Teodoro martire dell'iconoclastia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gallo-italico e Gallo-italico di Sicilia.

Ancora oggi, tra gli abitanti di Acquedolci di origine sanfratellana, è parlato l'antico dialetto Galloitalico di Sicilia, in cui si riscontrano elementi del lombardo e del piemontese dell'XIII secolo, del francese e del provenzale. Gli abitanti originari di San Fratello sono infatti discendenti dei coloni e dei soldati provenienti dall'Italia settentrionale e dalla Francia meridionale che si stanziarono in queste zone con la conquista normanna della Sicilia. Ad Acquedolci il dialetto sanfratellano ha dato vita ad una eteroglossia interna del dialetto che è oggetto di studio da parte delle Università siciliane che riscontrano in questo dialetto i caratteri tipici del siciliano letterario.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

  • Carnevale di Acquedolci: la maschera ufficiale è Doroteo, divertente e coraggioso burlone, raffigurato assiso sul suo trono che è il Castello del paese. È affiancato dal Campanile che raffigura la libertà, impugna il suo scettro di Saccharum officinarum con il quale difende il paese dalla tristezza.
  • Fiera di maggio che precede la festa di San Giuseppe e che rientra tra le fiere storiche di Sicilia. Anticamente questa fiera si svolgeva in spiaggia, unitamente alla fiera del bestiame.
  • La prima domenica di agosto viene festeggiato il santo patrono,San Benedetto il Moro. La memoria liturgica del santo patrono è il 4 aprile.
  • La terza domenica di Maggio si festeggia il compatrono San Giuseppe.
  • Il 15 agosto si svolge la processione Dormitio Virginis.
  • Durante la Settimana Santa viene allestito in chiesa il "sepolcro", adornato con i tradizionali laurini, piatti con steli di grano, germogliati sull'ovatta in assenza di luce, abbelliti con fiori e nastri di stoffa. Le statue dell'antico Crocifisso ligneo e dell'Addolorata vengono portate in processione durante la Via Crucis del Venerdì Santo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le attività economiche prevalenti sono l'agricoltura (settori agrumicoli e oleario) e l'artigianato. L'artigianato tipico è caratterizzato dalle lavorazioni di legno, ferro e marmo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
Lista Civica Sindaco [12]
Democrazia Cristiana Sindaco [12]
Democrazia Cristiana Sindaco [12]
Democrazia Cristiana Sindaco [12]
- Sindaco [12]
lista civica Sindaco [12]
lista civica Sindaco [12]
lista civica Sindaco riconfermato l'8 maggio 2012[12]
Lista Civica Sindaco [12]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Acquedolci fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.4 (Montagna litoranea dei Nebrodi)[13].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Istat 2011, su istat.it. URL consultato il 20 maggio 2014.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione al 31 dicembre 2019.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Comune di Acquedolci, su comunediacquedolci.it, 21 dicembre 2010. URL consultato il 21 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 24 novembre 2010).
  5. ^ Considerate le strette affinità urbanistiche di Acquedolci con Letchworth, la famosa Garden City inglese, è stata avanzata una proposta di gemellaggio tra i due centri dall'architetto Pierpaolo Faranda.
  6. ^ Notizie da CITTA' GIARDINO: il piano Acquedolci dell'architetto Pierpaolo Faranda, casa editrice Quanat
  7. ^ cfr. p. 293 de Inventario delle nuove fondazioni in Italia a cavallo degli anni trenta, in Antonio Pennacchi, Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce, Bari, Laterza, 2008.
  8. ^ notizie tratte dal volume dell'arch. Pierpaolo Faranda "CITTA' GIARDINO: il piano Acquedolci" - casa editrice Quanat
  9. ^ Salvatore Miracola, Girolamo Lanza e gli Eremiti di San Francesco.
  10. ^ Acquedolci Online, su acquedolcionline.com, 21 dicembre 2010. URL consultato il 21 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2010).
  11. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  12. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/
  13. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 20 maggio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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