Arcidiocesi di Gaeta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Arcidiocesi di Gaeta
Archidioecesis Caietana
Chiesa latina
Gaeta, Basilica Cattedrale - Facciata - 1.jpg
Regione ecclesiastica Lazio
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Luigi Vari
Vicario generale Mariano Parisella
Arcivescovi emeriti Fabio Bernardo D'Onorio, O.S.B.
Sacerdoti 71 di cui 54 secolari e 17 regolari
2.104 battezzati per sacerdote
Religiosi 20 uomini, 155 donne
Diaconi 25 permanenti
Abitanti 163.000
Battezzati 149.400 (91,7% del totale)
Superficie 603 km² in Italia
Parrocchie 57 (4 vicariati)
Erezione VIII secolo
Rito romano
Cattedrale Santi Erasmo e Marciano e Santa Maria Assunta
Indirizzo Piazza Arcivescovado 2, 04024 Gaeta [Latina], Italia
Sito web www.arcidiocesigaeta.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
La basilica santuario della Madonna del Colle a Lenola.
La cattedra episcopale, nella cattedrale di Gaeta.
Il palazzo arcivescovile di Gaeta.

L'arcidiocesi di Gaeta (in latino: Archidioecesis Caietana) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede, appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2013 contava 149.400 battezzati su 163.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo Luigi Vari.

Patroni, santi e beati dell'arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Patroni dell'arcidiocesi sono i santi Erasmo e Marciano, vescovi e martiri, commemorati il 2 giugno. Compatrona è la Madonna della Civita venerata nel santuario omonimo situato sulla sommità del monte Fusco, nel comune di Itri; la ricorrenza liturgica è il 21 luglio.

Nell'arcidiocesi sono venerati i seguenti santi e beati:

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi si estende su due provincie del Lazio e comprende i comuni di Campodimele, Castelforte, Fondi, Formia, Gaeta, Itri, Lenola, Minturno, Monte San Biagio, Santi Cosma e Damiano, Sperlonga, Spigno Saturnia, Ponza e Ventotene in provincia di Latina; e i comuni di Ausonia, Coreno Ausonio e Pastena in provincia di Frosinone.

Sede arcivescovile è la città di Gaeta, dove si trova la basilica cattedrale di Maria Santissima Assunta. A Lenola sorge la basilica minore della Madonna del Colle, mentre a Fondi si trova l'ex cattedrale di San Pietro Apostolo.

Parrocchie e foranie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie dell'arcidiocesi di Gaeta.

Il territorio si estende su 603 km² ed è suddiviso in 57 parrocchie raggruppate in quattro foranie:

  • forania di Gaeta
  • forania di Fondi: Fondi, Campodimele, Itri, Lenola, Pastena, Monte San Biagio, Sperlonga
  • forania di Formia: Formia, Spigno Saturnia, Ponza, Ventotene;
  • forania di Minturno: Minturno, Ausonia, Castelforte, Coreno Ausonio, Santi Cosma e Damiano

Santuari[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio dell'arcidiocesi sono censiti i seguenti santuari:[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso delle reliquie di Sant'Erasmo nella città di Gaeta, formella dalla colonna del cero pasquale della cattedrale di Gaeta (seconda metà del XIV secolo)

La sede di Gaeta trae origine dall'antica diocesi di Formia, attestata a partire dal V secolo, a cui Gregorio Magno aveva unito la soppressa diocesi di Minturno. All'epoca di papa Silvestro I (314-335) è documentata l'esistenza di una possessio in territuriu Gaetano che Costantino I assegna all'arcivescovo di Capua.[2] Durante l'VIII secolo il castrum di Gaeta acquista sempre più importanza nell'ambito dei possedimenti bizantini in Italia; già sul finire del secolo, la città poté conquistare un certo grado di autonomia stringendo alleanze con i papi di Roma.[2]

In questo contesto politico i vescovi di Formia si stabilirono, all'inizio forse solo momentaneamente, a Gaeta. Il primo di questi è Campolo, menzionato in una lettera di papa Adriano II del 788 come episcopus civitatis Caietanae.[2] Nei vescovi successivi tuttavia il titolo episcopale non è uniforme: infatti Giovanni I (ca. 830) è noto come episcopus Formianus, il successore Leone I (840) come episcopus Minturnensis ac Formiensis, mentre Costantino (846-855) è indicato come episcopus ecclesiae Formianae et Castri Cajetani. L'ultimo vescovo che mantenne il solo titolo formiano è stato Leone II, che prese parte ad un concilio romano nell'861. «Dopo l'866 il Castrum Caietae, ormai sede stabile del vescovo, passò al rango di civitas, mentre dall'867 Formiae scomparve definitivamente dal titolo episcopale».[2]

All'inizio del X secolo, durante l'episcopato di Bono, furono rinvenute nella chiesa di Santa Maria di Gaeta le reliquie di sant'Erasmo di Formia, che fu proclamato patrono della diocesi. A lui fu dedicata la cattedrale di Gaeta, consacrata da papa Pasquale II e dal vescovo Alberto un 22 gennaio,[3] probabilmente quello del 1106.[4]

Agli inizi dell'XI secolo venne unita alla diocesi di Gaeta quella di Traetto, l'antica diocesi di Minturno, accorpata a Formia attorno al 590 e restaurata con il nuovo nome sotto il pontificato di papa Leone III.

Nel Medioevo diversi vescovi gaetani provenivano da monasteri benedettini: Stefano (972), abate del monastero dei Santi Teodoro e Martino di Gaeta; Leone III (995), abate del monastero di San Magno di Fondi; Rinaldo I (1090-1094), Riccardo I (1124-1145) e Rinaldo II (1168-1171), monaci di Montecassino. Un figlio della Chiesa di Gaeta, Giovanni, monaco cassinese e autore della vita e del martirio di sant'Erasmo[5], assunse un ruolo centrale nella Curia romana: fu cancelliere curiale e collaboratore di Urbano II e Pasquale II, e nel 1118 fu eletto papa assumendo il nome di Gelasio II.[6]

Con una bolla del 12 marzo 1159[7] diretta al vescovo Giacinto, papa Adriano IV «fissò i confini della diocesi, descrisse tutte le chiese, le terre, i casali e i castelli sottoposti al suo dominio, e confirmò tutt'i privilegi, le giurisdizioni, le prerogative e le grazie dai suoi predecessori accordati».[8] Le stesse concessioni furono ripetute da papa Alessandro III nel 1170 al vescovo Rinaldo II.

Nel Cinquecento, dopo la morte di Tommaso De Vio (1519-1534), autore di un commentario della Summa di Tommaso d'Aquino e legato pontificio in Germania, iniziò una serie ininterrotta di vescovi d'origine spagnola fino alla morte di José Guerrero de Torres nel 1720. Questi vescovi si impegnarono nell'attuazione in diocesi dei decreti riformatori del concilio di Trento. Tuttavia, il seminario fu eretto solamente nel Settecento ad opera di un vescovo italiano, il teatino Gennaro Carmignani (1738-1770).

All'inizio dell'Ottocento la diocesi comprendeva, oltre Gaeta, i seguenti abitati: Mola (Formia), Castellone, Itri, Sperlonga, Maranola, Trivio, Castellonorato, Spigno, Traetto, Santa Maria Pulcherino, Tufo, Tremonzuli, Le Fratte, Coreno, Castelforte, Suio, Ponza e Ventotene.[9] Nel 1818, a seguito del concordato stipulato tra papa Pio VII e il re delle Due Sicilie Ferdinando I di Borbone, al territorio della diocesi di Gaeta venne unito quello della soppressa diocesi di Fondi.

Immediatamente soggetta alla Santa Sede sin dalle origini, il 31 dicembre 1848 la sede di Gaeta venne elevata ad arcidiocesi da papa Pio IX in occasione del suo esilio nella città, con la bolla In sublimi.

Nell'ex palazzo del cardinale Tommaso De Vio, che fu sede del seminario arcivescovile fino agli anni sessanta, ha sede il museo diocesano e della religiosità del Parco dei Monti Aurunci.[10] Nello stesso palazzo si trovano anche l'archivio e la biblioteca diocesana.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Campolo † (menzionato nel 788)[11]
  • Giovanni I † (menzionato nell'830 circa)[11]
  • Leone I † (menzionato nell'840 circa)[12]
  • Costantino † (prima dell'846 - dopo l'855)
  • Leone II † (menzionato nell'861)
  • Ramfo (Rainulfo I) † (menzionato nell'867)[13]
  • Anonimo † (menzionato nell'879 e nell'881)[11]
  • Deodato † (prima dell'899 - dopo il 910 o 914[14])
  • Bono † (menzionato nel 919)[15]
  • Pietro I † (prima del 933 - dopo il 936)[13]
  • Marino I † (menzionato nel 955)[13]
  • Lando (o Landone) †[16]
  • Stefano, O.S.B. † (972 - dopo il 983)
  • Leone III, O.S.B. † (menzionato nel 995)
  • Bernardo I † (documentato dal 997 al 1047)[13]
  • Leone IV † (documentato dal 1049 al 1071)[13]
  • Rinaldo I, O.S.B. † (1090[17] - dopo il 1094)
  • Alberto † (documentato dal 1105 al 1119)[13]
  • Riccardo I, O.S.B. † (documentato dal 1124 al 1145)[13]
  • Teodino, O.S.B. † (tra il 1148 e il 1151)
  • Trasmundo, O.S.B. † (tra il 1148 e il 1151)[18]
  • Giacinto † (prima del 1154 - dopo il 1159)[11]
  • Rinaldo II, O.S.B. † (prima del 1168 - 1171 nominato arcivescovo di Bari)[19]
  • Riccardo II † (menzionato nel 1175)[19]
  • Pietro II † (documentato dal 1177 al 1201)[19]
  • Egidio † (documentato dal 1203 al 1210)[19]
  • Anonimo † (menzionato nel 1217)[19]
  • Adenolfo † (documentato dal 1219 al 1240)[19]
  • Pietro da Terracina, O.P. † (31 marzo 1252 - 1255 nominato vescovo di Terracina)[19]
  • Benvenuto † (31 gennaio 1256 - 1276 deceduto)
  • Bartolomeo † (21 dicembre 1276 - ?)
  • Matteo Mirabello † (1290 - 1305 deceduto)
  • Francesco Bruno, O.F.M. † (18 febbraio 1306 - 11 maggio 1321[13] deceduto)
  • Francesco Gattola † (21 agosto 1321 - 8 ottobre 1340 deceduto)
  • Antonio Aribandi, O.F.M. † (25 maggio 1341 - 1344 deceduto)
  • Ruggero Frezza † (10 novembre 1348 - 1372 o 1374 deceduto)
  • Giovanni II † (9 aprile 1375 - ? deceduto)
  • Pietro III † (prima del 1381 - 23 marzo 1395 deceduto)
  • Agostino, O.E.S.A. † (12 novembre 1395 - agosto 1397 deceduto)
  • Ubertino Lipari, O.F.M. † (18 agosto 1397 - 1399 deceduto)
  • Niccolò, O.S.B. † (24 dicembre 1399 - 14 maggio 1404 nominato vescovo di Isernia)
  • Marino Merula † (14 maggio 1404 - 1421 ? deceduto)
  • Antonio da Zagarolo, O.F.M. † (20 maggio 1422 - 1427 deceduto)
  • Giovanni de Normannis † (15 ottobre 1427 - novembre 1440 deceduto)
  • Felice Fajadelli, O.P. † (24 gennaio 1441 - 1444 dimesso)
  • Giacomo di Navarra † (22 maggio 1444 - 1461 deceduto)
  • Francesco Patrizi † (4 ottobre 1463 - 1494 deceduto)
  • Baccio Ugolini † (24 agosto 1494 - 1494 deceduto)
  • Paolo Odierna † (22 ottobre 1494 - 13 agosto 1506 deceduto)
  • Fernando Herrera † (4 novembre 1506 - 1518 deceduto)
  • Tommaso De Vio, O.P. † (13 aprile 1519 - 10 agosto 1534 deceduto)
  • Esteban Gabriel Merino † (17 febbraio 1535 - 28 luglio 1535 deceduto)
  • Pedro Flores † (31 gennaio 1537 - 3 maggio 1540 deceduto)
  • Antonio Lunello † (19 gennaio 1541 - 1559 deceduto)
  • Pietro Lunello † (30 gennaio 1566[20] - 7 maggio 1587 deceduto)
  • Alfonso Laso Sedeño † (12 ottobre 1587 - 7 febbraio 1596 nominato arcivescovo di Cagliari)
  • Giovanni de Gantes † (28 maggio 1598 - 28 aprile 1604 nominato vescovo di Mazara del Vallo)
  • Domingo (Pedro) de Oña, O. de M. † (27 giugno 1605 - 13 ottobre 1626 deceduto)
    • Sede vacante (1626-1634)
  • Jacinto del Cerro, O.P. † (3 aprile 1634 - 13 ottobre 1635 deceduto)
  • Jerónimo Domín Funes, O. Carm. † (14 dicembre 1637 - 23 aprile 1650 deceduto)
  • Gabriel Ortiz de Orvé † (28 ottobre 1651 - 1662 deceduto)
  • Juan de Paredes, C.R.S.A. † (17 aprile 1662 - 22 agosto 1662 deceduto)
    • Sede vacante (1662-1665)
  • Baltasar Valdés y Noriega † (6 luglio 1665 - 29 dicembre 1667 deceduto)
    • Sede vacante (1667-1670)
  • Martino Ibáñez y Villanueva † (16 giugno 1670 - 27 maggio 1675 nominato arcivescovo di Reggio Calabria)
  • Antonio del Río Colmenares † (27 aprile 1676 - 14 marzo 1678 nominato arcivescovo di Acerenza e Matera)
  • Lorenzo Mayers Caramuel, O. de M. † (18 aprile 1678 - 26 febbraio 1683 deceduto)
  • José Sanz de Villaragut, O.F.M. † (6 dicembre 1683 - 2 gennaio 1693 nominato vescovo di Pozzuoli)
  • José Guerrero de Torres, O.E.S.A. † (13 aprile 1693 - 26 marzo 1720 deceduto)
  • Carlo Pignatelli, C.R. † (14 gennaio 1722 - 21 marzo 1730 deceduto)
  • Santiago Pinaque, O.Carm. † (11 dicembre 1730 - aprile 1737 deceduto)
  • Francesco Lanfreschi † (12 giugno 1737 - 21 maggio 1738 nominato arcivescovo di Acerenza e Matera)
  • Gennaro Carmignano, C.R. † (24 novembre 1738 - 11 agosto 1770 deceduto)
  • Carlo Pergamo † (16 dicembre 1771 - 26 giugno[13] 1785 deceduto)
    • Sede vacante (1785-1792)
  • Gennaro Clemente Francone † (27 febbraio 1792 - 18 dicembre 1797 nominato vescovo di Troia)
  • Riccardo Capece Minutolo, O.S.B. † (18 dicembre 1797 - 3 settembre 1801 deceduto)
    • Sede vacante (1801-1805)
  • Michele Sanseverino † (26 giugno 1805 - 1812 deceduto)
    • Sede vacante (1812-1818)
  • Francesco Buonomo † (25 maggio 1818 - 1827 deceduto)
  • Luigi Maria Parisio † (25 giugno 1827 - 26 gennaio 1854 deceduto)
  • Filippo Cammarota † (23 giugno 1854 - 23 febbraio 1876 deceduto)
  • Nicola Contieri, O.S.B.I. † (3 aprile 1876 - 14 dicembre 1891 dimesso)
  • Francesco Niola † (14 dicembre 1891 - 14 agosto 1920 deceduto)
  • Pasquale Berardi † (21 aprile 1921 - 9 maggio 1925 dimesso)
  • Dionigio Casaroli † (14 agosto 1926 - 24 febbraio 1966 deceduto)
  • Lorenzo Gargiulo † (24 febbraio 1966 succeduto - 26 gennaio 1973 dimesso)
  • Luigi Maria Carli † (26 gennaio 1973 - 14 aprile 1986 deceduto)
  • Vincenzo Maria Farano † (14 agosto 1986 - 12 febbraio 1997 ritirato)
  • Pier Luigi Mazzoni † (12 febbraio 1997 - 20 settembre 2007 ritirato)
  • Fabio Bernardo D'Onorio, O.S.B. (20 settembre 2007 - 21 aprile 2016 ritirato)
  • Luigi Vari, dal 21 aprile 2016

Attuale arcivescovo[modifica | modifica wikitesto]

Attuale arcivescovo di Gaeta è Luigi Vari, sacerdote della sede suburbicaria di Velletri-Segni, eletto da papa Francesco il 21 aprile 2016, consacrato vescovo il 21 giugno 2016 da Vincenzo Apicella; ha preso possesso dell'arcidiocesi sabato 9 luglio 2016.[21]

Vescovi oriundi dell'arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 163.000 persone contava 149.400 battezzati, corrispondenti al 91,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 108.900 108.000 100,8 97 78 19 1.122 26 113 43
1969 129.698 130.800 99,2 116 80 36 1.118 41 322 50
1980 136.361 143.630 94,9 110 66 44 1.239 48 298 54
1990 149.000 152.000 98,0 90 56 34 1.655 1 36 219 57
1999 153.000 156.150 98,0 85 56 29 1.800 19 29 223 57
2000 155.000 158.100 98,0 87 58 29 1.781 19 32 225 57
2001 151.200 159.153 95,0 81 53 28 1.866 19 31 225 57
2002 151.200 159.153 95,0 82 54 28 1.843 18 31 225 57
2003 150.000 159.124 94,3 83 55 28 1.807 18 31 225 57
2004 159.175 159.315 99,9 82 55 27 1.941 18 30 229 57
2006 152.350 160.150 95,1 81 54 27 1.880 18 30 216 57
2013 149.400 163.000 91,7 71 54 17 2.104 25 20 155 57

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi.
  2. ^ a b c d Jean-Claude Lacam e Alessandro Vella, Formiae (Formia). Introduction, in C. Ferrante, J.-C. Lacam, D. Quadrino (ed.), Fana, templa, delubra. Corpus dei luoghi di culto dell'Italia antica (FTD), 4, Regio I. Fondi, Formia, Minturno, Ponza, Roma 2015, pp. 47-57.
  3. ^ Nel codice Casinense 585, un messale tre-quattrocentesco appartenuto al convento francescano di Sant'Agata di Gaeta, e conservato nell'Archivio dell'Abbazia di Montecassino, dove a p. 2 (Calendario), al 22 di gennaio si legge, in inchiostro nero: Sanctorum Vincentii et Anastasii martirum, cui segue, in rosso: et dedicatio ecclesie maioris Ga(ie)te (cfr. Mariano Dell'Omo, Un messale tre-quattrocentesco del convento francescano di S. Agata di Gaeta e una Confexio valde pulcra et optima in volgare (Cod. Casin. 585), in «Ubi neque aerugo neque tinea demolitur». Studi in onore di Luigi Pellegrini per i suoi settanta anni, a cura di M.G. Del Fuoco, Napoli 2006, pp. 168-169 e nota 5).
  4. ^ L'anno, che da Ferdinando Ughelli a Ludovico Antonio Muratori fino a Paul Fridolin Kehr oscilla tra il 1099 e il 1110, è incerto.
  5. ^ Il testo della vita in latino, con traduzione italiana in: Ferraro, Memorie Religiose e Civili della Città di Gaeta, pp. 11 e seguenti.
  6. ^ Fliche-Martin, Storia della Chiesa dalle origini fino ai giorni nostri, vol. VIII, La riforma gregoriana e la riconquista cristiana (1057-1123), S.A.I.E., Torino 1959, pp. 511-512.
  7. ^ Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 87, nº 12.
  8. ^ D'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, p. 238.
  9. ^ D'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, p. 240, nota 1.
  10. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi.
  11. ^ a b c d Kehr, Italia pontificia, VIII, pp. 86-87.
  12. ^ Ughelli, Italia sacra, I, col. 527.
  13. ^ a b c d e f g h i Ferraro, Memorie Religiose e Civili della Città di Gaeta, pp. 205 e seguenti.
  14. ^ La prima data è quella indicata da Cappelletti e Gams, mentre Ferraro riporta l'anno 914.
  15. ^ All'epoca del vescovo Buono (o Bono) fu rinvenuto il corpo di sant'Erasmo. Ughelli, e con lui Gams e Cappelletti, pongono questo avvenimento nell'880, Ferraro al 919; altre fonti (Santi e Beati) riportano invece la data del 917, e altre ancora quella del 914.
  16. ^ Vescovo attestato dalla cronotassi del sito web dell'arcidiocesi, ed assegnato agli anni 966-972; ignoto alle altre fonti.
  17. ^ Secondo al Cronaca Cassinese (Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 87) Rinaldo divenne vescovo nel 1090 per la morte del predecessore Leone; questo porta ad escludere Trasmondo, citato da Cappelletti nel 1075.
  18. ^ I vescovi Teodino e Trasmundo, monaci di Montecassino, divennero vescovi di Gaeta in un'epoca compresa tra il 1148 e il 1151; tuttavia non è dato sapere chi dei due governò per primo la diocesi (Ferraro).
  19. ^ a b c d e f g Kamp, Kirche und Monarchie…, I, pp. 81-87.
  20. ^ Così Eubel; secondo Gams, Pietro Lunello fu eletto il 30 gennaio 1560.
  21. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi di Gaeta.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi Portale Diocesi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diocesi