Lenola

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Claimlenola.jpg
Lenola
comune
Lenola – Stemma
Lenola – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
Sindaco Andrea Antogiovanni (Lista civica) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 41°24′33″N 13°27′45″E / 41.409167°N 13.4625°E41.409167; 13.4625 (Lenola)Coordinate: 41°24′33″N 13°27′45″E / 41.409167°N 13.4625°E41.409167; 13.4625 (Lenola)
Altitudine 475 m s.l.m.
Superficie 45,24 km²
Abitanti 4 195[1] (31-03-2015)
Densità 92,73 ab./km²
Frazioni Ambrifi, Camposerianni, Madonna del Latte, Carduso, Liverani, Passignano, Vallebernardo
Comuni confinanti Campodimele, Castro dei Volsci (FR), Fondi, Pastena (FR), Pico (FR), Vallecorsa (FR)
Altre informazioni
Cod. postale 04025
Prefisso 0771
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059012
Cod. catastale E527
Targa LT
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Cl. climatica zona D, 1 856 GG[2]
Nome abitanti lenolesi
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lenola
Lenola
Posizione del comune di Lenola nella provincia di Latina
Posizione del comune di Lenola nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Lenola (Lénola[3]) è un comune italiano di 4 195 abitanti[1] della provincia di Latina nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio comunale si ergono diversi rilievi dei monti Ausoni, tra i quali il monte Appiolo, il monte Chiavino e la Cima del Nibbio.

Lenola si trova a 425 metri sul livello del mare, all'estremità occidentale della provincia di Latina, da cui dista 68 km, ai confini con la provincia di Frosinone. Comune di 45,70 km², con una popolazione di circa 4.195 abitanti, è posta a pochi km da Fondi lungo la Strada Statale 637 che collega questo centro a Frosinone. Proprio lungo questa strada, in prossimità del Km.36, fino a qualche anno fa era possibile ammirare il cippo in pietra segnante il confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli di cui Lenola rappresentava l'ultimo baluardo.

È circondata dai monti Ausoni che gradatamente si elevano sino a raggiungere altezze considerevoli e si allargano, verso sud ovest, a forma di gola offrendo sullo sfondo uno scenario incantevole, “un panorama il più bello d'Italia” per usare le parole di Re Vittorio Emanuele III: I monti, le colline, la piana con il lago e parte del salto di Fondi, il mar Tirreno e le isole Ponziane o Pontine.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Rinomata per il suo clima "fresco ed asciutto" fu residenza estiva dei vescovi di Fondi. Ancora oggi nei mesi estivi e luogo prediletto di turisti e abitanti dei paesi limitrofi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente chiamata Inola, Inula, Enola, come risulta da moltissime pergamene dell'archivio di Montecassino, l'origine della città è abbastanza incerta.

Alcuni storici attribuiscono la fondazione della città agli Enotri, navigatori giunti nel XV secolo a.C. dall'Oriente. Secondo altri storici, invece, Inola fu fondata da profughi di Amiclae, antica città fondata dai Laconi sulle rive del lago di Fondi, e distrutta forse dagli Osci. Stando alle ultime ricerche, sembra che Lenola fu fondata dagli Opici, che fusi successivamente con i Sanniti, presero in epoche successive il nome di Osci, Ausoni e Aurunci. Il ritrovamento di reperti archeologici risalenti al VI secolo a.C. potrebbe avvalorare questa ipotesi.

Sembra che da Enula abbia preso il nome l"Enula Campana", ossia l"Inula Helenim" dei botanici, che è divenuto, da tempo immemorabile, lo stemma di questo comune.

Epoca Romana[modifica | modifica wikitesto]

Prima che Roma estendesse il dominio nel Lazio, era Magistrato di Inola Alfio Sabio. Il suo mausoleo si poteva ammirare sin verso la fine del 1800 in quella contrada che oggi è chiamata “Vallefusica”. Qui è stato rinvenuto un cippo in pietra con una iscrizione dedicata al magistrato e conservata attualmente presso il palazzo comunale.

In questo periodo Lenola ebbe uomini illustri che raggiunsero i vertici del potere nel governo di Fondi. Ci sono stati tramandati i nomi di Alessio governatore, Arcasio, senatore, e Valerio, questore e tribuno della plebe. Lenola, che i Romani chiamavano “Oppidum Ini”, finì insieme a Fondi sotto il dominio di Roma quando questa, estese il suo dominio nel Lazio (492-395 a.C.).

Fu ascritta dal senato romano alla tribù Emilia sotto la reggenza del magistrato Caio Curtonio, come si può leggere in una iscrizione in pietra che si trovava nell'ex Palazzo Labbadia, luogo che molti storici individuarono come l'abitazione del magistrato di Inola, nel punto più alto dell'abitato identificabile con l'Acropoli, dove sorgeva un tempio pagano che il Bartolo, magistrato romano in Inola, fece consacrare al culto cattolico.

Durante la marcia di Annibale lungo la via Appia in direzione di Roma (c. 217 a.C.), nel salto di Fondi trovò Minucio con le sue truppe a sbarrargli il passaggio. Il generale cartaginese prese la via montana, la “Consolare” che univa la Via Appia alla Via Latina, per immettersi in quest'ultima e raggiungere Roma. Giunto però presso Lenola, ebbe uno scontro con le truppe romane nella località ancor oggi nota come “Valle di Annibale” (in dialetto locale “Vanniballe”), dove sono stati ritrovati resti di armature.

Nel 47 d.C., a seguito del diffondersi del Cristianesimo, furono perpetrate feroci persecuzioni fra le quali quella di Decio che fece numerose vittime, tra cui tali Onorio e Livio dai quali ebbe inizio la storia della Madonna del Colle di Lenola.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Fu sotto il dominio dei Goti fino al 553 e più volte assediata e saccheggiata dai Longobardi: particolarmente duri furono gli attacchi del 581, ad opera di Zottone, duca di Benevento, e quelli del 595.

Nel 846 i Saraceni si spinsero fino a Lenola, che saccheggiarono distruggendo le chiese della Santissima Annunziata e di Santa Croce.

Nel 1138 Lenola, con Ambrifi e Acquaviva, passò sotto il dominio dei Normanni che si erano impossessati del feudo di Fondi il quale, costituito in Contea, fu affidato alla famiglia dei Dell'Aquila. Coinvolta nelle lotte tra il papato e Federico II, nel 1229 Lenola venne occupata dall'esercito pontificio. Con il matrimonio contratto tra Giovanna, ultima erede della casa dell'Aquila, e Roffredo III Cajetani, nel 1299, Lenola passò alla famiglia Cajetani come parte della contea di Fondi.

Fu anche coinvolta nello scisma d'occidente che nel conclave di Fondi del 20 settembre 1378 portò all'elezione di Clemente VII dopo aver annullato quella di Urbano VI, al secolo Bartolomeo Prignano, nativo di Itri. La posizione stessa di Lenola, presso la linea di confine tra lo Stato pontificio e il regno di Napoli, la rendeva naturale obiettivo di tutte le guerre che nel XV secolo si svolsero tra il papa, gli Aragonesi e gli Angioini, alle quali si aggiunsero le lotte tra i Cajetani di Fondi e quelli di Sermoneta.

Alla discesa di Carlo VIII in Italia (1494), il conte di Fondi Onorato III si schierò con i Francesi. Tornato Ferdinando II sul trono, Onorato fu privato di tutti i suoi feudi, tra cui Lenola, assegnati a Prospero Colonna.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra l'8 e il 9 agosto 1534 il famigerato corsaro Kair-ed-din detto il “Barbarossa” assaltò Fondi per rapire la bellissima contessa Giulia Gonzaga che, però, avvertita in tempo, riuscì a fuggire. Il pirata, deluso, ordinò una feroce carneficina ed un orrendo saccheggio, incendiando e profanando templi. Un gruppo di suoi seguaci, con la speranza di trovare la contessa si spinse nel territorio lenolese, dove sembra che avesse trovato rifugio nel castello baronale. Devastò i campi fertili e, a poche centinaia di metri dal paese, incendiò il ricco Monastero dei Benedettini intitolato a S. Martino in località omonima, mai più risorto. Quasi tutti i religiosi perirono; andarono distrutte antiche e preziose memorie ed opere d'arte. Ma alla fine, il vecchio barone Manfredi, messosi a capo di gran parte dei cittadini riuscì a sconfiggere i pirati nordafricani.

Nella seconda metà del XVI secolo le cronache parlano, per la prima volta, del brigantaggio. Il periodo che va dal 1600 al 1700 fu per Lenola quello di massimo splendore, soprattutto per gli avvenimenti legati alla figura di Gabriel Mattei e al Santuario della Madonna del Colle che incisero profondamente sulla storia del luogo e ne condizionarono gli sviluppi futuri. Nel XIX secolo riesplose il fenomeno del brigantaggio. I superstiti della banda di “Fra Diavolo” continuarono a seminare terrore e morte nei paesi degli Ausoni. A Lenola il 16 settembre 1814, in contrada Vignolo, sequestrarono il nobile Carlo Grossi che liberarono dopo aver malmenato e minacciato di morte.

Alla “Carboneria” parteciparono tre lenolesi: Paolino Mastrojanni, Luigi Pandozzi e Antonio Pandozzi.

Durante il soggiorno di Pio IX a Gaeta, Lenola ospitò in palazzo Grossi il cardinale Tommaso Pasquale Gizzi (segretario di Stato nel 1846 e presidente del Consiglio dei ministri nel 1847), fece da collegamento tra Roma e Gaeta, negoziando con diplomatici e politici di mezza Europa. Fu proprio a Lenola che il 3 giugno 1849 il Cardinale cessò di vivere.

Alla seconda guerra di indipendenza partecipò Gerardo Fasolo. Nato a Lenola il 13 settembre 1841, all'età di 18 anni si arruolò volontariamente nel corpo garibaldino dei “Cacciatori delle Alpi”, che si distinsero nelle battaglie di Palestro (30 e 31 maggio 1859) e Magenta (4 giugno 1859). Fu durante quest'ultima che salvò la vita al re Vittorio Emanuele II. Per questo gesto, fu insignito della medaglia d'argento al valore militare. Subito dopo l'unità d'Italia riprese vita quel vasto fenomeno del brigantaggio. Sui motivi di questa protesta si innestarono, trovandovi un terreno largamente favorevole, le rivendicazioni dell'ex re borbone Francesco II, sostenuto dal clero e da elementi reazionari. Va sicuramente menzionato per il brigante Luigi Alonzi detto “Chiavone”. La sua banda, di cui faceva parte anche il lenolese Domenico Pannozzo, il 5 maggio 1861 assalì Lenola, devastò gli uffici del comune, dove tolse dalle pareti i ritratti di Vittorio Emanuele Il e di Garibaldi per sostituirli con quelli di Francesco II e di Maria Sofia dichiarando decaduto il nuovo regno unitario e ripristinato quello borbonico.

Dopo la morte di Chiavone, una parte della sua banda restò ad operare a Lenola sulle montagne confinanti con lo Stato Pontificio. Nel 1864 una delle tante vittime di quei briganti fu Domenico Grossi: rapito, gli fu tagliato un orecchio dietro pagamento di un riscatto di 200 ducati. Altre persone legate alla famiglia Labbadia furono oggetto di rapimenti da parte dei briganti: Il 1º dicembre 1864 furono rapiti Luigi Labbadia e suo figlio Francesco, il 9 dicembre 1864 Mosè Labbadia, al quale fu tagliato l'orecchio sinistro e rilasciato dietro pagamento del riscatto insieme al cugino Gerardo. Gli stessi briganti sequestrarono anche Antonio Labbadia che fu rilasciato dietro pagamento di un riscatto di 300 ducati.

Alla terza guerra di indipendenza tra i “Cacciatori delle Alpi” di Garibaldi, che il 21 luglio a Bezzecca riportarono l'unico parziale successo nella suddetta guerra, militò Francesco Ingrao: nato a Grotte, in Sicilia, visse a Lenola dal 1869 fino alla sua morte, ricoprendo anche la carica di sindaco dal 1896 al 1913.

Pesante è stato il tributo che Lenola, bombardata ben 5 volte dal gennaio al maggio del 1944 e in gran parte distrutta, ha pagato alla seconda guerra mondiale: 119 morti, tra civili e soldati, decine di feriti oltre alle violenze compiute contro i civili (marocchinate) dai goumier del Corpo di spedizione francese in Italia agli ordini del generale Juin. Importante la presenza di lenolesi tra i partigiani; citiamo, tra gli altri, il futuro presidente della Camera dei Deputati Pietro Ingrao.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Piccolo Comune di poche migliaia di abitanti, occupato dalle truppe tedesche impegnate a difesa della linea Gustav, subì un violentissimo bombardamento che causò la morte di cinquantotto civili e numerosi feriti. I sopravvissuti, costretti all'evacuazione dovettero trovare rifugio nelle campagne circostanti. Con l'arrivo degli alleati il paese dovette registrare centinaia di atti di efferata violenza su donne e uomini da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio.»
— Lenola (LT), 1943-1944

La cerimonia di consegna si tenne il 25 aprile 2005 a Roma nel cortile del Quirinale in occasione del 60° della Liberazione, alla presenza delle più alte cariche politiche e militari dello Stato.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

ARCHITETTURA RELIGIOSA

  • Basilica- Santuario Madonna del Colle (XVII sec.)
  • Chiesa di Santa Maria Maggiore (XV sec.)
  • Chiesa di San Giovanni Evangelista (XIII sec.)
  • Chiesa della Madonna delle Benigne Grazie (X sec.)
  • Chiesa della Madonna del Latte (VII sec.)
  • Chiesetta di San Biagio (XVIII sec.)
  • Chiesa di San Rocco (XVI sec.)
  • Chiesa di Santa Maria del Campo (XIV sec.)

ARCHITETTURA CIVILE

  • Centro Storico
  • Castello Baronale Boccia
  • Palazzo Notarianni
  • Palazzo Ingrao
  • Palazzo Grossi
  • Ex Palazzo Labbadia
  • Scalinata della Pace
  • Rovine di Ambrifi
  • Rovine di Acquaviva
  • Castelliere di Monte Passignano

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il numero delle famiglie, secondo il geografo Lorenzo Giustiniani[senza fonte], nel XVI secolo erano:

  • anno 1532 famiglie 116;
  • anno 1545 famiglie 125;
  • anno 1561 famiglie 168;
  • anno 1595 famiglie 190;
  • anno 1669 famiglie 196.

Questa piccola comunità era formata da tre fasce sociali: borghese (nobiltà locale), artigiana e contadina.

Nel 1660 le famiglie borghesi erano nove: Pandozy, Notarianni, De Simone, Grossi, Crescenzi, De Longis, Magni, De Filippis e Labbadia.

A queste, verso la metà del 1800, si aggiunsero gli Ingrao provenienti da Grotte in Sicilia, i Cardi, Boccia e Mancini da Itri.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Lenola[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Festival internazionale di cortometraggi Inventa un Film.[5]
  • Festa dell'Ambiente
  • Antica sagra della trebbiatura

Enogastronomia[modifica | modifica wikitesto]

  • Olio Extra vergine di Oliva
  • Pettela e fasuoli
  • Spaghetti di asparagi selvatici
  • Caprettone
  • Cacioricotta fresca di capra
  • Biscotti secchi lenolesi: Struffoli, taralli ecc.
  • Nocino di San Giovanni Battista
  • Asparagi selvatici

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927, in seguito al R.D. n.1 del 2 gennaio 1927 che istituisce la provincia di Frosinone passa dalla Campania al Lazio, e nel passa 1934 passa dalla provincia di Frosinone alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
16 gennaio 1988 26 maggio 1990 Alessandro Labbadia Lista civica Sindaco
26 maggio 1990 6 aprile 1993 Alessandro Labbadia Lista civica Sindaco
6 aprile 1993 23 aprile 1995 Gian Battista De Filippis Democrazia Cristiana Sindaco
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Gian Battista De Filippis Centrodestra Sindaco
13 giugno 1999 24 febbraio 2003 Germi Guglietta Forza Italia Sindaco [6]
24 febbraio 2003 25 maggio 2003 Domenico Talani Commissario Prefettizio
25 maggio 2003 13 aprile 2008 Gian Battista De Filippis Lista civica Sindaco
13 aprile 2008 26 maggio 2013 Gian Battista De Filippis Lista civica Sindaco
26 maggio 2013 in carica Andrea Antogiovanni Lista civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Pro Lenola Calcio che milita nel girone D laziale di Promozione.

Personalità sportive legate a Lenola[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Antonio Notarianni “Viaggio per l'Ausonia” 1814
  • Giovanni Conte Colino “Storia di Fondi” 1901
  • Nazareno Terella “Lenola ed il Santuario del Colle” 1902
  • Giulio Domenichini “Storia e Cronistoria di Lenola e il Santuario del Colle. Dalle origini al nostro tempo.” 1998
  • Donatella di Biasio Giovanni Macaro Sandra Mazzucco “Per non dimenticare… Lenola…” 1999
  • Ministero degli Affari Esteri "Documenti Diplomatici" presentati al parlamento 1865

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN310607719
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