Lenola

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Lenola
comune
Lenola – Stemma Lenola – Bandiera
Lenola – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Coat of Arms.svg Lazio
ProvinciaProvincia di Latina-Stemma.png Latina
Amministrazione
SindacoFernando Magnafico (lista civica Insieme per Lenola) dal 10-6-2018
Territorio
Coordinate41°24′33″N 13°27′45″E / 41.409167°N 13.4625°E41.409167; 13.4625 (Lenola)Coordinate: 41°24′33″N 13°27′45″E / 41.409167°N 13.4625°E41.409167; 13.4625 (Lenola)
Altitudine475 m s.l.m.
Superficie45,24 km²
Abitanti4 094[1] (31-12-2020)
Densità90,5 ab./km²
FrazioniAmbrifi, Camposerianni, Madonna del Latte, Carduso, Liverani, Passignano, Vallebernardo
Comuni confinantiCampodimele, Castro dei Volsci (FR), Fondi, Pastena (FR), Pico (FR), Vallecorsa (FR)
Altre informazioni
Cod. postale04025
Prefisso0771
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT059012
Cod. catastaleE527
TargaLT
Cl. sismicazona 3A (sismicità bassa)[2]
Cl. climaticazona D, 1 856 GG[3]
Nome abitantiLenolesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lenola
Lenola
Lenola – Mappa
Posizione del comune di Lenola nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Lenola (Lènola[4]) è un comune italiano di 4 094 abitanti[1] della provincia di Latina nel Lazio.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Sul territorio comunale si ergono diversi rilievi dei monti Ausoni e degli Aurunci, tra i quali il monte Appiolo, il monte Chiavino e la Cima del Nibbio.

Lenola si trova a 425 metri sul livello del mare, all'estremità occidentale della provincia di Latina, da cui dista 68  km, ai confini con la provincia di Frosinone. Comune di 45,70 km², è posta a pochi km da Fondi lungo la Strada Statale 637 che collega questo centro a Frosinone. Proprio lungo questa strada, in prossimità del Km. 36, fino a qualche anno fa era possibile ammirare il cippo in pietra segnante il confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli, di cui Lenola rappresentava l'ultimo baluardo.

È circondata dai monti Ausoni e Aurunci, che gradatamente si elevano sino a raggiungere altezze considerevoli e si allargano, verso sud ovest, a forma di gola offrendo sullo sfondo uno scenario incantevole, “un panorama il più bello d'Italia” per usare le parole di Re Vittorio Emanuele III: i monti, le colline, la piana con il lago e parte del Salto di Fondi, il mar Tirreno e le isole Ponziane.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Rinomata per il suo clima "fresco ed asciutto" fu dal XVII secolo residenza estiva dei vescovi di Fondi. Ancora oggi nei mesi estivi è luogo prediletto di turisti e abitanti dei paesi limitrofi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Nel medioevo si ha notizia di una centro fortificato chiamato Inola, Inula, Enula, come risulta dalle pergamene dell'archivio di Montecassino. Sembra che Enula abbia preso il nome dalla pianta comunemente detta Enula Campana, ossia l'Inula helenium dei botanici. L'Enola (da cui il toponimo moderno Lenola) è divenuta, da tempo immemorabile, lo stemma di questo comune.

Epoca Romana[modifica | modifica wikitesto]

In epoca romana il comprensorio su cui nel medioevo sorse il castrum Inulae faceva parte del territorio della città di Fundi (Fondi) ascritta alla tribù Aemilia. Di questo periodo si conservano a Lenola alcune epigrafi funerarie relative a cittadini come Caio Curtonio, Alfio Salbio e Quinto Safinio, che rivestì la carica di rex sacrorum. Importanti ritrovamenti archeologici sono avvenuti nella piana di Ambrifi e, più recentemente, in località "Fontana delle Strette" a seguito di uno scavo autorizzato condotto dall'Associazione storico-culturale "Monti Ausoni", che nel 2018 ha organizzato i numerosi reperti in un percorso espositivo allestito presso l'antica sede del Comune.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La prima notizia del castrum Inule, inquadrato nel ducato di Fondi e nella diocesi omonima, risale al 1072/1073, quando fu donato dal duca di Fondi Littefredo all’abbazia di Montecassino (CDC, II, doc. n. 248).

Nel 1140 Lenola, con i vicini castelli di Ambrifi e Acquaviva, entrò a far parte della contea normanna di Fondi, nel Regno di Napoli, concessa alla famiglia Dell'Aquila. Coinvolta nelle lotte tra il papato e Federico II, nel 1229 Lenola venne occupata dall'esercito pontificio. Con il matrimonio contratto nel 1299 tra Giovanna, ultima erede della casa dell'Aquila, e Roffredo III Caetani, anche Lenola, come tutta la contea di Fondi, passò alla famiglia Caetani. Verso la metà del Duecento il nucleo abitato ebbe una fase di espansione all'esterno dell'originaria cinta di mura: si venne a creare così un borgo gravitante intorno alla nuova chiesa di S. Maria Assunta - che assunse il rango di chiesa madre prima di pertinenza dell'antica chiesa di S. Giovanni Evangelista - e alla vicina sede dell'Università (Comune) di Lenola.

Lenola fu anche coinvolta nello Scisma d'Occidente che nel conclave di Fondi del 20 settembre 1378 portò all'elezione di Clemente VII in contrapposizione a papa Urbano VI, al secolo Bartolomeo Prignano. La posizione stessa di Lenola, presso la linea di confine tra lo Stato pontificio e il Regno di Napoli, la rendeva naturale obiettivo di tutte le guerre che nel XV secolo si svolsero tra il papa, gli Aragonesi e gli Angioini, alle quali si aggiunsero le lotte tra i Caetani di Fondi e quelli di Sermoneta.

Alla discesa di Carlo VIII in Italia (1494), il conte di Fondi Onorato III Caetani si schierò con i Francesi. Salito al trono di Napoli Federico d'Aragona, nel 1497 Onorato fu privato definitivamente della contea di Fondi, e quindi anche di Lenola, che venne assegnata a Prospero Colonna.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra l'8 e il 9 agosto 1534 il famigerato corsaro Khayr al-Dīn detto il “Barbarossa” assaltò Fondi per rapire la bellissima contessa Giulia Gonzaga che però, avvertita in tempo, riuscì a fuggire: alcuni storici ritengono che si rifugiasse proprio a Lenola.

Nella seconda metà del XVI secolo le cronache parlano, per la prima volta, del brigantaggio. Il periodo che va dal Seicento al Settecento fu per Lenola quello di massimo splendore, soprattutto per gli avvenimenti legati alla figura di Gabriele Mattei (alias Fra Deogratias), fondatore del santuario della Madonna del Colle; la storia dei primi anni di vita di questo santuario fu narrata efficacemente in ottava rima dal chirurgo e poeta lenolese Curzio Mattei, testimone di quegli eventi. A Lenola nacquero il pittore Giovanni Pandozy (1719-1790) e il medico, botanico e antiquario Francescantonio Notarianni (1759-1843), che in patria visse e operò per lunghi periodi.

Nel XIX secolo riesplose il fenomeno del brigantaggio. I superstiti della banda di Fra Diavolo“ continuarono a seminare terrore e morte nei paesi degli Ausoni. A Lenola il 16 settembre 1814, in contrada Vignolo, sequestrarono il nobile Carlo Grossi che liberarono dopo aver malmenato e minacciato di morte.

Alla “Carboneria” parteciparono tre lenolesi: Paolino Mastrojanni, Luigi Pandozzi e Antonio Pandozzi.

Durante il soggiorno di Pio IX a Gaeta, Lenola ospitò in palazzo Grossi il cardinale Tommaso Pasquale Gizzi (segretario di Stato nel 1846 e presidente del Consiglio dei ministri nel 1847), il quale fece da collegamento tra Roma e Gaeta, negoziando con diplomatici e politici di mezza Europa. Fu proprio a Lenola che il 3 giugno 1849 il cardinale cessò di vivere e fu sepolto nella chiesa di S. Maria Maggiore.

Alla seconda guerra di indipendenza partecipò Gerardo Fasolo. Nato a Lenola il 13 settembre 1841, all'età di 18 anni si arruolò volontariamente nel corpo garibaldino dei “Cacciatori delle Alpi”, che si distinsero nelle battaglie di Palestro (30 e 31 maggio 1859) e Magenta (4 giugno 1859). Fu durante quest'ultima che salvò la vita al re Vittorio Emanuele II. Per questo gesto, fu insignito della medaglia d'argento al valore militare. Subito dopo l'Unità d'Italia riprese vita il fenomeno del brigantaggio. Sui motivi di questa protesta si innestarono, trovandovi un terreno largamente favorevole, le rivendicazioni dell'ex re borbone Francesco II, sostenuto dal clero e da elementi reazionari. Va sicuramente menzionato per il brigante Luigi Alonzi detto “Chiavone”. La sua banda, di cui faceva parte anche il lenolese Domenico Pannozzo, il 5 maggio 1861 assalì Lenola, devastò gli uffici del comune, dove tolse dalle pareti i ritratti di Vittorio Emanuele Il e di Garibaldi per sostituirli con quelli di Francesco II e della regina Maria Sofia dichiarando decaduto il nuovo regno unitario e ripristinato quello borbonico.

Dopo la morte di Chiavone, una parte della sua banda restò ad operare a Lenola sulle montagne confinanti con lo Stato Pontificio. Nel 1864 una delle tante vittime di quei briganti fu Domenico Grossi: rapito, gli fu tagliato un orecchio per ottenere un riscatto di 200 ducati. Altre persone legate alla famiglia Labbadia furono oggetto di rapimenti da parte dei briganti: il 1º dicembre 1864 furono rapiti Luigi Labbadia e suo figlio Francesco, il 9 dicembre 1864 Mosè Labbadia, al quale fu tagliato l'orecchio sinistro: venne rilasciato dopo il pagamento del riscatto insieme al cugino Gerardo. Gli stessi briganti sequestrarono anche Antonio Labbadia che ottenne la libertà dietro pagamento di un riscatto di 300 ducati.

Alla terza guerra di indipendenza tra i “Cacciatori delle Alpi” di Garibaldi, che il 21 luglio a Bezzecca riportarono l'unico parziale successo nella suddetta guerra, militò Francesco Ingrao: nato a Grotte, in Sicilia, visse a Lenola dal 1869 fino alla sua morte, ricoprendo anche la carica di sindaco dal 1896 al 1913.

Pesante è stato il tributo che Lenola, bombardata ben 5 volte dal gennaio al maggio del 1944 e in gran parte distrutta, ha pagato alla seconda guerra mondiale: 119 morti, tra civili e soldati, decine di feriti oltre alle violenze compiute contro i civili (marocchinate) dai goumier del Corpo di spedizione francese in Italia agli ordini del generale Juin. Importante la presenza di lenolesi tra i partigiani; citiamo, tra gli altri, il futuro presidente della Camera dei Deputati Pietro Ingrao (Lenola, 1915 - Roma, 2015).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Piccolo Comune di poche migliaia di abitanti, occupato dalle truppe tedesche impegnate a difesa della linea Gustav, subì un violentissimo bombardamento che causò la morte di cinquantotto civili e numerosi feriti. I sopravvissuti, costretti all'evacuazione dovettero trovare rifugio nelle campagne circostanti. Con l'arrivo degli alleati il paese dovette registrare centinaia di atti di efferata violenza su donne e uomini da parte delle truppe marocchine. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio.»
— Lenola (LT), 1943-1944

La cerimonia di consegna si tenne il 25 aprile 2005 a Roma nel cortile del Quirinale in occasione del 60° della Liberazione, alla presenza delle più alte cariche politiche e militari dello Stato.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architettura religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della Madonna del Colle
  • Santuario Madonna del Colle (XVII sec.), basilica minore dal 21 febbraio 2015.[5]
  • Chiesa di Santa Maria Maggiore (XIII sec.)
  • Chiesa di San Giovanni Evangelista (XI sec.)
  • Chiesa della Madonna delle Benigne Grazie
  • Chiesetta di San Biagio (XVIII sec.)
  • Chiesa di San Rocco
  • Chiesa di Santa Maria del Campo
  • Ruderi della chiesa della Madonna del Latte
  • Ruderi della chiesa di Santa Croce
  • Resti dell'ex chiesa dell'Annunziata

Architettura civile[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro storico
  • Palazzo Notarianni
  • Palazzo Ingrao
  • Palazzo Grossi
  • Ex Palazzo Labbadia
  • Porta del Colle
  • Scalinata della Pace, museo "a cielo aperto" progettato e realizzato dallo scultore e architetto lenolese Peppino Quinto con il patrocinio del Comune e il supporto di numerosi artisti italiani e stranieri, che inviarono i disegni serviti come base per i mosaici eseguiti da Bruno Ammann.
  • Teatro all'aperto, nel Parco Mondragon, su progetto di Peppino Quinto.
  • Fontana-cascata, realizzata da Peppino Quinto nel Parco Mondragon.

Architettura militare[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello baronale
  • Rovine di Ambrifi
  • Rovine di Acquaviva
  • Castelliere di Monte Passignano

Altro[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento a Gabriele Mattei, scultura in marmo di Peppino Quinto.
  • Monumento alle vittime civili della Seconda guerra mondiale, scultura in marmo di Peppino Quinto.
  • Monumento alla Madonna del Colle, gruppo di sculture su marmo e pietra, opera di Peppino Quinto (2005)
  • Monumento alla donna, in piazza del Comune, scultura in granito di Peppino Quinto (2015).

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Il numero delle famiglie, secondo il geografo Lorenzo Giustiniani[senza fonte], nel XVI secolo erano:

  • anno 1532 famiglie 116;
  • anno 1545 famiglie 125;
  • anno 1561 famiglie 168;
  • anno 1595 famiglie 190;
  • anno 1669 famiglie 196.

Questa piccola comunità era formata da tre fasce sociali: borghese (nobiltà locale), artigiana e contadina.

Nel 1660 le famiglie borghesi erano nove: Pandozy, Notarianni, De Simone, Grossi, Crescenzi, De Longis, Magni, De Filippis e Labbadia.

A queste, verso la metà del 1800, si aggiunsero gli Ingrao provenienti da Grotte in Sicilia, i Cardi, i Boccia e i Mancini da Itri.

A metà del 1900 le famiglie nobiliari rimaste erano i Notarianni, i Crescenzi, i De Simone, i Boccia, i Pandozy e gli Ingrao.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Celtic Freedom Camp
  • Festival internazionale di cortometraggi Inventa un Film.[7]
  • Festa dell'Ambiente
  • Antica sagra della trebbiatura

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Olio extra vergine di oliva
  • Pettela e fasuoli
  • Spaghetti di asparagi selvatici
  • Caprettone
  • Cacioricotta fresca di capra
  • Biscotti secchi lenolesi: struffoli, taralli ecc.
  • Nocino di San Giovanni Battista
  • Asparagi selvatici

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la tabella storica elaborata dall'Istat a tema Unità locali, intesa come numero di imprese attive, ed addetti, intesi come numero addetti delle unità locali delle imprese attive (valori medi annui).[8]

2015 2014 2013
Numero imprese attive % Provinciale Imprese attive % Regionale Imprese attive Numero addetti % Provinciale Addetti % Regionale Addetti Numero imprese attive Numero addetti Numero imprese attive Numero addetti
Lenola 262 0,67% 0,06% 524 0,43% 0,03% 274 554 268 487
Latina 39.304 8,43% 122.198 7,75% 39.446 120.897 39.915 123.310
Lazio 455.591 1.539.359 457.686 1.510.459 464.094 1.525.471

Nel 2015 le 262 imprese operanti nel territorio comunale, che rappresentavano lo 0,67% del totale provinciale (39.304 imprese attive), hanno occupato 524 addetti, lo 0,43% del dato provinciale (122.198 addetti); in media, ogni impresa nel 2015 ha occupato due persone (2,00).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1927, in seguito al R.D. n.1 del 2 gennaio 1927 che istituisce la provincia di Frosinone passa dalla Campania al Lazio, e nel 1934 passa dalla provincia di Frosinone alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
16 gennaio 1988 26 maggio 1990 Alessandro Labbadia Lista civica Sindaco
26 maggio 1990 6 aprile 1993 Alessandro Labbadia Lista civica Sindaco
6 aprile 1993 23 aprile 1995 Gian Battista De Filippis Democrazia Cristiana Sindaco
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Gian Battista De Filippis Centrodestra Sindaco
13 giugno 1999 24 febbraio 2003 Germi Guglietta Lista civica Sindaco [9]
24 febbraio 2003 25 maggio 2003 Domenico Talani Commissario Prefettizio
25 maggio 2003 13 aprile 2008 Gian Battista De Filippis Lista civica Sindaco
13 aprile 2008 26 maggio 2013 Gian Battista De Filippis Lista civica Sindaco
26 maggio 2013 10 giugno 2018 Andrea Antogiovanni Lista civica Sindaco
10 giugno 2018 in carica Fernando Magnafico Lista civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Pro Lenola Calcio che milita nel girone I di Seconda Categoria laziale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2020 (dato provvisorio).
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Lenola", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.
  5. ^ (EN) Basilica Santuario della Madonna del Colle, Lenola, Latina, Italy, su gcatholic.org. URL consultato il 4 settembre 2020.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Sito web della manifestazione
  8. ^ Atlante Statistico dei comuni dell'Istat, su asc.istat.it. URL consultato il 3 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2020).
  9. ^ Sfiduciato dal Consiglio Comunale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Antonio Notarianni, Viaggio per l'Ausonia, in Giornale enciclopedico di Napoli, 1814.
  • Giovanni Conte Colino, Storia di Fondi, Napoli 1901.
  • Nazareno Terella, Lenola ed il Santuario del Colle, Lenola 1902.
  • Giulio Domenichini, Storia e Cronistoria di Lenola e il Santuario del Colle. Dalle origini al nostro tempo, Lenola 1998.
  • Donatella di Biasio, Giovanni Macaro, Sandra Mazzucco, Per non dimenticare … Lenola, Lenola 1999.
  • Bruna Angeloni, Giovanni Pesiri (a cura di), Apprezzo dello Stato di Fondi fatto dalla Regia Camera nell’anno 1690, edizione con note di commento, Firenze 2008.
  • Giovanni Pesiri, Una lettera collettiva d’indulgenza dell’anno giubilare 1300 per il castrum di Lenola, in Giorgio Falco tra Roma e Torino, Velletri, 12 ottobre 2016. Velletri e la Marittima al tempo del Giubileo, Velletri, 10 novembre 2016. Due convegni veliterni, Tivoli 2017, pp. 323-344.
  • Ministero degli Affari Esteri "Documenti Diplomatici" presentati al parlamento 1865

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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