Convento di Sant'Agata

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Convento di Sant'Agata
Gaeta, ex convento di Sant'Agata - Chiostro visto da nord-ovest.jpg
I ruderi del chiostro con la galleria superstite e le celle (a sinistra) e la chiesa (a destra)
StatoItalia Italia
RegioneLazio
LocalitàGaeta
Indirizzovia Monte Tortona s.n.c.
Religionecattolica di rito romano
TitolareAgata di Catania
OrdineTerzo ordine regolare di San Francesco (1327-1389/1404)
Ordine dei frati minori (1389/1404-1809)
Arcidiocesi Gaeta
Consacrazione15 gennaio 1357
Sconsacrazione1809
FondatoreFrancesco II Gattola
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione4 giugno 1327
Completamento1357

Coordinate: 41°13′40.95″N 13°33′41.5″E / 41.228041°N 13.561528°E41.228041; 13.561528

«[...] Or tu giaci
nello squallor dell'abbandono, e il bello
sottrassero di te mani rapaci.
E nudo, scheletrito, non più quello
che visse lo splendor d'anni vivaci
di corvi e serpi ti consumi ostello.»

(Salvatore Buonuomo, Ruderi di Sant'Agata[1])

Il convento di Sant'Agata, ridotto allo stato di rudere, si trova a Gaeta, in provincia di Latina; i suoi resti sono situati nel rione Spiaggia, sulla sommità del colle omonimo.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Veduta interna della chiesa, dedicata il 15 gennaio 1357 dal vescovo Ruggero Frezza

Il convento di Sant'Agata venne edificato sulla cima di un'altura a nord del Borgo di Gaeta[3] nel secondo quarto del XIV secolo; venne fondato sotto l'episcopato di Francesco II Gattola il 4 giugno 1328 da alcuni eremiti del Terzo ordine regolare di San Francesco con posizioni vicine a quelle dei fraticelli,[4] e successivamente, grazie all'interessamento dei figli di Pietro di Alfano di Casanova, del Terzo ordine francescano, fu edificata la chiesa annessa, dedicata alla Vergine Maria, alla martire catanese e a sant'Onofrio e dedicata il 15 gennaio 1357 dal vescovo Ruggero Frezza,[5] come riportato in una perduta iscrizione:

(LA)

«Anno D(omi)ni .M(illesi)mo CCCLVII. die .XV. mensis
Ianuarii .X. ind(ictione) consecrata fuit
Per D(om)num Rogerium Episcopum Gajetanum
Presens Eccl(esi)a S(an)cte Agathe Territorij Gajete olim
Anno D(omi)ni 1328 die quarta Iunii fundata
Per D(omi)num Franciscum Gattula olim
Ep(iscop)um Gajetanum tempore Fratris Francisci
De Aierola filii Petri de Alfano de Casanova de
Tertio Ordine Beati
Francisci ibidem morantis ac fundari construi
Edificari consecrari [---] id(one)am Ecclesiam
Ad honorem Dei B(eate) Marie B(eate) Agathe B(eati) Onufrii»

(IT)

«Il giorno 15 del mese di gennaio dell'anno del Signore 1357, indizione decima, fu consacrata dal signore Ruggero, vescovo di Gaeta, la presente chiesa di Sant'Agata nel territorio di Gaeta, in precedenza fondata il giorno 4 giugno dell'anno 1328 dal signore Francesco Gattola, allora vescovo di Gaeta. Al tempo di frate Francesco di Agerola, i figli di Pietro di Alfano di Casanova, appartenenti Terzo ordine francescano e ivi dimoranti, [stabilirono] che fosse fondata, costruita, edificata e consacrata una chiesa acconcia in onore di Dio, della Beata Maria, della Beata Agata e del Beato Onofrio.»

(Iscrizione perduta.[6])

L'area circostante era caratterizzata dalla presenza di altri due insediamenti cenobitici di recente fondazione: la cistercense abbazia di Santo Spirito di Zennone nella piana di Arzano, costruita nel 1291-1295,[7] e il piccolo monastero certosino di San Giacomo di Galizia, fondazione del 1350 della certosa di Trisulti,[8] la cui chiesa venne dedicata dal vescovo Frezza il 20 agosto 1357.[9]

Durante il pontificato di Bonifacio IX (1389-1404) il convento di Sant'Agata passò dapprima ai frati minori, che dentro le mura della città avevano già quello di San Francesco. Nel corso del XV secolo vi dimorò alcune volte san Bernardino da Siena (da alcune fonti locali anacronisticamente indicato come fondatore del cenobio[10]) intorno alla cui figura, in seguito all'abbandono ottocentesco del complesso, si sviluppò la credenza popolare di un non meglio specificato tesoro nascosto nel convento, mai rinvenuto.[11] Nei secoli successivi la struttura non subì mutazioni, essendo piuttosto oggetto di riparazioni finanziate prevalentemente dal comune di Gaeta, che per lavori urgenti stanziò dieci ducati nel 1692 e ottanta ducati nel 1700, all'epoca del guardiano e canonico della cattedrale Guastaferri.[12] Nel 1725 la comunità che viveva nel convento era costituita da sei-sette elementi fra laici e sacerdoti,[13] mentre nel 1742 essa risultava composta da quattro sacerdoti, tre frati laici e cinque terziari ed il guardiano era Ferdinando di Casale.[12]

Colle Sant'Agata visto da nord-est con, sulla sommità, i ruderi del convento

Durante l'assedio di Gaeta del 1799 il convento venne occupato dagli uomini del brigante Michele Arcangelo Pezza, noto come Fra Diavolo, per sfruttarne la strategica posizione che permetteva di controllare da un punto privilegiato i movimenti delle truppe napoleoniche; nello stesso frangente vi trovò riparo anche la banda del brigante sorano Gaetano Mammone, anch'egli impegnato contro i francesi.[14] Durante l'assedio del 1806 vi si insediarono le truppe assedianti che devastarono il complesso; tuttavia i frati vi rimasero fino alla soppressione degli ordini religiosi voluta nel 1809 dal re di Napoli Gioacchino Murat.[15] Nel 1837, non avendo la città di Gaeta un camposanto idoneo, l'ex convento (e per mancanza di spazio anche le cisterne sottostanti) fu provvisoriamente utilizzato come cimitero finché, l'anno successivo, il comune non stabilì di tornare ai precedenti tre poli di sepoltura (San Domenico dentro le mura e il convento dei Cappuccini e Santa Maria di Porto Salvo nel Borgo).[16]

Il complesso tornò ad essere sfruttato per scopi militari con l'assedio del 1860: vi fu installata dai piemontesi una batteria, la XIII «del Monte S. Agata» che doveva aiutare le XI, XII e XVI situate sul vicino colle dei Cappuccini, con tre mortai che a fatica furono portati in cima lungo il fianco orientale dell'altura; per ripararsi dal fuoco nemico furono sfruttati gli edifici preesistenti, già in stato di rovina, ed un terrapieno appositamente costruito nel dicembre del 1860. Completato l'allestimento dell'artiglieria il 7 gennaio 1861, la batteria entrò in funzione il giorno successivo quando sparò 141 colpi senza subire né arrecare danno; tuttavia, a causa degli scarsi risultati all'indomani venne dismessa.[17] Durante la prima guerra mondiale la Marina Militare sfruttò il sito come punto di avvistamento; nel corso della seconda, nel 1944, i resti dell'ex convento furono bombardati dalle truppe alleate di stanza lungo il Garigliano.[18] Nei decenni successivi lo stato di degrado del complesso a causa dell'abbandono è aumentato, con significativi crolli delle strutture.[19] Fino agli anni 1970 nei pomeriggi dei giorni 31 ottobre e 1 e 2 novembre era tradizione presso la popolazione di Gaeta recarsi presso i ruderi in suffragio di coloro che ivi avevano trovato sepoltura.[20]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Pianta schematica del complesso

I ruderi dell'ex convento di Sant'Agata sorgono sulla sommità del colle omonimo, ad un'altezza di 104 metri s.l.m.,[21] in posizione dominante sul rione Spiaggia, e sono visibili da grande distanza.[22] Il sito è attualmente proprietà privata e sul versante occidentale dell'altura, ad una quota inferiore, sorgono i moderni serbatoi dell'acquedotto;[23] tutto il quadrante nord-orientale, invece, presenta tracce delle antiche colture a terrazzamento.[24] Prima della realizzazione dell'attuale rete stradale il convento era raggiungibile dal Borgo tramite una mulattiera che nel tratto iniziale, nei pressi del fosso di Calegna, presentava tracce di basolato di epoca romana.[25]

Il complesso si presenta di modeste dimensioni[26] e si articola attorno al chiostro quadrato le cui gallerie, coperte con volta a crociera, si aprivano sullo spazio centrale ciascuna con tre arcate a sesto acuto poggianti su pilastri quadrangolari; attualmente risulta integra soltanto la galleria nord-orientale, mentre delle altre rimangono metà della campata più ad est delle tre centrali delle gallerie sud-orientale e nord-occidentale, nonché il pilastro e parte della volta della campata angolare ovest. Il pilastro della campata angolare nord risulta rinforzato in quanto al suo interno è ricavato un pozzo che dà nella cisterna sottostante. Sulle pareti delle tre campate centrali della galleria nord-occidentale sono visibili tracce di affreschi, forse del XVI secolo, che ne adornavano la parte superiore: sono ancora distinguibili un papa e un frate in quella centrale, verosimilmente facenti parti di una Approvazione della regola francescana, e un angelo e una donna in quella più ad ovest, probabilmente appartenenti ad una Sant'Agata visitata dall'angelo in carcere, mentre le pitture presenti nella campata più orientale delle tre risultano illeggibili.[27]

Il chiostro visto da sud-est

Dei quattro lati del chiostro, soltanto quello a sud-ovest dà direttamente sull'esterno con tre grandi finestre quadrangolari. A ridosso di quello sud-orientale, invece, si trovano i resti della chiesa di Sant'Agata della quale permangono, seppur con grandi lacune, la facciata con il portale fuori asse che immetteva nel chiostro, la fiancata destra e la parete di fondo che, come quella opposta, presenta, nella parte superiore, una finestra, probabilmente in origine una monofora ogivale. Il luogo di culto era in stile gotico e aveva una semplice pianta a navata unica di tre campate coperte con volte a crociera estradossate, senza abside. Alla sua sinistra vi sono i ruderi di alcuni ambienti voltati e, all'angolo orientale del convento, il basamento della torre campanaria a base quadrangolare, distrutta nel bombardamento alleato del 1944.[18]

L'ala nord-occidentale era costituita da ulteriori ambienti, alcuni dei quali su due piani. Uno di questi è costituito dall'antica sala capitolare, con due campate voltate a crociera (delle quali una crollata), che presentava sulla volta tracce di affreschi geometrici ancora visibili nella seconda metà del XX secolo; il pavimento risulta sfondato in due punti per la presenza dei "trabucchi", ovvero le cisterne utilizzate per l'inumazione nel 1837-1838 calando i cadaveri attraverso tali aperture.[28]

I locali dell'ala nord-orientale con, al primo piano, le celle dei frati.

L'ala nord-orientale del convento era costituita dalle celle dai frati, situate al primo piano e coperte anch'esse con volte a crociera estradossate il cui profilo lungo le pareti perimetrali tuttora caratterizza il complesso, in quanto è visibile a grande distanza. Si accedeva alle stanze dei frati tramite una scala situata di fianco alla chiesa, che immetteva su una terrazza soprastante la galleria del chiostro e sulla quale si affacciavano le varie celle, ciascuna con la propria porta. I locali del piano inferiore, in gran parte crollati, davano invece nel porticato, e nella campata più settentrionale delle tre centrali di quel lato si trova una porta murata con arco a tutto sesto, caratterizzato da piedritti in pietre squadrate.

In seguito alla chiusura del convento, diverse suppellettili contenute al suo interno furono trasferite presso la vicina chiesa di San Carlo, parrocchiale del rione Spiaggia, nei cui locali tuttora si conserva una statua lignea policroma del XVI secolo raffigurante Sant'Agata.[29] Nel Museo diocesano e della religiosità del Parco dei Monti Aurunci, invece, è esposto un dipinto su tavola di autore campano degli anni 1380 raffigurante la Madonna col Bambino e, nella cimasa, la Crocifissione; profondamente rimaneggiato e totalmente ridipinto nel 1769, si trovava anch'esso presso la chiesa di San Carlo prima di entrare a far parte della collezione del Museo diocesano fin dalla fondazione di quest'ultimo, nel 1956, per poi essere restaurato e ricondotto allo stato originario da Rolando Dionisi nel 1975-1976. Nella parte inferiore dell'opera, su fondo oro, è raffigurata la Vergine nell'atto di allattare il Figlio; le due figure risentono dell'influsso della pittura senese, per quanto alcuni elementi (come la resa prospettica, il chiaroscuro dei volti e l'ampio trono a specchiature quadrangolari sul quale è seduta la Madonna) richiamino piuttosto «gli esemplari giottesco-masiani presenti a Napoli nella prima metà del secolo»; nella cimasa, invece, (di forma triangolare mentre originariamente era ad arco) vi sono Gesù in croce (al centro) tra la Vergine addolorata (a sinistra) e l'evangelista Giovanni, in un paesaggio desolato costituito dalle rocce nude del Calvario.[30] L'opera è stata attribuita a Roberto d'Oderisio, presentando forti analogie con numerose opere dello stesso.[31] Dal convento di Sant'Agata proviene anche un messale plenario votivo del XIV-XV secolo (codice Casinense 585) nel quale con il grado di doppio maggiore sono indicate le dedicazioni della chiesa conventuale (15 gennaio) e della cattedrale di Gaeta (22 gennaio).[32]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ citato in J.R. Forbus, p. 29.
  2. ^ G. Tallini, p. 424.
  3. ^ O. Gaetani d'Aragona, p. 372.
  4. ^ G. Tallini, p. 483.
  5. ^ S. Ferraro, p. 211.
  6. ^ M. Dell'Omo (2006).
  7. ^ Gaetano Andrisani, L'abbazia cistercense di Zannone a Gaeta, in Gazzetta di Gaeta, vol. XV, 2 (172), febbraio 1988 (XVI), 1-9.
  8. ^ O. Gaetani d'Aragona, p. 375.
  9. ^ G. Tallini, p. 90.
  10. ^ P. Rossetto, pp. 21, 60.
  11. ^ Paolo Capobianco, S. Bernardino da Siena e Gaeta, in L'eco di San Giacomo, n. 5, maggio 1979 (II), p. 2.
  12. ^ a b G. Allaria, p. 67.
  13. ^ C. Macaro, p. 41.
  14. ^ Paolo Capobianco, Il convento di Sant'Agata, in Gazzetta di Gaeta, vol. I, n. 3, agosto 1973 (I), 5-8.
  15. ^ Paolo Capobianco, Il culto di Sant'Agata in Gaeta, in L'eco di San Giacomo, 2 (16), febbraio 1980 (III), p. 2.
  16. ^ G. Tallini, pp. 316-317.
  17. ^ F. Carandini, pp. 189-191.
  18. ^ a b #Gaeta, il monastero di Colle Sant’Agata ripulito dalla vegetazione, su ilfaroonline.it, 5 maggio 2017. URL consultato il 10 settembre 2019.
  19. ^ G. Fronzuto, p. 173.
  20. ^ N. Magliocca, p. 189.
  21. ^ L. Salemme, p. 139.
  22. ^ G. Fronzuto, p. 172.
  23. ^ J.R. Forbus, p. 23.
  24. ^ L. Salemme, p. 35.
  25. ^ P. Fantasia, p. 47.
  26. ^ L. Salemme, p. 138.
  27. ^ J.R. Forbus, pp. 28-29.
  28. ^ I Trabucchi ovvero le cisterne del monastero di Colle Sant’Agata dove riposano i resti dei defunti a causa dell’epidemia di colera del 1837-min, su temporeale.info. URL consultato il 10 settembre 2019.
  29. ^ Damiano Di Tucci, I 660 anni dalla consacrazione della chiesetta di s. Agata, su telefree.it, 10 settembre 2017. URL consultato il 10 settembre 2019.
  30. ^ M.L. Casanova (a cura di), p. 30.
  31. ^ A. Petruccelli, pp. 183-184.
  32. ^ M. Dell'Omo (2018), p. 41.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Rossetto, Breve descrittione delle cose più notabili di Gaeta, Napoli, Bulifon, 1690, ISBN non esistente.
  • Federico Carandini, L'assedio di Gaeta nel 1860-61: studio storico-militare, Torino, Stabilimento Tipografico Vincenzo Bona, 1874.
  • Onorato Gaetani d'Aragona, Memorie storiche della città di Gaeta, 2ª ed., Caserta, Stabilimento tipo-litografico della Minerva, 1885, ISBN non esistente.
  • Salvatore Ferraro, Memorie religiose e civili della città di Gaeta, Napoli, Tipografia Francesco Giannini & Figli, 1903, ISBN non esistente.
  • Luigi Salemme, Il borgo di Gaeta: contributo alla storia locale, Torino, ITER, 1939, ISBN non esistente.
  • Pasquale Fantasia, La rete stradale di Roma nell'Agro di Gaeta e gli avanzi delle vecchie costruzioni Romane nelle sue adiacenze, Roma, Castellani, 1943, ISBN non esistente.
  • Giuseppe Allaria, Le chiese di Gaeta, Latina, Ente Provinciale per il Turismo, Camera di Commercio, 1970, ISBN non esistente.
  • Maria Letizia Casanova (a cura di), Arte a Gaeta: dipinti dal XII al XVIII secolo, Firenze, Stiav, 1976, ISBN non esistente.
  • Nicola Magliocca, Usi e costumi del popolo gaetano, Gaeta, Centro Storico Culturale "Gaeta", 1994, ISBN non esistente.
  • Graziano Fronzuto, Monumenti d'arte sacra a Gaeta: storia ed arte dei maggiori edifici religiosi di Gaeta, Gaeta, Edizioni del Comune di Gaeta, 2001, ISBN non esistente.
  • Mariano Dell'Omo, Un messale tre-quattrocentesco del convento francescano di S. Agata di Gaeta e una Confexio valde pulcra et optima in volgare (Cod. Casin. 585) (PDF), in «Ubi neque aerugo neque tinea demolitur». Studi in onore di Luigi Pellegrini per i suoi settanta anni, Napoli, Liguori, 2006, pp. 165-190, ISBN 978-88-207-3202-8.
  • Gennaro Tallini, Gaeta: una città nella storia, Gaeta, Edizioni del Comune di Gaeta, 2006, ISBN non esistente.
  • Carlo Macaro, La Diocesi di Gaeta nel '700, Fondi, Tipolitografia C.O.R.E., 2008, ISBN non esistente.
  • Antonio Petruccelli, Roberto D'Oderisio. Ricostruzione storico-artistica del Magistero formatosi alla Scuola di Giotto alla Corte Agioina di Napoli del XIV secolo, Le Forna, Il Grande Blu, 2012.
  • Mariano Dell'Omo, Le relazioni tra Gaeta e Montecassino nel medioevo e oltre, in Mario d'Onofrio e Manuela Gianandrea (a cura di), Gaeta medievale e la sua cattedrale, Roma, Campisano, 2018, ISBN 978-88-85795-06-8.
  • Jason Ray Forbus, Tesori nascosti a Gaeta, Gaeta, Ali Ribelli, 2019, ISBN 978-88-3346-375-9.

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