Rito romano

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Il rito romano è il rito liturgico tramandato dalla Chiesa di Roma ed è attualmente quello più diffuso del cristianesimo.

Anticamente esistevano tanti altri riti non solo orientali ma anche occidentali. Nella Chiesa latina convivevano accanto al rito romano molti riti locali. Le maggiori chiese locali, infatti, esprimevano tutte un proprio rito particolare. In seguito, data la grandissima importanza attribuita a Roma, luogo del martirio dei santi Pietro e Paolo e sede del papato, il suo rito liturgico è stato adottato altrove, rimpiazzando altri. Dopo il Concilio di Trento, papa Pio V, con la bolla pontificia Quo primum tempore del 14 luglio 1570, stabilì che rimanessero solo quelli che potessero vantare un'antichità di almeno duecento anni. Alcuni riti non soppressi nel 1570, come per esempio il rito lionese e quelli di certi ordini religiosi, sono stati abbandonati successivamente, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II. Sopravvivono il rito ambrosiano, il rito mozarabico, il rito di Braga e quello dell'Ordine certosino. Con queste poche eccezioni, il rito romano oggigiorno è in uso nell'intera Chiesa latina.

Nella Chiesa cattolica il rito romano è il maggiore in termini di diffusione, e per questo si tende a volte a considerarlo erroneamente l'unico cattolico, dimenticando l'esistenza degli altri, sia della Chiesa latina sia delle Chiese cattoliche orientali.

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tradizione Apostolica.

Forma ordinaria e forma straordinaria[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del motu proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, attualmente sono autorizzate due forme della messa dell'unico rito romano, entrambe espressione della stessa lex orandi della Chiesa:

Non sono autorizzate le anteriori edizioni del Messale promulgato da Pio V: l'edizione tipica originale di san Pio V (1570) e quelle di papa Clemente VIII (1604), di papa Urbano VIII (1634), papa Leone XIII (1884) e quella contenente le riforme di Papa Pio X e pubblicata nel 1920 da papa Benedetto XV.

Messa[modifica | modifica wikitesto]

Ciascuna messa del rito romano contiene una parte fissa (preghiere e riti comuni a tutte le messe) e una parte mobile, detto il proprio, che cambia a seconda della circostanza o della celebrazione specifica: il proprio del tempo (es. in Avvento, in Quaresima), il proprio dei santi (nelle cui celebrazioni alcune parti possono essere comuni a più santi della stessa classe), le messe rituali per certi sacramenti come il matrimonio o l'ordinazione, messe per varie necessità e occasioni, messe votive, messe per i defunti.

Le parti mobili comprendono letture, preghiere e canti che hanno relazioni com la circostanza, mentre le parti fisse (es. presentazione delle offerte, consacrazione, Padre nostro, comunione) sono sempre uguali.

La struttura della messa è suddivisa in due parti: la Liturgia della parola e quella eucaristica.

Il rito romano si distingue anche per l'uso di colori diversi nei paramenti liturgici.

Celebranti[modifica | modifica wikitesto]

Nella forma ordinaria del rito romano più sacerdoti possono concelebrare la messa, ma nella forma straordinaria il celebrante è unico. Gli altri partecipanti o sono ministri o semplicemente assistono alla messa. Se, per una giusta causa, un vescovo presente ad una messa celebrata da un presbitero non celebra l'eucaristia, gli si raccomanda di presiedere la celebrazione, guidando almeno la liturgia della parola e benedicendo alla fine il popolo. Se egli non presiede in questa maniera la liturgia, assiste vestito dell'abito corale (con mozzetta e rocchetto) in un luogo adatto ma non alla cattedra.[1][2] Può portare la cappa magna soltanto in diocesi e nelle feste solennissime.[3]

Nel rito romano, come in tutti gli altri riti liturgici della Chiesa cattolica, possono celebrare la messa solo i presbiteri e i vescovi. Il cardinalato di per sé non abilita alla celebrazione della messa, ma dalla morte di Teodolfo Mertel nel 1899 non esiste più alcun cosiddetto cardinale laico. Il Codice Piano Benedettino del 1917 stabilì che chi è creato cardinale deve essere almeno presbitero,[4] e l'attuale Codice di diritto canonico aggiunge che chi non è già vescovo alla nomina deve poi essere ordinato vescovo.[5]

"I fedeli nella celebrazione della messa formano la gente santa, il popolo che Dio si è acquistato e il sacerdozio regale, per rendere grazie a Dio, per offrire la vittima immacolata non soltanto per le mani del sacerdote ma anche insieme con lui, e per imparare a offrire se stessi".[6] Un diacono partecipante svolge funzioni specifiche. Anche un accolito e un lettore istituiti hanno compiti particolari, che nella loro mancanza sono affidati ad altri ministri laici: portare la croce, i ceri, il turibolo, il pane, il vino, l'acqua e proclamare le letture bibliche. Alcuni possono essere designati ministri straordinari della Santa Comunione (non dell'Eucaristia).[7] Altri compiti sono quelli del salmista, del cantore, del maestro del coro e del core stesso, del sacrista, del commentatore, di coloro che raccolgono le offerte dei fedeli e di coloro che accolgono i fedeli alla porta della chiesa, li dispongono ai propri posti e ordinano i loro movimenti processionali.[8]

Incensazione[modifica | modifica wikitesto]

Con l'incensazione si rende onore a certe persone e cose. Nell'incensare l'ostia e il calice presentati al popolo dopo la consacrazione,[9] si sottolinea che il pane e il vino sono diventati realmente il Corpo e il Sangue del Signore.[10] Minore è l'onore che si fa in altri casi di incensazione di persone e di oggetti.

Nel rito romano (qui molto diverso dall'ambrosiano) si fanno oscillare il turibolo in avanti e indietro con tre tiri doppi per il Santissimo Sacramento, per la croce d'altare, per l'Evangelario alla proclamazione del Vangelo, per la reliquia e le immagini di Gesù esposte alla pubblica venerazione, per il sacerdote e per il popolo; con due tiri doppi si incensano le reliquie e le immagini dei santi esposte alla pubblica venerazione; con singoli tiri si incensa l'altare girandogli attorno o, se esso è addossato alla parete, passandone prima la parte destra, poi la sinistra.[11]

Prima e dopo l'incensazione si fa un profondo inchino alla persona o alla cosa che viene incensata. Due sono le eccezioni: all'altare e alle offerte per la Messa non si fa inchino.[12]

L'incensazione del sacerdote e del popolo e quella all'ostensione dell'ostia e del calice vengono effettuate dal diacono o da un ministrante, le altre dal sacerdote stesso.

Candele[modifica | modifica wikitesto]

Nella messa di rito romano l'altare è ornato da almeno due candelabri posti sopra o vicino all'altare con i ceri accesi. Il numero può essere aumentato a quattro o a sei, specialmente nelle messe domenicali e festive di precetto. I candelabri devono essere sette quando celebra il vescovo della diocesi.[13]

Nel presbiterio della chiesa durante i cinquanta giorni del tempo pasquale si trova inoltre il cero pasquale, che viene acceso obbligatoriamente per le messe più solenni (delle domeniche, delle solennità e di tutti i giorni dell'ottava di Pasqua) e facoltativamente in altre celebrazioni liturgiche dello stesso periodo. Dopo Pentecoste è messo nel battistero ed è usato nel rito del battesimo. Nelle esequie può essere messo accanto alla bara.[14]

Nella veglia pasquale il cero pasquale, ornato con cinque grani d'incenso e acceso dal nuovo fuoco benedetto è usato per la benedizione dell'acqua. I cinque grani d'incenso, che ricordano le cinque piaghe di Cristo, sono attaccati a degli spilloni che vengono conficcati nel cero a forma di croce. Sopra e sotto vi sono incise rispettivamente la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco, l'alfa e l'omega, e attorno alla croce le quattro cifre dell'anno in corso.

L'origine del rito intorno al cero pasquale in tale veglia è da ricercare probabilmente nel rito della luce (il lucernario) con il quale i cristiani primitivi iniziavano la veglia di ogni domenica e di cui una variante, il rito del lucernario, persiste nelle celebrazioni vespertine del rito ambrosiano.[14]

Inoltre vi sono i ceri nella festa della Presentazione del Signore al tempio, chiamata "Candelora", benedetti e distribuiti ai fedeli in questa festa; le candele di san Biagio, due candele incrociate (di solito legate tra di loro da un nastro) che vengono usate per benedire la gola e preservare dai malanni; ceri usati per la prima comunione o portati dai comunicandi in cerimonie solenni (cero della comunione); il cero che viene consegnato al padre del bambino o al padrino nella celebrazione del battesimo (cero battesimale).

Di un certo rilievo i ceri portati durante le processioni (cero processionale) da incaricati o appartenenti a certe confraternite, e i ceri per le cerimonie funebri, che per tradizione non dovrebbero essere bianchi come quelli per l'altare, ma di cera grezza e quindi giallo-marroni.

Liturgia delle ore[modifica | modifica wikitesto]

Nel rito romano la liturgia delle ore ha come cardini le Lodi mattutine e i Vespri, che rivestono il carattere di preghiere del mattino e della sera. L'Ufficio delle letture conta la caratteristica propria di preghiera notturna per coloro che celebrano le vigilie, si può adattare a qualunque ora del giorno. I sacerdoti e i diaconi aspiranti al presbiterato, che in quanto tali sono obbligati a recitare ogni giorno la liturgia delle [15] possono scegliere una sola delle ore di Terza, Sesta e Nona invece di recitarle tutte.[16] La Compieta è l'ora che si recita prima del riposo notturno.

Anche quei fedeli che non sono vincolati all'obbligo di recitare la liturgia delle ore "sono caldamente invitati a partecipare alla liturgia delle ore, in quanto è azione della Chiesa".[17]

Con il motu proprio Summorum Pontificum, papa Benedetto XVI concesse ai "chierici costituiti in sacris" (sacerdoti e diaconi) il permesso di usare, invece del testo della Liturgia delle ore, quello del Breviario Romano promulgato nel 1962.[18] Tale permesso non fu concesso ai membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica che sono vincolati alla celebrazione della liturgia delle ore a norma delle proprie costituzioni,[19] né riguarda edizioni del Breviario Romano anteriori a quella del 1962, per esempio quella di Pio V del 1568.

L'edizione del Breviario Romano del 1962 ancora contiene l'ora di Prima. Nell'anno successivo, il Concilio Vaticano II decretò: "L'ora di Prima sia soppressa".[20] L'Ufficio delle lettura è denominato "Mattutino", essendo spesso unita all'ora chiamata Lodi.

Sacramenti[modifica | modifica wikitesto]

Battesimo[modifica | modifica wikitesto]

La celebrazione del battesimo nel rito romano è abbastanza semplice. Quanto segue fa per lo più riferimento al battesimo dei bambini nella forma ordinaria, mentre la liturgia tridentina ha alcune diversità celebrative. Il battesimo degli adulti viene celebrato secondo un analogo canovaccio, ma le varie parti del rito sono suddivise in celebrazioni distinte nel corso del catecumenato, e inoltre il candidato - essendo in età di ragione - ha una parte maggiore nell'interagire direttamente con il celebrante.

Essa consiste in due parti: una può venire celebrata fuori dalla chiesa (più spesso tra le porte, nella bussola, per offrire ai neonati un riparo rispetto al clima esterno). Il celebrante (sacerdote, vescovo oppure diacono nella Chiesa latina) fa il segno della croce sul candidato. Avviene poi l'annunzio della Parola di Dio (liturgia della Parola). Dal momento che il battesimo comporta la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo, vengono pronunziati uno o più esorcismi sul candidato. Questi viene unto (sul petto o anche altrove) con l'olio dei catecumeni, quindi il celebrante impone su di lui la mano ed egli (oppure il padrino o la madrina per lui) rinunzia esplicitamente a Satana ("abrenuntio" o "rinuncio"). Così preparato, il candidato può professare la fede della Chiesa alla quale sarà "consegnato" per mezzo del battesimo.

Fino a prima della riforma il celebrante metteva in bocca al neonato qualche grano di sale, rito oggi caduto in disuso.

Il celebrante introduce poi il bambino dentro la chiesa, presso il fonte battesimale o battistero, che per tradizione oggi (sia nel rito romano sia in quello ambrosiano) è appena dentro la chiesa, in corrispondenza della porta principale, subito a sinistra.

Qui avviene il "rito essenziale" del sacramento: il battesimo propriamente detto, che "significa ed opera" la morte al peccato e l'ingresso nella vita della Santissima Trinità, configurandosi al mistero pasquale di Cristo, morto e risorto. È per questo motivo che si deve essere "sepolti" nell'acqua, o per mezzo della triplice immersione nell'acqua battesimale o versando per tre volte l'acqua sul capo del candidato. Nella Chiesa latina la triplice infusione (o immersione) è accompagnata dalle parole della formula trinitaria battesimale, pronunciate dal ministro:

« (Nome), io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo »

in latino

« (Nomen) ego te baptizo in nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti »

Nelle liturgie orientali, mentre il catecumeno è rivolto verso l'oriente, il sacerdote dice:

« Il servo di Dio (nome), è battezzato nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo »

Segue l'unzione sulla fronte col sacro crisma, che consacra il battezzato come tempio dello Spirito Santo. Ai genitori e padrini vengono poi consegnati una veste bianca e un cero acceso. La veste bianca rappresenta la veste che i neo-battezzati indossavano dopo il battesimo per una settimana: avvenendo il battesimo durante la veglia pasquale, ciò voleva dire fino alla domenica successiva, che non a caso si chiamava - e si chiama tuttora - Domenica "in Albis (depositis)". Si ha ancora un ultimo rito esplicativo ("Effetà"), in cui il celebrante tocca orecchie e bocca del battezzato invocandone l'apertura all'ascolto della Parola di Dio e alla professione della fede, cui seguono il Padre nostro e la benedizione.

Di norma, nella Chiesa latina, il sacerdote compie questo rito in cotta o camice e stola di colore bianco, a cui si può aggiungere il piviale o, se il celebrante è un diacono, la dalmatica.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

I ministri di questo sacramento sono gli sposi. Il sacramento (secondo le norme del Concilio di Trento) per essere valido deve però essere celebrato davanti a un testimone qualificato. Questo fa sì che vi sia un celebrante (un prete - o presbitero - oppure un vescovo) che accerta l'intenzione degli sposi e, prima dello scambio delle fedi nuziali, le benedice. Prima della riforma conciliare, secondo la prassi rimasta oggi nella forma straordinaria, il sacerdote esprimeva pure una formula di rito (in latino "ego conjungo vos in matrimonio in nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti") che porta a pensare che il ministro del matrimonio sia il presbitero o vescovo, ma non è così.

Oggi nel rito romano il matrimonio è usualmente inserito in una messa, cosa che avviene per alcuni sacramenti (l'ordine e la cresima; varie volte anche per il battesimo e più di rado per l'unzione dei malati) ma non per altri (soprattutto la penitenza).

Per essere valido il matrimonio deve essere celebrato in presenza di due testimoni, che alla fine della cerimonia firmano insieme agli sposi e al sacerdote il registro conservato presso le parrocchie. Secondo le norme del Concordato tra la Santa Sede e l'Italia, tale atto sostituisce la necessità di recarsi poi in municipio per la registrazione civile.

La celebrazione del matrimonio in sé è un rito abbastanza breve e abbastanza semplice, senza particolari solennità liturgiche. Vi si può aggiungere facoltativamente l'incoronazione degli sposi, usuale in Oriente. La messa in cui è inserito può invece essere più o meno solenne, ma non si discosta in modo significativo dalle messe comuni.

Ordine sacro[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni sacramenti possono essere amministrati anche dai laici (battesimo), altri dai presbiteri o vescovi (l'eucarestia - la messa -, la riconciliazione o penitenza - confessione - e l'unzione dei malati), ma due sacramenti possono essere amministrati solo da vescovi: l'ordine e la cresima (che però ammette delegati dal vescovo). L'ordine è il sacramento con cui si consacra un diacono, un sacerdote o un vescovo. È bene notare che la pienezza dell'Ordine spetta al vescovo, e che non vi sono consacrazioni di ordine superiore. Infatti i cardinali o il papa non ricevono un'ulteriore ordinazione.

Ordinazione diaconale e sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rito dell'ordinazione sacerdotale.

Una cerimonia solenne e complessa, celebrata durante una messa pontificale, consente al vescovo di ordinare i sacerdoti (o presbiteri) e i diaconi che lo coadiuvano. I due riti presentano la medesima struttura, pur variando ovviamente nei particolari testuali e rituali. La celebrazione prevede, dopo la liturgia della Parola e la verifica della volontà dei candidati attraverso una serie di domande, una parte penitenziale (gli ordinandi, con il camice, si prostrano a terra e vengono invocati tutti i santi con le litanie), una parte essenziale con l'imposizione delle mani da parte del vescovo e la preghiera di ordinazione, una parte esplicativa con la vestizione dei paramenti diaconali (stola e dalmatica) e sacerdotali (pianeta), la consegna degli oggetti liturgici connessi al grado dell'ordine (l'evangeliario per i diaconi, il pane e il vino da consacrare per i presbiteri). I presbiteri ricevono anche un'unzione sulle mani con il crisma, che consacra per sempre il sacerdote; dopo l'unzione, delle bende (il crismale) possono essere poste sul capo e a unire le mani del consacrato. L'ordinazione avviene alla cattedra oppure, davanti all'altare, al faldistorio, ovvero uno scranno mobile che serve al vescovo sia per pregare (come un inginocchiatoio) sia (se ci si siede sopra) per svolgere le funzioni sacerdotali maggiori, e indossando la mitria preziosa (uno dei tipi di mitria in dotazione ai vescovi).

Ordinazione episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Mons. Maurizio Malvestiti benedice l'assemblea al canto del Te Deum, durante l'ordinazione episcopale nella basilica di San Pietro in Vaticano; davanti a lui i vescovi coconsacranti Francesco Beschi e Giuseppe Merisi.

Anche l'ordinazione episcopale, o vescovile, è una cerimonia solenne e complessa, svolta durante una messa pontificale (prima dell'introduzione della concelebrazione ciascun vescovo celebrava contemporaneamente una messa diversa su un altare diverso), in cui di solito tre vescovi ordinano un nuovo vescovo. Dal punto di vista della validità basta un vescovo, ma la cerimonia (e la tradizione) richiedono la presenza di tre vescovi[21].

L'ordinazione episcopale viene sempre effettuata direttamente dal papa o dietro il suo permesso esplicito, ma può essere valida (anche se non legittima) anche in contrasto a questa disposizione, purché il consacrante sia un vescovo. Il vescovo che ordini un altro vescovo senza mandato pontificio incorre nella scomunica latae sententiae prevista dal Codice di Diritto Canonico (can. 1382). L'ordinazione episcopale, se conferita da un vescovo validamente ordinato, è a sua volta valida a tutti gli effetti anche se l'ordinando non è sacerdote: un vescovo non sacerdote, al momento della consacrazione episcopale, riceve infatti tutti gli ordini sacri. Questa regola è adottata da moltissime Chiese Cristiane Cattoliche indipendenti, ma in contrasto con la Chiesa Cattolica Romana in cui attualmente, a norma del Codice di Diritto Canonico (can. 378), il candidato all'episcopato dev'essere presbitero da almeno cinque anni.

Lo svolgimento del rito avviene in questo modo: terminata la proclamazione del Vangelo, inizia la presentazione dell'ordinando con lettura del Mandato Apostolico e il canto del Veni Creator. Dopo le domande che si pongono all'ordinando, questi si prostra a terra mentre si invoca la protezione dei santi con il canto delle litanie. Uno alla volta, nel silenzio, i vescovi concelebranti impongono le mani sul capo dell'ordinando. Terminato il rito dell'imposizione delle mani, due diaconi aprono l'Evangeliario sul capo dell'ordinato, mentre il vescovo presidente pronuncia la preghiera di ordinazione. Il vescovo presidente procede poi con l'unzione con il crisma sul capo dell'eletto e impone la mitria, dona il pastorale e l'anello episcopale. Terminati questi riti, se durante la cerimonia il neo vescovo prende possesso della diocesi dove si celebra l'ordinazione, siede alla cattedra e procede la messa da presidente, altrimenti siede accanto al vescovo che presiede. Dopo la comunione l'ordinato scende nell'assemblea per benedirla, preceduto dai due coconsacranti, mentre si canta l'inno Te Deum.

Riti della settimana santa[modifica | modifica wikitesto]

La Settimana Santa prevede riti particolari. Iniziano con la domenica delle Palme, che nel Novus Ordo è la sesta domenica di Quaresima e nel Vetus Ordo la seconda domenica di Passione (tempo liturgico che comincia quattordici giorni prima di Pasqua).

Ma i riti più importanti si svolgono durante il Triduo Pasquale, ovvero il giovedì, venerdì e sabato santo.

Il Giovedì Santo ha luogo la "Missa in Cena Domini" (messa nella cena del Signore), solo vespertina. Al mattino viene celebrata, solo nelle cattedrali, la Messa Crismale, presieduta dal Vescovo, in cui vengono benedetti gli olii sacri che nel corso dell'anno serviranno per le somministrazioni dei Sacramenti del Battesimo, della Cresima, dell'Unzione degli infermi e dell'Ordine, oltreché per la dedicazione delle chiese e degli altari. La Messa in Cena Domini si chiude con la reposizione delle ostie consacrate in un altare a ciò predisposto. Dopo la messa si spogliano gli ornamenti degli altari e si velano le croci (nell'uso antico, tuttora peraltro consentito anche nella forma ordinaria, croci e immagini sacre restavano velate per tutto il Tempo di Passione, a partire dalla domenica che precede quella delle Palme). Da questo momento e fino al Sabato Santo non suonano più le campane, che anticamente venivano legate.

Il Venerdì Santo non viene celebrata la messa, mentre ha luogo nel pomeriggio l'azione liturgica dove si celebra la liturgia della Parola; vi è la lettura della Passione, una grande preghiera universale e lo svelamento della croce (le croci che erano state velate il giorno precedente rimangono velate) che verrà utilizzata per l'adorazione delle croce (vedi Venerdì santo), la liturgia eucaristica non prevede la consacrazione e la Comunione avviene con i Presantificati (soltanto sotto la specie del pane consacrato nei giorni precedenti).

Infine il sabato Santo la Chiesa da antica tradizione non celebra la messa, ma si dedica alla contemplazione del silenzio con la preghiera della Liturgia delle Ore. In tarda serata (tra le 22 e le 4) ha luogo la Veglia pasquale, forse il rito più complesso del rito romano, che comprende la benedizione del fuoco, l'accensione del cero pasquale, il canto dell'Exsultet, una lunga e articolata liturgia della Parola (con un minimo di cinque e un massimo di nove letture tra Antico e Nuovo Testamento, e i rispettivi Salmi responsoriali), la benedizione dell'acqua battesimale e lustrale e la celebrazione della messa solenne di Resurrezione.

Benedizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il rito romano prevede molti tipi e forme di benedizioni, alcune delle quali sono molto semplici (es. quelle degli oggetti e delle altre realtà di uso quotidiano - dal cibo agli aeroporti -, delle immagini dei santi), altre accompagnate da speciali processioni (es. le rogazioni, che prevedono la benedizione dei campi, e che si rifanno a una filiera di riti antichi precristiani), e infine quelle impartite durante le celebrazioni solenni (es. la benedizione eucaristica nella festa del Corpus Domini). È da notare che quando si fanno altre processioni, come in onore del santo patrono, la benedizione viene data di norma dopo la conclusione della processione, mentre qui si parla di processioni finalizzate esplicitamente alla benedizione.

Vi sono benedizioni che possono essere fatte anche da laici (come quelle impartite dal capofamiglia), altre riservate ai diaconi, sacerdoti e vescovi, e una (la benedizione Urbi et Orbi) riservata al papa. Le benedizioni possono comportare o accompagnare un'indulgenza.

Le benedizioni possono essere fatte con le mani, con l'eucarestia, con reliquie o con altri oggetti sacri.

Benedizioni con le mani[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente e in certi frangenti ancor oggi la benedizione viene praticata ponendo le mani sulla testa della persona che si benedice, ma quest'azione viene riferita ormai più alla celebrazione di alcuni sacramenti (cresima, ordine, unzione dei malati) che alla benedizione. Oggi di norma la benedizione consiste nel tracciare un segno di croce verticale nell'aria recitando la formula (di norma "Benedictio Dei Omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti descendat super vos et maneat semper" - "La benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre", o "Benedicat vos Omnipotens Deus, Pater..." - "Vi benedica Dio onnipotente, Padre...").

I vescovi non tracciano una croce ma tre, una pronunciando il nome del Padre, una il nome del Figlio e una lo Spirito Santo. Se benedicono più persone la prima croce viene tracciata al centro, la seconda a sinistra e la terza a destra.

Altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Particolari riti sono stati resi facoltativi o sono caduti in disuso.

Un rito dimensionato ma non in disuso è quello che riguarda l'offertorio, in cui i fedeli deponevano di fronte all'altare doni, oltre al pane e il vino usati per l'eucarestia.

Un rito pontificio con aspetti caduti in disuso è la constatazione della morte del papa.

Dopo l'accertamento medico del decesso del pontefice, il cardinale camerlengo assistito dall'Arcivescovo Vice-Camerlengo, dai Chierici e dal Notaio della Camera Apostolica, dal Maestro delle celebrazioni liturgiche e dai Cerimonieri Pontifici, firma l'atto ufficiale della constatazione ed eleva alcune preghiere in suffragio dell'anima del pontefice defunto. Successivamente si procede al sigillo degli appartamenti papali con la ceralacca e alla rottura dell'anello piscatorio una volta usato come sigillo per i brevi e la corrispondenza privata.

Tuttavia, anticamente il camerlengo batteva leggermente per tre volte con un piccolo martello sulla fronte del papa, chiamandolo con il suo nome di battesimo, e infine pronunziava la frase "Vere Papa N. mortuus est"-"Papa n. è morto veramente". Questa parte del rito ha luogo per l'ultima volta con papa Benedetto XV nel 1922, poiché alla morte di papa Pio XI il camerlengo Card. Eugenio Pacelli non ritenne opportuno l'uso del martelletto, che da allora cadde in disuso. Il rito tuttavia continua ad avere luogo.[22]

Altri riti riguardano lo svolgimento dei pontificali. Uno di questi viene riferito come in uso fino a non molto tempo fa.[senza fonte] Il pane e il vino per la messa venivano portati solennemente dal dispensiere vescovile, ovvero dal funzionario che aveva le chiavi della dispensa. Portava un piccolo scrigno contenente due ostie. Il cerimoniere mescolava tra di loro le due ostie, in modo che il dispensiere non sapesse quale era la prescelta per la consacrazione. Alla fine una veniva consacrata e l'altra mangiata sull'istante dal dispensiere. Questo rito viene attribuito in modo del tutto verosimile ai tempi in cui i vescovi temevano l'avvelenamento[senza fonte].

Le cerimonie più vistosamente cadute in disuso sono le più fastose cerimonie pontificie, che negli ultimi decenni sono state drasticamente semplificate.

È caduta in disuso a partire da papa Giovanni Paolo I la cerimonia dell'incoronazione. Come detto nel paragrafo dedicato all'ordinazione, il papa non viene "consacrato papa", perché la sua ordinazione è quella vescovile. Ma veniva incoronato con una cerimonia che nell'arco dei secoli era divenuta qualcosa che riecheggiava i trionfi romani[senza fonte], mediati attraverso le processioni imperiali bizantine, sia nella gloria sia nel contrappasso. Gli imperatori bizantini (che pare però procedessero a piedi) portavano in mano un sacchetto di seta contenente polvere di sepolcro, e durante la processione solenne lo baciavano più volte per ricordare la caducità della vita. Coloro cui era destinato il trionfo (imperatore o generale vittorioso) procedevano invece su un carro, e accanto avevano chi ricordava loro periodicamente di essere solo un essere umano. Il pontefice che entrava in San Pietro solennemente, in sedia gestatoria, con baldacchino e flabelli ornati di piume di struzzo bianche, prevedeva qualcosa di simile. Il cerimoniere lungo il tragitto fermava la solenne processione e diceva: "Beatissime pater, sic transit gloria mundi" (Beatissimo padre, così passa la gloria del mondo) e spegneva uno stoppino acceso in cima a un'asta portata da un apposito ministro. Al che il papa scendeva dalla sedia gestatoria, e si inginocchiava qualche istante a meditare sulla caducità delle cose terrene. Poi il papa risaliva sulla sedia gestatoria, il corteo riprendeva, e così per tre volte dall'ingresso nella basilica fino ai gradini dell'altare della confessione. L'incoronazione avveniva sul sagrato, o ai piedi di questo altare, e il papa assumeva la tiara o triregno.

Molti altri aspetti delle cerimonie pontificie sono caduti in disuso. Tra questi l'uso di particolari strumenti (i già citati flabelli). In disuso anche la sedia gestatoria, ovvero una sedia che aveva quattro prolungamenti o aste, due davanti e due dietro, e il papa seduto veniva portato a spalla da appositi dignitari denominati per l'appunto Sediari Pontifici. Sono in disuso anche certi paramenti: oltre alla citata tiara o triregno, da ricordare il fanone papale di solito solo rosso o bianco senza seguire gli altri colori liturgici) e altre cerimonie e strumenti, dal martello d'argento per abbattere la Porta Santa al succintorio.

Sono stati aboliti anche vari corpi militari che accompagnavano i pontificali pontifici. Tra questi la Guardia nobile (i cui militari erano scelti tra la nobiltà romana), la Guardia Palatina e altre figure legate all'antica Corte Pontificia. In origine (quando il percorso non era delimitato da transenne) essi avevano il compito di far largo al corteo pontificio menando colpi di mazza sulla folla, ma ben presto la mazza divenne una semplice insegna d'onore. I mazzieri e gli altri corpi sono stati presenti l'ultima volta per l'incoronazione di papa Giovanni XXIII.

Altri riti occidentali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cerimoniale dei Vescovi, pp. 36–37
  2. ^ Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR), 92
  3. ^ Cerimoniale dei Vescovi, p. 18
  4. ^ Canone 232 §1
  5. ^ Codice di diritto canonico, canone 351 §1
  6. ^ OGMR, 95
  7. ^ Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Istruzione Redemptionis Mysterium su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia, 154–156
  8. ^ OGMR, 95–106
  9. ^ Ordinamento generale del Messale romano (OGMR), 150
  10. ^ Il turiferario
  11. ^ OGMR, 277
  12. ^ OGMR 277
  13. ^ Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR), 117
  14. ^ a b Origine e uso del cero pasquale (in inglese)
  15. ^ Codice di diritto canonico, canone 276
  16. ^ Costituzione apostolica Laudis canticum di Paolo VI, Ordinamento della Liturgia delle Ore, 2
  17. ^ Codice di diritto canonico, canone 1174 §2
  18. ^ Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, Art. 9 §3
  19. ^ Codice di diritto canonico, canone 1174 §1
  20. ^ Concilio Vaticano II, Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 89 d
  21. ^ Per i vescovi coconsacranti vedi la costituzione apostolica Episcopalis Consecrationis di papa Pio XII, AAS 37 (1945), p. 131
  22. ^ Avvenire, 4 aprile 2005, p. 6: "Ieri mattina - alle 9,30 - sempre nell'appartamento del Papa si è svolto il rito della constatazione della morte. Come previsto dalla Costituzione Apostolica emanata nel 1996, erano presenti il camerlengo Martinez Somalo e il suo vice, monsignor Sardi, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Piero Marini, e i prelati chierici della Camera Apostolica, oltre al medico personale."

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