Rito romano

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Il rito romano è il rito liturgico della Chiesa cattolica più diffuso nel mondo, ed è uno dei riti latini.

Anticamente era uno dei tanti riti occidentali e conviveva accanto ad altri riti locali. Le maggiori chiese locali, infatti, esprimevano tutte un proprio rito particolare. Il rito romano è quello tramandato dalla Chiesa di Roma.

In seguito, data la grandissima importanza attribuita a Roma, luogo del martirio dei santi Pietro e Paolo e sede del papato, molti altri riti occidentali vennero soppressi. Il Concilio di Trento stabilì che rimanessero solo quelli che potessero vantare un'antichità di almeno duecento anni. Sopravvissero il rito ambrosiano, il rito mozarabico e il rito di Braga. Con queste poche eccezioni, il rito romano venne esteso all'intera Chiesa latina: perciò è spesso chiamato anche "rito latino", anche se tale termine ha in realtà un significato più ampio.

Oggi il rito romano è il maggiore in termini di diffusione e numero di aderenti, e per questo si tende spesso erroneamente a considerarlo l'unico e a farlo coincidere ipso facto con la Chiesa cattolica, dimenticando l'esistenza degli altri riti.

Origini e storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tradizione Apostolica.

Messa[modifica | modifica wikitesto]

Ciascuna messa contiene una parte fissa (preghiere e riti comuni a tutte le messe) e una parte mobile, che cambia a seconda del periodo dell'anno (es. in Avvento, in Quaresima..) della circostanza o della celebrazione specifica (es. per il ricordo dei defunti, per certi sacramenti come il matrimonio o l'ordinazione, ovvero messe che possono essere celebrate in molte date), e invece messe da celebrare in determinate feste (sia fisse che mobili) da celebrarsi in un giorno prestabilito. Le parti mobili comprendono letture e preghiere legate alla circostanza, le parti fisse (es. l'offertorio, la consacrazione, le invocazioni, la comunione, ecc) sono uguali in tutte le messe fatto salvo:

  1. il diverso grado di solennità,
  2. l'accompagnamento o meno di canto e/o musiche,
  3. l'attribuzione di certe funzioni e formule a persone diverse (es. se è presente la figura del diacono o di concelebranti).

Durante la messa si celebra uno dei sette sacramenti, ovvero quello dell'eucarestia. La struttura della messa è suddivisa in due parti: la liturgia della parola e quella eucaristica.

Celebrante[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista della celebrazione, per tradizione vi è un solo sacerdote celebrante, e tutti gli altri ricoprono ruoli subalterni (ministri), anche se possono essere di grado superiore (es. la celebrazione di un parroco in presenza del vescovo). In seguito alla riforma liturgica seguita al Concilio ecumenico Vaticano II è stata introdotta nel rito romano ordinario la possibilità della "concelebrazione", ovvero la presenza di più sacerdoti che tutti insieme fungono da celebranti. Per il rito romano straordinario rimane l'obbligo di un solo celebrante.

I requisiti del celebrante sono quelli relativi all'ordinazione: possono celebrare la messa i presbiteri e i vescovi. Il cardinalato di per sé non abilita alla celebrazione, tuttavia pressoché tutti i cardinali sono anche vescovi. La stessa cosa vale per le altre cariche ecclesiastiche come quella degli abati: solo chi è vescovo o presbitero può celebrare validamente.

Lo svolgimento generale della messa nel rito romano prevede la presenza nell'aula dei fedeli, della vestizione del celebrante in sacrestia, e dell'ingresso processionale del celebrante e ministri in chiesa, sul presbiterio, direttamente dalla sacrestia o attraversando la navata. Questa caratteristica differisce sostanzialmente dall'uso protestante per cui il sacerdote o il vescovo accolgono i fedeli sulla soglia della chiesa. A dire la verità, questa usanza era caratteristica dell'accoglienza di personaggi illustri, ai quali il celebrante porgeva l'acqua santa sull'ingresso della chiesa. Nei pontificali solenni il vescovo entra processionalmente, indossando ad esempio mozzetta, rocchetto e, se preferito, la cappa magna con lo strascico retta da uno o più caudatari e indossa i paramenti liturgici solo sulla cattedra.

Tipo di messa[modifica | modifica wikitesto]

La messa è distinta in due forme: ordinaria e straordinaria. La prima, come già accennato, è frutto della riforma liturgica seguita al Concilio ecumenico Vaticano II, con la promulgazione del Novus Ordo, mentre la seconda è l'antichissimo rito codificato dopo il Concilio di Trento e promulgato da san Pio V e per questo noto come messa di san Pio V o messa tridentina. La messa è distinta in tre tipi: "messa ordinaria", "messa solenne" e "messa pontificale".

Il rito romano si distingue dagli altri anche per l'uso del colore nei paramenti liturgici.

  1. La messa ordinaria è quella con un celebrante e uno o più assistenti (chierici o chierichetti o ministranti) che può essere letta o cantata.
  2. La messa solenne è una messa cantata in cui certe parti sono cantate in canto gregoriano o con altra musica e con almeno un diacono (nel caso sia in rito romano antico deve esserci un diacono e un suddiacono).
    Le parti cantate al di fuori di quelle riservate al celebrante e ministri appartenenti alla parte fissa sono cinque (o sei): il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus e il Benedictus, l'Agnus Dei.
    Il Sanctus e il Benedictus sono la stessa parte, ma per tradizione, nelle messe più elaborate, veniva sdoppiato per non prolungare troppo la celebrazione: il Sanctus veniva cantato prima della consacrazione e il Benedictus dopo.
    Le attuali norme raccomandano di non eseguire più questa suddivisione, ma che viene riportata perché appartiene all'enorme patrimonio musicale della tradizione (es. le messe di Bach, Mozart, Beethoven, Haydn, Verdi, Rossini e moltissimi altri grandi compositori).
    Nella messa solenne vi sono altre parti cantate appartenenti invece alle parti mobili (es. il Requiem nelle messe per i defunti, il "Passio" (la passione di Cristo) nelle celebrazioni del Giovedì santo, ecc.)
    Un altro elemento che distingue la messa solenne è la presenza di più ministri, almeno sei: un crocifero che porta la croce astile almeno due accoliti che portano due candelabri con candele, il turiferario che porta il turibolo e uno della navicella (contenitore per l'incenso) e il diacono.
  3. La messa pontificale (detta anche semplicemente pontificale) è una messa solenne celebrata da un vescovo o cardinale. Se celebrata dal vescovo diocesano nella propria cattedrale, alla presenza del clero e del popolo, prende più propriamente il nome di messa stazionale.

Vi sono regole e usanze molto minuziose che regolamentano la liturgia di tutte queste messe (anche quella più semplice): dal verso in cui si devono girare i chierici o il celebrante durante le funzioni (a destra se da soli o dispari, verso il centro se in coppia) fino al modo di porgere o ricevere gli oggetti (es. le ampolline per il vino o l'acqua), sul modo di genuflettersi (in quattro modi: in piano o sul gradino, con genuflessione semplice o doppia..) di inchinarsi o quello di usare (quando previsto) il turibolo (vi sono cinque modi solo per come lo si deve impugnare nelle varie fasi della messa).

Le genuflessioni in piano (in planu) vengono fatte all'inizio e alla fine delle celebrazioni, quelle sul gradino (in gradu) durante la celebrazione. Eccetto quando è esposta l'eucarestia, caso in cui all'inizio e alla fine si fa la genuflessione doppia (con tutte e due le ginocchia a terra e un inchino) e durante la celebrazione sempre in piano.

Anche gli inchini sono di diverso tipo: oltre a quello durante la genuflessione doppia, vi è l'inchino normale (che si fa ad esempio prima e dopo aver incensato un ministro o prima e dopo qualunque altra relazione) e uno profondo, che si fa alla croce e all'altare.

A seconda del momento sono prestabiliti i percorsi, ad esempio per passare dal seggio all'altare si può passare a seconda dei casi per la strada più lunga (longiorem) o abbreviata (breviorem), nel primo caso si arriva davanti al centro dei gradini e poi si sale, nel secondo caso si salgono i gradini obliquamente attraverso la strada più breve.

La grande complessità di questi riti prevede la presenza di un cerimoniere, che ricorda ai ministri cosa fare, specificando il tipo di inchino, di genuflessione, dicendo la frase durante la quale occorre scoprirsi il capo e inchinarsi, e così via.

Incenso[modifica | modifica wikitesto]

Una regolamentazione rigida riguarda l'incensazione del celebrante, del ministro e dei fedeli. È importante sottolineare che incensare qualcuno durante la messa non ha il significato del bruciare incenso come nei primi tempi della Chiesa, cosa equivalente all'adorazione e come tale riservata a Dio. Qui ha il senso di purificazione.

Nel rito romano (qui molto diverso dall'ambrosiano e altri riti) si usano dare colpi del turibolo facendolo oscillare in avanti e indietro, colpendo le catenelle. Nel rito romano si usano colpi doppi: tre o più colpi doppi per il Santissimo sacramento o per la croce; tre colpi doppi per il celebrante e per l'evangeliario prima della proclamazione del Vangelo; due colpi doppi per le statue della Vergine e per i diaconi, un colpo doppio per le statue di santi e per i laici e tre colpi doppi per i fedeli, distribuiti però in modo diverso da prima: un colpo doppio al centro, uno doppio a sinistra e uno doppio a destra. Il colpo doppio tipico del rito romano è stato derogato dalle norme postconciliari che hanno introdotto i tre colpi tripli per i concelebranti. L'altare e, nelle esequie, il feretro del defunto vengono incensati in modo continuo seguendo un percorso per lo più circolare.

L'incensazione avviene sempre e dopo l'atto dell'"infusione dell'incenso", compiuto dal celebrante. L'incensazione della croce, del feretro, delle reliquie, ecc. viene effettuata dal celebrante, le altre invece da un ministro o chierichetto a cui il celebrante cede il turibolo.

Candele[modifica | modifica wikitesto]

Nella messa tridentina vi è un'accurata regolamentazione del numero dei ceri da porre sull'altare, sia in relazione alla solennità della messa (nella messa pontificale devono essere sette, per la messa solenne sei, per la messa cantata quattro e per quella semplice due) che della festa: sei ceri accesi nelle solennità (già feste di prima classe), quattro nelle feste (già feste di seconda classe) e due nelle altre date.

Vi sono candele ordinarie (quelle sull'altare) e candele speciali utilizzate o distribuite in certe festività. La più nota è il cero pasquale, ornato con grani d'incenso e acceso nella veglia pasquale al termine della settimana santa (la sera del sabato santo) usato per la benedizione dell'acqua, e che poi rimane sul presbiterio fino alla Pentecoste. Questo cero riporta una croce, in cui vengono conficcati degli spilloni che terminano in un grano d'incenso. Sopra e sotto vi sono incise rispettivamente la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco, l'alfa e l'omega, e attorno alla croce le quattro cifre dell'anno in corso. Anche al di fuori del tempo pasquale il cero viene usato per i battesimi e per le esequie, a significare il particolare legame dell'inizio e della fine della vita terrena con il mistero della risurrezione del Signore.

Inoltre vi sono i ceri nella festa della Presentazione del Signore al tempio (già Purificazione di Maria, chiamata "Candelora"), benedetti e distribuiti ai fedeli in questa festa, con varie possibili decorazioni, ma con la base dipinta di azzurro. Vi sono le candele di san Biagio, due candele incrociate (di solito legate tra di loro da un nastro) che vengono usate per benedire la gola e preservare dai malanni; ceri usati per la prima comunione o portati dai comunicandi in cerimonie solenni (cero della comunione), il cero che viene consegnato al padre del bambino o al padrino nella celebrazione del battesimo (cero battesimale). Di un certo rilievo i ceri portati durante le processioni (cero processionale) da incaricati o appartenenti a certe confraternite, e i ceri per le cerimonie funebri, che per tradizione non dovrebbero essere bianchi come quelli per l'altare, ma di cera grezza e quindi giallo-marroni.

Da segnalare una delle differenze più tipiche tra il rito romano e quello ambrosiano: nel rito romano la processione entra con tutti i ceri accesi, nel rito ambrosiano si ha la "cerimonia della luce" in cui tutte le luci della chiesa vengono accese solo dopo l'ingresso del vescovo o del celebrante (l'usanza persiste nel rito romano solo nella veglia pasquale).

Ufficio liturgico[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i ministri in sacris (ordinati) e molti religiosi devono seguire tutti i giorni un ciclo circadiano di preghiere in più parti, chiamato "ufficio", che si articola in diverse ore canoniche. Secondo il breviario romano le ore canoniche comprendono il Mattutino diviso nei tre Notturni, le Lodi, le ore di Prima, Terza, Sesta e Nona, i Vespri e la Compieta.

La riforma liturgica con l'approvazione della liturgia delle ore ha soppresso l'ora di Prima e ha trasformato il Mattutino nell'Ufficio delle letture.

Papa Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum ha concesso, a chi è obbligato alla recita dell'ufficio, di servirsi indifferentemente del breviario romano o della liturgia delle ore.

Queste parti vengono officiate pubblicamente nelle comunità religiose, come i monasteri, ma possono essere celebrate anche nelle parrocchie, eventualmente in connessione alla messa. In generale i sacerdoti le recitano come preghiere private. In alcune circostanze (la settimana santa), alcune altre parti possono essere celebrate con riti speciali, ma la celebrazione solenne dell'ufficio riguarda per lo più i Vespri.

Sacramenti[modifica | modifica wikitesto]

Battesimo[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente il battesimo veniva impartito in fiumi, laghi o corsi d'acqua. Successivamente per questo sacramento venne costruito un apposito edificio (il battistero), esterno alla chiesa. Era l'unico tra i sacramenti a prevedere un edificio esclusivo. Chi non era battezzato infatti non poteva entrare in chiesa e veniva battezzato all'esterno.

Oltre a questo, a differenza di oggi, il Battesimo veniva impartito:

  • agli adulti, dopo un periodo di iniziazione definito "catecumenato"
  • una volta all'anno (durante la celebrazione della veglia pasquale, cosa che avviene anche oggi nel Battesimo degli adulti)
  • con acqua corrente (oggi, tranne casi eccezionali, con acqua benedetta)

La cerimonia avveniva per triplice immersione dentro una grande vasca in cui scorreva dell'acqua. In alcuni battisteri si può ricostruire il sistema di canalizzazioni che derivavano l'acqua da fiumi, acquedotti o canali e la facevano defluire all'esterno (tra questi il battistero nell'area archeologica sotto il Duomo di Milano, voluto da Ambrogio da Milano, dove fu battezzato Agostino d'Ippona).

La forma di questi battisteri poteva essere circolare, come ad esempio quello costantiniano del Laterano (Roma). Nel nord Italia e nelle regioni adriatiche aveva invece una forma ottagonale (celebre il battistero di Parma), richiamandosi ai mausolei pagani (si possono ricordare i mausolei gemelli di Diocleziano e Massimiano).

Successivamente si iniziò ad amministrare il battesimo ai bambini, forse anche in considerazione dell'elevata mortalità infantile[senza fonte].

Già nei tempi apostolici, tuttavia, è noto come venissero battezzate intere famiglie (vedi Atti 16,15.33; 18,8; 1 Cor 1,16), ed è quindi logico pensare che nel "battesimo famigliare" fossero compresi anche i bambini.

Agostino deplora la consuetudine di ritardare troppo il battesimo (nelle Confessioni racconta come di fronte alle sue intemperanze giovanili alcuni dicessero alla madre Santa Monica, «lascialo fare, non è ancora battezzato»).

Il ritardo nel battesimo (non di rado celebrato in punto di morte, come nel caso dell'imperatore Costantino) può essere compreso tenendo presente che, per la dottrina cattolica, il battesimo rimette ogni peccato, oltre al peccato originale anche tutti i peccati personali commessi in vita, comprese le pene derivanti dai peccati.[senza fonte]

Oggi il battesimo viene spesso amministrato ai bambini (i battesimi degli adulti vengono amministrati solitamente in una solenne celebrazione durante la veglia pasquale del sabato santo), alcuni giorni dopo la nascita (quindi senza aspettare feste particolari) e con dell'acqua ferma, raccolta in un piccolo contenitore. Quest'acqua viene benedetta almeno una volta all'anno, durante la veglia pasquale, la sera del Sabato santo, mediante l'immersione nel recipiente che la contiene del cero pasquale, ma può anche essere benedetta durante il rito stesso del battesimo.

I ministri ordinari del battesimo sono il vescovo, il presbitero e, nella Chiesa latina anche il diacono. In caso di necessità chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l'intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. Si dovrà procedere poi alla comunicazione del fatto ad un sacerdote o ad un vescovo per la registrazione del battesimo celebrato in queste circostanze eccezionali, e per l'eventuale celebrazione di "accoglienza di un bambino già battezzato".

Per la validità del battesimo non è necessario l'uso dell'acqua benedetta: basta il contatto con qualunque parte della persona (in genere la fronte) con qualunque acqua e la recita della formula battesimale trinitaria. Un padrino e/o una madrina, diversi dai genitori, presentano il bambino per il sacramento. Nell'agire così il padrino o la madrina si assumono l'impegno di sostenere, accanto o in vece dei genitori, il bambino neo-battezzato nel percorso dell'iniziazione cristiana (catecumenato post-battesimale e cioè il catechismo in preparazione della prima comunione e della cresima). Il fatto che la madrina di battesimo sia in genere diversa dalla mamma naturale del bambino dipende forse dall'indisponibilità della madre a partecipare alla cerimonia pochi giorni dopo il parto.[senza fonte] Bisogna tenere presente che, storicamente, dopo il parto la madre veniva riammessa in chiesa dopo il rito di "purificazione delle puerpere".

Celebrazione del battesimo[modifica | modifica wikitesto]

La celebrazione del battesimo è abbastanza semplice. Quanto segue fa per lo più riferimento al battesimo dei bambini nella forma ordinaria, mentre la liturgia tridentina ha alcune diversità celebrative. Il battesimo degli adulti viene celebrato secondo un analogo canovaccio, ma le varie parti del rito sono suddivise in celebrazioni distinte nel corso del catecumenato, e inoltre il candidato - essendo in età di ragione - ha una parte maggiore nell'interagire direttamente con il celebrante.

Essa consiste in due parti: una può venire celebrata fuori dalla chiesa (più spesso tra le porte, nella bussola, per offrire ai neonati un riparo rispetto al clima esterno). Il celebrante (sacerdote, vescovo oppure diacono nella Chiesa latina) fa il segno della croce sul candidato. Avviene poi l'annunzio della Parola di Dio (liturgia della Parola). Dal momento che il battesimo comporta la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo, vengono pronunziati uno o più esorcismi sul candidato. Questi viene unto (sul petto o anche altrove) con l'olio dei catecumeni, quindi il celebrante impone su di lui la mano ed egli (oppure il padrino o la madrina per lui) rinunzia esplicitamente a Satana ("abrenuntio" o "rinuncio"). Così preparato, il candidato può professare la fede della Chiesa alla quale sarà "consegnato" per mezzo del battesimo.

Fino a prima della riforma il celebrante metteva in bocca al neonato qualche grano di sale, rito oggi caduto in disuso.

Il celebrante introduce poi il bambino dentro la chiesa, presso il fonte battesimale o battistero, che per tradizione oggi (sia nel rito romano che in quello ambrosiano) è appena dentro la chiesa, in corrispondenza della porta principale, subito a sinistra.

Qui avviene il "rito essenziale" del sacramento: il battesimo propriamente detto, che "significa ed opera" la morte al peccato e l'ingresso nella vita della Santissima Trinità, configurandosi al mistero pasquale di Cristo, morto e risorto. È per questo motivo che si deve essere "sepolti" nell'acqua, o per mezzo della triplice immersione nell'acqua battesimale o versando per tre volte l'acqua sul capo del candidato. Nella Chiesa latina la triplice infusione (o immersione) è accompagnata dalle parole della formula trinitaria battesimale, pronunciate dal ministro:

« (Nome), io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo »

in latino

« (Nomen) ego te baptizo in nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti »

Nelle liturgie orientali, mentre il catecumeno è rivolto verso l'oriente, il sacerdote dice:

« Il servo di Dio (nome), è battezzato nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo »

Segue l'unzione sulla fronte col sacro crisma, che consacra il battezzato come tempio dello Spirito Santo. Ai genitori e padrini vengono poi consegnati una veste bianca e un cero acceso. La veste bianca rappresenta la veste che i neo-battezzati indossavano dopo il battesimo per una settimana: avvenendo il battesimo durante la veglia pasquale, ciò voleva dire fino alla domenica successiva, che non a caso si chiamava - e si chiama tuttora - Domenica "in Albis (depositis)". Si ha ancora un ultimo rito esplicativo ("Effetà"), in cui il celebrante tocca orecchie e bocca del battezzato invocandone l'apertura all'ascolto della Parola di Dio e alla professione della fede, cui seguono il Padre nostro e la benedizione.

Di norma, nella Chiesa latina, il sacerdote compie questo rito in cotta o camice e stola di colore bianco, a cui si può aggiungere il piviale o, se il celebrante è un diacono, la dalmatica.

Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

I ministri di questo sacramento sono gli sposi. Il sacramento (secondo le norme del Concilio di Trento) per essere valido deve però essere celebrato davanti a un testimone qualificato. Questo fa sì che vi sia un celebrante (un prete - o presbitero - oppure un vescovo) che accerta l'intenzione degli sposi e, prima dello scambio delle fedi nuziali, le benedice. Prima della riforma conciliare, secondo la prassi rimasta oggi nella forma straordinaria, il sacerdote esprimeva pure una formula di rito (in latino "ego conjungo vos in matrimonio in nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti") che porta a pensare che il ministro del matrimonio sia il presbitero o vescovo, ma non è così.

Oggi nel rito romano il matrimonio è usualmente inserito in una messa, cosa che avviene per alcuni sacramenti (l'ordine e la cresima; varie volte anche per il battesimo e più di rado per l'unzione dei malati) ma non per altri (soprattutto la penitenza).

Per essere valido il matrimonio deve essere celebrato in presenza di due testimoni, che alla fine della cerimonia firmano insieme agli sposi e al sacerdote il registro conservato presso le parrocchie. Secondo le norme del Concordato tra la Santa Sede e l'Italia, tale atto sostituisce la necessità di recarsi poi in municipio per la registrazione civile.

La celebrazione del matrimonio in sé è un rito abbastanza breve e abbastanza semplice, senza particolari solennità liturgiche. Vi si può aggiungere facoltativamente l'incoronazione degli sposi, usuale in Oriente. La messa in cui è inserito può invece essere più o meno solenne, ma non si discosta in modo significativo dalle messe comuni.

Ordine sacro[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni sacramenti possono essere amministrati anche dai laici (battesimo), altri dai presbiteri o vescovi (l'eucarestia - la messa -, la riconciliazione o penitenza - confessione - e l'unzione dei malati), ma due sacramenti possono essere amministrati solo da vescovi: l'ordine e la cresima (che però ammette delegati dal vescovo). L'ordine è il sacramento con cui si consacra un diacono, un sacerdote o un vescovo. È bene notare che la pienezza dell'Ordine spetta al vescovo, e che non vi sono consacrazioni di ordine superiore. Infatti i cardinali o il papa non ricevono un'ulteriore ordinazione.

Ordinazione diaconale e sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Una cerimonia solenne e complessa, celebrata durante una messa pontificale, consente al vescovo di ordinare i sacerdoti (o presbiteri) e i diaconi che lo coadiuvano. I due riti presentano la medesima struttura, pur variando ovviamente nei particolari testuali e rituali. La celebrazione prevede, dopo la liturgia della Parola e la verifica della volontà dei candidati attraverso una serie di domande, una parte penitenziale (gli ordinandi, con il camice, si prostrano a terra e vengono invocati tutti i santi con le litanie), una parte essenziale con l'imposizione delle mani da parte del vescovo e la preghiera di ordinazione, una parte esplicativa con la vestizione dei paramenti diaconali (stola e dalmatica) e sacerdotali (pianeta), la consegna degli oggetti liturgici connessi al grado dell'ordine (l'evangeliario per i diaconi, il pane e il vino da consacrare per i presbiteri). I presbiteri ricevono anche un'unzione sulle mani con il crisma, che consacra per sempre il sacerdote; dopo l'unzione, delle bende (il crismale) possono essere poste sul capo e a unire le mani del consacrato. L'ordinazione avviene alla cattedra oppure, davanti all'altare, al faldistorio, ovvero uno scranno mobile che serve al vescovo sia per pregare (come un inginocchiatoio) sia (se ci si siede sopra) per svolgere le funzioni sacerdotali maggiori, e indossando la mitria preziosa (uno dei tipi di mitria in dotazione ai vescovi).

Ordinazione episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Mons. Maurizio Malvestiti benedice l'assemblea al canto del Te Deum, durante l'ordinazione episcopale nella basilica di San Pietro in Vaticano; davanti a lui i vescovi coconsacranti Francesco Beschi e Giuseppe Merisi.

Anche l'ordinazione episcopale, o vescovile, è una cerimonia solenne e complessa, svolta durante una messa pontificale (prima dell'introduzione della concelebrazione ciascun vescovo celebrava contemporaneamente una messa diversa su un altare diverso), in cui di solito tre vescovi ordinano un nuovo vescovo. Dal punto di vista della validità basta un vescovo, ma la cerimonia (e la tradizione) richiedono la presenza di tre vescovi[1].

L'ordinazione episcopale viene sempre effettuata direttamente dal papa o dietro il suo permesso esplicito, ma può essere valida (anche se non legittima) anche in contrasto a questa disposizione, purché il consacrante sia un vescovo. Il vescovo che ordini un altro vescovo senza mandato pontificio incorre nella scomunica latae sententiae prevista dal Codice di Diritto Canonico (can. 1382). L'ordinazione episcopale, se conferita da un vescovo validamente ordinato, è a sua volta a tutti gli effetti anche se l'ordinando non è sacerdote: un vescovo non sacerdote, al momento della consacrazione episcopale, riceve infatti tutti gli ordini sacri. Questa regola è adottata da moltissime Chiese Cristiane Cattoliche indipendenti, ma in contrasto con la Chiesa Cattolica Romana in cui attualmente, a norma del Codice di Diritto Canonico (can. 378), il candidato all'episcopato dev'essere presbitero da almeno cinque anni.

Lo svolgimento del rito avviene in questo modo: terminata la proclamazione del Vangelo, inizia la presentazione dell'ordinando con lettura del Mandato Apostolico e il canto del Veni Creator. Dopo le domande che si pongono all'ordinando, questi si prostra a terra mentre si invoca la protezione dei santi con il canto delle litanie. Uno alla volta, nel silenzio, i vescovi concelebranti impongono le mani sul capo dell'ordinando. Terminato il rito dell'imposizione delle mani, due diaconi aprono l'Evangeliario sul capo dell'ordinato, mentre il vescovo presidente pronuncia la preghiera di ordinazione. Il vescovo presidente procede poi con l'unzione con il crisma sul capo dell'eletto e impone la mitria, dona il pastorale e l'anello episcopale. Terminati questi riti, se durante la cerimonia il neo vescovo prende possesso della diocesi dove si celebra l'ordinazione, siede alla cattedra e procede la messa da presidente, altrimenti siede accanto al vescovo che presiede. Dopo la comunione l'ordinato scende nell'assemblea per benedirla, preceduto dai due coconsacranti, mentre si canta l'inno Te Deum.

Riti della settimana santa[modifica | modifica wikitesto]

La Settimana Santa prevede riti particolari. Iniziano con la domenica delle Palme, che nel Novus Ordo è la sesta domenica di Quaresima e nel Vetus Ordo la seconda domenica di Passione (tempo liturgico che comincia quattordici giorni prima di Pasqua).

Ma i riti più importanti si svolgono durante il Triduo Pasquale, ovvero il giovedì, venerdì e sabato santo.

Il Giovedì Santo ha luogo la "Messa in coena Domini" (messa nella cena del Signore), solo vespertina. Non viene celebrata altra messa salvo che nelle cattedrali. Tale celebrazione, al mattino, prende il nome di Messa Crismale: è presieduta dal Vescovo, e in essa vengono benedetti gli olii sacri che nel corso dell'anno serviranno per le somministrazioni dei Sacramenti del Battesimo, della Cresima, dell'Unzione degli infermi e dell'Ordine, oltreché per la dedicazione delle chiese e degli altari. Essa si chiude con la reposizione delle ostie consacrate in un altare a ciò predisposto. Dopo la messa si spogliano gli ornamenti degli altari e si velano le croci (nell'uso antico, tuttora peraltro consentito anche nella forma ordinaria, croci e immagini sacre restavano velate per tutto il Tempo di Passione, a partire dalla domenica che precede quella delle Palme). Da questo momento e fino al Sabato Santo non suonano più le campane, che anticamente venivano legate.

Il Venerdì Santo non viene celebrata la messa, mentre ha luogo nel pomeriggio l'azione liturgica dove si celebra la liturgia della Parola; vi è la lettura della Passione, una grande preghiera universale e lo svelamento della croce (le croci che erano state velate il giorno precedente rimangono velate) che verrà utilizzata per l'adorazione delle croce (vedi Venerdì santo), la liturgia eucaristica non prevede la consacrazione e la Comunione avviene con i Presantificati (soltanto sotto la specie del pane consacrato nei giorni precedenti).

Infine il sabato Santo la Chiesa da antica tradizione non celebra la messa, ma si dedica alla contemplazione del silenzio con la preghiera della Liturgia delle Ore. In tarda serata (tra le 22 e le 4) ha luogo la Veglia pasquale, forse il rito più complesso del rito romano, che comprende la benedizione del fuoco, l'accensione del cero pasquale, il canto dell'Exsultet, una lunga e articolata liturgia della Parola (con un minimo di cinque e un massimo di nove letture tra Antico e Nuovo Testamento, e i rispettivi Salmi responsoriali), la benedizione dell'acqua battesimale e lustrale e la celebrazione della messa solenne di Resurrezione.

Benedizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il rito romano prevede molti tipi e forme di benedizioni, alcune delle quali sono molto semplici (es. quelle degli oggetti e delle altre realtà di uso quotidiano - dal cibo agli aeroporti -, delle immagini dei santi), altre accompagnate da speciali processioni (es. le rogazioni, che prevedono la benedizione dei campi, e che si rifanno a una filiera di riti antichi precristiani), e infine quelle impartite durante le celebrazioni solenni (es. la benedizione eucaristica nella festa del Corpus Domini). È da notare che quando si fanno altre processioni, come in onore del santo patrono, la benedizione viene data di norma dopo la conclusione della processione, mentre qui si parla di processioni finalizzate esplicitamente alla benedizione.

Vi sono benedizioni che possono essere fatte anche da laici (come quelle impartite dal capofamiglia), altre riservate ai diaconi, sacerdoti e vescovi, e una (la benedizione Urbi et Orbi) riservata al papa. Le benedizioni possono comportare o accompagnare un'indulgenza.

Le benedizioni possono essere fatte con le mani, con l'eucarestia, con reliquie o con altri oggetti sacri.

Benedizioni con le mani[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente e in certi frangenti ancor oggi la benedizione viene praticata ponendo le mani sulla testa della persona che si benedice, ma quest'azione viene riferita ormai più alla celebrazione di alcuni sacramenti (cresima, ordine, unzione dei malati) che alla benedizione. Oggi di norma la benedizione consiste nel tracciare un segno di croce verticale nell'aria recitando la formula (di norma "Benedictio Dei Omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti descendat super vos et maneat semper" - "La benedizione di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre", o "Benedicat vos Omnipotens Deus, Pater..." - "Vi benedica Dio onnipotente, Padre...").

I vescovi non tracciano una croce ma tre, una pronunciando il nome del Padre, una il nome del Figlio e una lo Spirito Santo. Se benedicono più persone la prima croce viene tracciata al centro, la seconda a sinistra e la terza a destra.

Altri riti[modifica | modifica wikitesto]

Particolari riti sono stati resi facoltativi o sono caduti in disuso.

Un rito dimensionato ma non in disuso è quello che riguarda l'offertorio, in cui i fedeli deponevano di fronte all'altare doni, oltre al pane e il vino usati per l'eucarestia.

Un rito pontificio con aspetti caduti in disuso è la constatazione della morte del papa.

Dopo l'accertamento medico del decesso del pontefice, il cardinale camerlengo assistito dall'Arcivescovo Vice-Camerlengo, dai Chierici e dal Notaio della Camera Apostolica, dal Maestro delle celebrazioni liturgiche e dai Cerimonieri Pontifici, firma l'atto ufficiale della constatazione ed eleva alcune preghiere in suffragio dell'anima del pontefice defunto. Successivamente si procede al sigillo degli appartamenti papali con la ceralacca e alla rottura dell'anello piscatorio una volta usato come sigillo per i brevi e la corrispondenza privata.

Tuttavia, anticamente il camerlengo batteva leggermente per tre volte con un piccolo martello sulla fronte del papa, chiamandolo con il suo nome di battesimo, ed infine pronunziava la frase "Vere Papa N. mortuus est"-"Papa n. è morto veramente". Questa parte del rito ha luogo per l'ultima volta con papa Benedetto XV nel 1922, poiché alla morte di papa Pio XI il camerlengo Card. Eugenio Pacelli non ritenne opportuno l'uso del martelletto, che da allora cadde in disuso. Il rito tuttavia continua ad avere luogo.[2]

Altri riti riguardano lo svolgimento dei pontificali. Uno di questi viene riferito come in uso fino a non molto tempo fa.[senza fonte] Il pane e il vino per la messa venivano portati solennemente dal dispensiere vescovile, ovvero dal funzionario che aveva le chiavi della dispensa. Portava un piccolo scrigno contenente due ostie. Il cerimoniere mescolava tra di loro le due ostie, in modo che il dispensiere non sapesse quale era la prescelta per la consacrazione. Alla fine una veniva consacrata e l'altra mangiata sull'istante dal dispensiere. Questo rito viene attribuito in modo del tutto verosimile ai tempi in cui i vescovi temevano l'avvelenamento[senza fonte].

Le cerimonie più vistosamente cadute in disuso sono le più fastose cerimonie pontificie, che negli ultimi decenni sono state drasticamente semplificate.

È caduta in disuso a partire da papa Giovanni Paolo I la cerimonia dell'incoronazione. Come detto nel paragrafo dedicato all'ordinazione, il papa non viene "consacrato papa", perché la sua ordinazione è quella vescovile. Ma veniva incoronato con una cerimonia che nell'arco dei secoli era divenuta qualcosa che riecheggiava i trionfi romani[senza fonte], mediati attraverso le processioni imperiali bizantine, sia nella gloria che nel contrappasso. Gli imperatori bizantini (che pare però procedessero a piedi) portavano in mano un sacchetto di seta contenente polvere di sepolcro, e durante la processione solenne lo baciavano più volte per ricordare la caducità della vita. Coloro cui era destinato il trionfo (imperatore o generale vittorioso) procedevano invece su un carro, e accanto avevano chi ricordava loro periodicamente di essere solo un essere umano. Il pontefice che entrava in San Pietro solennemente, in sedia gestatoria, con baldacchino e flabelli ornati di piume di struzzo bianche, prevedeva qualcosa di simile. Il cerimoniere lungo il tragitto fermava la solenne processione e diceva: "Beatissime pater, sic transit gloria mundi" (Beatissimo padre, così passa la gloria del mondo) e spegneva uno stoppino acceso in cima ad un'asta portata da un apposito ministro. Al che il papa scendeva dalla sedia gestatoria, e si inginocchiava qualche istante a meditare sulla caducità delle cose terrene. Poi il papa risaliva sulla sedia gestatoria, il corteo riprendeva, e così per tre volte dall'ingresso nella basilica fino ai gradini dell'altare della confessione. L'incoronazione avveniva sul sagrato, o ai piedi di questo altare, e il papa assumeva la tiara o triregno.

Molti altri aspetti delle cerimonie pontificie sono caduti in disuso. Tra questi l'uso di particolari strumenti (i già citati flabelli). In disuso anche la sedia gestatoria, ovvero una sedia che aveva quattro prolungamenti o aste, due davanti e due dietro, e il papa seduto veniva portato a spalla da appositi dignitari denominati per l'appunto Sediari Pontifici. Sono in disuso anche certi paramenti: oltre alla citata tiara o triregno, da ricordare il fanone papale di solito solo rosso o bianco senza seguire gli altri colori liturgici) ed altre cerimonie e strumenti, dal martello d'argento per abbattere la Porta Santa al succintorio.

Sono stati aboliti anche vari corpi militari che accompagnavano i pontificali pontifici. Tra questi la Guardia Nobile (i cui militari erano scelti tra la nobiltà romana), la Guardia Palatina ed altre figure legate all'antica Corte Pontificia. In origine (quando il percorso non era delimitato da transenne) essi avevano il compito di far largo al corteo pontificio menando colpi di mazza sulla folla, ma ben presto la mazza divenne una semplice insegna d'onore. I mazzieri e gli altri corpi sono stati presenti l'ultima volta per l'incoronazione di papa Giovanni XXIII.

Altri riti occidentali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per i vescovi coconsacranti vedi la costituzione apostolica Episcopalis Consecrationis di papa Pio XII, AAS 37 (1945), p. 131
  2. ^ Avvenire, 4 aprile 2005, p. 6: "Ieri mattina - alle 9,30 - sempre nell'appartamento del Papa si è svolto il rito della constatazione della morte. Come previsto dalla Costituzione Apostolica emanata nel 1996, erano presenti il camerlengo Martinez Somalo e il suo vice, monsignor Sardi, il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Piero Marini, e i prelati chierici della Camera Apostolica, oltre al medico personale."

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