Tempo di settuagesima

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Nella Chiesa cattolica il Tempo di settuagesima (così è chiamato nel Messale di Giovanni XXIII), detto informalmente Tempo di carnevale, è un tempo liturgico a carattere penitenziale presente nel calendario della forma straordinaria del rito romano.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Costituisce una preparazione alla quaresima; in questo tempo si iniziava l'astinenza dalle carni nei giorni feriali.

Ha una durata di due settimane e mezzo, e comprende le seguenti domeniche, note anche con la prima parola dell'introito:

e termina con il Martedì grasso, cioè il giorno prima del Mercoledì delle ceneri.

Il colore liturgico di questo tempo liturgico è il violaceo. L'altare è spogliato dai fiori e non si canta la dossologia maggiore domenicale (Gloria), né l'Alleluia come acclamazione al Vangelo, che è sostituito dal tratto, tipico dei tempi penitenziali.

Nella forma ordinaria del rito romano il tempo di carnevale ha lasciato il posto al tempo ordinario.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I tentativi di prolungare la quaresima, che in origine durava sei settimane per portare i giorni di digiuno effettivo a quaranta, ebbero inizio nella seconda metà del V secolo. In due distinti sermoni di san Massimo di Torino troviamo prima rigettata (451) e poi approvata (465) l'usanza di anticipare la quaresima di una settimana, che in quell'epoca si stava diffondendo. Questo perché l'uso orientale considerava festivi ed esenti dal digiuno quaresimale il sabato e la domenica, quindi per compiere la sacra quarantena digiunale nella settimana di settuagesima si eliminava l'uso di carne e in quella di sessagesima l'uso di latticini; nel lunedì di quinquagesima iniziava il digiuno quaresimale vero e proprio.

Nel VI secolo san Cesario di Arles prescrive alle vergini di iniziare il digiuno una settimana prima dell'inizio della quaresima, segnando l'inizio della quinquagesima. Tuttavia alcuni concili francesi dell'inizio del VI secolo condannano ancora la pratica della quinquagesima, per salvaguardare l'unità dei costumi.

Nel 542 san Cesario prescrive ai monaci l'anticipo del digiuno a partire da due domeniche prima dell'inizio della quaresima.

Solo verso la fine del VI secolo o l'inizio del VII si parla a Roma di Sessagesima e Settuagesima, citata questa per la prima volta nelle omelie di san Gregorio Magno. Queste usanze da Roma si diffusero dapprima nell'Italia settentrionale e poi in tutta Europa. In Inghilterra giunsero alla fine del VII secolo, in Irlanda dopo il IX secolo. Pare che inizialmente la prima settimana di Settuagesima non fosse un periodo di digiuno, che era limitato alle altre due settimane e si estese alla prima solo nel IX secolo.

Sempre all'inizio del IX secolo è attestata la prima differenziazione liturgica, con la sospensione del Gloria e dell'Alleluia. Secondo alcuni fu papa Gregorio VII nella prima metà dell'XI secolo a sancire universalmente quest'uso liturgico.

Analogia con il rito bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Nel rito bizantino la quaresima è preceduta da tre domeniche di preparazione, in cui viene proposto il tema penitenziale. Nel dettaglio si tratta della domenica del pubblicano e del fariseo (Luca 18,10-14), della domenica del figliol prodigo (Luca 15,11-32) e della domenica del giudizio universale (Matteo 25,31-46) [1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietro Sorci, Il Lezionario del Messale di Pio V in Celebrare con il Messale di san Pio V, Padova 2008, p. 96

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Guéranger, L'Anno Liturgico, Alba, 1959, pp. 415–417, citato da [1]
  • Messale quotidiano per i fedeli / E. Caronti - Vicenza: Anonima tipografica, imprim. 1929 - XIII, 1262, 308, 59 p. ; 16 cm.