Commemorazione dei defunti

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Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Wszystkich swietych cmentarz.jpg
Cimitero di Boronów, Polonia
Tipo di festaSolennità religiosa
Data2 novembre
ReligioneCattolicesimo
Oggetto della celebrazioneCommemorazione di tutti i fedeli defunti
Feste correlateTutti i Santi
TradizioniVisita dei cimiteri, tradizioni locali
Tradizioni religioseOfficium defunctorum; Missa pro fidelibus defunctis
Tradizioni culinarieDolci dei morti, pasta dei morti
Altri nomiGiorno dei morti; Festa dei morti

La commemorazione di tutti i fedeli defunti (in latino: Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum), comunemente detta "giorno dei morti", è una ricorrenza della Chiesa latina celebrata il 2 novembre di ogni anno, il giorno successivo alla solennità di Tutti i Santi.

Secondo il calendario liturgico romano è anch'essa una solennità[1], e come tale ha precedenza sulla domenica; nella forma straordinaria del rito romano, invece, quando il 2 novembre cade di domenica la commemorazione dei defunti viene spostata al giorno successivo, lunedì 3 novembre. Pur essendo una solennità, non è comunque annoverata fra le feste di precetto[2].

La ricorrenza è preceduta da un tempo di preparazione e preghiera in suffragio dei defunti della durata di nove giorni: la cosiddetta novena dei morti, che incomincia il giorno 24 ottobre. Alla commemorazione dei defunti è connessa la possibilità di acquistare un'indulgenza, parziale o plenaria, secondo le indicazioni della Chiesa cattolica[3][4][5]. In Italia, benché molti lo considerino come un giorno festivo, la commemorazione dei defunti non è mai stata ufficialmente istituita come festività civile.

Il colore liturgico di questa commemorazione è il nero, che nella forma ordinaria del rito romano può essere sostituito con il violaceo, il colore della penitenza utilizzato, a scelta del celebrante, anche nei funerali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Encyclopædia Britannica (1910) dice: “Giorno dei morti... giorno riservato nella Chiesa Cattolica Romana alla commemorazione dei fedeli defunti. La celebrazione si basa sulla dottrina che le anime dei fedeli che alla morte non si sono purificate dai peccati veniali, o non hanno espiato le colpe passate, non possano raggiungere la Visione Beatifica, e che possano essere aiutate a conseguirla mediante la preghiera e il sacrificio della messa.... Alcune credenze popolari relative al Giorno dei morti sono di origine pagana. Così i contadini di molti paesi cattolici credono che quella notte i morti tornino nelle loro case precedenti e si cibino degli alimenti dei "vivi". (Vol. I, p. 709.)

L'idea di commemorare i defunti in suffragio nasce su ispirazione di un rito bizantino che celebrava infatti tutti i morti, il sabato prima della domenica di Sessagesima, all'incirca in un periodo compreso tra la fine di gennaio e il mese di febbraio. Nella chiesa latina il rito viene fatto risalire all'abate benedettino sant'Odilone di Cluny nel 998: con la riforma cluniacense si stabilì infatti che le campane dell'abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i vespri del 1º novembre per celebrare i defunti, e il giorno dopo l'eucaristia sarebbe stata offerta pro requie omnium defunctorum; successivamente il rito venne esteso a tutta la Chiesa cattolica. Ufficialmente la festività, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, appare per la prima volta nell'Ordo Romanus del XIV secolo.

A proposito di queste origini, nel libro “Il culto dei morti”, scritto da ... si legge:

“La mitologia di tutti i popoli antichi è intessuta degli avvenimenti del Diluvio [...] Ne è prova la celebrazione di una grande festa dei morti in memoria di quell'avvenimento, non solo da parte di nazioni più o meno in comunicazione le une con le altre, ma di altre lontanissime e separate sia da oceani che da secoli. Per di più questa festa è celebrata da tutti più o meno lo stesso giorno in cui secondo il racconto di Mosè ebbe luogo il Diluvio, e cioè il diciassettesimo giorno del secondo mese, il mese che all'incirca corrisponde al nostro novembre” (The Worship of the Dead, di J. Garnier, Londra, 1904, p. 4). Perciò queste celebrazioni iniziarono in effetti in onore di persone che Dio aveva distrutto per la loro cattiveria ai giorni di Noè (Genesi 6:5-7; 7:11)".

Queste feste che onorano le “anime dei defunti” come se fossero vive in un altro reame sono del tutto coerenti con la visione del mondo propria delle religioni cosiddette pagane (si pensi al Valallah, al Tartaro o ai Campi Elisi) ma contrarie secondo alcuni alle concezioni ricollegabili alla Bibbia, che ad esempio nel libro del Qoelet suggerisce che gli uomini morti non siano in grado di percepire nulla (pur se, altrove, ad esempio nel colloquio tra Saul ed il defunto Samuele, sembra rinvenibile una concezione di altro tipo, cioè che gli spiriti dei morti "vivano" da qualche parte, fermo restando l'immoralità del tentativo di parlare con loro ed il divieto esplicito della Bibbia in tal senso, sostenuto del resto, pur se poi tradito, dallo stesso primo re di Israele). L'idea di una vita oltre alla morte, da sempre presente in ogni gruppo umano e di cui vi sono tracce fin da epoche preistoriche e da cui secondo molti ha originato il concetto stesso di religione, faceva ad ogni modo parte, ovviamente, anche della visione tradizionale abramitica sul "mondo a venire", pur se in tale religione queste concezioni, diversamente da quanto non fosse nel paganesimo e non sarà poi nel cristianesimo, erano poste in posizione non centrale. Si trattava in ogni caso di un oltre vita eminentemente fisico laddove permanevano contraddizioni evidenti circa la possibile esistenza attuale e "nel presente" (prima cioè del Giudizio Universale) degli spiriti dei morti, visione a sua volta legata ad un concetto di anima particolare, controverso nella visione occidentale ma da taluni ritenuto invece centrale in alcune tradizioni orientali giunte in occidente per il tramite dell'orfismo e che influenzarono notevolmente la filosofia platonica e in epoche più recenti la neo-platonica e la gnostica, nelle quali l'uomo e visto essenzialmente come uno spirito trascendente ed immortale "imprigionato" provvisoriamente (e per uno scopo) nel mondo corporeo e materiale, dal quale si libera con la morte. L'idea di anima immortale proveniente dall'Oriente e che permeò di se parte della filosofia occidentale, in particolare quella di matrice platonica, andò più tardi a influenzare la concezione stessa di anima per come intesa dai cristiani oggi e probabilmente influenzò anche la stesura di alcuni libri biblici veterotestamentari (i Deuterocanonici) e di parte del Nuovo Testamento (Vangelo di Giovanni e Lettere paoline). Tuttavia la concezione dell'anima che sopravvive in seguito alla morte del corpo fu secondo alcuni solo una spiegazione razionale successiva per tentare di giustificare e comprendere quella risurrezione dei morti da sempre annunciata dalle scritture ebraiche, e ribadita nel cristianesimo, concetto probabilmente poco comprensibile per certa (materialistica) cultura occidentale, nella quale infatti per molto tempo tale resurrezione fu intesa primariamente in senso fisico e quindi come resurrezione materiale e coroprea in un'epoca a venire e che poteva quindi fare tranquillamente a meno di spiriti e spiritismo. Preghiere per i morti, siano essi in grado di interagire coi viventi (posto che sia consentita una tale interazione) e a prescindere dal fatto che essi possano trarne giovamento immediato o solo al momento della resurrezione e del Giudizio finale, sono ad ogni modo presenti in vari punti della Bibbia. Ririferimenti espliciti si possono trovare ad esempio nei libri dei Maccabei (2 Maccabei 12,43-45), testo però non riconosciuto dalla tradizione ebraica, o in alcuni scritti deuterocanonici dei Cristiani delle origini (san Girolamo tradusse in latino la versione dei Settanta nel IV secolo, integrando anche i testi Deuterocanonici, ma omettendo altri testi apocrifi).

Arte e letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno dei morti, di Bouguereau, 1859

Alla Commemorazione sono dedicate alcune opere, fra cui la più celebre è Le jour des morts (Il giorno dei morti) di William-Adolphe Bouguereau, olio su tela realizzata nel 1859 e oggi esposta al Musée des Beaux-Arts di Bordeaux, in Francia.

Il poeta Giovanni Pascoli inserì nella raccolta Myricae un suo elaborato intitolato "Il giorno dei morti".

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

«1563. In molti modi le comunità parrocchiali esprimono questo senso della speranza cristiana. Per la commemorazione di tutti i fedeli defunti è consuetudine andare in processione al Cimitero e in tale occasione benedire le tombe. In questa o simili circostanze è opportuno promuovere una celebrazione con un apposito rito di benedizione.»

(dal Rituale Romano, parte III, capitolo 54, Benedizione delle Tombe nella Commemorazione dei Fedeli Defunti)

In America Centrale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giorno dei morti (America).

Nei paesi dell'America Centrale è consuetudine, oltre a visitare i cimiteri, addobbare le tombe con fiori, oltre che depositare sulle stesse giocattoli (nel caso in cui il defunto sia un bambino) o alcolici.[6]

In Messico, in alcune abitazioni, è ancora consuetudine preparare l'altare dei morti: tale manufatto viene arricchito con immagini del defunto, una croce, un arco e incenso. Ciò in quanto il credo popolare pensa che, durante tale giorno, lo spirito dei defunti venga a trovare i loro cari. Questo altare servirebbe a favorire tale ritorno.[6]

Nelle Filippine[modifica | modifica wikitesto]

In questo paese asiatico è consuetudine abbellire le tombe dei propri cari, oltre che offrire preghiere per tutti i defunti.[7]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

È consuetudine, nel giorno dedicato al ricordo dei defunti, visitare i cimiteri locali e portare in dono fiori e lumini sulle tombe dei propri cari.

Le fave dei morti di Perugia

In molte località italiane è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati dolci dei morti, per celebrare la giornata.

In Sicilia durante la notte di Ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana, ai pupi di zucchero (statue realizzate in zucchero, rappresentanti in origine dame e cavalieri della Storia dei Paladini di Francia o personaggi tipici siciliani ed oggi anche cartoni animati) e ad altri dolci caratteristici detti ossa dei morti.

Nella provincia di Massa Carrara la giornata è l'occasione del bèn d'i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva a ognuno un bicchiere di vino; ai bambini inoltre veniva messa al collo la sfilza, una collana fatta di mele e castagne bollite.

Nella zona del monte Argentario era tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Vi era inoltre l'usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.

Nelle comunità dell'Italia meridionale delle eparchie di Lungro e di Piana degli Albanesi i defunti sono commemorati, secondo la tradizione orientale di rito greco-bizantino, nelle settimane precedenti la Quaresima.

In Abruzzo, analogamente a quanto avviene nel mondo anglosassone in occasione della festa di Halloween, era tradizione scavare e intagliare le zucche e porvi poi una candela all'interno per utilizzarle come lanterne.[8]

A Treviso si mangiano per la ricorrenza focacce particolari chiamate "i morti vivi".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Norme Generali per l'ordinamento dell'Anno Liturgico e del Calendario, 59.
  2. ^ Codice di diritto canonico (1917), can. 1246.
  3. ^ Articolo dedicato
  4. ^ Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina, norme n. 3 - 6/10, 15
  5. ^ Da "Zenit"
  6. ^ a b www.planetalatinoamerica.com[collegamento interrotto]
  7. ^ www.theholidayspot.com
  8. ^ Lamberto De Carolis, Bisenti, storia, leggenda, cultura, tradizioni, Ed. Edigrafital, 1970.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Cattabiani, Calendario, Rusconi, Milano 1989, pp. 269–272
  • A. Fornari, Le feste dell'anno, in Cultur contadina in Toscana, volume II, Bonechi, Firenze 1989, p. 279

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