Discussione:Tempo di settuagesima

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Panis vivus et vitalis[modifica wikitesto]

Ho riguardato bene le modifiche che apportate da Franco56 e mi sembra che siano tutte accomunate dall'istanza di relegare la forma straordinaria nel passato, come se il tempo di Carnevale fosse qualcosa di abolito o desueto. La realtà è ben diversa: si è sempre celebrato con la forma che oggi è straordinaria e questo è un periodo di rinnovata vitalità, non solo perché nel mondo aumentano le celebrazioni, ma anche perché il Papa si prende cura di aggiornare la liturgia, come ha fatto con il recente intervento sull'oratio pro judaeis. Inoltre, la frase finale nei paragrafi "la situazione oggi" non è chiara: sembra che pure nella forma straordinaria il tempo di carnevale sia facoltativo. E poi non c'è nessuna "concessione", è semplicemente lecito (e non tollerato come si suggerisce). E papa Benedetto XVI non ha "introdotto" la forma straordinaria: anche negli anni tra il 1970 e il 2007 si è celebrato nella forma antica. A mio parere la versione precedente era più corretta. Avemundi (msg) 09:15, 12 mar 2008 (CET)

aggiungo che, forse vi è sfuggito, ma oggi sono previste esattamente le stesse cose:
1) l'astinenza dal mangiare carni c'è ancora oggi, anzi è addirittura uno dei "5 precetti della Chiesa" (ovvero quelle 5 regolette necessarie per definirsi cattolici) cioè: "osserva il digiuno prescritto e parimenti l'astinenza" (in questo caso vale la prima parte della frase, l'astinenza è riferita a quella sessuale) certo vero è che oggi, i laici soprattutto, non sono così osservanti ma non è che siccome non "si fa più così" allora le regole vanno abolite (semmai chi non lo fa, va educato a farlo), ma se proprio dobbiamo parlare di consuetudini di solito non si mangia carne nella settimana santa o cmq nei venerdì di quaresima.
2)il colore liturgico è lo stesso, e anche nella Messa in NO non si canta l'Alleluia prima del vangelo (ma piuttosto il "Lode a te, o Cristo") non si canta il Gloria in excelsis Deo e poi si usa il "simbolo apostolico" e non il credo "niceno-costantinopoliano" (che è il credo che si recita normalmente negli altri tempi liturgici). Insomma la differenza è più nel nome che altro Eltharion Scrivimi 09:49, 12 mar 2008 (CET)
Nella voce prima si parla della forma straordinaria e poi solo alla fine si accenna a quella ordinaria e, così sembra, che sia di gran lunga più importante la forma straordinaria. Nella voce occorrerebbe fare un quadro storico e poi affermare che oggi c'è la forma ordinaria e quella straordinaria (sottolineando che hanno certamente pari dignità anche se quella straordinaria è largamente minoritaria).--Franco56 - (se vuoi, rispondi) 20:54, 12 mar 2008 (CET)
Sono contrario, perché questa voce riguarda il calendario liturgico della forma antica e sarebbe OT mettersi a parlare di qualcos'altro. Quando si dice che la forma ordinaria prevede al posto del tempo di carnevale il tempo ordinario, si dà un'informazione IMHO completa e nello stesso tempo non OT, perché bisogna pur dire "che fine ha fatto" il tempo di Carnevale. Avemundi (msg) 22:29, 12 mar 2008 (CET)