Astinenza dalle carni

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L'astinenza dalle carni o giorno di magro è un precetto generale della Chiesa cattolica che impone di non mangiare carne il venerdì e gli altri giorni proibiti. Il pesce è ammesso durante l'astinenza, per cui il venerdì è il giorno in cui tradizionalmente si consuma pesce nei paesi a maggioranza cattolica.

L'astinenza risale a tempi molto antichi, in origine era di più giorni alla settimana, poi concentratisi nel venerdì, scelto in considerazione del venerdì di passione. Con la Riforma protestante diventò il segno distintivo tra cattolici e riformati, molto sentito dalla popolazione e riflesso anche nelle commedie di Shakespeare. Le norme, insieme con quelle del digiuno, sono fissate dalla costituzione apostolica "Paenitemini" del Sommo Pontefice Paolo VI del 17 febbraio 1966, e dal Codice di Diritto Canonico (can. 1249 e seguenti), ma possono essere ulteriormente determinate dalle Conferenze Episcopali.

Secondo la norma ecclesiastica (vedi la voce digiuno ecclesiastico) i fedeli di rito latino sono tenuti all'astinenza dalle carni in tutti e singoli venerdì di Quaresima, purché non coincidano con un giorno annoverato tra le solennità dal calendario liturgico della Chiesa cattolica. Prima l'astinenza delle carni era obbligatoria tutti i venerdì dell'anno, ora è soltanto consigliata e può essere sostituita da altre opere di penitenza e carità.

Il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo sono richiesti il digiuno e l'astinenza, il Sabato Santo sono solo consigliati. L'obbligo del digiuno s'inizia a 18 anni compiuti[1] e termina a 60 anni incominciati, quello dell'astinenza s'inizia a 14 anni compiuti. Tuttavia, i fedeli sono dispensati dall'obbligo del digiuno e dell'astinenza in taluni casi. Fino all'inizio del XX secolo la legge dell'astinenza dalle carni proibiva di consumare uova e latticini, oggi non più; però oggi è richiesta anche l'astinenza dai cibi e dalle bevande che ad un prudente giudizio sono da considerarsi troppo ricercati e costosi. L'insieme di queste norme costituisce il 4°[2] dei cinque precetti generali della Chiesa cattolica ("In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno").

Interrotta per evidenti ragioni pratiche durante la seconda guerra mondiale, divenne sempre meno sentita dalla popolazione. La Conferenza episcopale italiana si è adeguata al nuovo clima ed ha ammesso la sostituzione dell'astinenza con una diversa forma di mortificazione in tutti i venerdì dell'anno, esclusi quelli di Quaresima[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Precedentemente il termine era fissato a 21 anni. Così prescrivevano già Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, 147; e il Catechismo di Pio X, 487. Il nuovo termine di 18 anni è stato introdotto con il Codice di Diritto Canonico del 1983.
  2. ^ Nel Catechismo della Chiesa Cattolica figura al 4º posto, nel Catechismo di Pio X invece figurava al 2º posto
  3. ^ Il digiuno quaresimale, chiesacattolica.it. URL consultato il 18 aprile 2014.

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