Ascensione (festività)

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Ascensione di Gesù
Pietro Perugino cat75.jpg
Pietro Perugino, Ascensione di Gesù.
Tiporeligiosa
DataGiovedì dopo la sesta domenica dopo Pasqua; in alcuni Paesi, la domenica successiva
PeriodoAnnuale
ReligioneCristianesimo
Oggetto della ricorrenzaSalita al cielo di Gesù Cristo
Ricorrenze correlatePasqua, Pentecoste
Altri nomiAscensio, Análēpsis (Ἀνάληψις), Episozoméne (Ἐπισοζωμένη), Viri Galilaei

L'Ascensione (nome completo: Ascensione del Signore, in latino: Ascensio Domini nostri Jesu Christi) è, nell'anno liturgico, una festa cristiana del tempo pasquale celebrata quaranta giorni dopo la Pasqua. In essa si fa memoria dell'evento dell'Ascensione di Gesù. La sua celebrazione, nella Chiesa cattolica, può essere posticipata alla domenica successiva.

Il termine deriva dal latino ascensio e significa salita, ascensione.

Nel cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

Nel rito romano la celebrazione ha il grado di solennità e, secondo il Codice di diritto canonico,[1] è una delle feste di precetto. Nei tre giorni che precedono l'Ascensione viene data la possibilità, secondo quanto indicato nell'adattamento del Benedizionale a cura della CEI, di celebrare un triduo[2], noto anche come rogazioni. L'Ascensione ha una celebrazione vigilare che prevede l'antifona introitale Regna terræ.

La spiritualità di questa Solennità è bene riassunta nelle parole di dom Guèranger:

«L'ineffabile successione dei misteri dell'Uomo-Dio è sul punto di ricevere l'ultimo complemento. Ma l'allegrezza della terra è salita fino al cielo; le angeliche gerarchie si preparano a ricevere il capo già promesso, mentre i loro principi sono vigili alle porte, pronti ad aprirle, quando risuonerà il segnale del divino trionfatore. Le sante anime, liberate dal limbo gia da quaranta giorni, attendono il felice momento in cui la via del cielo, chiusa per il peccato, si aprirà improvvisamente ed essi potranno percorrerla al seguito del loro redentore. L'ora incalza ed è tempo ormai che il divino Risorto venga a mostrarsi e a ricevere l'addio di coloro che l'attendono di minuto in minuto e che deve lasciare ora in questa valle di lacrime»

(P. Guéranger, L’anno liturgico. Volume terzo. Tempo Pasquale - Tempo dopo la Pentecoste, Fede e Cultura, Verona 2017, p.93)

Storia liturgica[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio del proprio della solennità dell'Ascesione nel Graduale Triplex.
Incipit dell'introito Viri Galilaei dal Graduale Novum.

Agostino riporta che la celebrazione della Ascensio Domini in coelum è diffusa "Toto terrarum orbe"[3] e, secondo il vescovo di Ippona, sarebbe stata istituita dagli stessi Apostoli o da un successivo Sinodo generale sub-apostolico[4]. Come il Righetti nota, questa ipotesi agostiniana è poco probabile giacché "nessuno dei Concili e degli scrittori ecclesiastici anteriori al IV secolo mostra di conoscerne l'esistenza"[5]. La narrazione di Egeria, invece, testimonierebbe la commemorazione della Ascensione all'interno della festa di Pentecoste a Gerusalemme[6] che sarebbe conservata da una antica tradizione siriaca di celebrare questa solennità proprio a Pentecoste[7].

A Roma, la celebrazione della Ascensione è testimoniata per la prima[8] volta da papa Leone Magno quaranta giorni dopo la Pasqua[9].

Pio V stabilì che in questa solennità, dopo il canto del Vangelo, venisse rimosso il cero pasquale che, anticamente, era spento nella Dominica in albis. Tale disposizione è stata modificata dalla riforma liturgica di Paolo VI, che prevede che il cero resti vicino all'ambone fino a Pentecoste. Nella tradizione ambrosiana, diversamente, veniva innalzato per simboleggiare il Cristo ascendente[5].

A partire dal XV secolo venne introdotta una ottava che fu poi soppressa da Papa Pio XII nel 1955 in favore della novena di Pentecoste.

La solennità è conosciuta anche con il nome di "Viri Galilaei", le parole iniziali dell'Antifona d'Ingresso alla Messa della Festività.

Canti gregoriani della celebrazione[modifica | modifica wikitesto]

Già al mercoledì che precede la feria V della sesta settimana dopo Pasqua, ha inizio, nel Liber Usualis precedente il Concilio Vaticano II, il Tempus Ascensionis e troviamo In Ascensione Domini in I Vesperis. È prevista la Vigilia dell’Ascensione di N. Signore Gesú Cristo (II classe)[10]. Al giovedì ha luogo la Missa che, dove la solennità non è di precetto, viene posticipata alla domenica. Il proprio della celebrazione[11][12], rimasto sostanzialmente simile anche dopo la riforma liturgica, è riportato di seguito con le indicazioni LU (Liber Usualis) per i testi precedenti il Concilio e RA (rito attuale) per il rito romano attuale.

  • Introito: Viri Galilaei[13] (LU e RA).
  • Alleluia I: Ascendit[14] (LU e RA).
  • Alleluia II: Viri Galilaei[15] (RA).
  • Alleluia II: Dominus in Sinai (LU).
  • Offertorio: Ascendit[16] (LU e RA)
  • Offertorio ad libitum: Viri Galilaei[17] (RA).
  • Comunione:
    • Anno A: Data est mihi (RA).
    • Anno B: Signa (RA).
    • Anno C: Psallite[18] (LU e RA, poiché LU prevede un unico ciclo di letture).

Sono testimoniate anche alcune sequenze per il giorno dell'Ascensione: Adest dies sanctus[19], Festum nunc celebre[20], Summi triumphum regis[21], Christus hunc diem[22] e dei tropi per il Kyrie: Christus ascendit in caelis, Christus ascendit dulcibus hymnis[23].

Antichi riti e pietà popolare[modifica | modifica wikitesto]

Date dell'Ascensione, 2010-2022[24]
Anno Cattolicesimo e Protestantesimo Ortodossia
2010 13 maggio
2011 2 giugno
2012 17 maggio 24 maggio
2013 9 maggio 13 giugno
2014 29 maggio
2015 14 maggio 21 maggio
2016 5 maggio 9 giugno
2017 25 maggio
2018 10 maggio 17 maggio
2019 30 maggio 6 giugno
2020 21 maggio 28 maggio
2021 13 maggio 10 giugno
2022 26 maggio 2 giugno

Come è testimoniato da dom Guéranger, la celebrazione liturgica della Ascensione è affiancata, nella tradizione, da alcune pratiche legate alla pietà popolare. Tra esse si ricorda la processione medievale prima della Messa che voleva ricordare il cammino di Gesù e dei suoi discepoli al monte degli Ulivi e la benedizione del pane e di alcune primizie di frutta in memoria dell'ultimo pasto che Gesù fece nel Cenacolo[25].

Proprio della Processio in die Ascensionis Domini troviamo una testimonianza nella Summa liturgica di Guglielmo di Auxerre:

«In die ascensionis domini fit processio sollempnis. [...] Precepit dominus discipulis suis, ut precederent in montem oliueti, ut uiderent ipsum ascendere, et fecerunt ei processionem. Et ipse eleuatis manibus ferebatur in celum. Processio ista significat ascensum de uirtute in uirtutem. Et cantatur responsorium de ascensione, ut inuitemur ad ascendendum post dominum. De bethania autem ascendit dominus, per quod significatur, quod sine obediencia nullus potest ascenderec. Quod uero de monte oliueti, significat, quod per opera misericordie oportet nosascendere. Facta processione cantatur: "o rex gloried", propter illud: "ne derelinquas nos orphanos", et in quibusdam ecclesiis laus angelorum: "te sanctum dominum", quia angeli facta processione apostolorum domino ad litteram apparuerunt.»

(Guillelmus Autissiondorensis, Summa de officiis ecclesiasticis, III.86.1-5)

Tra le pratiche di pietà popolare[26], l'Ascensione di Gesù è meditata nella dodicesima stazione della Via Lucis e nel secondo dei misteri gloriosi del Santo Rosario.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Codice di Diritto Canonico, can. 1246 § 1.
  2. ^ Benedizionale, n. 1820.
  3. ^ Epistola 54 ad Januarium, su augustinus.it.
  4. ^ Epistola 54 ad Januarium, su augustinus.it.
    «datur intellegi vel ab ipsis Apostolis, vel plenariis conciliis, quorum est in Ecclesia saluberrima auctoritas, commendata atque statuta retineri, sicuti quod Domini passio et resurrectio et ascensio in coelum, et adventus de coelo Spiritus Sancti, anniversaria solemnitate celebrantur, et si quid aliud tale occurrit quod servatur ab universa, quacumque se diffundit, Ecclesia.».
  5. ^ a b M. Righetti, Storia liturgica, Vol. II: L'anno liturgico - Il breviario, Ancora, Milano 1969, p.308.
  6. ^ Egeria, Pellegrinaggio in Terra santa, in Nicoletta Natalucci, M. Benedetti (a cura di), Biblioteca patristica, Bologna, EDB, 1999, ISBN 9788810420171.
  7. ^ G. Kretschmar, Himmelfahrt und Pfingsten, in ZKG 66 (1954/55), pp. 209-253.
  8. ^ Matias Augé, L'Anno liturgico. È Cristo stesso presente nella sua Chiesa, in Monumenta studia instrumenta liturgica 56, Città del Vaticano, LEV, 2011, ISBN 9788820982935.
  9. ^ Leone Magno, Tractatus de Ascensione Domini, in CCL 138, pp. 450-461.
  10. ^ Liber usualis, p. 740.
  11. ^ Liber usualis, pp.743-746.
  12. ^ Graduale Triplex, pp.235-238.
  13. ^ CI g01079, su cantusindex.org.
  14. ^ CI g01080, su cantusindex.org.
  15. ^ CI g03055, su cantusindex.org.
  16. ^ CI g01082, su cantusindex.org.
  17. ^ CI g02180, su cantusindex.org.
  18. ^ g01083, su cantusindex.org.
  19. ^ CI ah50142, su cantusindex.org.
  20. ^ CI ah50143, su cantusindex.org.
  21. ^ CI ah53067, su cantusindex.org.
  22. ^ CI ah53068, su cantusindex.org.
  23. ^ Alejandro Enrique Planchart, Embellishing the Liturgy: Tropes and Polyphony, in Music in Medieval Europe, Taylor & Francis, p. 425.
  24. ^ È indicata la data del giovedì.
  25. ^ P. Guéranger, L’anno liturgico. Volume terzo. Tempo Pasquale - Tempo dopo la Pentecoste, Fede e Cultura, Verona 2017, p.183..
  26. ^ Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Direttorio su Pietà popolare e Liturgia. Principi e orientamenti. 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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