Triduo pasquale

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L.F. Schnorr von Carolsfeld, Le tre Marie alla tomba di Cristo, c. 1835.

Il Triduo pasquale è il tempo centrale dell'anno liturgico.[1] Detto comunemente anche triduo santo o triduo sacro, celebra gli eventi del Mistero pasquale di Gesù Cristo, ossia l'istituzione dell'eucaristia, del sacerdozio ministeriale e del comandamento dell'amore fraterno, e la passione, morte, discesa agli inferi e la resurrezione.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Nei testi liturgici sono quattro le denominazioni per esteso del Triduo pasquale:

  • Santissimo Triduo del Cristo crocifisso, sepolto e risorto;[1]
  • Sacro Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, dal n. 18 delle Norme Generali sull'anno liturgico e sul calendario;
  • Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto; tale denominazione, mutuata dall'espressione citata di Sant'Agostino, deriva dal testo dell'Annunzio del giorno della Pasqua come proclamato nella solennità dell'Epifania;
  • Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, dal n. 19 delle Norme Generali sull'anno liturgico e sul calendario.

Un triduo è un ciclo di atti di preghiera che dura tre giorni, come per esempio quello previsto in onore di un santo dopo la sua canonizzazione,[2] ma a volte, quando non vi è possibilità di fraintendimenti, si fa riferimento al Triduo pasquale come "il Triduo" per antonomasia.

Collocazione del Triduo pasquale[modifica | modifica wikitesto]

Il Triduo si trova collocato tra la Quaresima e il Tempo pasquale: si tratta di tre tempi liturgici distinti, per cui il Triduo pasquale non fa parte né della quaresima né del Tempo pasquale.[3]

Nonostante la chiara distinzione liturgica, i tre tempi sono tematicamente congiunti poiché la Quaresima è la preparazione al Triduo, ed il Tempo pasquale è l'esplicazione dei misteri celebrati nel Triduo.

Nell'ultima partizione della Quaresima, ossia il periodo liturgico di Passione, si innesta la celebrazione della Settimana santa che si conclude contestualmente alla conclusione del sabato santo, ossia nell'ambito del Triduo. La Settimana santa è, quindi, una temporalità tematica che viene meglio definita quale unità liturgica[senza fonte][non chiaro] a motivo del suo inizio nel tempo liturgico della quaresima e della sua fine nel tempo liturgico del triduo.

La Quaresima cessa prima che inizi il Triduo: tale passaggio avviene il giovedì santo.

Il Triduo pasquale, invece, cessa dopo che è iniziato il Tempo pasquale con il giorno liturgico della domenica di Pasqua, l'unico giorno liturgico quindi che fa parte quasi contestualmente di due tempi liturgici: in parte del triduo, e per intero del tempo pasquale.

Composizione del Triduo pasquale[modifica | modifica wikitesto]

Il Triduo pasquale è un tempo liturgico e non un giorno liturgico, non essendo un singolo giorno; non è pertanto una solennità, dato che la qualifica di solennità è un grado del giorno liturgico e non del tempo liturgico. Però, come nelle solennità, si inizia con una celebrazione serale: "Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all'altra. La celebrazione, però, della domenica e delle solennità inizia dai vespri del giorno precedente".[4]

Il Triduo pasquale ha una durata temporale equivalente a tre giorni liturgici, ma non corrisponde esattamente a tre giorni civili poiché si dispiega in quattro giorni civili, ossia:

  • nel giovedì Santo, ma solo la sera;
  • nel venerdì della Passione del Signore[5] detto anche e più comunemente venerdì Santo, in cui ricorre la Giornata per i luoghi santi conosciuta anche con la denominazione di Giornata mondiale per la Terra santa;
  • nel sabato Santo;
  • nella domenica di Pasqua.

Di questi quattro giorni, dal punto di vista del calendario civile, solo il venerdì, il sabato santo e la domenica fanno parte interamente del triduo: "Il Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore inizia dalla messa vespertina in Cena Domini, ha il suo fulcro nella Veglia pasquale, e termina con i vespri della domenica di risurrezione".[6]

La ragione per cui questo tempo liturgico venne chiamato Triduo risiede, però, nel diverso computo del giorno come effettuato dai cristiani dei primi secoli in continuazione della tradizione biblica per la quale il giorno veniva computato non dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva ma dal calar del sole al successivo calar del sole, ossia dal momento vespertino al successivo momento vespertino: in quest'ottica il triduo corrispondeva esattamente a tre giorni anche se la durata dello stesso era identica sia complessivamente sia nei termini di inizio e fine con quella del triduo attuale per cui, essendo stata la durata del triduo sempre la stessa, è cambiato solo il modo di computare l'inizio e la fine del giorno, e tale cambio di computo ha fatto sì che il triduo un tempo corrispondesse a tre giorni mentre ora si dispiega in quattro giorni.

Nell'antichità cristiana, infatti, il fatto che il triduo corrispondesse esattamente a tre giorni significa che esso era l'insieme del Venerdì Santo, del Sabato santo e della Domenica di Pasqua. L'identità dell'inizio e della fine della durata del triduo primitivo con quello attuale è dovuta al fatto che il primitivo iniziava con l'inizio del venerdì santo, cioè il calar della sera dell'attuale giovedì santo, e terminava con la fine della domenica di pasqua, ossia il calar della sera dell'attuale domenica di pasqua.

Celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le celebrazioni principali del Triduo sono:

Di queste celebrazioni, le prime tre sono le celebrazioni peculiari del triduo pasquale: la Chiesa cattolica desidera ardentemente che i fedeli partecipino, se possono, sia alle celebrazioni peculiari poiché esse sono il nucleo più profondo della liturgia della Chiesa e perciò sono più importanti delle altre devozioni che pure si accompagnano alla liturgia in questi giorni come le processioni e la Via Crucis, sia alle altre celebrazioni principali in ragione dell'obbligo celebrativo per le lodi, del precetto per la messa di Pasqua, che è anche soddisfatto dalla partecipazione alla Veglia pasquale, e dell'importanza pastorale della celebrazione vespertina di Pasqua.

Al termine della Messa in Cena Domini non vi è saluto, benedizione o congedo, perché è immediatamente seguita dalla processione all'altare della reposizione: secondo l'Ordinamento generale del Messale romano, 170, "Se alla Messa segue un’altra azione liturgica, si tralasciano i riti di conclusione, cioè il saluto, la benedizione e il congedo."[7]

All'inizio dell'azione liturgica del venerdì non vi sono canto o antifona d'ingresso, né Segno della Croce o saluto, ma un momento di silenzio seguito da una preghiera senza "Oremus",[8]. Venerdì Santo è un giorno alitugico, nel senso che in esso non si celebra la messa.[9] A partire però dalla riforma liturgica di papa Pio XII, tutti i partecipanti all'azione liturgica pomeridiana possono ricevere la Comunione con ostie consacrate nella messa della sera del giorno precedente, facoltà prima riservata al solo sacerdote celebrante. Al termine vi è una preghiera preceduta da "Inchinatevi per la benedizione", dopodiché sacerdote e ministri genuflettono davanti al crocifisso e si ritirano in silenzio.

La solenne veglia pasquale comincia con il segno di croce,[10] il saluto e un'esortazione del sacerdote, prima della benedizione del fuoco che serve per accendere il cero pasquale. Nessun altro atto liturgico segue la messa, che perciò termina con la benedizione e con il congedo, al quale si aggiunge questa notte e per tutta l'ottava di Pasqua "Alleluia, alleluia".

Dal Gloria della messa del giovedì a quello della Veglia, esclusi, le campane devono stare in liturgico silenzio; anticamente anche gli strumenti musicali dovevano tacere in questo spazio temporale per meglio esprimere il senso penitenziale proprio di questi giorni; per questo molte composizioni di autori antichi per il venerdì Santo furono scritte per solo coro. Oggi tuttavia è permesso l'uso degli strumenti musicali durante tale spazio temporale, ma solo per sostenere il canto.

Nelle chiese non parrocchiali possono essere officiate le celebrazioni liturgiche del Triduo pasquale purché le stesse siano limitate ai soli casi di necessità riconosciuti dall'Ordinario in modo che i presbìteri possano porsi a servizio della comunità parrocchiale per qualunque esigenza pastorale come, per esempio, la concelebrazione delle azioni liturgiche o l'amministrazione del Sacramento della Riconciliazione. Se nelle Chiese non parrocchiali, limitrofe alla Cattedrale, viene officiata qualche celebrazione liturgica principale del Triduo, ciò non può avvenire negli stessi orari in cui celebra il Vescovo.

Nel Triduo pasquale sono proibite tutte le Messe dei defunti, comprese le esequiali: la proibizione si estende anche all'intera giornata del giovedì Santo. I funerali si celebrano secondo il rito delle esequie senza la messa, senza solennità e in orario separato dalle azioni liturgiche proprie di questi giorni.

Varianti nel rito ambrosiano[modifica | modifica wikitesto]

Il rito ambrosiano condivide la medesima struttura delle celebrazioni romane del Triduo Pasquale ma gli ordinamenti rituali presentano differenze anche notevoli. Le più significative sono:

  • Tutte le tre celebrazioni principali (Messa in Cena Domini, Celebrazione della Passione e Veglia Pasquale) sono inserite tra i Vespri del rispettivo giorno liturgico. La Veglia Pasquale, che secondo la tradizione originale dovrebbe svolgersi interamente nella notte di Pasqua per concludersi prima dell'alba della Domenica, tiene il posto, oltre che dei Vespri del Sabato Santo, anche della Compieta e dell'Ufficio delle Letture di Pasqua.
  • La spogliazione degli altari non avviene al termine della Messa in Cena Domini del giovedì ma durante la Celebrazione della Passione del venerdì, nel momento in cui la proclamazione del Vangelo annuncia la morte di Gesù.
  • Il Santissimo Sacramento riposto al termine della Messa in Cena Domini non viene consumato il venerdì, ma resta custodito all'altare della riposizione fino alla Veglia Pasquale, durante la quale, al momento della Comunione, viene riportato all'altare maggiore per essere consumato: il Venerdì Santo infatti, come tutti i venerdì di Quaresima, nel rito ambrosiano non solo non si celebra l'eucaristia ma non viene neppure distribuita la Comunione ai fedeli (ad eccezione, eventualmente, del Viatico per i moribondi).
  • Non si canta il Gloria nè nella Messa in Cena Domini né durante la Veglia Pasquale: l'annuncio della Risurrezione, infatti, viene dato - secondo la tradizione mutuata dalle chiese orientali - con la triplice acclamazione Christus Dominus Resurrexit proclamata ai tre lati dell'altare.
  • Le campane non vengono legate il giovedì sera ma il venerdì pomeriggio, dopo aver suonato a lutto, contestualmente all'annuncio della morte del Signore e alla spogliazione degli altari. Analogamente al rito romano, da questo momento restano silenti fino all'annuncio della risurrezione nella Veglia Pasquale.
  • Dall'annuncio della morte di Gesù fino alla Veglia Pasquale, nella recita della liturgia delle ore, in ogni rito e celebrazione e in qualsiasi occasione di preghiera, anche se presiedute da un sacerdote o da un diacono, scompaiono le formule di introduzione e di congedo classiche - sostituite dalla sola acclamazione Benedetto il Signore che vive e regna nei secoli dei secoli - e non viene più impartita la benedizione conclusiva.

Precetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Precetti della Chiesa.

Il 1º precetto generale della Chiesa[11] esige la partecipazione all'intera Veglia pasquale o alla messa della domenica di Risurrezione.

Il 2º precetto generale della Chiesa[12] viene particolarmente raccomandato dalla Chiesa cattolica, perché sia soddisfatto nei giorni del Triduo Pasquale da quei fedeli che non l'hanno ancora compiuto negli ultimi giorni di Quaresima e specialmente nei primi giorni della Settimana Santa, non in ragione del dettato del precetto ma in previsione della ricezione eucaristica specie se in applicazione del 3º precetto generale della Chiesa[13] il quale garantisce "un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della Liturgia cristiana".[14]

In ottemperanza del 4º precetto generale della Chiesa[15] il venerdì Santo è richiesto a tutti i fedeli con più di 14 anni l'astinenza dalle carni e ai fedeli tra i 18 e i 60 anni il digiuno pasquale che la Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre anche al sabato Santo, fino alla Veglia Pasquale, pur non facendone un obbligo per i fedeli.[16]

In ottemperanza del 5º precetto generale della Chiesa[17] i fedeli sono invitati a contribuire per i poveri il giovedì Santo e per i Luoghi santi il venerdì Santo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tale denominazione gli deriva dal punto 1), lettera A), numero 2,sezione I, Capitolo primo del Commento alla riforma dell'Anno liturgico e del nuovo Calendario, a cura del Concilium per l'esecuzione della Costituzione sulla sacra Liturgia, riprendendo letteralmente una espressione di san'Agostino dove, per la precisione, la parola Cristo è sottintesa.
  2. ^ Vocabolario Treccani
  3. ^ Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario
  4. ^ Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 3
  5. ^ Tale denominazione gli deriva dal n.20 delle Norme Generali sull'anno liturgico e sul calendario.
  6. ^ https://www.binetti.ru/collectio/liturgia/missale_files/deanno3ed.htm Norme generali per l'ordinamento dell'anno liturgico e del calendario, 19]
  7. ^ Ordinamento generale del Messale romano
  8. ^ Feria VI in Passione Domini, 5–6
  9. ^ Vocabolario Treccani
  10. ^ 9. Sacerdos et fideles signant se dum ipse dicit: In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Missale Romanum, Editio Typica Tertia, Vigilia Paschalis in Nocte Sancta. Cf. anche [1]. Nelle edizioni precedenti del messale però non si fa esplicita menzione del segno di croce.
  11. ^ "Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro", Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2042 sulla base del canone 1247 del Codice di Diritto Canonico.
  12. ^ "Confessa i tuoi peccati almeno una volta all'anno", Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2042 sulla base del canone 989 del Codice di Diritto Canonico.
  13. ^ "Ricevi il sacramento dell'eucaristia almeno a Pasqua", Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2042 sulla base del canone 920 del Codice di Diritto Canonico che permette di adempiere il precetto in un altro giorno del tempo pasquale (cioè tra la Veglia Pasquale e la Pentecoste), oppure per giusta causa in altro tempo entro l'anno: in ogni caso è chiaro che va premessa la confessione sacramentale.
  14. ^ CCC n° 2042
  15. ^ "In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno", Catechismo della Chiesa Cattolica n° 2043 sulla base del canone 1251 e 1252 del Codice di Diritto Canonico.
  16. ^ cfr. le Norme Generali per l'ordinamento dell'Anno liturgico e del Calendario, Roma, 1969, n. 20.
  17. ^ "Sovvieni alle necessità materiali della Chiesa secondo le tue possibilità", Catechismo della Chiesa Cattolica n° 2043 sulla base del canone 222 del Codice di Diritto Canonico.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]