Peccato originale

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Adamo ed Eva commettono il peccato originale (dettaglio della facciata del duomo di Orvieto)

Secondo alcune confessioni del cristianesimo il peccato originale è il peccato che Adamo ed Eva, i progenitori dell'umanità nella tradizione biblica, avrebbero commesso contro Dio, così come descritto nel libro della Genesi. Conseguenza di questo peccato sarebbe stata la caduta dell'uomo: il peccato originale viene descritto come ciò che ha diviso l'uomo da Dio e che, secondo un buon numero di teologi, avrebbe reso l'uomo mortale.

Al peccato originale sono stati attribuiti vari significati simbolici a seconda delle interpretazioni che sono state date al brano biblico; in generale, comunque, esso sembra rappresentare la disobbedienza verso Dio da parte dell'uomo, che vorrebbe decidere da solo che cosa sia bene e che cosa sia male.

Il racconto nella Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Cacciata dal Paradiso terrestre (duomo di Porto Maurizio)

Il termine “peccato originale” non è presente nel testo biblico, né nell'Antico Testamento né nel Nuovo.

Il testo che tradizionalmente descriverebbe questo peccato è il capitolo 3 del libro della Genesi. L'esegesi biblica codificata nella ipotesi documentale ricondurrebbe questo testo alla cosiddetta tradizione jahvista, alcuni nuclei della quale potrebbero risalire addirittura all'XI-X secolo a.C.

Il capitolo è diviso in tre sequenze:

  • a. versetti 3,1-7: il peccato,
  • b. versetti 3,8-13: il processo,
  • c. versetti 3,14-19: la condanna.

I restanti versetti 3,20-24 contengono una sorta di "disposizioni aggiuntive".

A. Il peccato[modifica | modifica wikitesto]

Dio, dopo aver creato Adamo ed Eva (il primo nome ebraico è collegato con la parola che significa "terra", poiché il suo corpo sarebbe stato modellato con la creta; il nome di Eva - חװה, chavvàh - ha la stessa radice del verbo "vivere" - לחוות, lachavvot -, e infatti nel testo essa sarà definita in seguito "la madre di ogni vivente", - אם כל חי, em kol chay), li mette a vivere nel giardino dell'Eden, comandando loro di nutrirsi liberamente dei frutti di tutti gli alberi presenti, tranne che dei frutti del cosiddetto albero della conoscenza del bene e del male.

Ma i due, tentati dal serpente, mangeranno il frutto dell'albero proibito. Il personaggio del serpente denota forse una polemica "anti-ofiolatrica", contro i miti cananaici e di altri popoli della Mezzaluna Fertile: il serpente, nella religiosità dei Cananei, rappresentava il dio supremo, Baal, signore della fertilità.

Si dice che il serpente è "astuto" (ערום, ‘arum), ma la sua furbizia è messa a servizio di un fine cattivo. Il suo è un vero e proprio disegno malefico, che si oppone subito al desiderio divino. Nel dialogo con la donna il serpente arriva per gradi al suo obiettivo: rivela il suo disegno di opposizione a Dio già nella domanda che rivolge alla donna, con il gioco di parole per il quale la proibizione di mangiare i frutti di "un albero" viene estesa ad "ogni albero". Il serpente porta così la donna a dubitare che il divieto di Dio possa essere stato legittimo. La donna si lascia trascinare dal gioco del serpente e cade nella trappola della esagerazione: afferma, falsamente, che Dio ha proibito persino di toccare l'albero in questione.

Il serpente prospetta come conseguenza del mangiare i frutti dell'albero l'"apertura degli occhi" e il diventare "come Dio" (o "come divinità"), conoscitori del bene e del male.

Allettati da questa tentazione,i due mangiano questo frutto (la donna lo offre all'uomo: l'immagine della donna tentatrice è tipica di molte letterature sapienziali soprattutto nel mondo antico). Subito si rendono conto di essere nudi. La loro nudità esprime l'indegnità, l'insuccesso.

Spesso il "frutto proibito" viene rappresentato come una mela. Nel testo della Bibbia si parla di "frutto", senza ulteriori specificazioni. In latino la mela viene chiamata malum, parola che ha anche lo stesso suono di quella che significa "male". Per questo motivo nel medioevo si sarebbe cominciato a rappresentarla come una mela.

B. Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Al peccato fa seguito una specie di istruttoria condotta da Dio, che ripercorre i gradini opposti a quelli del peccato: prima l'uomo, poi la donna, poi il serpente. L'uomo, che sperimenta la paura e la vergogna, scarica la sua responsabilità su altri (Adamo sulla donna, e la donna sul serpente).

C. La condanna[modifica | modifica wikitesto]

Dio condanna prima di tutto il serpente; la punizione della donna la tocca nella sua duplice qualità di madre e di moglie. Anche l'uomo è condannato, anzitutto nel suo rapporto con la terra, alla quale è legato come a una moglie e dalla quale attende i frutti: ora la terra diventa una nemica. Comunque né l'uomo né la donna vengono "maledetti" da Dio, che riserva parole di maledizione soltanto al serpente e alla terra (o al cosmo). La più aspra conseguenza del peccato è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura.

Nonostante tutto, Dio dà agli uomini un vestito: è già un gesto salvifico di Dio, che soccorre l'uomo ridandogli dignità.

Considerazioni ermeneutiche[modifica | modifica wikitesto]

Il problema che emerge in sede di interpretazione è se davvero, nelle intenzioni degli autori del testo e nell'ambiente vitale in cui il testo stesso venne scritto, si pensava davvero ad un peccato "originale", un peccato - cioè - che fosse all'origine di una definitiva corruzione del genere umano o addirittura di tutto il cosmo (alcuni teologi, come Karl Rahner usano l'espressione peccato originale originante per distinguerlo dal peccato originale che ogni uomo porterebbe in sé – peccato originale originato).

Più che ad un peccato originale, il testo biblico sembra far riferimento, attraverso il racconto simbolico, a quel peccato che "originava" le forme storiche e sociali di peccabilità del popolo d'Israele, cioè l'idolatria. Il serpente, infatti, nel brano biblico non è il diavolo - questa è una interpretazione molto tarda - ma potrebbe rappresentare il culto cananeo della fertilità, verso cui il popolo d'Israele fu costantemente attratto.

La riflessione condotta in questo capitolo della Genesi prende in considerazione il male già presente nell'umanità, e ne cerca la causa. La risposta che viene data è che la causa di questo male è il peccato dell'uomo. Viene così proiettata sull'intera umanità la visione particolare che il popolo di Israele aveva della propria storia: alleanza offerta gratuitamente da Dio, rottura dell'alleanza da parte degli uomini, punizione e riconciliazione.

Paolo apostolo, nei suoi scritti e in particolare nel capitolo 5 della Lettera ai Romani, ha presente il racconto della Genesi e ne sottolinea l'aspetto della solidarietà (nel male) che tutti gli esseri umani sperimentano. Questa categoria della solidarietà permette a Paolo di formulare l'annuncio evangelico: Gesù Cristo è il centro della storia, il male originato da Adamo è vinto da Cristo, e per chi è solidale con Cristo il male può essere vinto.

Nell'ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Peccato (ebraismo).

I teologi ebrei sono in disaccordo riguardo alla causa di quello che fu chiamato "peccato originale". Alcuni insegnano che fu dovuto ad Adamo che cedette alla tentazione di mangiare il "frutto proibito" ed è stato ereditato dai suoi discendenti; la maggioranza delle opinioni rabbiniche tuttavia non ritengono Adamo responsabile dei peccati dell'umanità,[1] spiegando che, in Genesi 8:21 e 6:5-8, Dio riconobbe che Adamo non peccò intenzionalmente. Ad ogni modo, Adamo viene riconosciuto da alcune correnti[2] come colui che portò la morte nel mondo con la sua disobbedienza. A causa del suo peccato, i discendenti vivono una vita mortale che termina nella morte dei loro corpi.[2] La dottrina del "peccato ereditario" non si riscontra nella maggior parte dell'ebraismo mainstream. Sebbene alcuni ebrei ortodossi diano la colpa ad Adamo per la complessiva corruzione del mondo, e ci siano alcuni insegnanti ebrei dei tempi talmudici che ritenevano la morte come una punizione per l'umanità a causa del peccato di Adamo, questa non è la visione dominante della maggior parte dell'ebraismo d'oggi. L'ebraismo moderno generalmente afferma che gli esseri umani nascono senza peccato e incontaminati, e scelgono di peccare in seguito, procurandosi sofferenze.[3][4]

Il peccato originale nel cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Molte chiese, pur riconoscendo l'allegoricità del racconto, riconoscono ad esso una verità spirituale almeno per quanto attiene alla sfera della fede e del destino umano ultraterreno.

Il peccato originale, come questione teologica, riguarda tre aspetti sostanziali: l'universalità, l'ereditarietà e l'originalità della colpa.

Relativamente alla discussione sull'ereditarietà degli effetti del peccato originale nella stirpe umana, esistono differenti opinioni fra le diverse religioni abramitiche e spesso anche fra singole correnti di pensiero all'interno di uno stesso indirizzo religioso.

In tutta la Bibbia non è menzionato un "peccato originale" con questa terminologia, propria della teologia posteriore.

Nelle lettere paoline, e in particolare nella Lettera ai Romani, viene dato rilievo principalmente alla responsabilità di ciascuno per le proprie azioni (cfr. Rm 2,6-11 e 3). In particolare in (3,19-26) è precisato che ogni essere umano in quanto tale è peccatore, e perciò "privo della gloria di Dio": solo per fede nel sacrificio di Gesù sulla croce può essere salvato. Anche nel quarto vangelo si ribadisce che qualsiasi uomo è peccatore ed è per questo che ha bisogno di una giustificazione che lo renda "accettato" dinanzi a Dio, eppure non viene evidenziata nessuna particolare relazione con Adamo o chiunque altro (Gv 3,16).

Sempre nella lettera ai Romani, tuttavia, emerge anche l'idea di una umanità profondamente lacerata sin dalle origini, e quindi di una sorta di corruzione posta sotto l'insegna del comune progenitore, Adamo (Rm 5,19).

Nonostante questa tensione tra responsabilità personale e solidarietà nel peccato, in molte teologie cristiane è presente la dottrina sul peccato originale, che presso alcune chiese è anche sancita da un vero e proprio dogma.

L'interpretazione di Agostino d'Ippona[modifica | modifica wikitesto]

Agostino d'Ippona ritenne che l'uomo fosse stato creato simile a Dio, ma non in tutto, perché Dio conosce il male ma in quanto amore infinito non lo commette, mentre l'uomo conosce il male e può compierlo; l'essere umano è stato creato con il libero arbitrio di conoscere e fare sia il male sia il bene.

Inoltre, insegnare a fare il male è una colpa tanto quanto compierlo direttamente: perciò Dio non può avere insegnato il male, pur avendo lasciato la possibilità e la responsabilità all'uomo di conoscerlo.

Va evidenziato che l'insegnamento di Agostino, sebbene in continuità con la dottrina insegnata da Paolo e dai vangeli, e con la tradizione veterotestamentaria (si pensi ad alcune espressioni del salmo 51 che insistono su un uomo "nato malvagio", "concepito peccatore dalla propria madre"), risente nel suo vigore argomentativo dell'accesa polemica contro Pelagio. Quest'ultimo sosteneva che la salvezza è per l'uomo raggiungibile senza necessariamente la grazia divina: l'uomo può salvarsi anche solo con le sue forze, perché naturalmente portato al bene. Ciò era inconcepibile per Agostino: l'uomo non può salvarsi con le sue sole forze, perché si trova in una condizione corrotta, e causa di questa condizione è proprio il peccato originale, ereditato attraverso l'atto sessuale che è all'origine di ogni vita umana.

Per sostenere questa tesi Agostino assume anche posizioni tipiche del traducianesimo (sebbene si tratti di un traducianesimo spirituale, differente dal traducianesimo materialistico di Tertulliano).

Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la Chiesa cattolica per effetto del peccato originale, l'uomo eredita, anzitutto, una colpa che, se non viene estinta con il sacramento del battesimo, preclude la salvezza.

L'uomo eredita, inoltre, sempre per effetto del peccato originale, un'inclinazione verso il male, che il battesimo non può cancellare, e che è chiamata concupiscenza. Questa inclinazione, che accompagna l'uomo nel corso dell'intera sua vita non costituisce in sé un peccato, ma una debolezza di base dell'essere umano che è la causa dell'agire malvagio degli uomini nella storia dell'umanità. La trasmissione di questa inclinazione è un mistero che non può essere pienamente compreso. Una interpretazione è che Adamo ed Eva abbiano ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana, ed il peccato commesso abbia alterato la stessa natura umana[5]. Il rimedio a questo stato "decaduto" consiste nella "storia della salvezza", che si sviluppa dagli antichi patriarchi fino alla redenzione.

Una sintesi della dottrina cattolica sul peccato originale si trova nel catechismo della chiesa cattolica ([1]).

Solo alla luce di tale dottrina cattolica è comprensibile il dogma cattolico dell'Immacolata Concezione di Maria madre di Gesù (proclamato nel 1854 da papa Pio IX), secondo il quale Maria fu concepita senza peccato originale in vista dei meriti di suo figlio, ossia "pre-redenta", redenta prima che la redenzione avvenisse storicamente.

Protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

Per il cristianesimo protestante, il peccato originale è caratterizzato dal concetto di ereditarietà della colpa evincibile dalle Sacre Scritture (salmo 51, vangeli), illustrato dall'apostolo Paolo e ripreso da Agostino nella sua aspra polemica contro Pelagio.

La dottrina del peccato originale venne ripresa e reinterpretata da Martin Lutero, il principale fautore della Riforma protestante, in opposizione alla Chiesa cattolica. Secondo Lutero il peccato originale avrebbe corrotto moralmente l'anima umana a tal punto da privarla della possibilità di volgersi da sola verso il bene: l'uomo sarebbe quindi privo del libero arbitrio che lo avrebbe caratterizzato prima del peccato originale e che gli permetterebbe di scegliere fra il bene e il male. Il suo sarebbe un servo arbitrio, servo del male.

Solo Dio decide, ancor prima della nascita dell'uomo, di salvarlo: la salvezza è dovuta solo a Dio, le azioni che un individuo compie durante la sua esistenza non hanno alcuna influenza sul suo destino umano.

Nel calvinismo questa riflessione sulla predestinazione dell'essere umano è ulteriormente sviluppata: tutti gli uomini sarebbero meritevoli di dannazione, ma Dio ne ha predestinati alcuni (il cui numero e la cui identità sono sconosciute agli uomini), per suo imperscrutabile volere, ad essere eletti e salvati malgrado le loro colpe, grazie al sacrificio espiatorio di Gesù, che si è sostituto a loro nella meritata punizione.

Ortodossia[modifica | modifica wikitesto]

A differenza delle interpretazioni cattolica e protestante, per l'Ortodossia cristiana il peccato di Adamo ha avuto delle conseguenze per l'uomo, ma non si tratterebbe di conseguenze morali in grado di “macchiare” con una colpa l'anima di ogni individuo. Piuttosto il peccato originale avrebbe introdotto la corruttibilità fisica dell'essere umano, e in particolare la morte. Le uniche conseguenze del gesto di Adamo sono dunque, secondo la visione ortodossa, la corruzione e la mortalità, considerate da un punto di vista fisico, non morale. Tuttavia, la morte comporta un desiderio innato degli esseri umani di "ridurre" il dolore per la certezza della fine della vita terrena: da ciò scaturisce il peccato come palliativo di fronte alla mortalità.

Il peccato originale nell'Islam[modifica | modifica wikitesto]

Nella religione islamica è assente il concetto di eredità della colpa, perché ognuno è responsabile del proprio peccato. Secondo l'Islam il peccato originale sarebbe solo un errore commesso da Adamo ed Eva, ma essi si sarebbero pentiti e quindi perdonati da Dio, senza che il loro sbaglio si ripercuotesse sul genere umano.

Interpretazioni non religiose[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi di una realtà perduta[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una tesi sostenuta nel libro Il vero significato dei sogni[senza fonte] la perdita del paradiso terrestre raccontata nella Genesi corrisponderebbe alla perdita della consapevolezza del momento presente e ciò sarebbe dovuto allo svilupparsi del pensiero, attività che ci proietta costantemente nel futuro quando non ci fa rivivere il passato, ma lo stesso significato trasparirebbe anche da due dei dipinti che affrescano la volta della Cappella Sistina, opera di Michelangelo.

Il dipinto del Peccato originale descrive la condizione di perenne giovinezza di cui l'uomo poteva godere quando non conosceva il pensiero che crea il tempo, infatti è possibile notare come Adamo ed Eva appaiano giovani prima di avere compiuto il peccato e con dei corpi già invecchiati mentre vengono cacciati dall'angelo.

L'intento di Michelangelo si completa in quello che è forse il suo dipinto più famoso e cioè la Creazione di Adamo. Dall'osservazione di questo affresco appare evidente come l'artista voglia in realtà raffigurare il pensiero che crea la mente umana (prospettiva sostanzialista o essenzialista della mente), infatti notiamo che nel drappo con le figure angeliche che fanno da sfondo alla figura divina si cela una sezione del cervello umano.

Anche nel libro già citato si sostiene che l'attività mentale non è connaturata all'essere umano, infatti secondo il suo autore i sogni derivano dall'attività depurativa del sonno che vede l'organismo impegnato nell'eliminazione delle tossine psichiche che abbiamo prodotto durante la giornata. Tutti i drammi vissuti nel sogno non sarebbero che manifestazioni dell'angoscia della nostra anima (individuabile nell'intelligenza e volontà di vita che è alla base dello svolgersi delle funzioni autonome del corpo e che si estende oltre di esso formando l'aura che lo circonda), per l'eccessiva produzione di energia mentale, la quale, non potendo essere depurata dal sonno andrebbe ad inquinare l'anima/aura per la differente qualità vibrazionale.

Lo stesso significato sarebbe riscontrabile in un altro racconto biblico, cioè in quello del crollo della Torre di Babele che si riferirebbe alla perduta capacità di comunicare attraverso un unico linguaggio che non poteva essere verbale e ciò sarebbe appunto dovuto alla nascita del pensiero, che è alla base della verbalizzazione.

Il linguaggio primordiale sarebbe stato energetico in quanto formato da onde vibrazionali che venivano emanate provando dei sentimenti di consapevolezza che facevano fremere il cuore e che venivano elaborate e comprese dalla particolare intelligenza di cui il cuore sarebbe dotato. Tale modo di comunicare permetteva ad ognuno, oltre che di interagire comprendendo i sentimenti del prossimo, anche di provvedere a se stesso con estrema naturalezza facendo manifestare nella realtà ciò di cui necessitava attraendola dal non creato, cioè dalla coscienza universale di cui l'universo è composto, il cui doppio movimento di espansione e di riassorbimento è uguale alle sistole e diastole del movimento cardiaco e che manifestò il creato provando il sentimento della consapevolezza di se stessa, un sentimento che se sapessimo provare ci permetterebbe di vivere in un vero e proprio Paradiso Terrestre.

Interpretazioni antropologiche[modifica | modifica wikitesto]

Una lettura storico-critica della bibbia ha colto forti analogie tra il peccato originale e i miti delle origini e di un'età dell'oro perduta, presenti presso altri popoli.

Esiste, inoltre, almeno una terza possibile interpretazione dell'origine del male legata direttamente all'intenzionalità divina orientata in premessa a sacrificare i progenitori nell'ambito di un processo, si direbbe oggi, privo di garanzie giuridiche. Questa tesi attribuisce ad Adamo ed Eva un'incapacità assoluta di violare coscientemente la prescrizione divina che proibiva loro l'accesso all'Albero della conoscenza del bene e del male. I progenitori, infatti, prima di accedere al Frutto, non sarebbero stati in grado di percepire la differenza fra bene e male a causa della loro radicale "amoralità". Tant'è che per acquisire una coscienza morale è stato necessario "peccare", attingendo il frutto prodotto dall'albero della conoscenza del Bene e del Male. In altri termini, il peccato non poteva essere realizzato da chi non aveva alcuna coscienza né percezione del valore della Normatività divina e delle conseguenze della violazione (per i progenitori, infatti, prima della conoscenza del Bene e del Male ci sarebbe dovuto essere come unico Male il mangiare il frutto). Secondo questa tesi, in definitiva, Adamo ed Eva erano incapaci di intendere e di volere in termini etici e morali, dunque non sarebbero stati punibili. Un preciso riferimento neotestamentario a questa tesi sarebbe reso esplicito in Luca 23,34[senza fonte].

Una ulteriore interpretazione[6] intende il peccato originale - sulla base di notevoli evidenze antropologiche e etnologiche[7] e in forte affinità con la moderna teoria evoluzionistica - come degenerazione psicocognitiva dovuta al passaggio da forme di religiosità di tipo deista a quella relativa alle religioni rivelate. Questa transizione si sarebbe verificata a partire dal 10/15.000 circa a.C. col passaggio da forme di vita stanziale ai primi sistemi classisti e teocratici della storia detti teoetotomie - dalle radici theòs (dio) ethos (costume di vita) e -tomia (cesura).[8] A seguito di tale trasformazione culturale l'uomo sarebbe caduto in una rappresentazione del sacro capace di produrre forme psicopatologiche (a livello individuale e sociale) così come descritto - ad esempio - dalla teoria psicoanalitica. In particolare la persistenza di una autorità morale esterna riesce ad influenzare le dinamiche edipiche da cui deriva una sovrastrutturazione del super io, ai sensi delle ipotesi di Sigmund Freud. Un ulteriore contributo deriva dal lavoro sull'aggressività umana di Erich Fromm. Da questo derivano[da "questo" a cosa o a chi è riferito?] quelle forme di psicopatologie e disturbi della personalità (sindromi ossessivo compulsivo, dipendente, evitante etc.) note da tempo alla psicologia classica.

Un'ulteriore interpretazione[senza fonte] suggerisce che la figura del serpente rappresenti la razionalità umana, come evidente dalla simbologia greca o araba nel caduceo o nel bastone di Asclepio, in cui simboleggia rispettivamente il commercio e le arti mediche. In una visione più ampia[di chi?], il serpente rappresenta la natura stessa dell'uomo assetato di conoscenza.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "SIN": voce della Jewish Encyclopedia.
  2. ^ a b (EN) Shaul Magid, From Metaphysics to Midrash: Myth, History, and the Interpretation of Scripture in Lurianic Kabbala, Indiana University Press, 2008, p. 238. URL consultato il 22 marzo 2016.. Certe interpretazioni cabalistiche asserisocno che la Torah insegni che dopo il peccato di Adamo bene e male furono mischiati l'uno con l'altro e che solo nell'era messianica con il Messia il male non sarà più; come conseguenza immediata del primo peccato venne slegata la connessione tra l'Albero della Vita e quello del frutto della conoscenza del bene e del male il cui archetipo e la cui origine in principio sono il vero ed il falso.
  3. ^ "Judaism's Rejection Of Original Sin", di Alfred J. Kolatch, The Jewish Book of Why/The Second Jewish Book of Why, Jonathan David Publishers, 1989.
  4. ^ "Judaism's Rejection Of Original Sin": "Sebbene ci siano alcuni insegnanti ebrei dei tempi del Talmud che credevan che la morte fosse una punizione data all'umanità a causa del peccato di Adamo, l'opinione predominante era che l'uomo pecca perché non è un essere perfetto, e non, come insegna il cristianesimo, perché egli sia intrinsecamente peccaminoso."
  5. ^ Catechesi di Benedetto XVI
  6. ^ Roberto Verolini, www.diolaico.it, diolaico.it.
  7. ^ Roberto Verolini, Il Dio di Darwin. L’alternativa laica al creazionismo e all’Intelligent Design, Macerata, Stampalibri, 2010.
  8. ^ Roberto Verolini, Il Dio Laico: caos e libertà, Roma, Armando Armando, 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Joseph Morelli, Il paradiso terrestre e il peccato originale,in Secoli sul mondo,a cura di Giovanni Rinaldi, Marietti,Casale,1955
  • Jean-Marc Rouvière, Adam ou l'innocence en personne, L'Harmattan, Parigi, 2009. (recensione e sintesi)
  • Elaine Pagels, Adam, Eve and the Serpent. Sex and Politics in Early Christianity, Vintage Books, 1988 ISBN 0-679-72232-7 (Adamo, Eva e il serpente, Milano, 1990)

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