Pastorale (liturgia)

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Punta di pastorale, arte limosina del XIII secolo

Il pastorale (o vincastro) è un bastone simbolico, dall'estremità ricurva e spesso riccamente decorata, usato dal vescovo nei pontificali e nelle cerimonie più solenni.

È in uso presso varie chiese cristiane a ordinamento episcopale, tra cui la Chiesa cattolica, l'ortodossa, l'anglicana e la luterana.

Origine e significato[modifica | modifica wikitesto]

Faraone con pastorale e flagello

Il vero bastone dei pastori, in uso fin dalle prime civiltà, ha un'estremità arcuata con cui essi possono afferrare gli animali per il collo senza ferirli. Tale oggetto venne caricato di simboli fin dalla primissima antichità, infatti lo si trova ad esempio tra gli attributi che reggono in mano in faraoni, assieme al flagello (altro strumento per il governo del bestiame, che è assimilabile al moderno frustino).

In tale veste il bastone pastorale dovette giungere a Roma nei culti orientali, e da lì essere riutilizzato nel nascente mondo cristiano, basandosi anche su simbologie evangeliche come quella di Gesù che si autodefinisce "Buon Pastore". Come simbolo quindi della funzione di cura della fede e della morale sulla porzione di popolo cristiano affidata a un vescovo, il bastone veniva consegnato al momento dell'investitura, nel rito di ordinazione. Oltre al vescovo poteva essere emblema anche di altri prelati, come gli abati.

Secondo sant'Ambrogio, il bastone pastorale deve essere al fondo appuntito per spronare i pigri, nel mezzo diritto per condurre i deboli, in alto ricurvo per radunare gli smarriti.

Da punto di vista artistico il bastone cristiano assunse forme più elaborate almeno dal periodo dell'arte ottoniana, quando l'estremità ricurva divenne una spirale ("riccio"), e gradualmente sempre più ornata. A seconda del materiale (legno, osso, avorio o metallo, spesso prezioso) il decoro poteva consistere in itagli intarsi, incisioni, sbalzi, decori a smalto, inserti di pietre, perle o cristallo, pitture e apposizione di figurette.

Una classe a parte è costituita dai bastoni pastorali a tau, cioè cruciformi, in uso dall'età preromanica e romanica.

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

Pastorale a tau della Chiesa ortodossa

Data questa simbologia, che richiama il legame forte tra il pastore e il suo popolo, il Vescovo può usare il pastorale solo all'interno dei confini della propria diocesi, mentre non potrebbe usarlo qualora presiedesse delle liturgie in un altro territorio. Il pastorale, cioè, è legato alla missione del Vescovo nei confronti dei suoi fedeli, e non all'episcopato in genere (come è, invece, il caso delle altre insegne episcopali, anello, croce pettorale, mitria, che si portano sempre). Per questa ragione esiste una particolare tradizione iconografica legata alla rappresentazione del pastorale nell'arte, ad esempio nel caso di santi vescovi: il bastone ha la curva rivolta in avanti o verso il centro solo quando è impugnato da titolare della chiesa o della diocesi, mentre è rivolto indietro in tutti gli altri casi. Ad esempio nel Trittico di San Giovenale di Masaccio san Giovenale vescovo, a cui era dedicata la chiesa in cui si trovava originariamente la pala, ha il bastone rivolto in avanti, mentre san Biagio lo tiene all'indietro.

Oltre ai vescovi, il privilegio del pastorale è riservato agli abati, in quanto responsabili della cura delle anime di quella realtà extraterritoriale al mondo che è il tradizionale monastero benedettino.

Le parti della Messa in cui il vescovo porta il pastorale sono:

La ferula[modifica | modifica wikitesto]

Ferula utilizzata da Giovanni Paolo II

Da notare il particolare pastorale del Papa, detto "ferula": invece di essere ricurvo, all'estremità superiore è dotato di una croce. Al Pontefice spetterebbe in realtà, come pastorale, la croce papale tripla, ossia un bastone con all'estremo una croce a tre braccia, usata l'ultima volta da Giovanni Paolo II nel Giubileo del 1983.

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