Papa Benedetto XV

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Papa Benedetto XV
Papa Benedetto XV
258º papa della Chiesa cattolica
Benedetto XV.svg
Elezione3 settembre 1914
Incoronazione6 settembre 1914
Fine pontificato22 gennaio 1922
MottoIn te, Domine, speravi; non confundar in aeternum
Cardinali creativedi Concistori di papa Benedetto XV
Predecessorepapa Pio X
Successorepapa Pio XI
 
NomeGiacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa
NascitaPegli di Genova, 21 novembre 1854
Ordinazione sacerdotale21 dicembre 1878 dal cardinale Raffaele Monaco La Valletta
Nomina ad arcivescovo16 dicembre 1907 da papa Pio X
Consacrazione ad arcivescovo22 dicembre 1907 da papa Pio X
Creazione a cardinale25 maggio 1914 da papa Pio X
MorteRoma, 22 gennaio 1922
SepolturaGrotte Vaticane
Firma
Benedict PPXV signature.svg

Papa Benedetto XV (in latino: Benedictus PP. XV, nato Giacomo Paolo Giovanni Battista della Chiesa; Pegli di Genova, 21 novembre 1854Roma, 22 gennaio 1922) è stato il 258º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 257º successore di Pietro), dal 1914 fino alla morte. Fu fermo oppositore della prima guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Natali e istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto giovanile di Giacomo della Chiesa

Giacomo della Chiesa nacque a Genova in un palazzo di Salita Santa Caterina e fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora delle Vigne (anche se la delegazione genovese di Pegli, allora comune autonomo, ne rivendica i natali basandosi su una tradizione orale) da famiglia nobile ma non più particolarmente benestante, terzo di quattro figli di Giuseppe e di Giovanna dei marchesi Migliorati.

La famiglia Della Chiesa, discendente da casati che avevano dato i natali a Berengario II d'Ivrea e a un altro pontefice, Callisto II[1], faceva parte del patriziato genovese, nel quale aveva raggiunto, nel XVI secolo, una posizione di particolare rilievo. Anche la famiglia materna era aristocratica: i Migliorati di Napoli, che avevano già dato, pure loro, i natali a un precedente pontefice, Innocenzo VII.

A Genova ebbe modo di formarsi in un ambiente fecondo sia sul piano della fede sia su quello della cultura: in particolare, fondamentali furono la frequentazione del beato Tommaso Reggio, del futuro cardinale Gaetano Alimonda e del futuro primo vescovo di Chiavari Fortunato Vinelli. Su pressione del padre, il quale si era opposto al desiderio di Giacomo di entrare quanto prima nel seminario diocesano, si iscrisse nel 1872 alla facoltà di giurisprudenza della Regia Università di Genova, dove si laureò dottore in legge nel 1875. Solo allora il padre acconsentì a fargli intraprendere la carriera ecclesiastica; impose tuttavia al figlio di proseguire gli studi, iniziati presso il seminario di Genova, a Roma presso il Collegio Capranica e la Pontificia Università Gregoriana, dove Giacomo della Chiesa ottenne la laurea in teologia.

Carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato ordinato presbitero il 21 dicembre 1878 dal cardinale Raffaele Monaco La Valletta, entrò nell'Accademia dei nobili ecclesiastici per la preparazione alla carriera diplomatica, e successivamente nel servizio diplomatico della Santa Sede. Nel 1883 partì per Madrid come segretario del nunzio apostolico Mariano Rampolla del Tindaro, che aveva conosciuto durante il periodo trascorso all'Accademia, e tornò a Roma nel 1887 quando questi fu nominato segretario di Stato e Cardinale da papa Leone XIII. Della Chiesa divenne minutante pontificio (impiegato addetto alla stesura di minute) e sostituto della Segreteria di Stato, con Rampolla e poi con il cardinale Rafael Merry del Val. Aderì in questo periodo alla Gioventù Cattolica e al Circolo San Pietro [2].

L'ordinazione episcopale del futuro Benedetto XV
Il cardinale Giacomo della Chiesa

Quando il cardinale Rampolla, dopo l'elezione di Pio X, fu sostituito dall'altrettanto valente Merry del Val, Della Chiesa mantenne inizialmente il proprio posto, stimato dal nuovo Papa per le sue capacità. Ciononostante, proprio a causa del suo stretto legame col cardinale Rampolla – principale architetto della politica di apertura di Leone XIII, nonché rivale di Pio X nel conclave del 1903 – la carriera di Della Chiesa in Vaticano si arrestò rapidamente, a causa della linea più conservatrice del nuovo papato. Pio X decise infatti, pur stimandolo, di allontanarlo dalla Curia romana, e il 16 dicembre 1907 lo nominò arcivescovo di Bologna, secondo la nota massima latina promoveatur ut amoveatur[3]. Giunse a sorpresa a Bologna la sera del 17 febbraio 1908.

È in questo periodo che Della Chiesa sosterrà l'intervento italiano in Libia, in conformità con la dottrina della ‘guerra giusta[4]. Un'adesione che stride se paragonata alla successiva ripugnanza per la guerra, mostrata a più riprese durante il Primo conflitto mondiale.

Nonostante la sede di Bologna fosse tradizionalmente titolata per una berretta cardinalizia, Della Chiesa fu creato cardinale di Santa Romana Chiesa da Pio X solo sei anni dopo, il 25 maggio 1914. Benché inizialmente vista come un passo indietro nella sua carriera ecclesiastica, fu proprio l'esperienza pastorale di Bologna che rese possibile la sua elezione al soglio pontificio[5], tant'è che solo dopo quattro mesi essere diventato cardinale, il 3 settembre 1914, fu inaspettatamente eletto Papa nonostante l'opposizione dei cardinali più intransigenti e curiali, tra cui De Lai e Merry Del Val[3]. Giacomo Della Chiesa assunse il nome pontificale di Benedetto XV in onore del pontefice Benedetto XIV, che a sua volta era stato arcivescovo metropolita di Bologna prima di salire al soglio pontificio.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

La guerra e la pace[modifica | modifica wikitesto]

L'incoronazione di Benedetto XV

Benedetto XV fu eletto papa poche settimane dopo l'inizio della prima guerra mondiale. L'elezione a papa di un cardinale nominato da soli tre mesi fu un evento eccezionale per la storia della Chiesa. Probabilmente fu la situazione bellica a favorire la sua elezione, avendo egli lavorato nella diplomazia con valenti segretari di Stato, quali Rampolla e Merry del Val, ed essendo considerato più super partes rispetto ad altri papabili. Consapevole della gravità del momento, decise che l'incoronazione si tenesse non nella Basilica di San Pietro ma, più modestamente, nella Cappella Sistina.

Durante la prima guerra mondiale elaborò diverse proposte di pace. Nella sua prima enciclica, Ad Beatissimi Apostolorum principis, pubblicata già il 1º novembre 1914, si appellò ai governanti delle nazioni per far tacere le armi e mettere fine allo spargimento di tanto sangue umano. Con l'entrata in guerra anche del Regno d'Italia il 24 maggio 1915, la Santa Sede, chiusa e «prigioniera» in Vaticano, rimase ulteriormente isolata con la dipartita degli ambasciatori degli Stati esteri. Benedetto XV soffrì molto negli anni a venire per questa reclusione, che visse come una sorta di penitenza per la pace[6]. Egli non poté far altro che constatare amaramente l'ulteriore allargamento del conflitto internazionale, la cui causa ultima era − a suo dire, e secondo un'interpretazione largamente diffusa all'interno della curia − la diffusione dell'individualismo liberale e quel processo di secolarizzazione che vedeva l'abbandono da parte delle società contemporanee delle linee guida della Chiesa cattolica[7]. La guerra mondiale rappresentava infatti, per Benedetto XV così come per i suoi predecessori, un vero e proprio castigo divino, tanto che lo paragonò al terremoto di Reggio Calabria e Messina[8].

Benedetto XV in abito corale

Durante tutto il conflitto non smise di inviare proclami per la pace e per una risoluzione diplomatica della guerra, oltre a fornire aiuti concreti alle popolazioni civili colpite[9], tra cui servizi di soccorso per i feriti, i rifugiati e gli orfani di guerra. Tra tali aiuti – il cui costo portò il Vaticano sull'orlo della bancarotta[10] – va ricordata anche l'apertura di un ufficio in Vaticano, l'Opera dei prigionieri, finalizzato alle comunicazioni e al ricongiungimento dei prigionieri di guerra con i loro familiari[11][12]. In campo diplomatico, «nell'aprile e nel maggio 1915, cercò di operare come intermediario tra l'Austria-Ungheria e l'Italia per evitare che la seconda dichiarasse guerra alla prima; tra fine 1916 e inizio 1917 si adoperò come tramite fra alcune potenze dell'Intesa e il nuovo imperatore, Carlo I d'Austria, e nella primavera del 1917 si appellò al presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson nel tentativo di prevenire l'entrata in guerra dell'America»[13]. Il suo tentativo più audace per fermare il conflitto e indurre i capi delle potenze belligeranti a riunirsi intorno a un tavolo di pace è tuttavia la Nota del 1º agosto 1917, una lettera comunemente ricordata per aver definito la guerra come «inutile strage». Va a lui attribuita anche l'espressione, sempre al riguardo dello stesso argomento, della guerra come «suicidio dell'Europa civile»[14].

Tuttavia, va detto, la risposta delle nazioni belligeranti fu negativa: specialmente Woodrow Wilson – i cui Quattordici punti, soli pochi mesi dopo, si avvicineranno molto al contenuto della Nota di pace del papa – «accolse il messaggio in modo critico e distaccato, e ciò si rivelò determinante nell'assicurare il fallimento delle proposte di pace di Benedetto XV, perché ormai gli Stati Uniti erano entrati in guerra e le altre potenze dell'Intesa dipendevano sempre più dal contributo statunitense allo sforzo bellico. Il pontefice fu profondamente deluso dal fallimento della sua missiva di pace e dalle reazioni pubbliche che ottenne. In aggiunta, la sua imparzialità venne interpretata dalle varie fazioni come sostegno verso la parte avversa, tanto che in Francia venne denunciato come "il papa crucco" (le pape boche), in Germania venne definito "il papa francese" (der französische Papst) e in Italia, addirittura, "Maledetto XV"»[15].

Tra i diversi ostacoli, che spiegano l'insuccesso del ruolo pacificatore del papa e del suo segretario di stato Gasparri, vanno annoverati: la collocazione geografica del Vaticano all'interno dell'Italia (stato con il quale all'epoca non intratteneva relazioni diplomatiche ufficiali); l'isolamento diplomatico in cui Pio X e il suo segretario di stato Merry Del Val avevano lasciato la Santa Sede, dichiaratasi neutrale e imparziale nel conflitto; il fatto che questa "imparzialità" era solo "parziale", perché il Vaticano sperava da un lato «di beneficiare, grazie ad un qualunque trattato di pace susseguente, della riconquista di almeno una parte della sovranità territoriale dei papi», persa con la Breccia di Porta Pia, e sperava dall'altro che fosse garantita «la sopravvivenza dell'Impero austroungarico, ultima grande potenza cattolica in Europa e baluardo contro la Russia ortodossa» (e, di lì a poco, comunista)[16]. Quest'ultima considerazione fu uno dei motivi dell'opposizione da parte del Vaticano verso l'entrata in guerra dell'Italia contro gli Imperi centrali nel 1915[17]. Ciononostante, con l'aggravarsi del conflitto, è da registrare una considerevole simpatia del Vaticano nei confronti dell'Italia[18].

Blasonatura dello stemma
Benedetto XV.svg

Trinciato d'azzurro e d'oro, alla chiesa d'argento tegolata di rosso, chiusa e finestrata di nero, attraversante sul tutto, col capo d'oro caricato di un'aquila nascente di nero.

In ogni caso, l'ostacolo più grande per il pontefice era, a fronte della sua posizione di ferma condanna della guerra, l'adesione pressoché totale e incondizionata a essa da parte dei cattolici e del clero dei vari paesi belligeranti. In Francia si era realizzata un'union sacrée contro i tedeschi con la piena partecipazione dei cattolici e del clero allo sforzo bellico. In Germania i cattolici si attendevano, dal loro consenso entusiastico alla guerra, la definitiva consacrazione del proprio ruolo nazionale. Anche in Italia la grande maggioranza dei cattolici organizzati e la grande maggioranza dei vescovi, pur con diverse distinzioni e sfumature, aveva finito per aderire senza riserve alla guerra[19]. Tale adesione causò inevitabilmente una netta contrapposizione tra le varie chiese nazionali, che il papa ammise di non poter governare[20].

Nell'agosto del 1917, in seguito alla pubblicazione della celebre "Nota di pace" di Benedetto XV indirizzata alle cancellerie delle nazioni belligeranti, il padre domenicano Antonin-Dalmace Sertillanges, un predicatore della chiesa della Madeleine a Parigi, esclamò significativamente: «Santo Padre, noi non vogliamo la vostra pace»[3]. Il dramma dei cristiani che muovono l'un contro l'altro, invocando lo stesso Dio, farà esclamare allo scrittore irlandese George Bernard Shaw che sarebbe meglio chiudere le chiese, piuttosto che in esse si preghi per l'annientamento del nemico[21].

Volta al ristabilimento della concordia internazionale e all'«amore per il nemico» fu la promozione, da parte di Benedetto XV, del culto al Cuore di Gesù. La preghiera al Sacro Cuore fu da lui personalmente composta nel 1915[22].

Così com'era da ricondurre a Dio l'origine del conflitto mondiale, anche la sua fine è riconosciuta da Benedetto XV come opera di Dio. Tesi che viene esplicitata nell'enciclica Quod iam diu.[23]

Al termine del conflitto il papa si adoperò per riorganizzare la Chiesa nel nuovo contesto mondiale. Riallacciò le relazioni diplomatiche con la Francia – con cui i rapporti si erano drasticamente deteriorati a causa della Legge di separazione tra Stato e Chiesa (1905) –, anche grazie all'apprezzato gesto simbolico della canonizzazione di Giovanna d'Arco, e con altre nazioni. Se all'inizio del papato Benedetto XV poteva contare su relazione diplomatiche con 17 stati, sette anni dopo questi erano saliti a 27[24].

Nel 1920 scrisse l'enciclica Pacem Dei Munus Pulcherrimum. Preoccupato che la pace di Parigi (1919) – tavolo da cui era stato escluso – potesse portare l'Europa a una nuova guerra, denuncia in tale enciclica la fragilità di una pace che non si fondi sulla riconciliazione:

« Se quasi dovunque la guerra in qualche modo ebbe fine, e furono firmati alcuni patti di pace, restano tuttavia i germi di antichi rancori »

Nessuna pace ha valore

« se insieme non si sopiscano gli odi e le inimicizie per mezzo di una riconciliazione basata sulla carità vicendevole »

Secondo il Papa, per realizzare la riconciliazione c'è bisogno della fede:

« A risanar le ferite del genere umano, è necessario che vi appresti la sua mano Gesù Cristo, di cui il samaritano era la figura e l'immagine »

Durante il suo pontificato, nell'Impero ottomano si verificarono tragici massacri di cittadini cristiani e Benedetto XV cercò di sostenere in tutti i modi questi perseguitati, con la parola, con l'azione caritatevole e con quella diplomatica. Cercò in particolare di evitare, soprattutto tramite il suo segretario di Stato, cardinale Pietro Gasparri, il genocidio degli armeni in Anatolia nel 1915[25]. Questo non impedì che a Istanbul, nel 1919, fosse eretta una statua in suo onore di sette metri con la scritta «Al grande Pontefice della tragedia mondiale, Benedetto XV, benefattore dei popoli, senza distinzione di nazionalità o religione, in segno di riconoscenza, l'Oriente»[26]. Ciò fu probabilmente dovuto all'attività di soccorso dei feriti e dei rifugiati durante la guerra, che valse al Vaticano il soprannome di "Seconda Croce Rossa"[27].

Le missioni[modifica | modifica wikitesto]

Papa Benedetto XV

Benedetto XV è all'origine della rifondazione dell'attività missionaria della Chiesa dell'inizio del novecento. Nel 1915 istituì la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. La lettera apostolica Maximum illud del 1919 favorì un nuovo impulso alle missioni, con un preciso orientamento volto alla comunicazione del Vangelo e al distacco dagli interessi politici delle potenze.

Si ricollega a questa visione il tentativo di aprire una nunziatura a Pechino, a fronte della politica delle potenze europee in quell'area, che rappresentava un forte impedimento all'evangelizzazione. Il Papa riuscì a stabilire una delegazione in Cina, la quale avviò il rinnovamento del cattolicesimo locale.

Sulla stessa linea s'impegnò per l'Oriente cattolico e fondò nel 1917 la Congregazione per le Chiese orientali, volta a difendere i diritti, finanche l'esistenza stessa, dei rami orientali della Chiesa cattolica.

Benedetto XV, in generale, si mosse con grande rispetto per i diversi popoli a cui la Chiesa si rivolgeva. Per lui il missionario non era portatore di interessi di parte, ma del Vangelo:

« È necessario che chi predica il Vangelo sia uomo di Dio »

La Maximum illud si conclude con la prospettiva della rinascita di una stagione missionaria:

« È qui, sembrandoci che il divino Maestro esorti noi pure, come un dì Pietro, con quelle parole: "Prendi il largo", quanto ardore di paterna carità ci spinge a voler condurre tutta intera l'umanità all'abbraccio con Lui! »

Altri campi d'azione[modifica | modifica wikitesto]

Sollevò il più stretto collaboratore del suo predecessore, il cardinale Rafael Merry del Val, dalla carica di segretario di stato, e lo mise a capo del Sant'Uffizio. I rapporti tra Merry Del Val e Benedetto XV furono proficui seppur contrastati[28]. Il Sodalitium Pianum fu riorganizzato e posto sotto la protezione del cardinale Gaetano De Lai nell'agosto 1915, e poi formalmente sciolto nel 1922[29].

Nel 1917 promulgò la prima edizione del Codice di diritto canonico, che rafforzò l'autorità del papato e della curia romana sulla Chiesa, e che rimarrà in vigore fino alla riforma del 1983.

Curò lo sviluppo degli studi ecclesiastici, e in tal senso decretò l'istituzione della Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.

Progettò un catechismo universale, volto a superare le divisioni esistenti tra le varie chiese nazionali, che non sarà però pubblicato fino al 1993.

Nel 1920 proclamò santa Giovanna d'Arco. Il 28 luglio dello stesso anno scelse sant'Antonio di Padova quale patrono della Custodia di Terra Santa. Durante il suo pontificato, inoltre, si sbloccò la causa di beatificazione del cardinale Bellarmino.

Nelle relazioni con il Regno d'Italia s'impegnò ad allentare l'intransigente boicottaggio nei suoi confronti; e per quanto riguarda la politica interna italiana non soltanto levò il non expedit, ma supportò la formazione di un partito con ispirazione cristiana, il Partito Popolare Italiano.

Rifiutò teoria e pratica della lotta di classe considerando il socialismo «nemico» della Chiesa[30], e sembra che prima della morte stesse preparando un'enciclica su tale tema[31]. Gli ultimi anni del pontificato furono, infatti, in lui segnati dall'inquietudine verso la minaccia rivoluzionaria, resa probabile dalla miseria causata dalla guerra e dalla durezza dei trattati di pace nei confronti delle nazioni sconfitte[32]. Riconobbe comunque il legittimo diritto dei lavoratori a organizzarsi in sindacati, pur non sistematizzando una vera e propria dottrina sociale cattolica, come aveva fatto Leone XIII.

I rapporti con i modernisti[modifica | modifica wikitesto]

Benché non con la stessa veemenza e intransigenza del suo predecessore, Benedetto XV condannò gli errori e lo spirito del modernismo nella sua prima enciclica Ad Beatissimi Apostolorum del 1914, in cui comunque invitò i cattolici a non accusarsi frettolosamente a vicenda di slealtà o eresia[33]. Suo obiettivo – che può dirsi riuscito – fu infatti quello di riportare la pace dentro la Chiesa, dopo la veemente azione antimodernista del pontificato di Pio X[34].

Considerazioni sul sionismo[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Benedetto XV, nelle grotte vaticane, realizzata nel 1922 dallo scultore Giulio Barberi.

Il pontefice si dimostrò avverso nei confronti dei sionisti e dei loro progetti riguardo alla Palestina. Allo stesso modo di Pio X, si oppose all'emigrazione ebraica in Terra Santa, affermando in un'allocuzione del 1921 che si era rallegrato «quando i cristiani, con l'aiuto delle truppe alleate, ritornavano in possesso dei luoghi santi», e temeva che «gli israeliti potessero trovarsi in una posizione di preponderanza e di privilegio in Palestina», mentre al contrario «la posizione dei cristiani in Palestina non solo non è migliorata, ma è stata anzi peggiorata dai nuovi ordinamenti civili, i quali mirano a scacciare la cristianità delle posizioni finora occupate per sostituirvi gli ebrei.[29]. Altra preoccupazione di Benedetto XV era che gli ebrei emigrati in Palestina dall'Est Europa potessero portare con sé tendenze bolsceviche. Benché la posizione del pontefice fu sicuramente più antisionista che antisemita tout court, i suddetti argomenti, spesso portati avanti con toni più aspri dalla rivista gesuita La civiltà cattolica, denotano un non celato antisemitismo all'interno della Chiesa cattolica dell'epoca[35].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Apparentemente dotato di ottima salute (si vantava di aver speso solo 2,5 lire in medicine in tutta la sua vita), morì a causa di una broncopolmonite il 22 gennaio 1922. Il Pontefice si ammalò dopo che il suo autista arrivò in ritardo a prenderlo con l'auto nei giardini vaticani, lasciandolo troppo a lungo sotto la pioggia gelida dei primi giorni di gennaio. Il 6 febbraio dello stesso anno papa Pio XI ne divenne il successore.

Encicliche di Benedetto XV[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elenco delle encicliche § Benedetto XV (1914-1922).
Papa Benedetto XV nel suo studio

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Benedetto XV.

Papa Benedetto XV durante il suo pontificato ha creato 32 cardinali nel corso di 5 distinti concistori.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa
Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benedetto XV , il Papa della decisione - Vatican Insider
  2. ^ AA. VV., Il Circolo San Pietro - Fra i poveri e gli emarginati, Roma, 2006.
  3. ^ a b c J. Pollard, The Unknown Pope, G. Chapman, London 1999,
  4. ^ M. Malpensa, Religione, nazione e guerra nella diocesi di Bologna (1914-1918), in Rivista di Storia del cristianesimo, vol. 3, 2/2006.
  5. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, p. 27.
  6. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope: Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, p. 80.
  7. ^ G. Minois, L'église et la guerre. De la Bible à l'aere atomique, Paris, Fayard, p. 381-385.
  8. ^ Daniele Menozzi, Chiesa, pace e guerra nel Novecento. Verso una delegittimazione religiosa dei conflitti, Bologna, Il Mulino, 2008, p. 16-17.
  9. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, p. 87.
  10. ^ N. Lo Bello, L'Oro del Vaticano, Milano, 1975, p. 63.
  11. ^ John O'Malley, Storia dei Papi, Roma, Campo dei fiori, 2011, p. 294.
  12. ^ inutilestrage.it, http://www.inutilestrage.it/opera-prigionieri/.
  13. ^ J.F. Pollard, Una «inutile strage». Benedetto XV e la Prima guerra mondiale, in Concilium 3/2014, 169.
  14. ^ Georges Minois, La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia all'ora atomica, Bari, Dedalo, 2003, p. 501.
  15. ^ J.F. Pollard, Una «inutile strage». Benedetto XV e la Prima guerra mondiale, in Concilium 3/2014, 170.
  16. ^ Il timore di una riscossa dell'ortodossia indusse per esempio il segretario di Stato di Benedetto XV, il cardinale Pietro Gasparri, si presume con il consenso del pontefice, a tentare di persuadere il Comando supremo tedesco a compiere degli sforzi particolari per fermare l'avanzata russa su Costantinopoli nell'aprile 1916; inoltre fino al novembre 1918, Benedetto XV e Gasparri cercarono di ottenere il sostegno statunitense per impedire la totale disfatta militare e il collasso dell'Impero austroungarico: per tutto questo, cfr. J.F. Pollard, Una «inutile strage». Benedetto XV e la Prima guerra mondiale, in Concilium 3/2014, 171.
  17. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, p. 96.
  18. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, pp. 130-131.
  19. ^ G. Verucci, La Chiesa nella società contemporanea, Laterza, Roma - Bari 1999, 3s.
  20. ^ Daniele Menozzi, Chiesa, pace e guerra nel Novecento. Verso una delegittimazione religiosa dei conflitti, Bologna, Il Mulino, 2008, p. 30.
  21. ^ G. Zizola, I papi del XX e XXI secolo, Newton Compton, Roma 2005.
  22. ^ Daniele Menozzi, Chiesa, pace e guerra nel Novecento. Verso una delegittimazione religiosa dei conflitti, Bologna, Il Mulino, 2008, pp. 31-32.
  23. ^ Georges Minois, La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia all'èra atomica, Bari, Dedalo, 2003, p. 511.
  24. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, p. 155.
  25. ^ "Armenia. Quando la Santa Sede provò in tutti i modi a fermare il genocidio" - intervista a Valentina Karakhanian., su it.zenit.org.
  26. ^ Alla spesa contribuì personalmente pure il Sultano con 500 lire. Fonte: Bollettino Ecclesiastico della Diocesi di Ceneda 1920, pp. 54-55.
  27. ^ John O'Malley, Storia dei Papi, Roma, Campo dei fiori, 2011, p. 295.
  28. ^ Un Papa mai amato
  29. ^ a b J. Hennesey, La lotta per la purezza dottrinale di una Chiesa arroccata, in: Giuseppe Alberigo, Andrea Riccardi, Chiesa e papato nel mondo contemporaneo, Laterza, Roma-Bari, 1990
  30. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope: Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, p. 178.
  31. ^ Scottà A. (a cura di), La conciliazione ufficiosa. Diario del barone Carlo Monti, 1997, p. 491.
  32. ^ Georges Minois, La Chiesa e la guerra. Dalla Bibbia all'ora atomica, Bari, Dedalo, 2003, p. 513.
  33. ^ John O'Malley, Storia dei Papi, Roma, Campo dei fiori, 2011, p. 294.
  34. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, pp. 190, 207-208, 213.
  35. ^ (EN) John Pollard, The Unknown Pope. Benedict XV (1914-1922) and the Pursuit of Peace, Londra, Geoffrey Chapman, 1999, pp. 150-151.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Biagia Catanzaro - Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975, 246s.
  • John F. Pollard, Il Papa sconosciuto Benedetto XV (1914-1922) e la ricerca della pace, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001.
  • Luciano Vaccaro - Giuseppe Chiesi - Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, La Scuola, Brescia 2003, 155, 207-209, 422, 428.
  • Benedetto XV. Profeta di pace in un mondo in crisi, a cura di Letterio Mauro, Minerva Edizioni, Argelato 2008.
  • Umberto Lorenzetti - Cristina Belli Montanari, L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tradizione e rinnovamento all'alba del Terzo Millennio, Fano (PU), settembre 2011.
  • John F. Pollard, Una «inutile strage». Benedetto XV e la Prima guerra mondiale, in Concilium 3/2014, 167-173.
  • Jörg Ernesti Benedikt XV. Papst zwischen den Fronten. Herder, Freiburg/Basel/Wien 2016, ISBN 978-3-451-31015-7.
  • Luigi Vinelli, Benedetto XV Costruttore di Pace, Edizioni Internòs, Chiavari 2016

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

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