Papa Pio V

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Papa Pio V
Pio V
San Pio V ritratto da El Greco
225º papa della Chiesa cattolica
C o a Pio V.svg
Elezione 7 gennaio 1566
Incoronazione 17 gennaio 1566
Fine pontificato 1º maggio 1572
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Pio IV
Successore papa Gregorio XIII
Nome Antonio (Michele) Ghislieri
Nascita Bosco Marengo, 17 gennaio 1504
Ordinazione sacerdotale 1528
Nomina a vescovo 4 settembre 1556 da papa Paolo IV
Consacrazione a vescovo 14 settembre 1556 dal cardinale Giovanni Michele Saraceni
Creazione a cardinale 15 marzo 1557 da papa Paolo IV
Morte Roma, 1º maggio 1572
Sepoltura Basilica di Santa Maria Maggiore
San Pio V
Saint Pope Pius V.jpg

Romano Pontefice

Nascita Bosco Marengo, 17 gennaio 1504
Morte Roma, 1º maggio 1572
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 27 aprile 1672 da papa Clemente X
Canonizzazione 22 maggio 1712 da papa Clemente XI
Ricorrenza 30 aprile

San Pio V, nato Antonio (in religione Michele) Ghislieri (Bosco Marengo, 17 gennaio 1504Roma, 1º maggio 1572), fu il 225º papa della Chiesa cattolica (1566 - 1572) (224º successore di Pietro). Appartenne all'Ordine dei frati predicatori (domenicani). La sua figura è legata alla famosa Battaglia di Lepanto. Fu canonizzato da Clemente XI il 22 maggio 1712.

Antonio Ghislieri nacque da Paolo e Domenica Augeria a Bosco (oggi Bosco Marengo, in provincia di Alessandria), villaggio appartenente all'epoca alla diocesi di Tortona e quindi al ducato di Milano. Per sopravvivere fece il pastore, finché all’età di quattordici anni entrò nei domenicani di Voghera assumendo il nome di fra Michele[1]. Nel 1519 professò i voti solenni a Vigevano, poi s'iscrisse all’Università di Bologna e completò la sua formazione teologica sulla Summa Theologiae di San Tommaso d'Aquino. Negli anni di preparazione al sacerdozio, insieme a una solida formazione teologica, facilitata da un'intelligenza vivida, manifestò quell'austerità di vita che gli avrebbe meritato tanta stima negli anni successivi.

Nel 1528 fu ordinato sacerdote a Genova e presto diede prova delle opinioni che avrebbero trovato realizzazione pratica nel corso del suo pontificato, sostenendo a Parma trenta proposte a supporto del seggio pontificio contro le eresie. Insegnò Filosofia presso l'Università di Pavia dal 1528 al 1544 e per breve tempo fu docente di Teologia presso l'Università di Bologna. Seguì la regola monastica conducendo una vita ascetica. Si recò spesso fuori dal monastero per fare visita ai poveri e ai dimenticati. Fu responsabile per l'educazione dei novizi a Vigevano, poi divenne priore del monastero domenicano. Fu priore anche del monastero di Alba.

In virtù della sua esemplare condotta di vita, la Santa Sede lo nominò inquisitore nella città di Como (1551). Nel suo nuovo compito, frate Michele difese con zelo i principii della religione cattolica, suscitando viva impressione nel cardinale Gian Pietro Carafa, che lo segnalò a Papa Paolo IV. Nel 1557 fu creato cardinale; l'anno seguente giunse la nomina a presidente dell'Inquisizione romana.

Ebbe parole critiche verso il pontefice allorché si apprestò a nominare cardinale Federico de' Medici, ancora minorenne. Il cardinale Ghislieri partecipò ai due conclavi del 1559 e a quello del 1565-66.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

  • Priore del monastero di San Pietro di Vigevano, San Giacomo di Soncino e San Domenico di Alba;
  • Superiore provinciale di Lombardia per l'Ordine Domenicano;
  • Inquisitore a Pavia, Como e Bergamo;
  • 1551: commissario dell'Inquisizione romana;
  • 1556: inquisitore a Milano e in Lombardia;
  • 4 settembre 1556 – 17 marzo 1560: vescovo di Sutri e Nepi (ordinato il 14 settembre 1556);
  • 15 marzo 1557: creato cardinale presbitero;
  • 24 marzo 1557 – 14 aprile 1561: assume il titolo di Santa Maria sopra Minerva (lo riassume per un breve periodo dal 15 maggio 1565 al 7 gennaio 1566) padre Ghislieri fu il primo cardinale titolare;
  • 14 dicembre 1558 – 7 gennaio 1566: Grande Inquisitore dell'Inquisizione romana;
  • 17 marzo 1560 – 7 gennaio 1566: vescovo di Mondovì e protettore dei Barnabiti;
  • 14 aprile 1561 – 15 maggio 1565: cardinale presbitero di Santa Sabina;
  • 7 gennaio 1566: elezione a romano pontefice.

Il conclave del 1565-1566[modifica | modifica wikitesto]

Composizione del Conclave
  1. Francesco Pisani, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
  2. Giovanni Gerolamo Morone, vescovo di Porto e Santa Rufina, Sottodecano del Sacro Collegio
  3. Alessandro Farnese il Giovane, vescovo di Frascati
  4. Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento, Bressanone e Palestrina
  5. Tiberio Crispo, vescovo di Sabina
  6. Niccolò Caetani, amministratore diocesano di Quimper, Bisignano e Capua
  7. Ippolito II d'Este, amministratore diocesano di Narbona
  8. Giacomo Savelli, vescovo di Nicastro, arcivescovo di Benevento
  9. Giulio Della Rovere
  10. Innocenzo Ciocchi del Monte
  11. Fulvio Giulio della Corgna, vescovo di Perugia
  12. Giovanni Michele Saraceni
  13. Giovanni Ricci
  14. Giovanni Battista Cicala
  15. Luigi Cornaro
  16. Girolamo Simoncelli
  17. Scipione Rebiba, arcivescovo di Troia
  18. Jean Suau
  19. Gianantonio Capizucchi, vescovo di Lodi
  20. Michele Ghislieri, vescovo di Mondovì (eletto Papa Pio V)
  21. Clemente d'Olera, vescovo di Foligno
  22. Vitellozzo Vitelli
  23. Giovanni Antonio Serbelloni, vescovo di Novara
  24. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, canonizzato da papa Paolo V nel 1610
  25. Ludovico Simonetta
  26. Marco Sittico Altemps, vescovo di Costanza
  27. Francesco Gonzaga, vescovo di Mantova (Morto il 6 gennaio 1566)
  28. Alfonso Gesualdo, arcivescovo di Conza
  29. Gianfrancesco Gambara
  30. Bernardo Salviati, amministratore diocesano di Clermont
  31. Pierfrancesco Ferrero
  32. Luigi d'Este, arcivescovo di Auch
  33. Ludovico Madruzzo
  34. Innico d'Avalos d'Aragona
  35. Francisco Pacheco de Villena
  36. Girolamo da Correggio
  37. Ferdinando de' Medici
  38. Marco Antonio Colonna, arcivescovo di Taranto
  39. Tolomeo Gallio, arcivescovo di Manfredonia
  40. Angelo Nicolini, arcivescovo di Pisa
  41. Luigi Pisani, amministratore diocesano di Padova
  42. Zaccaria Delfino
  43. Marcantonio Bobba, vescovo di Aosta
  44. Alessandro Sforza, vescovo di Parma
  45. Flavio Orsini, vescovo di Spoleto
  46. Francesco Alciati
  47. Francesco Abbondio Castiglioni, vescovo di Bobbio
  48. Ugo Boncompagni, futuro papa Gregorio XIII
  49. Guido Luca Ferrero, vescovo di Vercelli
  50. Benedetto Lomellini, vescovo di Luni-Sarzana
  51. Guglielmo Sirleto
  52. Gabriele Paleotti
  53. Francesco Crasso

Antonio Ghislieri fu eletto il 7 gennaio 1566 e fu incoronato il 17 gennaio (giorno del suo compleanno) dal cardinale Giulio Della Rovere, cardinale protodiacono.

Fu il terzo monaco domenicano a salire al Soglio pontificio. Prima di lui furono eletti Innocenzo V (febbraio-giugno 1276) e Benedetto XI (1303-1304). Dopo di lui un quarto domenicano verrà eletto papa: Benedetto XIII (1724-1730).

Al conclave presero parte ben 70 cardinali. Fu il conclave più numeroso fino ad allora tenuto. Il numero di settanta verrà superato solamente nel 1963. Aperto il 20 dicembre 1565 e chiuso il 7 gennaio 1566, all'ultima votazione parteciparono 53 cardinali. Carlo Borromeo cercò di concentrare i voti sul cardinale Guglielmo Sirleto, ma questi non raggiunse i voti necessari. Dopo che la sua candidatura sfumò, fu eletto il Ghislieri.

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Relazioni con le istituzioni della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

  • Inquisizione romana: Pio V scelse una nuova sede della congregazione, dopo che quella precedente era stata distrutta dopo la morte del predecessore Pio IV. Tenne in elevata considerazione il lavoro degli inquisitori e alcune volte assisté personalmente alle riunioni. Riordinò i poteri dei cardinali inquisitori nella bolla Cum felicis record. Nel 1571 istituì la «Congregazione per la riforma dell'Indice dei Libri Proibiti» (nota come Congregazione dell’Indice), attribuendole l'esclusivo compito di aggiornare l'elenco dei libri proibiti, che pertanto sottrasse all'Inquisizione. Pio V stabilì quali fossero i criteri in base ai quali si poteva definire un'opera come fonte di eresia. La Congregazione aveva il compito di esaminare i testi, applicando i criteri imposti dal pontefice. La lista dei libri proibiti veniva inviata a tutti gli inquisitori locali, i quali informavano gli stampatori su cosa non si potesse pubblicare. Durante il pontificato di Pio V si svolsero i processi agli umanisti Pietro Carnesecchi, fiorentino, e Aonio Paleario, verolano, che si conclusero entrambi con una condanna a morte (rispettivamente, 1567 e 1570). Per molto meno fu giustiziato il letterato Niccolò Franco. Accusato di essere l'autore di una pasquinata[2]. Nonostante fosse difeso dal cardinale Giovanni Morone, fu impiccato sulla pubblica piazza l'11 marzo 1570[3].
  • Pio V disciplinò la clausura delle monache con la bolla Circa pastoralis officii e Regularium, del 1º febbraio e del 24 ottobre 1566; la clausura poteva essere violata soltanto in tre casi: incendio, lebbra e altre epidemie;
  • Fu soppresso l'Ordine dei Fratres Humiliati, che a Milano avversava le riforme operate dall'arcivescovo Carlo Borromeo (bolla del 7 febbraio 1571).
  • Fu abolita la congregazione eremitica di Fonte Avellana
  • Il pontefice vietò alle congregazioni la lettura di breviari scritti in volgare e stabilì che si dovessero leggere i testi in latino da lui approvati con la bolla Quod a Nobis (1568);

Provvedimenti presi per le singole congregazioni:

Agostiniani

Con la lettera apostolica Lubricum vitae genus del 17 novembre 1568, il pontefice impose ai monaci di entrare in qualche ordine già approvato.

Carmelitani

Con la Bolla Superna dispositione del 18 febbraio 1566 Pio V approvò tutti i privilegi, le indulgenze e le grazie concesse all'Ordine Carmelitano, compreso il Privilegio Sabatino[4] Nel 1567 con il breve Superioribus mensibus il pontefice sottomise i Carmelitani ai vescovi che dovevano essere assistiti nel loro compito da un piccolo gruppo di domenicani[5];

Domenicani

Nel 1566 promosse la costruzione del convento domenicano di Santa Croce e Ognissanti a Bosco Marengo, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto costituire il centro di una città di nuova fondazione, nonché suo luogo di sepoltura.

Francescani

Con la bolla Illa nos cura (23 giugno 1568), Pio V impose al Capitolo di una Provincia la nomina di un Superiore provinciale proveniente da un'altra provincia. Inoltre, al fine di custodire le cappelle della Porziuncola, del Transito e del Roseto e altri luoghi resi sacri dalla memoria di san Francesco, nonché per accogliere i tanti pellegrini che da ogni luogo si recavano a visitarli, nel 1569 diede ordine di edificare ad Assisi la grande Basilica di Santa Maria degli Angeli, completata poi nel 1679;

Gesuiti

Con la bolla "Dum indefessae" (1571) acconsentì la raccolta di elemosine per il sostegno dell'ordine;

Ordini religiosi cavallereschi

Pio V confermò i privilegi accordati alla «Società dei Crociati per la protezione dell'Inquisizione» e ordinò loro di difendere le azioni dell'Inquisizione (1570). Stabilì che l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro mantenesse in generale i privilegi ottenuti prima del pontificato del predecessore Pio IV; inoltre confermò che l’elezione del Gran Maestro venisse fatta dai Cavalieri, sotto riserva di approvazione pontificia.

Decisioni in materia teologica[modifica | modifica wikitesto]

Decisioni in materia liturgica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Messa tridentina.
  • Pio V fu autore del primo documento della Chiesa cattolica sul rosario: la bolla Consueverunt Romani Pontifices del 17 settembre 1569. In essa il pontefice enfatizza l'importanza di tale preghiera quotidiana;
  • In attuazione dei decreti del Concilio di Trento, Pio V emanò la costituzione apostolica Quo primum tempore (14 luglio 1570), con la quale fissò la forma definitiva della Santa Messa. Inoltre stabilì i cinque colori dei paramenti liturgici: bianco, rosso, verde, viola e nero.
  • Nel 1570 vennero pubblicati il Breviario romano riformato (che venne chiamato anche “Breviario di san Pio V”) e una nuova edizione del Messale Romano (ancora oggi conosciuto come "Messale di san Pio V");
  • Furono emendate e corrette anche le orazioni dedicate alla Beata Vergine Maria (Officium Beatae Mariae Virginis, 5 aprile 1571)
  • Introdusse i due inni Salvete flores martyrum e Audit tyrannus anxius, tratti da Prudenzio[6]
  • Il predecessore Pio IV aveva iniziato la revisione della Vulgata, nominando una commissione di Cardinali affidandole la consultazione di manoscritti. Pio V nominò una seconda commissione (1569), che ampliò la consultazione dei manoscritti ed esaminò con cura i testi originali[7].

Relazioni con gli ebrei e con i valdesi[modifica | modifica wikitesto]

L'istituzione del ghetto romano

Se la Spagna, la maggior potenza cattolica del tempo, aveva espulso gli ebrei dal proprio territorio rinunciando così a convertirli, la Santa Sede percorse una strada diversa. Pio V decise infatti di trattenere gli ebrei sul territorio italiano, puntando alla loro conversione[8]. Fu scelto il modello veneziano. Nella città lagunare gli ebrei arrivati dopo le espulsioni spagnole, erano stati confinati su un'isola[9] Gli ebrei romani furono rinchiusi in un'area della città, da cui furono espulsi i cristiani. Essi furono anche obbligati ad assistere a sermoni (tenuti da frati predicatori) volti alla loro "redenzione". Quindi, nel progetto papale, la sperata conversione sarebbe arrivata al termine di un lungo processo di logoramento[8].

Il 19 gennaio 1567 il pontefice pubblicò la bolla Cum nos nuper, con la quale revocò molte concessioni di Pio IV: obbligò gli ebrei a vendere tutte le loro proprietà e gli immobili acquistati durante il pontificato del predecessore[10]. Il 26 febbraio 1569 pubblicò la bolla Hebraeorum gens, che sancì l'espulsione di tutti gli Ebrei dallo Stato Pontificio, ad esclusione di coloro che accettavano di risiedere nei ghetti di Roma, Ancona e Avignone. Gli ebrei residenti nei centri più prossimi a Roma emigrarono nel ghetto romano, che in pochi anni divenne sovrappopolato.

La Strage dei Valdesi di Guardia Piemontese

Pio V «...perseguitò con furore ancor più sfrenato i protestanti veri e propri...[11] Dopo l'adesione alla riforma protestante dei Valdesi che, in seguito alle persecuzioni subite nelle valli d'origine, si erano trasferiti da Bobbio Pellice nel paese di Guardia Lombarda (oggi Guardia Piemontese) in Calabria, il cardinale Michele Ghislieri (futuro papa Pio V), deliberò che venissero annientati sia i valdesi del Piemonte che quelli della Calabria. Scatenò così contro di loro una crociata e li fece sterminare. La persecuzione religiosa giunse fin dentro le mura della parte antica di Guardia (il cosiddetto "paese") con inenarrabili violenze e l'uccisione di gran parte della popolazione, comprese donne e bambini, 118 persone in totale[12].

I pochi superstiti scampati al massacro furono costretti alla conversione. Rimane a testimonianza la porta del sangue, chiamata così dal 5 giugno 1561, giorno del massacro, che viene commemorato dal 2008 con la Giornata della Memoria.

Provvedimenti in materia di etica e morale cristiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Il 30 agosto 1567 Pio V pubblicò la bolla Romani pontificis, con la quale vietò ai colonizzatori europei residenti nelle “Indie orientali ed occidentali” di praticare la poligamia e la bigamia;
  • Il 1º novembre dello stesso anno pubblicò la costituzione apostolica De salute, con la quale proibì la tauromachia e i maltrattamenti sugli animali da parte dell'uomo;
  • Proibì la questua (febbraio 1567 e gennaio 1570);
  • Il 30 agosto 1568 il pontefice emanò la bolla Horrendum illud secelus, nella quale condannava fermamente la sodomia (definita dirum nefas) nel clero, sia secolare che regolare;
  • Ordinò che le prostitute risiedessero in una determinata area, detta l'Hortaccio[13], pena l'espulsione dalla città. Inoltre espulse da Roma parecchie cortigiane;
  • Durante il suo pontificato, Pio V provvide alla distribuzione di viveri e denaro ai poveri e favorì la fondazione di numerose istituzioni deputate alla loro assistenza, come il Monte di Pietà e gli ospedali di San Pietro e di Santo Spirito[14]. Durante la carestia del 1566 e le epidemie che seguirono, fece distribuire ai bisognosi somme considerevoli e organizzare i servizi sanitari. Al fine di reperire le ingenti somme necessarie, provvedette a sopprimere qualsiasi spesa superflua, addirittura facendo adattare alla sua statura gli abiti dei suoi predecessori. Premiò l'Associazione dei Fatebenefratelli, che si era distinta per carità cristiana durante la carestia, elevandola nel 1572 a ordine religioso.

Altri documenti del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1568 Pio V pubblicò la bolla In coena Domini, raccolta di provvedimenti sulla custodia della fede e la lotta alle eresie che si tramandavano sin dal XIII secolo. Per consuetudine, la bolla veniva pubblicata il giorno del Giovedì santo[15] Nella formulazione piana furono aggiunte alcune parole relativamente a gabelle e dazi: la Chiesa condannava l'abuso di tasse nei regni cattolici. Il Regno di Napoli bloccò la pubblicazione della bolla sul proprio territorio.
  • Pio V riabilitò il cardinale Carlo Carafa (26 settembre 1567), che era stato condannato a morte dal predecessore Pio IV;
  • Nel 1566 pubblicò l'edizione a stampa del Catechismo romano. Ne affidò la redazione a tre domenicani. Fu ristampato già dopo due anni.
L'edizione a stampa del Catechismo Tridentino (1575)
  • Nello stesso anno pubblicò la costituzione apostolica Super Gregem Dominicum con la quale prescriveva che il malato, dopo essere stato visitato dal medico, doveva confessarsi entro tre giorni.
  • Ordinò ai sacerdoti di prendere domicilio nella parrocchia loro assegnata;
  • Ai vescovi fu imposto un previo esame di accertamento circa la loro idoneità: il pontefice creò una commissione per esaminare e valutarne le nomine (3 maggio 1567).

Relazioni con i monarchi europei[modifica | modifica wikitesto]

L'intransigenza, inflessibilità e zelo di cui il Pontefice diede prova anche nelle relazioni con i potenti dell'Europa del tempo, gli procurarono non pochi avversari[16] Il nuovo pontefice vide riconosciute le decisioni del Concilio di Trento in Italia, Germania, Polonia e Portogallo; tra i monarchi cattolici, solo il re di Francia oppose un diniego[14]. Filippo II di Spagna recepì i decreti conciliari solo a patto che essi non contrastassero con le proprie prerogative regali.
Nel 1566 il Papa creò una rete di informatori formata da agenti dislocati presso tutte le corti europee e da sicari con lo scopo di contrastare i protestanti con tutti i mezzi. Fu denominata «Santa Alleanza» ed è considerato il primo servizio segreto pontificio[17].

Sacro Romano Impero

Il pontefice inviò in Germania come legato pontificio il cardinale Gian Francesco Commendone, tentando d'impedire che l’imperatore Massimiliano II potesse sottrarsi alla giurisdizione della Santa Sede.

Regno di Francia

Pio V aiutò Francesco II nella repressione degli Ugonotti. Nel 1569 inviò 6.000 uomini alla guida dello Sforza, conte di Santa Fiore (1520-1575)[18]. Caterina de' Medici, regina consorte di origine fiorentina, inviò una lettera al pontefice (28 marzo 1569) in cui paventava il rischio che il conflitto avrebbe potuto degenerare in una guerra civile. Il pontefice ascoltò il suo consiglio e acconsentì alla pace, che venne firmata l'8 agosto 1570 (Pace di Saint-Germain). Successivamente nominò nunzio in Francia l'esperto Anton Maria Salviati (già vescovo di Saint-Papoul) e inviò come legato apostolico il cardinale Michele Bonelli.

Regno d'Inghilterra

Il 25 febbraio 1570 il papa scomunicò la regina d'Inghilterra Elisabetta I Tudor per eresia, giudicandola inoltre decaduta dal diritto di governare (Regnans in Excelsis)[14]. Con questa decisione la Santa Sede troncò le relazioni ufficiali con il Regno d'Inghilterra, che furono riprese solamente nel XX secolo. Il Papa appoggiò la cattolica regina di Scozia, Maria Stuarda.

Difesa dall'islam[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1571 gli ottomani conquistarono in successione le due città principali dell'isola di Cipro: Nicosia e Famagosta, quest'ultima difesa eroicamente dal veneziano Marcantonio Bragadin che, dopo la resa, fu scuoiato vivo. Pio V, comprendendo come l'avanzata turca rappresentasse una minaccia per la libertà dell'Europa, s’impegnò tenacemente a organizzare una coalizione dei principali Paesi europei. Fu così costituita la Lega Santa (1571), che il pontefice pose sotto la protezione della Madre di Dio. La Lega Santa organizzò la flotta che poi sconfisse gli ottomani nella famosa Battaglia di Lepanto (golfo di Corinto, 7 ottobre 1571).

L'anno successivo, il 7 ottobre venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto. Pio V consacrò la vittoria ottenuta per intercessione dell'augusta Madre del Salvatore, Maria, intitolando il giorno 7 ottobre a «Nostra Signora della Vittoria», successivamente rinominata da Gregorio XIII in Nostra Signora del Rosario[19]. Il Senato veneto fece dipingere la scena della battaglia nella sala delle adunanze con la scritta: “Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!”.

Governo dello Stato pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Il documento più importante per quanto riguarda l'amministrazione dei territori pontifici fu la bolla Admonet nos (29 marzo 1567), con la quale veniva dichiarata l'inalienabilità delle terre di pertinenza della Chiesa e il divieto di infeudarle[14] Oltre ad affermare i diritti della Chiesa, la bolla ebbe anche l'effetto di porre fine al periodo noto come “grande nepotismo, ovvero la cessione da parte del pontefice di ampie giurisdizioni ai propri parenti, una pratica che si era rivelata foriera di sperperi.

Relazioni con gli altri Stati italiani[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 maggio 1567 Pio V pubblicò la bolla Prohibitio alienandi et infeudandi civitates et loca Sanctae Romanae Ecclesiae. Con essa il papa vietava ai figli illegittimi l'investitura di feudi della Chiesa. Per alcune casate nobiliari che amministravano feudi ecclesiastici, come quella Estense, il provvedimento ebbe effetti decisivi: infatti nel giro di due generazioni si esaurì la lista dei successori del Ducato di Ferrara[20] Il 21 agosto 1569 il pontefice accordò a Cosimo I de' Medici il titolo di granduca di Toscana, premiandolo per lo zelo nella lotta contro l'eresia e per il suo impegno nella guerra in Francia contro gli Ugonotti[14]. Ciò d'altra parte non fu senza conseguenze nei rapporti con i re di Francia e Germania: Cosimo I, infatti, era loro vassallo e il conferimento del titolo avrebbe dovuto ottenere il preventivo assenso di entrambi. Massimiliano II, infatti consegnò una protesta formale, cui il papa rispose nominando un'apposita commissione presieduta dal cardinale Giovanni Gerolamo Morone.

Pio V e la cultura[modifica | modifica wikitesto]

Lotta al nepotismo[modifica | modifica wikitesto]

Pio V fu rigido oppositore del nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di qualche privilegio, Pio V disse che un parente del papa può considerarsi sufficientemente ricco se non conosce l'indigenza. Siccome i cardinali ritenevano opportuna la presenza di un nipote del papa nel Collegio dei Principi della Chiesa, Pio V si lasciò indurre a dare la porpora a Michele Bonelli, nipote di una sua sorella e domenicano pure lui, purché lo aiutasse nel disbrigo degli affari[21]. A Paolo Ghislieri, figlio di suo fratello, permise invece di entrare nella milizia pontificia, ma lo cacciò persino dallo Stato, appena seppe che coltivava illeciti amori[21].

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Pio V, spossato da una grave ipertrofia prostatica di cui, per pudicizia, non volle essere neanche visitato[1], si spense la sera del 1º maggio 1572, all'età di 68 anni, dopo aver detto ai cardinali radunati attorno al suo letto: «Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l'onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità». Spesso è riportato erroneamente che egli sia il primo Papa a vestire di bianco, volendo indossare l'abito dei domenicani anche dopo l'elezione a Sommo Pontefice; in realtà i Papi indossavano già da secoli la talare bianca e papa Pio V si limitò a indossare il saio bianco del suo Ordine sotto le vesti papali.

Fu sepolto nella Basilica Vaticana. Il 9 gennaio 1588 le sue spoglie furono trasferite nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

Pio V rimane l'unico piemontese ad essere stato elevato al soglio di Pietro nei primi duemila anni di cristianesimo, se si esclude papa Francesco, piemontese solo di discendenza.

Pio V nelle arti[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Pio V di Scipione Pulzone

Esistono quattro noti dipinti che raffigurano Pio V:

Culto e canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Pio V fu beatificato da Clemente X il 1º maggio 1672; il 22 maggio 1712 fu canonizzato da Clemente XI. La sua memoria liturgica è il 30 aprile

San Pio V è patrono di Malta.

Diocesi erette da Pio V[modifica | modifica wikitesto]

Nuove diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Ripristino di sedi soppresse[modifica | modifica wikitesto]

Separazione di diocesi[modifica | modifica wikitesto]

  • 18 giugno 1571:
    • dalla diocesi di Huesca e Jaca nascono le diocesi di Jaca e di Huesca.

Concistori per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Pio V.

Papa Pio V durante il suo pontificato ha creato 21 cardinali nel corso di 3 distinti concistori[22].

Canonizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Pio V proclamò San Tommaso d'Aquino dottore della Chiesa (bolla Mirabilis Deus, 11 aprile 1567). Il pontefice impose a tutte le università lo studio della Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino, facendo stampare nel 1570 un'edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo.
Inoltre dichiarò dottori della Chiesa i seguenti santi (20 settembre 1568):

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b San Pio V (Antonio Ghislieri) Papa. URL consultato il 27/06/2015.
  2. ^ Un giorno fu trovato questo cartello affisso a una latrina: «Pio V, avendo compassione per tutto ciò che si ha sullo stomaco, eresse come opera nobile questo cacatoio». Cfr. Pasquinate.
  3. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 654
  4. ^ San Pio V. URL consultato il 24/06/2015.
  5. ^ La riforma del Carmelo scalzo tra Spagna e Italia. URL consultato il 23/06/2015.
  6. ^ http://mb-soft.com/believe/tihm/holyinno.htm
  7. ^ Volgata. URL consultato il 23/06/2015.
  8. ^ a b Anna Foa, Andare per ghetti e giudecche, Bologna, il Mulino, 2014., pag. 62 e segg.
  9. ^ Si trattava di Cannaregio. Vi era una dismessa fonderia di bronzo. Dal nome geto derivò il termine ghetto, oggi diffuso in tutto il mondo.
  10. ^ Riccardo Calimani, Storia degli erei italiani, Mondadori, 2013 versione digitalizzata.
  11. ^ Leopold von Ranke, Storia dei Papi, p. 269
  12. ^ Cesare Cantù, Gli eretici d'Italia, Volume 2, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1866, p. 359.
  13. ^ Simona Feci, Pio V santo, op. cit..
  14. ^ a b c d e Biografia di Papa Pio V nell'Enciclopedia dei papi Treccani
  15. ^ Storia del regno di Napoli dell'architetto Giuseppe Cassetta, Napoli 1838, Vol. IV, pag. 120 versione digitalizzata.
  16. ^ «...[Pio V] diceva di essere stanco di vivere: procedendo senza rispetti umani si era fatto molti nemici; da quando era Papa subiva soltanto sgarbi e persecuzioni», vedi: Leopold von Ranke, op. cit., p. 260
  17. ^ https://books.google.com/books?isbn=8842816043 , pag. 17
  18. ^ Sforza Sforza, decimo conte di Santa Fiore. URL consultato il 24/06/2015.
  19. ^ Niccolò Capponi, Lepanto 1571. La Lega santa contro l'Impero ottomano, Milano, Il Saggiatore, 2012, pag. 246.
  20. ^ Romolo Quazza, ALFONSO II d'Este, duca dì Ferrara in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 24/6/2015.
  21. ^ a b Claudio Rendina, I papi, p. 653
  22. ^ Salvador Miranda, http://www2.fiu.edu/~mirandas/consistories-xvi.htm#PiusV. URL consultato il 31 luglio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Girolamo Catena, Vita del glorioso pontefice Pio V, Roma 1712 versione digitalizzata
  • Antonio Graziosi, Riflessioni sopra la <bolla in Coena Domini, in Venezia, MDCCLXIX in Google libri
  • Leopold von Ranke, Storia dei Papi, Firenze, Sansoni, 1968 (titolo originale: Die römischen Päpste in den letzten 4 Jahrhunderten, trad. italiana di Claudio Cesa)
  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6
  • Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990
  • Maurizio Gattoni, Pio V e la politica iberica dello Stato Pontificio, Roma, Edizioni Studium, 2006
  • Roberto Renzetti, Inquisizione. Torture, Bracieri, Roghi e Morte. Parte III: L'Inquisizione romana
  • Tommaso M. Minorelli, Vita di san Pio V, a cura di Fabio Gasti, Pavia, Ibis Edizioni, 2012, ISBN 88-7164-433-2
  • San Pio V nella storia. Convegno in occasione del terzo centenario di canonizzazione di papa Pio V (Pavia, Collegio Ghislieri, 24 maggio 2012), a cura di Carlo Bernasconi, Pavia, Ibis Edizioni, 2012, ISBN 88-7164-419-6
  • Anna Foa, Ebrei d’Europa. Dalla peste nera all’emancipazione, Laterza, 1992

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Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Pio IV 7 gennaio 1556 - 1º maggio 1572 Papa Gregorio XIII
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Predecessore Cardinale presbitero di Santa Sabina Successore CardinalCoA PioM.svg
Ottone di Waldburg 1561 - 1565 Simone Pasqua
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