Papa Giovanni VIII

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Papa Giovanni VIII
Papa Ioannes VIII.jpg
107º papa della Chiesa cattolica
Elezione 14 dicembre 872
Insediamento 14 dicembre 872
Fine pontificato 16 dicembre 882
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Adriano II
Successore papa Marino I
Nascita Roma, 820 circa
Morte Roma, 16 dicembre 882
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Giovanni VIII (Roma, 820 circa – Roma, 16 dicembre 882) fu il 107º papa della Chiesa cattolica dal 14 dicembre 872 alla sua morte. È spesso considerato come uno dei più importanti pontefici del IX secolo, insieme a Niccolò Magno.

Origini e carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Roma verso l'820 da Gundo[1]. Dal nome paterno, deduciamo che Giovanni fosse di origine longobarda[1]. Consacrato arcidiacono dall'852 sotto Leone IV, era stato stretto collaboratore di Niccolò Magno[2] e sostenitore della sua energica politica, nonché fautore della mediazione che portò all'elezione del suo predecessore Adriano II. Alla morte di quest'ultimo, nell'872, il seggio pietrino fu conteso da Giovanni e da Formoso, vescovo di Porto[3]. Alla fine, però, il popolo, il clero e la milizia della città di Roma (all'epoca, il papa veniva eletto dietro consenso del populi romani) scelsero Giovanni, il quale fu consacrato papa il 14 dicembre dell'872[1], lo stesso giorno in cui Papa Adriano venne a mancare[4].

Pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

La personalità di Giovanni VIII[modifica | modifica wikitesto]

Uomo energico e dal carattere volitivo[1] (al contrario del predecessore, mite e docile), Giovanni VIII s'ispirò a Gregorio Magno e a Niccolò Magno nella sua lotta per la supremazia papale[2]. Tra le riforme realizzate durante il suo pontificato, si ricorda particolarmente la riorganizzazione amministrativa della curia pontificia.

Le relazioni con Bisanzio e Fozio

Giovanni, per migliorare i suoi rapporti con Bisanzio, nell'879[5] riconobbe il reinsediamento di Fozio come legittimo patriarca di Costantinopoli dopo la morte del Patriarca Ignazio[6], evento che non era stato riconosciuto da Adriano II. Giovanni poneva come condizioni che la Bulgaria non fosse sottoposta sotto la giurisdizione bizantina e che Fozio facesse ammenda dei suoi errori[5] ma, nella lettura delle lettere papali in un sinodo tenutosi a Santa Sofia nel novembre dell'879, queste condizioni non furono nominate[4]. Nonostante ciò, i legati papali accettarono la dichiarazione in quanto vi si riconosceva il primato pietrino[4], ma il capo della delegazione, il vescovo Marino[7], non poteva tacere riguardo l'omissione delle clausole. Per questo motivo, fu tenuto segregato dall'imperatore Basilio I il Macedone perché non avvertisse immediatamente il papa[8]. Quando però Marino fu liberato, all'inizio dell'881[8], questi ritornò a Roma per riferire delle macchinazioni bizantine. Giovanni VIII procedette, pertanto, nel rinnovamento della scomunica dell'intrigante patriarca[8].

La protezione di Metodio[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni difese Metodio dai suoi nemici germanici, che contestavano il suo uso della lingua slavonica nella liturgia. Il pontefice confermò il permesso di usare lo slavonico, che era stato originariamente garantito da papa Adriano II, il suo predecessore.

I rapporti con i Carolingi[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni VIII, in un'illustrazione di Artaud de Montor (1772-1849) originariamente realizzata nel 1842 e poi riportata in The Lives and Times of the Popes by Chevalier Artaud de Montor, New York: The Catholic Publication Society of America, 1911.

Giovanni VIII incoronò due imperatori della dinastia carolingia: Carlo il Calvo e Carlo il Grosso. Carlo il Calvo fu prescelto da Giovanni in contrapposizione a Carlomanno, figlio di Ludovico il Germanico, in quanto il pontefice prediligeva il ramo "francese" della dinastia carolingia[9] in opposizione ai suoi membri germanici. Così, Carlo il Calvo poté essere incoronato nel Natale dell'875 in San Pietro[9]. L'impero di Carlo durò, però, molto poco: nell'877 era già venuto a mancare[10]. Papa Giovanni, il quale aveva sperato da parte del defunto imperatore un aiuto militare contro i saraceni, ripiegò allora sul figlio di Ludovico il Germanico, Carlo il Grosso. La scelta di eleggere un membro dei Franchi Orientali era dovuta al fatto che Ludovico II di Francia, figlio di Carlo il Calvo, era debole e malaticcio[11]. Pertanto Giovanni VIII dovette limitarsi ad incoronare l'ultimo rampollo della dinastia carolingia, nel febbraio dell'881[3]. Anche in questo caso, Giovanni si trovò davanti ad un imperatore ancora più patetico del precedente, in quanto non solo era un indolente e privo di abilità politica, ma non fornì alcun aiuto contro i saraceni.

Le campagne contro i Saraceni[modifica | modifica wikitesto]

I precedenti[modifica | modifica wikitesto]

Se dagli imperatori Giovanni VIII non aveva ottenuto alcun finanziamento o truppe, lo stesso valse anche da parte dei vari feudatari italiani. Roma infatti era ancora esposta alle scorrerie dei Saraceni (non era ancora stata dimenticato l'attacco dell'846 durante il quale furono saccheggiate la basilica di San Pietro[12], che si trovava fuori le mura, profanando la tomba del primo apostolo, e la Basilica di San Paolo fuori le mura).

La protezione di Roma, la lega dell'877 e la vittoria del Circeo[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni cercò aiuto, come prima si è detto, in Carlo il Calvo, ma l'autorità imperiale era troppo debole perché questa inviasse un esercito a difendere il Sud Italia. Ma i Saraceni negli anni successivi non rinunciarono ad attaccare la cristianità in nome di Maometto. Per questo motivo, Giovanni VIII decise di prendere nelle sue mani la situazione. Da un lato decise: di fortificare le mura leonine volute vent'anni prima da Leone IV; di proteggere la zona circostante Ostia e di edificare un avamposto militare chiamato in suo nome "Giovannopoli"[13] o "Giovannipoli"[14]; dall'altro, convocò nell'877 a Traetto[6] il principe di Salerno Guaiferio e i duchi Pulcario di Amalfi, Landolfo di Capua, Docibile di Gaeta e Sergio II di Napoli, cioè le principali autorità politiche delle zone più minacciate dalle invasioni degli arabi (alcune di esse erano state anche occupate), con l'intento di creare una lega comune per porre fine alle scorribande. Il pontefice, però, fallì in parte nel suo intento: solo Guaifiero e Pulcario si allearono con il pontefice (dietro pagamento di denaro[13]), in quanto Sergio II aveva forti legami commerciali con i saraceni[13]. Con le forze che riuscì a raccogliere, Papa Giovanni VIII si mise lui stesso alla testa di una flotta che batté, sempre nell' 877 e al largo di Capo Circeo, una flotta musulmana[13].

La fine della lega e la sconfitta di Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni poté quindi vendicarsi di Sergio II, incitando alla ribellione il vescovo di Napoli e fratello del duca, Atanasio[11]. Atanasio fece cavare gli occhi a Sergio e lo mandò a Roma presso papa Giovanni VIII, che lo mise in carcere fino alla morte[15][16]. In seguito alla vittoria Guaiferio e Pulcario, dopo aver ricevuto il compenso promesso dal papa, si sentirono slegati dal giuramento di fedeltà fatto al pontefice e Giovanni, ormai solo, fu costretto a comprare, nell'aprile dell'878, una tregua ai musulmani nella misura di 25.000 mancusi d'argento[17][2].

L'assassinio del Papa[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni VIII fu ucciso a Roma il 16 dicembre 882. Le ragioni dell'assassinio sono a tutt'oggi oscure. Gli Annali di Fulda riportano la versione, non accettata da alcuni storici contemporanei[18], che Giovanni sia stato assassinato dai congiunti di una nobildonna genovese con cui il pontefice aveva rapporti carnali. I parenti avrebbero cercato di uccidere Giovanni VIII tramite veneficio ma, non essendoci riusciti, assoldarono alcuni tra i più stretti collaboratori del pontefice, i quali entrarono nottetempo nelle camere papali e lo finirono a martellate sul cranio[19]. Se si accetta per vera la storia dell'omicidio (una sorta di delitto passionale), Giovanni VIII sarebbe stato il primo papa ad essere ucciso non per ragioni di testimonianza alla fede, come accadrà ottantadue anni dopo a Giovanni XII.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton&Compton Editori, Ariccia 2005
  • J.N.D Kelly, Vite dei Papi, Piemme, Casale Monferrato 1995
  • Pietro Giannone, Istoria civile del regno, 1840
  • Achille Mauri, Biblioteca enciclopedica italiana, Vol.XXVII, Editore per N.Bettoni, 1833
  • Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, 5 voll., Catania, R.Prampolini, 1933
  • Eric Frattini, I Papi e il sesso, Ponte alle Grazie, Milano 2010

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Ariccia, Newton&Compton Editori, 2005, p. 289.
  2. ^ a b c J.N.D Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 1995, p. 193.
  3. ^ a b Antonio Sennis, Giovanni VIII in Enciclopedia dei Papi, Treccani, 2000. URL consultato il 1/1/2015.
  4. ^ a b c Cfr. Adriano II
  5. ^ a b J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 194.
  6. ^ a b Giovanni VIII in Enciclopedia Treccani online. URL consultato il 1/1/2015.
  7. ^ C. Rendina, I Papi, p. 294.
  8. ^ a b c C.Rendina, I Papi, p. 293.
  9. ^ a b C. Rendina, I Papi, p. 290.
  10. ^ Cfr. Carlo il Calvo
  11. ^ a b C. Rendina, I Papi, p. 292.
  12. ^ (LA) Monumenta Germanica Historica, tomus I: Ruodolfi Fuldensis Annales, anno 846, pag. 365
  13. ^ a b c d C. Rendina, I Papi, p. 291.
  14. ^ Castellum S. Pauli vocatur Ioannipolim... v. Bolla del 1074 di Gregorio VII di conferma dei beni del Monastero in Bullarium Casinense, Todi 1670, vol. II, p.109.
  15. ^ Pietro Giannone, Istoria civile del regno pagina 383, 1840.
    ««[...] Atanasio fa cavare gli occhi al duca Sergio suo fratello e lo presenta così al papa che dimostra di esserne molto contento».
  16. ^ Achille Mauri, Biblioteca enciclopedica italiana volume XXVII pagina 249, Editore per N.Bettoni, 1833.
    «Era Vescovo di Napoli in questi tempi Atanasio fratello di Sergio, che all’altro Atanasio suo zio era nella cattedra succeduto, il quale per far cosa grata al Papa conculcando tutte le leggi del sangue e della natura, portato anche dall’ambizione, imprigionò il proprio suo fratello e cavatigli gli occhi lo presentò al Papa in Roma: Giovanni gradi molto il dono, e fattolo rimanere a Roma, finì quivi miseramente la sua vita (c)».
  17. ^ Michele Amari, Storia dei musulmani di Sicilia, 5 voll., Catania, R. Prampolini, 1933, I, p. 593.
  18. ^ Da newadvent.org
  19. ^ Eric Frattini, I papi e il sesso, Milano, Ponte alle Grazie, 2010.

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