Tivoli

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Tivoli
comune
Tivoli – Stemma Tivoli – Bandiera
Tivoli – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Città metropolitana di Roma Capitale - Stemma.png Roma
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Proietti (liste civiche) dal 09/06/2014
Territorio
Coordinate 41°58′00″N 12°48′00″E / 41.966667°N 12.8°E41.966667; 12.8 (Tivoli)Coordinate: 41°58′00″N 12°48′00″E / 41.966667°N 12.8°E41.966667; 12.8 (Tivoli)
Altitudine 235 max.612 m s.l.m.
Superficie 68,65[1] km²
Abitanti 56 709[2] (31-08-2014)
Densità 826,06 ab./km²
Frazioni Campolimpido, Favale, Tivoli Terme(bagni di tivoli), Villa Adriana, Arci-empolitana, bivio di san polo, quintiliolo,collenocello
Comuni confinanti Castel Madama, Guidonia Montecelio, Marcellina, Roma, San Gregorio da Sassola, San Polo dei Cavalieri, Vicovaro
Altre informazioni
Cod. postale 00019, 00010, 00011[1]
Prefisso 0774
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 058104
Cod. catastale L182
Targa RM
Cl. sismica zona 2B (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 580 GG[3]
Nome abitanti tiburtini
Patrono san Lorenzo e santa Sinforosa
Giorno festivo 10 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tivoli
Posizione del comune di Tivoli nella provincia di Roma
Posizione del comune di Tivoli nella provincia di Roma
Sito istituzionale

Tivoli è un comune italiano di 56.709 abitanti[2] della provincia di Roma nel Lazio.

Posizione di Tibur nel Latium vetus.
Rocca Pia

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Tivoli occupa le pendici dei monti Tiburtini tra la Campagna romana a ovest e il territorio dei comuni di Castel Madama e Vicovaro nell'entroterra est della provincia di Roma.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Tivoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

età antica[modifica | modifica wikitesto]

Antica città latina con il nome Tibur, chiamata da Virgilio con il titolo di Tibur Superbum (Eneide, Lib. VII) che tuttora campeggia nello stemma cittadino, si vanta di essere più antica di Roma,

TIVOLI (Tibur). La città antica occupava parte del sito dell'odierna, laddove la valle dell'Aniene si stringe in gole profonde fra i colli Catillo e Ripoli; essa si sviluppava a varî livelli sui pendii delle due colline e su un piano fra esse affacciato, a circa m 250 sul livello del mare, sulla vasta campagna romana.

1. - Il nome attuale discende da quello antico di Tibur, sulla cui origine è ancora viva la controversia, non essendo da tutti accettato il collegamento con la voce latina teba, teiba = collina (cfr. Varro, De Re Rustica, iii, i, 6), attraverso le voci Tifernus, Tiberis, ecc. Una ipotesi del Weinstock (in Pauly-Wissowa, S. v. Tibur), ricollega questi nomi ai Liburni, e quindi all'ambiente illirico.

Non mancano notizie circa un'origine leggendaria della città. Solino (Polihist., ii, 7), parla di una fondazione da parte di genti àrcadi guidate da Catillo ed Evandro, sfuggiti alle stragi delle lotte fra Eteocle e Polinice. Antioco siracusano (apud Dionysium, i, 73; viii,638), riferisce la fondazione di T. ai Siculi e tale opinione non appare del tutto inverosimile, posto che studî recenti hanno postulato una unità latino-sicula. Diodoro Siculo (vii, 5, 9), ritiene la Città fondata dal re latino Silvio (come colonia di Alba Longa?). Presso Virgilio (Aen., vii, 630), la città è annoverata fra quelle alleate con Turno contro Enea. Un'origine etrusca è postulata dallo Schulze (Eigennamen, 551), sulla base del riconoscimento di numerosi nomi e toponimi etruschi.

La prima notizia storica di qualche valore si deve a Catone (apud Priscianum, iv, 129); che ricorda una lega che sarebbe stata costituita- tra la fine del VI e gli inizî del V sec. a. C. - fra nove populi dell'area laziale: Tusculanus, Aricianus, Lanuvinus, Laurens, Coranus, Tiburtis, Pometinus, Ardeatis, Rutulus; l'interpretazione del passo è, tuttavia, ancora oggetto di controversia.

Entrata nell'orbita romana con la firma del Foedus Cassianum (493 a. C.), T. mantenne un certa autonomia per tutto il V sec. a. C., come confermerebbe la notizia di una sua vittoria sui Volsci (Serv., ad Aeneid., viii, 285). Nel 387 a. C., con l'invasione gallica, la lega venne infranta e T. fu tra le prime città che denunziarono il trattato con Roma. Nel 362-1 a. C., i Romani condussero contro i Tiburtini una campagna militare in due tempi giungendo a sottometterli. Due nuove battaglie, tuttavia, furono necessarie ai Romani- che dovettero prima occupare Empulum e Sasula- per costringere la città ad aderire ad una nuova lega latina nel 354 a. C. Nel 339-8 a. C. Pedum dette l'avvio- con Praeneste, Velitrae e T. - ad una nuova ribellione della lega latina contro Roma. Anche questa volta la vittoria fu dei Romani; ma costoro, essendosi resi conto dell'insicurezza dei trattati collettivi, preferirono ora stipularne di singoli. Praeneste e T. ottennero in questa occasione il riconoscimento di civitates foederatae, con l'unico impegno di inviare nell'esercito romano dei contingenti di socii (Liv., vii, 9-21). Al tempo delle guerre sociali T. fu eretta a Municipium ed ebbe la cittadinanza romana, venendo ascritta alla tribù Camilia. All'atto della divisione augustea, fu inclusa nella Regio IV (Sabina et Samnium). Da questo momento T. vive nell'orbita romana e diviene località di villeggiatura fra le più ricercate: Mecenate, Orazio, Cassio, Bruto, Quintilio Varo, Manlio Vopisco, vi costruiscono ville e vi soggiornano Catullo, Sallustio, Properzio, lo stesso Augusto, Stazio. Ai piedi della città, l'imperatore Adriano costruì la sua residenza (v. adriana, villa). L'antichissimo santuario di Ercole e l'Oracolo della Sibilla sulla collina, insieme alle terme di acque sulfuree nella pianura sottostante, costituirono in ogni tempo elemento di richiamo per i cittadini dell'Urbe.

2. - Testimonianze di età preistorica provengono da varie località del territorio: presso il Ponte Lucano, nella Grotta Polesini, sono stati rinvenuti resti del Paleolitico Superiore; una necropoli ad inumazione della facies laziale della prima Età del Ferro è stata messa in luce in località Acquoria; altra necropoli della stessa età, con seppellimenti entro circoli di pietre, è stata scavata in località S. Anna; resti di età orientalizzante provengono da una tomba presso le Cascate; dalla località Acquoria provengono anche una base in tufo litoide con iscrizione del VI-IV sec. a. C. ed una stipe votiva con oggetti databili fra il V ed il II sec. a. C.; una necropoli del V-IV sec. a. C. è stata messa in luce nell'area della Cartiera Amicucci; sarcofagi del III e del II sec. a. C. sono stati rinvenuti casualmente in varî punti della città.

Difficile è ricostruire la pianta dell'antica città sulla base dei monumenti attualmente conservati, ed ancora più difficile seguire lo sviluppo cronologico di essa. La ristrettezza dello spazio disponibile ha fatto sì che nello stesso sito più e più volte si ricostruisse, così da cancellare facilmente le tracce di edifici più antichi.

Disponiamo di sufficienti elementi per ricostruire in linea di massima, nel suo percorso, il perimetro della cinta urbana; particolarmente sono state riconosciute o localizzate alcune porte: a N-O, presso la Via del Colle, Porta Romana; a S, presso la Via della Missione, Porta Aventia; a S-E, non lungi dalla Piazza del Governo, Porta Varana; ancor più a E, presso la Via dei Sosii, Porta Maggiore; a N-E, presso la Piazza Rivarola, Porta Cornuta. Resti delle mura sono stati identificati negli orti Parmeggiani, in Piazza Tani, in Via di Vesta, in località Caropone, in Piazza Rivarola, nella Chiesa del S. Salvatore, nel Palazzo del Comune, in Via della Missione, in Via Campitelli, in Via Taddei, in Via di Postera, in Via del Colle. Una seconda cinta di mura- certamente collegata con quella urbana- racchiudeva il Castro Vetere, l'antica acropoli: tracce di mura sono state rinvenute in varî punti della Via della Sibilla e nel Convento della Chiesa di S. Giorgio. Il Foro della città antica è stato riconosciuto nel quadrilatero costituito approssimativamente dalle vie: del Colle, del Tempio d'Ercole, della Scalinata, Mauro Macera. La basilica forense occupava quasi certamente il lato breve orientale della piazza, nel sito stesso dell'attuale Duomo che conserva nelle sue fondamenta un lungo tratto di muro in opus incertum quasi reticulatum costituente il lato meridionale delle fondazioni della chiesa; dietro l'abside del Duomo, inoltre, si conserva una parete ad andamento curvo della stessa tecnica struttiva, con una nicchia rettangolare con stipiti in travertino e sorretta da pilastri a capitello dorico di stucco. L'esistenza, peraltro, di una basilica a T. è confermata dal rinvenimento di un'iscrizione (C.I.L., xiv, 3671), che la menziona come donata alla città da un tale Orbius. Assai ben conservato- sul lato meridionale del supposto Foro- un edificio rettangolare con copertura a vòlta costruito in parte in opus reticulatum: il Ponderarium della città, edificio destinato a pubblica Pesa e ad ufficio di Annona, che conservava in deposito i campioni dei pesi ufficialmente riconosciuti nelle transazioni commerciali cittadine. L'identificazione dell'edificio è assicurata per la presenza di due mense ponderarie, una delle quali decorata con un tirso ed una clava a rilievo. Adiacente si trova un'aula absidata, anch'essa coperta a vòlta, con pavimento di lastre rettangolari di marmo bianco; si è ritenuto trattarsi di un Augusteum, per la presenza di una statua acefala di imperatore dedicata da M. Varena Difilo (personaggio vissuto, come sembra, in età augustea), pro salute et reditu Caesaris. Nella stessa aula è stata rinvenuta una testa dell'imperatore Nerva, ora al Museo Nazionale Romano, inv. 106538.

All'estremità N della città, sotto la Piazza Tani, si conserva, per buona parte incorporata in edifici moderni, una costruzione monumentale consistente di due gallerie affiancate e separate da pilastri aventi una cadenza di m 1,50; dette gallerie hanno una lunghezza di m 65 ed una larghezza di m 3 ciascuna; sono costruite secondo la tecnica dell'opus incertum di età sillana e sembrano collegarsi con altri muri analoghi nell'altro lato della piazza delimitanti un piano inclinato (una rampa o scala di accesso ad un porticato). Funzione più decisamente di sostegno per terrazzamenti- analogamente a quella della serie di arcate che sorreggono parte della piazza del Foro a Terracina- dovevano ricoprire alcuni criptoportici a vòlta in opus reticulatum messi in luce nel Vicolo del Tempio di Ercole, nel Vicolo della Scalinata e nel Palazzo dei Conti Coccanari-Fornari; è probabile che facessero da sostegno ad edifici di notevole mole adiacenti al Foro.

All'estremità E dell'acropoli (Castro Vetere), su uno sperone affacciato sulla valle dell'Aniene, si conservano due templi di non grandi proporzioni: il Tempio cosiddetto della Sibilla, rettangolare, tetrastilo, pseudo-periptero ed in antis; il Tempio cosiddetto di Vesta (o di Ercole Saxano), circolare con colonnato corinzio di diciotto elementi. Entrambe le costruzioni sembrano potersi datare nella prima metà del I sec. a. C. Esse, e particolarmente il tempio circolare, sono divenuti elementi tipici delle vedute di paesaggio romantico con architetture classiche diffuse nell'arte europea a partire dal sec. XVII.

3. - Fuori della cinta urbana, in località Grotta Oscura, al di là della Porta del Colle, a cavallo della Via TiburtinaValeria, si hanno i resti dell'imponente complesso noto come Santuario (o Tempio) di Ercole, una volta conosciuto come Villa di Mecenate. Esso era costituito da un grande rettangolo chiuso da porticati sui lati N, E, S, ed aperto ad O con la scena del teatro che faceva da sfondo al tempio sorgente in asse con il tradizionale orientamento E-O. Anche qui, come a Terracina, per allargare la stretta piattaforma del vertice della collina, si costruirono possenti sistemi di arcate, su podio in muratura piena, di opus incertum, che facevano da base al porticato. Soprattutto sul lato N, dove la collina strapiombava, queste sostruzioni sono particolarmente complesse, con sistemi di arconi ciechi, ad uno o due piani, e con finestroni. La costruzione va alleggerendosi man mano che si sale verso l'alto ed i robusti pilastri rafforzati da contrafforti nella parte mediana, si trasformano in semicolonne semplicissime di opus incertum, con capitello ridotto all'abaco. Del grande porticato che si appoggiava alle sostruzioni non si conserva che un buon tratto sul lato N, incorporato nella cartiera che oggi occupa parte dell'area del santuario. Esso consiste di archi in conci di pietra inquadrati in un sistema architravato con pilastri ornati di semicolonne in opus incertum con capitello monolitico tuscanico, epistilio in conci di pietra e fregio ancora in opus incertum. Tracce della grande esedra del teatro e della porticus post scaenam ad archi ciechi che chiudeva il lato O, sono ancora in qualche modo riconoscibili. La parte N dell'area del santuario è attraversata in senso E-O, dalla Via Tiburtina, che in questo tratto venne coperta con una galleria, illuminata per mezzo di grandi finestre rettangolari aperte sulla vòlta ad intervalli regolari. Non si conservano più tracce della cella vera e propria del tempio; abbiamo, tuttavia, la pianta dell'architetto francese Terry che eseguì gli scavi. Il tempio sembra constasse di una sola cella con tripartizione interna; al centro della parete di fondo si sarebbe avuta una nicchia posta fra due camerette, una delle quali dava accesso ad un sotterraneo mentre l'altra sarebbe stata una culina (di cui è menzione in una iscrizione); all'interno della cella si sarebbe trovato una sorta di tribunal. Numerose iscrizioni rinvenute nell'area del Santuario confermano la dedica del complesso ad Ercole Vincitore e ricordano alcuni rifacimenti. Una epigrafe, di età flavia, dà notizia della ricostruzione del tempio ad opera di S. Sulpicius Trophimus (aedem, zothecam, culinam pecunia sua a solo restituit / idemque dedicavit) e reca la dedica ad Ercole.

Tivoli Italy Old Town 2011 5.jpg

Tracce della occupazione del sito del santuario in età antichissima sono state trovate con la messa in luce di una tomba ad inumazione della facies laziale della seconda Età del Ferro; una stipe votiva del IV-III sec. a. C. conferma, inoltre, la destinazione cultuale del sito a partire almeno da questa epoca. La datazione del complesso sembra potersi ascrivere alla metà del I sec. a. C., con una ricostruzione, almeno parziale, in età flavia, come attesta l'iscrizione rinvenuta nella cella del santuario, sopra menzionata.

Il santuario di Ercole appare strettamente collegato, per la concezione architettonica e per la tecnica struttiva con i coevi santuarî laziali di Giove Anxur a Terracina, della Fortuna Primigenia a Palestrina, di Ercole a Cori, di Giunone a Gabi ed inoltre con gli edifici dell'acropoli di Ferentino e con il Tabularium del Foro a Roma. Tutti questi edifici sono comunemente datati all'età sillana, intesa convenzionalmente per definire quel periodo di vivace attività edilizia che contraddistinse l'area laziale intorno alla metà del I sec. a. C. (Per altre opinioni v. palestrina e romana, arte).

Non lungi dal santuario di Ercole, sulla Via Tiburtina antica, sorgono i ruderi, assai ben conservati, nel complesso, di un edificio circolare (diametro m 12,33) iscritto in un ottagono, con un ampio finestrone ad arco al centro di ogni faccia dell'ottagono, cornice e copertura a calotta. Il basamento è composto di tre strati di mattoni riusati, ed il corpo della costruzione di strati alternati di mattoni e pietre; presso l'edificio ci sono tracce di una precedente costruzione in opus reticulatum, che sembra il muro di recinzione di un tèmenos. Questo tempio è popolarmente detto Tempio della Tosse (sono state proposte varie identificazioni: Tempio di Venere e Cerere, del Sole, di Beleno, ecc.). e può forse intendersi come corruzione del nome della gens Tuscia (nota da iscrizioni a Roma ed a T. stessa), alla quale l'edificio potrebbe in qualche modo esser stato collegato, o come corruzione del nome di L. Turcius Secundus Asterius Aproniani f., vissuto al tempo di Costantino, del quale un'iscrizione trovata presso l'edificio dice che "rese più agevole l'erta del colle tiburtino". Quanto alla destinazione della costruzione, sembra doversi scartare l'ipotesi che si tratti di un tempio; non molto più probabile quell che essa sia un sepolcro; più verosimile, invece, l'ipotesi che possa trattarsi di un ninfeo (v. ninfei e fontane).

Non lungi da questo edificio, i ruderi del cosiddetto Tempio del Mondo, con cunicoli lunghi circa 35 m ed alti più di 10 m. All'estremità S-E della città, presso la chiesa di S. Andrea, sono stati messi in luce dei ruderi, da taluno considerati relativi al Tempio di Diana Trivia; lì presso, i resti più cospicui di un edificio termale, del quale si conservano tratti di muri che attestano adattamenti e ricostruzioni successive, con murature che vanno dall'opus reticulatum di età repubblicana all'opus latericium di epoca adrianea.

In questi ultimi anni, nel cuore stesso della città, presso la Rocca Pia, scavi regolari stanno mettendo in luce larghi tratti dell'anfiteatro, di cui si aveva già notizia. L'edificio orientato in senso NE-SO ha asse maggiore di m 90, mentre l'asse minore misura m 50. Il tipo di muratura indurrebbe a datare l'edificio, almeno nella fase conservata, all'età adrianea.

Tivoli Italy Monument 2011 9.jpg

Al limite E della città, oltre il ponte Gregoriano, e quasi nel greto del fiume, si trova in situ l'ara della vestale Cossinia; essa è ben conservata, sorge su un podio di cinque gradini ed ha forma assai elegante; la datazione del monumento va posta fra la fine del Il e gli inizî del III sec. d. C. Presso l'ara si è rinvenuta la tomba della vestale, che conteneva come unico corredo una graziosa bambola di avorio con le membra articolate (ora al Museo Nazionale Romano). Sul Monte S. Angelo, non lungi dalla città, sotto la chiesa di S. Angelo in Valle Arcese, sono stati individuati i ruderi di una costruzione ritenuta il Tempio della Bona Dea; tale edificio pare sia stato distrutto già in epoca domizianea. Ai piedi di T., presso la Via Tiburtina, al km 26 di essa, si conservano due arcate di un ponte romano- originariamente, forse, a cinque luci- noto oggi col nome di Ponte Lucano; esso è costruito in blocchi squadrati di tufo ricoperti da lastre di travertino. Lì vicino una tomba circolare appartenente alla gens Plautia è costruita con paramento esterno in blocchi di travertino di ottima fattura.

vicolo dei granai,particolare la colonna proveniente dalla villa dell'imperatore adriano.

4. - Le fonti ci danno notizia di numerose ville costruite nel territorio tiburtino da personaggi romani e locali. Fra le molte di cui non è stato possibile identificare il sito ricordiamo: Villa di Mario, Villa di Cesare, Villa di Cinzia (l'amica di Properzio), Villa di Q. C. Metello Scipione, Villa di Lepido, Villa di Cesonio Longino, Villa di Valerio Massimo (colui che proseguì oltre T. la Via Tiburtina che, in questo secondo tratto, ebbe appunto il suo nome), Villa della gens Vibia. Di altre si è creduto di identificare il sito: Villa di Orazio (presso la Chiesa di S. Antonio da Padova), Villa dei Munazi (in località Madonna delle Quattro Facce), Villa di Ovinio Paterno (in una contrada detta ancor oggi Paterno), Villa di P. Taplio Capitone (presso la Chiesa di S. Marco), Villa di P. Scipione Nasica Serapione (presso la Chiesa di S. Pietro), Villa di M. Vopisco (sopra la Villa Gregoriana, di fronte ai templi cosiddetti di Vesta e della Sibilla). Altre ville ancora sono state esplorate ed hanno restituito grande massa di materiali: Villa di Quintilio Varo (a N-O della città, presso la Chiesa di S. Maria in località Quintiliolo; essa era costruita su tre ripiani, dei quali l'inferiore comprendeva una piscina e l'intermedio un criptoportico; la costruzione è in opus incertum databile fra la fine della Repubblica e gli inizî dell'Impero); Villa di Cassio (i suoi resti monumentali, anche essi su tre piani, sono stati messi in luce in località Carciano- nome che è, forse, corruzione da Cassio- ed hanno restituito numerosi monumenti); Villa detta di Bruto (il nome non ha giustificazione; esso si deve alla tradizione antiquaria per la vicinanza dei resti a quelli della villa di Cassio; anche la struttura dell'edificio e le sue murature appaiono analoghe a quelle della villa citata); Villa dei Pisoni (in località detta ancor oggi Pisoni; essa ha restituito, fra i numerosi monumenti, una testa di Platone, l'Alessandro del Vaticano e sedici ritratti di filosofi e poeti, ora a Madrid).

Sulla riva dell'Aniene, di fronte alla città, è stata individuata una vasta necropoli circondata da un muro in opus reticulatum con due porte: una verso la Via Valeria, l'altra dalla parte del fiume; essa, come testimoniano le iscrizioni funerarie, fu usata per lungo tempo.

Quattro acquedotti servivano la città, che era ricchissima di acque: Aqua Marcia, Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Claudia.

medioevo[modifica | modifica wikitesto]

tranvia roma-tivoli
vista della grande cascata
The Canopus, Hadrian's Villa, Tivoli (14942632791).jpg

La presenza di un vescovo locale è documentata soltanto a partire dal 366 e nel 468 Simplicio, originario di T. (m. nel 483), fu elevato al soglio pontificio. Dopo la caduta dell'Impero romano, T. fu dominata dagli Ostrogoti di Teodorico (v.) e quindi fu coinvolta nella guerra greco-gotica (535-553); in questo frangente fu saccheggiata da Totila nel 544; nel 547 i Goti si asserragliarono nell'abitato e rinsaldarono le mura della cittadina, che cadde nel 553 in mano bizantina per poi rientrare nel Ducato di Roma. T. fece parte nel sec. 7° e ancora al principio dell'8° del Patrimonium Tiburtinum dipendente dalla curia pontificia, ma assai poco si conosce della sua storia per il 9° e il 10° secolo.Nel corso del sec. 11° la città manifestò una considerevole crescita demografica e un rafforzamento dell'autonomia politica e militare che contribuirono a innescare il conflitto con Roma, in contrapposizione con la quale al tempo di Enrico IV (1082) il centro si elevò a roccaforte ghibellina nella lotta tra papato e impero. Nella prima metà del sec. 12°, con la piena affermazione dell'istituto comunale, T. intraprese una politica di espansione territoriale nella valle dell'Aniene a discapito della decaduta famiglia romana dei Crescenzi e a danno soprattutto dell'abbazia benedettina di Subiaco; al contempo si fecero sempre più critici i rapporti con Roma e il papato, che mal sopportavano la presenza di un centro indipendente e militarmente potente quasi alle porte dell'Urbe. Nel 1143 la città fu sconfitta dalle milizie di Roma e dovette assoggettarsi a Innocenzo II, cedendo un'ampia porzione del suo territorio. Tuttavia l'ostilità di T. alle pretese di controllo da parte dei Romani si manifestò nel suo schierarsi a sostegno della causa imperiale: qui trovò rifugio Federico I Barbarossa nel 1155 e protezione suo figlio Enrico VI (1190-1197), così come è documentato l'appoggio offerto dai Tiburtini a Federico II tra il 1240 e 1242 (Pacifici, 1925-1926).Con la crisi della dinastia sveva all'indomani della morte di Federico II (1250) ripresero con veemenza i contrasti tra T. e il Comune di Roma, da cui formalmente il centro dipendeva. Dopo l'assedio portato alla città nel 1254 da Brancaleone degli Andalò, i Tiburtini addivenirono a nuovi patti e nel 1259 furono costretti ad accettare la definitiva sottomissione al Senato capitolino, che da allora ebbe il diritto di nominare il rettore o podestà cittadino, e l'inclusione di T. nel Districtus Urbis. Sebbene nel periodo della 'cattività avignonese' (1305-1377) T. avesse tentato di riacquisire parte dell'autonomia perduta, la città non riuscì comunque a risollevarsi politicamente né ebbe più la forza di egemonizzare il territorio circostante: l'area sublacense confluì nei domini degli Orsini e dei Colonna di Palestrina, mentre il settore dell'Agro Romano stretto tra le vie Tiburtina e Nomentana nelle proprietà dei Capocci (Carocci, 1988).

tempio di vesta
resti del tempio della sibilla

È verosimile che nei secoli dell'Alto Medioevo T. continuasse a mantenere l'assetto viario ed edilizio ereditato dall'età romana, costituito da due nuclei fortificati pressoché autonomi e divisi da un fossato: il Castrovetere a N-E, raccolto all'interno dell'acropoli, e l'area urbana a S-O, dove si innalzava nel settore più elevato - oggi occupato dal seminario diocesano - la chiesa di S. Paolo. Il maggiore asse stradale, la via Tiburtina-Valeria (detta via Marsicana nei docc. medievali), tagliava con un percorso ascensionale il nucleo abitato, entrando dalla porta Maggiore (fine del sec. 3°-inizi 4°; Giuliani, 1970) e uscendo dalla porta Variana, per superare poi le cascate dell'Aniene e dirigersi verso il territorio appenninico. Relativamente all'ubicazione delle principali fondazioni religiose (nel sec. 10° si contavano sedici tra chiese e oratori entro le mura; Belli Barsali, 1979), è accertata dal periodo carolingio l'esistenza del duomo di S. Lorenzo nell'attuale sito, corrispondente all'area del foro della città romana, e si conosce la presenza della chiesa di S. Pietro, innalzata sopra il podio di un tempio (Vendittelli, 1984), ma che la tradizione locale vuole fondata da papa Simplicio insieme ai complessi extraurbani di S. Maria Maggiore e di S. Silvestro. La scomparsa o la mancata individuazione di strutture altomedievali limitano, comunque, la documentazione alla sopravvivenza di numerosi frammenti di plutei e pilastrini appartenenti a recinzioni liturgiche, databili soprattutto al sec. 9°, il più delle volte murati sulle cortine di edifici di culto romanici e di alcune abitazioni (per es. campanili della cattedrale e di S. Pietro, facciata di S. Alessandro, casa in piazza Tani), e all'affresco con il Cristo in mandorla tra due angeli conservatosi nell'abside meridionale del c.d. tempio della Tosse (Brenk, 1971; Aggiornamento scientifico, 1987-1988, I, p. 295), monumento tardoimperiale situato fuori dell'abitato murato presso la via Tiburtina e consacrato al culto nel 956.Negli anni successivi al devastante terremoto del 1044 si avvertirono i primi segnali di una forte crescita dello spazio urbano di T., documentata alla metà del secolo dall'ampliamento delle difese cittadine che inclusero i sobborghi prossimi alla cinta romana. L'intervento fortificatorio era costituito in particolare da due lunghe muraglie quasi rettilinee e munite di torri rettangolari aperte a gola sul lato verso l'abitato. Queste partivano rispettivamente dall'argine di sinistra del bacino superiore dell'Aniene e dallo scosceso dirupo della collina prospettante sull'Agro Romano e si congiungevano nel punto pianeggiante in cui sorge la quattrocentesca rocca di Pio II; inoltre, con lo spostamento a valle della porta Romana (o porta del Colle) in sostituzione della porta Maggiore, la cittadina acquisì un ulteriore tratto della via Tiburtina e l'area dove si trova la chiesa di S. Silvestro. Del circuito difensivo, il cui percorso era ancora in buona parte leggibile prima dei bombardamenti del 1944, si conserva in alzato soltanto una breve porzione che costeggia a S-O il giardino di villa d'Este, innalzata con un apparecchio murario molto rudimentale composto da frammenti lapidei e tufacei allettati con abbondante impiego di malta (Vendittelli, 1979).Meno circostanziate appaiono invece le cronologie degli altri monumenti medievali, religiosi e civili, edificati a partire dall'ultimo quarto del Mille e soprattutto nel corso del secolo seguente. Se si eccettua il caso della chiesa dei Ss. Andrea e Saba, consacrata dal vescovo cardinale Guido nel 1138 assieme alla scomparsa chiesa di S. Valerio (Pacifici, 1925-1926, p. 327), la datazione delle altre fabbriche tiburtine è stata ancorata alle tipologie murarie ivi adoperate. Queste mostrano forti analogie con quelle in uso nell'edilizia romana nel periodo successivo al sacco normanno del 1084 e una diffusione a esse contemporanea, che di fatto è confermata anche dall'adozione di un comune lessico costruttivo e decorativo (per es. ghiere a doppio risalto, finestre architravate e portici trabeati dotati di archi di scarico a sesto ribassato, cornici a dentelli e mensoline; Vendittelli, 1982). Gli apparecchi in opus testaceum dai letti di malta accuratamente stilati dominano il panorama architettonico tiburtino per tutto il sec. 12° accanto alla variante più povera che prevede l'inserimento nella cortina in mattoni di reimpiego di filari in blocchetti di tufo. Entrambi i tipi di paramento sono presenti indistintamente sia nell'edilizia ecclesiastica sia in quella abitativa e in alcuni casi convivono nel medesimo contesto costruttivo (per es. S. Silvestro). Nel complesso la qualità delle costruzioni appare elevata e abbondante è il riutilizzo di materiale antico, come capitelli, colonne e architravi, spesso destinati a costruire i piani terreni porticati di numerose residenze civili situate lungo il segmento urbano della via Tiburtina, nella piazza Palatina, dove si affacciava la sede del Comune (Mosti, 1985, p. 201), e nella platea Sanctii Laurentii (od. piazza Duomo).

una torre della rocca pia
Tivoli, Campolimpido, Villanova.JPG
panorama della cittadella

La chiesa di S. Maria Maggiore, in origine dedicata alle ss. Adriana e Natalia e donata nel 1003 ai monaci benedettini di Farfa, fu forse ricostruita sul finire del sec. 11° (Vendittelli, 1979) e si configura nelle sue forme basilicali a tre navate come un possibile modello per le di poco successive fabbriche di S. Pietro e di S. Silvestro. Tuttavia soltanto la fronte del complesso conserva ancora la sua veste romanica, anticipata dal monumentale avancorpo che inizialmente si apriva all'esterno con tre ampi fornici sorretti da possenti pilastri in mattoni e caratterizzati da archivolti dall'andamento sghembo. Il disegno dell'atrio porticato, che non ha diretti referenti né a Roma né in area laziale, fu profondamente alterato dopo il 1393, allorché si occlusero le due arcate laterali e si dotò quella centrale di un portico ogivale di attardate forme cistercensi, sovrastato da un'edicola pensile, scolpito da Angelo da Tivoli. In precedenza la chiesa, passata ai Francescani fin dal 1256, aveva subìto l'inserimento del rosone nel timpano della facciata e il totale rifacimento del coro, così come la costruzione degli ambienti conventuali, inglobati nella seconda metà del sec. 16° nelle strutture di villa d'Este. I frati minori prolungarono infatti il presbiterio dell'edificio di culto negli anni a ridosso del 1300 e addizionarono al corpo basilicale un ambiente rettilineo ritmato da archi-diaframma su capitelli-mensola e decorato da un programma di affreschi. Di queste pitture murali sono pervenute una frammentaria Madonna con il Bambino e la fascia che corre nel sottotetto, elaborata in padiglioni entro finte architetture prospettiche (Pomarici, 1983; Romano, 1992, pp. 154-157), secondo un'impaginazione e una resa che sono in piena sintonia con la produzione romana tra la fine del Duecento e gli inizi del secolo seguente. È stata invece ultimamente espunta dal catalogo di Jacopo Torriti (v.) la tavola della Madonna advocata (Tomei, 1990, p. 138).Il linguaggio dell'architettura romanica tiburtina si osserva con maggiore compiutezza nella chiesa di S. Pietro (o della Carità) e nel S. Silvestro, seppure quest'ultima fondazione sia stata privata al principio del Settecento delle due navate laterali (Crocchiante, 1726, p. 125). La basilica di S. Pietro, riportata alla sua struttura della prima metà del sec. 12° dopo le devastazioni dell'ultima guerra (De Vita, 1951), mantiene ancora l'impianto a tre navate, divise da colonne in cipollino e capitelli ionici di reimpiego, e la conclusione monoabsidata del coro preceduta dal presbiterio rialzato a contenimento della cripta semipogea. La particolare organizzazione della cripta, costituita da un vano semicircolare provvisto di un monolite centrale a sostegno della volta e servito da un corridoio rettilineo parallelo alla parete di fondo della chiesa (Kraft, 1978, pp. 122-124), documenta invece una totale indipendenza dai contemporanei modelli romani, ricollegandosi a esperienze protoromaniche maturate in ambiente umbro-marchigiano (v. Cripta). A dispetto dell'organismo architettonico ecclesiastico, riconducibile alla prima metà del sec. 12°, il campanile del S. Pietro si dimostra un elemento costruito nel corso del Duecento per il vasto impiego di opera saracinesca, pur ripetendo lo schema compositivo - anch'esso di ascendenza romana - fissato nei primi decenni del secolo precedente dalla torre campanaria del duomo di S. Lorenzo (Serafini, 1927). Il possente campanile del duomo è la sola struttura medievale a essere sopravvissuta alla ricostruzione barocca avviata dal cardinale Roma nel 1635, benché descrizioni tardocinquecentesche informino sulle forme basilicali del complesso e sulla ricchezza del pavimento e dell'arredo liturgico elaborato durante il sec. 12° da maestranze cosmatesche (Vendittelli, 1984), la cui presenza a T. è documentata negli stessi anni, seppure in modo frammentario, anche in altre fondazioni religiose (per es. S. Maria Maggiore, S. Pietro, S. Silvestro; Glass, 1980). All'interno del duomo sono ancora oggi custodite due pregevoli testimonianze artistiche di carattere schiettamente devozionale: il Trittico del Salvatore, dipinto su tavola eseguito da un artista di formazione romana intorno alla metà del sec. 12° (Aggiornamento scientifico, 1987-1988, II) e oggi parzialmente celato da una più tarda custodia in argento, e il gruppo ligneo della Deposizione dalla croce. Quest'ultimo capolavoro è attribuito a una bottega centroitaliana, attiva tra il secondo e il terzo decennio del Duecento, incline a recepire sia influssi francesi sia modi lombardo-antelamici (Toesca, 1927; de Francovich, 1943; Gaborit, 1979).Il medesimo impianto basilicale di S. Pietro - privo di transetto, con coro monoabsidato e cripta monoastile al di sotto del presbiterio - connotava la chiesa di S. Silvestro prima delle demolizioni settecentesche. Tuttavia, a differenza del S. Pietro, dove è andato perduto il ciclo pittorico che decorava la zona presbiteriale (Parlato, Romano, 1992), qui si conserva quasi integralmente il programma a fresco della parete absidale, articolato su diversi registri. Nella conca campeggia il Salvatore accompagnato dai ss. Pietro e Paolo; nei registri inferiori seguono l'Agnus Dei con i dodici agnelli, quindi la Madonna in trono tra s. Giovanni Battista e s. Giovanni Evangelista e dodici profeti, infine al livello più basso le Storie di s. Silvestro narrate in quattro episodi. Inoltre sull'arco trionfale sono raffigurati il Cristo entro un medaglione fiancheggiato dai simboli degli evangelisti e ai lati i vegliardi dell'Apocalisse; negli spazi sottostanti l'Assunzione del profeta Elia e l'Incontro di Abramo e Melchidesec e figure di santi. Dopo la datazione di Matthiae (1965; Aggiornamento scientifico, 1987-1988, II, p. 93), il quale riteneva il ciclo dipinto negli anni 1157-1170, l'attuale giudizio della critica tende a essere piuttosto discordante, sicché la cronologia delle pitture del S. Silvestro oscilla tra la fine del sec. 12° e il primo quarto del Duecento a seconda che il parametro di lettura sia stilistico o iconologico per la presenza in chiave antimperiale del ciclo di papa Silvestro (Lanz, 1983; Aggiornamento scientifico, 1987-1988, II, pp. 277-279), pur non mancando voci isolate, come quella di Boskovits (1979), che, attribuendoli al Maestro delle Traslazioni, da lui ritenuto attivo nella cripta del duomo di Anagni (v.) al principio del sec. 12°, riconduce anche l'affresco tiburtino a quegli stessi anni. Sempre nella chiesa di S. Silvestro è conservata la statua lignea di S. Valerio, proveniente dall'omonima chiesa consacrata dal vescovo cardinale Guido nel 1138, di cui forse costituiva un elemento dell'arredo primitivo.Tra le molte chiese innalzate a T. durante il sec. 12° un posto a parte occupa la fondazione di S. Stefano, in quanto è caratterizzata da un inedito impianto ad aula allungata preceduto da un atrio architravato sovrastato da un ambiente abitabile che nascondeva il complesso religioso nel tessuto edilizio civile della città medievale. La chiesetta, oggi sconsacrata, conserva ancora al suo interno una serie di affreschi frammentari che offrono un quadro esaustivo della pittura a T. nel sec. 13° (eccezionale per l'iconografia l'episodio dei Cavalieri) e, soprattutto, nel 14° (Petrocchi, 1964), periodo nel quale il centro non ha prodotto testimonianze artistiche e architettoniche degne di particolare interesse, a eccezione dell'insediamento domenicano nel convento di S. Biagio (Villetti, 1987).

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiese sconsacrate:

  • San Michele Arcangelo in piazza Palatina (sec. XII);
  • Santo Stefano dei Ferri (sec. XII);
  • Santa Maria dell'Oliveto (erroneamente creduta Sant'Alessandro) in via del Tempio d'Ercole (sec. XII);
  • San Vincenzo, costruita nel 1268 e rifatta nel 1860. Il titolo parrocchiale fu trasferito alla chiesa di S. Andrea nel 1826;
  • Santa Maria dell'Oliva (1512);
  • San Nicola al Colle (1590);
  • Annunziata (1729).

Chiese scomparse:

  • Chiesa del Gesù (consacrata nel 1587 e semidistrutta nel bombardamento del 26 maggio 1944. Gli avanzi superstiti, che forse potevano consentire la ricostruzione dell'edificio e in particolare della facciata, furono poi demoliti negli anni '50);
  • Chiesa di San Filippo Neri in via della Missione angolo via del Collegio (sistemata nel 1620 nella forma che ebbe fino al 1944, quando fu anch'essa rasa al suolo dal bombardamento);
  • Chiesa della Madonna della Febbre (ne rimangono gli avanzi in via dell'Acquaregna);
  • Chiesa di Santa Maria a Carciano (al Romitello, demolita dopo i danni non irreparabili riportati nel bombardamento):
  • Chiesa di Santa Cecilia vergine e martire in via San Valerio;
  • Chiesa di Santa Maria della Porta, poi di Santa Lucia (distrutta dalla piena dell'Aniene nel 1826);
  • Chiesa di Santa Maria del Ponte o di San Rocco, dal ponte sull'Aniene detto appunto di S. Rocco. Sorgeva nell'area dell'ex Hotel Sirene e fu demolita nel 1836. La confraternita che la officiava si trasferì nel 1844 nella chiesa di S. Andrea, dove tuttora ha sede;
  • Chiesa di San Valerio nell'odierna piazza Rivarola (demolita nel 1777 per allargare la via Valeria);
  • Chiesa di San Martino presso il ponte omonimo;
  • Chiesa di San Benedetto Abate in piazza dell'Olmo (dovrebbero appartenerle i due affreschi dei secoli XIII e XIV ora all'ingresso di un palazzo in piazza Domenico Tani);
  • Chiesa di San Pantaleone in Postera;
  • Chiesa di Santa Maria in Monte Arsiccio;
  • Chiesa di San Leonardo (presso l'attuale ospedale di San Giovanni);
  • Chiesa di Santa Croce nella piazza omonima (crollata nel 1843; nel 1856 il titolo parrocchiale passò alla chiesa di S. Maria Maggiore o S. Francesco);
  • Chiesa collegiata di San Paolo (fu demolita nel 1647 per la costruzione del Seminario);
  • Chiesa di San Nicola in Selci (ne rimane il campanile del sec. XI);
  • Chiesa di Santa Caterina al Riserraglio (ne resta il campanile, detto appunto torre di S. Caterina, del sec. XII);
  • Chiesa del Salvatore (1123; visibili avanzi del portico in via del Governo);
  • Chiesa di San Saba all'arco del Macello (1138; è superstite il protiro d'ingresso in via del Colle);
  • Chiesa di Sant'Agnese.

Altri culti[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Dessoulavy Veduta del Ponte dell'Acquoria a Tivoli, 1830/1840, olio su tela[6]
  • Villa Adriana;
  • Mensa Ponderaria e Sacello di Augusto;
  • Tomba della Vestale Cossinia;
  • Tempio circolare dell'acropoli, detto Tempio di Vesta (verosimilmente della Sibilla);
  • Tempio rettangolare dell'acropoli, detto Tempio della Sibilla (probabilmente di Tiburno);
  • Cosiddetto Tempio della Tosse;
  • Santuario di Ercole Vincitore;[7]
  • Anfiteatro di Bleso;
  • Porta Maior (lungo via del Colle);
  • ruderi della Villa di Manlio Vopisco, nella Villa Gregoriana;
  • Mausoleo dei Plauzi (o dei Plautii)[8]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Emergenze artistiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Trittico del SS. Salvatore (prima metà del XII secolo), incluso in un rivestimento d'argento del 1449, con aggiunte del 1506 (nella cattedrale di S. Lorenzo);
  • Affreschi dell'arco absidale, del catino e della parete absidale della chiesa di S. Silvestro (scuola romana della prima metà del XIII secolo);
  • Gruppo ligneo della Deposizione (1220-1230), attribuito al cosiddetto atelier di Tivoli, di scuola cistercense (nella cattedrale di S. Lorenzo);
  • Tavola di Sano di Pietro (1405-1481) raffigurante San Bernardino da Siena, nel Palazzo comunale;
  • Affreschi del presbiterio della chiesa di S. Giovanni Evangelista (Antoniazzo Romano, 1483 circa);
  • Scultura in piazza Trento, dell'artista Igor Mitoraj (2008); inserita però come "Monumento dell'orrore" sul sito del quotidiano "La Repubblica" [1]
  • Arco dei Padri Costituenti in piazza Garibaldi, opera dello scultore Arnaldo Pomodoro (2009).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 6.766 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto di Tivoli è un dialetto di tipo centrale alquanto differente dal vicino romano nelle desinenze finali delle parole maschili che terminano correntemente in u mentre nell’italiano e nel romano tale suono diventa o.

Altra caratteristica del tiburtino è la gutturalizzazione dell’italiano gli in -gghi. Quest’ultimo è un suono gutturale duro intermedio tra la c di casa e la g di gatto.

Come si potrà notare in seguito, le parole maschili mantengono la u finale della desinenza del nominativo singolare latino con caduta della s. Gli articoli derivano dal dimostrativo ille, illa illud, come in italiano, con perdita della il iniziale

Articolo determinativo: lu, la, li, le e lo. L’articolo determinativo lo si usa in relazione a sostantivi non contabili (lo pa’, lo sale, lo rame, lo feru), aggettivi e avverbi sostantivati (lo maro’, lo pocu, lo troppu, il colore marrone, il poco, il troppo), infiniti verbali sostantivati (lo magna’, lo beve, lo dormi’)

Articoli indeterminativi: ‘Nu, ‘N, ‘na

Pronomi dimostrativi: “quistu, questa, questo’” diminut. stu, ‘sta, ‘sto = questo, questa, questo (neutro) “quillu, quella, quello” diminut. ‘ssu, ‘ssa,’sso = codesto, codesta, codesto (neutro)

Pronomi personali “Io” = Essi, Esse

DIALETTU NOSTRU di Gian Franco D’Andrea

Non conoscemo ppiù lu dialettu e non ze sendu ‘n giru li sfunnuni quilli belli descurzi d’arempettu pe’ lli viculi che stannu deggiuni.

Ci diciu tutti che la lengua bbona è quella nazzionale, l’itagghiànu questa de ando’ si nnatu è ppiù ccafòna che tte fa esse bbifurcu foretànu.

Lo megghio se lo perdu de securu li ggiuvini non sannu l’arecacci biunzu, crinu e mancu mottaduru.

Sendete a mme pigghiemo a reparlacci ‘n’ mezzu a le stradi e nnone muru muru senza dialettu semo ppiù pporacci.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Tivoli nel 1970
  • il Carnevale tiburtino, con carri allegorici e maschere;
  • la Fiera di San Giuseppe, 19 marzo: ultima superstite di una serie di antiche fiere agricole, di bestiame e attrezzi;
  • la Processione del Cristo Morto, il venerdì santo;
  • la Processione della Madonna di Quintiliolo, la prima domenica di maggio. Ogni anno, proprio in questa occasione, viene organizzata dalla Contrada Via Maggiore un'infiorata lungo Via Domenico Giuliani (strada percorsa dalla processione) in cui, per consuetudine, solo il vescovo e chi porta la Madonna possono calpestare i fiori, che raffigurano soggetti religiosi;
  • la Processione di Sant'Antonio di Padova, il 13 giugno;
  • la Processione di Santa Sinforosa, martire tiburtina e compatrona della Città. La Santa Tiburtina viene festeggiata anche nella località di Tivoli Terme, il 18 luglio;
  • la Processione di San Lorenzo martire, Patrono di Tivoli, il 10 agosto: durante il pomeriggio e la processione vengono rappresentate scene storiche sulla vita del Santo Patrono, in collaborazione con il Gruppo Storico di Villa Adriana;
  • l'Inchinata, 14 e 15 agosto: festa religiosa con processione, risalente al Medioevo e tuttora molto popolare, che consiste in una sorta di incontro tra due antiche immagini della Madonna e del Salvatore, provenienti rispettivamente dalla chiesa di S. Maria Maggiore e dalla Cattedrale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Carnevale tiburtino 2005: maschere

In anni recenti sono state avviate anche alcune iniziative culturali ricorrenti:

  • il Settembre Tiburtino e la Sagra del Pizzutello: eventi e manifestazioni culturali vari lungo il mese;
  • l'Along Came Jazz, nel mese di luglio: festival annuale dedicato alla sperimentazione dei legami della musica jazz con la musica classica e con la musica folk (sia mediterranea che nord europea);
  • Rassegne e concerti di musica medievale, rinascimentale e barocca (Rassegna Nazionale di Musica Antica '96-'97 e '98, Magnificat 2000, I Concerti dell'Acropoli 2005 e 2007, I Giullari 2006, 2007 e 2008", "Cantigas y Romances 2006", "Frottole 2010", "Villanelle alla Napolitana 2011", "Il Rinascimento suona giovane 2012");
  • "Le 5 Giornate dell'Arte", rassegna annuale di arti figurative, letteratura e musica.

Persone legate a Tivoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Sibilla Tiburtina, mitica profetessa dell'antichità classica;
  • Lucio Munazio Planco, console romano (I secolo a.C.), fondatore di Lugdunum (Lione) e Augusta Raurica (Augst presso Basilea);
  • Publio Elio Adriano, imperatore romano (117-138 d.C.), fece costruire la Villa Adriana;
  • San Simplicio, papa dal 468 al 483;
  • Giovanni IX, papa dall'898 al 900;
  • Platone Tiburtino, astronomo, matematico e medico vissuto prevalentemente a Barcellona nel XII secolo;
  • Abate di Tivoli, poeta vissuto nel XIII secolo, autore di una "tenzone" con Jacopo da Lentini, massimo esponente della scuola poetica siciliana;
  • Pirro Ligorio (Napoli 1510 - Ferrara 1583), architetto, pittore, archeologo, antiquario, ritenuto il progettista della Villa d'Este;
  • Giovanni Maria Zappi (Tivoli 1519 - 1596), storico ed annalista.
  • Giovanni Maria Nanino (Tivoli 1544 ca. - Roma 1607), musicista allievo del Palestrina e confondatore della Scuola Romana di musica;
  • Marco Antonio Nicodemi (Tivoli, XVI secolo), medico e primo storico tiburtino.
  • Renato Gentili (Tivoli 1538-1599), scrittore e maestro di grammatica.
  • Tommaso Neri (Tivoli, seconda metà del XVI secolo-primo trentennio del XVII secolo), medico ed autore di un'opera in latino sulla salubrità dell'aria di Tivoli, contenente la prima pianta della città, 1622.
  • Giulio Caccini (Tivoli 1550 ca. - Firenze 1618), musicista, uno degli iniziatori, nella Camerata dei Bardi a Firenze, del nuovo stile della monodia accompagnata (Le Nuove Musiche, 1601);
  • Antonio del Re (Tivoli, 1550 – post 1626), storico, autore delle Antichità tiburtine;
  • Francesco Mannelli, musicista tiburtino, vissuto tra il 1595 e il 1677; grande impresario, diede a Venezia, nel 1639, il primo spettacolo di melodramma per un pubblico pagante;
  • Giacomo Rospigliosi, cardinale, governatore pontificio della città dal 1668 al 1671
  • Giuseppe Radiciotti, musicologo (Iesi 1858 - Tivoli 1931);
  • Igino Giordani (Tivoli 1894 - Rocca di Papa 1980), giornalista, scrittore e uomo politico, membro dell'Assemblea Costituente;
  • Vincenzo Pacifici (Tivoli 1895-1944), storico del Medioevo e dell'età moderna, perito nel bombardamento del 26 maggio 1944;
  • Emilio Segrè (Tivoli 1905 - Lafayette, U.S.A., 1989), premio Nobel per la fisica nel 1959;
  • Marcello Conversi (Tivoli 1917 - Roma 1988), fisico, fondatore della scuola di informatica italiana;
  • Giorgio Petrocchi (Tivoli 1921 - Roma 1989), storico e critico letterario, dantista insigne;
  • Federico Fredi Panigi (1923-1994), conosciuto come Rico Fredi, scrittore e poeta.
  • Little Tony, pseudonimo di Antonio Ciacci (Tivoli 1941 - Roma 2013), nato da famiglia originaria della Repubblica di San Marino. Cantante, interprete di numerosi best e long seller come Cuore matto e 24mila baci;
  • Carlo Mazzantini (Roma 1925 - Tivoli 2006), scrittore, poeta, storico del Fascismo e combattente della Repubblica Sociale Italiana (RSI) padre di Margaret.
  • Margaret Mazzantini, nata nel 1961 a Dublino da madre irlandese e padre italiano (Carlo Mazzantini), si trasferì con la famiglia a Tivoli nel 1964. Scrittrice, attrice e drammaturga, vincitrice del premio Strega nel 2002 con Non ti muovere;
  • Roberto Mattioli, nato a Tivoli nel 1963, è conduttore di programmi radiofonici e televisivi;
  • Augusto Fornari, nato a Tivoli nel 1969, attore, interprete della serie televisiva Il commissario Manara;
  • Zatox, alias Gerardo Roschini, nato a Tivoli nel 1975, DJ e Produttore discografico di musica Hardstyle, nonché dj italiano numero uno nel mondo, secondo la rivista DJ Magazine

Geografica antropica[modifica | modifica wikitesto]

Interni di Villa d'Este
Villa d'Este.JPG

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Panorama di Tivoli nel 1939
Vue Générale de Tivoli.jpg

Mentre la parte moderna della città, costruita o ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, presenta caratteristiche architettoniche e urbanistiche modestissime, la parte antica conserva persistenze medioevali di rilievo e permette percorsi interessanti e pittoreschi. Si trovano qui, anche, i principali e più antichi siti archeologici urbani, come l'acropoli, con il Tempio rettangolare (detto Tempio della Sibilla ma forse dedicato a Tiburno, mitico fondatore della città) e il Tempio rotondo (detto Tempio di Vesta ma verosimilmente dedicato alla Sibilla), il cosiddetto tempio della Tosse, probabilmente vestibolo di una villa di epoca imperiale rimasta incompiuta e trasformato in chiesa nel medioevo, il Santuario di Ercole Vincitore, straordinario centro economico-religioso della città fino all'epoca tardo imperiale, che ha conservato anche nei secoli successivi un ruolo gangliare nella vita cittadina diventando di volta in volta sede di conventi, chiese e attività produttive (fabbriche di armi, cartiere).[7]

Più in alto, sulla spianata che domina la campagna romana, sorgeva l'Anfiteatro di Bleso, costruito in età adrianea. I resti del monumento, parzialmente demolito e interrato nel XV secolo per riservarne la posizione dominante alla Rocca Pia voluta dal papa Pio II Piccolomini, tornarono alla luce nel 1948.

La città è ripetutamente citata nella memorialistica del Grand Tour e rappresentata in un gran numero di vedute[10]: principali punti di attrazione erano l'orrido della Villa Gregoriana e la cascata dell'Aniene, e le due ville oggi patrimonio dell'umanità UNESCO, la Villa Adriana e la Villa d'Este.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Vista di Tivoli

Dopo la guerra l'afflusso di numerosi immigrati, soprattutto dai paesi montani limitrofi a Tivoli, da Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana e dal basso Lazio - un discreto nucleo ciociaro è tuttora rilevante a Campolimpido - attratti dalla forte presenza di industrie (gomma, travertino, cartiere) diede vita ad un ingente aumento degli abitanti del comune e alla conseguente crescita dell'urbanizzazione.

A partire dagli anni settanta, poi, le frazioni in pianura, costituite originariamente da piccoli aggregati di case sparse e generalmente abusive nati dopo la guerra in funzione delle fabbriche, delle cave di travertino, dell'attività edilizia e delle coltivazioni locali, cominciarono ad essere urbanizzati intensivamente senza alcuna programmazione (l'unica zona salvaguardata dall'edilizia intensiva fu la fascia degli oliveti che fronteggia la pianura). Rimase perciò invariato il dimensionamento delle infrastrutture stradali, con risultati di grave e costante congestione del traffico locale[11].

Tra le frazioni del comune di Tivoli la più antica è Tivoli Terme (già Bagni di Tivoli), località nota e utilizzata fin dall'antichità per le sorgenti di acque minerali sulfuree[12].

Altra frazione molto popolata è Villa Adriana, che si trova alle pendici del colle su cui sorge Tivoli, sul lato sinistro del fiume Aniene. La frazione si è sviluppata nelle vicinanze dell'omonima e storica villa fatta costruire dall'Imperatore Adriano[13].

Sul lato destro del fiume Aniene sono site poi le frazioni di Favale e di Campolimpido. Le due località, che fino al primo dopoguerra erano a vocazione prevalentemente agricola, e dove sorgevano solo alcuni casali di campagna, tra i quali il Casal Bellini, sono oggi oggetto di sviluppo urbanistico tipicamente residenziale.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La cittadella

La ricchezza di acque fu fino al XX secolo una delle principali risorse della città, sia per l'agricoltura, sia per l'industria, fiorente già in epoca papalina. A questa si aggiungeva, come nerbo delle produzioni locali, l'estrazione e la lavorazione del travertino, pietra regina dei rivestimenti dell'architettura romana.

Le produzioni agricole tradizionali (olivo e vite) non sono state abbandonate, anche se sono ormai ridotte a settore economico residuale, anche perché la natura del terreno non favorisce l'agricoltura industriale. Specifica della zona rimane la produzione del pizzutello, uva di forma e dolcezza particolari.

Tra l'800 e il '900 la città conobbe un forte sviluppo industriale, fondato sull'industria della carta, sulla produzione elettrica, che, avviata nel 1882, fece di Tivoli la prima città italiana illuminata in questo modo (nel 1886), (e che diede poi elettricità ad una parte di Roma, 1892) sulla presenza di una grande industria manifatturiera (Pirelli), oltre che sulla produzione di travertino.

Villa d'Este
Tempio di Vesta

Dagli anni sessanta, e sempre più velocemente nei decenni successivi, la struttura industriale di cui la città viveva si è completamente disgregata, per problemi infrastrutturali (posizionamento delle fabbriche su strade che divenivano sempre più inadeguate, insufficienza della rete ferroviaria) e strutturali (mancati investimenti, ristrutturazioni industriali sistemiche, crisi delle produzioni manifatturiere).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Tivoli, posta lungo la Strada statale 5 Via Tiburtina Valeria, è servita dall'omonimo casello autostradale posto lungo l'Autostrada A 24 Roma.L'Aquila

La località e servita dalle stazioni ferroviarie Bagni di Tivoli e Tivoli, poste lungo la ferrovia Roma-Pescara e servite da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Lazio.

Il servizio di trasporto pubblico è svolto mediante 11 autolinee urbane gestite dalla Cooperativa Autoservizi Tiburtini (CAT) e dalle autolinee interurbane COTRAL.

Fra il 1879 e il 1934 Tivoli rappresentò il capolinea orientale della tranvia Roma-Tivoli.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1977 a Tivoli è presente l'ASD Andrea Doria Tivoli sez. Pallavolo, che partecipa ormai da anni a numerosi campionati regionali ottenendo diverse promozioni alle categorie successive.

  • ASD Andrea Doria Tivoli sez. Pallavolo, dopo la sconfitta in finale play-off nella stagione 2010/2011 del campionato di serie D, viene ripescata dalla Fipav per disputare, la sua prima volta nella storia, al massimo campionato regionale: la Serie C.

Oltre alla formazione maschile che disputa il campionato regionale di serie C, ha anche una formazione femminile che affronta il campionato di serie D Femminile.

Nella stagione 2014/2015 disputa il campionato Provinciale di Prima Divisione Femminile.

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

C'è una squadra di Rugby fondata nel 2003 militante nel campionato regionale di serie C.

  • Tivoli Rugby

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

C'è una squadra di calcio appartenente alla categoria di livello regionale:

  • S.S. TIVOLI CALCIO 1919 S.R.L. (Prima Categoria). Il Tivoli calcio nasce ufficialmente il 21 aprile 1919 con il nome di A.S.Tivoli.
  • Tibur Superbum MCCXV A.C., squadra attualmente in Prima categoria;
  • A.S.D. Albula, società della frazione di Tivoli Terme fondata nel 1946, attualmente in Prima categoria.

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

  • ASD Pallacanestro Tivoli

Fondata nel 2010, la sua attività agonistica è iniziata nel settembre del 2011, con l'iscrizione al Campionato FIP. Svolge attività giovanile e nel 2011 si è classificata al secondo posto ai Play Off per la promozione in Serie D. Attualmente è iscritta in Promozione.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 maggio 2008 ha ospitato l'arrivo della 8ª tappa del Giro d'Italia 2008 con la vittoria di Riccardo Riccò.

A.S.D. Adrenalina Team Associazione sportiva dilettantistica per la promozione del ciclismo nel territorio di Tivoli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Comune di Tivoli (RM), tuttitalia.it. URL consultato l'8 marzo 2013.
  2. ^ a b Dato Istat al 31/08/2014
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Franco Sciarretta, Viaggio a Tivoli, Tivoli, 2001, pag. 201
  5. ^ Lazio Itinerari ebraici. I luoghi, la storia, l'arte. Editore Marsilio, 1997 ISBN 88-317-6795-X
  6. ^ Thomas Dessoulavy
  7. ^ a b Strabone, Geografia, V, 3,11.
  8. ^ Il Mausoleo dei Plauzi sorge accanto allo storico Ponte Lucano, entrambi di epoca romana. Dal 2004 il mausoleo è circondato da un muro di cemento che fu costruito - si disse - al fine di salvaguardarlo dalle periodiche piene dell'Aniene. Il risultato è stato peggio che nullo. Per lo stato di degrado a cui il monumento è ridotto dal 2004 si veda l'inchiesta di Sergio Rizzo, Il mausoleo dei Plautii è una discarica a cielo aperto, in Corriere della Sera del 22 febbraio 2015
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Si vedano, per alcuni esempi, le immagini storiche di Tivoli su Commons.
  11. ^ Il percorso della Strada statale 5 Via Tiburtina Valeria attraversa ancor oggi il centro urbano di borgate intensivamente popolate, come Tivoli Terme e il conglomerato Villa Adriana-Paterno-Villanova (che appartiene al comune di Guidonia-Montecelio), mescolando traffico locale, traffico commerciale e traffico pesante con risultati di costante congestione.
  12. ^ Le terme Acque Albule, privatizzate e rinnovate dopo gli anni novanta, sono da molti anni luogo di cura per patologie, soprattutto respiratorie, per le quali il trattamento con le acque e le inalazioni di vapore sulfureo possono essere un aiuto nella cura. Le grosse piscine delle terme sono altamente frequentate l'estate dai numerosi bagnanti che le considerano una valida alternativa alle spiagge marine. È presente una grande struttura alberghiera all'interno delle mura termali.
  13. ^ Villa Adriana costituisce di fatto un unico agglomerato urbano con l'altra frazione tiburtina di Paterno da cui è separata dalla via consolare Tiburtina; le due borgate costituiscono ormai un unico tessuto urbano con Villanova, popolosa frazione del comune di Guidonia Montecelio. A Villa Adriana opera da numerosi decenni un importante e ampio stabilimento industriale di lavorazione della gomma già di proprietà della Pirelli, e ora recante il marchio Trelleborg, che fu, insieme alle cartiere della bassa valle dell'Aniene, il punto di coagulo della residenzialità locale. Oggi rimane attiva una sola industria cartaria, ma nella pianura si sono sviluppate manifatture di prodotti per l'edilizia e centri commerciali.

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