Basilica di Santa Maria Assunta (Aquileia)

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Coordinate: 45°46′11″N 13°22′15″E / 45.769722°N 13.370833°E45.769722; 13.370833

Basilica di Santa Maria Assunta
Il complesso della basilica patriarcale.
Il complesso della basilica patriarcale.
Stato Italia Italia
Regione Friuli-Venezia Giulia Friuli-Venezia Giulia
Località Aquileia
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Gorizia
Consacrazione 1031 (basilica attuale)
Stile architettonico Romanico

La basilica patriarcale di Santa Maria Assunta è il principale edificio religioso di Aquileia (UD) e antica chiesa cattedrale del soppresso patriarcato di Aquileia.

Risalenti al IV secolo i resti più antichi, l'attuale basilica venne edificata nell'XI secolo e rimaneggiata nel secolo XIII. Sorge a lato della via Sacra, affacciando su piazza del Capitolo, assieme al battistero e all'imponente campanile.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il campanile della basilica.

Fondati nel 313 dal vescovo Teodoro con il diretto appoggio dell'imperatore Costantino, gli edifici noti come aule teodoriane (i cui resti sono ancora visitabili nella navata dell'edificio attuale e sotto le fondamenta del campanile) costituiscono probabilmente il primo complesso pubblico di culto per i cristiani.

Mosaico con dedica al vescovo Teodoro. In alto è presente il monogramma costantiniano; si tratta di una delle prime attestazioni in un edificio pubblico.
Facciata della basilica e portico di Massenzio

Le aule poggiavano su preesistenti edifici romani (probabilmente degli horrea, vasti granai romani che di certo sorgevano nell'area presso la basilica), di cui presumibilmente vennero riutilizzate le mura perimetrali. Le due aule parallele (entrambe di circa 37x20 m) erano collegate tra loro da un vestibolo di 29x13 m, accanto al quale si trovava il primo battistero. Entrambe le aule erano prive di abside, con sei colonne che sostenevano un soffitto a cassettoni riccamente decorato e una pavimentazione costituita da uno straordinario complesso musivo. L'aula nord costituiva probabilmente la chiesa vera e propria, mentre quella sud (posta dove sorge l'attuale basilica) era un catecumeneo, luogo in cui i battezzandi ricevevano l'istruzione cristiana e si preparavano all'ingresso nella comunità.

La successiva fase della basilica risale alla metà del IV secolo, al tempo del vescovo Fortunaziano, con l'ampliamento dell'aula nord (73x31 m) e la creazione di nuove sale. La grande basilica, divisa in tre navate da ventotto colonne e priva di abside era collegata, attraverso il battistero, al catecumeneo e preceduta da un ampio atrio (secondo uno schema riscontrabile anche nel contemporaneo complesso di Treviri).

Al vescovo Cromazio (388-407) si deve invece l'ampliamento dell'aula sud sino a 65x29 m (con la costruzione dell'attuale facciata) e la costruzione di nuovi edifici, incluso l'attuale battistero. In questi anni si colloca il periodo di massimo splendore del patriarcato di Aquileia (della stessa epoca è il grande complesso di Monastero, sede di una numerosa comunità monastica femminile). La grande prosperità degli anni successivi al concilio di Aquileia si interrompe bruscamente nel 452, quando gli Unni, guidati da Attila, devastano la città e ne massacrano la popolazione. La basilica nord, bruciata durante i saccheggi, non venne più ricostruita. I grandi cantieri cittadini vennero abbandonati e la popolazione cittadina si ridusse notevolmente. Solo nel IX secolo, il patriarca Massenzio, grazie all'appoggio di Carlo Magno, inizia l'opera di ristrutturazione degli antichi edifici.

La basilica di Massenzio, edificata a partire dall'811, riutilizza l'aula sud del vecchio complesso, con l'aggiunta di un breve transetto e la costruzione della cosiddetta chiesa dei Pagani tra la basilica ed il battistero.

Nel 988 un terremoto causa ingenti danni, che porteranno il patriarca Poppone ad attuare, nel 1031, un radicale restauro del complesso in forme romaniche, ricche di influenze carolinge-ottoniane. L'ampio programma edilizio di Poppone, segno del nuovo benessere economico cittadino, culmina con la costruzione del grande Palazzo patriarcale (oggi distrutto) e soprattutto di una "turris celsa quod astra petit", l'imponente campanile alto oltre 70 metri che domina sulla campagna friulana (realizzato in opera quadrata, con i massicci blocchi marmorei dell'antico anfiteatro) ispirato, si dice, al celebre faro di Alessandria e modello per moltissime torri campanarie successive. Un nuovo terremoto, nel 1348, spinge l'arcivescovo Marquardo di Randeck a realizzare nuovi restauri e a sostituire gli archi a pieno sesto della navata centrale con archi a sesto acuto [1].

L'ultimo grande intervento risale al Cinquecento, quando artigiani e carpentieri veneziani furono chiamati a realizzare il grandioso soffitto ligneo che tuttora si può osservare.

Una comunità di cristiani aderenti allo gnosticismo era presente in Aquileia nei primi secoli dell'era cristiana.[2].

Piazza[modifica | modifica sorgente]

Davanti alla basilica e connessa tramite il portico si trova la chiesa dei Pagani, perché vi si radunavano i catecumeni. Si trova qui il Battistero cromaziano . [3]

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno della basilica

Sulla sinistra, vicino all'ingresso della basilica è presente il Santo Sepolcro, struttura dell'XI secolo che riproduce il Santo Sepolcro di Gerusalemme, come descritto dalle antiche cronache medievali. La struttura era utilizzata durante la liturgia della Settimana Santa.

Mosaici[modifica | modifica sorgente]

Le raffigurazioni principali del pavimento possono essere suddivise in quattro campate, partendo dall'entrata.

Nella prima compaiono vari ritratti di donatori, nodi ad ellissi incrociate detti di Salomone ed animali, nonché l'inserzione più tarda di un pannello con la lotta tra il gallo e la tartaruga, contesa simbolica tra il bene ed il male, presente anche nella Cripta degli scavi.

Mosaico con il ritratto di un donatore.

Nella seconda campata sono di particolare interesse i ritratti sia maschili che femminili racchiusi in medaglioni clipeati, tra i quali vi sono anche le raffigurazioni delle stagioni. In questi ritratti assume un valore specifico la linea in tessere nere, che accentua appositamente colori e lineamenti, ed il contrasto delle tinte usate nei volti e nelle vesti. Secondo alcuni studiosi[4] è possibile che nei principali ritratti siano da riconoscersi le effigi dell'imperatore Costantino e di altri membri della famiglia imperiale, tra cui la madre Elena e, tra i giovani, i quattro figli di Costantino stesso. L'Imperatore romano giunse più volte ad Aquileia tra il 313 ed il 333 d.C.; di conseguenza, la città ottenne benefici e generosi finanziamenti. Sempre nella seconda campata è rappresentato Gesù come Buon Pastore in un atteggiamento mediato dalla classicità pagana, con la pecora sulle spalle, esattamente come il dio Mercurio del mondo greco-romano. Intorno, in riquadri ottogonali, vi sono pesci, un cervo, una gazzella, vari uccelli posti su rami e cicogne.

Mosaico del Buon Pastore.
Mosaico della Vittoria eucaristica.

Nella terza campata, dove a suo tempo si trovava l'altare, nel riquadro centrale si vede la scena allegorica di Vittoria alata con corona e palma. Il significato è di notevole importanza per la primitiva chiesa cristiana, che usciva vincitrice e di fatto diventava, dopo l'editto di Costantino, la principale religione dell'Impero romano.

Infine la quarta campate, che conclude il ciclo delle raffigurazioni, è costituita da un unico mirabile tappeto musivo, che rappresenta un mare pescoso, con la storia di Giona, profeta ebraico, inviato da Dio per predicare nella città di Ninive in Mesopotamia. Giona si era opposto ed era fuggito su una nave di Fenici; gettato in mare dai marinai e poi inghiottito da un mostro marino, venne poi sputato dallo stesso mostro sui lidi della Palestina. La vicenda di Giona è un motivo ricorrente nell'arte paleocristiana, perché strettamente connesso con la risurrezione dei morti. Le immagini più interessanti sono:

  • Giona con le braccia alzate in atto di preghiera invoca Dio per salvare la nave e l'equipaggio dalla tempesta;
  • Giona tra le fauci del mostro marino, qui raffigurato come pistrice, animale fantastico della mitologia greco-romana;
  • Giona viene sputato dal mostro;
  • Giona si riposa sotto un pergolato di viticci di zucca.

Tutto intorno, tra linee che indicano le onde marine, svariati pesci, polipi, molluschi ed anche anatre.

Quasi al centro del tappeto marino si vede l'epigrafe riferita al vescovo Teodoro, posta a compimento del mosaico, dopo la scomparsa di Teodoro stesso. Sull'epigrafe si può leggere:

« O Teodoro felice, con l'aiuto di Dio onnipotente e del gregge a te affidato dal cielo, hai fatto tutto sontuosamente e le hai dedicate gloriosamente". »

Numerose altre immagini e allegorie cristiane sono presenti sui mosaici: il "pesce", ichthys in greco, acronimo di Ἰησοῦς Χριστός, Θεοῦ Υἱός, Σωτήρ (Iesoùs Christòs Theoù Uiòs Sotèr, cioè "Gesù Cristo Salvatore figlio di Dio"); la pesca; l'uva; gli uccelli; la lotta tra il gallo e la tartaruga. Il gallo, che canta all'alba al sorgere del sole, è ritenuto simbolo della luce di Cristo.[5] La tartaruga è simbolo del male, del peccato a causa dell'etimologia del termine che è dal greco tartarukos, "abitante del Tartaro".[6] Frequenti sono pure le raffigurazioni del già citato nodo di Salomone, simbolo di unione fra l'uomo e la sfera del divino.

Presbiterio[modifica | modifica sorgente]

Vista dell'abside.
Abside e Tribuna e Magna.

La Tribuna Magna è un'opera scultorea di Bernardino da Bissone. Il catino e le pareti dell'abside sono decorati con affreschi che risalgono ai lavori del patriarca Poppone.

Si possono notare:

  • Madonna con bambino in trono attorniata dai simboli evangelici;
  • Santi aquileiesi, posti ai lati.

Tra questi ultimi, sulla sinistra, tra la prima e la seconda figura, si può notare il patriarca Poppone che presenta il modello della Basilica alla Vergine, mentre a destra, tra i santi Ermacora e Fortunato, è raffigurato l'imperatore Corrado; ovviamente in entrambi i casi i personaggi sono dipinti in dimensioni minori.

Sotto una teoria di santi e di martiri. Una lunga scritta ricorda la data del 13 luglio 1031, data della consacrazione della Basilica nella festività dei santi Ermacora e Fortunato. Alla celebrazione religiosa erano presenti due cardinali inviati da Roma e molti vescovi suffraganei di Aquileia.

Cappella di sant'Ambrogio o dei Torriani[modifica | modifica sorgente]

Sulla navata destra in fondo, chiusa da una cancellata, si trova la cappella di Sant'Ambrogio o dei Torriani voluta nel 1298 dal patriarca milanese Raimondo della Torre (1273 - 1299). Fu destinata a sepoltura della famiglia (ben quattro Della Torre furono patriarchi e tre riposano nella cappella[7]): l'arca in marmo rosso a sinistra è la tomba di Raimondo, la seconda semplice senza decorazioni è quella di Pagano. A destra vi è quella in marmo bianco di Rainaldo, figlio di Corrado della Torre e tesoriere della chiesa aquileise, e quella di Ludovico. Nel mezzo la lastra tombale di Allegranza da Rho moglie di Corrado e madre di Rainaldo. Alla parete l'affresco con la Crocifissione e quello con i membri della famiglia dei Della Torre.

Cripta degli affreschi[modifica | modifica sorgente]

La Cripta degli Affreschi.

Ubicata sotto il presbiterio,, vi si accede tramite una piccola porta vicino alla gradinata che porta al presbiterio. Originariamente era costituita da una stanza quadrata, divisa in tre navate, con numerosi capitelli ancora presenti e fu costruita con la ristrutturazione voluta dal patriarca Massenzio all'inizio del IX secolo. Assunse la forma attuale in epoca popponiana, XI secolo, con l'aggiunta dell'abside. L'intera cripta, colonne comprese, è affrescata con Storie della vita di Gesù e di Maria e con quelle della Vita di san Marco e di san Ermacora. Lo stile è ancora bizantino e si fanno risalire alla prima metà dell'XI secolo, anche se taluni studiosi spostano la datazione al XII secolo[8].

Cripta degli scavi[modifica | modifica sorgente]

Posta a sinistra dell'ingresso alla basilica, vicino al Santo Sepolcro. La cripta si estende alla sinistra della Basilica, fino al campanile. Sono stati trovati resti di tre epoche distinte, fra loro sovrapposte, dal principio dell'impero fino alla fine del IV secolo.

Lungo il percorso si possono ammirare mosaici appartenenti ai resti della basilica paleocristiana e a case romane precedenti. Sono particolarmente interessanti alcune figurazioni simboliche, come la scena di lotta tra il gallo e la tartaruga, simboli rispettivamente della luce e delle tenebre.

Chiesa dei Pagani[modifica | modifica sorgente]

La chiesa dei Pagani, così chiamata perché vi si radunavano i catecumeni è posta davanti alla Basilica ed è collegata con essa da un portico.

Battistero[modifica | modifica sorgente]

In origine il Battistero aveva pianta quadrata all'esterno, ma era ottagonale all'interno. Una ristruttura di epoca medioevale ha eliminato tre delle quattro grandi nicchie poste sugli angoli. Le sei colonne tronche sono quanto resta di un ambulacro dal quale si elevavano i pilastri che sorreggevano l'antica cupola, crollata nel 1790.

Al centro della stanza è situata la vasca battesimale, di forma esagonale; fu restaurata nel 1739 a spese dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo. Scavi risalenti ai primi anni '80 del secolo passato hanno scoperto resti della precedente vasca, che era di forma ottagonale.

Cimitero dei caduti[modifica | modifica sorgente]

All'esterno, attorno all'abside della Basilica, vi è il cimitero dei caduti della guerra 1915-1918, dove riposano dieci degli undici militi ignoti tra i quali Maria Bergamas, madre di un caduto volontario di guerra, scelse quello le cui spoglie mortali riposano all'Altare della Patria a Roma dal 1921. Qui si trovano anche le tombe del generale Alessandro Ricordi di Milano, comandante della Brigata Murge assieme a quella del capitano Conte Riccardo della Torre di Cividale, uccisi dalla stessa granata sulla falde del monte Ermada.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luoghi storici d'Italia - pubblicazione a cura della rivista Storia Illustrata, pagg 255-256, Arnoldo Mondadori Editore (1972)
  2. ^ Pistis Sophia E Mosaici Dell
  3. ^ http://www.academia.edu/1070944/Il_battistero_cromaziano_
  4. ^ Si veda ad esempio il testo di Mambella e Mastrocinque
  5. ^ Dizionari dell'arte, La natura e i suoi simboli, ed. Electa
  6. ^ Il gallo e la tartaruga - Evus.it
  7. ^ Il quarto patriarca, Cassono della Torre morì prima di giungere in Friuli ed è sepolto nella Basilica di Santa Croce a Firenze
  8. ^ Sul sito ArteMedievale è possibile vedere una panoramica degli affreschi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaele Mambella e Lucia Sanesi Mastrocinque, Itinerari archeologici-Le Venezie, Newton Compton editori (1986)
  • Guida rossa, Friuli-Venezia Giulia, Milano, Touring Club editore, 1999, pp. 486-494, ISBN 88-365-0007-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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