Vittoriano

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Monumento nazionale
a Vittorio Emanuele II
Piazza Venezia - Il Vittoriano.jpg
Il Vittoriano visto dal centro di piazza Venezia
Ubicazione
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
LocalitàRoma
IndirizzoPiazza Venezia
Coordinate41°53′40.56″N 12°28′59.13″E / 41.894599°N 12.483092°E41.894599; 12.483092Coordinate: 41°53′40.56″N 12°28′59.13″E / 41.894599°N 12.483092°E41.894599; 12.483092
Informazioni
CondizioniIn uso
Costruzione1885-1935[1]
Inaugurazione4 giugno 1911[1]
StileNeoclassico con influenze eclettiche[2]
UsoPubblico
Altezza81 m[3][4]
Tetto: 70 m[4] m
Area calpestabile17 550 m2[4]
Ascensori1[5]
Realizzazione
ArchitettoGiuseppe Sacconi
ProprietarioMinistero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Il Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II, meglio conosciuto con il nome di Vittoriano, Mole del Vittoriano[6] o, impropriamente[7], Altare della Patria[8] (in latino Ara Patriae), è un complesso monumentale nazionale italiano situato a Roma in piazza Venezia sul versante settentrionale del colle del Campidoglio, opera dell'architetto Giuseppe Sacconi, che è stato costruito a partire dal 1885 con la conclusione dei lavori che è avvenuta nel 1935, quando è stato completato in tutte le sue parti, sebbene sia stato solennemente inaugurato in precedenza, nel 1911, in occasione degli eventi collegati all'Esposizione internazionale di Torino, durante le celebrazioni del 50° anniversario dell'Unità d'Italia[1].

Avendo un grande valore rappresentativo, è considerato uno dei simboli patri italiani[3]. Il Vittoriano comprende infatti opere artistiche che hanno un preciso valore simbolico[9], dato che rappresentano tramite metafore le virtù e i sentimenti, molto spesso resi come personificazioni allegoriche, che hanno animato gli italiani durante il Risorgimento grazie ai quali è stata realizzata l'unità nazionale[10]. Il centro simbolico del Vittoriano è l'Altare della Patria: dato il suo grande valore rappresentativo, l'intero monumento è spesso erroneamente chiamato con questo nome, sebbene ne rappresenti solo una parte[7]. Centro architettonico del Vittoriano è invece la statua equestre di Vittorio Emanuele II, che è l'unica rappresentazione non simbolica presente nel monumento, dato che è la raffigurazione di un personaggio storico[11].

Il termine "Vittoriano" deriva dal nome di Vittorio Emanuele II di Savoia, che fu il primo re d'Italia dell'epoca moderna nonché il protagonista del Risorgimento nazionale e il fautore del processo di unificazione italiana, tant'è che viene indicato dalla storiografia come "Padre della Patria"[3]. Con la tumulazione del Milite Ignoto, che è avvenuta nel 1921, il Vittoriano è stato consacrato a una più ampia valenza simbolica: quello che era stato pensato inizialmente come monumento di commemorazione del primo re d'Italia dell'epoca moderna[3] e che poi ha assunto un significato più universale celebrante l'Italia unita e la sua libertà[12][13] grazie alla realizzazione dell'Altare della Patria, inizialmente ara della dea Roma e poi consacrato anche a sacello del Milite Ignoto[14], è diventato un tempio laico vero e proprio[1][15] situato al centro della Roma antica e collegato a quella moderna grazie alle strade che dipartono a raggiera da piazza Venezia[16].

Fin dalla sua inaugurazione il Vittoriano è teatro di importanti momenti celebrativi; ciò ha accentuato il suo ruolo di simbolo di identità nazionale[17]. Le celebrazioni più importanti che hanno luogo al Vittoriano si svolgono annualmente in occasione dell'Anniversario della liberazione d'Italia (25 aprile), della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno) e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre), durante le quali il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre[18].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Vittoriano.

Le premesse[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Emanuele II di Savoia, primo re dell'Italia unita, a cui è dedicato il Vittoriano

Dopo la morte di Vittorio Emanuele II di Savoia, che avvenne il 9 gennaio 1878, furono molte le iniziative destinate ad innalzare un monumento permanente celebrante il primo Re d'Italia dell'epoca moderna, che portò a compimento il processo di unificazione italiana coadiuvato dal presidente del Consiglio dei ministri Camillo Benso, conte di Cavour[3][19]. L'obiettivo era quello di commemorare il primo monarca dell'Italia unita, che viene indicato per tale motivo dalla storiografia come "Padre della Patria", e con lui l'intera stagione risorgimentale[3][19].

Il 26 marzo 1878 il parlamentare Francesco Perroni Paladini depositò alla Camera dei deputati del Regno d'Italia un disegno di legge il cui obiettivo era quello di erigere un monumento permanente intitolato a Vittorio Emanuele II da costruire a Roma[20]. Il 4 aprile il governo recepì questa indicazione nella persona di Giuseppe Zanardelli, ministro dell'Interno, che depositò in Consiglio dei ministri un disegno di legge analogo[20]. La proposta di legge di Zanardelli fu approvata dal Parlamento del Regno d'Italia il 16 maggio 1878[21] con 211 voti favorevoli e 10 voti contrari[22].

I due concorsi[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 settembre 1880 fu istituita la "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II"[23], che bandì, il 23 settembre dello stesso mese, il concorso internazionale previsto dal progetto esecutivo del monumento ,a cui parteciparono trecentoundici concorrenti[24]. Il concorso fu vinto dal francese Henri-Paul Nénot, al quale però non fece seguito una fase attuativa del progetto[21][25]. I fondi pubblici destinati all'opera sarebbero stati pari a otto milioni di lire (a questi poi si sarebbe aggiunto il denaro raccolto da una sottoscrizione popolare aperta a tutti gli italiani, anche a quelli che si erano trasferiti all'estero durante l'emigrazione italiana di fine XIX secolo e di inizio XX secolo)[26].

Fu deciso di non dare poi seguito al progetto per due motivi principali: le critiche sul fatto che il vincitore fosse, per un monumento rappresentante una figura di spicco della storia italiana, uno straniero, e per il fatto che l'idea di Nénot fosse, come scoperto poco dopo, una versione lievemente aggiornata di un suo precedente progetto per un'università francese che realizzò nel 1877[27]. A questo si aggiunse la tensione dovuta al cosiddetto "schiaffo di Tunisi", ovvero all'occupazione della Tunisia proprio ad opera della Francia[28][29].

Giuseppe Sacconi, vincitore del secondo concorso e architetto del Vittoriano

Altro motivo, questa volta generico, della mancata realizzazione del progetto di Nénot fu la troppa libertà concessa nella scelta della tipologia del monumento da realizzare, concetto che aveva portato a un fiorire di proposte architettoniche troppo differenti (in totale furono 293 i progetti depositati)[1]. Si andava da monumenti molto semplici formati da colonne monumentali e statue equestri, a edifici complessi e di grandi dimensioni che avrebbero occupato una parte consistente del quartiere di Roma dove sarebbero sorti: ciò portò un'accesa discussione che non fornì una decisione accettata in modo condiviso e senza polemiche[1].

Fu quindi deciso di bandire un secondo concorso che avrebbe stabilito, oltre che il luogo di edificazione, le caratteristiche precise della costruzione, peculiarità che erano quelle proposte da Ettore Ferrari e Pio Piacentini, secondi classificati nel precedente concorso, la cui idea di un monumento da costruire a fianco della basilica dell'Ara Coeli nella forma di un'imponente costruzione in marmo contraddistinto da gradinate ascendenti, con un maestoso colonnato sulla sua sommità, e una statua di Vittorio Emanuele II nel centro del complesso architettonico, era piaciuta alla maggior parte dei partecipanti al dibattito[30].

Il dibattito si concentrò inizialmente sulla scelta del luogo dove far sorgere il monumento: il colle del Campidoglio, soluzione preferita fin dall'inizio della discussione, la piazza di Termini, che era al confine tra il centro storico di Roma e gli edifici più recenti ("fra la vecchia e la nuova Roma", com'è riportato sui verbali della commissione) e l'ampliamento e la modifica del Pantheon e della piazza della Rotonda con la costruzione di nuovi edifici monumentali[31]. Fu poi scelto il Campidoglio, visto che proprio su questo colle di Roma sono presenti il Palazzo Senatorio e il Tabularium[31], monumenti ricchi di simbolismo nazionale[28][32], essendo tra i più rappresentativi della storia dell'antica Roma, tant'è che viene anche chiamato "Colle Capitolino"[31].

I partecipanti al concorso, che fu chiuso il 9 febbraio 1884[33], ebbero un anno di tempo per consegnare i loro progetti[34]. Le proposte presentate furono novantotto; dato che la "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II" non riusciva a decidere tra i progetti di Bruno Schmitz, di Manfredo Manfredi e di Giuseppe Sacconi, fu necessario un terzo concorso, limitato però solo a queste tre proposte[35], che si concluse il 24 giugno 1884[33][36]. Tra queste la commissione votò poi quella di Giuseppe Sacconi, giovane architetto marchigiano, che vinse così il concorso[37].

Il progetto[modifica | modifica wikitesto]

Ipotesi ricostruttiva di Pietro da Cortona del santuario della Fortuna Primigenia, cui si ispirò Giuseppe Sacconi per il progetto di massima del Vittoriano

Il progetto di Giuseppe Sacconi si ispirava ai grandi santuari ellenistici, come l'Altare di Zeus a Pergamo e il Santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina[38]. Il Vittoriano fu ideato come un grande e moderno foro[39] aperto ai cittadini, situato su una sorta di piazza sopraelevata nel centro storico di Roma che sarebbe stata organizzata come un'agorà su tre livelli collegati da gradinate, dove sarebbero stati cospicui gli spazi riservati al passeggio dei visitatori[40][41], sulla cui sommità ci sarebbe stato un maestoso portico (chiamato "sommoportico" per la sua posizione e per la sua imponenza) caratterizzato da un lungo colonnato e da due imponenti propilei, uno dedicato all'"unità della Patria" e l'altro alla "libertà dei cittadini"[14]: sarebbe quindi stato uno dei simboli della nuova Italia, che si sarebbe affiancato ai monumenti dell'antica Roma e a quelli dei papi[3][37].

Da un punto di vista architettonico, il monumento sarebbe dovuto essere costituito da una serie di scalinate che si sarebbero adattate ai fianchi scoscesi del colle del Campidoglio[32][14]. Tutto il monumento, che sarebbe apparso come una sorta di rivestimento marmoreo del versante settentrionale del Colle del Campidoglio[14], sarebbe dovuto essere carico di significati simbolici legati al Risorgimento[32]. L'area specifica per la costruzione del monumento fu inizialmente individuata in piazza dell'Esedra (la moderna "piazza della Repubblica"): in seguito fu deciso di realizzare l'edificio a nord della basilica di Santa Maria in Aracoeli, con la costruzione di una una nuova piazza alle pendici del Vittoriano, piazza Venezia[1].

La facciata dell'altare di Pergamo, che si trova nel Pergamonmuseum, cui si ispirò Giuseppe Sacconi per il progetto di massima del Vittoriano

Il progetto originario dell Vittoriano (una delle più grandi realizzate nel XIX secolo) prevedeva l'utilizzo del marmo per il sommoportico e del travertino (pietra tradizionale degli edifici dell'antica Roma) per la restante parte del monumento: il Vittoriano però venne poi interamente realizzato in marmo botticino[42], più facilmente modellabile e più simile ai marmi bianchi che gli antichi romani usavano nelle costruzioni più rappresentative. La prima scelta cadde sul marmo di Carrara, ma la richiesta di un prezzo giudicato troppo elevato dalla commissione reale spinse quest'ultima, il 2 luglio 1889, a scegliere il marmo botticino[43]. La scelta cadde sul marmo botticino soprattutto per le sue peculiarità cromatiche: rispetto al marmo di Carrara, che è caratterizzato da un bianco assoluto, il marmo botticino ha una tonalità che possiede una leggera tendenza al giallo paglierino, che conferisce a questo materiale un maggiore "calore" rispetto, ad esempio, al marmo di Carrara[43]. A causa del cambiamento del tipo di marmo, che forniva una luminosità differente, Sacconi fu obbligato a rivedere il progetto, che fu oggetto di lievi modifiche[43].

Il marmo botticino prende il nome dalla sua zona di estrazione, Botticino, comune italiano a nord-est di Brescia, quindi distante 500 chilometri da Roma. La scelta di sostituire il travertino scelto dal Sacconi con il marmo botticino generò molte polemiche, che vennero originate dal fatto che a pochi chilometri a sud-est di Roma[N 1], nei pressi dei Tivoli, sono presenti ampi giacimenti di travertino, tutt'oggi ampiamente sfruttati in una molteplicità di cave da numerose aziende locali. L'utilizzo del travertino per gli edifici di Roma era tipico già in età augustea, con l'eccezione dei templi, per cui si usava il marmo.

Il Vittoriano fu quindi originariamente pensato da Sacconi con tonalità bicroma, cioè con due gradazioni dominanti, tonalità che erano originate dall'uso di due materiali di copertura differenti: il travertino e il marmo bianco[42]. La scelta di usare solo il marmo botticino, che scaturì da una decisione della "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II", scelta che era in contrasto con l'opinione di Sacconi, obbligò quest'ultimo ad arricchire il Vittoriano di ulteriori fregi, trofei, bassorilievi e piccole statue, tutto collocato sui muri perimetrali del Vittoriano, che nel complesso fornivano all'occhio dell'osservatore un impatto visivo paragonabile alla bicromia dovuta all'ipotetico uso di due materiali di rivestimento[42]. Per poi attirare lo sguardo dell'osservatore verso il sommoportico, in luogo di un materiale di copertura differente, Sacconi fu obbligato a rivedere le decorazioni di questa parte del monumento, che furono rese più ricche e vistose grazie anche all'aggiunta di alcune piccole statue[42].

I ritrovamenti archeologici e le modifiche al progetto[modifica | modifica wikitesto]

Le mura serviane visibili presso la stazione ferroviaria di Roma Termini, che si trova non lontano dal Vittoriano

La direzione dei lavori era già stata affidata, grazie a un regio decreto datato 30 dicembre 1884, a Sacconi[44][45], con l'apertura ufficiale del cantiere che avvenne il 1° gennaio 1885[46]. La solenne cerimonia della posa della prima pietra del Vittoriano avvenne il 22 marzo 1885 alla presenza di re Umberto I di Savoia, della regina Margherita di Savoia e dell'intera famiglia reale nonché di una folta rappresentanza straniera[47][48].

Durante gli scavi, nel 1887, in luogo del tufo compatto su cui il monumento si sarebbe dovuto poggiare, che tutti si aspettavano, si trovarono argille fluviali, banchi di sabbia, e una cospicua presenza di caverne, cunicoli e cave[49][50]. Le caverne e i cunicoli erano in parte previsti, visto che si sapeva che in tempi antichi la zona era stata scavata, ma non era stata preventivata una loro presenza così massiccia[51]. Giuseppe Sacconi fu obbligato a modificare il progetto e a prevedere un'opera di rinforzamento dei cunicoli, scavati dagli antichi e usati da tempi immemorabili, con la costruzione di strutture che poggiavano sulle loro volte[52]. Così rinforzata la cava fu poi utilizzata durante la seconda guerra mondiale come rifugio antiaereo.

Durante gli scavi vennero alla luce un tratto delle mura serviane, prime mura della città risalenti al VI secolo a.C., ovvero all'epoca dei re di Roma, e i resti di un mammuth, entrambi inglobati nei muri della futura struttura (senza però distruggerli e lasciando la possibilità ispezionarli), tranne alcune parti dell'animale fossile, che furono trasferite all'università di Roma[50]. Vennero poi rinvenuti molti altri reperti romani sparsi nell'area del cantiere, tra cui resti di costruzioni, statue, capitelli, oggetti di uso comune, ecc.[53][54]

Il Vittoriano in costruzione

Conseguenza del ritrovamento delle mura serviane fu la modifica del progetto: vennero aggiunti altri due piloni di fondazione al sommoportico, così da lasciare liberi e ispezionabili i reperti archeologici rinvenuti durante i lavori di sbancamento[14]. Per tale motivo il sommoportico fu maggiormente incurvato e cambiò di dimensioni, passando da 90 a 114 metri di lunghezza, con il numero di colonne, comprese quelle propilei, che passò da sedici a venti[14][55]. Le colonne, inoltre, furono rese più slanciate[14]. In questo modo il Vittoriano passò da monumento caratterizzante un punto preciso del Campidoglio a costruzione che abbracciava in maniera più avvolgente il versante settentrionale del colle del Campidoglio[14].

Altra modifica in corso d'opera fu quella pensata nel febbraio del 1888, quando Sacconi decise di prevedere, all'interno del Vittoriano, anche delle stanze interne[55]. L'idea gli venne dopo la scoperta dei cunicoli e delle caverne nel sottosuolo: alcune di esse furono sfruttate per realizzare parte degli ambienti interni del Vittoriano[55], ovvero stanze, cripte, gallerie e corridoi[14]. Questi ambienti interni avrebbero poi ospitato il Museo centrale del Risorgimento, il Sacrario delle Bandiere, il Museo dell'emigrazione italiana e la cripta del Milite Ignoto[55].

A causa di queste modifiche, il costo dell'opera passò dai nove milioni di lire dell'epoca preventivati inizialmente ai ventisei milioni e mezzo finali[56][57].

Le demolizioni degli edifici circostanti[modifica | modifica wikitesto]

L'area delle demolizioni sul colle del Campidoglio a Roma, con segnati in nero l'erigendo Vittoriano e la futura piazza Venezia

Per erigere il Vittoriano fu necessario, fra gli ultimi mesi del 1884[52] e il 1899, procedere a numerosi espropri e a estese demolizioni di edifici sul versante settentrionale del Campidoglio, quello addossato alla basilica di Santa Maria in Aracoeli, dove sarebbe sorto il monumento[23]. Il luogo scelto era nel cuore del centro storico di Roma, ed era quindi occupato da antichi edifici che fornivano al quartiere un'urbanistica che si era definita con il passare dei secoli[32]. Gli abbattimenti furono effettuati grazie a un preciso programma stabilito da Agostino Depretis[47][58][59]. Il lavori di demolizione, e conseguentemente quelli di costruzione del Vittoriano, procedettero speditamente grazie a strumenti urbanistici speciali resi disponibili dal governo[60].

Ciò fu reputato necessario perché il Vittoriano sarebbe dovuto sorgere in un contesto urbanistico moderno, davanti a una nuova grande piazza, la futura piazza Venezia, che all'epoca era angusto piazzale di fronte all'omonimo palazzo[56]. Era infatti moderno il significato simbolico del monumento: la celebrazione della nuova Italia libera e unita[61][62].

Contro le demolizioni si espressero diverse personalità, tra cui il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia e l'archeologo Rodolfo Lanciani[32]. In sede parlamentare fu invece Ruggiero Bonghi, il 10 maggio 1883, ad attaccare con veemenza sottolineando anche che con le demolizioni si sarebbero pure persi, perché distrutti, tutti i reperti archeologici che ancora giacevano nel sottosuolo di quella zona del Campidoglio[63][64]. A queste critiche si aggiunsero quelle di Ferdinand Gregorovius, storico tedesco celebre per i suoi studi sulla Roma medievale[65]. Di contro ci furono anche pareri autorevoli, come quello dello storico dell'arte Giovanni Battista Cavalcaselle e dell'architetto Camillo Boito, che erano invece favorevoli alle demolizioni, pur con i distinguo del caso[32].

L'arco di San Marco nel 1880, demolito con il quartiere circostante per la costruzione del monumento

L'obiettivo generale era infatti anche quello di fare di Roma una moderna capitale europea che rivaleggiasse con Berlino, Vienna, Londra e Parigi[66] superando la secolare urbanistica della Roma dei papi[67]. In questo contesto il Vittoriano era l'equivalente della Porta di Brandeburgo di Berlino, dell'Admiralty Arch di Londra e dell'Opéra Garnier di Parigi: questi edifici sono infatti tutti accomunati da un aspetto monumentale e classicheggiante che comunicano metaforicamente l'orgoglio e la potenza della nazione di cui sono il simbolo[68].

Primo Levi, già nei primi anni del XX secolo, spiegò la scelta di elevare il Vittoriano nel cuore del centro storico della capitale, sul colle del Campidoglio, che definì metaforicamente il centro della "Terza Roma", richiamando una futura e ipotetica terza epoca della storia d'Italia, dopo l'antica Roma e la Roma dei papi (quest'ultima era vista come la naturale conseguenza della prima: il "confine" tra le due era la caduta dell'Impero romano d'Occidente[69]), durante la quale la città di Roma sarebbe potuta diventare di riferimento per il mondo[70].

In questo contesto fu reputato necessario dotare la città di infrastrutture e di edifici, anche simbolici come il Vittoriano, che ne rimarcassero il ruolo di capitale del nuovo Regno d'Italia[68]. Inizialmente l'idea fu quella di costruire un nuovo quartiere a nord est del centro storico dove realizzare il centro amministrativo e politico della capitale[68], idea poi realizzata decenni dopo, durante il fascismo, con la costruzione del quartiere EUR[70]. Il proposito fu quindi inizialmente scartato e venne deciso di concentrare questi edifici nel centro storico di Roma: da ciò conseguì un massiccio acquisto, molte volte seguito da demolizioni, di antichi palazzi, monasteri, ecc.[68] I cambiamenti furono quindi considerevoli, anche perché coinvolsero la viabilità, con la costruzione di nuovi assi viari che vennero realizzati grazie alla demolizione di molti edifici[68].

La statua equestre di Vittorio Emanuele II[modifica | modifica wikitesto]

La statua equestre di Vittorio Emanuele II, prima opera realizzata e fulcro architettonico dell'intero monumento[57], fu affidata dalla "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II", previo altro concorso indetto il 9 febbraio 1884, a Enrico Chiaradia già nell'aprile 1889, nel giorno stesso della chiusura del concorso per la costruzione del Vittoriano[57]. La statua, che fu poi completata da Emilio Gallori, visto che il suo ideatore era morto nel 1901[71], venne fusa grazie al bronzo proveniente da alcuni cannoni del Regio Esercito, e poi montata sul piedistallo marmoreo dove sono rappresentate allegoricamente le città d'Italia, tra il 1907 e il 1910[72].

In occasione della visita di re Vittorio Emanuele III di Savoia, le autorità decisero di offrire un rinfresco a un ristretto gruppo di invitati tra coloro che avevano partecipato al progetto[73] L'evento fu allestito all'interno del ventre del cavallo di bronzo, che fu in grado di ospitare più di venti persone, come testimoniano le fotografie d'epoca, le cui copie sono esposte nella terrazza posteriore del Vittoriano[73][74][75].

La prosecuzione dei lavori[modifica | modifica wikitesto]

Il Vittoriano in costruzione e la contestuale demolizione degli edifici circostanti

La decisione di inserire, all'interno del Vittoriano, un "altare" dedicato alla Patria fu avuta da Sacconi solo successivamente, durante i lavori di costruzione del monumento[76]. Il suggerimento pare che sia venuto da Giovanni Bovio, filosofo e deputato repubblicano, che suggerì a Sacconi la creazione, in una parte del monumento, di un Altare della Patria su modello degli analoghi altari civili costruiti in Francia nello stesso periodo[77]. Il luogo e il soggetto dominante furono scelti subito: una grande statua della dea Roma che sarebbe stata collocata, sul primo terrazzo dopo l'ingresso al monumento, appena sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II[78]. Quindi l'Altare della Patria, perlomeno inizialmente, prima della tumulazione della salma del Milite Ignoto, era stato pensato come un sacello della dea Roma[14].

Dopo la morte Giuseppe Sacconi, avvenuta nel 1905, i lavori proseguirono sotto la direzione di Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini[57], che predisposero il quarto progetto generale del Vittoriano: il terzo progetto fu invece realizzato da Pompeo Passerini, Adolfo Cozza e Giulio Crimini nel 1906, ovvero dai tre stretti collaboratori di Sacconi che presero temporaneamente le redini del cantiere dopo la sua morte, in occasione dell'Esposizione internazionale di Milano, dove fu mostrato al pubblico un suo modello in gesso, poi andato perso in un incendio[16].

Con questo quarto e ultimo progetto, il Vittoriano prese la sua forma definitiva: un monumento caratterizzato da decorazioni scultoree allegoriche ad esclusione della statua equestre di Vittorio Emanuele II (che è infatti una raffigurazione di un personaggio realmente esistito) su cui spicca l'Altare della Patria, che all'epoca rappresentava il sacello della dea Roma[14][16]. Con la realizzazione dell'Altare della Patria il Vittoriano cambiò funzione[16]; da memoriale dedicato a re Vittorio Emanuele II di Savoia a monumento comunicante un significato più universale: l'Italia libera e unita[16].

La costruzione del Vittoriano indusse ad ampliare e a ridisegnare la forma della sottostante piazza Venezia, che ebbe la sua forma attuale, basata sulle idee del Sacconi, nel 1906. Negli ultimi anni prima dell'inaugurazione del Vittoriano, che avvenne nel 1911, furono operate le ultime modifiche al progetto, aggiornamento che diede come risultato la versione finale del monumento[57]. Questo aggiornamento, che comprese l'abbassamento delle balaustre delle terrazze e la modifica di alcune scalinate (che vennero rese più rettilinee), furono finalizzare a slanciare ulteriormente la struttura verso l'alto con l'obiettivo di dare l'impressione che il Vittoriano fosse la naturale prosecuzione di piazza Venezia[57].

Sempre nel 1906, tramite regio decreto datato 17 maggio, fu istituito il "Comitato nazionale per la storia del Risorgimento", antesignano del moderno istituto[79]. Nello stesso decreto venne decisa la sede di questo comitato: l'erigendo Vittoriano[79]. Contestualmente fu decretato che il Vittoriano, al suo interno, avrebbe anche ospitato il Centro culturale di studi e ricerche sul Risorgimento, nonché un museo e una biblioteca sull'argomento[79]. In precedenza, nel febbraio dell'anno 1900, ci fu il passaggio della gestione del cantiere dalla "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II" al ministero dei lavori pubblici[80][81].

L'inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

I nomi con cui è conosciuto il Vittoriano

Sin dall'epoca della sua inaugurazione il Vittoriano, chiamato ufficialmente "Monumento nazionale a Vittorio Emanuele II", era indicato anche con due sinonimi: "Vittoriano" e "Altare della Patria", che allora come oggi sono i nomi più usati per l'edificio.

Dal 1921, quando il Milite Ignoto, militare italiano morto nella prima guerra mondiale la cui identità resta sconosciuta, fu tumulato sotto la statua della dea Roma nella parte del Vittoriano che è chiamato "Altare della Patria", l'idea che il Vittoriano sia l'"Altare della Patria" si è rafforzata, e nello stesso tempo l'espressione ha cominciato a indicare non solo il luogo della sepoltura del soldato simbolo di tutti i caduti e i dispersi in guerra, ma l'intero Vittoriano[7], grazie a un processo di metonimia che è dovuto al simbolismo del Milite Ignoto, che è molto sentito dalla popolazione[82].

Cerimonia di inaugurazione del Vittoriano (4 giugno 1911)

Il complesso monumentale fu inaugurato davanti a un'immensa folla il 4 giugno 1911, in occasione degli eventi collegati all'Esposizione internazionale di Torino durante le celebrazioni del 50° anniversario dell'Unità d'Italia[79], da Vittorio Emanuele III di Savoia alla presenza della regina Elena, della regina madre, ovvero di Margherita di Savoia, e della restante parte della famiglia reale, compresa Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II e regina madre del Portogallo, da poco deposta dalla rivoluzione che aveva instaurato, l'anno precedente, la repubblica[83][84]. Erano anche presenti il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, i seimila sindaci d'Italia, i veterani delle guerre risorgimentali e i tremila studenti delle scuole romane[79].

Tra i veterani delle guerre, sia quelli inquadrati nel Regio Esercito che i garibaldini, degno di nota fu l'ultimo sopravvissuto della Costituente che proclamò la Repubblica Romana del 1849 e i tre garibaldini che fecero sfilare una bandiera tricolore durante la campagna del Trentino (campagna della terza guerra d'indipendenza italiana guidata da Giuseppe Garibaldi) e la battaglia di Digione (scontro combattuto durante la guerra franco-prussiana): questo tricolore, a causa dei colpi di mitragliatrice subiti, restò fortemente danneggiato, tant'è che era rimasta integra solo la banda verde, quella vicina all'asta, con quella bianca che era interamente sfilacciata[85].

In questo clima conciliante e connotato da un forte spirito unitario e nazionale ci furono delle voci fuori dal coro[86]. Erano contrari i socialisti (in quel momento guidati dall'ala massimalista) per via della loro ideologia, che è internazionalistica, cioè all'antitesi del patriottismo che si sarebbe respirato durante l'inaugurazione del Vittoriano, e i repubblicani, visti i forti connotati monarchici che aveva il monumento a iniziare dalla sua intitolazione[86].

Il costo totale per costruire il Vittoriano fu di circa 30 milioni di lire[4]. Per realizzare le sue fondamenta fu invece necessario sbancare 70 000 metri cubi di terreno[4].

La tumulazione del Milite Ignoto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Milite Ignoto (Italia).
La cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto all'Altare della Patria (4 novembre 1921)

Dopo la Prima guerra mondiale, l'Altare della Patria venne scelto per ospitare la tomba del Milite Ignoto[87]. Si tratta di un soldato italiano morto durante la prima guerra mondiale, che a causa delle gravi ferite non fu possibile riconoscere: proprio per questo motivo egli rappresenta tutti i soldati italiani che morirono durante la guerra[87]. Il motivo di questo spiccato simbolismo risiede nella non identificazione del soldato, che porta metaforicamente al passaggio (sempre più ampio: ciò è dovuto ai tratti indefiniti che sono propri del concetto di Milite Ignoto) dalla figura del soldato, a quella del popolo e infine a quella della nazione[88].

La salma fu sepolta con cerimonia solenne all'Altare della Patria il 4 novembre 1921 in occasione della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate[87] e da allora la sua tomba è sempre vigilata da un picchetto d'onore e da due fiamme che ardono perennemente[89]. La cerimonia del 4 novembre 1921 è stata la più importante e partecipata manifestazione patriottica dell'Italia unita[90], visto che vi partecipò un milione di persone[91].

Parteciparono anche i socialisti e i comunisti: costoro infatti, come già accennato, erano legati alla loro ideologia, che era internazionalistica per definizione, e quindi furono ufficialmente avversi a questa celebrazione a causa dei suoi forti connotati nazionali[92]. Inoltre le forze politiche socialiste, durante il dibattito parlamentare che portò l'Italia a partecipare alla prima guerra mondiale, erano contrarie a un intervento diretto del Paese nel conflitto[93]. I socialisti resero comunque onore al Milite Ignoto definendolo «proletario straziato da altri proletari»[1]. La cerimonia del 4 novembre 1921 rappresentò il recupero, da parte degli italiani, di quello spirito patriottico che era stato annacquato dalle sofferenze patite durante la prima guerra mondiale[92].

Con la tumulazione del Milite Ignoto è stato definitivamente consacrato a una più ampia valenza simbolica: quello che era stato pensato inizialmente come monumento di commemorazione del primo re d'Italia dell'epoca moderna[3] e che poi ha assunto un significato più universale celebrante l'Italia unita e la sua libertà[12] grazie alla realizzazione dell'Altare della Patria, inizialmente inizialmente ara della dea Roma e poi consacrato anche a sacello del Milite Ignoto[14], è diventato un tempio laico vero e proprio[1][15] situato al centro della Roma antica e collegato a quella moderna grazie alle strade che dipartono a raggiera da piazza Venezia[16].

Il completamento[modifica | modifica wikitesto]

La basilica dell'Ara Coeli. Sulla sinistra si intravede il Vittoriano

Nel 1925, in occasione del Natale di Roma (21 aprile), fu inaugurata la parte mancante dell'Altare della Patria, ovvero le sculture realizzate da Angelo Zanelli che affiancano la statua della dea Roma e che rappresentano le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio[94]. Con la realizzazione delle quadrighe dell'Unità e della Libertà, che vennero poste sui propilei fra il 1924 e il 1927, il Vittoriano poté dirsi completato negli spazi esterni[95]. In questo contesto, il 19 febbraio 1921, fu sciolta la "Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II"[96].

Nel 1928 si decise di sistemare l'area adiacente al Vittoriano e di aprire via del Teatro di Marcello; ciò comportò lo smantellamento della seicentesca chiesa di Santa Rita, che sorgeva alle pendici della scalinata della basilica dell'Ara Coeli, e il suo spostamento, dieci anni più tardi, nell'attuale posizione, nei pressi del teatro di Marcello[97]. I lavori di scavo portarono alla luce l'insula dell'Ara Coeli, risalente al II secolo d.C., ancora oggi visibile sul lato sinistro del Vittoriano. La sistemazione dell'area intorno al monumento fu completata tra il 1931 e il 1933 dall'architetto Raffaele De Vico, che progettò le due esedre alberate a gradoni di travertino[98].

Piazza Venezia vista dalle terrazze del Vittoriano

Fu inaugurata durante la manifestazione del 24 maggio 1935, che era dedicata al ventennale dell'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale, la cripta del Milite Ignoto[99]. Essa è un locale situato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, da cui è possibile vedere il lato del sacello del Milite Ignoto che dà all'interno del Vittoriano[100]. Si trova quindi in corrispondenza dell'Altare della Patria, da cui invece si può vedere il lato della tomba del Milite Ignoto che dà verso l'esterno dell'edificio[101].

Gli ultimi lavori di completamento del Vittoriano si ebbero alla fine nel 1935, con la realizzazione del Museo centrale del Risorgimento, che fu inaugurato e aperto al pubblico decenni dopo, nel 1970[102]. Nell'occasione fu prevista pure la creazione di un Sacrario delle Bandiere, che avrebbe dovuto ospitare un'esposizione delle bandiere militari italiane storiche[102]. Questi però furono solo i suoi prodromi, con il trasferimento al Vittoriano delle bandiere di guerra dei reggimenti disciolti, che erano conservate a Castel Sant'Angelo[99]: lo spazio espositivo fu infatti inaugurato e aperto al pubblico decenni dopo, nel 1968[103].

Il completamento degli spazi interni, compresa la cripta del Milite Ignoto (con mosaici di Giulio Bargellini), è dovuto ad Armando Brasini, già direttore artistico del Vittoriano[16][98]. Lo stesso architetto progettò anche il prospetto laterizio a contrafforti su via di San Pietro in Carcere[98]. In questo contesto, nel 1939, la gestione del Vittoriano passò dal Ministero dei Lavori Pubblici a quello della Pubblica Istruzione[104].

Il fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Il Vittoriano durante la tappa conclusiva della marcia su Roma (28 ottobre 1922)

Con l'avvento del fascismo il Vittoriano diventò uno dei palcoscenici del regime guidato da Benito Mussolini[1][67]. I prodromi alla politicizzazione di questo luogo si ebbero già nel 1920, prima della tumulazione del Milite Ignoto (1921) e della marcia su Roma (28 ottobre 1922), attraverso la quale Benito Mussolini conquistò il potere, per via di manifestazioni antisocialiste e antibolsceviche organizzate dai partiti nazionalisti e patriottici che ebbero luogo al Vittoriano prima delle elezioni amministrative dell'ottobre 1920 e delle elezioni politiche del maggio 1921[93].

A prima guerra mondiale conclusa e non terminata secondo le aspettative, tant'è che il suo epilogo venne definito "vittoria mutilata" per via della mancato rispetto del Patto di Londra (l'Italia dovette rinunciare ad alcune delle terre promesse dal patto: la Dalmazia settentrionale), il fascismo fece di questo problema politico uno dei suoi cavalli di battaglia, spesso richiamando le sofferenze e i sacrifici patiti dal popolo italiano durante la guerra[105]. Quindi il Vittoriano, per la seconda volta, mutò nuovamente il suo significato metaforico[105]. Dall'originario simbolismo legato alla celebrazione di Vittorio Emanuele II e dalla successiva trasformazione in tempio laico vero e proprio avvenuta dopo la realizzazione dell'Altare della Patria, inizialmente ara della dea Roma e poi sacello del Milite Ignoto, il Vittoriano diventò uno dei simboli del riscatto militare dell'Italia[105].

Sfilata lungo via dell'Impero della Decima Leva Fascista in una foto del 1936. Sullo sfondo, il Vittoriano

Dopo la marcia su Roma il Vittoriano diventò sempre più spesso il luogo dove il fascismo organizzava le sue manifestazioni[105]. Da tempio laico dove il sentimento che imperava era il ricordo dei caduti in guerra, il Vittoriano si trasformò in luogo dove era continuo il richiamo al patriottismo[105]. Sulle scalinate del Vittoriano si assiepava parte del pubblico che assisteva ai discorsi proferiti da Benito Mussolini dal principale balcone di Palazzo Venezia, che era prospiciente all'omonima piazza[93].

Per fissare nella mente degli italiani l'immagine del Vittoriano, il fascismo, dalla fine degli anni venti, fece un'opera propagandistica nella nascente industria cinematografica italiana, che portò il Vittoriano ad essere una presenza costante nei filmati di regime, il cui sfondo era spesso il panorama di Roma[106]. Dal 1928 al 1943 il Vittoriano comparì in 249 filmati di regime distribuiti nei cinema: 168 (il 67,4%) di queste apparizioni sono legate a un omaggio al Milite Ignoto, mentre le restanti 81 (il 32,5 %) il Vittoriano era il teatro di una manifestazione fascista organizzata tra le sue mura[107].

In questo contesto l'architetto e ingegnere Gustavo Giovannoni propose la costruzione, nei pressi di piazza di Spagna, di un monumento paragonabile al Vittoriano che celebrasse l'Italia fascista, progetto che non poi realizzato[108]. Questo non fu l'unico punto di contatto tra l'Italia liberale e quella fascista: entrambe avevano l'obiettivo di forgiare una "nuova Italia", ed ambedue avevano tendenze imperialistiche coloniali[109]. Ciò che invece li differenziava era il modo con cui volevano perseguire questo obiettivo: l'Italia liberale lasciando il libero arbitrio ai cittadini, il regime fascista con la coercizione e le violenze[109].

Con l'avvento del fascismo, come già accennato, il Vittoriano diventò uno dei palcoscenici del regime per le manifestazioni finalizzate all'ostentazione delle virtù militari dell'Italia[101]. Era quindi un ruolo di secondo piano, dato che le parate militari avvenivano lungo via dell'Impero con il Vittoriano che faceva da sfondo[101]. Il vero protagonista di piazza Venezia era il balcone dell'omonimo palazzo, da dove Benito Mussolini faceva i suoi discorsi alla folla[101]. Il Vittoriano mantenne però un ruolo importante, che era legato alla presenza della tomba del Milite Ignoto, a cui il regime rendeva spesso omaggio[110]. Un ruolo analogo ce l'aveva anche l'Ara dei caduti fascisti, che si trovava in Campidoglio[82].

L'oblio[modifica | modifica wikitesto]

Come da prassi per i Capi di Stato esteri in visita in Italia, John Fitzgerald Kennedy (presidente degli Stati Uniti d'America) si appresta a rendere omaggio al Milite Ignoto accompagnato da Giulio Andreotti (luglio 1963)

Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) e la fine della seconda guerra mondiale (2 settembre 1945), da cui conseguì il referendum del 2 giugno 1946, dopo il quale fu proclamata la Repubblica Italiana, il Vittoriano, svuotato dai contenuti militareschi che gli furono associati dal fascismo, tornò alla precedente funzione, che è legata alla realizzazione dell'Altare della Patria, inizialmente ara della dea Roma e poi consacrato anche a sacello del Milite Ignoto: un tempio laico l'Italia libera e unita[18].

Da questo momento in poi l'Altare della Patria è il teatro di manifestazioni che si svolgono annualmente in occasione dell'Anniversario della liberazione d'Italia (25 aprile), della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno) e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre), durante le quali il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre[18].

Negli anni sessanta del XX secolo iniziò un lento disinteressamento degli italiani nei confronti del Vittoriano[111]: quest'ultimo non era infatti più visto come uno dei simboli dell'identità nazionale, ma come un ingombrante monumento rappresentante un'Italia sorpassata dalla storia[112]. Sempre meno persone partecipavano alle celebrazioni officiate al Vittoriano, comprese quelle che interessavano il Milite Ignoto[111], complice anche il sempre più evidente stato di abbandono del monumento[40]. Da più parti si giunse anche proporre di abolire, o di trasferire, tutte le manifestazioni che avvenivano al Vittoriano[111]. Era ancora vivo il ricordo delle adunate oceaniche fasciste in piazza Venezia e il Vittoriano, che era il suo sfondo, progressivamente, scivolò in una damnatio memoriae che causò la sua progressiva esclusione dall'immaginario collettivo degli italiani[111].

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini rende omaggio al Milite Ignoto

A questo si aggiunse la memoria delle demolizioni e degli sventramenti di interi isolati storici di Roma, sia negli anni della costruzione del Vittoriano che durante il ventennio fascista, che lasciò un ricordo nostalgico degli edifici persi per sempre[59]. Anche da parte delle istituzione ci fu un mutamento: da eventi coinvolgenti e emozionanti, si passò a commemorazioni rituali e asettiche con sempre meno spettatori che vi assistevano[111]. Il Vittoriano si trasformò quindi in un semplice edificio di Roma svuotato di tutto il suo simbolismo, con piazza Venezia che si trasformò, a causa del'espansione urbanistica di Roma degli anni cinquanta del XX secolo e il conseguente aumento del traffico veicolare, in un punto nevralgico del sistema stradale della capitale[111].

Il 12 dicembre 1969 il Vittoriano fu colpito da un attentato: nel pomeriggio (alle 17:30, a dieci minuti una dall'altra) vennero fatte esplodere due bombe, senza vittime, in concomitanza con la strage di piazza Fontana a Milano[113]. Furono collocate lateralmente, in corrispondenza di ogni propileo[113]. Una riuscì a scardinare la porta del Museo centrale del Risorgimento, che volò per sette metri, e a rompere le vetrate della basilica di Santa Maria in Aracoeli, mentre l'altra bomba rese pericolante il basamento di un pennone[113]. A causa dei danni dovuti all'attentato, il Vittoriano venne chiuso al pubblico, e tale resterà per quarant'anni[17]: ormai da anni, infatti, era ignorato da sempre più persone, che non ne vedevano più l'utilità[113].

Il Vittoriano si staglia sul paesaggio di Roma in una foto del 1988

Sulla scia del clima politico degli anni settanta, e a causa della chiusura al pubblico, il Vittoriano conobbe un lungo periodo di oblio, sia da parte dei cittadini che da parte delle istituzioni[104]. In questo contesto, nel 1975, il Vittoriano passò in carico dal Ministero della pubblica istruzione a quello dei Beni Culturali, ente che tuttora gestisce il monumento dedicato a Vittorio Emanuele II[104], mentre nel 1981, tramite decreto datato 20 maggio, il ministero appena accennato dichiarò l'importanza storica e artistica del Vittoriano riallacciandosi alla precedente legge n° 1.089 del 1° giugno 1939[104].

Alla fine degli anni ottanta sorse un movimento d'opinione che ne voleva la "ruderizzazione", ovvero il completo abbandono a sé stesso a cui sarebbe dovuta seguire una fase di smantellamento parziale, con l'asportazione delle opere artistiche più importanti, che sarebbero state musealizzate, e la conversione del monumento a semplice luogo di passeggio con l'abbattimento delle sue parti più imponenti e caratterizzanti, come parte del sommoportico e dei propilei[114]. In questo modo il Vittoriano non sarebbe più spiccato agli occhi dei visitatori e avrebbe avuto una monumentalità paragonabile a quella degli edifici circostanti[115].

La riscoperta[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Napolitano riceve dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi le insegne di cavaliere di gran croce decorato di gran cordone (15 maggio 2006)

Fu l'ex Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, all'inizio del XXI secolo, a iniziare un'opera di valorizzazione e di rilancio dei simboli patri italiani, Vittoriano compreso[40][17][116]. Grazie all'iniziativa di Ciampi, il Vittoriano ha riacquisto l'importanza simbolica che aveva un tempo[17]. L'opera di Ciampi è stata ripresa e continuata anche dal suo successore, Giorgio Napolitano, con particolare risalto durante le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia[116].

Nello specifico, il monumento è stato riaperto grazie alla volontà di Carlo Azeglio Ciampi, dopo un accurato restauro, il 24 settembre 2000 in occasione della cerimonia di apertura dell'anno scolastico 2000-2001, la cui parte più importante, che avvenne proprio al Vittoriano alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana[17][117].

Dal 4 novembre 2000 in poi le celebrazioni più importanti da un punto di vista simbolico della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate e della Festa della Repubblica (2 giugno) avvengono stabilmente al Vittoriano[17]. Il Vittoriano è anche diventato anche importante sede museale di collezioni inerenti l'identità nazionale italiana: i musei già presenti, il Museo centrale del Risorgimento e il Sacrario delle Bandiere, sono stati infatti rilanciati con un'opera di potenziamento e aggiornamento che li ha resi sempre più frequentati dai turisti[17]. Questo rilancio del Vittoriano è andato di pari passo con la costante e crescente opera di valorizzazione degli altri simboli patri italiani[17].

Alla riscoperta del valore simbolico si accompagnò anche una più serena valutazione degli aspetti architettonici: il Vittoriano è oggi visto dalla più aggiornata critica d'arte come un importante passo nella ricerca di un nuovo "stile nazionale", che avrebbe dovuto caratterizzare il Regno d'Italia da poco costituito[118]. Il Vittoriano appare dunque oggi come un ottimo esempio dell'arte del primo periodo dell'unità nazionale, fusione di eclettismo e neoclassicismo, sia per sé stesso, sia per le numerose opere d'arte che accoglie[2].

Come già accennato, il Vittoriano è proprietà del Ministero dei Beni Culturali e, dal 1º febbraio 2005, è gestito dalla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio[104][119].

Pianta del Vittoriano[modifica | modifica wikitesto]

  1. Ingresso del Vittoriano con cancellata artistica di Manfredo Manfredi;
  2. Gruppo scultoreo Il Pensiero di Giulio Monteverde;
  3. Gruppo scultoreo L'Azione di Francesco Jerace;
  4. Fontana dell'Adriatico di Emilio Quadrelli;
  5. Gruppo scultoreo La Forza di Augusto Rivalta;
  6. Gruppo scultoreo La Concordia di Lodovico Pogliaghi;
  7. Fontana del Tirreno di Pietro Canonica;
  8. Gruppo scultoreo Il Sacrificio di Leonardo Bistolfi;
  9. Gruppo scultoreo Il Diritto di Ettore Ximenes;
  10. Una statua per lato del gruppo scultoreo
    Leone alato di Giuseppe Tonnini;
  11. Scalinata d'ingresso;
  12. Vittoria alata su rostro di Edoardo Rubino;
  13. Vittoria alata su rostro di Edoardo De Albertis;
  14. Altare della Patria, dov'è situata la tomba del Milite Ignoto;
  15. Statua della Dea Roma di Angelo Zanelli;
  16. Statue di quattordici città d'Italia di Eugenio Maccagnani;
  17. Statua equestre di Vittorio Emanuele II di Enrico Chiaradia;
  18. Vittoria alata su colonna di Nicola Cantalamessa Papotti;
  19. Vittoria alata su colonna di Adolfo Appoloni;
  20. Propileo sulla cui sommità è presente
    la Quadriga dell'Unità di Carlo Fontana;
  21. Vittoria alata su colonna di Cesare Zocchi;
  22. Vittoria alata su colonna di Mario Rutelli;
  23. Propileo sulla cui sommità è presente
    la Quadriga della Libertà di Paolo Bartolini;
  24. Sommoportico con colonne il cui cornicione superiore è decorato
    dalle statue rappresentanti le regioni d'Italia. Di fronte
    al colonnato, verso la statua equestre di Vittorio Emanuele II,
    è presente la terrazza della città redente.
Piantina schematica del Vittoriano

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

La scalinata d'ingresso al Vittoriano, che porta all'Altare della Patria, visibile al centro dell'immagine, sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II

Il Vittoriano è alto 70 metri (81 metri se si comprendono le quadrighe di coronamento dei due propilei), largo 135 metri, profondo 130 metri, occupa una superficie di 17 550 metri quadrati e possiede, grazie al cospicuo sviluppo degli spazi interni, una superficie calpestabile di 717 000 metri quadrati[3][4][120]. La scalinata d'ingresso è larga 41 metri e lunga 34 metri, mentre la terrazza dove è situato l'Altare della Patria è larga 66 metri[4]. La profondità massima dei sotterranei del Vittoriano raggiunge invece la quota di 17 metri sotto il livello stradale[120]. Il colonnato è formato da colonne alte 15 metri, mentre la lunghezza porticato è pari 72 metri[120]. Dal giugno 2007 è possibile salire alla terrazza delle quadrighe usufruendo di un ascensore[5]: questa terrazza, che è la più alta del monumento, è anche raggiungibile tramite 196 scalini che partono dal colonnato del sommoportico[121].

Gli elementi architettonicamente preponderanti del Vittoriano sono le scalinate esterne, che nel complesso sono costituite da 243 gradini[120], e il portico (chiamato "sommoportico" per la sua posizione sopraelevata e per la sua imponenza) inserito tra i due propilei. Da un punto di vista architettonico si è infatti scelta la vistosa presenza di colonnati di ordine corinzio: altra caratteristica, questa volta monumentale, è l'abbondanza di statue rappresentanti Vittorie alate, sia in marmo che in bronzo[68]. Più in generale, sono molte le opere presenti nel Vittoriano che richiamano la storia dell'antica Roma[68].

Il Vittoriano visto da piazza Venezia

Diversi sono i simboli vegetali che ricorrono nel monumento, fra i quali si ricordano la palma, che simboleggia la "vittoria", la quercia (la "forza"), l'alloro (la "pace vittoriosa"), il mirto (il "sacrificio") e l'ulivo (la "concordia")[3]. Più in generale, le metafore presenti rappresentano le virtù e i sentimenti, molto spesso resi come personificazioni allegoriche, che hanno animato gli italiani durante il Risorgimento, ovvero dai moti del 1820-1821 alla presa di Roma (1870), grazie anche ai quali è stata realizzata l'unità nazionale[10].

Nel Vittoriano sono diffusi significati allegorici che secondo i suoi realizzatori dovevano essere chiari e univoci[122]. Questo obiettivo non fu però raggiunto, visto che durante la sua storia le opere contenute nel Vittoriano hanno spesso subito delle interpretazioni ambigue[122]. In primis il Vittoriano, nel suo complesso, è stato utilizzato come simbolo da due classi dirigenti molto differenti, anche nel modo con cui comunicavano i loro messaggi politici: l'Italia liberale quella fascista[122]. Entrambe avevano l'obiettivo di forgiare una "nuova Italia", ed ambedue avevano tendenze imperialistiche coloniali[109]. Ciò che invece li differenziava maggiormente era il modo con cui volevano perseguire questo obiettivo: l'Italia liberale lasciando il libero arbitrio ai cittadini, il regime fascista con la coercizione e le violenze[109].

L'ambivalenza intrinseca del Vittoriano va forse ricercata nel Risorgimento, che fu caratterizzato da una natura duale: da una parte i patrioti, dall'altra parte la maggioranza silenziosa formata principalmente da contadini e dalla classe media che era indifferente al processo di unificazione italiana[122]. Anche i patrioti non erano compatti: fin dall'inizio furono infatti divisi in federalisti e centralisti, in monarchici e in repubblicani, ecc.[122].

Il Vittoriano di notte

Per quanto riguarda il materiale preminente, in luogo dello storico travertino, che caratterizzò per secoli le costruzioni realizzate durante l'antica Roma, venne usato il marmo botticino, le cui cave si trovano in provincia di Brescia[68]. Questo nuovo "stile nazionale", che doveva comunicare i fasti imperiali di Roma, si è ispirato alle forme utilizzate anche in ambito coloniale da diverse nazioni imperialiste dell'epoca come il Regno Unito, la Francia, l'Impero tedesco e il Belgio[68].

Lo stile che influenzò di più l'architettura del Vittoriano fu quello in voga durante il Secondo Impero francese, regime bonapartista di Napoleone III instaurato in Francia dal 1852 al 1870, tra la Seconda e la Terza Repubblica, che fu assai comune nei nuovi edifici realizzati a Parigi in questo periodo storico e che portò alla completa trasformazione della capitale francese[41].

Da un punto di vista stilistico, l'architettura e le opere d'arte che impreziosiscono il Vittoriano sono state concepite con l'obiettivo di creare uno "stile nazionale" vero e proprio da replicare anche in altri ambiti[1]. Camillo Boito già nel 1884 domandava agli artisti di allora: «Quale sarà l'impronta artistica speciale che debba farci distinguere dalle altre epoche nella grande rassegna dei secoli?»[123]. All'epoca Boito aveva proposto, come nuovo "stile nazionale", un modello che si sarebbe dovuto ispirare al Rinascimento italiano cinquecentesco[124]. Sacconi, per la realizzazione del Vittoriano, prese invece spunto dall'architettura dell'antica Grecia e dell'antica Roma, nella sua versione italica, a cui sono state aggiunte, come già accennato, delle influenze eclettiche[2].

Dalla sua inaugurazione, il complesso del Vittoriano celebra la grandezza e la maestà di Roma, eletta al ruolo di legittima capitale d'Italia[79][125], rappresentando l'unità del Paese (Patriae Unitati) e la libertà del suo popolo (Civium Libertati)[3].

Le fontane dei due mari[modifica | modifica wikitesto]

Addossate al basamento esterno del Vittoriano, ai lati della cancellata d'ingresso di piazza Venezia, si trovano le fontane dei due mari, una dedicata al mare Adriatico e l'altra al mar Tirreno. Entrambe sono inserite in un'aiuola e possiedono, fin dall'origine, un sistema idraulico che ne ricicla l'acqua evitando gli sprechi[126]. Un tempo era attiva una cisterna da cinquecentomila litri d'acqua, ora inutilizzata, che si trova nei sotterranei del monumento[126].

La presenza delle fontane dei due mari a fianco dell'ingresso è simbolica: esse rappresentano i due mari italiani maggiori, il mare Adriatico e il mar Tirreno, che costeggiano i lati della penisola italiana, che è invece simboleggiata dal Vittoriano[1]. Il questo modo è rappresentato, anche geograficamente, l'intero Paese[1]. A destra della fontana dell'Adriatico si osservano i resti del Sepolcro di Gaio Publicio Bibulo, monumento dell'epoca repubblicana, importante punto di riferimento per la toponomastica romana antica, dato che all'epoca le tombe dovevano trovarsi fuori dal recinto murario[127].

Opera Descrizione Autore Immagine
Fontana dell'Adriatico Si trova a sinistra dell'ingresso al Vittoriano. Rappresenta il mare Adriatico, con un braccio rivolto a Oriente, e con il Leone di San Marco, che simboleggia la città di Venezia[3] Emilio Quadrelli Fontana dell'Adriatico - Vittoriano, Roma.jpg
Fontana del Tirreno Si trova a destra dell'ingresso al Vittoriano. Rappresenta il mar Tirreno, con la lupa capitolina e la sirena Partenope, a simboleggiare, rispettivamente, le città di Roma e Napoli[3] Pietro Canonica Vittoriano - panoramio (3).jpg

Le scalinate esterne e le terrazze[modifica | modifica wikitesto]

La cancellata artistica che chiude l'ingresso del Vittoriano. Sulla sommità del monumento si possono notare i due propilei laterali e l'imponente colonnato centrale del sommoportico

Elemento architettonico fondamentale del Vittoriano sono le scalinate ascendenti, che si adattano ai fianchi scoscesi del versante settentrionale del colle del Campidoglio e che conducono, partendo dall'ingresso di piazza Venezia, prima alla terrazza dell'Altare della Patria, poi alla terrazza delle città redente, ovvero quella immediatamente al di sotto del colonnato del sommoportico, e infine alla terrazza dei due propilei, i quali affiancano il sommoportico costituendone i due ingressi (i propilei e il sommoportico sono la parte architettonica più elevata del Vittoriano)[14][94][41].

Il Vittoriano è stato quindi ideato come un grande foro aperto ai cittadini, una sorta di piazza sopraelevata nel cuore della capitale organizzata come un'agorà su tre livelli dove sono ampi gli spazi riservati al transito e alla sosta dei visitatori[40][41]. Il monumento, nel complesso, appare come una sorta di rivestimento marmoreo del versante settentrionale del Colle del Campidoglio[14]

Già all'ingresso è presente un'imponente scalinata che porta alla terrazza dell'Altare della Patria e del Milite Ignoto e che rappresenta la prima piattaforma sopraelevata del Vittoriano nonché il suo centro simbolico[94]. Il percorso lungo la scalinata continua anche oltre la tomba del Milite Ignoto a rappresentare simbolicamente un corteo di italiani continuo e senza interruzioni che prosegue la sua camminata fino al punto più elevato della costruzione, ovvero il sommoportico e i propilei[1]. Il Vittoriano è stato infatti pensato come un colle marmoreo artificiale dov'è possibile compiere una passeggiata patriottica tra le opere presenti, che hanno quasi tutte significati allegorici legati alla storia d'Italia[113].

La terrazza dell'Altare della Patria (la cui scalinata d'accesso si intravede sulla destra), che si trova sulla sommità della scalinata d'ingresso al Vittoriano (il cui termine si scorge sulla sinistra, tra i due pennoni su cui sventolano altrettante bandiere italiane)

La cancellata artistica d'accesso al Vittoriano, che è opera di Manfredo Manfredi, ha la particolarità di essere "a scomparsa", ossia di poter scorrere verticalmente nel sottosuolo grazie a dei binari[126]. L'impianto che permette l'abbassamento dell'inferriata, che era originariamente idraulico, all'epoca della sua costruzione era considerato tra i più avanzati tecnologicamente al mondo[126]. La cancellata d'ingresso ha una lunghezza di 40 metri e un peso di 10 500 tonnellate[126].

Su entrambi i lati della scalinata d'ingresso si trovano una serie di sculture che accompagnano il visitatore verso l'Altare della Patria[94]. Le prime sculture che si incontrano sono due gruppi scultorei in bronzo dorato[3], con soggetti ispirati al pensiero di Giuseppe Mazzini[1], Il Pensiero e L'Azione (rispettivamente, a sinistra e a destra della scalinata per chi proviene da piazza Venezia), a cui seguono due gruppi scultorei (anche in questo caso uno per parte) che raffigurano altrettanti Leoni alati e infine, sulla sommità della scalinata, prima dell'inizio della terrazza dell'Altare della Patria, due Vittorie alate[94][127].

La presenza di queste figure non è casuale: esse hanno infatti un significato simbolico preciso[128]. Il "pensiero" e l'"azione" sono stati infatti fondamentali nel processo di unificazione italiana, visto che sono due concetti necessari per far cambiare il corso della storia e per trasformare una società[128]. La forma complessiva dei due gruppi scultorei richiama le caratteristiche intrinseche dei due concetti: L'Azione ha un profilo triangolare e spigoloso, mentre il Il Pensiero ha una foggia circolare[128]. I due Leoni alati rappresentano invece l'iniziazione dei patrioti che decidono di unirsi all'impresa, che sono motivati da ardore e forza, le quali controllano anche il loro lato istintivo, che li porterebbe all'ottenebramento delle loro capacità se lasciato completamente libero[128][129]. Le Vittorie alate, oltre a richiamare i successi militari e culturali dell'epoca romana, simboleggiano allegoricamente il buon auspicio per la realizzazione dell'unità nazionale[128].

Nel dettaglio, la descrizione delle opere che si trovano lungo la scalinata d'ingresso è:

Opera Descrizione Autore Immagine
Il Pensiero Si trova a sinistra della scalinata. Un Genio alato bronzeo rappresenta Il Pensiero, che appoggia una mano sulla personificazione de La Saggezza, da cui prende allegoricamente ispirazione, e aiuta Il Popolo a risollevarsi incitato anche dalla dea Minerva[128][130]. La composizione è completata dal Genio della Guerra che affila le armi pronto alla lotta, e La Discordia, avente in mano una torcia, che ora rischiara il suo cammino, e un flagello, grazie al quale mette in fuga La Tirannide (causa dei dissidi tra gli italiani), che ormai è allo stremo[128]. Giulio Monteverde Il Pensiero - Vittoriano, Roma.jpg
L'Azione Si trova a destra della scalinata. L'Azione, resa allegoricamente da un gruppo di soldati dell'esercito sabaudo, solleva la bandiera d'Italia su cui sono riportati i termini "Italia" e "Vittorio", mentre un Leone di Venezia schiaccia l'oppressore, una donna con in mano una clava è pronta a gettarsi contro il nemico, un giovane garibaldino (unica figura di tutto il Vittoriano, oltre alla statua equestre di Vittorio Emanuele II, avente abiti contemporanei[131]) si prepara all'assalto e un popolano grida alla riscossa[128][130]. Francesco Jerace L'Azione - Vittoriano, Roma.jpg
Leone alato Sono due statue marmoree che rappresentano un Leone alato accovacciato sulla balaustra. Giuseppe Tonnini[127] Leone alato di sinistra - Vittoriano, Roma.jpg
Leone alato di destra - Vittoriano, Roma.jpg
Vittoria alata Sono due statue bronzee che rappresentano una Vittoria alata svettante su un basamento decorato da rostri[1] Edoardo Rubino (quella di sinistra)[127] Vittoria alata di sinistra - Vittoriano, Roma.jpg
Edoardo De Albertis (quella di destra)[127] Vittoria alata di destra - Vittoriano, Roma.jpg

Sulla sommità della scalinata d'ingresso, subito dopo le statue delle Vittorie alate, si apre il terrazzo dell'Altare della Patria, prima piattaforma sopraelevata del Vittoriano, che è dominata centralmente dalla statua della dea Roma[94]. Sul terrazzo dell'Altare della Patria si trovano anche i gruppi scultorei in marmo botticino che simboleggiano i valori morali degli italiani, che rendono salda la nazione[3]. I quattro gruppi hanno un'altezza di 6 metri e sono situati a destra e a sinistra dell'ingresso alla terrazza dell'Altare della Patria (due per parte), lateralmente alle statue de Il Pensiero e de L'Azione e in corrispondenza delle fontane dei due mari, lungo i parapetti che si affacciano su piazza Venezia[94]. Ciò non è un caso: i concetti espressi da queste quattro gruppi scultorei, La Forza, La Concordia, Il Sacrificio e Il Diritto, sono un'emanazione tangibile de Il Pensiero e de L'Azione[128].

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La Forza Si trova a sinistra del parapetto che sovrasta la fontana dell'Adriatico[1][3]. Il gruppo scultoreo è formato da un giovane soldato romano che domina un balestriere medievale (epoca in cui l'Italia era divisa in molteplici Stati: durante l'epoca romana la penisola era invece sotto un'unica insegna, quella della Roma antica) e un lavoratore con in mano un piccone, che ha una posa riflessiva. Il concetto di "forza" è espresso dalla massa muscolare del soldato romano, che è imponente e che ha un piglio michelangiolesco (quindi possente e maestoso[132]), e dalla forma complessiva del gruppo scultoreo, che è triangolare e spigolosa[128]. Augusto Rivalta La Forza - Vittoriano, Roma.jpg
La Concordia Si trova a destra del parapetto che sovrasta la fontana dell'Adriatico[1][3]. Il gruppo scultoreo è formato da una figura centrale, La Concordia nella forma di una donna con cornucopia, che fa da pacere tra un senatore romano, che rappresenta Il Principato, ovvero la monarchia sabauda, e un giovane, che invece simboleggia Il Popolano, ovvero il popolo italiano, accompagnando un abbraccio tra i due[128][130]. Altra figura presente è La Famiglia nella forma di una donna con in braccio un bambino che simboleggia la nascita del nuovo Stato[128]. Complessivamente il gruppo scultoreo comunica allegoricamente la nascita del Regno d'Italia come un'intesa tra la monarchia sabauda e il popolo italiano[128]. Lodovico Pogliaghi La Concordia - Vittoriano, Roma.jpg
Il Sacrificio Si trova a sinistra del parapetto che sovrasta la fontana del Tirreno[1][3]. Il gruppo scultoreo è formato da quattro figure con al centro un giovane combattente morente che è sorretto da un uomo che porta le catene da schiavo spezzate ai polsi, simbolo della riconquista della libertà e della dignità, che sono state ottenute grazie al sacrificio del combattente[130]: quest'ultimo concetto è comunicato da un'altra figura, il Genio della Libertà, che è proteso verso il combattente nell'atto di dargli un bacio[128]. Completa il gruppo scultoreo una donna che impersonifica La Famiglia: le donne, durante il periodo risorgimentale, erano viste come uno degli esempi più importanti del sacrificio, nel suo caso indirizzato verso la famiglia e i figli[128]. il gruppo scultoreo Il Sacrificio è legato alla precedente scultura La Forza, visto che quest'ultima è fondamentale per avere quell'energia spirituale necessaria per compiere sacrifici[128]. Leonardo Bistolfi Il Sacrificio - Vittoriano, Roma.jpg
Il Diritto Si trova a destra del parapetto che sovrasta la fontana del Tirreno[1][3]. Il gruppo scultoreo è formato da quattro figure[128]. Al centro è presente la Libertà che rinfodera la spada dopo aver sconfitto la Tirannia, che è stesa a terra lasciando la scena al Diritto[130]. Quest'ultimo guarda anche a Tirannia nel senso che è anche suo garante nonostante i regimi dispotici lo rifiutino[128]. Sullo sfondo, dietro la Libertà e il Diritto è presente il Popolo, che è sostenuto nella sua lotta per la causa nazionale da questi due concetti[128]. Ettore Ximenes Il Diritto - Vittoriano, Roma.jpg

Ai lati dell'Altare della Patria la scalinata riprende dividendosi in due rampe simmetriche e parallele alla tomba del Milite Ignoto. Entrambe giungono a un pronao dove si aprono due grandi portoni (uno per lato, entrambi posizionati simmetricamente e lateralmente al Milite Ignoto) che conducono ai musei interni[133]. Sopra ciascun portone sono collocate due statue: sul portone di sinistra sono presenti le statue che rappresentano allegoricamente La Politica e La Filosofia, mentre sul portone di destra sono collocate le statue raffiguranti metaforicamente la La Guerra e la La Rivoluzione[133]:

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La Politica Il concetto di "politica" è allegoricamente reso come una donna seduta che volge il suo sguardo a sinistra, verso l'altra statua che si trova sul medesimo portone, La Filosofia[128]. Impugna una spada che ha la punta verso terra, un globo e un libro: questi ultimi due simboleggiano la forza, l'universalità e l'elevamento della politica che ha poi ispirato la Rivoluzione americana, la Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano[128]. Nicola Cantalamessa Papotti La Politica e La Filosofia - Vittoriano, Roma.jpg
La Filosofia La filosofia è metaforicamente rappresentata come una donna avente un atteggiamento riflessivo con la mano destra appoggiata sul mento e la testa abbassata[128]. La donna è a seno scoperto a simboleggiare la libertà di pensiero, concetto reso anche dalal presenza di alette posizionate sull'acconciatura[128]. Eugenio Maccagnani
La Guerra La guerra è allegoricamente resa come una donna vestita da antica Romana che impugna una spada sguainata difendendo metaforicamente la libertà, concetto caro agli illuministi[128]. Ettore Ferrari No immagine disponibile.svg
La Rivoluzione La rivoluzione è metaforicamente rappresentata da una donna seminuda nell'atto di alzarsi[128]. Nella mano destra impugna un'ascia, mentre sulla testa indossa un berretto frigio, simbolo della Rivoluzione francese[128]. Il suo atteggiamento è minaccioso e aggressivo[128]. No immagine disponibile.svg
Una delle due rampe che portano alla statua equestre di Vittorio Emanuele II

Da questi due ripiani partono due ulteriori rampe di scale che convergono, esattamente dietro l'Altare della Patria, verso il basamento della statua equestre di Vittorio Emanuele II, che è situata sulla seconda piattaforma sopraelevata, in ordine di altezza, del Vittoriano[94]. Dietro la statua equestre di Vittorio Emanuele II la scalinata ascendente riprende giungendo a un piccolo ripiano, da cui partono lateralmente due scalinate che portano, ciascuna, all'ingresso di un propileo.

Prima di giungere agli ingressi dei propilei ciascuna delle due scalinate si interrompe in un piccolo ripiano intermedio che consente l'accesso alla terrazza delle città redente, terza e ultima piattaforma sopraelevata del Vittoriano, che si trova esattamente dietro alla statua equestre di Vittorio Emanuele II e immediatamente sotto il colonnato del sommoportico.

Le città "redente" sono le città unite all'Italia in seguito al trattato di Rapallo (1920) e al trattato di Roma (1924), accordi di pace tra le nazioni partecipanti alla prima guerra mondiale. Le città in questione sono Trieste, Trento, Gorizia, Pola, Fiume e Zara.

Pola, Fiume e Zara, in seguito a trattati di Parigi (1947), accordi di pace tra le nazioni partecipanti alla seconda guerra mondiale, passarono alla Jugoslavia e, in seguito alla dissoluzione di quest'ultima, alla Slovenia (Pola) e alla Croazia (Fiume e Zara). Gorizia dopo il secondo conflitto mondiale fu divisa in due, una parte restò all'Italia, mentre l'altra, che fu ribattezzata "Nova Gorica", passò prima alla Jugoslavia e poi, con la dissoluzione di quest'ultima, alla Slovenia.

Ogni città redenta è rappresentata da un altare recante lo stemma comunale corrispondente[1], addossato alla parete di fondo[134]. I sei altari sono stati collocati tra il 1929 e il 1930[134]. Nel dettaglio, la descrizione degli altari è la seguente[134]:

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Trieste Sono sei altari, riportanti il nome di altrettante città redente, che sono sormonti dal rispettivo stemma comunale[134]. Altar Trieste Vittoriano.jpg
Trento Altar Trento Vittoriano.jpg
Gorizia Altar Gorizia Vittoriano.jpg
Pola No immagine disponibile.svg
Zara No immagine disponibile.svg
Fiume Altar Fiume Vittoriano.jpg

Al centro della fila degli altari, incisa sulla parete verticale dello stilobate, è collocata una monumentale iscrizione scolpita in occasione della solenne cerimonia di tumulazione del Milite Ignoto (4 novembre 1921) che riporta il testo del Bollettino della Vittoria, documento ufficiale con cui il generale Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito, annunciò, il 4 novembre 1918, la vittoria dell'Italia e la disfatta nemica nella prima guerra mondiale[135].

Alla sua base si trovano altri due altari simili a quelli delle città redente ma che hanno, in luogo dello stemma comunale delle municipalità, un elmetto. Questi due altari recano, rispettivamente, il detto: "Et Facere Fortia " (a sinistra) "Et Pati Fortia " (a destra), riecheggiante la locuzione latina Et facere et pati fortia romanum est (Tito Livio, Storia di Roma, 11: nell'opera di Livio la frase è pronunciata da Muzio Scevola nei confronti di Porsenna), ossia "È da Romano compiere e patire cose forti"[94].

Nello specifico, la monumentale iscrizione che riporta il Bollettino della Vittoria recita:

« Regnando Sva Maestà il Re Vittorio Emanvele III di Savoia

Il testo del Bollettino della Vittoria scolpito sul marmo, e i due altari che riportano la locuzione latina "Et Facere Fortia " (a sinistra) "Et Pati Fortia " (a destra)

La gverra contro l'Avstria-Vngheria che, sotto l'alta gvida di S.M. il Re, dvce svpremo, l'Esercito Italiano, inferiore per nvmero e per mezzi, inizio' il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condvsse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla qvale prendevano parte cinqvantvno divisioni italiane, tre britanniche, dve francesi, vna cecoslovacca ed vn reggimento americano, contro settantatre' divisioni avstrovngariche, è finita. La fvlminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d'Armata sv Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle trvppe della VII armata e ad oriente da qvelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale del fronte avversario. Dal Brenta al Torre l'irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre piv' indietro il nemico fvggente. Nella pianvra, S.A.R. il Dvca d'Aosta avanza rapidamente alla testa della sva invitta III armata, anelante di ritornare svlle posizioni da essa già vittoriosamente conqvistate, che mai aveva perdvte. L'Esercito Avstro-Vngarico è annientato: esso ha svbito perdite gravissime nell'accanita resistenza dei primi giorni e nell'insegvimento ha perdvto qvantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i svoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinqvemila cannoni. I resti di qvello che fv vno dei piv' potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicvrezza.

IV novembre MCMXVIII, Comando Svpremo Diaz »

Analogamente fu firmato, dall'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, comandante supremo della Regia Marina, il Bollettino della Vittoria Navale. Non fu mai redatto un analogo bollettino per le forze aeree, visto che queste ultime all'epoca facevano capo al Servizio Aeronautico, reparto del Regio Esercito destinato agli aeromobili: la Regia Aeronautica, terza forza armata del Regno d'Italia, fu infatti istituita nel 1923, dopo la fine della prima guerra mondiale.

Sulla terrazza delle città redente si trova anche un macigno proveniente dal Massiccio del Grappa, per un anno teatro del fronte italiano della prima guerra mondiale, a rappresentare tutti i luoghi dove i soldati italiani hanno combattuto durante questo conflitto[1].

L'Altare della Patria[modifica | modifica wikitesto]

L'Altare della Patria al Vittoriano, con la guardia d'onore del Milite Ignoto sovrastata dalla statua della dea Roma
Uno dei due bracieri che ardono perennemente ai lati della tomba del Milite Ignoto con la targa riportante la scritta "Gli italiani all'estero alla Madre Patria"

L'Altare della Patria è la parte più nota del Vittoriano ed è quella con cui esso viene spesso identificato[7]. È situato alla sommità della scalinata d'ingresso e venne disegnato dallo scultore bresciano Angelo Zanelli, che vinse un concorso appositamente indetto nel 1906[3][94]. Si tratta dunque dell'unica parte architettonica del Vittoriano i cui lavori, per motivi cronologici, non furono diretti dal Sacconi, che era morto l'anno precedente.

L'Altare della Patria è formato dal lato della tomba del Milite Ignoto (lat. Ignoto Militi, com'è riportato sul suo sacello) che dà all'esterno dell'edificio (l'altro lato, quella dà all'interno del Vittoriano, è situato, come già accennato, in una cripta), dal sacello statua della dea Roma (che si trova esattamente sopra la tomba del Milite Ignoto) e da due rilievi marmorei verticali che scendono dai bordi dell'edicola che contiene la statua della dea Roma e che corrono verso il basso lateralmente alla tomba del Milite Ignoto[3].

La statua della dea Roma presente al Vittoriano ha interrotto una consuetudine in voga fino al XIX secolo che voleva la rappresentazione di questo soggetto con connotati esclusivamente guerreschi: Angelo Zanelli, nella sua opera, decise di caratterizzare ulteriormente la statua prevedendo anche il richiamo ad Atena, dea greca della sapienza, delle arti oltre che della guerra[128].

Il Milite Ignoto, militare italiano morto nella prima guerra mondiale la cui identità resta sconosciuta, come già accennato, fu trasferito all'Altare della Patria il 4 novembre 1921[3]. L'epigrafe della parte esterna della pietra sepolcrale del Milite Ignoto riporta la scritta "Ignoto Militi" e gli anni di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Mcmxv" (1915) e "Mcmxviii" (1918). La sua tomba è un sacello simbolico che rappresenta tutti i caduti e i dispersi in guerra[3]. Il lato della tomba del Milite Ignoto che dà verso l'esterno, verso l'Altare della Patria, è sempre vigilata da una guardia d'onore e da due fiamme che ardono perennemente[136]. Alla guardia provvedono militari delle varie armi delle forze armate italiane, che avvicendano ogni dieci anni[87].

La tomba del Milite Ignoto è scenario di cerimonie ufficiali durante le celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno e della Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre, occasioni in cui il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato le rendono solenne omaggio. Esattamente sopra la tomba del Milite Ignoto, come già accennato, è presente una grande statua della dea Roma che emerge da uno sfondo dorato, già presente nel progetto sacconiano[78]. La presenza nel Vittoriano della dea Roma vuole rimarcare l'irrinunciabile volontà dei patrioti risorgimentali di avere la Città eterna come capitale d'Italia, concetto indicato come tale, a parer loro, da tutta la storia d'Italia[1][125].

Il contributo alla costruzione del Vittoriano da parte degli italiani all'estero, che venne elargita durante la citata sottoscrizione popolare organizzata durante i due concorsi, è tangibile su una parte del monumento: sui due bracieri che ardono perennemente all'Altare della Patria a fianco della tomba del Milite Ignoto, è collocata una targa il cui testo recita "Gli italiani all'estero alla Madre Patria" in ricordo alle donazioni fatte dagli emigrati italiani tra la fine del XIX secolo e l'inizio XX secolo[137].

Il significato allegorico delle fiamme che ardono perennemente è legata alla loro simbologia, che è antica di secoli, dato che affonda le sue origini nell'antichità classica, in particolar modo nel culto dei morti[138]. Un fuoco che brucia eternamente simboleggia che il ricordo, in questo caso del sacrificio del Milite Ignoto e dell'amor patrio ad esso collegato, è perennemente vivo negli italiani, anche in quelli che sono lontani dal loro Paese, e non svanirà mai[138].

La statua della dea Roma ha la seguente descrizione:

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Dea Roma La statua rappresenta la dea Roma vestita con un peplo e un mantello di pelle di capra. Sul capo ha un elmo e una corona impreziosita di teste di lupo. Nelle mano destra impugna una lancia mentre in quella sinistra una statuetta di Vittoria alata[128]. Da un punto di vista allegorico la statua, visti i tratti che richiamano la dea greca Atena, è legata ad altre sculture del Vittoriano, Il Pensiero e L'Azione, che si trovano all'ingresso del monumento[128]. Angelo Zanelli Altare della Patria-July 2016 (55).jpg

La concezione generale dei bassorilievi situati lateralmente alla statua della dea Roma, uno a sinistra e l'altro a destra, richiama le Bucoliche e le Georgiche di Virgilio, che completano con la statua della divinità romana il trittico dell'Altare della Patria[94]. Entrambi i bassorilievi simboleggiano l'operosità dell'Italia[1]. Il bassorilievo a sinistra dell'Altare rappresenta il Trionfo del Lavoro e converge scenograficamente verso la dea Roma[1] con le seguenti allegorie (da sinistra a destra)[3][139]:

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Agricoltura Concetto rappresentato da tre figure: l'Allevamento, la Mietitura, la Vendemmia e l'Irrigazione Angelo Zanelli Altare della patria, particolare 2.jpg
Genio alato del Lavoro Rappresentato da una figura che sale su un grande aratro trionfale
Industria Rappresentato da una trave da cui pende una pesante incudine, su di cui una mano femminile posa una corona di quercia, simbolo della forza.

Il secondo bassorilievo, a destra della statua della dea Roma, simboleggia il Trionfo dell'amor patrio e converge anch'esso scenograficamente verso la statua della divinità romana[1]. Esso è composto dalle seguenti allegorie (da sinistra a destra)[3][139]:

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Figure femminili che portano corone onorarie a Roma Sono tre figure seguite dai labari e dalle insegne legionarie Angelo Zanelli Altare della patria, particolare.jpg
Il Genio dell'Amore di Patria e l'Eroe L'Eroe, il cui mantello è sollevato da due figure femminili, si appoggia alla grande spada dei Titani; entrambe le figure si trovano su una biga trionfale
Braciere del fuoco sacro della Patria È appeso a una trave, elemento presente simmetricamente anche nel corteo del Trionfo del Lavoro.

La statua equestre di Vittorio Emanuele II e le statue delle città nobili[modifica | modifica wikitesto]

La statua equestre di Vittorio Emanuele II, che si trova al centro del Vittoriano, sopra l'Altare della Patria

Oltre l'altare della Patria, continuando a salire la scalinata, è presente la statua equestre di Vittorio Emanuele II, opera di Enrico Chiaradia e centro architettonico del Vittoriano[57], e le statue delle città nobili[1]. La statua, che è alta 12 metri e lunga 10; è in bronzo e pesa cinquanta tonnellate[140]. Nel complesso, compreso il basamento, il gruppo scultoreo è alto 24,80 metri[4].

La statua equestre di Vittorio Emanuele II è l'unica rappresentazione non simbolica del Vittoriano, dato che è la raffigurazione di un personaggio storico: infatti, come già accennato, le altre opere artistiche presenti nel Vittoriano rappresentano in modo metaforico le virtù e i sentimenti, molto spesso resi come personificazioni allegoriche, che hanno animato gli italiani durante il Risorgimento, ovvero dai moti del 1821 alla presa di Roma (1870), grazie ai quali è stata realizzata l'unità nazionale[10].

Sul suo basamento si trovano le statue di quattordici città nobili, che furono cioè capitali di stati nobiliari italiani in vari periodi della storia. Non sono rappresentate tutte le città che furono capitali di stati italiani nella storia e neanche tutte le capitali dell'Italia preunitaria, mancando Parma e Modena. Inoltre alcune di esse furono sede di governi nobiliari solo nel Medioevo e per poco tempo: è il caso di Pisa e di Bologna.

Non si tratta perciò delle statue delle città più importanti d'Italia, ma di quelle una volta sede capitali di Stati italiani preunitari oppure di repubbliche marinare, considerate antecedenti e convergenti nella monarchia sabauda e per questo reputate "nobili"; per questo motivo sono poste alla base della statua equestre a Vittorio Emanuele II. Al contrario di quelle rappresentanti le regioni d'Italia, sono tutte opere di uno stesso scultore: Eugenio Maccagnani[3].

La descrizione dettagliata della statua equestre di Vittorio Emanuele II è la seguente:

Opera Descrizione Autore Immagine
Statua equestre di Vittorio Emanuele II Statua bronzea di re Vittorio Emanuele II che a cavallo di un destriero Enrico Chiaradia Vittoriano king VE.jpg

Quello che segue è invece l'elenco delle statue che si riferiscono alle città nobili italiane. Ogni città è rappresentata con lo scudo del proprio stemma e con una propria simbologia (l'elenco comincia dalla statua posta sulla fronte del basamento e prosegue in senso antiorario)[133]:

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Torino La tradizione bellicosa della città è simboleggiata dall'armatura (la statua è situata al centro, poiché fu la prima capitale d'Italia); sullo stemma il toro araldico Eugenio Maccagnani No immagine disponibile.svg
Venezia Porta la corona e l'abito dogale; nel suo stemma il leone marciano è in molèca, ossia nella posizione del granchio No immagine disponibile.svg
Palermo Il serpente intorno al braccio è uno dei simboli più antichi della città; sullo scudo è presente l'altro simbolo della città: l'aquila No immagine disponibile.svg
Mantova Indossa la corona ducale e incorona di quercia la targa a lei vicina; nel suo scudo crociato è raffigurato di profilo Virgilio No immagine disponibile.svg
Targa con l'iscrizione "Vittorio Emanuele II Padre della Patria"
Urbino Poggia un ramo di alloro sulla targa e indossa abiti rinascimentali, per ricordare il periodo d'oro della splendida città marchigiana, patria di Raffaello Sanzio e di Bramante Eugenio Maccagnani No immagine disponibile.svg
Napoli Indossa la collana di dignità e un abito regale che ricorda il ruolo di capitale che la città ebbe per secoli No immagine disponibile.svg
Genova In mano regge il caduceo di Mercurio, simboleggiante il commercio, e indossa l'abito dei dogi della Repubblica, patria di Colombo No immagine disponibile.svg
Milano Lo scudo presenta il biscione, simbolo dei Visconti, e la croce comunale No immagine disponibile.svg
Bologna Porta la corona dottorale e i codici del Diritto che ricordano la sua antica università No immagine disponibile.svg
Ravenna Porta in mano un ramo di pino, per ricordare la celebre pineta e indossa gli abiti regali tipici dell'esarcato bizantino No immagine disponibile.svg
Pisa Porta il berretto frigio e appoggia sulla targa a lei vicina un ramo d'alloro No immagine disponibile.svg
Targa con l'iscrizione "Per legge del 16 maggio 1878"
Amalfi Appoggia sulla targa una foglia di palma; nello stemma è raffigurata la bussola di Flavio Gioia, che ricorda l'antica repubblica marinara Eugenio Maccagnani No immagine disponibile.svg
Ferrara La lira, sacra ad Apollo, rappresenta la colta corte degli Estensi, che ospitò il Tasso e l'Ariosto No immagine disponibile.svg
Firenze È incoronata con il lauro come Dante, e il suo aspetto ricorda Beatrice; sullo stemma il giglio fiorentino No immagine disponibile.svg

Il sommoportico e i propilei[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristiche generali[modifica | modifica wikitesto]

Il propileo di destra del Vittoriano, quello dedicato alla libertà dei cittadini

Continuando a salire la scalinata oltre la statua equestre di Vittorio Emanuele II e le statue delle città nobili si arriva all'elemento architettonicamente più imponente e vistoso del Vittoriano, il sommoportico, ossia il grande colonnato in stile corinzio, leggermente in curva, inserito tra due propilei a tempietto, ovvero tra due porticati antistanti le porte di ingresso al sommoportico che sono situati alle sue estremità, che richiamano gli splendori dei Propilei dell'acropoli di Atene. Sull'architrave si alternano festoni di quercia e aquile.

Particolare del colonnato del sommoportico

Il sommoportico, che è lungo 72 metri[4], è retto centralmente da sedici colonne alte quindici metri che terminano con un capitello corinzio decorato da foglie d'acanto ed dal volto dell'Italia turrita[133]. Il cornicione sopra il colonnato è invece decorato da statue che rappresentano le sedici personificazioni allegoriche delle regioni italiane: ogni statua si trova in corrispondenza di una colonna[1]. Per realizzare il sommoportico Sacconi si è ispirato al Tempio dei Dioscuri, tempio che si trova nel Foro Romano di Roma[133].

Ciascun propileo ha come coronamento due quadrighe bronzee sormontate da Vittorie alate, che ripropongono le sinergie architettoniche ed espressive degli archi di trionfo. Le due quadrighe, come dichiarano espressamente le iscrizioni latine poste sui frontoni dei propilei, simboleggiano la libertà dei cittadini (rappresentata dalla scritta di destra, Civium Libertati) e l'unità della Patria (Patriae Unitati, che è invece è a sinistra)[3]. L'utilizzo di quadrighe, ovvero di carri veloci a due ruote trainati da quattro cavalli, in luogo di statue più "statiche", comunica allegoricamente che l'Italia, dopo aver conquistato l'unità e la libertà, è pronta a diffondere nuovamente nel mondo (dopo l'antica Roma e la Roma dei papi, ovvero i due periodi in cui l'Italia fu uno dei centri della storia mondiale) grazie a un nuovo Rinascimento le virtù morali rappresentate nel Vittoriano[15].

Esse riassumono le tematiche fondamentali[3] che caratterizzarono l'inizio e la fine del contributo dato da Vittorio Emanuele II al Risorgimento, ovvero il proclama di Moncalieri (20 novembre 1849), con cui il re, salito al trono da pochi mesi, confermò la sopravvivenza del regime liberale, in un periodo di forte reazionarismo seguito alla soppressione dei moti del 1848 ("la libertà dei cittadini"), e la presa di Roma (20 settembre 1870), con la quale Vittorio Emanuele II concluse i suoi obiettivi politici: un'Italia unita (a cui però mancavano il Trentino e la Venezia Giulia) con Roma capitale ("l'unità della Patria")[141]. Le quadrighe, previste già nel progetto originario, vennero realizzate e collocate nel 1927[3].

Questa la loro descrizione nel dettaglio:

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Quadriga con vittoria alata Quadriga di destra che simboleggia la libertà dei cittadini. La modella scelta dallo scultore per realizzare questa scultura, come la tradizione vuole, fu la nobildonna Vittoria Colonna, duchessa di Sermoneta. Paolo Bartolini Quadriga di destra - Vittoriano, Roma.jpg
Quadriga con vittoria alata Quadriga di sinistra che simboleggia l'unità della Patria. La modella scelta dallo scultore per realizzare questa scultura fu Rosalia Bruni Carlo Fontana Quadriga di sinistra - Vittoriano, Roma.jpg

All'interno dei frontoni dei due propilei si trovano gruppi scultorei che hanno lo stesso tema delle rispettive quadrighe sovrastanti:

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Unità della Patria Scultura del propileo di sinistra Enrico Butti[142] Frontone propileo di sinistra - Vittoriano, Roma.jpg
Libertà dei cittadini Scultura del propileo di destra Emilio Gallori[142] Frontone propileo di destra - Vittoriano, Roma.jpg

Le vittorie alate sulle colonne trionfali[modifica | modifica wikitesto]

Le quattro statue delle vittorie alate, realizzate nel 1911[3], che si trovano su colonne trionfali situate alla base dell'ingresso dei propilei (due in corrispondenza del propileo di destra, due situate all'ingresso del propileo di sinistra). Ogni figura è posta su di una sfera. L'altezza, compresa la sfera, è di 3,70 metri:

Opera Descrizione Autore Immagine
Vittoria alata Situata di fronte al propileo di sinistra, è collocata alla sinistra del suo ingresso. La figura porta palma e serpente. Nicola Cantalamessa Papotti Roma Vittoriano - Vittoria alata con palma e serpente - N.Cantalamessa (esterna destra).jpg
Vittoria alata Situata di fronte al propileo di sinistra, è collocata alla destra del suo ingresso. La figura porta una spada. Adolfo Apolloni No immagine disponibile.svg
Vittoria alata Situata di fronte al propileo di destra, è collocata alla sinistra del suo ingresso. La figura porta una corona d'alloro. Mario Rutelli No immagine disponibile.svg
Vittoria alata Situata di fronte al propileo di destra, è collocata alla destra del suo ingresso. La figura porta una corona d'alloro. Arnaldo Zocchi No immagine disponibile.svg

Le statue delle regioni sulle colonne del sommoportico[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della statua equestre di Vittorio Emanuele II, dietro la quale è visibile il colonnato del sommoportico, sul cui cornicione superiore sono state scolpite le statue delle regioni italiane

La scalinata che conduce alla terrazza delle città redente è il miglior punto di osservazione delle statue delle regioni d'Italia; esse si trovano sul cornicione esterno superiore del sommoportico, ognuna in corrispondenza di una colonna. Traggono ispirazione dalle personificazioni allegoriche delle province, che si usavano porre sui monumenti celebrativi durante l'epoca dell'Impero Romano. All'epoca di costruzione del Vittoriano le regioni italiane erano sedici e tante sono dunque le statue; ognuna fu affidata a uno scultore diverso, quasi sempre nativo della regione di cui avrebbe scolpito l'immagine, alta cinque metri[3]. Il cornicione è impreziosito da fregi costituiti da aquile e teste di leone[143].

All'epoca della costruzione del Vittoriano l'Emilia-Romagna era chiamata Emilia[144][145], l'Abruzzo e il Molise erano visti come un'unica regione chiamata Abruzzi e Molise (che fu pocostituita e in seguito scissa nelle due moderne regioni nel 1963[146]), la Basilicata era chiamata Lucania[147][148] mentre per quanto che riguarda il Piemonte e la Valle d'Aosta, quest'ultima nel 1927 fu costituita in provincia e nel 1945 cambiò denominazione diventando la provincia piemontese della Valle d'Aosta. Infine nel 1948 la provincia fu soppressa per istituire la regione a statuto speciale della Valle d'Aosta.

Da sinistra a destra le statue sono le seguenti[149]:

Regione Descrizione Autore Immagine
Piemonte[N 2] La statua rappresenta le attuali regioni del Piemonte e della Valle d'Aosta. È rappresentata con la corazza, il gladio e un elmo coronato da un'aquila, a rappresentare il ruolo fondamentale giocato nelle guerre d'indipendenza e nel Risorgimento. Pier Enrico Astorri Vittoriano - statue delle regioni - Piemonte.jpeg
Lombardia È raffigurata con in capo la Corona ferrea, custodita nella città di Monza, simbolo del regno longobardo e mentre sta per sguainare la spada, per ricordare sia Milano capitale dell'Impero Romano d'Occidente sia l'antico regno italico medievale, anticipazione del nuovo Regno d'Italia per il quale i Lombardi tanto combatterono. Emilio Bisi Vittoriano - statue delle regioni - Lombardia.jpeg
Veneto[N 3] La statua rappresenta le tre regioni attuali del Veneto, del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia. All'epoca di costruzione del Vittoriano, infatti, solo il Veneto e la gran parte del Friuli erano già italiane, mentre il Trentino, l'Alto Adige, la Venezia Giulia e una piccola parte del Friuli facevano parte dell'Impero austro-ungarico. La statua veste gli abiti del Doge e porta lo scudo con il Leone di S. Marco e lo scettro della Serenissima Repubblica. Ricorda la potenza marinara di Venezia e le gloriose pagine di storia risorgimentale scritte da tutti gli abitanti dell'Italia nord-orientale Paolo Bartolini Vittoriano - statue delle regioni - Veneto.jpeg
Liguria La statua porta la corona ducale e al suo fianco è presente la prua rostrata di una nave, a simboleggiare la potenza marinara di Genova e lo spirito intraprendente e avventuroso dei Liguri, primo tra tutti Cristoforo Colombo Antonio Orazio Quinzio Vittoriano - statue delle regioni - Liguria.jpeg
Emilia[N 4] La statua rappresenta l'attuale regione Emilia-Romagna. La statua porta in capo il berretto frigio, simbolo dell'amore per la libertà; la scritta “Libertas” posta sullo scudo ricorda il Liber Paradisus, con il quale nel 1256 il Comune di Bologna abolì la schiavitù. Il libro con la scritta BONONIA ALMA MATER STUDIORUM e i fasci littori sono simboli invece dell'antichissima università di Bologna, da secoli faro di cultura e di Diritto[N 5] Mauro Benini Vittoriano - statue delle regioni - Emilia.jpeg
Toscana La statua di questa regione è incoronata di alloro come Dante Alighieri, per ricordare il celebre fiorentino fu il padre della lingua italiana. La fiaccola simboleggia la cultura toscana, che portò luce nell'intera Europa, specie durante il Quattrocento. Lo scudo con il leone di Firenze (detto il marzocco) ricorda il coraggio dei patrioti toscani Italo Griselli Vittoriano - statue delle regioni - Toscana.jpeg
Marche Con la mano sinistra regge una lira, sacra ad Apollo dio delle arti, per ricordare che le Marche sono una terra di amatissimi poeti, pittori, musicisti come Leopardi, Raffaello, Rossini, Pergolesi e il Bramante. La mano destra poggia su un timone di nave, per ricordare gli avventurosi pescatori marchigiani e l'antica potenza marinara di Ancona Giuseppe Tonnini Vittoriano - statue delle regioni - Marche.jpeg
Umbria La statua è caratterizzata da una spada, dal capo velato come i sacerdoti dell'età classica e dalla patera inclinata nel gesto della libagione, per ricordare lo spirito mistico dell'Umbria e i grandi santi di questa regione che illuminarono l'Italia e l'Europa. Sono umbri infatti il patrono d'Italia San Francesco d'Assisi, Santa Chiara d'Assisi e il patrono d'Europa San Benedetto da Norcia Elmo Palazzi Vittoriano - statue delle regioni - Umbria.jpeg
Lazio La statua della Vittoria in mano simboleggia la responsabilità della regione in cui si trova Roma di conservare e proteggere l'Unità d'Italia con tanti sacrifici conquistata nel Risorgimento Adolfo Pantaresi Vittoriano - statue delle regioni - Lazio.jpeg
Abruzzi e Molise[N 6] La statua rappresenta le due regioni attuali dell'Abruzzo e del Molise. È vestita con pelle di leone che le copre anche la testa. In una mano porta un ramo di quercia e nell'altra il bastone da viaggio, per rappresentare la natura aspra delle splendide montagne, il carattere forte e gentile degli abitanti e l'antica pratica della transumanza Silvio Sbricoli Vittoriano - statue delle regioni - Abruzzo e Molise.jpeg
Campania La statua porta una cornucopia ricolma di frutta, antico simbolo di abbondanza e di fortuna, per ricordare l'antico epiteto di Campania Felix, dovuto alla fertilità del suolo vulcanico, e legato alla celebre mitezza del clima, con cieli azzurri e sole splendente Gaetano Chiaromonte Vittoriano - statue delle regioni - Campania.jpeg
Puglia La statua ha un abito semplice e capelli sciolti, offre grappoli d'uva e si appoggia su un aratro. Tutto ciò ricorda la fertilità del Tavoliere e di tutto il suolo pugliese, che rifornisce di uva, di grano e di tanti altri saporiti prodotti le altre regioni d'Italia Francesco Pifferetti Vittoriano - statue delle regioni - Puglia.jpeg
Lucania[N 7] La statua, che rappresenta l'attuale Basilicata, è vestita con una toga e stringe una spada e un bastone. Ciò serve a ricordare il carattere forte e temprato dei Lucani e l'antica civiltà di questa terra, risalente alla colonizzazione greca e fiorente sotto l'Impero romano Luigi Casadio Vittoriano - statue delle regioni - Lucania.jpeg
Calabria Rivestita di una pelle di animale selvatico, regge una spada e lo scudo della dea Atena. Ciò ricorda la splendida civiltà greca che allignò sulle coste calabre, ma anche l'aspetto selvaggio delle foreste e delle montagne che si trovano al suo interno, in vista dello Ionio e del Tirreno Giovanni Nicolini Vittoriano - statue delle regioni - Calabria.jpeg
Sicilia La statua porta un fascio di grano, per ricordare la fertilità e la ricchezza della terra siciliana; regge anche uno scudo con l'antico simbolo della Triscele, espressione della forza di questa terra e anche dell'abbondanza di fantastici miti e leggende a essa legate fin dall'epoca più antica Michele Tripisciano Vittoriano - statue delle regioni - Sicilia.jpeg
Sardegna La statua porta lo scettro ed è rappresentata nell'atto di porgere la propria corona, per ricordare che le battaglie che portarono all'unità e all'indipendenza d'Italia partirono proprio dal Regno di Sardegna, e che tanti sardi, fin dall'inizio, combatterono durante il Risorgimento. La corona è generosamente tenuta in mano e non sulla testa per ricordare che dal Regno di Sardegna nacque il Regno d'Italia Luigi Belli Vittoriano - statue delle regioni - Sardegna.jpeg

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio del soffitto del sommoportico

Alla passeggiata del sommoportico si accede, da destra o da sinistra, attraverso due vasti vestiboli quadrangolari, aperti verso un ampio panorama sulla città; essi si trovano all'interno della parte sommitale dei propilei.

Questi spazi sono decorati da mosaici, che ricoprono i lunettoni e le due cupole; essi sono importanti opere del Liberty floreale e del Simbolismo[142]. Per essi venne indetto un apposito concorso tra il 1912 e il 1913, cosa che spiega il cambio di stile rispetto alle precedenti opere situate nel Vittoriano.

In seguito al concorso, la decorazione del soffitto del propileo di sinistra venne affidata a Giulio Bargellini; in questi mosaici egli adottò accorgimenti tecnici innovativi, come l'uso di materiali di varia natura e di tessere di dimensioni diverse e inclinate in modo da creare studiati riflessi luminosi; inoltre è da notare come le linee delle raffigurazioni musive proseguano quelle delle colonne sottostanti[142].

I mosaici del Bargellini rappresentano:

Opera Descrizione Autore Immagine
Fede Rappresentata con il popolo che consacra i propri figli alla Patria, sullo sfondo di una città che ricorda Gerusalemme Giulio Bargellini No immagine disponibile.svg
Forza Un guerriero che accompagna un giovane all'incontro con una donna armata di spada No immagine disponibile.svg
Lavoro Personificato da una famiglia di agricoltori che si ritrova insieme dopo una giornata sui campi No immagine disponibile.svg
Sapienza Rappresentato da un maestro in cattedra di fronte ai suoi alunni seduti sui banchi No immagine disponibile.svg

La decorazione del soffitto del propileo di destra, con finte architetture, fu invece affidata ad Antonio Rizzi, che vi rappresentò[142]:

Opera Descrizione Autore Immagine
Legge È completata dalle allegorie delle virtù della Giustizia (sul trono), della Sapienza, della Ricchezza, della Prudenza, della Fortezza e della Temperanza, ognuna con i suoi classici attributi Antonio Rizzi No immagine disponibile.svg
Valore Rappresentata da un giovane che tempra la sua spada sulle ali della Libertà, attorniato dai fondatori della stirpe italica, tra cui Enea e Ascanio No immagine disponibile.svg
Pace Impersonata da una figura femminile che regge un fascio di grano e da altre figure che portano i frutti della terra, mentre colombe bianche volano verso una fonte No immagine disponibile.svg
Unione Rappresentata dall'incontro tra un giovane e la Poesia No immagine disponibile.svg

Le porte che dai due propilei conducono al sommoportico sono ornate di sculture allegoriche rappresentanti le arti[142]:

Opera Descrizione Autore Immagine
L'Architettura e la Musica Si trova nel vestibolo di sinistra Antonio Garella No immagine disponibile.svg
La Pittura e la Scultura Si trova nel vestibolo di destra Lio Gangeri No immagine disponibile.svg

L'interno del sommoportico ha un pavimento di marmi policromi[127] e un soffitto a lacunari, progettato da Gaetano Koch esso è chiamato "Soffitto delle Scienze"; deve il suo nome alle sculture in bronzo di Giuseppe Tonnini rappresentanti trofei d'arme e allegorie delle Scienze[142]:

Opera Descrizione Autore Immagine
Trofei d'arme Si tratta di insiemi di scudi, corazze, alabarde, lance, bandiere, frecce e faretre; in un trofeo si mostrano gli emblemi della Casa Savoia, ossia la corona sabauda, l'aquila con lo scudo crociato e il collare dell'Annunziata Giuseppe Tonnini No immagine disponibile.svg
Allegorie delle Scienze Figure femminili che rappresentano la Geometria (con compasso e squadra), la Chimica (con storta e distillatore), la Fisica (con lanterna e barometro), la Mineralogia (con cristallo di quarzo), la Meccanica (con ruota dentata e sestante), la Medicina (con coppa e serpente), l'Astronomia (con il globo dello Zodiaco), la Geografia (con goniometro e globo terrestre) No immagine disponibile.svg

La parete verticale opposta alle colonne è decorata, nella parte più alta, da mosaici a fondo dorato, realizzati dopo il 1925[127].

La cripta del Milite Ignoto[modifica | modifica wikitesto]

La cripta del Milite Ignoto, come già accennato, è un locale situato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, da cui è possibile vedere il lato del sacello del Milite Ignoto che dà all'interno del Vittoriano[100]. Si trova quindi in corrispondenza dell'Altare della Patria, da cui invece si può vedere il lato della tomba del Milite Ignoto che dà verso l'esterno[101].

L'epigrafe della parte interna della pietra sepolcrale del Milite Ignoto riporta la scritta "Ignoto Militi" e le date di inizio e di fine della partecipazione italiana al primo conflitto mondiale, ovvero "Xxiv Maggio Mcmxv" (24 maggio 1915) e "Iv Novembre Mcmxviii" (4 novembre 1918). Come già accennato, il lato esterno della pietra sepolcrale riporta invece solo gli anni della partecipazione italiana alla guerra.

Al Milite Ignoto, il 1º novembre 1921[150], fu conferita la medaglia d'oro al valor militare, massima decorazione militare italiana, con una motivazione che fu riportata anche sul lato del suo sacello che si trova internamente al Vittoriano, nell'omonima cripta:

Il sacello al Milite Ignoto all'interno del Vittoriano

« Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria »

Sulla porta del simulacro è invece presente il seguente epitaffio[87], che forse è stato redatto da re Vittorio Emanuele III in persona[91]:

« Ignoto il nome - folgora il suo spirito - dovunque è l'Italia - con voce di pianto e d'orgoglio - dicono - innumeri madri: - è mio figlio »

La medaglia al valor militare, il 12 ottobre 1921, era stata preceduta dalla Medal of Honor, massima decorazione militare assegnata dal Governo federale degli Stati Uniti d'America[151], a cui seguì la Croce della Libertà per il comando militare di I Classe, massima onorificenza militare dell'Estonia, e la Croix de guerre, onorificenza militare della Francia[152].

La cripta del Milite Ignoto è opera dell'architetto Armando Brasini[102]. È un locale a forma di croce greca con volta a cupola a cui si accede tramite due rampe di scale[102]. Dalla cripta si diparte un breve cunicolo che raggiunge la nicchia del sacello del Milite Ignoto[102]. Questa nicchia è inserita in un arcosolio il cui stile si ispira alle edifici paleocristiani, in particolar modo alle catacombe.

Il soffitto della cripta si ispira allo stile dell'antica Roma alternando volte a crociera e volte a botte[102]. Il locale, che è stato realizzato in laterizi, è caratterizzato dalla presenza di archi a tutto sesto e di nicchie[100]. È anche presente un piccolo altare per le funzioni religiose[101].

Le pareti della cripta sono decorate da un mosaico avente stile bizantino che è opera di Giulio Bargellini[101]. I soggetti ritratti sono a sfondo religioso: la crocifissione, che è situata sopra la tomba del Milite Ignoto, e l'immagine dei santi protettori delle varie armi delle forze armate italiane, ovvero la Madonna di Loreto (patrona dell'Aeronautica Militare), che è situata sulla cupola, san Martino (patrono della fanteria), san Giorgio (patrono della cavalleria), san Sebastiano (patrono della polizia locale) e santa Barbara (patrona della Marina Militare, degli artificieri e dei genieri), tutti rappresentati sulle pareti verticali[101].

Parti della cripta e del sepolcro sono state realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne che furono teatro degli scontri della prima guerra mondiale: il pavimento in marmo del Carso mentre il piccolo altare è stato realizzato in unico blocco di pietra proveniente dal monte Grappa[101].

Gli spazi espositivi del Vittoriano[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera militare del Regno d'Italia con puntali, conservata al Sacrario delle bandiere del Vittoriano

All'interno del Vittoriano si trovano alcuni spazi espositivi dedicati alla storia d'Italia, in particolar modo quella risorgimentale: il Sacrario delle Bandiere, il Museo centrale del Risorgimento, con annesso istituto di studio, un'area che ospita anche mostre temporanee di pittura e che è chiamata "ala Brasini"[119] e il Museo Nazionale dell'emigrazione italiana. Sono anche visitabili parte dei ritrovamenti archeologici rinvenuti durante i lavori di costruzione del Vittoriano[119].

Sacrario delle bandiere[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sacrario delle Bandiere.

Il Sacrario delle Bandiere è il luogo in cui sono raccolte e custodite le bandiere di guerra dei reparti militari disciolti e delle unità navali radiate dal naviglio dello Stato, nonché le bandiere degli istituti militari e delle unità appartenenti ai corpi armati dello stato (Esercito Italiano, Aeronautica Militare, Marina Militare, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo forestale dello Stato, Guardia di Finanza) disciolte.

Presso il sacrario sono custoditi anche dei cimeli, relativi alle guerre, soprattutto risorgimentali, a cui hanno preso parte le forze armate italiane. Tra i cimeli della Grande guerra si ricorda il MAS con il quale Luigi Rizzo compì la celebre impresa che gli valse la medaglia d'oro: da Ancona raggiunse Premuda e riuscì ad affondare la nave da battaglia austro-ungarica SMS Szent István. Nel primo salone sono conservate 228 bandiere e 469 nel secondo. Al piano inferiore trovano posto le bandiere e gli stemmi di combattimento delle unità della Marina Militare.

Museo centrale del Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano.

L'accesso al Museo centrale del Risorgimento al Vittoriano è dal fianco sinistro del momumento. Al contrario dell'esterno del Vittoriano, qui il percorso che portò all'unità italiana è narrato attraverso le testimonianze di coloro che ne furono i protagonisti e non per mezzo di immagini allegoriche; la visita del Museo del Risorgimento è dunque complementare a quella degli esterni del Vittoriano.

Una sezione è dedicata ai personaggi storici del Risorgimento italiano: Cavour, Mazzini, Garibaldi. Altre sezioni illustrano le varie fasi risorgimentali: dalla Restaurazione al 1848, alla Repubblica Romana del 1849, alla spedizione dei Mille, all'annessione di Roma all'Italia[153]. Un percorso parallelo è dedicato all'approfondimento di temi particolari, come ad esempio il brigantaggio.

Ingresso del Museo centrale del Risorgimento

Nel museo sono esposti cimeli della prima guerra mondiale e anche l'affusto del cannone utilizzato nel 1921 per trasportare il feretro del Milite Ignoto.

Sulle pareti vi sono tele inerenti alle imprese che hanno meritato la medaglia d'oro, dei disegni realizzati da Anselmo Bucci, Aldo Carpi, e Italico Brass. Il percorso termina con alcune installazioni videografiche dell'Istituto Luce[153].

Museo Nazionale dell'emigrazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Emigrazione italiana.

Il primo giugno 2009 si è aperto al Vittoriano il Museo Nazionale dell'emigrazione italiana, che ha lo scopo di raccontare la storia dell'emigrazione italiana attraverso un percorso cronologico, esponendo materiali di varia tipologia: letteratura, cinematografia, documentari, musica, testimonianze audio, fotografie, giornali e riviste d'epoca, oggetti[154].

La localizzazione al Vittoriano di questo museo non è certo casuale: già Giovanni Pascoli aprì le celebrazioni del Giubileo del 1911 (cinquantenario dell'Unità) cantando le storie "dell'Italia raminga", riconoscendo fin da allora l'importante ruolo svolto nel processo di definizione dell'identità italiana dall'emigrazione di milioni di contadini, operai e piccoli imprenditori. Essi, giunti nei paesi più lontani, con i loro sacrifici e affrontando le difficoltà del processo d'integrazione, hanno diffuso nel mondo la cultura e i valori italiani, contribuendo all'economia e alla cultura dei luoghi ove andarono a vivere[155].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Esplicative[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'etimologia stessa della parola "travertino" (litus tiburtinum) ricorda le tante cave di estrazione prossime a Roma. Si veda Storia del travertino, su casaeditriceonline.it. URL consultato il 1º gennaio 2018.
  2. ^ Attuali Piemonte e Valle d'Aosta.
  3. ^ Attuali Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia.
  4. ^ Emilia Romagna.
  5. ^ Questi simboli, risalendo all'età medievale, non hanno alcun riferimento al fascismo.
  6. ^ Attualmente due regioni distinte.
  7. ^ Attuale Basilicata.

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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