Mercurio (divinità)

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Il Mercurio nell'interpretazione scultorea di Jean-Baptiste Pigalle.

Mercurio (Mercurius, nome latino del dio greco Hermes, Έρμής) è il protettore dell'eloquenza, del commercio e dei ladri, nella mitologia greca e romana. Essendo il messaggero degli dei viene spesso raffigurato con le ali ai piedi. Viene raffigurato come figlio di Giove e della pleiade Maia.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Farinati, Mercurio che afferra la Fortuna per il lungo ciuffo, 1590 circa, affresco, Villa Nichesola-Conforti, Ponton di Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona).

Mitologia greca[modifica | modifica wikitesto]

Nella mitologia greca Mercurio (Hermes), figlio di Zeus e della ninfa Maia, era il messaggero degli dei, dio protettore dei viaggi e dei viaggiatori, della comunicazione, dell'inganno, dei ladri, dei truffatori, dei bugiardi, delle sostanze, della divinazione. Tra gli altri ruoli, Hermes era anche il portatore dei sogni e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

Mitologia romana[modifica | modifica wikitesto]

Nella mitologia romana Mercurio rappresenta non solo per la sua velocità i ladri ma è anche il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, il suo nome latino probabilmente deriva dal termine merx o mercator, che significa mercante.

A Roma, un tempio a lui dedicato, venne eretto nel Circo Massimo sul colle Aventino, nel 495 a.C.

«…I consoli (Publio Servilio Prisco Strutto e Appio Claudio Sabino Inregillense) si contendevano l'onore di consacrare il tempio di Mercurio e il senato girò la questione al popolo: a chi dei due fosse toccato, per volontà del popolo stesso, l'onore della consacrazione, sarebbe andata anche l'amministrazione dell'annona e il compito di formare una corporazione di commercianti, nonché di celebrare i riti solenni di fronte al pontefice massimo. Il popolo assegnò la consacrazione del tempio a Marco Letorio, centurione primipilo, con un intento chiarissimo: non si trattava cioè tanto di onorare quest'uomo - troppo grande la sproporzione tra l'incarico e la sua posizione nella vita di tutti i giorni -, quanto di un'offesa alle persone dei consoli. …»

(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, lib. II, par. 27)

Dalla ninfa Carmenta ebbe Evandro, il mitologico fondatore della città di Pallante sul Palatino a Roma.[1]

Mitologia celtica, britannica e germanica[modifica | modifica wikitesto]

Quando descrissero gli dei delle tribù celtiche e germaniche, anziché considerarli divinità separate, i romani li interpretarono come manifestazioni locali o aspetti dei loro stessi dei, un tratto culturale chiamato interpretatio Romana. Mercurio, in particolare, è stato segnalato come estremamente popolare tra le nazioni conquistate dall'impero romano; Giulio Cesare ha scritto che Mercurio è il dio più popolare in Gran Bretagna e Gallia, considerato l'inventore di tutte le arti. [2] Ciò è dovuto probabilmente al fatto che nel sincretismo romano, Mercurio era equiparato alla Dio celtico Lugus, e in questo aspetto era comunemente accompagnato dalla dea celtica Rosmerta. Sebbene in origine Lugus fosse stata una divinità della luce o del sole (anche se questo è contestato), simile al romano Apollo, la sua importanza come dio del commercio lo rese più paragonabile a Mercurio, e Apollo fu invece equiparato a la divinità celtica Belenus.[3]

I romani associarono Mercurio al dio germanico Wotan, da interpretatio Romana; lo scrittore romano del I secolo Tacito lo identifica come il dio principale dei popoli germanici.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mercurio non compare tra i Di indigetes (i Numi indigeni) della prima religione romana. Piuttosto, ha ripreso i precedenti Dei Lucrii da quando la religione romana si sincretizzò con la religione greca durante il periodo della Repubblica Romana, a partire dal IV secolo a.C.venendo introdotto per influenza degli etruschi che già avevano un dio assimilabile: Turms.[5] Sin dall'inizio, Mercurio aveva essenzialmente gli stessi aspetti di Hermes, indossava scarpe alate (talari), un cappello alato (petaso) e portava il caduceo, un bastone da araldo con due serpenti intrecciati che era il dono di Apollo per Hermes. Era spesso accompagnato da un galletto, araldo del nuovo giorno, un ariete o una capra, che simboleggiava la fertilità e una tartaruga, riferendosi alla leggendaria invenzione di Mercurio della lira da un guscio di tartaruga.

Da Hermes assunse anche il ruolo di dio messaggero, di nume dell'eloquenza e del commercio, in particolare del commercio del grano. Mercurio era anche considerato un dio dell'abbondanza e del successo commerciale, in particolare in Gallia, dove si diceva che fosse particolarmente venerato.[6]Era anche, come Hermes, lo psicopompo dei romani, che conduceva le anime dei defunti nell'aldilà. Inoltre, Ovidio scrisse che Mercurio trasportava i sogni di Morfeo dalla valle di Somnus agli umani addormentati. [3]

Le prove archeologiche di Pompei suggeriscono che Mercurio era tra i più popolari degli dei romani. [7] Il dio del commercio era raffigurato su due delle prime monete di bronzo della Repubblica Romana, i Sestanti e la Semioncia. [8]

Nella Bibbia[modifica | modifica wikitesto]

Mercurio è menzionato nella Vulgata, in Proverbi 26:8[9], in relazione all'usanza pagana e al detto popolare di "gettar sassi nel vaso di Mercurio".[10] Il passo è spiegato nella Summa theologiae di Tommaso D'Aquino[11]:

«. Come i principi e i prelati vengono onorati anche se sono cattivi, in quanto fanno le veci di Dio e della collettività a cui sono preposti, secondo le parole dei Proverbi [26, 8 Vg]: «Come chi getta sassi nel mucchio di Mercurio, così chi attribuisce onori a uno stolto». Poiché infatti i pagani attribuivano a Mercurio il commercio, si denomina mucchio di Mercurio una somma di calcoli in cui talora i mercanti mettono un sassolino al posto di cento marchi: e così anche viene onorato lo stolto, poiché sta al posto di Dio e di tutta la collettività.»

(ST II-II, q. 63, a.3[11])

Si tratta di uno dei rari riferimenti a divinità, popoli o luoghi del mondo greco-latino presenti nella traduzione dell'Antico Testamento, unitamente a quello ai Lacedomoni in 1 Maccabei 12:1-10.[12][13][14]

Altre fonti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 31.1.
  2. ^ De Bello Gallico 6.17
  3. ^ a b Littleton, C. Scott (Ed.) (2002). Mythology: The Illustrated Anthology of World Myth and Storytelling (pp. 195, 251, 253, 258, 292). London: Duncan Baird Publishers. ISBN 1-904292-01-1.
  4. ^ Germania 9
  5. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/turms_(Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica)/
  6. ^ De bello gallico, Cesare, 55
  7. ^ Beard, Pompeii: The Life of a Roman Town at 295–298
  8. ^ Sear, David R. (2000). Roman Coins and Their Values – The Millennium Edition. Volume I: The Republic and The Twelve Caesars, 280BC-AD96 (pp. 187–189). London: Spink. ISBN 1-902040-35-X
  9. ^ (LAEN) Vulgata, Libro dei Proverbi, capitolo 26, verso 8, su bibleub.com. URL consultato il 4 agosto 2019 (archiviato il 3 agosto 2019).
  10. ^ Google, su google.it. URL consultato il 10 settembre 2019 (archiviato il 4 agosto 2019).
  11. ^ a b A. Belloni (O.P.) (a cura di), Somma Teologica II-II, q. 63, a. 3 (PDF), traduzione di T. Centi (O.P.), p. 3632 (archiviato il 23 Gennaio 2019).
  12. ^ Dissertazioni sulla parentela de' Giudei e Lacedemoni, in La Sacra Bibbia di Vence, Milano, A. Ubicini (Bernardoni tipografo), 1844, p. 378. URL consultato il 4 agosto 2019 (archiviato il 4 agosto 2019).
  13. ^ Joseph-François Du Clot de La Vorze, La sacra Bibbia vendicata dagli assalti della incredulita e giustificata da ogni rimprovero di contraddizione con la ragione, V, Milano, Gaetano Venturini (tip. Rodolfo Bibbiara), 1821, OCLC 492768082 (archiviato il 4 agosto 2019)., traduzione dal francese, dedicata a mons. Gabrio Maria Nava
  14. ^ La Santa Bibbia vendicata dagli attacchi dell'incredulità e giustificata da ogni rimprovero, tomo II, 2ª, Napoli, Stamperia e Cartiere del Fibreno, 1843, p. 228.

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