Mitologia celtica

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Il Calderone di Gundestrup, manufatto celtico della fine del II secolo a.C. conservato presso il Museo Nazionale di Copenaghen.

La mitologia celtica è l'insieme dei miti, delle saghe e delle credenze religiose diffuse tra la civiltà dei Celti.

Le fonti scritte[modifica | modifica wikitesto]

Gli antichi celti praticavano la scrittura, ma la ricostruzione della religione celtica presenta alcune difficoltà, causate da motivi di ordine storico e documentario. I celti facevano uso della scrittura solo a fini pratici per intestare dediche alle divinità o nei casi di iscrizioni funebri e marchi di proprietà.

Il patrimonio religioso veniva tramandato solo per via orale e creatori di esso erano i "druidi", le loro funzioni variavano e oltre ad essere sacerdoti, a volte comparivano anche nella veste di poeti, storici, giuristi.

Altre fonti sono quelle greche e romane, ma anch'esse hanno dei limiti insuperabili dovute in parte al pregiudizio classicocentrico, in cui si mettono in risalto i particolari barbarici della religione celtica o quegli elementi che la differenziavano dal paganesimo greco-romano. Nessun testo pervenuto tratta sistematicamente ed organicamente la mitologia celtica.

I druidi[modifica | modifica wikitesto]

Poco conosciuti sono ancora i riti druidici, anche se i sacrifici umani descritti da Cesare sembrano avere avuto una abbastanza ridotta rilevanza. Plinio, invece, descrive un culto arboreo collegato ad elementi astronomici: la raccolta del vischio che cresceva sulle querce, i cui boschi erano sacri per i druidi. Il sacerdote vestito di bianco saliva su un albero e tagliava il vischio con un falcetto d'oro nel sesto giorno della luna nuova. Seguiva il sacrificio di due tori bianchi tra canti religiosi. È ipotesi ormai assodata quella del legame tra il culto druidico e i megaliti, in particolare i menhir. I druidi avevano conoscenze astronomiche testimoniate dal misterioso sito di Stonehenge, interpretato come un antichissimo calendario celeste in grado di prevedere cicli stagionali ed eclissi in base all'incidenza dei raggi solari tra i monoliti.

Il pantheon gallico[modifica | modifica wikitesto]

Nel "De bello Gallico" Cesare elenca le principali divinità celtiche, di cui fa una interpretatio romana, dando a ciascuna di esse il nome della divinità romana o greca con cui a suo giudizio andava identificata. Secondo Cesare, i galli adoravano soprattutto Mercurio. Secondariamente, Cesare elenca Apollo, Marte, Giove e Minerva[1]. Oltre a questi cinque, Cesare menziona anche il dio dell'oltretomba Dis Pater, da cui i celti discenderebbero[2]. Sfortunatamente, Cesare non indica i nomi degli dei celtici a cui i corrispondenti romani fanno riferimento. Secondo molti commentatori, il Mercurio gallico è equiparabile al dio celtico Lugus[3]; tuttavia, secondo Alexander MacBain, Apollo corrisponderebbe al dio Lúg, Mercurio a Manannan mac Lir, Giove al Dagda, Marte a Neit, e Minerva a Brigit[4]. Altri studiosi sono però più scettici rispetto al tracciare una corrispondenza esatta tra le divinità del pantheon celtico e gli dei romani[5]

Lucano invece conserva i nomi esotici, e indica una trinità celtica composta da Taranis, dio del tuono, Toutatis, dio della guerra, ed Esus, anche se c'è scarsa evidenza al di là di questo autore del fatto che questi fossero effettivamente gli dei principali dei celti.

Più probabilmente, ogni tribù celtica aveva le proprie divinità protettrici delle singole tribù, villaggi e corsi d'acqua.

Altre divinità importanti nel mondo celtico possono essere comunque identificate in Epona, protettrice dei cavalli, Nantosuelta, dea della fertilità, Sucellos, il dio con il martello, e Cernunnos, il dio cornuto.

Il culto delle Matronae[modifica | modifica wikitesto]

Le celtiche Matronae sono l'incarnazione della maternità. Nelle figurazioni non compaiono mai sole, ma sempre in gruppo e formano quasi sempre una triade. Esse rappresentano un complesso insieme di forze positive ornate di spighe e frutti a simbolo di una perenne fruttuosità. Non appartengono al pantheon ufficiale, ma rappresentano precise realtà locali o sociali, il loro culto è legato ad un'idea di fiducia gratuita. Prima di esistere nella religione celtica, appartenevano già ai culti indoeuropei.

Tradizioni gallesi[modifica | modifica wikitesto]

Due famose collezioni del XIV secolo, il "Libro bianco di Rhydderch" e il "Libro rosso di Hergest" contengono alcune tradizioni gallesi come quella della raccolta detta "Mabinogi". Altri racconti gallesi contengono tradizioni che gli studiosi definiscono come sciamaniche, il cui protagonista è Cei che si trasformerà nel lugubre Key del ciclo arturiano. Infine il modello gallese di Merlino è il poeta mago Taliesin che si vanta di possedere tutte le arti magiche dell'Europa e dell'Asia. Ma anche altri personaggi come Math, Gwydion, figlio di Don (la dea Dana), Llwyd, ecc. sono capaci di imprese favolose.

Tradizioni irlandesi[modifica | modifica wikitesto]

Queste tradizioni ci raccontano la storia mitica dell'isola dopo il diluvio. I primi immigrati subiscono continuamente gli attacchi dei Fomori, esseri crudeli arrivati da oltremare. Una nuova ondata di immigrati porta le leggi e la società civile. Sono seguiti dai Túatha Dé Danann, le tribù della dea Dana, iniziati al sapere magico. Essi sono guidati dal Dio Lugh in persona nella grande battaglia di Magh Tuiredh contro la razza dei Fomoriani che vinta verrà per sempre bandita dall'Irlanda. Dopo la battaglia arriveranno i primi celti provenienti dalla Spagna. Le relazioni fra i celti e i Tuatha restano tese, come dimostrano le diverse battaglie che combattono gli uni contro gli altri. Finalmente i Tuatha si ritirano nell'Annwn e cedono lo spazio visibile ai Celti.

Tra le tradizioni irlandesi va ricordato il "Ciclo dell'Ulster", che ha come protagonista l'eroe Cú Chulainn, che risiede alla corte del re Conchobar, in Ulster. La regina Medhbh di Connacht invia un'armata per impadronirsi del toro bruno di Cuailnge e la gente di Ulster, per effetto di un sortilegio, non è capace di opporle resistenza. Ma Cú Chulainn lotterà da solo contro l'armata degli avversari e un combattimento feroce tra il toro bruno di Cuailnge e il toro di Connacht metterà fine all'epopea. La carriera del semi-dio Cú Chulainn sarà breve, perché i suoi avversari lo uccideranno attraverso i loro poteri magici.

Tra gli eroi mitici irlandesi va ricordato anche Fionn mac Cumhail, protagonista del "Ciclo feniano" e capo dei Feniani, una confraternita di guerrieri iniziati. Fionn possiede poteri magici che utilizza per eliminare le forze sovrannaturali che minacciano il suo paese.

Le feste celtiche[modifica | modifica wikitesto]

Il calendario celtico si basava su un computo complesso, regolato sia dal ciclo solare che da quello lunare. Il ciclo solare scandiva l'anno in due fasi, segnate dalla festa di Samhain e di Beltane; queste due fasi principali erano ulteriormente divise in due parti uguali, segnate dalle festività minori di Lughnasadh ed Imbolc. Nella festa di Samhain, il trentuno ottobre, ha inizio la parte oscura dell'anno. In tale occasione le porte degli inferi si aprivano e gli spiriti dei morti tornavano a vagare nel mondo terreno. Il 1º maggio incominciava invece la parte luminosa dell'anno, con la festa di Beltane che significava "fuoco di Bel" dedicata probabilmente a Belenus. Il primo agosto era la volta della festa di Lughnasadh in cui si festeggiava la mietitura e il nuovo raccolto, celebrando la fertilità della terra, dedicato al dio Lúg. Il 1º febbraio si celebrava invece la festa di Imbolc (letteralmente"latte di pecora") che era una festa di purificazione e rinascita, in cui si celebrava la Dea Madre e si festeggiava la nascita degli agnelli. Durante la celebrazione il latte veniva versato copiosamente sulla terra a simboleggiare la fertilità. Accanto a queste che erano le date più importanti del calendario solare, c'erano delle date variabili legate al calendario lunare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gaius Julius Caesar, Commentarii de Bello Gallico, 52–51 BCE.
  2. ^ Anne Ross, Everyday Life of the Pagan Celts, Carousel Books, 1972, pp. 208, ISBN 0-552-54021-8.
  3. ^ Alexei Kondratiev, "Lugus: the Many-Gifted Lord", An Tríbhís Mhór: The IMBAS Journal of Celtic Reconstructionism #1, 1997
  4. ^ Alexander MacBain, Celtic Mythology and Religion, Folcroft Library Editions, 1976, pp. 69–75, ISBN 0-8414-6043-4.
  5. ^ Jan de Vries, Celtisches Religion (Stuttgart: Kohlhammer Verlag) 1961, pp 40-56.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, La saga irlandese di Cu Chulainn, Mondadori, Milano 1982.
  • Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Saghe e racconti dell'antica Irlanda, Mondadori, Milano 1993.
  • Giordano Berti, Il sogno di Oengus, Lo Scarabeo, Torino, 1991 (illustrazioni di Milo Manara).
  • Giordano Berti, Miti dei Celti d'Irlanda, Lo Scarabeo, Torino, 1994 (illustrazioni di Giacinto Gaudenzi).
  • Melita Cataldi, Antiche storie e fiabe irlandesi, Torino 1985.
  • Giovanni Giusti, Antiche liriche irlandesi, Salerno Editrice, Roma 1991.
  • Augusta Gregory, Dei e guerrieri d'Irlanda, Studio Tesi, Milano 1991.
  • Françoise Le Roux e Christian-J. Guyonvarc'h, I Druidi, ECIG, Genova, 1990; nuova ediz. 2000.
  • Thomas W. Rolleston, I miti celti, Longanesi, Milano 1994.

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