Viscum album

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Vischio)
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Vischio
Viscum album - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-281.jpg
foglie e bacche di Viscum album
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Santalales
Famiglia Viscaceae
Genere Viscum
Specie V. album
Classificazione APG
Ordine Santalales
Famiglia Santalaceae
Nomenclatura binomiale
Viscum album
L., 1753

Il vischio (Viscum album L., 1753) è una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscaceae (o Santalaceae secondo la classificazione APG).

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

Il vischio è una pianta sempreverde epifita, emiparassita di numerosi alberi, soprattutto latifoglie come ad esempio pioppi, salici, tigli, aceri, meli, betulle, mandorli, Prunus mahaleb ed addirittura Loranthus europaeus - esempio di iperparassitismo. In più perfino è un esempio di autoparassitismo, perché può molto bene sviluparsi sulla pianta "madre", se la capinera (Sylvia atricapilla) - in mancanza di insetti nel inverno - si nutrisce dell'involucro delle bacche e sta schiaccianda fuori il seme contro rami del vischio di latifoglie, liberandosi in una maniera straordinaria dai due fili tenaci-collosi estendibili a più di 20 cm. La pianta madre non soffre di questo autoparassitismo. Risultano soltanto ramificazioni stupefandi. - Su latifoglie come olmi(?), ontani, noci, e querci si trova il vischio soltanto se si tratta di specie non ancora immunizzate perché d'origine americana come Alnus rubra, Juglans nigra e Quercus rubra; ma anche su certi conifere: pino silvestre e pino montano ed un'altra sottospecie (Viscum album ssp. abietis) sull'abete. Se ne può notare la presenza sui latifoglie specialmente in inverno, quando i suoi cespugli piantati nei rami sono evidenziati dalla perdita delle foglie della pianta che li ospita.

La foglia verde del vischio indica la presenza di clorofilla, quindi questa pianta è in grado di compiere la fotosintesi come tutte le altre. L'unico handicap è nell'approvvigionamento dell'azoto, che il vischio non è in grado di ottenere per conto proprio ma lo sottrae alla pianta ospite.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Caratterizzato da foglie oblunghe e coriacee della larghezza di circa 2 cm (più larghe su la Robinia, meno larghe dalla sottospecie dei pini Viscum album ssp. austriacum) poste a due a due lungo il ramo, il vischio ha i fiori gialli e frutti dalle bacche sferiche bianche o giallastre translucide e con l'interno gelatinoso e colloso.

Caratteristiche e proprietà[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

I semi di queste bacche, trasportate e disperse da certi uccelli (che se ne cibano), anzitutto la tordela (Turdus viscivorus), si insediano su un ramo di una pianta "ospite" e iniziano a germinare.

Cespuglio di Vischio sviluppato su tronco di pioppo

Finché sono sufficiente la luce e l'umidità, i semi possono germogliare su un qualsiasi sostrato, anche legno morto o pietra, perché gli embrioni, nel loro involucro sottile e semitrasparente, sono verdi già nel seme: con le piogge e l'irradiazione solare fanno fotosintesi. Così l'asse embrionale o ipocotile fuoriesce dal seme e si allunga - non verso la luce, ma curvandosi in direzione contraria - caso raro di "fototropismo negativo"! La punta toccando il sostrato forma un piccolo disco appoggiandosi al sostrato ed il germoglio può innalzarsi. Se adesso il sostrato è la corteccia assai liscia e giovane di un ramo di una pianta "ospite", continua lo sviluppo del germoglio di vischio: Attraverso un cono di penetrazione ha inizio la formazione di un piccolo tronco, di strutture speciali sotto la corteccia viva e lo sviluppo del vischio. Di solito la pianta ospite non subisce danni a patto che non ci siano troppi individui, in tal caso per liberarsene si dovrà procedere a recidere il ramo.

La coltivazione del vischio è praticata per fini ornamentali ed in erboristeria su un ramo da una pianta ospite sensibile (né faggio, né platano o Ailanthus!) e innestando, schiacciandola, una bacca di vischio matura su parti di corteccia ben' liscia e non troppo vecchia. Dopo un lento sviluppo, talvolta anche nascosto nella corteccia viva, che può durare perfino un paio di anni, inizierà la sua crescita spontanea.

Il vischio viene impiegato nella medicina tradizionale. Si consiglia però di non assumere vischio autonomamente ma di rivolgersi sempre a personale specializzato in quanto la pianta è segnalata dai centri antiveleni. Le bacche della sottospecie comune di latifoglie sono molto pericolose per i bambini, che potrebbero essere tentati di mangiarle. Questa pericolosità non risulta di un veleno - non è velenoso il vischio! - ma dalla incredibile collosità della polpa delle bacche anche nell'umidità della bocca, specialmente nella gola. È per questa ragione che soltanto poche specie di uccelli ne sanno nutrirsi, soprattutto in inverno e nei periodi freddi di primavera, seppur le bacche non siano molto nutritive.

Tradizioni correlate[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione di un viscum album

Al vischio sono riconducibili leggende e tradizioni molto antiche: per le popolazioni celtiche, che lo chiamavano oloaiacet, era, assieme alla quercia, considerato pianta sacra e dono degli dei; secondo una leggenda nordica teneva lontane disgrazie e malattie; continua in molti paesi a essere considerato simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio: diffusa è infatti l'usanza, originaria dei paesi scandinavi, di salutare l'arrivo del nuovo anno baciandosi sotto uno dei suoi rami. A questo proposito il mito di Baldur (raccontato nel Gylfaginning),[1] figlio del dio Odino e signore della luce (per questo sovrapponibile a Cristo), che muore ucciso da una bacchetta di vischio da cui, idealmente e simbolicamente, proviene, in quanto il padre Odino è identificato con l'albero cosmico Yggdrasill su cui nasce il vischio: come era accaduto a Cristo per il legno della croce.[2]

Nel VI libro dell'Eneide (vv. 133-141) di Virgilio, dove si racconta la discesa di Enea nell'oltretomba, la Sibilla cumana gli ordina di trovare un "ramo d'oro" (cioè di vischio, secondo gli studi antropologici) che sarà necessario per placare le divinità infere durante la sua catabasi. L'antropologo britannico James Frazer ha dedicato a questo mito una poderosa ricerca.[3]

Il succo delle bacche veniva usato per preparare colle usate nell'uccellagione. A questo uso fanno riferimento alcuni modi di dire entrati nel linguaggio corrente: può essere vischiosa una sostanza attaccaticcia o una persona particolarmente tediosa, mentre non è gradevole rimanere invischiati in certe situazioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr.Edda di Snorri (Edda in prosa), a cura di G. Chiesa Isnardi, Rusconi, Milano, 1975, pp. 140-141.
  2. ^ Vera Croce
  3. ^ James G. Frazer, Il ramo d'oro. Studio sulla magia e sulla religione, Newton Compton, 2006, ISBN.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]