Estia

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Estia
Hestia Giustiniani.jpg
Estia
Nome orig.Κρόνος
SpecieTitanide
SessoFemmina
ProfessioneDivinità

Estia (in greco antico: Ἑστία, Estía) è un personaggio della mitologia greca, figlia di Crono e Rea[1].

Era la dea vergine della casa e del focolare.

Nella mitologia romana la sua figura corrisponde a quella di Vesta.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Estia era la primogenita di Crono e Rea ed apparteneva quindi al ristretto gruppo delle dodici maggiori divinità dell'Olimpo ma essendo venerata come vergine non ebbe figli.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Divinità dell'antica Grecia tenuta in grande onore, era invocata e riceveva la prima offerta nei sacrifici effettuati nell'ambiente domestico.

Estia sacrificò il suo trono sull'Olimpo quando Dioniso divenne dio e per questo venne anche chiamata anche "ultima dea".

Nonostante Poseidone ed Apollo chiedessero la sua mano, lei fece voto di castità e così Zeus (suo fratello e signore degli dei) per evitare un possibile concorrente al suo trono, respinse le loro proposte.

Dopo un banchetto Priapo, ubriaco, tentò di farle violenza ma un asino con il suo raglio svegliò sia la dea che dormiva che gli altri dèi e fu costretto a darsi alla fuga.
L'episodio ha un carattere di avvertimento aneddotico per chi pensi (se accolte in casa come ospiti), di poter abusare delle donne sotto la protezione del focolare domestico in quanto anche l'asino, simbolo della lussuria, ragliando condanna la follia criminale di Priapo[2][3].

Omero narra che Estia riuscì a resistere alle seduzioni ed alle persuasioni di Afrodite.

Causa la sua funzione che la portava a non abbandonare mai Olimpo, è protagonista in un numero inferiore di miti rispetto ai suoi fratelli ed è meno nota in epoca contemporanea.

Estia e Vesta[modifica | modifica wikitesto]

Insieme alla sua equivalente divinità romana, Vesta, non era nota per i miti e le rappresentazioni che la riguardavano, e fu raramente rappresentata da pittori e scultori con sembianze umane, in quanto non aveva un aspetto esteriore caratteristico: la sua importanza stava nei rituali simboleggiati dal fuoco.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest'ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa.
La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Ogni città, nell'edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.

Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.

Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.

La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.

I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio. Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.

Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.

« Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun'effigie, come non ne ha neppure il fuoco. »

(Ovidio, Fasti, VI, 255-258)

L'arazzo di Estia[modifica | modifica wikitesto]

"Estia in Grazia", Egitto, VI secolo d.C., Collezione Dumbarton Oaks.

"L'arazzo di Estia" è una tardiva rappresentazione della dea come “Hestia Polyolbos" (Estia ricca di Grazia) su un arazzo di scuola copta, realizzato in Egitto durante il VI secolo d.C.[4].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia, 453 (I figli di Crono) su theoi.com. (In inglese)
  2. ^ Ovidio, Fasti libro VI. 319 su theoi.com. (In inglese)
  3. ^ Ovidio era latino quindi cita Estia con il nome di Vesta.
  4. ^ (EN) Paul Friedlander, Documents of Dying Paganism, texiles of late antiquity in Washington, New York and Leningrad, University of California Press, 1945, p. 225.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Estia, nel Progetto Theoi
Era · Atena · Demetra · Afrodite · Artemide · Estia (successivamente sostituita da Dioniso)
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