Teogonia (Esiodo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Teogonia
Titolo originaleΘεογονία
Esiodo, teogonia, con illustrazioni di gustave moreau, parigi, a. lemerre, 1869, esiodo e la musa.jpg
Edizione della Teogonia di A. Lemerre (Parigi, 1869), con illustrazioni di Gustave Moreau.
AutoreEsiodo
PeriodoVII secolo a.C.
Generepoema
Sottogeneremitologico
Lingua originale greco antico

La Teogonia (in greco antico: Θεογονία, Theogonía) è un poema mitologico opera di Esiodo, in cui si raccontano la storia e la genealogia degli dei greci. Si ritiene che sia stato scritto intorno all'anno 700 a.C. ed è una fonte fondamentale per la mitografia greca.

L'opera è composta da 1022 esametri. Ripercorre gli avvenimenti mitologici dal Caos primordiale venuto ad essere, fino al momento in cui Zeus diviene re degli dei.

La Teogonia esiodea[modifica | modifica wikitesto]

L'opera è stata consegnata dalla tradizione medievale bizantina[1] unitamente ad altre due opere esiodee, Opere e giorni e Scudo di Eracle[2][3].

La lingua utilizzata nella Teogonia è convenzionale almeno quanto quella omerica, ripetendone alcune caratteristiche con qualche innovazione[4], è quindi un dialetto ionico "composito", seppur Esiodo fosse nativo della Beozia[5].

«La Teogonia esiodea sembra riflettere la dottrina teogonica dei sacerdoti di Apollo delfico. In origine sarebbe stato il Χάος, il "vuoto primordiale" e poi Γαῖα, la Terra, ed Ἔρως o amore, come attrazione reciproca e principio di unione ed armonia»

(Ilaria Ramelli e Carlo del Grande. Teogonia in Enciclopedia filosofica vol.11. Milano, Bompiani, 2006, pag.11416)

Il contenuto della Teogonia esiodea propone quella che sembra essere la visione dei sacerdoti del culto di Apollo delfico, dove l'attrazione fra Caos e Gea sostenuta da Amore è il fondamento dell'universo e della sua armonia[6] Tale modello mitologico riceve influenze dalle culture religiose e dai miti propri del Vicino Oriente antico e dell'Antico Egitto[7]: la Teogonia si basa su testi precedenti, il più antico dei quali è un testo ittita del XIII-XIV secolo a.C. che propone una genealogia divina simile a quella proposta de Esiodo[8]. Analogie sono riscontrabili anche con l'Enûma Eliš, il poema babilonese della creazione, ove si narra della coppia generatrice Apsû e Tiāmat: Apsû viene poi ucciso da Ea e, successivamente, si afferma in qualità del re degli dèi Marduk.[9]

L'inno alle dee Muse[modifica | modifica wikitesto]

La Teogonia di Esiodo, così come ambedue i poemi "omerici", si contraddistingue per un preciso incipit che richiama l'intervento di alcune dee indicate con il nome di "Muse" (Μοῦσαι, -ῶν).

(GRC)

«Μουσάων Ἑλικωνιάδων ἀρχώμεθ᾽ ἀείδειν,
αἵ θ᾽ Ἑλικῶνος ἔχουσιν ὄρος μέγα τε ζάθεόν τε»

(IT)

«Dalle Muse Eliconie cominciamo il canto,
loro che di Elicone possiedono il monte grande e divino»

(Esiodo, Teogonia, 1-2. Traduzione di Graziano Arrighetti, in Opere. Milano, Mondadori, 2007, p. 3)

Come nota Walter Friedrich Otto, le Muse sono divinità con delle caratteristiche uniche: mentre alle altre divinità greche l'appellativo di "olimpiche" era applicato collettivamente, le Muse erano le uniche, insieme al padre Zeus, per le quali questo appellativo fosse usato anche singolarmente.[10]

Esiodo racconta una vera e propria epifania: le dee incontrano il pastore Esiodo «mentre pascolava agnelli sotto il divino Elicone» apostrofandolo tra i «pastori campestri, vili creature obbrobriose, niente altro che ventri», ma le dee consegnano al pastore Esiodo il bastone (o lo scettro) decorato di alloro trasformandolo da «'ventre', ovvero rozzo contadino e pastore in poeta: una divina grazia tanto eccezionale quanto misteriosa»[11].

Le Muse, dunque, sono le dee che donano agli uomini la possibilità di parlare secondo il "vero"[12], e, figlie di Mnemosine (la Memoria), consentono ai cantori di "ricordare" avendo questa stessa funzione uno statuto religioso e un proprio culto[13]. La potenza del canto propria ai cantori ispirati dalle Muse arriva da dare l'"oblio dei mali e tregua alle cure"[14]; un potere religioso che arriva loro dalla chiaroveggenza dovuta alla memoria[15].

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

La manifestazione del Cosmo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il proemio (vv.1-115) inerente alle Muse, le dee "olimpiche" a cui si deve l'intera opera religiosa, la Teogonia racconta l'origine del mondo:

  • (v. 116) all'inizio, e per primo, "venne ad essere" Caos (Χάος, "Spazio beante", "Spazio aperto"[16], "Voragine"[17])[18];
  • (v. 117) segue Gea (Γαῖα, anche Gaia, Ghe, Terra) che corrisponde sia all'entità "fisica" sia alla personificazione come "dea"[19], sede sicura ed eterna di tutti gli dèi che abitano l'Olimpo;
  • (v. 119) quindi Tartaro (Τάϱταϱος), la realtà tenebrosa e sotterranea (katachthónia);
  • (vv. 120-122) poi Eros (Ἔρως), il più bello (κάλλιστος) tra gli dèi[20], il dio primordiale che "scioglie le membra" (λυσιμελής), e che condiziona l'esistenza dei mortali come quella degli immortali, principio generatore che non genera[21][22];
  • (v. 123) da Caos ("Spazio beante") sorgono, per partenogenesi, Erebo (Ἔρεβος, le Tenebre)[23] e Notte (Nύξ, Nyx)[24];
  • (v. 124-125) e dall'unione di Notte con Erebo nascono Etere (Ἀιθήρ, la Luminosità del cielo) e Emera (Ἠμἐρα, il Giorno)[25];
  • (vv. 126-132) da Gea ("Terra") viene generato, per partenogenesi, Urano (Οὐρανός ἀστερόεις, "Cielo stellante") pari alla Terra[26], genera quindi, sempre per partenogenesi, i monti, le Ninfe (Νύμφη nymphē) dei monti[27] e il Ponto (Πόντος, il Mare)[28];
  • (vv. 133-138) unendosi a Urano ("Cielo"), Gea ("Terra") genera i Titani (Τιτάνες): Oceano (Ὠκεανός)[29], Ceo (Κοῖος, anche Coio), Crio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Giapeto (Ἰαπετός, anche Iapeto), Teia (Θεία, anche Tea o Tia)[30], Rea (Ῥέα), Temi (Θέμις, anche Themis), Mnemosine (Μνημοσύνη, anche Menmosyne), Febe (Φοίβη, anche Phoibe), Teti (Τηθύς, anche Thetys) e Crono (Κρόνος, anche Kronos)[31].

Verso l'ordine di Zeus[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'origine del mondo:

  • (vv. 139-153) Dopo i Titani, l'unione tra Gea e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges[32])[33]; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες, Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile[34];
  • (vv.154-182) Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gea, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe secondo alcuni autori[35], nella loro "mostruosità". Ecco che la madre di costoro, Gea, costruisce dapprima una falce dentata e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei Titani, Crono, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gea, Crono, nascosto[36] lo evira;
  • (vv.183-187) il sangue versato dal membro evirato di Urano goccia su Gea producendo altre divinità: le Erinni[37] (Ἐρινύες: Aletto, Tesifone e Megera[38]), le dee della vendetta[39], i terribili Giganti (Γίγαντες)[40][41] e le Ninfe Melie (Μελίαι)[42][43];
  • (vv. 188-210) Crono getta nel mare il membro di Urano e dal seme "uranico" mischiato al liquido marino si forma la "spuma del mare"[44] da cui nasce Afrodite (Aφροδίτη), dea dell'amore, della fertilità e della bellezza, al cui seguito si pongono il dio Eros[45] e il dio Himeros (Ἵμερος)[46];
  • (vv. 211-212) da Notte (Nύξ, Nyx), nata per partenogenesi da Caos sorgono, sempre per partenogenesi: Moros (Μόρος, il Destino inevitabile); Chere (Κήρ, la Morte violenta); Tanato (θάνατος, la Morte); Ipno (Ὕπνος, il Sonno); gli Oneiroi (Ὄνειροι, la stirpe dei Sogni);
  • (vv.213-225) successivamente Notte genera, sempre per partenogenesi: Momos (Μῶμος, Biasimo); Oizys (Ὀϊζύς, Afflizione); le Esperidi (Ἑσπερίδες) che hanno cura delle mele auree[47] e dei loro alberi posti al di là dell'Oceano[48]; le Moire (Μοῖραι)[49]; le Chere (Κῆρες)[50]; Nemesi (Nέμεσις, Distribuisce[51]); Apate (Ἀπάτη, Inganno) e Philotes (Φιλότης, Affetto o Tenerezza[52]); Geras (Γῆρας, Vecchiaia rovinosa); Eris (Ἔρις, Discordia);
  • (vv. 226-232) Eris, la Discordia odiosa, genera: Ponos (Πόνος, Fatica), Lete (Λήθη, Oblio), Limós (λιμός, Fame), Algea (Ἄλγεα, Dolori che fanno piangere), Hysminai (Ὑσμίναι, Mischie), Machai (Μάχαι, Battaglie), Phonoi (Φόνοι, Assassinii), Androctasiai (Ἀνδροκτασίας, Massacri), Neikea (Νείκεά, Conflitti), Pseudea (Ψεύδεά, Menzogna), Logoi (λόγόυς, Discorsi) e Amphillogiai (Ἀμφιλλογίας, Controversie), Dysnomie (Δυσνομία, Anarchia) e Ate (Ἄτη, Sciagura) che vanno insieme, Horkos (Όρκος, Giuramento) che grande sciagura procura a chi lo tradisce;
  • (vv. 233-239) [Ponto (Πόντος, il Mare) genera[53] Nereo (Νηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto ma unitosi a Gea, genera Taumante (Θαῦμας)[54], quindi Forco (Φόρκυς, Phorkys)[55], Ceto (Κητώ)[56] dalle "belle guance"[57], ed Euribia (Εὐρύβια)[58];
  • (vv. 240-264) dall'unione di Nereo con Doris (Δωρίς)[59], figlia del titano Oceano, il fiume che perfettamente termina in sé stesso, nascono le Nereidi (Νηρεΐδες)[60];
  • (vv. 265-269) Taumante, figlio di Ponto e di Gea, unendosi ad Elettra (Ἠλέκτρα), figlia di Oceano, genera Iris (Ἶρις)[61] e le due Arpie (Ἅρπυιαι)[62];
  • (vv. 270-279) Forco e Ceto generano le due canute Graie (γραῖαι)[63] e le tre Gorgoni (γοργόνες)[64] abitanti come le Esperidi al di là di Oceano, ad Occidente;
  • (vv. 280-286) quando Perseo[65] taglierà la testa a una delle Gorgoni, Medusa (Μέδουσα), l'unica di queste mortale e che ebbe come amante Poseidone, dal suo corpo sorgerà Crisaore (Χρυσάωρ, anche Chrysaor) dalla spada d'oro, e il cavallo alato Pegaso (Πήγασος) che volò al servizio di Zeus;
  • (vv. 287-294) Crisaore, unendosi all'oceanina Calliroe (Καλλιρόη), genera il tricefalo Gerione (Γηρυών)[66] che sarà ucciso dall'eroe Eracle[67];
  • (vv. 295-318) Forco e Ceto o Crisaore e Calliroe o Ceto per partenogenesi[68] genera Echidna (Ἔχιδνα) il mostro metà fanciulla e metà serpente divoratore di carne, la quale, unendosi[69] a Tifone (Τυφάων, anche Tifeo)[70], genera Ortho (Ὀρθός), il cane di Gerione, Cerbero (Κέρβερος)[71], il cane di Ade, e Idra (Ὕδρα) che conosce tristi cose e che verrà uccisa da Eracle;
  • (vv. 319-325) Echidna e Tifone generano anche Chimera (Χίμαιρα)[72] spirante fuoco, che verrà uccisa da Pegaso e da Bellerofonte (Βελλεροφόντης)[73];
  • (vv. 326-332) Echidna o Chimera[74] unendosi a Ortho[75] genera Fiche (Φίξ)[76] e il leone Nemeo (Λέων τῆς Νεμέας) che verrà abbattuto da Eracle;
  • (vv. 333-336) Forco e Ceto generano, per ultimo, il serpente Ladon (Λάδων) che tra le sue spire custodisce le greggi d'oro;
  • (vv. 337-370) i titani Oceano e Teti (Tethys) generano i venticinque Fiumi (Ποταμοί)[77] e le quarantuno[78] Oceanine (Ὠκεανίδες), tra cui Stige (Στύξ), la più illustre, le quali con il loro elemento acquatico nutrono di giovinezza gli uomini;
  • (vv. 371-374) i titani Teia (Theia) e Iperione generano Elio (Ἥλιος, Helios, Sole), Selene (Σελήνη, Luna) ed Eos (Ἠώς, Aurora);
  • (vv. 375-377) il titano Crio e la figlia di Ponto e Gea, Euribia, generano Astreo (Ἀστραῖος), Pallante (Παλλάς)[79] e Perse (Πέρσης);
  • (vv. 378-382) Astreo ed Eos generano i tre venti[80] Zefiro (Ζέφυρος)[81], Borea (Βορέας)[82] e Noto (Νότος)[83]; successivamente generano Eosforo (Ἑωσφόρος, Stella del Mattino) e le altre Stelle del firmamento;
  • (vv. 383-403) Stige (una delle figlie di Oceano) e Pallante, generano Zelos (Ζῆλος, Rivalità) e NiCe (Νίκη, Vittoria), Cratos (Κράτος, Potere) e Bia (Βία, Forza); e con questi suoi figli, Stige, divenuta dea custode del giuramento tra gli dèi, parteciperà per prima alla glorificazione di Zeus, rappresentando i figli il seguito del futuro re degli dèi;
  • (vv. 404-410) i titani Febe e Ceo generano la dolce Latona (Λητώ, anche Latona)[84] dal peplo azzurro, Asterie (Ἀστερία, anche Asteria) che Perse condusse al suo palazzo come consorte;
  • (vv. 411-452) Asterie e Perse generano Ecate (Ἑκάτη)[85]; i versi 404-52 della Teogonia corrispondono all'Inno a Ecate la dea di stirpe titanica che qui possiede un rango particolarmente elevato, assegnatole da Zeus in persona; la sua zona di influenza è la terra, il mare e il cielo[86] dove ella appare a protezione dell'uomo oltre che nel ruolo di intermediaria tra questi e il mondo degli dèi.

La nascita e il dominio di Zeus[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'ordine di Zeus:

  • (vv. 453-491) I titani Crono (Kronos) e Rea generano: Istie (Ἱστίη, ionico; anche Estia dall'attico Ἑστία), Demetra (Δήμητρα), Era (Ἥρα, anche Hera), Ade (Ἅιδης) ed Ennosigeo (Ἐννοσίγαιον, Scuotitore della terra, da intendere come Poseidone o Poseidone Ποσειδῶν[87]); ma tutti questi figli vengono divorati da Crono in quanto, avvertito dai genitori Gea e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, non vuole cedere il potere regale. Grande sconforto questo stato di cose procura a Rea, la quale, incinta dell'ultimo figlio avuto da Crono, Zeus (Ζεύς), e consigliatasi con gli stessi genitori, decide di partorire nascostamente a Lycto (Creta)[88], consegnando a Crono una pietra che questi divora pensando fosse il proprio ultimo figlio;
  • (vv. 492-500) Zeus cresce in forza e intelligenza e infine sconfigge il padre Crono facendogli vomitare[89] gli altri figli che aveva divorato, e il primo oggetto vomitato da Crono è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus[90];
  • (vv. 501-506) quindi Zeus scioglie dalle catene i tre Ciclopi[91] così costretti dallo stesso Crono, i quali lo ricambieranno consegnandogli il tuono, il fulmine e il lampo[92];
  • (vv. 507-616) il titano Giapeto e l'oceanina Climene (Κλυμένη) generano Atlante (Ἄτλας) dal cuore violento, Menetio (Μενοίτιος), Prometeo (Προμηθεύς) e Epimeteo (Ἐπιμηθεύς): il destino di Atlante e di Menetio sono decisi da Zeus il quale costringe il primo a sorreggere la volta celeste con la testa e facendo forza sulle braccia, mentre il secondo, per via della sua tracotanza, lo scaglia con il fulmine nell'Erebo. Complessivamente, a parte la vicenda di Epimeteo ("colui che pensa dopo", a differenza del fratello Prometeo "colui che pensa prima") il quale accoglierà improvvidamente il dono di Zeus consistente nella "donna", "portatrice di guai" per l'uomo, i versi 507-616 narrano la vicenda di Prometeo, il titano campione degli uomini il quale avendo cercato di ingannare Zeus durante la spartizione del bue sacrificale, e successivamente per aver rubato il fuoco agli dèi donandolo agli uomini, viene condannato dallo stesso Zeus a essere eternamente legato a una colonna, dove un'aquila di giorno gli mangia il fegato[93] che di notte gli ricresce, questo finché Eracle, figlio di Zeus e con il suo permesso, non lo libererà dal tormento.
  • I versi 617-720 si occupano della Titanomachia, la lotta tra i titani residenti sul monte Othrys[94] e gli dèi dell'Olimpo (figli di Crono e di Rea): da dieci anni la lotta tra i due schieramenti prosegue incerta quando Zeus, su consiglio di Gea, libera i tre Centimani precedentemente costretti nella terra da Urano e, dopo averli rifocillati con nettare e ambrosia, li coinvolge nella battaglia che diverrà così decisiva e si concluderà con la sconfitta dei titani e la loro segregazione nel Tartaro, chiuso da mura e da porte di bronzo costruite appositamente da Posidone e guardati a vista dagli stessi tre Centimani;
  • seguono versi 720-819 che sono una descrizione del Tartaro, di difficile collocazione e interpretazione[95], nel cui ambito si pongono oltre che i Titani prigionieri e i tre Centimani loro sorveglianti (Cotto, Gige e Briareo, e la moglie di quest'ultimo la figlia di Posidone, Kymopoleia, Κυμοπόλεια), anche Notte e Atlante che regge il cielo, Hypnos e Thanatos, Ade e Persefone (Περσεφόνη), Cerbero e Stige.
  • I versi 820-885 trattano della Tifonomachia, ovvero dell'ultima battaglia condotta da Zeus prima della sua totale supremazia. L'evento è causato dalla nascita di Tifeo (υφωεύς, anche Tifeo), generato da Gea e da Tartaro "a causa dell'aurea" di Afrodite. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini. I versi 886-1022 concludono il poema.
  • (vv. 886-900) Zeus vincitore delle forze divine ostili agli dèi olimpici prende in sposa l'oceanina Metis (Μῆτις), figlia di Oceano e di Teti (Tethys); ma, avvertito da Gea e da Urano che il loro erede maschio avrebbe potuto conquistare il suo stesso trono regale, Zeus la inghiottisce incorporando con Metis, la sua caratteristica unica, la "saggezza profetica". Zeus incorpora Metis, prima che questa partorisca la sua primogenita:[96] la dea glaucopide[97], Atena (Ἀθηνᾶ).
  • (vv. 901-906) Successivamente Zeus sposa Temi, la dea, sorella dei titani, figlia di Urano e Gea, che genera le tre Ore (Ὥραι): Eunomie (Εὐνομία), Dice (Δίκη) e Eirene (Eἰρήνη), le quali vegliano sulle opere degli uomini. La coppia Zeus e Temi genera anche le tre Moire (Μοῖραι): Cloto (Κλωθώ), Lachesi (Λάχεσις) e Atropo (Ἄτροπος) che consegnano il destino ai mortali[98].
  • (vv. 907-911) Poi, Zeus, sposa l'oceanina Eurynome (Εὐρυνόμη), anch'essa figlia di Oceano e di Teti (Tethys), che gli genera le tre Chariti (Χάριτες): Aglaie (Ἀγλαΐα), Euphrosyne (Εὐφροσύνη) e Thalie (Θαλία).
  • (vv. 912-914) Quindi Zeus sposa la sorella Demetra che partorisce Persefone (Περσεφόνη) dalle "bianche braccia"[99], che sarà concessa da Zeus ad Ade come consorte e quindi rapita da quest'ultimo[100];
  • (vv. 915-917) Zeus prende anche Mnemosine dalle "belle chiome"[101], figlia di Gea e di Urano, che gli genera le nove Muse (Μοῦσαι) dal diadema d'oro;
  • (vv. 918-920) con Latona, Zeus genera Apollo (Ἀπόλλων) e Artemide (Ἄρτεμις) "arciera"[102];
  • (vv. 921-923) infine, per ultima, Zeus sposa Era con cui genera Ebe (Ἥβη), Ares (Ἄρης) e Ilizia (Εἰλείθυια);
  • (vv. 924-926) dalla sua testa Zeus genera Atena, signora invincibile di eserciti;
  • (vv. 927-929) Era, adirata con Zeus, genera per partenogenesi Efesto (Ἥφαιστος) valente nelle arti;
  • (vv. 930-933) da Anfitrite (Ἀμφιτρίτη), nereide quindi una delle cinquanta figlie di Nereo e Doris, congiunta a Ennosigeo (Posidone), nasce Tritone (Τρίτων) vigoroso che abita il fondo del mare insieme ai suoi genitori;
  • (vv. 933-937) da Ares e Citerea (Κυθέρεια, appellativo Afrodite[103]) nascono Fobo (Φόβος) e Deimo (Δεῖμος) divinità terribili che ineriscono al terrore che agita gli uomini durante le guerre; Ares e Afrodite generano quindi Armonìe (Ἁρμονία), futura sposa di Cadmo (Κάδμος);
  • (vv. 938-939) Zeus e la figlia di Atlante Maia (Μαίη) generano Ermete (Ἑρμῆς, anche Ermes), il messaggero degli dèi;
  • (vv. 940-942) La figlia di Cadmo, la mortale Semele (Σεμέλη), genera con Zeus l'immortale e ricco di gioia Dioniso (Διόνυσος), divenendo successivamente anche lei una dea;
  • (vv. 943-944) La mortale Alcmena genera con Zeus l'eroe Eracle[104];
  • (vv. 945-946) Efesto, figlio di Era, sposa la più giovane della Chariti, Aglaie;
  • (vv. 947-949) Dioniso dai capelli d'oro sposa la mortale Arianna (Ἀριάδνη anche Ariadne), figlia di Minosse (Μίνως), ma che Zeus renderà immortale;
  • (vv. 950-955) Ebe, figlia di Zeus e di Era, sposa Eracle dopo che fu reso immortale;
  • (vv. 956-957) Elio e l'oceanina Perseide (Περσηίς, anche Perseis) generano Circe (Κίρκη) e Aiete (Αἰήτης, anche Eeta);
  • (vv. 958-962) Aiete sposa l'oceanina Iduia (Ἰδυῖα) e genera Medea (Μήδεια);
  • I versi 963-968 consistono dapprima in un saluto agli dèi olimpi e alle entità del mondo, per poi procedere ad una nuova invocazione alle dee Muse per avviare il Catalogo delle donne (γυναικῶν κατάλογος; anche Eoie, Ἠοῖαι) dove si celebra l'amore di dèi per delle donne mortali. A tal proposito occorre riportare quanto considerato da Aristide Colonna[105] quando riferisce delle conclusioni, inequivocabili, di Edgar Lobel[106] secondo le quali dopo lo studio del papiro di Ossirinco 2354 risulta evidente che la fine della Teogonia coincide, ovvero si salda, con l'avvio del Catalogo delle donne;
  • (vv. 969-974) Demetra unitasi all'eroe Iasio (Ἰάσιος, anche Iasìone) genera Pluto (Πλοῦτος, anche Ploutos) dio della ricchezza e dell'abbondanza delle messi;
  • (vv. 975-978) Armonìe e Cadmo generano Inó (Ἰνώ), Semele (Σεμέλη), Agavé (Ἀγαύη), Autonoe (Αὐτονόη), che divenne sposa di Aristeo (Ἀρισταῖος), e Polidoro (Πολύδωρος);
  • (vv. 979-983) l'oceanina Calliore e Crisaore (Chrysaor) generano Gerione[107] che verrà ucciso da Eracle a Eritea (Erytheia) per via dei buoi;
  • (vv.984-985) la dea Eos (Aurora), figlia dei titani Teia (Theia) e Iperione, e l'eroe Titono (Τιθωνός, anche Titono)[108] generano l'eroe Memnone (Μέμνων)[109] armato di bronzo e re degli Etiopi, e il re Emathione (Ἠμαθίων, anche Ematione);
  • (vv. 986-991) la dea Eos (Aurora) e Cefalo (Κέφαλος), generano Fetonte (Φαέθων) che verrà rapito da Afrodite che lo condurrà in un suo tempio dove lo designerà "guardiano" del penetrale, trasformandolo in dèmone divino;
  • (vv. 992-1002) la figlia di Aiete[110] fu condotta via dal figlio di Esone (Αἴσων)[111] costretto a queste vicende dal violento Pelia (Πελίας). Dal matrimonio di Giasone con Medea nasce Medeio (Μήδειος) che fu allevato da Chirone (Χείρων) figlio di Philyra (Φιλύρα anche Filira);
  • (vv. 1003-1005) la nereide Psamate (Ψάμαθη), unitasi a Eaco (Αἰακός), genera Phoko (Φώκος);
  • (vv. 1006-1007) la nereide Thetis (Θέτις, anche Teti)[112] unitasi all'eroe Peleo (Πηλεύς), genera l'eroe Achille (Ἀχιλλεύς) dal cuore di leone;
  • (vv. 1008-1010) Citerea (Afrodite) unitasi all'eroe Anchise (Ἀγχίσης) genera l'eroe Enea (Αἰνείας);
  • (vv. 1011-1016) la dea Circe, figlia del dio Elio, unitasi all'eroe Odisseo (Ὀδυσσεύς), genera Agrio (Ἄγριος), Latino (Λατῖνος) e Telegono (Τηλέγονος) che regnano sui Tirreni;
  • (vv. 1017-1018) l'oceanina Calipso (Καλυψώ), unitasi a Odisseo, genera Nausithoo (Ναυσίθοος) e Nausinoo (Ναυσίνοος);
  • Gli ultimi versi della Teogonia, (vv. 1019-1022) aprono al Catalogo delle donne (γυναικῶν κατάλογος; anche Eoie Ἠοῖαι).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per mezzo di circa trenta papiri e cira sessanta manoscritti.
  2. ^ Pur di ispirazione "esiodea", lo Scudo di Eracle va datato un secolo dopo il periodo in cui Esiodo compose, se si colloca tale periodo alla fine dell'VIII secolo (Cfr. ad es. Cesare Cassanmagnago p.14).
  3. ^ Le altre opere "esiodee" sono andate perdute, tranne il Catalogo delle donne (γυναικῶν κατάλογος; anche Eoie Ἠοῖαι) che, grazie al recupero di numerosi papiri egiziani, è stato in parte ricostruito.
  4. ^ Cesare Cassanmagnago p.16
  5. ^ Luciano Agostiniani pp. 1141 e sgg.
  6. ^ Ilaria Ramelli e Carlo del Grande. Teogonia in Enciclopedia filosofica vol.11. Milano, Bompiani, 2006, pag.11416
  7. ^ Il testo, fondamentale tutt'oggi, di queste ricerche è Francis MacDonald Cornford, Principium Sapientiae. The Origins of Greek Philosophical Thought, Cambridge, Cambridge University Press, 1952, a cui si richiama, seppur con delle differenze nelle conclusioni, l'opera di Walter Burkert The Orientalizing Revolution. Near Eastern Influence on Greek Culture in the Early Archaic Age, Cambridge (Massachusetts), Harvard University Press, 1992
  8. ^ Giulio Guidorizzi. Il mito greco vol.1 Gli dèi. Milano, Mondadori, 2009, p.1167.
  9. ^ La religione greca, Ugo Bianchi, UTET, 1975, pag. 65.
  10. ^ Walter Friedrich Otto, Theophania, Genova, Il Melangolo, 1996, p. 48.
  11. ^ Cesare Casanmagnago in Esiodo, Tutte le opere. Milano, Bompiani, 2009, p. 925
  12. ^ Eric R. Dodds, I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 126.
    «Il dono delle Muse dunque, o meglio uno dei loro doni, è la capacità di parlare secondo verità».
  13. ^ Marcel Detienne. I maestri di verità nella Grecia arcaica. Milano, Mondadori, 1992, p. 4
  14. ^ Esiodo, Teogonia 55.
  15. ^ Pierre Hadot. Che cos'è la filosofia antica. Torino, Einaudi, 1998, p. 22
  16. ^ La resa in "Spazio beante", "Spazio aperto" è di Herbert Jennings Rose «il nome significa chiaramente "spazio vuoto, beante"» (Cfr. p. 375 dell'Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995). Così rende anche Cesare Cassanmagnago.
  17. ^ Questo termine preferito ad esempio da Vernant (cfr. Jean-Pierre Vernant, L'universo, gli dei e gli uomini. Torino, Einaudi, 2001), verte sull'analisi etimologica che lo fa derivare dalla radice *cha, radice che richiama il verbo cháino/chásko, "aprire la bocca", quindi qualcosa che si "spalanca" (cfr. Maria Michela Sassi, Gli inizi della filosofia: in Grecia, Torino, Boringhieri, 2009, p.71).
  18. ^ Nota Cesare Cassanmagnago (Op.cit. p. 927 n. 23) come sia del tutto inopportuno rendere Χάος (Caos) con il termine italiano di "caos" indicando questo uno stato di confusione che nulla ha a che fare con la nozione greca. Lo scoliaste lo indica come kenón, lo spazio vuoto tra cielo e terra dopo che una possibile unità originaria fu spezzata. D'altronde lo stesso Esiodo lo indica come eghèneto non il principio quindi, ma ciò che da questo per primo appare:

    «Ἦ τοι μὲν πρώτιστα Χάος γένετ᾽»

    Graziano Arrighetti (in Esiodo Opere: 1998 Einaudi-Gallimard; 2007 Mondadori, p. 325) ricorda che su questa nozione/divinità non si ha concordanza tra gli studiosi ma «si è in generale d'accordo che Χάος non è semplicemente il "vuoto", il "luogo" dove le entità vengono in essere e trovano collocazione». Sempre il Cassanmagnago ci indica la recente opera di Aude Wacziarg Le Caos d' Hésiode Pallas, Revue d' Études Antiques 49 (2002): 131–152, dove un'attenta disamina del termine individua la nozione non solo come spaziale ma anche materiale, «una sorta di nebulosità senza forma associata all'oscurità.».
  19. ^ Herbert Jennings Rose (Cfr. p.1006 dell'Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995) ricorda come a Delfi Gea fosse l'originaria padrona dell'oracolo:

    «Innanzi a tutto con questa preghiera fra tutti gli dèi la prima profetessa, Terra, io venero.»

    (Eschilo. Eumenidi 1-2; traduzione di Monica Centanni in Opere. Milano, Mondadori, 2007, p. 599)
  20. ^ Come nota Silvana Fasce (Cfr. Eros dio dell'amore, in L'amore in Grecia (a cura di Claude Calame). Bari, Laterza, 2006, pp. 121 e sgg.) la sua "bellezza", indica la «sua superiorità e dignità divina e del privilegio di appartenere ad una cerchia di figure particolari di rango celeste».
  21. ^ Così Graziano Arrighetti (p.325) «Solo Eros non ha una discendenza propria e diretta in quanto la sua forza generatrice partecipa di tutte le unioni e quindi delle discendenze che non siano partenogenetiche.»
  22. ^

    «L'Eros che appare per terzo, dopo Voragine e Terra, non è inizialmente quello che presiede agli amori sessuati.Il primo Eros esprime un'energia nell'universo. Così come un tempo la Terra è sorta da Voragine, dalla Terra scaturirà ciò che essa contiene nelle sue profondità. Quello che era in lei, mescolato a lei, si trova portato al di fuori: Terra lo partorisce senza aver bisogno di unirsi a nessuno.»

    (Jean-Pierre Vernant, L'universo, gli dei e gli uomini. Torino, Einaudi, 2001)
  23. ^ Da intendere come il buio dell'Al di là, cfr. Arrighetti p. 293.
  24. ^ Da intendere come il buio di questo mondo, cfr. Arrighetti p. 293.
  25. ^ L'essere luminoso del Cielo o del Giorno, come l'essere tenebroso della Notte o di Erebo, non dipende essenzialmente dalla presenza o meno del Sole ma sono "pensati" come loro natura (Arrighetti, p.326; Cassanmagnago p.927). Per approfondimenti sul tema "tenebre-luce" in Esiodo cfr. Max Treu, Licht und Leuchtendes in der archaischen griechischen Poesie, StGen 18, 1965, 83-97; Dieter Bremer, Licht und Dunkel in der frûhgriechischen Dichtung. Interpretationen zur Vorgeschichte der Lichtmetaphysik. Bonn, Bouvier, 1976
  26. ^ Si riferisce all'estensione, il Cielo, semisferico, finisce là dove finisce Gea, la linea di orizzonte indica sia la fine del Cielo che della Terra (Arrighetti, p. 326; Cassanmagnago p. 929)
  27. ^ Quindi le Oreadi (Ὀρεάδες)
  28. ^ Distinto quindi da Oceano(Ὠκεανός)
  29. ^ In Iliade, XIV 201, Oceano è detto «padre degli dèi». Aristotele, in Metafisica I (A) 3,983 intende questo, «Oceano e Teti genitori del divenire», come anticipazione delle teorie di Talete.
  30. ^ Pindaro Istmica V la canta; da intendere come divinità della luce (cfr. Colonna p.83)
  31. ^ Maria Michela Sassi (Cfr. Maria Michela Sassi, Gli inizi della filosofia: in Grecia, Torino, Boringhieri, 2009, pp.71 e sgg.) evidenzia come questi versi della Teogonia esiodea si prestino a differenti livelli di lettura, pur tuttavia è evidente come il primo evento descritto corrisponda all'aprirsi di una "voragine", di uno "spazio", di un "venire ad essere" di questa "Voragine" secondo un modello "genealogico" che verrà successivamente ripreso dalle riflessioni presocratiche. Significativo, sempre secondo Maria Michela Sassi, che dalla "Voragine", dal Caos, abbiano origine entità informi (Erebo e Notte, e poi secondo un modello di opposizione, Etere e Giorno) che non hanno un 'seguito', non hanno una "progenie" di divinità antropomorfe; mentre da Gea origina, per partenogenesi, Urano (suo opposto), i Monti e il Mare (ambedue come sue specificazioni, ovvero in essa contenute). Quindi se Gea e Urano corrispondono sul piano spaziale, la genesi della loro unione (accompagnata, come l'unione tra Erebo e Notte, dalla funzione dell'Eros cosmico), si accompagna alla differenziazione e alla personalizzazione, a partire dal gesto di evirazione del padre Urano da parte dell'ultimo titano, Crono, che prelude all'ordine cosmico stabilito da Zeus:

    «Possiamo quindi scorgere un itinerario complessivo dall'informe al pienamente formato (da Caos a Zeus), che comprende vari sottoitinerari, dal negativo al positivo (dall'oscurità alla luce), da ciò che ha forma (Gea) alle sue successive specificazioni (tutto ciò che via via nasce da Gea).»

    (Maria Michela Sassi. Op. cit. pp. 72-3)
  32. ^ Dèi con un "occhio solo", i loro nomi richiamano rispettivamente il "Tonante", il "Fulminante" e lo "Splendente".
  33. ^ Da notare la differenza con l'Odissea, IX 187, dove i Ciclopi risultano dei giganteschi e selvaggi pastori e in cui, uno di questi, Polifemo, è figlio di Posidone. Qui, nella Teogonia esiodea, sono invece tre, dèi figli di Urano e Gea, costruttori di fulmini che poi consegneranno a Zeus; in Callimaco, Inno ad Artemide, sono gli aiutanti di Efesto, costruttori delle fortificazioni delle città dell'Argolide, ma lo scoliaste (Esiodo Theog., 139) indica questi ultimi come una "terza" categoria di Ciclopi: «perché di Ciclopi ci sono tre stirpi: i Ciclopi che costruirono le mura di Micene, quelli attorno a Polifemo e gli dèi stessi.»
  34. ^ Così lo scoliaste (148): «Costoro sono detti venti che prorompono dalle nubi, e sono di sicuro devastatori. Per questo miticamente sono provvisti anche di cento braccia perché hanno pulsionalità guerresche. Cotto, Briareo e Gige sono i tre momenti (dell'anno): Cotto è la canicola, cioè il momento dell'estate, Briareo è la primavera in rapporto con il fiorire ('bryein') e crescere le piante; Gige è il tempo invernale.» (Trad. Cassanmagnago, p. 503.
  35. ^ Fritz Graf. Il mito in Grecia. Bari, Laterza, 2007, p. 61; Cassanmagnago Op.cit. p. 929
  36. ^ Nella vagina della madre, locheós, (così legge Shawn O'Bryhim, Hesiod and the Cretan Cave in "Rheinisches Museum fuer Philologie" 140: 95-96, 1997.)
  37. ^ Al singolare, come Erinus, già presente nelle tavolette micenee, cfr. CN, Fpl, 8. Quindi il suo culto è attestabile a Creta fin dal XV secolo a.C. cfr. Aldo Magris. L'idea di destino nel pensiero antico, p. 16.
  38. ^ Questi nomi sono tuttavia di origine ellenistica, mentre la loro presenza è ternaria a partire da Euripide; nell' Iliade il nome è plurale (ad es. XIX, 418) che singolare (ad es. XIX, 87).
  39. ^ Queste dee rappresentano lo spirito della vendetta nei confronti di chi colpisce i parenti o i membri del proprio clan. Sono anche le divinità che sorvegliano il rispetto degli impegni presi sotto giuramento e che impongono il rispetto del corso "naturale" degli eventi (in quest'ultima accezione cfr. Iliade XIX, 418 ed Eraclito fr. 94 Diels-Kranz).
  40. ^ Nell'Odissea (VII, 59) sono una tribù selvaggia che perisce insieme al loro capo Eurimedonte.
  41. ^ In Apollodoro, Biblioteca, I, 6 viene narrata la "Gigantomachia" (γιγαντoμαχια), la lotta tra i Giganti e gli Olimpi vinta da questi ultimi grazie all'intervento di Eracle.
  42. ^ Le Ninfe dell'albero di frassino. Anche queste divinità sono strettamente connesse con la guerra essendo il frassino l'albero con cui si costruivano le lance.
  43. ^ Lo scoliaste (187) sostiene che da queste Ninfe viene la prima generazione degli uomini.
  44. ^ Dalla schiuma aphroghenèa; anche lo scoliaste (191a) parla di "seme dall'aspetto di schiuma"; sull'essere letta questa come misto di seme e acqua marina: cfr. Cassanmagnago nota 37 p.930 e William Hansen. Foam-Born Aphrodite and the Mythology of Transformation; in American Journal of Philology 121 (2000): 1–19.
  45. ^ Qui inteso non come "forza generatrice primordiale" ma come "componente gradevole dell'attrazione amorosa" (Arrighetti, p. 326).
  46. ^ Dio del "desiderio d'amore" ovvero, come spiega lo scoliaste (201), Eros sorge dalla vista, Himeros sorge dall'appetito dopo aver visto (Cassanmagnago p. 930)
  47. ^ Lo scoliaste (216) ricorda che da qui Zeus prese la mela consegnata a Paride.
  48. ^ Le Esperidi non sembrano, a differenza delle altre divinità generate da Notte, conservare dei tratti nefasti, la loro ascendenza la si deve quindi nell'essere state poste a Occidente (cfr. anche v. 275), luogo dove è posto anche Atlante (vv. 517-518), Arrighetti pp. 332-3.
  49. ^ Le divinità che consegnano sia il bene che il male ai mortali e perseguono coloro che hanno "peccato"; ai vv. 904-906 sono dette figlie di Temi e di Zeus, il che ha fatto ritenere interpolato il testo cfr. Cassanmagnago, p.930 nota 43.
  50. ^ Qui intese come inviate del Destino; cfr. anche Scudo di Eracle vv. 249 e sgg.
  51. ^ Intesa come lo "sdegno che castiga la tracotanza umana" Cassanmagnago 931 (44).
  52. ^ Nel suo significato "doppio" esso conserva il suo aspetto anche negativo, cfr. la nozione di multiple approaches in C. J. Rowe, "Archaic Thought" in Hesiod, The Journal of Hellenic Studies, 103 (1983): 124–35
  53. ^ Non è chiaro se per partenogenesi, o come gli altri successivi a lui, per mezzo dell'unione con Gea, cf. Arrighetti p. 294, Cassanmagnago p. 931 (46).
  54. ^ L'aspetto meraviglioso del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  55. ^ L'aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  56. ^ Anch'esso aspetto mostruoso del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  57. ^ καλλιπάρηος, kallipáreos.
  58. ^ L'aspetto violento del mare, cfr. Arrighetti p.294.
  59. ^ Lett. "colei che reca doni".
  60. ^ Cinquantuno sono i nomi, elencati da Esiodo, di queste divinità che vivono gaiamente nel fondo del mare (soprattutto Egeo) con il padre Nereo, a meno di non accettare la lezione di Martin Litchfield West (cfr. Theogony, Oxford, Clarendon Press 1966, pp.233 e sgg.) che considera thòe non come nome proprio quanto piuttosto l'epiteto di Speiò (quindi thòe come "veloce"), indicazione che ridurrebbe l'elenco delle Nereidi a cinquanta nomi.
  61. ^ Dea, messaggera degli dèi come Ermete, cfr. vv. 780 e sgg., ma anche Iliade III, 121 etc.. Platone, nel Cratilo (407e-408b), indica Ermete e Iris come ángheloi degli Dei.
  62. ^ Aelló (Ἀελλώ) e Ocypete (Ὠκυπέτη).
  63. ^ Pemphredó (Πεμφρηδώ) e Enyó (Ἐνυώ); solo queste due, Dinó (Δεινώ), la terza, non è nominata in Esiodo ma successivamente: la prima attestazione delle tre Graie è in Ferecide (cfr. Die Fragmente der griechischen Historiker a cura di F. Jacoby, 15 voll., Berlino, Leiden,, 1923-1958, 3, F, 11) anche ed es. in Apollodoro Biblioteca II, 4, 2 [37] (cfr. a cura di Paolo Scarpi: Apollodoro Miti greci, Milano, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, 2008, p.105).
  64. ^ Sthennò (Σθεννώ), Euryale (Εὐρυάλη) e Medusa (Μέδουσα), quest'ultima l'unica mortale.
  65. ^ La ricostruzione più comune del mito di Perseo si fonda su Apollodoro Biblioteca II, 34 e sgg.; ma con varianti in altri mitografi.
  66. ^ La ricostruzione più comune del mito di Gerione si fonda su Apollodoro Biblioteca II, 5 e sgg.; ma per quanto attiene la vicenda con Eracle cfr. Stesicoro, Gerioneide.
  67. ^ La sua decima "fatica".
  68. ^ Il passo non chiarisce, cfr. a titolo esemplificativo H.J.R.; Arrighetti propende nata per partenogenesi da Ceto
  69. ^ Erodoto IV, 9-10 la vuole unita anche a Eracle avviando così la stirpe degli Sciti.
  70. ^ Tifone è citato qui senza genealogia, ma ai versi 820 e sgg. si vuole un Tifeo (υφωεύς) generato da Gea e da Tartaro che parrebbe, tuttavia, sconfitto da Zeus appena nato (Arrighetti p.338); cfr. anche Apollodoro I, 41-4 e Nonno di Panopoli Dionisiache I, 154 e sgg.
  71. ^ Cfr. anche Iliade VIII, 36 e Odissea XI, 623.
  72. ^ Lett. "capra", avente il triplice corpo di leone, serpente, capra; cfr. Iliade VI, 181.
  73. ^ Figlio di Posidone; cfr. su di lui Iliade VI, 155-205; Apollodoro II, 3, 1-2 e III, 3, 1; Pausania II, 4, 1 e II 27,2 e III, 18,13.
  74. ^ Come lo scoliaste, cfr. Cassanmagnago, p. 932 nota 65.
  75. ^ Arrighetti p.338.
  76. ^ Cassanmagnago p. 932 non rende "Sfinge" (Σφίγξ), considerando ciò una tarda confusione; Arrighetti rende invece "Sfinge" p. 19; anche Colonna rende "Sfinge" intendendo Φίξ come sua forma "beotica". Per il mito della Sfinge inviata da Era a Tebe cfr. Apollodoro III,5,7 e sgg. Con lo sviluppo della religione "delfica" non è più Era ma Apollo ad inviare la Sfinge (George M. A. Hanfmann e John Richard Thornhill Pollard, in Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 1933), evento che si ritrova in Sofocle Edipo Re ed Euripide Le fenicie.
  77. ^ Come il titano Oceano che li alimenta, questi sia in qualità di corso d'acqua sia come divinità.
  78. ^ Più avanti Esiodo sostiene che esse, come i Fiumi, sono tremila.
  79. ^ In Inno a Ermete (Inni omerici) 100, è il padre di Selene; da non confondere con il gigante ucciso da Atena (per il quale cfr. Apollodoro I,37).
  80. ^ Sono i venti utili agli uomini, gli altri, quelli pericolosi, sono generati da Tifeo.
  81. ^ Da Occidente.
  82. ^ Da Settentrione.
  83. ^ Da Oriente.
  84. ^ Latona è una dei pochi titani che conserva un suo culto e templi in epoca storica, ad es. il Letoon di Delo (cfr. Semo di Delo in Ateneo 614a) o anche il Letoon di Festo (cfr. Nicandro in Antonino Liberale 17)
  85. ^ Cassanmagnago la vuole figlia di Asteria e Perse p.934; così anche Guidorizzi p. 637 e p. 1419 e Kerényi (Gli dei della Grecia, p.40); mentre Herbert Jennings Rose e Charles Martin Robertson (in Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 729) la leggono come figlia di Febe (Phoibe) e Ceo (Coio).
  86. ^ Non quindi il Tartaro.
  87. ^ Colonna nota 31 p.86.
  88. ^ O sul monte Egeo, per il confronto cfr. Arrighetti p. 345-6.
  89. ^ In Apollodoro Biblioteca, I,2,1 è Metis (Μῆτις), una delle oceanine e prima moglie di Zeus, a far somministrare a Crono l'emetico che lo costrinse a vomitare i figli.
  90. ^ Pasuania, X, 24,6 testimonia di una "pietra sacra" collocata sul monte Parnaso, nei pressi della tomba di Neottolemo.
  91. ^ Vanno letti infatti come Brontes, Steropes e Arges: in tal senso, e tra gli altri, Arrighetti, p. 347 e Cassanmagnago (89) p. 936.
  92. ^ In Apollodoro Biblioteca, I,2,1 i Ciclopi donano anche l'elmo ad Ade e il tridente a Poseidone, armi che unitamente a quelle donate a Zeus consentiranno agli Olimpi di sconfiggere i Titani; nello stesso verso della Biblioteca i tre dèi tirano a sorte il proprio dominio ottenendo Zeus quello del Cielo, Poseidone quello del Mare e Ade (Plutone) quello del Tartaro (luogo di Ade).
  93. ^ Sede dell'anima irascibile, posta quindi a metà tra il razionale e il concupiscibile (Platone, Timeo 70d-71d); così Cassanmagnago p. 937 nota 91.
  94. ^ Collocato a sud del monte Olimpo e a nord della piana della Tessaglia.
  95. ^ In tal senso Arrighetti p.358 e sgg.
  96. ^ Τριτογένειαν, così legge Arrighetti, p.372-3
  97. ^ Dagli "occhi azzurri" (γλαυκῶπις, glaukōpis)
  98. ^ Notare che al verso 217 esse appaiono figlie di Notte (Nyx)
  99. ^ (λευκώλενος, leykólenos)
  100. ^ Inno a Demetra collocato come secondo inno nella raccolta degli Inni omerici.
  101. ^ καλλίκομος
  102. ^ ἰοχέαιρα
  103. ^ Dal nome dell'isola di Citèra collocata nel mar Egeo, l'isola nella quale la dea era approdata dopo la sua nascita dalla spuma del mare; cfr. 188-210.
  104. ^ Sulla nascita di Eracle cfr. Scudo di Eracle 1-56.
  105. ^ Cfr. introduzione ad Esiodo, Opere Torino, UTET, 1977, p.13
  106. ^ Edgar Lobel (a cura di). Oxyrhynchus Papyri 23. 1956, Londra)
  107. ^ Riprende i vv. 287-294.
  108. ^ Fratello di Priamo (Πρίαμος) re di Troia.
  109. ^ Perì per mano di Achille durante la guerra di Troia.
  110. ^ Si riferisce a Medea (Μήδεια).
  111. ^ Si riferisce a Si riferisce a Giasone (Ιάσων).
  112. ^ Da non confondersi con la titanide Tethys (Τηθύς, anche Teti).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Esiodo, Teogonia, in Graziano Arrighetti (a cura di), Esiodo, Opere, Mondadori, Milano, 2007., Collana Bur, Milano, Rizzoli, 1959.
  • Esiodo, Teogonia, in Cesare Cassanmagnago (a cura di), Esiodo Opere, Milano, Bompiani, 2009.
  • Esiodo, Teogonia, in Aristide Colonna (a cura di), Esiodo Opere, Torino, UTET, 1977.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàBNF (FRcb122589158 (data)