Titani

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Oceano (Ὠκεανός), in una statua rinvenuta a Efeso e risalente al II secolo d.C., oggi conservata presso il Museo archeologico di Istanbul. Oceano è il primo figlio di Urano (Οὐρανός ἀστερόεις, "Cielo stellante") e Gaia (Γαῖα, "Terra"). Nell'Iliade (XIV 201) è detto «padre degli dèi».

I Titani (in greco antico: Τιτάνες, Titánes; singolare: Τιτάν) sono, nella mitologia e nella religione greca, gli dèi più antichi (próteroi theoí[1]), nati prima degli Olimpi e generati da Urano (Cielo) e Gea (anche Gaia, Terra)[2][3]. Titanidi erano invece chiamate le loro sorelle, mogli e compagne[4].

I Titani vengono considerati come le forze primordiali del cosmo, che imperversavano sul mondo prima dell'intervento regolatore ed ordinatore degli dèi olimpici[5].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del termine Τιτάνες non è assolutamente certa. Esiodo[6] la fa discendere, ma in modo del tutto fantasioso, dal termine τιταίνειν ("produrre uno sforzo", "tendere in alto") e da τίσις ("vendetta", "punizione") collegandoli alla relazione con Urano, loro padre[2] che li avrebbe chiamati così per disprezzo, per odio[7].

I Titani nella Teogonia di Esiodo[modifica | modifica wikitesto]

Nella Teogonia di Esiodo, viene narrato che unendosi a Urano (il Cielo), Gaia (la Terra) genera i sei Titani:

  • Oceano (Ὠκεανός),
  • Coio (Κοῖος, anche Ceo),
  • Creio (Κριός, anche Crio),
  • Iperione (Ύπέριον),
  • Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto),
  • Kronos (Κρόνος, anche Crono);

e le sei Titanidi:

  • Theia (Θεία, anche Teia o Tia),
  • Rea (Ῥέα),
  • Themis (Θέμις, anche Temi),
  • Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine),
  • Phoibe (Φοίϐη, anche Febe),
  • Tethys (Τηθύς, anche Teti).

Dopo i Titani, l'unione tra Gea e Urano genera i tre Ciclopi (Brontes, Steropes e Arges[8]) e i Centimani (Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile. Urano imprigiona i tre Centimani ed i Ciclopi . La ragione di questo rifiuto risiederebbe secondo alcuni autori[9][10] nella loro "mostruosità". Gaia allora costruisce una falce dentata e chiede agli altri figli, i Titani, di mettersi contro il volere del padre Urano. Solo l'ultimo dei Titani, Kronos, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascosto[11] lo evira.

Da questo momento inizia il dominio di Kronos il quale, unendosi a Rea, genera: Istie, Demetra, Era, Ade ed Ennosigeo ("Scuotitore della terra", da intendere come Posidone o Poseidone[12]); ma tutti questi figli vengono divorati da Kronos in quanto, avvertito dai genitori Gaia e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, non vuole cedere il potere regale. Grande sconforto questo stato di cose procura a Rea, la quale, incinta dell'ultimo figlio avuto da Kronos, Zeus, e consigliatasi con gli stessi genitori, decide di partorire nascostamente a Lycto (Creta)[13], consegnando a Kronos una pietra che questi divora pensando fosse il proprio ultimo figlio.

Zeus cresce in forza e intelligenza, fino a che sconfigge il padre Kronos facendogli vomitare gli altri figli che aveva divorato[14], e il primo oggetto vomitato da Kronos è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus[15]. Quindi Zeus scioglie dalle catene i tre Ciclopi[16], così costretti dallo stesso Kronos, i quali lo ricambieranno consegnandogli il tuono, il fulmine ed il lampo.

La Titanomachia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Titanomachia.

La Titanomachia è il nome della lotta tra i Titani residenti sul monte Othrys e gli dèi dell'Olimpo figli di Kronos e di Rea. Zeus coinvolge i Ciclopi e gli Ecatonchiri nella battaglia che diverrà così decisiva e si concluderà con la sconfitta dei titani e la loro segregazione nel Tartaro, chiuso da mura e da porte di bronzo costruite appositamente da Poseidone e guardati a vista dagli stessi tre Centimani.

Sempre nella Teogonia esiodea viene citata la generazione di altri Titani:

  • Ponto (Πόντος, il Mare) genera, forse per partenogenesi o come gli altri successivi a lui, per mezzo dell'unione con Gaia[17][18], Nereo (Νηρεύς) detto il "vecchio", divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto ma unitosi a Gaia, genera Taumante (Θαῦμας – l'aspetto meraviglioso del mare), quindi Phorcy (Φόρκυς, Phòrkys – l'aspetto mostruoso del mare), Cetó (Κητώ) dalle "belle guance", ed Eurybie (Εὐρύβια – l'aspetto violento del mare)[17];
  • Theia (Θεία, Teia) e Iperione (Ἰαπετός) generano Elios (Ἥλιος, Helios, Sole), Selene (Σελήνη, Luna) e Eós (Ἠώς, Aurora)
  • Phoibe (Φοίβη) e Coio (Κοῖος) generano la dolce Letó (Λητώ, anche Latona) dal peplo azzurro, Asterie (Ἀστερία, anche Asteria) che Perse (Πέρσης) condusse al suo palazzo come consorte;
  • Asterie e Perse generano Ecate (Ἑκάτη)[19]; nell'Inno a Ecate, la dea di stirpe titanica che qui possiede un rango particolarmente elevato, assegnatole da Zeus in persona; la sua zona di influenza è la terra, il mare e il cielo dove ella appare a protezione dell'uomo oltre che nel ruolo di intermediaria tra questi e il mondo degli dèi;
  • Iapeto e l'oceanina Climene (Κλυμένη) generano Atlante (Ἄτλας) dal cuore violento, Menetio (Μενοίτιος), Prometeo (Προμηθεύς – "colui che pensa prima") e Epimeteo (Ἐπιμηθεύς – "colui che pensa dopo"): il destino di Atlante e di Menetio sono decisi da Zeus che costringe il primo a sorreggere la volta celeste con la testa e facendo forza sulle braccia, mentre il secondo, per via della sua tracotanza, lo scaglia con il fulmine nell'Erebo.

I Titani nelle altre tradizioni mitologiche greche[modifica | modifica wikitesto]

  • Diodoro Siculo ( Bibliotheca historica V, 64 e sgg.) riferisce che secondo i Cretesi, i Titani nacquero al tempo dei Cureti. Essi vivevano nei pressi di Cnosso, erano sei maschi (Crono, Iperione, Ceo, Iapeto, Crio, Oceano) e cinque femmine (Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Teti), figli di Urano e di Gea, oppure figli di uno dei Cureti andato in sposo a una certa Titaia da cui essi presero il nome. Ognuno di questi Titani ebbe modo di lasciare un dono prezioso in eredità agli uomini conquistando in questo modo un onore imperituro. Crono, dei Titani il più anziano, fu re.
  • Apollonio Rodio (Argonautiche I, 503-506) racconta, per mezzo di Orfeo, come, prima di Crono e Rea, i Titani fossero sudditi del serpente marino Ofione (Ὀφίων) e dell'oceanina Eurinome (Εὐρυνόμη) i quali avevano sede sull'Olimpo, ma questi sovrani dovettero cedere il potere regale rispettivamente a Crono e a Rea dopo essere stati gettati nei flutti dell'Oceano.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nell'antichità erano comunque rappresentati uguali agli esseri umani, allo stesso modo degli déi, anziché in forme mostruose come in alcune loro rappresentazioni contemporeanee, come nella saga videoludica di God of War (serie) o il film Disney Hercules (film 1997).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo Teogonia 424.
  2. ^ a b Herbert Jennings Rose. Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p.2106
  3. ^ Franco Ferrari, Marco Fantuzzi, Maria Chiara Martinelli, Maria Screna Mirto, Dizionario della Civiltà classica, vol. 2, Milano, Rizzoli, 2001, p. 1757.
  4. ^ Apollodoro, I,1,3
  5. ^ Károly Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia. Milano, il Saggiatore, 1963, p. 29
  6. ^ Teogonia, 209
  7. ^ Teogonia, 208
  8. ^ Dèi con un "occhio solo", i loro nomi richiamano rispettivamente il "Tonante", il "Fulminante" e lo "Splendente".
  9. ^ Fritz Graf. Il mito in Grecia. Bari, Laterza, 2007, p.61
  10. ^ Cassanmagnago, p.929.
  11. ^ Nella vagina della madre, locheòs, ( così legge Shawn O'Bryhim, Hesiod and the Cretan Cave in "Rheinisches Museum fuer Philologie" 140: 95-96, 1997.)
  12. ^ Colonna nota 31 p.86.
  13. ^ O sul monte Egeo (Arrighetti, pp. 345-6.)
  14. ^ In Apollodoro I,2,1 è Metis (Μῆτις), una delle oceanine e prima moglie di Zeus, a far somministrare a Kronos l'emetico che lo costrinse a vomitare i figli.
  15. ^ Pasuania, X, 24,6 testimonia di una "pietra sacra" collocata sul monte Parnaso, nei pressi della tomba di Neottolemo.
  16. ^ Arrighetti, p.347; Cassanmagnago, (89) p.936.
  17. ^ a b Arrighetti p.294
  18. ^ Cassanmagnago, p.931 (46)
  19. ^ Cassanmagnago la vuole figlia di Asteria e Perse p.934; così anche Guidorizzi p. 637 e p. 1419 e Kerényi (Gli dèi della Grecia, p.40); mentre Herbert Jennings Rose e Charles Martin Robertson (in Oxford Classical Dictionary 1970; trad. it. Dizionario di antichità classiche. Cinisello Balsamo (Milano), San Paolo, 1995, p. 729) la leggono come figlia di Febe (Phoibe) e Ceo (Coio).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Esiodo, Teogonia, in Graziano Arrighetti (a cura di), Esiodo, Opere, Mondadori, Milano, 2007.
  • Esiodo, Teogonia, in Cesare Cassanmagnago (a cura di), Esiodo Opere, Milano, Bompiani, 2009.
  • Esiodo, Teogonia, in Aristide Colonna (a cura di), Esiodo Opere, Torino, UTET, 1977.

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