Latona

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Apollo trafigge con le frecce Tizio, che ha voluto violentare Latona, particolare di un pelike Attico a figure rosse, ca. 450-440 a.C., opera di Polignoto.

Latona (Λητώ Lētṑ nella mitologia greca) era la figlia dei titani Febe e Ceo,[1] e possedeva i poteri del progresso tecnologico, vegliando sulla tecnologia e sui fabbri.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

I suoi poteri erano molto simili a quelli di Efesto (Vulcano). Generò da Zeus i gemelli Apollo e Artemide cacciatrice, personificazione della luna identificabile anche in Selene ed Ecate. La mitologia spesso accosta il nome di Latona al continente originario degli Iperborei, popolo nordico emigrato in diverse ondate dalle zone artiche fino all'Europa e all'Asia.

Esiodo narra che Zeus - che pure l'amava, ma temeva le ire e la gelosia della moglie Era - allontanò da sé Latona poco prima che essa partorisse. Nessuno voleva darle ospitalità, temendo le ritorsioni di Era; così Latona, inseguita dal serpente Pitone, vagando attraverso il Mar Egeo, trovò rifugio presso l'isola egea di Ortigia (Delo), dove nacquero Artemide e Apollo. I figli di Latona in seguito uccisero il serpente, sul monte Parnaso, per vendicarsi delle sofferenze inflitte alla madre.

Leggermente diversa la versione fornita da Ovidio, secondo cui fu Orione, accorso in difesa di Latona, ad avere la peggio, morendo, in uno scontro con Scorpione, avverso alla dea. Resta il fatto che, partoriti Apollo e Diana, Latona in segno di gratitudine fissò l'isola a quattro pilastri emergenti dal fondo marino per darle stabilità.

Dediche[modifica | modifica wikitesto]

Gli asteroidi 68 Leto e 639 Latona prendono il loro nome da questo personaggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia, 406.

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