Latona

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Leto o Latona
Latona with Her Children Apollo and Diana LACMA M.78.86.jpg
Leto con i figli Apollo ed Artemide
Nome orig.Λατώ
SpecieTitanide
SessoFemmina
Luogo di nascitaKos[1]

Leto (in greco antico: Λητώ, Lētṓ) o Latona (in greco antico: Λατώ, Lātṓ) è un personaggio della mitologia greca, figlia dei titani Febe e Ceo[2][3][4].

Possedeva i poteri del progresso tecnologico, vegliando sulla tecnologia e sui fabbri e i suoi poteri erano molto simili a quelli di Efesto[5][6].

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Sorella di Asteria[2][3], fu madre dei gemelli Apollo e Artemide avuti da Zeus[7].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Farinati, Latona con i figli Apollo e Artemide. 1590 circa, affresco, Villa Nichesola-Conforti, Ponton di Sant'Ambrogio di Valpolicella (Verona).

Spesso accostata al continente originario degli abitanti dell'Iperborea, un popolo nordico emigrato in diverse ondate dalle zone artiche fino all'Europa e all'Asia.

Esiodo narra che Zeus, temendo le ire e la gelosia della moglie Era, l'allontanò poco prima che essa partorisse e che nessuno voleva darle ospitalità poiché temeva le ritorsioni di Era. Così Latona, inseguita dal serpente Pitone e vagando attraverso il Mar Egeo trovò rifugio presso l'isola egea di Ortigia dove nacquero Artemide e Apollo.
In seguito Apollo uccise Pitone sul monte Parnaso per vendicare le sofferenze inflitte alla madre[5][8] il quale l'aveva perseguitata quando era incinta[9].

Leggermente diversa la versione fornita da Igino secondo cui Orione, accorso in difesa di Latona, ebbe la peggio e morì in uno scontro con Scorpione, avverso alla dea. Resta il fatto che, partoriti Apollo e Artemide, quest'ultima chiese a Zeus un segno di gratitudine e così la costellazione fu stabilita in modo tale che quando Scorpione si alza, Orione tramonta[10][11].

A Delo esisteva un santuario dedicato a lei dove una palma di bronzo ricordava l'albero a cui si era aggrappata al momento di partorire i due gemelli e la loro nascita era celebrata il sesto e il diciassettesimo giorno del Targelione[4].

Genealogia (Esiodo)[modifica | modifica wikitesto]

Urano
Gea
Genitali di  Urano
CRONO
Rea
Zeus
Era
Poseidone
Ade
Demetra
Estia
    a [12]
     b [13]
Ares
Efesto
Meti
Atena [14]
Leto
Apollo
Artemide
Maia
Ermes
Semele
Dioniso
Dione
    a [15]
     b [16]
Afrodite

Dediche[modifica | modifica wikitesto]

Gli asteroidi 68 Leto e 639 Latona prendono il loro nome da questo personaggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Erodoto 2.98; Diodoro Siculo 2.47.2.
  2. ^ a b Esiodo, Teogonia, 406 su theoi.com (In inglese)
  3. ^ a b Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro I. 2. 2 su theoi.com (In inglese)
  4. ^ a b Latona su mitologia.dossier.net
  5. ^ a b Igino, Fabulae, CXL (140) su theoi.com (In inglese)
  6. ^ Igino era latino quindi cita Efesto con il nome di Vulcano
  7. ^ Esiodo, Teogonia, 918 su theoi.com (In inglese)
  8. ^ Igino era latino quindi cita Artemide con il nome di Diana
  9. ^ Karoly Kerenyi, Gli dei e gli eroi della Grecia, Il Saggiatore, 2002, p. 118, ISBN 88-428-1095-9.
    «Egli voleva impedire la nascita del bambino.».
  10. ^ Igino, Astronomica, II. 26 su theoi.com (In inglese)
  11. ^ Igino era latino quindi cita Zeus con il nome di Jove (Giove) e Hera con il nome di Heart (Terra)
  12. ^ Secondo Omero, Iliade 1.570–579, 14.338(EN) , Odissea 8.312(EN) , Efesto era evidentemente il figlio di Era e Zeus, vedi Gantz, p. 74.
  13. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 927–929(EN) , Efesto è stato generato solamente da Era, senza padre, vedi Gantz, p. 74.
  14. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 886–890(EN) , figlia di Zeus dalle sue sette mogli, Atena è stata la prima a essere concepita, ma ultima a nascere; Zeus ingravidò Meti, poi la ingerì, in seguito lui stesso fece nascere Atena "dalla sua testa", vedi Gantz, pp. 51–52, 83–84.
  15. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 183–200(EN) , Afrodite è nata dai genitali recisi di Urano, vedi Gantz, pp. 99–100.
  16. ^ Secondo Omero, Afrodite era la figlia di Zeus (Iliade 3.374, 20.105(EN) ; Odissea 8.308, 320(EN) ) e Dione (Iliade 5.370–71(EN) ), vedi Gantz, pp. 99–100.

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