Crono

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Crono
Saturnus fig274.png
Crono, la falce che tiene in mano è il simbolo della castrazione di Urano
Nome orig.Κρόνος
SpecieTitano
SessoMaschio

Crono (in greco antico: Κρόνος, Krónos) o Kronos è un personaggio della mitologia greca, figlio di Urano (il cielo) e di Gea (la terra)[1][2].

Titano della Fertilità, del Tempo e dell'Agricoltura, è una divinità pre-olimpica, secondo signore del mondo e padre di Zeus e dei primi Olimpi.

Nella mitologia romana la sua figura corrisponde a quella di Saturno.

Crono non è da confondere con Chronos che a differenza di esso è una divinità del tempo nell'orfismo.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Sposo di Rea ebbe i figli Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus[3]. Questi furono i primi sei titani figli di due titani (Crono e Rea appunto) i quali accoppiandosi tra loro, generano altri figli a loro volta definiti Titani.

Crono fu anche padre del Centauro Chirone, avuto dall'Oceanina Filira [4] e di cui per conquistarla si trasformò in un cavallo[5][6].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

La castrazione di Urano e la successione[modifica | modifica wikitesto]

Poiché suo padre Urano impediva a lui ed agli altri titani di nascere, ottenne da sua madre (Gea) un Harpe, falce con cui evira suo padre e poter finalmente uscire del ventre della madre[7].

Crono poi, si unisce a sua sorella Rea e genera i sei titani[3][8] da cui a sua volta teme di essere spodestato e così li divora appena questi nascono[9].

Ingannato però dalla stessa Rea, mangia una pietra avvolta nelle fasce scambiandola per l'ultimogenito Zeus, colui che una volta cresciuto lo vincerà nella Titanomachia divenendo il nuovo ed ultimo re degli dei[10].

(GRC)

« τῷ δὲ σπαργανίσασα μέγαν λίθον ἐγγυάλιξεν/Οὐρανίδῃ μέγ᾽ ἄνακτι, θεῶν προτέρῳ βασιλῆι »

(IT)

« A quello poi, avvolta di fasce, una grande pietra essa dette,/ al figlio d'Urano grande signore, degli dèi primi re »

(Esiodo, Teogonia, 485-6; traduzione di Graziano Arrighetti)

La Titanomachia e la sconfitta[modifica | modifica wikitesto]

Dall'oceanina Metis riceve una droga che, fidandosi, beve e che per effetto della stessa deve vomitare i figli che aveva divorato ed il primo oggetto da lui vomitato è proprio la pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus[11][12] e scioglie dalle catene i tre Ciclopi[13] così costretti dallo stesso Crono, i quali lo ricambiano consegnandogli la Folgore (i fulmini).

Nella Titanomachia, che avviene sul monte Othrys (collocato a sud del monte Olimpo e a nord della piana della Tessaglia), Crono ed alcuni dei suoi fratelli alleati (Oceano, Iperione, Ceo, Crio, Giapeto ed Atlante) combatte per dieci grandi anni contro Zeus ed i suoi fratelli alleati Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone, Temi (l'unica sorella di Crono che combatte contro il padre) ed il suo figlio Prometeo. La lotta prosegue incerta fino a quando Zeus libera i tre Centimani per coinvolgerli nella battaglia fino a sconfiggerlo e relegarlo nel Tartaro[14].

Crono liberato dal Tartaro e signore dell'Isola dei beati[modifica | modifica wikitesto]

Sempre Esiodo, in Opere e giorni (vv. 170 e seguenti) afferma che Crono, ottenuto il perdono di Zeus viene liberato dal Tartaro diventano il re dell'Isola dei beati (μακάρων νῆσοι) il luogo dove sono destinati da Zeus gli Eroi, lì felici e liberi dagli affanni[15].

Gli uomini al tempo di Crono[modifica | modifica wikitesto]

Sempre Esiodo, in Opere e giorni, narra di un'era d'oro per gli uomini quando signore del Cosmo era il titano Crono[16]:

(GRC)

« χρύσεον μὲν πρώτιστα γένος μερόπων ἀνθρώπων
ἀθάνατοι ποίησαν Ὀλύμπια δώματ᾽ ἔχοντες.
οἳ μὲν ἐπὶ Κρόνου ἦσαν, ὅτ᾽ οὐρανῷ ἐμβασίλευεν:
ὥστε θεοὶ δ᾽ ἔζωον ἀκηδέα θυμὸν ἔχοντες
νόσφιν ἄτερ τε πόνων καὶ ὀιζύος: οὐδέ τι δειλὸν
γῆρας ἐπῆν, αἰεὶ δὲ πόδας καὶ χεῖρας ὁμοῖοι
τέρποντ᾽ ἐν θαλίῃσι κακῶν ἔκτοσθεν ἁπάντων:
θνῇσκον δ᾽ ὥσθ᾽ ὕπνῳ δεδμημένοι: ἐσθλὰ δὲ πάντα
τοῖσιν ἔην: καρπὸν δ᾽ ἔφερε ζείδωρος ἄρουρα
αὐτομάτη πολλόν τε καὶ ἄφθονον: οἳ δ᾽ ἐθελημοὶ
ἥσυχοι ἔργ᾽ ἐνέμοντο σὺν ἐσθλοῖσιν πολέεσσιν.
ἀφνειοὶ μήλοισι, φίλοι μακάρεσσι θεοῖσιν. »

(IT)

« Prima una stirpe aurea di uomini mortali
fecero gli immortali che hanno le Olimpie dimore.
Erano ai tempi di Kronos, quand'egli regnava nel cielo;
come dèi vivevano, senza affanni nel cuore,
lungi e al riparo da pene e miseria, né triste
vecchiaia arrivava, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia,
nei conviti gioivano, lontano da tutti i malanni;
morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni
c'era per loro; il suo frutto dava la fertile terra
senza lavoro, ricco ed abbondante, e loro, contenti,
in pace, si spartivano i frutti del loro lavoro in mezzo a beni infiniti,
ricchi d'armenti, cari agli dèi beati. »

(Esiodo, Le opere e i giorni, 109-120. Traduzione di Graziano Arrighetti, in Esiodo Opere : 1998 Einaudi-Gallimard; 2007 Mondadori, p.61)

Albero genealogico secondo Esiodo[modifica | modifica wikitesto]

Urano
Gea
Genitali di  Urano
CRONO
Rea
Zeus
Era
Poseidone
Ade
Demetra
Estia
    a [17]
     b [18]
Ares
Efesto
Meti
Atena [19]
Latona
Apollo
Artemide
Maia
Ermes
Semele
Dioniso
Dione
    a [20]
     b [21]
Afrodite

Crono nelle altre tradizioni mitologiche greche[modifica | modifica wikitesto]

  • Pindaro (Olimpiche II,55-83) ci dice che Crono regna sull'Isola dei beati dove dimorano non solo gli Eroi ma anche le anime dei giusti[22].
  • Diodoro Siculo ( Bibliotheca historica V, 64 e sgg.) riferisce che secondo i Cretesi, i Titani nacquero al tempo dei Cureti. Essi vivevano nei pressi di Cnosso, erano sei maschi (Crono, Iperione, Ceo, Iapeto, Crio, Oceano) e cinque femmine (Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Teti), figli di Urano e di Gea, oppure figli di uno dei Cureti andato in sposo a una certa Titaia da cui essi presero il nome. Ognuno di questi Titani ebbe modo di lasciare un dono prezioso in eredità agli uomini conquistando in questo modo un onore imperituro. Crono, dei Titani il più anziano, fu re, e grazie a lui gli uomini passarono dallo stato selvaggio alla civiltà. Insegnò agli uomini anche ad essere probi e semplici d'animo, questa è la ragione per cui si sostiene che gli uomini al tempo di Crono furono giusti e felici.
  • Plutarco (Il volto della luna XXVI, 940f-942a) narra del viaggio iniziatico del cartaginese Silla condotto verso l'estremo Occidente: a cinquemila stadi dall'isola di Ogigia, questa collocata a cinque giorni di navigazione dalle coste della Britannia, si situano le Isole dei beati dov'è Crono, imprigionato e addormentato da Zeus in una caverna color dell'oro assistito da dèmoni benefici che conoscono i suoi sogni, i quali corrispondono poi alle premeditazioni di Zeus, e li comunicano agli uomini desiderosi di sapere.
  • Nella teogonia dei miti orfici Crono non è il secondo signore degli dèi ma il quarto (dopo Phanes, Nyx e Urano), ed è discendente di Chronos.[23]

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Crono era ubicato prevalentemente ad Atene (dove vi si celebravano in estate le feste Cronie), in Beozia, a Rodi ed a Cirene.

Crono e Saturno nell'arte moderna[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia, su Wikisource, libro I - Le prime essenze, versi 116-134.
  2. ^ (EN) Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, su Theoi, libro I, 1.3.
  3. ^ a b Esiodo, Teogonia, su Wikisource, libro II - I Cronidi, verso 464.
  4. ^ (EN) Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, su Theoi, libro I, 2.4.
  5. ^ Igino, Fabulae 138 su theoi.com.
  6. ^ Igino era un latino quindi cita Crono con il nome di Saturno.
  7. ^ Esiodo Teogonia, 134 - 207 (La castrazione di Urano) su theoi.com. (In inlgese)
  8. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro I.1.5 e I.1.6 su theoi.com (In inglese)
  9. ^ Esiodo Teogonia, 453 (I figli di Crono) su theoi.com. (In inlgese)
  10. ^ Esiodo Teogonia, 617 (La Titanomachia) su theoi.com. (In inlgese)
  11. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro I, 2. 1 su theoi.com. (In inlgese)
  12. ^ Pausania, Periegesi della Grecia, libro X. 24. 6 su theoi.com testimonia di una "pietra sacra" collocata sul monte Parnaso e nei pressi della tomba di Neottolemo (In inglese).
  13. ^ Vanno letti infatti come Brontes, Steropes e Arges: in tal senso, e tra gli altri, Arrighetti, p.347 e Cassanmagnago (89) p.936.
  14. ^ Esiodo Teogonia, 492 (La Titanomachia) su theoi.com. (In inglese)
  15. ^ Esiodo, Opere e giorni 170 e seguenti su theoi.com. (In inglese)
  16. ^ Esiodo, Opere e giorni 106 ( l'era degli uomini) su theoi.com. (In inglese)
  17. ^ Secondo Omero, Iliade 1.570–579, 14.338(EN) , Odissea 8.312(EN) , Efesto era evidentemente il figlio di Era e Zeus, vedi Gantz, p. 74.
  18. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 927–929(EN) , Efesto è stato generato solamente da Era, senza padre, vedi Gantz, p. 74.
  19. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 886–890(EN) , figlia di Zeus dalle sue sette mogli, Atena è stata la prima a essere concepita, ma ultima a nascere; Zeus ingravidò Meti, poi la ingerì, in seguito lui stesso fece nascere Atena "dalla sua testa", vedi Gantz, pp. 51–52, 83–84.
  20. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 183–200(EN) , Afrodite è nata dai genitali recisi di Urano, vedi Gantz, pp. 99–100.
  21. ^ Secondo Omero, Afrodite era la figlia di Zeus (Iliade 3.374, 20.105(EN) ; Odissea 8.308, 320(EN) ) e Dione (Iliade 5.370–71(EN) ), vedi Gantz, pp. 99–100.
  22. ^ Evidente l'influenza delle dottrine orfiche, a tal proposito cfr. Giulio Guidorizzi. Il mito greco vol.1 Gli dèi. Milano, Mondadori, 2009, p.1182
  23. ^ Discorsi sacri in ventiquattro rapsodie; Orfici. Testimonianze e frammenti nell'edizione di Otto Kern; traduzione di Elena Verzura. Milano, Bompiani, pp. 313-529.
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