Crono

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Crono (disambigua).
Rea offre la pietra a Crono[1], particolare di un vaso in ceramica a figure rosse attribuito al Pittore di Nausicaa, ca. 460–450 a.C.; conservato al Metropolitan Museum of Art, New York.
(GRC) « τῷ δὲ σπαργανίσασα μέγαν λίθον ἐγγυάλιξεν/Οὐρανίδῃ μέγ᾽ ἄνακτι, θεῶν προτέρῳ βασιλῆι » (IT) « A quello poi, avvolta di fasce, una grande pietra essa dette,/ al figlio d'Urano grande signore, degli dèi primo re »
(Esiodo, Teogonia, 485-6; traduzione di Graziano Arrighetti)

Crono o Kronos (in greco antico: Κρόνος, Krónos) è una divinità pre-olimpica della mitologia e della religione greca, nei miti più diffusi figlio di Urano (Cielo) e di Gea o Gaia (Terra), Titano della Fertilità, del Tempo e dell'Agricoltura, secondo signore del mondo e padre di Zeus e dei primi Olimpi. Non è da confondere con Chronos, divinità del tempo nell'orfismo. Nella religione romana Crono fu identificato con Saturno.

Crono nella Teogonia di Esiodo[modifica | modifica wikitesto]

Nella Teogonia di Esiodo, ai vv. 133-138, viene narrato che Gea (Γαῖα, "Terra"), unendosi a Urano (Οὐρανός ἀστερόεις, "Cielo stellante"), genera i Titani: Oceano (Ὠκεανός)[2], Coio (Κοῖος, anche Ceo), Creio (Κριός, anche Crio), Iperione (Ύπέριον), Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto), Theia (Θεία, anche Teia o Tia)[3], Rea (Ῥέα), Themis (Θέμις, anche Temi), Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine), Phoibe (Φοίϐη, anche Febe), Tethys (Τηθύς, anche Teti) e Kronos (Κρόνος, anche Crono).

Dopo i Titani (vv. 139-153), l'unione tra Gea e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges[4])[5]; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες, Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalla forza terribile[6].

Urano (vv.154-182), tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gea, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe secondo alcuni autori[7], nella loro "mostruosità". Ecco che la madre di costoro, Gea costruisce dapprima una falce dentata e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l'ultimo dei Titani, Crono, risponde all'appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Crono, nascosto[8] lo evira usando un Harpe.

Da questo momento inizia il dominio di Crono il quale, unendosi a Rea, genera: Istie (Ἱστίη, ionico; anche Estia dall'attico Ἑστία), Demetra (Δήμητρα), Era (Ἥρα, anche Hera), Ade (Ἅιδης) ed Ennosigeo (Ἐννοσίγαιον, Scuotitore della terra, da intendere come Posidone o Poseidone Ποσειδῶν[9]); ma tutti questi figli vengono divorati da Crono in quanto, avvertito dai genitori Gea e Urano che uno di questi lo avrebbe spodestato, non vuole cedere il potere regale. Grande sconforto questo stato di cose procura a Rea, la quale, incinta dell'ultimo figlio avuto da Crono, Zeus (Ζεύς), e consigliatasi con gli stessi genitori, decide di partorire di nascosto a Lycto (Creta)[10], consegnando a Crono una pietra che questi divora pensando fosse il proprio ultimo figlio.

Zeus (vv.492-500) cresce in forza e intelligenza e infine sconfigge il padre Crono facendogli vomitare[11] gli altri figli che aveva divorato, e il primo oggetto vomitato da Crono è proprio quella pietra che egli aveva inghiottito scambiandola per Zeus[12]. Quindi Zeus (vv.501-506) scioglie dalle catene i tre Ciclopi[13] così costretti dallo stesso Crono , i quali lo ricambieranno consegnandogli la Folgore (i fulmini).

I versi 617-720 della Teogonia si occupano della Titanomachia, la lotta tra i titani residenti sul monte Othrys[14] e gli dèi dell'Olimpo (figli di Crono e di Rea): da dieci anni la lotta tra i due schieramenti prosegue incerta quando Zeus, su consiglio di Gea, libera i tre Centimani precedentemente costretti nella terra da Urano e, dopo averli rifocillati con nettare e ambrosia, li coinvolge nella battaglia che diverrà così decisiva e si concluderà con la sconfitta dei titani e la loro segregazione nel Tartaro, chiuso da mura e da porte di bronzo costruite appositamente da Posidone e guardati a vista dagli stessi tre Centimani.

Genealogia (Esiodo)[modifica | modifica wikitesto]

Urano
Gea
Genitali di  Urano
CRONO
Rea
Zeus
Era
Poseidone
Ade
Demetra
Estia
    a [15]
     b [16]
Ares
Efesto
Meti
Atena [17]
Latona
Apollo
Artemide
Maia
Ermes
Semele
Dioniso
Dione
    a [18]
     b [19]
Afrodite

Gli uomini al tempo di Crono[modifica | modifica wikitesto]

Sempre Esiodo, in Opere e giorni, narra di un'era d'oro per gli uomini quando signore del Cosmo era il titano Crono:

(GRC)

« χρύσεον μὲν πρώτιστα γένος μερόπων ἀνθρώπων
ἀθάνατοι ποίησαν Ὀλύμπια δώματ᾽ ἔχοντες.
οἳ μὲν ἐπὶ Κρόνου ἦσαν, ὅτ᾽ οὐρανῷ ἐμβασίλευεν:
ὥστε θεοὶ δ᾽ ἔζωον ἀκηδέα θυμὸν ἔχοντες
νόσφιν ἄτερ τε πόνων καὶ ὀιζύος: οὐδέ τι δειλὸν
γῆρας ἐπῆν, αἰεὶ δὲ πόδας καὶ χεῖρας ὁμοῖοι
τέρποντ᾽ ἐν θαλίῃσι κακῶν ἔκτοσθεν ἁπάντων:
θνῇσκον δ᾽ ὥσθ᾽ ὕπνῳ δεδμημένοι: ἐσθλὰ δὲ πάντα
τοῖσιν ἔην: καρπὸν δ᾽ ἔφερε ζείδωρος ἄρουρα
αὐτομάτη πολλόν τε καὶ ἄφθονον: οἳ δ᾽ ἐθελημοὶ
ἥσυχοι ἔργ᾽ ἐνέμοντο σὺν ἐσθλοῖσιν πολέεσσιν.
ἀφνειοὶ μήλοισι, φίλοι μακάρεσσι θεοῖσιν. »

(IT)

« Prima una stirpe aurea di uomini mortali
fecero gli immortali che hanno le Olimpie dimore.
Erano ai tempi di Kronos, quand'egli regnava nel cielo;
come dèi vivevano, senza affanni nel cuore,
lungi e al riparo da pene e miseria, né triste
vecchiaia arrivava, ma sempre ugualmente forti di gambe e di braccia,
nei conviti gioivano, lontano da tutti i malanni;
morivano come vinti dal sonno, e ogni sorta di beni
c'era per loro; il suo frutto dava la fertile terra
senza lavoro, ricco ed abbondante, e loro, contenti,
in pace, si spartivano i frutti del loro lavoro in mezzo a beni infiniti,
ricchi d'armenti, cari agli dèi beati. »

(Esiodo, Le opere e i giorni, 109-120. Traduzione di Graziano Arrighetti, in Esiodo Opere : 1998 Einaudi-Gallimard; 2007 Mondadori, p.61)

Crono liberato dal Tartaro e signore dell'Isola dei beati[modifica | modifica wikitesto]

Sempre Esiodo, in Opere e giorni (vv. 170 e seguenti), afferma che Crono, liberato dal Tartaro dopo che Zeus perdona il padre, diventa re dell'Isola dei beati (μακάρων νῆσοι) dove sono destinati da Zeus gli Eroi, lì felici e liberi dagli affanni.

Crono nelle altre tradizioni mitologiche greche[modifica | modifica wikitesto]

  • Pindaro (Olimpiche II,55-83) ci dice che Crono regna sull'Isola dei beati dove dimorano non solo gli Eroi ma anche le anime dei giusti[20].
  • Diodoro Siculo ( Bibliotheca historica V, 64 e sgg.) riferisce che secondo i Cretesi, i Titani nacquero al tempo dei Cureti. Crono, dei Titani il più anziano, fu re, e grazie a lui gli uomini passarono dallo stato selvaggio alla civiltà. Insegnò agli uomini anche ad essere probi e semplici d'animo, questa è la ragione per cui si sostiene che gli uomini al tempo di Crono furono giusti e felici.
  • Plutarco (Il volto della luna XXVI, 940f-942a) narra del viaggio iniziatico del cartaginese Silla condotto verso l'estremo Occidente: a cinquemila stadi dall'isola di Ogigia, questa collocata a cinque giorni di navigazione dalle coste della Britannia, si situano le Isole dei beati dov'è Crono, imprigionato e addormentato da Zeus in una caverna color dell'oro assistito da dèmoni benefici che conoscono i suoi sogni, i quali corrispondono poi alle premeditazioni di Zeus, e li comunicano agli uomini desiderosi di sapere.
  • Nella teogonia dei miti orfici Crono non è il secondo signore degli dèi ma il quarto (dopo Phanes, Nyx e Urano), ed è discendente di Chronos.[21]

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Crono era ubicato prevalentemente ad Atene (dove vi si celebravano in estate le feste Cronie), in Beozia, a Rodi e a Cirene.

Nell'ambito della religione romana la sua figura corrisponde a quella di Saturno.

Crono e Saturno nell'arte moderna[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per l'interpretazione cfr. ad es. Thomas Mannack, The Late Mannerists in Athenian Vase-painting, Oxford University Press, 2001 p. 70.
  2. ^ In Iliade, XIV 201, Oceano è detto «padre degli dèi». Aristotele, in Metafisica I (A) 3,983 intende questo, «Oceano e Teti genitori del divenire», come anticipazione delle teorie di Talete.
  3. ^ Pindaro Istmica V la canta; da intendere come divinità della luce (cfr. Colonna p.83)
  4. ^ Dèi con un "occhio solo", i loro nomi richiamano rispettivamente il "Tonante", il "Fulminante" e lo "Splendente".
  5. ^ Da notare la differenza con l'Odissea, IX 187, dove i Ciclopi risultano dei giganteschi e selvaggi pastori e in cui, uno di questi, Polifemo,è figlio di Posidone. Qui, nella Teogonia esiodea, sono invece tre, dèì figli di Urano e Gaia, costruttori di fulmini che poi consegneranno a Zeus; in Callimaco, Inno ad Artemide, sono gli aiutanti di Efesto, costruttori delle fortificazioni delle città dell'Argolide, ma lo scoliaste (Esiodo Theog., 139) indica questi ultimi come una "terza" categoria di Ciclopi: «perché di Ciclopi ci sono tre stirpi: i Ciclopi che costruirono le mura di Micene, quelli attorno a Polifemo e gli dèi stessi.»
  6. ^ Così lo scoliaste (148): «Costoro sono detti venti che prorompono dalle nubi, e sono di sicuro devastatori. Per questo miticamente sono provvisti anche di cento braccia perché hanno pulsionalità guerresche. Cotto, Briareo e Gige sono i tre momenti (dell'anno): Cotto è la canicola, cioè il momento dell'estate, Briareo è la primavera in rapporto con il fiorire ('bryein') e crescere le piante; Gige è il tempo invernale.» (Trad. Cassanmagnago, p. 503.
  7. ^ Cfr. Fritz Graf. Il mito in Grecia. Bari, Laterza, 2007, p.61; Cassanmagnago Op.cit. p.929
  8. ^ Nella vagina della madre, locheòs (così legge Shawn O'Bryhim, Hesiod and the Cretan Cave, in "Rheinisches Museum fuer Philologie" 140: 95-96, 1997).
  9. ^ Cfr. Colonna nota 31 p.86.
  10. ^ O sul monte Egeo, per il confronto cfr. Arrighetti p. 345-6.
  11. ^ In Apollodoro I,2,1 è Metis (Μῆτις), una delle oceanine e prima moglie di Zeus, a far somministrare a Crono l'emetico che lo costrinse a vomitare i figli.
  12. ^ Pausania, X, 24,6 testimonia di una "pietra sacra" collocata sul monte Parnaso, nei pressi della tomba di Neottolemo.
  13. ^ Vanno letti infatti come Brontes, Steropes e Arges: in tal senso, e tra gli altri, Arrighetti, p.347 e Cassanmagnago (89) p.936.
  14. ^ Collocato a sud del monte Olimpo e a nord della piana della Tessaglia.
  15. ^ Secondo Omero, Iliade 1.570–579, 14.338(EN) , Odissea 8.312(EN) , Efesto era evidentemente il figlio di Era e Zeus, vedi Gantz, p. 74.
  16. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 927–929(EN) , Efesto è stato generato solamente da Era, senza padre, vedi Gantz, p. 74.
  17. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 886–890(EN) , figlia di Zeus dalle sue sette mogli, Atena è stata la prima a essere concepita, ma ultima a nascere; Zeus ingravidò Meti, poi la ingerì, in seguito lui stesso fece nascere Atena "dalla sua testa", vedi Gantz, pp. 51–52, 83–84.
  18. ^ Secondo Esiodo, Teogonia 183–200(EN) , Afrodite è nata dai genitali recisi di Urano, vedi Gantz, pp. 99–100.
  19. ^ Secondo Omero, Afrodite era la figlia di Zeus (Iliade 3.374, 20.105(EN) ; Odissea 8.308, 320(EN) ) e Dione (Iliade 5.370–71(EN) ), vedi Gantz, pp. 99–100.
  20. ^ Evidente l'influenza delle dottrine orfiche, a tal proposito cfr. Giulio Guidorizzi. Il mito greco vol.1 Gli dèi. Milano, Mondadori, 2009, p.1182
  21. ^ Discorsi sacri in ventiquattro rapsodie; Orfici. Testimonianze e frammenti nell'edizione di Otto Kern; traduzione di Elena Verzura. Milano, Bompiani, pp. 313-529.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN18020771 · GND (DE118911953
Mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca