Ciclopi

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Odilon Redon, Le Cyclope, museo Kröller-Müller

I ciclopi sono delle figure della mitologia greca, divinità gigantesche con un occhio solo. Il nome deriva dal greco "κυκλος" (cerchio) e "ωψ" (occhio).

Il mito in Esiodo[modifica | modifica wikitesto]

In Esiodo (cfr. Teogonia) i tre ciclopi Bronte, Sterope e Arge sono, come i Titani, figli di Urano e di Gea.

Creature prodigiose vengono descritti come alti conoscitori dell'arte della lavorazione del ferro. La loro attività era fabbricare i fulmini di Zeus. In Callimaco (cfr. Inno ad Artemide) i Ciclopi sono gli aiutanti di Efesto.

I Ciclopi di Omero[modifica | modifica wikitesto]

Ciclope, illustrazione del 1680

Omero ne parla nell'Odissea (libro IX) quando Odisseo li incontra in Sicilia, ma qui vivono dediti alla pastorizia e, isolati l'uno dall'altro, in caverne.

« Questi si affidano
ai numi immortali: non piantano alberi,
non arano campi; ma tutto dal suolo
per loro vien su inseminato e inarato,
orzo e frumento e viti che portano vino
nei grappoli grossi, che a loro matura
la pioggia celeste di Zeus »
(Odissea, IX, 107-111)

Omero dà solo il nome di uno di loro, Polifemo, che fece prigionieri Odisseo e i suoi compagni.

Realtà storica[modifica | modifica wikitesto]

Un elefante nano

Una qualche verità storica riguardo all'esistenza di una popolazione o tribù dal nome di "Ciclopi" ci viene data da Tucidide nel libro VI delle sue Storie allorquando si accinge a parlare delle popolazioni barbare esistenti in Sicilia prima della colonizzazione greca.
Così scrive:

« Si dice che i più antichi ad abitare una parte del paese fossero i Lestrigoni e i Ciclopi, dei quali io non saprei dire né la stirpe né donde vennero né dove si ritirarono: basti quello che è stato detto dai poeti e quello che ciascuno in un modo o nell'altro conosce al riguardo. »

La ciclopia è in realtà una forma dell'oloprosencefalia, una patologia nella quale il cervello si presenta unico, non distinto cioè nei due emisferi. Tale malattia si può presentare con diversi gradi di gravità, tra i quali la forma che si può considerare "completa" è detta appunto ciclopia.

Secondo un'altra ipotesi la leggenda dei Ciclopi potrebbe essere nata a causa di alcuni ritrovamenti fossili di elefanti nani, vissuti in Sicilia al tempo del Paleolitico. La particolarità dei loro crani è di avere un grande buco al centro, che non è altro che il foro nasale dell'elefante. Tali resti fossili potrebbero quindi essere stati scambiati per uomini giganteschi con un occhio solo e infatti anche il filosofo Empedocle afferma che "in molte caverne siciliane furono ritrovati fossili di una stirpe di uomini giganteschi oggi scomparsa".

L'ipotesi più attendibile rimane oggi quella secondo cui i Ciclopi, antichi fabbri, fossero in realtà degli artigiani emigrati da oriente fino alle isole Eolie dove si sono trovate tracce della lavorazione dei metalli durante la facies Diana (IV millennio a.C.)[1]. I riscontri archeologici potrebbero così confermare il mito che li voleva residenti proprio su tali Isole[2]. La presenza di un occhio solo potrebbe essere una tradizione legata all'usanza di coprire con una benda l'occhio sinistro per proteggerlo dalle scintille o da un ipotetico tatuaggio sulla fronte rappresentante il Sole, essere cui questi antichi artigiani potevano probabilmente essere devoti[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Tusa, La Sicilia nella preistoria, Palermo 1999, pp. 194 - 233 passim
  2. ^ secondo Apollodoro, Esiodo e Lucrezio; Callimaco ricorda che qui i tre fratelli ospitarono Artemide fanciulla
  3. ^ Tale usanza era ancora viva in Tracia in epoca storica; cfr. R. Graves, I Miti Greci, traduzione di E. Morpurgo, Milano 1983, p. 34, 6.3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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