Selene

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Selene, Hesperos, Phosphoros, Louvre, Parigi

Nelle religioni dell'Antica Grecia Selene (in greco Σελήνη, "Luna"; etimo: "la Risplendente"[1]) è la dea della Luna, figlia di Iperione e Teia, sorella di Helios (il Sole) ed Eos (l'Aurora).

Sebastiano Ricci, Selene e Endimione, Londra, Chiswick House

Selene è la personificazione della Luna piena, insieme ad Artemide (personificazione della Luna crescente) e ad Ecate (personificazione della Luna calante). Similmente, viene associata al satellite anche nella Religione romana, Luna[2], dove proprio a Roma, sull'Aventino, si trovava il tempio della Luna.

La Dea viene generalmente descritta come una bella donna con il viso pallido, che indossa lunghe vesti fluide bianche od argentate e che reca sulla testa una luna crescente ed in mano una torcia. Molte rappresentazioni la raffigurano su un carro trainato da buoi o su di una biga tirata da cavalli, che insegue quella solare. Le si attribuì una relazione con Zeus, dal quale ebbe Pandia (la Luna piena) e forse Ersa (la rugiada, anche se ella viene anche considerata figlia di Eos) ed un'altra con Pan, che per sedurla si travestì con un vello di pecora bianca e Selene vi salì sopra.

Un altro mito che la riguarda è quello dell'amore per Endimione, re dell'Elide. Selene si innamorò del bellissimo giovane. Secondo i Greci, poi, questi fu condannato da Zeus ad un sonno di 30 anni, da scontare in una grotta del monte Latmo, in Asia Minore; la sua innamorata lo andava a trovare ogni notte.

Secondo i Romani, invece, Selene vide in una grotta un giovane addormentato, appunto Endimione, e se ne innamorò perdutamente. Da questo grande amore vennero alla luce cinquanta figli; ma Selene non sopportava l'idea che un giorno il suo amante potesse morire, e lo fece sprofondare in un sonno eterno per poi andare a trovarlo ogni notte. Endimione dormiva con gli occhi aperti, per poter vedere l'apparizione della sua donna.

Altre versioni meno romantiche della storia sostengono che Endimione avesse chiesto a Zeus di dormire per non perdere la sua giovanile bellezza, od addirittura per evitare che Selene rischiasse un'ulteriore gravidanza.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo i più (Chantraine, Frisk, Carnoy: G.R.I.M.M.): personalizzazione di selas (splendore, probabile radice indoeuropea SWEL, bruciare [1]); oppure (ad es. Pianigiani [2]) da selas + nea (nuovamente splendente).
  2. ^ Augustinus, "De Civitate Dei contra paganos" IV,23 [3].

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