Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Saffo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Saffo (disambigua).
Dipinto pompeiano detto Saffo

Saffo (in greco antico: Σαπφώ, Sapphó; Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa) è stata una poetessa greca antica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Testa di Saffo, copia romana da originale di età ellenistica, da Smirne, Museo archeologico di Istanbul
Busto di Saffo conservato nei Musei capitolini a Roma

Saffo era originaria di Ereso, città dell'isola di Lesbo nell'Egeo; le notizie riguardo alla sua vita ci sono state tramandate grazie al Marmor Parium, al lessico Suda, all'antologista Stobeo, a vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), e alla tradizione dei grammatici. Di famiglia aristocratica, per motivi politici seguì la famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas[1], per una decina d'anni, a causa delle lotte politiche tra i vari tiranni che vi erano allora a Lesbo (ricordiamo tra i tanti Mirsilo, Pittaco e Melancro) ma poi ritornò a Ereso dove curò l'educazione di gruppi di giovani fanciulle, incentrata sui valori che la società aristocratica richiedeva a una donna: l'amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l'eleganza raffinata dell'atteggiamento. Nel quadro dell'eros omosessuale dell'epoca, diverso da quello delle epoche successive e dettato da un preciso contesto culturale, scrisse liriche che alludono a rapporti di tipo omosessuale con le sue giovani studentesse (dedicò a una di loro la poesia "A me pare uguale agli dei").

Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome e Carasso, un mercante, che, durante una missione in Egitto, pare, dalle poesie di Saffo, si fosse innamorato di un'etera, Dorica, rovinando economicamente la sua famiglia. In alcuni versi Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia e lancia una maledizione alla giovane donna. Secondo leggende legate ad alcuni versi del poeta lirico Alceo, ancora una volta per autoschediasmo questi fu ritenuto il suo amanteː gli stessi poeti antichi smentirono questa ipotesi, ritenendo che i versi in questione erano da interpretare come un'idealizzazione non autobiografica. Da riconoscere è, però, che Alceo conobbe la poetessa, prima che questa fuggisse a causa delle guerre dei tiranni e la ritrae, in uno dei suoi componimenti, come una donna bella e piena di grazia, dal fascino raffinato, dolce e sublime, sfatando così le leggende che aleggiavano intorno alla sua non avvenenza fisica, tanto da portarla a togliersi la vita per amore, non corrisposto, nei confronti del giovane Faone.

La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi, dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi. Alcuni frammenti, inoltre, proverebbero che la poetessa raggiunse un'età avanzata ma il dato non giunge a sicurezza, poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale.

Gli antichi furono concordi nell'ammirare la sua maestriaː Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due sole cose, ossia impararlo a memoria e morire. Il poeta Anacreonte, vissuto una generazione dopo Saffo (metà del VI secolo a.C.), accreditò la tesi che la poetessa nutrisse per le fanciulle che educava alla musica, alla danza e alla poesia un amore omosessuale: tale pratica non è incredibile né immorale peraltro in un contesto storico e sociale in cui vigevano una stretta separazione dei sessi e la visione della donna quasi unicamente come fattrice di figli e signora del governo domestico; inoltre, per gli antichi Greci l'erotismo - che si teneva strettamente lontano dalla pedofilia tutelando i bambini d'ambo i sessi che non avessero compiuto una certa età e da figure estranee - si faceva canale di trasmissione di formazione culturale e morale nel contesto di un gruppo ristretto, dedicato all'istruzione e alla educazione delle giovani, qual era il tiaso femminile.

In età tardoellenistica, Strabone la definì "un essere meraviglioso", come anche in epigramma attribuito a Platoneː

(GRC)

« Ἐννέα τὰς Μούσας φασίν τινες· ὡς ὀλιγώρως.
Ἢν ἰδέ· καὶ Σαπφὼ Λεσβόθεν, ἡ δεκάτη. »

(IT)

« Alcuni dicono che le Muse siano nove; che distratti!
Guarda qua: c'è anche Saffo di Lesbo, la decima. »

(Pseudo-Platone, Epigramma XVI,)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Donna che legge una poesia. Vaso attico, 440-430 a.C.

Gli studiosi della biblioteca di Alessandria suddivisero l'opera della poetessa in otto o forse nove libri, organizzati secondo criteri metrici: il primo libro, ad esempio, comprendeva i carmi composti in strofe saffiche, ed era composto da circa 1320 versi.

Di questa produzione ci rimangono oggi pochi frammenti: l'unico componimento conservatoci integro dalla tradizione è il cosiddetto Inno ad Afrodite (fr. 1 V.), con cui si apriva il primo libro dell'edizione alessandrina della poetessa. In questo testo, composto secondo i criteri dell'inno cletico, Saffo si rivolge alla dea Afrodite chiedendole di esserle alleata riguardo a un amore non corrisposto.

Tra gli altri componimenti che ci sono noti in maniera frammentaria si può ricordare almeno il fr. 31 V., Phainetai moi kenos isos theoisin, cui si fa spesso riferimento come "Ode della gelosia". Il contenuto di questo carme, in realtà, ci sfugge in larga parte, dato che non ne conosciamo la conclusione; nella parte conservata, Saffo descrive le reazioni dell'io lirico al colloquio tra una delle ragazze del tiaso e un uomo, presumibilmente il promesso sposo di costei. La vista della ragazza suscita in chi dice 'io' una serie di sintomi (sudore, tremito, pallore) che sembrano adombrare un vero e proprio attacco di panico[2]. Questo componimento fu imitato da Catullo nel suo carme 51 (Ille mi par esse deo videtur).

Il mondo poetico e concettuale di Saffo[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Saffo, Palazzo Massimo alle Terme, Roma. Foto di Paolo Monti, 1969.

Si possono sostanzialmente distinguere due tipi di liriche[3], quella corale, caratterizzata da un rapporto professionale tra il poeta e un committente[4], normalmente celebrativa e quella intimista in cui il poeta esprime uno stato d'animo che riflette

« assilli e sconvolgimenti che partono da un io autobiografico. »

(U. Albini, op. cit. in bibliografia)

I canti corali, composti prevalentemente per rispondere a esigenze di ufficialità pubblica[4], possono assumere anche il carattere di epitalami[5], il cui tema è la cerimonia nuziale con un racconto in prima persona impostato in forma dialoganteː sono presenti, inoltre, immagini semplici ed evocative, che oscillano tra ilari e malinconiche, come nella celebre similitudine La dolce mela.

La lirica di Saffo, con quella di Alceo e di Anacreonte, rientra nella melica monodica[6], dove la poetessa esprime le proprie emozioni a divinità o ad altri esseri umani. In effetti, Saffo offre un'immagine semplice ma appassionata dei sentimenti dell'io lirico, dove l'amore ha un ruolo da protagonista con tutta una serie di riflessioni psicologiche e in cui il ricordo e l'analisi delle emozioni passate ne suscita nuove altrettanto forti. Molto forti e precisamente enumerate sono le ripercussioni psicologiche del sentimento amoroso, con l'io soggettivo in primo piano[7] ː

(GRC)

« Οἱ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων
οἰ δὲ νάων φαῖσ' ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν
ἔ]μμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν' ὄτ-
τω τις ἔραται. »

(IT)

« C'è chi dice sia un esercito di cavalieri, c'è chi dice sia un esercito di fanti,
c'è chi dice sia una flotta di navi sulla nera terra
la cosa più bella, io invece dico
che è ciò che si ama »

(Frammento 16 Lobel-Page, incipit)

Saffo scrisse in dialetto eolico di Lesbo, caratterizzato dalla psilosi e dalla baritonesi: la psilosi consiste nell'assenza dell'aspirazione iniziale di parola; la baritonesi evitava che ogni parola del dialetto avesse l'accento sull'ultima sillaba. La sua poesia, nitida ed elegante, si espresse in diverse forme metriche tutte tipiche della lirica monodica, fra cui un nuovo modello di strofe, dette "saffiche", composte di quattro versi ciascuna (tre endecasillabi saffici e un adonio finale). Tale forma metrica fu ripresa da molti poeti, fino alla "metrica barbara" di Carducci. Una curiosità consiste nel fatto che la strofa non è chiamata saffica perché fu la poetessa di Lesbo ad inventarla; la nascita è da attribuire ad Alceo ma la denominazione deriva dal fatto che fu la poetessa ad utilizzarla maggiormente, ispirando anche Catullo nel carme 51 (Ille mi par esse deo videtur, ispirato al fr. 31 V). Caratteristica di Saffo è anche il frequente e non meno importante uso dei distici elegiaci, un tipo di versi molto comune allora, formati da un esametro ed un pentametro. I distici elegiaci erano frequenti nella lirica non solo amorosa, brevi ma allo stesso tempo essenziali e forti; ne abbiamo alcuni esempi palesi non solo nella poetessa greca, ma anche nel suo successore latino Catullo.

La poetica di Saffo s'incentra sulla passione e sull'amore per vari personaggi e per tutti i generi. La parola "lesbico/a" deriva dal nome della sua isola natale, Lesbo, mentre il nome della poetessa ha dato origine alla parola "saffico"; tale termine non è stato applicato all'omosessualità femminile prima del XIX secolo[8][9]. Le voci narranti di molte delle sue poesie parlano di infatuazioni e di amore (a volte ricambiato, a volte no) per vari personaggi femminili, ma le descrizioni di atti fisici tra donne sono poche e oggetto di dibattito[10][11], specie per la natura del sodalizio in cui la poetessa ebbe a operare.

Saffo era, infatti, la direttrice e insegnante di un tiaso, sorta di collegio in cui fanciulle di famiglia nobile venivano educate. Secondo la tradizione, fra l'insegnante e le fanciulle nascevano rapporti di grande familiarità, anche sessuale. Probabilmente il fatto va inquadrato secondo il costume dell'epoca, come forma prodromica di un amore eterosessuale, cioè una fase di iniziazione per la futura vita matrimoniale.[12] Saffo compose degli epitalami, struggenti canti d'amore per le sue allieve destinate a nozze e questo ha lasciato supporre un innamoramento anche con componenti sessuali. In realtà è presumibile che Saffo, comunque affezionata alle sue allieve, li abbia scritti poiché le vedeva destinate ad un triste destino: lasciavano infatti l'isola dove si trovavano, dove erano accudite e felici, per andare nella casa dei loro mariti senza uscirne quasi mai; lì sarebbero state in pratica rinchiuse a vita, come voleva la tradizione greca.

È bene, dunque, ricordare come la riunione del tiaso fosse una riunione primariamente cultuale in onore di Afrodite; le relazioni amorose tra le fanciulle e con la maestra sono dunque da inserire in un quadro paideutico più ampio ed analogo a quello della pederastia maschile. L'attuale significato della parola lesbica ha, pertanto, assunto un'accezione nettamente differente rispetto alla concezione di sessualità di Saffo e del suo circolo.[13]

Saffo nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli scrittori e uomini di cultura, cui sfuggiva - come peraltro in gran parte oggi - la diversa natura dell'amore omosessuale nella cultura greca antica rispetto alle epoche successive, con il fine di non "snaturare" la grandezza poetica di Saffo con ipotesi scandalose ai loro occhi, intesero piuttosto che tale amore fosse solo affetto puro esasperato fino all'iperbole (figura retorica) per fini poetici. Alla luce di un'evoluzione delle conoscenze in proposito, si indicano tali amori omosessuali vissuti nel contesto formativo come normale percorso educativo che le adolescenti intraprendevano quando facevano parte del tiaso (ricordiamo i nomi di alcune allieve di Saffo: Archianassa, Arignota, Attis, Dica, Eirana, Girinno, Megara, Tenesippa e Mica). Il tiaso di Lesbo aveva come maestra proprio Saffo e alla luce di una formazione culturale completa (artistica, musicale e sociale) in Grecia era contemplata di norma anche l'iniziazione all'amore e al rapporto sessuale mediante il rapporto omosessuale. Il ruolo di Saffo in proposito, quale evinto (con possibile autoschediasmo) dalle sue liriche, frainteso ed estrapolato dal contesto storico-culturale, ha dato origine ai termini "lesbico" e "saffico", che designano l'omosessualità femminile.

Ancora, dato leggendario, ripreso dagli antichi commediografi, è che si sia gettata da una rupe sull'isola di Lefkada, vicino alla spiaggia di Porto Katsiki, per l'amore non corrisposto verso il giovane battelliere Faone, che in realtà è un personaggio mitologico. Tale versione è ripresa anche da Ovidio, nelle Eroidi, e da Giacomo Leopardi (Ultimo canto di Saffo)[14].

A livello musicale, questa leggenda ha avuto grande risonanzaː ad esempio, Saffo è il titolo di un'opera seria scritta dal compositore bavarese Johann Simon Mayr e rappresentata al Teatro La Fenice nel 1794; in età contemporanea, Roberto Vecchioni ha scritto e cantato Il cielo capovolto (Ultimo canto di Saffo) tratto dall'album Il cielo capovolto del 1995, mentre Angelo Branduardi ha scritto il brano La raccolta, tratto dall'album Cogli la prima mela del 1979 e ispirata da un componimento della poetessa, il Fr. 105 a, conosciuto in italiano - tra l'altro - come La dolce mela. Sotto il profilo teatrale, la poetessa ha ispirato i Frammenti n.2-4-80 da Saffo (1968) di Giuseppe Sinopoli.

A lei, inoltre, è dedicato un asteroide battezzato 80 Sappho.

Alcuni frammenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Un frammento di Saffo citato in Strabone, Geografia, I,2,33, menzionerebbe la città di Palermo (ἤ σε Κύπρος ἢ Πάφος ἢ Πάνορμος); cfr. Enciclopedia della Sicilias.v. Saffo, p. 850. Ciononostante, alcuni filologi vi leggono πάνορμος, 'dal grande porto', aggettivo da riferire a Pafos; cfr. (EN) Geography of Strabo, nota 246, perseus.tufts.edu. URL consultato il 29 dicembre 2012.
  2. ^ F. Ferrari, Una mitra per Kleis. Saffo e il suo pubblico, Pisa, Giardini, 2007, pp. 159-163.
  3. ^ Lirica, ossia composizione poetica accompagnata da uno strumento a corda come la lira o la cetra.
  4. ^ a b U. Albini, Lirici greci, op. cit. in bibliografia, p. VIII.
  5. ^ Gli epitalami come gli imenei sono componimenti che celebrano le nozze.
  6. ^ Melica monodica, ossia canto a solo.
  7. ^ Giuliana Lanata, Il linguaggio amoroso di Saffo, in Quaderni urbinati di cultura classica, Urbino, 1966, rivista diretta dal grecista Bruno Gentili
  8. ^ lesbian (adj.), su Online Etymology Dictionary. URL consultato il 13 settembre 2012.
  9. ^ Sapphic, su Online Etymology Dictionary. URL consultato il 13 settembre 2012.
  10. ^ Denys Page, Sappho and Alcaeus, Oxford University Press, 1959, pp. 142-146.
  11. ^ Campbell 1982, p. XI-XII
  12. ^ Nella Grecia classica questo costume rimase costante nell'educazione dei giovinetti e nel diverso approccio del mondo greco nel confronto della pederastia rispetto alla sensibilità moderna. È invece probabile che nei confronti delle ragazze sia stato proprio solo dell'isola di Lesbo, forse per una componente di influenza anatolica in un'isola così vicina all'Asia e così aperta ai traffici.
  13. ^ Letteratura greca Giulio Guidorizzi.
  14. ^ A. Colonna, La letteratura greca, Lattes Editori, Torino 1969, p. 102.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN78770488 · LCCN: (ENn50047921 · ISNI: (EN0000 0001 0774 844X · GND: (DE118605534 · BNF: (FRcb11923688w (data) · ULAN: (EN500337096 · CERL: cnp01259824