Drago greco

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Mosaico del III secolo a.C., ritrovato sul sito di Kaulon (Magna Grecia, Italia meridionale).

I Dragoni (in greco antico: δράκων, drákōn, dal verbo δέρκομαι dérkomai) sono creature leggendarie serpentiformi ricorrenti nella mitologia greca, dove talvolta giocano un grande ruolo[1]. Alcuni autori parlano di drakaina (δράκαινα) per designare le femmine di drago, ad esempio nella storia di Pitone contenuta negli inni omerici dedicati a Febo[2].

Descrizioni[modifica | modifica wikitesto]

A differenza dell'iconologia dei draghi medievali, alla quale sono stati assimilati e paragonati[3], non hanno né le gambe né le ali e non sono in grado di sputare fuoco. È così opportuno distinguere quindi i drákontes della mitologia greco-romana da quelli dell'iconografia attuale. Gli antichi testi si riferiscono ai dragon come a dei grandi serpenti, alcuni dei quali con favolosi attributi: un respiro velenoso, molte teste, ecc. altre volte questi dragoni sono stati designati nei testi antichi semplicemente con il nome di óphis (ὄφις, "il serpente"). Così nella Teogonia di Esiodo, Ladone è designato dal parafrasare δεινὸν ὄφιν, "il terribile serpente"[4].

Queste creature mostruose sono spesso poste dagli Dèi a protezione di tesori e/o luoghi sacri, come descritto nelle fonti greche che utilizzano il termine drákōn per riferirsi sia a serpenti di grossa taglia sia a questi mitici "guardiani"-dragoni. Questo doppio significato evidenzia così il ruolo di monitoraggio e custodia che gli vengono attribuiti[4].

Ogden utilizza tre modalità per spiegare le origini dei miti greci riguardo ai dragoni:

  • Come evoluzione vertical dalle mitologie indoeuropee (in questo senso sono da segnalare le somiglianze con i naga indiani per quanto riguarda la forma serpentiforme e il ruolo di custodi attribuito a questi ultimi). Per quanto riguarda la trasmissione verticale, tuttavia, Ogden sostiene sia una teoria fuorviante, credendo che prima dei Greci in Occidente queste creature non fossero particolarmente considerate («an unspoken assumption that prior to such a transfer the Greeks' own myth-world was a tabula rasa»).[5]
  • Come adattamento horizontal dalle cosmogonie del Vicino Oriente antico.
  • Come tema ricorrente intranazionale delle società antichethe cloud of international folktale»).

Elenco dei draghi greci[modifica | modifica wikitesto]

Tifone[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Tifone (mitologia).

Tifone era il mostro più temibile della mitologia greca. Ultimo figlio di Gaia, Tifone era padre di molti altri mostri avuti assieme alla sua compagna Echidna. Di solito è descritto come un umanoide dalla testa fino al torso e a seguire con un aspetto rettiliforme.

Ladone[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ladone (drago).

Ladone sorvegliava le mele d'oro attorcigliato attorno all'albero nel giardino delle Esperidi. Veniva anche descritto con un centinaio di teste. Fu ucciso da Eracle. Dopo pochi anni, gli Argonauti passarono nello stesso punto, durante il viaggio di ritorno sotterraneo dalla Colchide al lato opposto del mondo, e avvertirono il lamento dell'Aquila del Caucaso (Æthonem aquilam: Igino Fabulae), per gli spasmi dell'uccisione di Ladone che ancora non erano cessati (Argonautiche, libro IV). È associato con la costellazione Draco.

Ladone è affibbiato da diverse miti arcaici a varie ascendenze, quali quella di «Ceto, unitasi in amore con Forco» (Esiodo, Teogonia, 333) o di Tifone, che era lui stesso un drago-serpente dalla vita in giù, ed Echidna (Biblioteca 2.113; Igino, prefazione a Fabulae), oppure dalla sola Gaia, o anche, nella sua manifestazione olimpica, da Era, dato che «il Drago che custodiva le mele d'oro è stato il fratello del leone Nemeo» asserito da Tolomeo Efestione in una sua opera andata perduta (Storia nuova), ma sintetizzata nella Biblioteca di Fozio[6].

Idra di Lerna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Idra di Lerna.
Eracle e l'Idra di Lerna, anfora attica a figure nere, ca. 540-530 a.C. (museo del Louvre).

L'Idra di Lerna, figlia di Tifone ed Echidna, era un drago-fluviale, conosciuta oltreché per le sue emanazioni velenose dal respiro, dal sangue e dalle zanne, anche per il numero dei suoi capi, da cinque a cento, anche se la maggior parte delle fonti la ritraggono con un numero di teste che inizialmente va da sette a nove all'incirca, poi per ogni testa tagliata, una o più d'una ricrescevano di nuovo al posto di quella mozzata (Diodoro di Sicilia; Ovidio, Metamorfosi). Tra le sue teste una sola aveva la caratteristica di essere immortale rimanendo in vita anche se fosse elisa dal corpo. Alcuni resoconti sostengono che il capo immortale fosse fatto d'oro. Visse in una palude nei pressi di Lerna e spesso terrorizzò la gente del paese fino a quando fu sconfitta da Eracle, che compiendo una delle sue fatiche, recise tutte le teste dell'Idra, aiutato del nipote Iolao, che ripassava i monconi con un tizzone ardente per prevenire eventuali ricrescite di nuove teste. Era provò a inviare un granchio gigante per distrarre Eracle, ma egli lo schiacciò semplicemente sotto il suo piede. In seguito Era lo pose nel firmamento come costellazione del Cancro. Dopo aver ucciso il serpente, Eracle seppellì la testa immortale sotto una roccia e immerse le sue frecce nel sangue della creatura per renderle fatali contro i suoi nemici. In una versione, le frecce avvelenate si sarebbero dimostrate la rovina del suo maestro centauro Chirone, poi collocato nei cieli come la costellazione Centaurus.

Pitone[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Pitone (mitologia).
Illustrazione di un'edizione cinquecentesca delle Metamorfosi di Ovidio (depositata al LACMA), raffigurante Apollo che si scontra con Pitone.

Nella mitologia greca Pitone era il dragone terreo che sorvegliava Delfi, da sempre rappresentato nelle pitture vascolari e da scultori come serpente. Miti diversificati ritraggono Pitone di volta in volta o come un maschio o una femmina (drakaina).[7] Pitone era il nemico ctonio di Apollo, che uccise per rimpossessarsi del suo oracolo, il più celebre in Grecia.

Sono narrate varie versioni della nascita di Pitone e della sua morte per mano di Apollo; nel primo inno omerico ad Apollo, oltre al dettaglio della lotta del Dio celeste con il serpente. La versione riportata da Igino[8] sostiene che quando Zeus concepì con la dea Leto, Artemide e Apollo, Era inviò Pitone per perseguitarla ovunque si fosse recata, così facendo il sole, che era portato da Apollo, splendeva sempre ogni giorno circolando a causa della fuga. Quando Apollo crebbe decise di sconfiggere la sua nemesi, facendosi strada verso il Parnaso dove il dragone dimorava, incoraggiato da un oracolo di Gaia a Delfi, penetrò attraverso il recinto sacro e lo/la uccise con le sue frecce accanto alla fessura della roccia dove la sacerdotessa sedeva sul suo cavalletto. La sacerdotessa dell'Oracolo venne poi intesa come Pizia, dal toponimo Pito, a causa della putrefazione (πύθειν) del corpo del serpente dopo che era stato ucciso.

Giasone mentre vien rigurgitato dal Dragone della Colchide (Musei Vaticani), opera di Duride.

Drago della Colchide[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Giasone.

Il drago della Colchide (in georgiano: კოლხური დრაკონი?), figlio di Tifone ed Echidna, custodisce il vello d'oro.[9] Gli fu ordinato di non riposare mai per non abbassare la vigilanza. Secondo Ovidio (Metamorfosi) il mostro aveva una cresta e tre lingue[10]. Quando Giasone partì per recuperare il Vello, la strega Medea gli consigliò di far addormentare il dragone con la sua magia e con un siero soporifero[11], ma anche di utilizzare il talento musicale di Orfeo per assopirlo con la sua lira. In seguito, Medea lo mise tra i suoi draghi da traino per il carro.

Cadmo e il Drago, particolare di un cratere a figure rosse esposto al Louvre.

Drago Ismeneo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Cadmo.

Il drago ismeneo, o ismenio, cioè della terra della ninfa Ismene (figlia di Asopo), nei pressi di Tebe, è stato ucciso da Cadmo.[12] Figlio di Ares, in seguito il dio della guerra tramutò l'eroe che lo uccise in un serpente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ernest Ingersoll, The Illustrated Book of Dragons and Dragon Lore, a cura di Andrew Forbes, Daniel Henley e David Henley, Cognoscenti Books, 2013, ISBN 1-304-11242-X, ISBN 978-1-304-11242-2.
  2. ^ L. Bayard, Pytho-Delphes et la légende du serpent, in Revue des études grecques, 56, fasc. 264-265, gennaio-giugno 1943, pp. 25-28. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  3. ^ Christian Rico (a cura di), Mythes et savoirs dans les textes grecs et latins, in Pallas, nº 78, Presses Universitaires Mirail-Toulouse, febbraio 2009.
  4. ^ a b François Joseph e Michel Noël, Dictionnaire de la fable ou mythologie grecque, latine, égyptienne, etc..., Parigi, 1801, p. 343, SBN IT\ICCU\MODE\036188.
  5. ^ Daniel Ogden, Drakon: Dragon Myth and Serpent Cult in the Greek and Roman Worlds, Oxford University Press, 2013, pp. 7–9.
  6. ^ Fozio, Biblioteca, 190.
  7. ^ Python, su Theoi.com. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  8. ^ Igino, Fabulae 140.
  9. ^ Sir William Smith (a cura di), A Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, vol. 1, John Murray, 1890. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  10. ^ Mark Morford e Robert Lenardon, Classical Mythology, 7ª ed., New York, Oxford University Press, 2003, p. 581, ISBN 0-19-515344-8.
  11. ^ Colchian Dragon, su Theoi.com. URL consultato l'11 febbraio 2017.
  12. ^ Drakon Ismenios, su Theoi.com. URL consultato l'11 febbraio 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti antiche
Fonti moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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